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Quando è bello andare a scuola

Quando è bello andare a scuola…..
Un giorno, la mia classe doveva entrare un’ora dopo per l’assenza di un professore. Io, Renata e Chiara non eravamo avvertiti perché il giorno prima eravamo malati.
Quando sono entrato in classe erano intente a parlare di ragazzi fantasticando sul sesso.
Renata è una ragazza bionda, capelli lunghi, con un bel culo e con due tette da favola (porta una 4°).
Chiara, invece è mora con i capelli a caschetto, è abbastanza bassa ma, in compenso, ha delle belle tette all’insù (porta una 3°) ed un culo da impazzire.
Le avevo adocchiate già dal primo giorno e le avevo prese di mira come due possibili pompinare a cui concedere il mio cazzo.
A sentire parlare di quelle cose il mio pene aveva iniziato a diventare durissimo nei jeans troppo stretti per contenere quell’erezione.
Chiara accortasi di quello che stava succedendo mi disse:
“Ma cosa hai di così grosso lì sotto? “.
Io nonostante l’imbarazzo riuscii a rispondere:
“Perché non venite a controllare? “.
Furono sorprese dalla mia risposta ma dopo un attimo d’indecisione Renata si avvicinò, s’inginocchiò e mi tiro giù la cerniera lampo.
Tolti completamente i pantaloni, mi tirò giù le mutande e prese in mano il cazzo pulsante ed iniziò a muoverlo su e giù, con un ritmo talmente lento da farmi scoppiare le palle.
Intanto Chiara, la più timida, si è avvicinata e ha iniziato a baciarmi sulla bocca. Le nostre lingue vennero a contatto.
Allungai le mani e le misi sotto la sua maglietta e, dopo aver spostato il reggiseno, iniziai a leccargli i capezzoli, fino a farli diventare duri come chiodi.
Renata, senza perdere tempo, s’infilò completamente in bocca il mio uccello e prese a pompare come un’ossessa.
Continuava su e giù, dai testicoli al glande, finche mi disse:
“Voglio sentire il tuo sapore di maschio. Sborrami in bocca, voglio bere fino all’ultima goccia”.
Io non ce la facevo più, con Renata che mi leccava l’uccello e Chiara che mi sbatteva le tette in faccia, non resistetti molto e poco dopo sborrai.
Ormai era tardi e ci rivestimmo, ma ci demmo appuntamento per il giorno dopo, visto che l’insegnante mancava ancora.
A casa riuscii a trovare il tempo per comprare un profilattico e a farmi una sega pensando alle mie due compagne di banco.
La mattina arrivai come sempre alle 8. 15 a scuola ma non trovai le ragazze.
Avevo indossato le mie mutande più aderenti che in piena eccitazione si gonfiavano come non mai.
Con la tuta sopra il mio pacco sembrava duplicato.
Arrivarono dopo 10 minuti, quando ormai avevo perso le speranze.
Rimasero molto contente quando notarono il mio pacco superiore alla norma. Le ragazze mi chiesero di stendermi sul tavolo.
Mi spogliarono.
Questa volta fu Chiara a prendersi cura della mia asta slinguazzando il glande.
Renata si avvicinò.
Pensai che mi volesse baciare e, invece, salì sulla cattedra e mi sbatté la figa sulla faccia.
Con le dita le divaricai la vagina e iniziai ad esplorarla con la lingua.
Quando leccai il suo clitoride ebbe un sussultò.
Stavo per sborrare, ma Chiara smise il bocchino e mi infilò il profilattico.
Accortasi che la porta era chiusa normalmente, spinse due banchi contro la porta per tenerla ferma, mentre io continuavo a leccare l’amica.
Dopo essersi spogliata iniziò a salire sulla cattedra e, seduta sulla mia zona pubica, prese in mano il cazzo e lo strusciò sulle labbra che in breve si aprirono per lasciare passare l’asta pulsante.
Chiara rimase stordita per un attimo ma poi iniziò a cavalcarmi come una furia. Renata, sotto i colpi della mia lingua, venne lavandomi la faccia con il liquido vaginale.
Scese dalla cattedra e si mise su una sedia, gambe spalancate, per riprendere fiato.
A quel punto mi tirai su, uscendo da Chiara.
Mi misi in piedi vicino alla cattedra, le presi le gambe e le divaricai, poi sprofondai con tutta la mia forza nella passera.
Per tutto il tempo Chiara non faceva che gemere:
“Ah, siiii, sfondami, aprimi, ahhhhh, siiiii, com’è duro, ahhhhhhh, ancora, siiiii, vieni adesso, dai, ahhhh, vengo anch’io, che male, ohhhhhh”.
Venimmo insieme e Chiara rimase sdraiata sulla cattedra con la figa sfondata.
Ora sì che si poteva considerare soddisfatta.
Vidi Renata che si stava mettendo due dita nella figa, tirò fuori il liquido e se lo mise in bocca con un’aria da maialona.
Non resistevo più, mi avvicinai e, con la forza, la girai, ginocchia sulla sedia e tette sul banco.
Il suo culo si apriva davanti a me.
Tolsi il profilattico, lubrificai il cazzo sulla sua figa e avvicinai il cazzo sul suo solco.
Lei mi implorò:
“Per favore, non farlo, sono ancora vergine, lì”.
Ma io la tranquillizzai:
“Non preoccuparti, sentirai dolore all’inizio ma poi godrai come una troia in calore”.
Dopo un paio di no, cedette, a patto che gli avrei dato quando voleva il mio cazzo.
Non si rifiuta mai una cosa del genere a una bella figa.
Con un colpo secco spinsi e lei gridò di dolore:
“No, ti prego, esci subito mi fai troppo male, ahhhh, ohhh, siiii”.
Subito le sue grida di dolore ti trasformarono in grida di eccitazione.
Era la prima volta che sverginavo qualcuno e così venni subito, riempendogli l’intestino di sperma.
Renata ripulì subito il mio cazzo dalla sborra e dal suo sangue dovuto allo sverginamento.
Si tolse anche la maglietta, e vidi che non portava il reggiseno.
Vennero alla luce le sue due enormi bocce (alla Alessia Marcuzzi) e iniziò a farmi un pompino con le sue tette.
Ogni tanto dava qualche slinguazzata al glande che si era gonfiato in un modo mai visto.
Chiara, che finalmente si era ripresa, si portò dietro Renata e le infilò un dito nella figa.
Renata iniziò ad aumentare il ritmo del pompino finchè sborrai sui suoi capelli, sulla faccia e sulle tette. Iniziai a leccare il mio stesso sperma sui suoi meloni e a spargerlo sui capezzoli rosa che presi in bocca ed iniziai a ciucciare.
Chiara si abbassò e prese a slinguazzare su e giù, dalla passera al buco del culo, Renata.
Vedendo che solo Renata godeva, mi sono portato dietro a Chiara e, senza avvertimenti e lubrificazioni, l’ho inculata con tutta la forza che avevo in corpo.
Il mio cazzo era il triplo del buco del culo di Chiara che intanto affondò le sue grida nella figa della sua amica finché venne.
Io che non ero ancora venuto, continuai lo stesso ad incularla.
Dopo che la ebbi riempita di sborra rimasi dentro di lei ancora per qualche minuto, il tempo che ci mettemmo io e Renata a darci il nostro primo bacio.
Dopo avermi fatto ancora un bocchino a testa, ci rivestimmo, proprio un secondo prima che un’altra amica entrasse.
Durante il rapporto abbiamo anche lasciato le finestre aperte, ma questo non bastò perché qualcuno sentiva ancora odore di sperma e di sudore, che venne scambiato per odore di chiuso.
Facemmo sesso sempre più spesso da quel giorno, in tutti i posti immaginabili, come il pullman della scuola quando eravamo in gita e gli altri erano scesi per andare all’autogrill.
Il nostro posto preferito rimaneva, però, il bagno delle femmine in cui andavamo tutti i giorni per un bocchino o, se non ce n’era tempo, per una semplice limonata.
Ma quello davvero più eccitante erano i ditalini che facevo a Renata ma, soprattutto a Chiara durante le interrogazioni. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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