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Parenti in collant

Fu svegliato dalle urla che venivano dal piano di sotto.
“Vatti a fidare dei parenti.. . ” sussurrò mentre, distrattamente e svogliatamente metteva i piedi fuori da quella cortina di caldo rappresentata dal piumone di lana. La sveglia elettrica sul comodino segnava le tre e un quarto di notte. Gianni svestì il pigiama per indossare una tuta ginnica che aveva a portata di mano per poi andare a controllare nell’appartamento di sotto cosa stesse accadendo e, soprattutto a cercare di calmare quelle furie scatenate dei parenti.
Giannino, come lo chiamavano in famiglia, si era trasferito da due anni in un’operosa e ridente cittadina del nord est, una di quelle città che hanno piccolissime imprese che nel giro di qualche anno diventano multinazionali. Sperava di dare valore alla sua laurea in economia aziendale, cosa che nella terra d’origini non avrebbe mai potuto fare.
La sua vita scorreva lenta e promettente: un ottimo lavoro con relativo stipendio, la possibilità di prendere in locazione un bell’appartamento, e, di tanto in tanto, la conoscenza di qualche ragazza. Dopo circa un anno di permanenza in quella città, un’improvvisa telefonata della madre gli cambiò letteralmente la vita. La genitrice, infatti, gli annunciò che la di lei sorella voleva emigrare al nord, a causa del licenziamento del marito, e aveva chiesto se lui potesse aiutarli.
Gianni prese tempo con la madre, chiedendo un po’ di tempo per trovare lavoro allo zio e trovar loro una casa; In realtà il problema era che non sapeva se gli sarebbe convenuto tener troppo vicino il grosso della famiglia: egli pensava che sarebbe stata una limitazione alla sua libertà.
Gli scrupoli in ogni caso s’impossessarono della sua mente e così, chiamata la madre, acconsentì al trasferimento degli zii, assicurandole che se per il lavoro non c’era alcun problema, qualche piccola difficoltà la avrebbero trovata per la casa. Dopo circa tre settimane, Gianni dovette sacrificare la sua pausa pranzo per recarsi alla stazione ferroviaria ad accogliere Zia Lina, zio Carlo e la loro figlia, Rossella.
Dopo tre giorni, il proprietario della casa dove viveva Gianni, gli annunciò che l’appartamento sottostante il suo era stato liberato, e se i suoi parenti erano interessati avrebbero potuto prenderlo in locazione. Gianni ci pensò su, ma poi chiamo la zia per comunicarle la notizia.
I tre neo-inquilini fecero un’ottima impressione al padrone di casa, che avendo in Gianni un ottimo referente, acconsentì immediatamente alla stipulazione del contratto. L’unica raccomandazione che fece a costoro fu di non dar fastidio agli altri condomini con schiamazzi e cose simili, pena l’immediata rescissione del contratto.
.. . Ecco perché Gianni si precipitò a casa degli zii.
Appena suonò alla porta dalla casa si placarono gli animi. Venne ad aprire sua zia.
Rossella sedeva col broncio ad un lato del tavolo, mentre lo zio Carlo guardava fuori la finestra che da sul cortile. Gianni chiese spiegazioni.
Nessuno dei tre profferì parola. Gianni si limitò ad affermare che da quelle parti, appena una famiglia aveva qualche problema, si chiudeva dentro casa e cercava di moderare i toni della discussione, poiché al resto dei condomini non interessava per niente la loro discussione; Ricordò quindi le parole del padrone di casa e, nel lasciarli chiese che quel che era successo non accadesse più, poiché lui non aveva alcun’intenzione di far brutta figura con tutti coloro che lo reputavano una persona riservata e soprattutto educata. Sicuro che la sua ramanzina avesse colto nel segno, uscì dalla casa degli zii senza nemmeno salutare: poté soltanto notare sul volto della zia un rossore evidentemente venuto per la vergogna di prendersi un richiamo dal nipote.
Contento del suo modo di parlare e del fatto che nessun altro condomino fosse andato a protestare, se né torno tutto felice nel suo lettone per riprendere quel dolce sonno così bruscamente interrotto prima.
Con precisione svizzera, la sveglia trillò alle otto e un quarto. Si vestì con cura e, presa la sua valigetta da manager in carriera si avviò per le scale per cominciare un’altra giornata di lavoro. Arrivato davanti alla porta degli zii, pensò di entrare per farsi spiegare, a sangue freddo, cosa fosse accaduto quella notte. Gli aprì la porta nuovamente sua zia. Gianni le chiese se avesse del caffè, ed ella lo invitò decisamente ad accomodarsi.
La signora Lina stette in silenzio, mentre dalla cucina preparava il caffè al nipote, che nel frattempo si era accomodato sul divano del salotto; Quando questa gli fu vicino, il ragazzo, sorseggiando il caffè la guardo con sguardo interrogativo.
“Scommetto che vorresti sapere cosa è accaduto stanotte, non è vero? “- chiese Lina.. . con tono di voce sorridente ma che serviva a coprire un certo imbarazzo.. . “se ti va di parlarne.. . ” rispose il nipote.. .
“Stanotte tuo zio stava cercando delle compresse per il mal di testa e Rossella gli ha detto di cercarle nella sua borsa.. . lui lo ha fatto.. . ma nel taschino, oltre alle compresse vi era una nota negativa fattale dalla professoressa d’inglese. è inutile che ti affermi che Rossella non l’aveva mostrata n’al padre n’a me: cosi Carlo si è infuriato e.. . il resto lo conosci . “.
“sono cose che tutti abbiamo fatto.. . ” disse Gianni per rassicurare la zia, “no caro”- ribatté quest’ultima- “dalle parole usate dalla professoressa, la cara Rossella sicuramente perderà l’anno”.
“ma come si chiama questa prof che da giudizi su una persona che in tre mesi avrà visto sì e no dieci volte? “- domandò lui- “Elena Bonfiglio”: la zia pronunciò quel nome con rassegnazione.
“Ma fai sul serio o stai scherzando? ? “- esclamò Gianni con vivo stupore in volto, “e ti pare che mi metta a scherzare su queste cose”, ribatte la zia piagnucolando.. .. “qui ne va dell’anno scolastico di mia figlia, e sai che da queste parti senza diploma non si va da nessuna parte”. Poi, con tono meno lamentoso: “Ma perché mi chiedi ciò? ;
“La conosco benissimo la professoressa Bonfiglio: l’anno scorso ho salvato lei e il marito, un ricco industriale della zona, da una serie di accertamenti fiscali: se non avessi sistemato loro quelle carte contabili probabilmente sarebbero finiti entrambi in galera.. . “.
La zia a sentir dire quelle parole si rianimò tutta e prese le mani del nipote tra le sue gli chiese: ” Pensi di poter intercedere per tua cugina? ? “, “credo proprio di si.. .. zia.. . dopo il favore che resi a lei ed al marito non può dirmi di no.. .. “.
“Oh grazie, grazie infinite tesoro mio”- afferrò il nipote stringendolo forte al seno come quando quest’ultimo era piccolo -” te ne sarò grata per tutta la vita.. . “.
Gianni si compiacque molto con se stesso per quello che avrebbe fatto nei riguardi della cugina, ma appena divincolatosi dall’abbraccio della zia si senti chiedere: “Però, Gianni, devi promettere che di questa cosa non ne farai parola con nessuno.. . ne con zio Carlo né con Rossella.. . me lo devi giurare.. . “.
“Certo che te lo giuro, zia”-rispose il giovane premurosamente.
“Caro ragazzone mio, se Rossella risolverà questo problema ti sarò debitrice per tutta la vita.. . farò tutto ciò che vuoi.. . ” – ribadì la zia con voce rauca rotta dall’emozione.
“Bene, allora diamoci da fare”disse Gianni alzandosi dal divano . Frugò per qualche istante nella sua valigetta e ne estrasse una bella agenda elettronica; Dopo aver smanettato con le sue lunghe e sottili dita da pianista ed aver, nel frattempo , afferrato il telefono portatile che gli era davanti, compose il numero di telefono poc’anzi cercato . Rispose una ragazza filippina, ed egli si fece annunciare e chiamare la professoressa Bonfiglio. Nell’attesa, il suo sguardo si posò sulle gambe della zia; Zia Lina era una donna molto attraente e non dimostrava affatto l’età che portava.. . In un baleno gli vennero alla mente tutte le masturbazioni fatte pensando a lei e a quante volte aveva infilato il cazzo nei suoi collant color carne presi dal cesto della biancheria sporca nel bagno della nonna. Quella mattina la zia non indossava le solite calze color carne, ma dei velatissimi collant grigio fumé. è inutile dire che fu proprio dall’eccitazione scaturita dalla visione di quel bel paio di gambe che avrebbe voluto chiedere “l’impossibile” alla zia; La voce della professoressa Bonfiglio dall’altro lato del ricevitore gli fece perdere ogni velleità, come detta prima”impossibile”.
Dopo essersi presentato, espose alla suddetta qual’era il problema, e avendo da quest’ultima rassicurazioni sul suo interessamento al caso, le chiese se avrebbe bocciato o no sua cugina: la professoressa non soltanto gli annunciò anticipatamente la promozione, ma gli garantì che le avrebbe dato anche un voto molto alto.. . e visto che quella mattina avrebbe dovuto consegnare dei compiti in classe gli disse di farle avere subito un bel nove. Gianni ringraziò vivamente la docente e attaccò il ricevitore. Quando riferì alla zia il contenuto di quella telefonata fu nuovamente abbracciato forte da quest’ultima.. . e stavolta forse anche lei si accorse di non abbracciare più un bambino, ma un uomo formato.. . comunque continuò nelle lodi al nipote e nei ringraziamenti.
“Tesoro.. .. Tutto ciò che vuoi.. .. Sono a tua disposizione.. .. “- non riusciva a capire in quale imbarazzo stesse mettendo suo nipote-.
In che modo avrebbe potuto dire alla zia “zia, fammi leccare un po’ le tue gambe” oppure “zia fammi una sega con le tue calze.. .. “.. . m? ? ? Meglio perciò tagliare la corda per far calmare i bollenti spiriti che pensava di aver lasciato in quei collant nel cesto della biancheria sporca.
Dopo aver salutato la zia , dicendole che doveva sbrigarsi per non arrivare tardi al lavoro, imboccò la porta d’ingresso, non senza aver dato un’ultimo sguardo a quelle gambe fasciate dal grigio delle calze.
Durante tutta quella giornata non poté far altro che pensare a quelle gambe: certo aveva avuto anche di meglio sotto mano, ma la zia era la zia.. .
Appena rientrato a casa, decise di non fermarsi al primo piano, ma di correre direttamente a casa sua.. . appena però imboccò il pianerottolo, ecco d’improvviso spalancarsi la porta e apparire sua zia: era stupenda; Un maglione a collo alto, di quelli che lasciano tutti i pelucchetti della lana, di un colore rosso fuoco, su una gonna nera al ginocchio che lasciava scoperte le due belle gambe fasciate da un sottilissimo collant nero. I sandali aperti sul davanti fecero capire a quell’occhio di lince che non avevano rinforzo sulla punta.
“Grazie”, fu l’unica parola proferita dalla zia: Rossella- egli pensò- avrà portato il bel voto promessomi dalla Bonfiglio.
“è andato tutto bene? “- chiese il ragazzo-
“si, otto ha portato a casa.. . e tutto per merito tuo.. . ”
Gianni ne fu contento.
Lina lo prese per mano e lo fece accomodare sul divano. Fu allora che uscirono lo zio e Rossella dalle camere adiacenti. Entrambi lo ringraziarono. Quella linguaccia della zia non era stata capace di mantenere il segreto nemmeno per una giornata intera.
Lo invitarono a cena e il povero dottorino non potette sottrarsi a quella mega- abbuffata che di solito propinano le famiglie meridionali in occasioni particolari.
Alla fine del pranzo furono portati in tavola dalle due donne di casa i cosiddetti “sfizi”, ovvero noccioline, arachidi e robe simili. A loro il nettare degli dei scese ed ascese alla stessa maniera.. . le frasi si colorirono di sottili doppi sensi e tutto fu stemperato in grandi risate. Gianni, talvolta, abbassava lo sguardo sulla sua vicina, ossia la zia, per scrutare lo spettacolo delle sue gambe che facevano capolino sotto la corta gonna malcelata dalla tovaglia. E la zia se ne accorse. Dagli sguardi che gli ricambiava, Gianni capì senz’ombra di dubbio che quelle attenzioni le facevano piacere.
Subito dopo aver sorbito tutti insieme un buon caffè, il ragazzo cercò di accomiatarsi, adducendo come scusa che il giorno dopo avrebbe dovuto lavorare e per sbollire tutto il vino bevuto avrebbe avuto bisogno di parecchio riposo.. . la zia però gli disse di trattenersi un attimo in quanto avrebbe voluto dargli un pezzetto di torta precedentemente avanzata, in modo da poterne mangiare il giorno seguente a casa sua in tutta comodità. Alzatasi dal divano, prima di passare in cucina, andò in bagno, e solo dopo passò di lì: quando riapparve nel salotto con un pacco argentato contenente la torta, aveva dimesso gli abiti di prima e vestiva soltanto una vestaglia di seta. Senza calze. Gianni ringrazio ancora una volta della cena e preso dalle mani della zia il pacchetto cortesemente portogli, imboccò le scale, deluso di essere stato privato dell’ultima visione delle gambe della zia inguainate nei collant.
Man mano che saliva le scale, gli sembrò che la zia non gli avesse dato un pezzo di torta, ma sì e no qualche briciola: il pacchetto era così leggero che sembrava pesasse più la carta argentata che lo avvolgeva che esso stesso. Appena entrato in casa e chiusosi dietro le spalle la pesante porta blindata, scartocciò il pacchetto e.. .. Un lampo gli accecò gli occhi: dalla carta argentata non spuntò la torta al cioccolato precedentemente gustata, ma un paio di collant neri.. . e non ci mise tanto a capire che erano quelli che la zia aveva indossato tutta la serata. Li prese in mano, esitante e li potrò al viso. Erano ancora caldi. Sulle labbra e sotto il naso poteva percepire gli umori e gli odori di sua zia; In un attimo fu nudo. Il suo membro non resistette che pochi secondi a quello strofinio di collant e in un battibaleno li inondò di flottante sperma. Non ci poteva credere il povero Gianni: la zia era arrivata a tanto.. . al pensiero gli venne di nuovo duro. Stette alcuni minuti imbambolato con quei collant sporchi di sperma ce ogni tanto portava al naso, quasi a rendersi conto che non si trattava di un sogno ma di un regalo fattogli dalla persona che per prima nella sua vita gli aveva fatto capire ciò che rappresenta una donna per un uomo.
Solo quando si rese conto che tutto ciò non era un sogno, si accorse che sul vassoio vi era un bigliettino; lo prese e vi lesse ad alta voce: ” Dovevo farti un regalo, ma non sapevo cosa.. .. Poi mi sono accorta dei tuoi sguardi e.. . e ripensando a quel che facevi con i miei collant quando eri più piccolo, a casa della nonna, mi è venuto in mente di mandarti su questi.. . se sotto al tavolo avessi voluto toccarmi le gambe, guarda che a me avrebbe fatto solo piacere. P. S. Domattina non andare al lavoro.. . verso le dieci Zio Carlo va al lavoro e ne avrà per tre giorni, Rossella sarà a scuola.. . fermati da me.. . non te ne pentirai”.
Gianni per poco svenne: il desiderio di tutti gli adolescenti del mondo stava per concretizzarsi; Un po’ tardi.. . ma che importanza aveva?
Passò la notte praticamente insonne e il giorno seguente, dopo aver appurato che la macchina dello zio non fosse presente nel garage, risalì al primo piano e suonò il campanello. La zia aprì col sorriso stampato in volto e lo fece accomodare. Aveva indosso una gonna lunga con lo spacco dal quale si vedeva la gamba destra avvolta in collant azzurrini, molto velati. Gianni non riuscì a dire nemmeno buongiorno, che sua zia gli aveva già cacciato la lingua in bocca e afferrata la di lui mano se l’era portata, piegando il ginocchio in su, sotto alla coscia destra, massaggiando lentamente. A malapena raggiunsero il divano.. .. e solo allora lei, staccata la bocca da quella del nipote riuscì a dire.. . ” da quanto aspettavi eh? Ora la zia ti fa scopare piccolo porco che non sei altro.. .. Ma che credi che non mi accorgevo che mi sborravi nei collant? .
Gianni, eccitato dal linguaggio della zia la leccava tutta; dopo averle sfilato la gonna cominciò a premerle i polpastrelli contro la figa, avendo appurato che non aveva le mutandine; Ella cominciò letteralmente a gridare dal piacere e il ragazzo più di una volta dovette metterle la mano sulla bocca ; Lina però la mano la afferrava e cominciava a succhiarla voracemente, imbrattandola completamente del rossetto rosso fuoco che aveva sulle labbra. Dopo aver spogliato il nipote , estratto il membro dai boxer esclamo: ” OH, mia sorella te lo ha fatto proprio grosso.. .. Ora lo strofiniamo un po’ sulle calze della zia ti va? “, Gianni acconsentì e quest’ultima, sdraiatasi sul divano incrociò le gambe e coi piedini afferrò saldamente il membro del nipote. Gli ansimi dei due arrivarono al terzo piano quando Lina si fermò di sbotto avendo udito l’aprirsi della porta. Gianni quasi svenne dalla paura. Rossella entrò di corsa nel salotto e side il suo cuginetto nudo, col cazzo tra le gambe della madre Sorrisa. Anche Lina, accortasi che era Rossella tirò un sospiro di sollievo, trattenendo Gianni che cercava di coprirsi il membro con le mani. Rossella si avvicinò ai due e, diretta verso la madre le infilò la lingua in gola “Ciao puttana, “- disse Rossella -” ciao piccola proietta mia ” disse Lina. Gianni era incredulo.
“dai divertiti un po’ con noi” invitò Lina-
“certo.. . questo povero ragazzo ha dovuto tanto aspettare per toccarti le gambe.. . ma ora ci avrà tutt’e due. “.
Rossella sfilò i jeans e la canotta e rimase anch’essa in collant, che erano neri. Mamma e figlia incrociarono le gambe sul membro del ragazzo e cominciarono una lenta sega, mentre congiungevano i visi per limonarsi l’un l’altra. Quindi Rossella si spostò a succhiare il voluttuoso uccello del cugino mentre Gianni si dedicò alla passera della zia. “Dai Giannino, ora la zia lo vuole dentro.. .. “-cominciò a mugolare Lina, e Rossella, estratto il membro dalla bocca, lo accompagnò all’ingresso della vagina della madre. Gianni stantuffò per un bel po’, passando da una figa all’altra urlando dal piacere.. . fin quando tiratolo fuori schizzò tutta la sua sborra sulle calze della cuginetta. Lina subito si abbassò e cominciò a leccare il succoso nettare dalle gambe della figlia, mentre quest’ultima ripuliva il membro del cugino dagli ultimi rivoli di seme.
Dopo questa grande scopata andarono tutti e tre sotto la doccia e quindi si addormentarono abbracciati sul tappeto del salotto. Ancora oggi, dopo tre anni da quanto raccontatovi, Gianni, appena ha un po’ di tempo scende nella casa dei parenti per una sveltina con una delle due donne di casa. E sovente capita che l’altra entri e come ricompensa ha l’onore di.. . farsi schizzare la sborra sui collant. FINE

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