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Strascico di un compleanno

Quella sera Debora l’aveva passata con vecchi amici, una compagnia che lei frequentava tre o quattro anni prima e che in qualche modo era rimasta legata: vuoi perché lei ancora lavorava con altre ragazze che stavano nel gruppo, vuoi perché le unioni che quella compagnia aveva generato legavano attraverso fili invisibili tutti gli ex componenti. L’occasione dell’incontro fu un compleanno. Mario aveva, quel giorno, trentadue anni. I compleanni sono quelle cose che si fanno anche se non interessano a nessuno; l’occasione per trovarsi, per stare insieme senza sforzare la mente alla ricerca di uno scopo intelligente. Debora si era allontanata in un silenzio rancoroso quando il gruppo aveva cominciato a generare troppe coppie; si sentiva arrabbiata senza sapere il perché; era felice per Gianna e per Sabrina ma per sé soffriva molto. Non trovava attraente nessuno dei maschi e sentiva forte il bisogno di amare, di essere amata: per quasi due anni evitò il contatto con loro, poi, piano piano si era riavvicinata. L’occasione venne proprio da queste ricorrenze: i compleanni crearono l’aggancio per reinserirsi. Dapprima un po’ isolata, e poi sempre più a suo agio fra gli scherzi e i giochi di parole ai quali veniva sottoposta: “Piccole donne crescono”, anzi no… “quasi tutte crescono, tranne Debora; lei si è fermata a cento e cinquantotto centimetri”. Lei, gli scherzi sulla sua altezza li accettava tranquillamente e si divertiva pure, non era un problema enorme quello, sapeva di essere piccola, ma per questo mica era da buttare; capitava spesso che davanti allo specchio, nella sua cameretta ella si pavoneggiasse in perfetta solitudine e ammirando il suo profilo si dicesse a mezza voce – sono piccola si, ma sono anche molto bella, quasi una bambolina, una piccola barbie -. Quando decideva di essere sexy ci riusciva benissimo e le sue piccole gambe attiravano più di uno sguardo, il suo incedere da piccola donna riusciva a provocare quanto quello di qualsiasi stangona con i tacchi a spillo. Non lo faceva quasi mai però, se non nelle grandi occasioni, quando la gonna era d’obbligo. Il suo problema era la mancanza di fiducia, le mancava il coraggio di essere se stessa e di non preoccuparsi del giudizio degli altri, dei suoi genitori in primo luogo.

Mario, il festeggiato quella sera, era un altro parafulmine per i non troppo benevoli scherzi del gruppo, d’altronde spesso andava a cercarseli da solo i guai: le sue teorie strampalate, a volte anche geniali, spesso erano infarcite di termini strani, ignoti perfino a lui, riusciva ad escogitare storie assurde partendo da una frase, da qualche fatterello successo per impantanarsi in conclusioni talmente stravaganti da riuscire il più delle volte divertenti. A Mario Debora piaceva moltissimo, ci aveva provato con lei una volta, una sola volta, l’aveva chiamata a casa, le aveva chiesto di uscire: aveva rifiutato, Mario si era ritirato nelle retrovie. Lui, era abituato ai rifiuti, li sapeva accettare. Mario dopotutto le era anche simpatico, era bellino, le piaceva soprattutto il viso quando era ricoperto da una strana barba venata di rosso, solo che… solo che non la eccitava, non gli piaceva ed era insicura, proprio come si era sentita quella sera.

Cosa succede quando due labbra vengono in contatto? – Ciao Mario, auguri – smack, smack. Il caso, forse aveva fatto si che parte delle labbra di Mario sfiorassero le sue: quel fuggevole contatto la lasciò inebetita. Era forse alla frutta? Ventisei anni, mai avuto un rapporto sessuale con un uomo; Cristo, quello era un uomo, … un uomo che non le piaceva neanche tanto, … perché mai avrebbe dovuto avere un effetto simile su di lei? Passo, quell’attimo di sbandamento, passò immediatamente fra l’imbarazzo reciproco, ma durante tutta la serata di tanto in tanto fece capolino nuovamente, i suoi turbamenti muovevano fino al centro della sua femminilità, costringendola a stringere le gambe come a soffocare qualcosa che si muoveva fra le sue cosce. Invano cercava di dissimulare quelle sensazioni, di coprirle con risatine, con discorsi o battute: le capitava di incrociare lo sguardo di Mario e di restarvi impigliata più del necessario, combattuta tra una fuga indecorosa e una sfida aperta. perché le succedeva questo?

A casa Debora sali le scale, si lavò e si infilò una vestaglietta leggera: Il caldo afoso non contribuiva a placare quella forma d’ansia che l’aveva presa. Spense le luci lasciando lievemente aperte le imposte nel tentativo di eliminare quell’opprimente cappa di calore e chiuse gli occhi. Si preparò al sonno, quel sonno che tardava a venire. Si distese allargando le braccia, voleva rilassarsi, lasciarsi andare lentamente per arrivare all’incoscienza senza accorgersene…

… la solita storia di sempre, due palle, che abbiamo da dirci, io però che avrei fatto a casa, tanto vale uscire un po con vecchi amici, i compleanni, che palle , io ho ventisei anni, sono sola, lui mi voleva baciare sono sicura che lo voleva fare, come cavolo sii fa a sbagliare mira, però è stato bello…la sensazione delle labbra… non mi interessa niente di lui… niente: lui lo sa che non mi frega niente di lui, io già glielò detto, e poi come si fa a chiedere ad una ragazza: perché non usciamo? Si va beh… io gli ho chiesto anche perché, io, sai che roba. Se ci avesse provato in modo diverso… forse… ma no, che sto dicendo: mai, nemmeno morta, e poi.. e poi lui mi ha risposto, perché secondo te Debora, perché? Forse volevi scoparmi, scoparmi e basta, maiale. Chissà cos’ è fare all’amore, i baci e le carezze, le mani che accarezzano altre mani… altri corpi, come nei film…nei film…

Il sonno faticosamente conquistato stava svanendo lasciando il posto ad un languore che la pervadeva. La sua piccola figura si muoveva nel grande letto cercando di liberarsi dall’eccitazione che si stava nuovamente impossessando di lei, i capezzoli ingrossati erano divenuti sensibili, la sua pelle vibrava e il contatto con le lenzuola stava divenendo erotico. Debora si attorcigliò attorno al cuscino serrando le gambe. Si arrese, alla fine accarezzandosi i seni, seguendo il contorno del capezzolo, stringendolo lievemente: la sua mano scese febbrilmente, scavando fra le lenzuola e scostando violentemente il cuscino, l’ultima barriera. La sua piccola mano passò attraverso gli slip, sollevò la sottile stoffa e scese in profondità. Prima un dito fugace, poi due, rapidi, a volte lenti, seguivano i contorni, aprivano lievemente le sue morbide carni cercando un ristoro che non sapeva trovare. Debora conosceva il suo corpo anche se raramente si permetteva di godere; Dio, essere toccata e posseduta da un uomo, si… se Mario fosse li ora gli avrebbe dato tutto, avrebbe fatto tutto quello che lui le avesse chiesto. L’eccitazione era totale: nella sua testa viaggiavano corpi maschili, corpi reali e corpi di pubblicità, il corpo di Mario che la toccava, la mano di Mario era la sua mano. Le dita scivolavano, scivolavano senza sforzo e si sentiva sempre più umida; umori colavano spargendosi fra le lenzuola. L’eccitazione cresceva e bisbiglianti gemiti uscivano dalla sua bocca, il suo corpo si inarcava lievemente nel piacere. Debora era sfinita dopo l’orgasmo; stesa sul letto a gambe leggermente divaricate aveva trovato la pace, il suo corpo pulsava piano e lei si sentiva come sospesa nel vuoto, vagamente felice e soddisfatta. Prima di riaddormentarsi un pensiero pigro la colse a mezzo fra sonno e veglia

– cosa faccio adesso? Credo proprio che uno di questi giorni ti vengo a trovare -. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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