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Rivincita

Carmelo è un tipico stronzo: saputello su tutte le cose, disoccupato ma con un paparino abbastanza danaroso da permettergli un’alfa cabriolet e un appartamentino tutto suo, fidanzato di una fighetta rossa, Nunzia, la quale a dispetto della sua faccia da puttanella gli rimane morbosamente fedele. Proprio una fortuna da stronzi, quella di Carmelo.
Ma una volta tanto la fortuna ha baciato anche me e gli amici della mia combriccola di quasi trentenni sfigati: un mese fa, infatti, si è aggregato a noi un campione di poker, uno di quelli che sventagliano le carte come i maghi ma che hanno l’aspetto ingenuo e impacciato. Con lui abbiamo ideato il piano dell’atroce rivincita nei confronti di Carmelo. Sapevamo che ama giocare e puntare molto, grazie al suo portafogli sempre zeppo; e sapevamo che non è abituato a perdere, dato che la dea bendata sembra sua madre. Ieri sera ci siamo fatti invitare da Carmelo nella sua garçonniere, per giocare un po’ a carte prima di andare a trascorre il sabato notte in discoteca: lo facciamo spesso.
Eravamo in tre: Calogero il nostro campione, Enzo ed io. Facendoci entrare, Carmelo ci mette sull’avviso: niente credito ai vinti. Noi già gongoliamo. I giochi si aprono. Giochiamo in coppie: Calogero e Carmelo; Enzo ed io. Per noi è una disfatta: perdiamo di brutto, sino al milione, ma per allettare la nostra preda. Poi cambiamo accoppiamenti: Calogero ed io, Enzo e Carmelo. Perdo ancora, e di nuovo molto. Infine Calogero gioca con Enzo e Carmelo si mette con me. Inizia la nostra rivincita. Calogero pian piano svela la sua bravura (anche barando magistralmente) ed io indebolisco ad arte le mosse di Carmelo.
Perdiamo ancora, tanto che Carmelo propone di giocare ciascun per sé: non vuole stare con una schiappa come me! Continuiamo a passar carte: stavolta perde soprattutto Carmelo; anzi soltanto Carmelo. Ci riprendiamo i nostri soldi, ma in un battere di ciglia Calogero gli svuota il portafogli. Carmelo, covandosi dentro una miscela esplosiva di eccitazione e di depressione, comincia ad azzardare come non ce lo saremmo neppure immaginato. Vuole recuperare a tutti costi, perché ha promesso a Nunzia una serata di festeggiamenti degni del suo diciottesimo compleanno, mentre invece si ritrova con le tasche al verde. Stacca i primi due assegni, ma poi è costretto ad ammettere che il suo conto non è stato aggiornato dai versamenti del padre. Allora giunge il colpo di testa: si gioca la macchina. Calogero ci guarda, come a dire di fermarci; ma la nostra sete di vendetta è implacabile…
Anche la cabriolet è nostra! Resta l’appartamentino, ma Carmelo s’arrende: quello è intestato alla madre e lui non può disporne. Si accascia disperato sul divano: sa che non abbiamo scherzato e si mette a pensare ad alta voce le assurde scuse da dare al padre. Enzo, allora, ha un generoso colpo di genio: propone di commutare tutta la vincita con una scopata tutti insieme con la neo-maggiorenne Nunzia.
Mi si rizza il cazzo solo a sentirlo, spero in cuor mio che lo stronzo accetti: quella sì che sarebbe vera rivincita. E lo stronzo disperato, non so se più disperato o più stronzo, accetta. Sono ormai le ventiquattro, l’ora del suo consueto appuntamento al bar con Nunzia. Carmelo le telefona e le chiede di raggiungerlo alla garçonniere, per poi andare a vivere la notte. Nunzia abbocca, vogliosa probabilmente di lasciarsi chiavare dal fidanzato prima di ballare o ingenuamente speranzosa in qualche regalo a sorpresa. Suona dopo dieci minuti.
Carmelo va ad aprirle la porta e la introduce nel salottino. La puledra, ancora acerba, ma con tutti i chili di carne e con tutte le curve al posto giusto, sgrana gli occhi e si rivolge perplessa al fidanzato chiedendogli spiegazioni. Carmelo comincia a balbettare l’accaduto, ma non gli diamo il tempo di parlare, né alla troietta di ascoltare. Enzo spinge Carmelo in un angolo, mentre io e Calogero ci avventiamo su Nunzia. Lei tenta di divincolarsi e grida, ma io le tiro i lunghi riccioli e le sussurro selvaggiamente di fare la brava, assicurandole che così ci saremmo divertiti tutti, anche lei, alla faccia dello stronzo che per soldi l’aveva venduta a noi.
Sembra una parola magica: la zoccola si fa docile di colpo e si arrende alle nostre libidinose manovre. La pieghiamo sul tavolo e la denudiamo: non c’è molto da toglierle, basta alzarle da giù il vestitino nero elasticizzato fin sul ventre e abbassaglierlo da su liberandole le grosse tette. Per il resto la porca non ha niente altro: né slip né reggiseno; le calze sono autoreggenti e i tacchi alti le alzano il culo all’altezza delle nostre minchie tese e dure. La palpiamo freneticamente, mentre lei inizia a smaniare affannosamente. Ha una pelle liscia che pare seta; è caldissima; i capezzoli turgidi svettano sulle zinne per almeno un centimetro; tra la peluria scura e riccia ben coltivata che le contorna la fica cominciano a luccicare i primi umori odorosi; freme nervosamente.
Noi, per parte nostra, siamo tutti ben dotati: io mi stupisco della mia asta che si è allungata a dismisura oltre i suoi normali 20 cm; ma mi stupisco anche per la grossezza del cazzo di Enzo: sembra la gamba del tavolo da gioco; Calogero rientra nella media bassa: le sue virtù risiedono piuttosto nelle mani. E infatti con quelle mani da baro matricolato perlustra le pieghe intime della nostra preda, strappandole i primi sinceri sospiri. Carmelo, invece, guarda inebetito, accovacciato nel suo angolino.
La scopata inizia quasi subito ad acquisire ritmi animaleschi. Io lucido le labbra a Nunzia col mio cazzo già gocciolante: lei serra le mascelle e a me tocca farle di nuovo male scuotendole la testa per costringerla ad ingoiare il bavaglio di carne nodosa che va a tapparle la bocca in profondità. Sento una goduria immensa: la troia aveva forse masticato una mentina prima di arrivare. Calogero si sdraia sul divano: le imponiamo di appollaiarsi sulla sua nerchia e ad impalarsela dentro la fregna. Enzo la prende di spalle e con una acrobazia la monta da dietro, penetrandola lentamente prima e velocemente subito dopo nell’ano.
Lei mugola infoiata ma supplica di fare piano, confessando fanciullescamente di non averlo mai preso in culo. Poi si lascia andare completamente disinibita e comincia a leccarmi le palle e l’asta su fino alla cappella, ogni tanto afferrandomela con le manine e cacciandosela dentro la gola giù sino alle tonsille. Io non voglio venire prima di esplorarle anche le altre cavità del corpo.
Reclamo il suo culo, Enzo me lo cede, ormai sverginato: non mi è difficile affondarle dentro, mentre il suo stretto condotto anale si dilata elasticamente ad ogni mio colpo. La sbatto con foga tenendomi in equilibrio afferrato ai suoi capelli, mentre ammiro il suo viso stravolto da un dolore pudico e da un vergognoso piacere. Vista da lì, completamente infarcita di cazzo, mi fa un po’ di tenerezza, poco più che ragazzina e già coinvolta in un’orgia bestiale per colpa di quello stronzo di Carmelo. Cambiamo tutti posizione, ma nessuno è ancora venuto: ci sforziamo tutti di resistere per provarla in ogni posa.
A me tocca finalmente di scoparla in fica: è bagnatissima e stantuffarla violentemente non mi provoca nessun piacere, quindi le ordino di cavalcarmi: lei comincia a dimenarsi sincronizzandosi con Calogero che glielo sta ficcando tra le chiappe; a farne le spese è Enzo, costretto a seguire le contorsioni di Nunzia col cazzo risucchiato tra le sue guance. Godo come un porco. Nessuno di noi ce la fa più: lei lo intuisce e si sfila fulminea il vestitino arrotolato sulla pancia gettandolo in aria per non insudiciarlo, mentre noi sborriamo urlando all’unisono.
La lasciamo fradicia di sperma, schizzata ovunque, in faccia, tra i capelli, sul seno, tra le cosce, sui glutei, tutta spalmata di linfa biancastra. Rimane esausta ma soddisfatta, sdraiata oscenamente sul divano, con le palpebre socchiuse, intenta ad interpretare il senso dell’insolita sorpresa di buon compleanno preparatale dal suo caro Carmelo.
Noi ci rivestiamo con calma. Calogero restituisce a Carmelo, ancora sotto shoc, soldi, assegni e chiavi, secondo i patti. Sono l’una e mezzo: la notte del sabato è ancora lunga, ma noi l’abbiamo già vissuta nella sua parte migliore pigliandoci la “rivincita” su Carmelo e facendo la “festa” a Nunzia. FINE

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