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Una giovane amante

Certe volte dare una mano al prossimo è decisamente un buon investimento, per quanto si rischi di fare figure da poppanti.
Avevo voglia di farmi un giro in santa pace con la moto, cosa che faccio spesso: è un modo come un altro per pensare ai fatti miei senza avere qualcuno attorno che, con una scusa o l’altra, mi rompe le scatole, e le decine di stradine dell’altipiano carsico, pressoché deserte, offrono numerose
varianti piuttosto piacevoli da affrontare con due ruote sotto il sedere.
Scalo una marcia, imbocco una curva e, non appena ne esco e sto per dare nuovamente gas, vedo un motorino fermo sul ciglio della strada con qualcuno accoccolato vicino che traffica con il motore.
La solidarietà tra centauri è una regola ferrea anche se non sempre applicata ai ciclomotori.
Riduco nuovamente gas, scalo un’altra marcia e freno: in un paio di metri sono fermo.
Cavalletto. Quadro. Blinker. Tolgo il casco e scendo dalla moto.
– Serve aiuto? – Chiedo avvicinandomi al motorino.
Una faccia attraversata da una ditata di nero grasso per motori spunta da dietro il serbatoio e mi guarda come fossi il Messia.
– Magari. – Fa. – Sto impazzendo da mezz’ora con questo trabiccolo, ma non ne vuole sapere di rimettersi in moto. –
è una ragazzina che ad occhio avrà sedici anni. Ha i capelli castani a caschetto, occhioni da cerbiatto e un fisico decisamente non appariscente ma pur sempre stuzzicante soprattutto visto attraverso in un paio di hot pants da infarto ed un top a francobollo.
– Che sintomi ha? – chiedo accucciandomi accanto a lei. Profuma di fresco ed ha un sorriso che è un incanto.
– Si è messo a sputacchiare, come se fosse ingolfato, poi è andato avanti a scossoni per un centinaio di metri e infine è morto definitivamente. – Risponde sull’arrabbiato andante. – Ho provato a controllare la candela, ma è a posto, la miscela arriva, ma questo scassone non vuole mettersi in moto nemmeno a martellate. –
Mi costringo a togliere gli occhi dal suo visetto ed ha portarli al motore. Sposto questo, tiro quello, traffico con l’altro, poi controllo nuovamente la candela. L’uovo di colombo: si è staccato il cavetto che entra nel cappuccio.
– Hai un po’ di nastro isolante? – le chiedo.
Lei inclina un po’ la testa e dice di no.
– Ne ho io. – Ritorno alla mia moto e traffico nelle sacche qualche minuto con lei che mi segue come un cagnolino, osservando attenta tutto quello che faccio.
Recuperato il corredo da riparazione risolvo il problema a tempo di record, d’altronde si tratta solo di tagliare un pezzetto di guaina e rinfilare il tutto fissandolo col nastro.
Riattacco il cappuccio alla candela, salto in sella e provo la messa in moto.
Il motorino gira un paio di volte a vuoto, protesta un po’, scoppietta, tossisce, ma infine riparte con il tipico rumore da trapano elettrico surriscaldato.
– Caspita! – Esclama lei tutta contenta. – Grazie, grazie tante! –
Le cedo il posto e lei sgasa contenta, con il motore che risponde perfettamente e non perde un colpo.
Accertatasi che tutto va bene lo lascia ritornare al minimo poi spegne e scende dal sellino.
– Mi hai proprio salvata. – Dichiara, buttandomi la braccia al collo. Mi schiocca un bacio su una guancia e mi strizza forte. – Mi ero gir rassegnata a tornare a casa spingendolo. – Continua, senza staccarsi da me, anzi, continuando a restarmi incollata.
Io posso avere tutti i più buoni propositi del mondo, mi sarei fermato comunque a dare una mano, ma mettetevi nei miei panni, io sono in boxer e maglietta, lei in hot pants e top, quindi a separarci ci sono solamente due sottilissimi strati di stoffa. Mi si schiaccia addosso come un cerotto piantandomi i seni, corredati da due capezzoli aguzzi, sul petto e spingendo il ventre contro il mio. Per di più, nella foga dei ringraziamenti si agita come un anguilla aggiungendo la frizione alla pressione: ci vorrebbe un monaco buddista per rimanere indifferente, porca miseriaccia ladra, ed io non lo sono
affatto, tutt’altro.
La reazione è immediata, prepotente e visibile, o meglio avvertibile specie dal suo basso ventre che le trasmette in tempo reale quanto mi sta accadendo. Si blocca e mi fissa negli occhi mentre io mi allontano un po’ da lei decisamente in imbarazzo.
– Ehi! ? – fa, stupita.
– Ehmm… scusami… non vorrei che pensassi… – tento di giustificarmi. In fin dei conti ho a che fare con una minorenne, il che mi fa rischiare grosso.
Lei abbassa lo sguardo e fissa la prova del reato ma, anziché andare su tutte le furie, sorride sorniona.
– Accipicchia! – sbotta poi. – Non pensavo di poter fare effetti del genere. –
Io tento invano di riprendere il controllo della parte bassa del mio corpo che però non ne vuole sapere. è fatto cose, quando sente la vicinanza della tana, non riesco a fargli cambiare idea nemmeno a sberle: andrà a finire che una volta o l’altra mi metterò in grossi casini per colpa sua. Pensandoci bene potrebbe essere proprio questa.
Per mimetizzare il tutto mi piazzo davanti la borsa degli attrezzi e tento di darmi un contegno. Mi sento un imbecille ed il bello è che tutto questo imbarazzo è a causa dell’età di lei: se fosse maggiorenne, vista la sua reazione tutt’altro che scandalizzata, saprei decisamente come comportarmi.
– Sarà meglio che vada. – dico, alla vana ricerca di una via di fuga.
– Dove vuoi andare in quelle condizioni? – chiede lei ridacchiando ed indicando la borsa degli ordegni, o meglio quello che ci sta dietro.
– A farmi una doccia fredda, come minimo. – Ribatto leggermente piccato. La
situazione è tesa e se non me la filo in tempi rapidi va a finire che le salto addosso, visto che lei non fa niente per mostrarsi contraria.
Poi mi da il colpo di grazia.
– Io conosco un metodo molto più piacevole. – Dice iniziando una lenta manovra di avvicinamento. – So che i ragazzi lo preferiscono decisamente. –
Io tento di indietreggiare per mantenerla lontana ma il guardrail me lo impedisce.
– Senti, piccola… –
– Roberta… – Puntualizza lei.
– Piacere, Pluto. – Sospiro. – Senti Roberta, io apprezzo molto il fatto che mi vorresti ringraziare a questo modo, ma io ho trent’anni, e non mi va di finire nei guai facendo lo scemo con una minorenne. –
Lei si ferma, ed io tiro un secondo sospiro mentale di sollievo, e mi da un’occhiata che potrebbe incenerirmi.
– E chi ti dice che sono minorenne? – Ribatte.
– Beh, di sicuro non dimostri… –
– Vedi forse il casco? . – mi interrompe.
– Casco! ? – Di che diavolo sta parl… porca puttana! Non ci avevo pensato: se gira con un motorino senza il casco vuol dire che è maggiorenne, anche se di poco. La faccenda cambia aspetto.
– Certe volte sono decisamente sbadato. – A fregarmi è stato l’aspetto da tipica teen-ager. Lascio cadere la sacca degli ordegni e lei capisce che ci sono finalmente arrivato. Bella figura da polentone, ma si può sempre rimediare.
è il mio turno di fare un passo avanti, il che ci porta più o meno al momento dell’abbraccio. Le passo le mani dietro la schiena e la tiro verso di me. Lei sorride ed alza il visetto.
Ci incontriamo a mezza strada per un bacio decisamente ben poco casto che peggiora decisamente il mio gonfiore. Dopo un bel pezzo ci separiamo.
– Whow! – Fa lei. – Non ero mai stata baciata da un trentenne. – Sai che grande
esperienza.
– La tua impressione? – Chiedo tanto per assecondarla.
– Che i ragazzi della mia etr, in materia, sono imbranati. – non accenna a staccarsi da me e anzi, sta brutalmente schiacciando il pube contro il mio pacco.
– Mancanza di esperienza. – Sentenzio.
– Chissà il resto… – si chiede con espressione da violenza carnale negli occhi.
– Non ti resta che verificare. – rispondo.
– è quello che intendevo fare. – fa lei. Si scioglie dal mio abbraccio e stacca le chiavi dal motorino. – Per sicurezza. – fa, agitando le chiavi.
La imito rimettendo via in un lampo l’attrezzatura, e ci infiliamo tra gli alberi.
Ci fermiamo dopo un cinquantina di passi, completamente nascosti dai cespugli di sommaco. La faccio girare verso di me e riprendo da dove avevo interrotto, solo che stavolta non mi limito a baciarla ma comincio a lavorare con le mani. Tempo un paio di minuti e parte. Le ho già sfilato il top e mi dedico ai suoi seni. Non sono molto grandi, una seconda misura se tutto va bene, ma sodi e diritti come solo una diciottenne può avere. Lei mugola ed accetta il giochi di lingua sui capezzoli per qualche istante, poi mi prende la testa e mi rialza, mi bacia sulle labbra poi inizia una discesa vertiginosa lungo il collo ed il petto.
Si inginocchia davanti a me e mi abbassa i calzoncini liberandomi l’uccello, già pronto per l’uso.
– Cazzo! ? – Sbotta quando l’oggetto in questione salta fuori come una molla.
– Termine appropriato. – rispondo.
– Anche in questo sei decisamente meglio dei ragazzi che ho conosciuto. – Non che sia estremamente dotato, ma non mi lamento: la misura è consona.
– Spero sia di tuo gusto. – Non riesco a trattenermi dal dire.
– Te lo dico subito. – Risponde lei. Spalanca la bocca e ne fa sparire un bel pezzo con un risucchio da brivido.
Si nota che non ha grande esperienza, ma bisogna dire che ci si mette d’impegno e per qualche minuto mi concedo di assaporare il pompino. Lavora bene di lingua, ma non sta molto attenta ai denti e questo rovina un po’ la festa, peraltro estremamente piacevole.
Dopo un po’ si stacca con un sospiro e mi guarda da sotto in su.
– Si. – dichiara. – E ‘ proprio di mio gusto. – Riprende a succhiare come un’indemoniata, dedicandosi anima e corpo, io nel frattempo le stuzzico i capezzoli che sembrano due noccioline da tanto sono duri.
Passano ancora un paio di minuti e lei si stacca nuovamente, con il fiatone.
– Cavolo, – dice. – ma sei davvero resistente. – La guardo e sorrido.
– In che senso? – chiedo, facendo il finto tonto.
– Con un trattamento del genere, il ragazzo che avevo sarebbe gir venuto da un pezzo. – sembra quasi dispiaciuta.
– Ma ti sembra che farei volontariamente una figuraccia finendo a tempo di record? – le chiedo. – E poi, non abbiamo nemmeno cominciato. – Le infilo le mani sotto e ascelle e la rimetto in piedi.
è il mio turno di inginocchiarmi davanti a lei, sfilarle i pantaloncini e gli slip ed infilare la testa fra le gambe.
Ha una fichetta deliziosa, con solo un piccolo cespuglietto triangolare di peli sul pube. Ci infilo la lingua in mezzo e lentamente discendo verso il clitoride. Lei mugola e si contorce, ma le piazzo una mano sul sedere per tenerla ferma ed affondo la lingua cominciando a darmi da fare sul serio. I trenta secondi è un lago e in un altro minuto mi viene sulla lingua con un lunghissimo gemito.
– Dio, sei terribile. – Ansima. – Non ho mai provato una cosa del genere. –
Io non rispondo perché continuo imperterrito il mio lavoro, contorcendomi sotto di lei per leccarla più in profondità. Lei sporge il pube per ricevere meglio le mie slinguate ed è costretta ad appoggiarsi ad un tronco per rimanere in piedi: le tremano le gambe ed ondeggia come una foglia. Come per caso le divarico leggermente le natiche, saetto un paio di colpi di lingua anche sul forellino posteriore, e sento che ha un nuovo brivido.
– Questo non me lo aveva mai fatto nessuno. – bisbiglia in estasi. Io non rispondo perché non si parla a bocca piena, ma penso che questo nessuno è un bell’imbecille che non sa come stuzzicare una ragazza. Poi ci ripenso e mi dico che una dozzina d’anni fa anch’io era il tipo capace solo di infilarlo dentro, dare due colpi e venire da perfetto imbecille.
Roberta ormai sta gorgogliando, mi tiene per i capelli ed ansima, ma io non mollo, anzi, raddoppio gli sforzi e raggiungo l’obiettivo. Con un secondo gemito, ben più lungo del primo, viene di nuovo, e stavolta sono costretto a sostenerla io perché le gambe le cedono.
Mi rialzo in piedi ed aspetto un attimo che riprenda fiato.
Mi guarda stralunata. – Cavolo, ma chi sei, Mandrake? – chiede con un filo di voce.
– Neanche per sogno, semplicemente finora hai conosciuto sbarbatelli incapaci. Ne più ne meno com’ero io a diciotto anni. –
– Sarà anche vero, ma è un peccato che non ti abbia incontrato prima. – Dice.
– Ho paura che prima sarebbe stato un po’ presto. Ma adesso penso che sia ora di dedicarci a cose più … urgenti. – Dico indicandomi l’uccello.
– Aspetta un secondo. – Mi blocca lei.
Resto impietrito, stai a vedere che non le va di continuare.
– Se questo era l’antipasto, mi chiedo cosa sarà il primo. – si stacca dall’albero e si appoggia contro di me.
– Non è che ce la faresti a resistere un quarto d’ora, perché mi piacerebbe fare le cose con un po’ di calma e di comodità. –
– Facile a dirsi, ma vai a convincere lui. – Rispondo, per niente convinto. Una volta messo in moto, mi secca parecchio dovermi fermare.
– La mia famiglia ha un pezzetto di terreno poco distante con una casetta di quelle prefabbricate. Non è l’hotel Excelsior, ma c’è un letto piuttosto comodo e nessuno attorno. –
Ci penso un attimo. In effetti in mezzo all’erba alta non è che si stia proprio tanto comodi ed essendo in moto non ho nemmeno un fazzoletto da stendere a terra.
– In fin dei conti non sarebbe una cattiva idea. – Borbotto.
Lei sorride e si china a raccogliere i vestiti. Nel farlo sporge un culetto stupendamente rotondo verso di me e questo mi fa quasi pentire di aver accettato la proposta di muoverci. Chiudo gli occhi e tendo di scacciare dalla mente la visione paradisiaca tentando contemporaneamente di raccogliere i calzoncini.
Roberta si riveste in fretta poi mi osserva mentre combatto nel complicato tentativo vi far stare al suo posto l’attrezzatura da sesso che, dopo diversi tentativi strusciamenti e contorcimenti, si decide a perdere consistenza ed a ridursi a miti consigli.
– Trattalo bene, che fra un po’ ti serve. – Sfotte lei.
– Questa me la paghi. – ringhio. – Vedrai cosa ti succede. –
Lei alza le spalle e mi precede verso i mezzi.
Come aveva detto il posto non è poi molto distante, appena una decina di minuti a media velocità, poi infila una stradina sterrata con il cartello di proprietà privata, si ferma davanti ad un cancello e scende per aprire il lucchetto.
Sistemiamo moto e motorino a fianco della casetta e li chiudiamo. Io mi ero aspettato un prefabbricato stile alluvione, in realtà si tratta di un vero e proprio chalet in miniatura, di quelli che spesso e volentieri si incontrano in montagna.
Roberta apre la porta e mi fa entrare.
Mi guardo attorno: l’unica stanza, di circa tre metri per quattro, si presenta piuttosto accogliente, con una piccola cucina a legna, tavolo con relative sedie e, in un angolo separato dal resto da una tendina, un letto da una piazza e mezza.
Lei apre le finestre per arieggiare un po’ l’ambiente e per farlo è costretta a sporgersi sopra la tavola, rimettendo in mostra il sederino. Come per incanto il motore si rimette in moto ed in due passi le sono dietro.
– Ehi! ? – Fa, presa alla sprovvista. Ma prima che possa aggiungere altro sono già in movimento: il top vola via seguito in un lampo dalle hot pants, seguiti a ruota dalla mia roba. La giro verso di me e mi incollo alle sue labbra continuando nel contempo a darmi da fare con le mani. I suoi capezzoli reagiscono immediatamente ridiventando due piccole pinte aguzze e, quando con le mani arrivo all’inguine, trovo che anche la fichetta è pronta, trasformata in un fiume in piena. Lei mugola peggio di prima e di certo non se ne sta con le mani in mano, prodigandosi nel miglior modo possibile a ricambiare le carezze.
Lascio con leggero rammarico la sua bocca e discendo lungo la curva del collo, soffermandomi un attimo sulle spalle per poi proseguire ai seni. Hanno ben poca necessità di venire stimolati, sono gonfi e sodi, con la leggera peluria attorno alle aureole dei capezzoli completamente sollevata dai brividi.
Scendo ancora, gioco con il suo ventre piatto, stuzzico l’ombelico girandoci attorno un paio di volte, poi proseguo la vertiginosa discesa fino a raggiungere il monte di venere. Il clitoride, poco più in basso, spunta dalle grandi labbra come una piccola cuspide gonfia ed ipersensibile, che tormento
senza pietà strappando a Roberta un lungo gemito di piacere. Ma non ho finito, continuo la discesa e, per facilitarmi il compito le sollevo leggermente le gambe, divaricandogliele. Infilo la lingua tra le grandi labbra e la frullo come un Moulinex e lei risponde con un altro gemito ancora più lungo. Infine, tanto per sfizio discendo ancora un paio di centimetri a rovistare nel forellino posteriore. Siccome la sto osservando riesco a vedere la sua espressione che dimostra chiaramente quanto apprezza l’attenzione.
In poco tempo raggiungo l’obiettivo prefissato: Mi prende per i capelli, schiacciandomi il viso contro la fica e viene senza ritegno, con contorno di mugolii, gridolini, frasi senza senso e contorcimenti vari.
Mi rialzo e la osservo qualche istante, dandole il tempo di riprendere fiato. Lei
ricambia l’occhiata poi si solleva leggermente sui gomiti e fa cenno di avvicinarmi. Giro attorno all’angolo della tavola e le porgo l’uccello che lei fa immediatamente sparire in bocca. MI godo il pompino e lo spettacolo del corpo fresco, quasi acerbo di una diciottenne distesa su una tavola a gambe spalancate che mi succhia il cazzo sgrillettandosi senza nessun ritegno. Degno di una foto.
La lascio fare per qualche minuto ma decisamente ho voglia di qualcosa di più’. Mi tolgo rapidamente dalla sua bocca, che rimane spalancata con un leggero rivolo di saliva che le cola da un angolo e riprendo la posizione iniziale.
Infilo le mani sotto le sue ginocchia, le alzo, punto la cappella alla bocca della
vagina e pingo lentamente, godendomi la penetrazione centimetro per centimetro. è stretta e bollente e devo stringere i denti per resistere alla tentazione di scaricarmi in un secondo. Riesco a capire quanto difficile sia farlo per un ragazzo alle prime armi e in parte perdono i ragazzi che ha avuto prima e che non sono stati in grado di resistere ad una simile morbidissima trappola.
Comincio a muovermi lentamente dentro e fuori quella tana incandescente e lei chiude gli occhi e si rilassa.
Questa è un’esperienza conosciuta per Roberta, anche se sono convinto che il proseguimento sarà piuttosto differente dal solito. Infatti da li a poco ricomincia a smaniare. Tanto per incentivare il suo piacere, contorcendo leggermente un braccio, le piazzo un pollice sul grilletto e lo muovo lentamente in ampi cerchi.
L’effetto è dirompente. Come per magia la calma che prima sembrava averla pervasa sparisce, sostituita da un ardore decuplicato. mi afferra per le natiche e mi attira più in fondo dentro di se, inarcando la schiena ed assecondando ogni mia spinta con movimenti ritmati del bacino. Aumento il ritmo e con lui aumentano le smanie di Roberta. Suda copiosamente e si morde le labbra; ha le narici dilatate, i capezzoli tumefatti e respira come un mantice, infine si irrigidisce, sbarra gli occhi e con un lunghissimo – Siiiiiiiiiiiii! – viene di nuovo.
Mi fermo dentro di lei: anche a me serve un momento di break.
– Oh, Dio! – Fa ansimando. – Mi fai morire. – Mi guarda negli occhi con curiosità. –
Non sei venuto? – Chiede.
Scuoto la testa, faccio passare una sua gamba dall’altra parte a la giro a pancia sotto sulla tavola.
– Cosa vuoi fare? – chiede con un misto di curiosità e di timore nella voce.
– Niente che non sia piacevole per entrambi. – rispondo rimettendomi in movimento.
Se prima mi sono mosso con una certa delicatezza, ora i colpi che le do la fanno letteralmente sobbalzare.
– Sei… mat… to? – Riesce a dire tra una botta e l’altra. – Mi… spac… chi…
in… d-due. –
Io ignoro le sue proteste, che infatti dopo poco si rivelano esagerate, e continuo il mio andirivieni. La visione che ho è stupenda, il suo sedere spicca nettamente sul legno della tavola, imperlato di goccioline di sudore e spinto verso l’alto dai miei colpi, le allargo le natiche e guardo eccitato la rosellina dell’ano che si contrae a ritmo dei miei colpi. Sposto leggermente la mano e ci appoggio sopra il pollice, cominciando a massaggiare come prima avevo fatto con il grilletto. L’effetto è immediato: anche questa volta i gemiti si moltiplicano come Roberta avesse inserito il turbo. Spingo un poco e sento la spinta del dito farsi largo attraverso lo sfintere, che si apre per accoglierla. Mi fermo solo quando è sparito tutto il dito in quello stretto pertugio che si serra con forza.
– Ahaaaaa! – Geme Roberta in risposta a qual massaggio particolare.
Quando poi comincio a rimestare il risultato è impressionante: Roberta scatta all’indietro, manda un urlo e si accascia stremata dopo l’ennesimo orgasmo.
Mi sfilo lentamente da entrambi i pertugi e la bacio fra le scapole.
Lei con difficoltà si tira su e mi crolla tra le braccia. Per fortuna il letto è a pochi passi da noi e riesco a portarci entrambi nel suo riposante abbraccio. Lei lentamente si calma e riprende a respirare normalmente.
– Porca miseria! – balbetta. – Non avevo nemmeno idea che potesse essere tanto intenso. – Mi dice, avvicinando lentamente una mano al mio uccello. Lo afferra con delicatezza e si mette a menarlo. Mi guarda per un secondo come studiando che fare, poi evidentemente prende una decisione e si sposta velocemente verso il mio bassoventre. Da una leccata sulla punta. – Ora credo proprio che sia il tuo turno. – Dichiara con un sorriso.
– Ma… – tento di protestare: avevo ancora qualche idea per la testa.
– Nessun ma! – taglia corto. – Come minimo devo restituirti un po’ di attenzioni. Ora mettiti giù e stai zitto. – decreta.
Visto il cortese invito, non posso fare altro che obbedire ed allora appoggio la
testa sul cuscino godendomi la sua bocca.
è evidente che si sta impegnando al massimo perché la qualità del lavoro è davvero altissima. Succhi, lecca ed ingoia tutta l’asta con una dedizione decisamente fuori dal comune. Dopo qualche minuto si interrompe.
– Come vado? – Porca miseria, e che, lo ha preso per un esame?
– Ottimamente! – rispondo. Poi, già che ci sono, decido di migliorare leggermente la sua tecnica. – Attenta ai denti. – Aggiungo.
Lei annuisce contenta e ritorna al lavoro; questa volta è davvero perfetto, tanto che di li a poco mi ritrovo teso come una corda di violino.
Sollevo la testa per darle un’occhiata, ha una manina infilata tra le gambe e di certo non è per tenersi in caldo il grilletto. – Guarda che cose mi fai venire. – riesco a borbottare tra i denti serrati al massimo.
Lei non si ferma nemmeno, alza gli occhi, annuisce e fa un mugolio decisamente affermativo.
Ah, beh, allora…
Riappoggio la testa e mi concentro, o meglio mi deconcentro dal tentativo di
resistere e, dieci secondi più tardi…
– Sto per venire! – l’avverto, per evitare di schizzarle in bocca visto che non a
tutte le ragazze piace.
Lei non batte ciglio e continua a succhiare come un’idrovora. Sento risalire lo
sperma lungo l’uccello, il familiare calore mi esplode nel basso ventre ed i muscoli delle gambe che mi si irrigidiscono. Il primo fiotto di sperma la fa sobbalzare ma non toglie le labbra dalla mia cappella, anzi. Schizzo come una fontanella e sento che inghiotte convulsamente continuando a succhiare senza un attimo di pausa.
è il mio turno di rantolare dal piacere e da quello che riesco a vedere ne è estremamente soddisfatta.
Ricado sul letto con un enorme sospiro di appagamento mentre lei finisce di ripulirmi l’uccello a colpi di lingua. Dopo gli ultimi ritocchi finalmente si stacca e mi guarda sorridendo. Si pulisce la bocca con il dorso della mano, togliendo quanto non è riuscita ad inghiottire e si affretta a stendersi accanto a me.
– Non l’avevo mai fatto. – Mi mormora in un orecchio.
Io alzo la testa di scatto e la guardo senza capire.
– Pensavo fosse una cosa… beh… che avesse un sapore disgustoso… – continua.
Puttana Eva!
– Perché non ti sei spostata, allora? – le chiedo leggermente stranito.
– Perché so che a voi maschietti dovrebbe piacere. – risponde candidamente.
– Si, vabbé, ma… –
– E poi non mi è sembrato tanto male. – Dichiara. Mi da un’occhiata da piccola peste e si lecca platealmente le labbra. – Mhmm, che buona la cremina. – Dice, scoppiando a ridere.
Beh, è evidente che ‘sta ragazzina ha tutte le carte in regola per diventare una bella porcella da letto. Glielo dico senza tanti complimenti e lei non risulta per niente offesa, anzi, mi fissa seria seria.
– Purché tu sia disposto a darmi qualche altra lezione. – dice.
– Qualche altra? Quante ne vuoi, te ne do, di queste lezioni. E che, mi faccio
scappare un giocattolino come te? – FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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