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Stefania e le sue bizzarrie

Un giorno mi ricordo che andai a casa della mia ragazza a pranzo, una bella 28enne chiara di carnagione con dei capelli lunghi neri lisci e due poppone.
Mangiammo con calma discorrendo del più e del meno; preso il caffè ci mettemmo sul letto davanti alla televisione.
Io intanto avevo messo su uno di quei video del fratello che scopri nascosto dietro ai libri su cui non c’è nessuna scritta e che già promettono bene.
Accesi il video e la prima scena era una bella signora che diceva “ah che buona questa bibita” bevendo un drink; l’immagine scende e si vede che è nuda su un bancone a gambe larghe e c’è un cameriere ubbidiente che la lecca accuratamente fra le gambe.
La scena successiva era di gruppo con uomini dal pisello lungo che inculavano e scopavano una serie di donne bianche e negre.
Guardando il film l’atmosfera si era scaldata e io mi ero slacciato i pantaloni per masturbarmi; lei si è un po’ arrabbiata e lo ha preso in mano allora io le ho spinto la testa giù forzandola a prenderlo in bocca anche se non voleva quindi mi sono mosso come per scoparla pompando fra le sue labbra finché non le sono venuto in bocca.
Allora lei vista la mia prepotenza si è spogliata interamente quindi ha preso a spompinarmi per farlo diventare duro, si è messa a quattro zampe dicendo di ficcarglielo nel sedere.
Io visto l’invito ho iniziato a premerlo nel suo buchino e mentre lei gemeva e diceva di fare piano l’ho spinto fino in fondo.
Sentivo molto caldo lì dentro; quindi ho iniziato a pompare, lei ogni volta che lo affondavo gemeva come non aveva mai fatto; man mano che andavo avanti mi avvicinavo all’orgasmo e lei gemeva, poi mi disse che lo voleva sentire davanti e che non voleva che le venissi nel sedere bensì in figa.
Allora io uscii e la girai, mi stesi e lei mi si mise sopra iniziando a cavalcarmi; mentre si muoveva frenetica io presi una candela che era li vicino e la avvicinai al suo sedere facendocela sbattere quando scendeva sul mio pisello.
Ogni volta che scendeva aveva un moto che la risvegliava e la faceva risalire, ma non si dava per vinta riscendendo sempre con più foga per sentire quei due cosi che la penetravano contemporaneamente, quindi si sfilo il mio uccello e presa la candela mi disse di spingerla nel culo, io la aiutai bagnandole il buchino con la saliva.
Lei con la candela infilata quasi interamente nel culo si rimise a quattro zampe e si fece trombare da dietro.
Ogni volta che spingevo l’uccello spingevo con la pancia la candela e lei, penetrata in due punti, gemeva ad ogni colpo.
Comunque io le venni dentro come un fiume in piena mentre lei così penetrata non venne e rimase ancora tremante stesa da una parte a smanazzarsela.
Decise che era tempo di riprendere, stese una sedia per terra e ne unse una gamba.
Era una di quelle sedie con le gambe tornite a cono che si allargano man mano che sali.
Disse che era giunto il momento per me di sentire qualcosa nel culo.
Io che non mi sognerei mai di andare con un uomo ne cose tipo orge con uomini o altro in più di due, non opposi resistenza anzi mi eccitava che fosse lei per quei momenti a gestire il mio piacere, anche se in modo strano.
Mi misi a quattro zampe e mentre mi sbucciava l’uccello muovendo su e giù la pelle sul glande ormai secco e molto sensibile, avvicinò la sedia la puntò al muro, con un dito mi bagnò il buco, infilandolo dentro e già facendomi godere, quindi mi spinse nel culo la zampa costringendomi a farmela entrare.
E più spingeva e più la gamba entrava, diventando contemporaneamente più grossa e facendomi sudare; io sentivo dolore ma il cazzo si induriva sempre di più; estrasse da un cassetto un pene lungo e affusolato di lattice vibrante, lo accese, lo succhiò e lo bagnò per bene quindi se lo spinse nella figa iniziando a muoverselo avanti e dietro, quindi si rimise la candela nel culo e si avvicinò al mio pene.
Prima mi seccò il glande soffiandoci sopra poi lo toccò con la lingua provocando in me un tremito di piacere, quindi avvicinò la bocca.
Io per trovare sollievo alla cappella ormai secca la spingevo nella sua bocca ma lei mi spingeva con le braccia verso la sedia costringendomi a fare avanti e indietro su quella gamba, quando affondavo l’uccello nella sua bocca la gamba della sedia si sfilava e diventava più sottile, quando lei mi spingeva via si rinfilava ingrossandosi e sentivo le torniture della sedia che entravano ad una ad una nel culo facendomi godere di piacere e di dolore.
Pian piano il ritmo di questa danza divenne più veloce ed ero io stesso a spingermi sempre più profondamente sulla sedia per poi affondare l’uccello a forza nella sua gola in un crescendo.
In quello stato di sottomissione quasi mi vennero le convulsioni quando le venni in bocca un litro e più.
Il giorno dopo il mio culo era un po’ dolorante ma lei mi aveva fatto godere come mai mi era successo e io le dovevo ancora qualcosa.
Quindi fra le lenzuola la svegliai piano, la misi nel modo in cui lei lo sente più in profondità e lo infilai su per la sua vagina fino a sentire la bocca dell’utero sbattere sulla cappella.
Iniziando a muovermi prima piano poi con più foga lo spingevo su e giù con forza, ritmicamente, spingendo con il bacino, man mano che davo botte lei tirava su il fiato e più spingevo e più lei si tratteneva.
Stanco di quella posizione scesi dal letto la feci mettere a quattro zampe sul letto e le entrai in figa da dietro spingendola violentemente avanti e indietro lei a quel punto venne.
Io a quel punto la rigirai e strusciandomi un po’ sulle sue tette le venni in faccia mentre lei cercava si non perdersi una goccia di ciò che le arrivava in faccia. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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