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Vecchie e troie

Era già da un po’ che uscivamo di sera per andare a mangiare una pizza e poi subito al nostro posticino in riva al fiume chiusi nella nostra accogliente macchina.

Ormai la verginella non vedeva l’ora di trovarsi in quella situazione che l’aveva intrigata fin dal primo momento perché le dava l’occasione di parlare del suo amore, la mamma, e di godere sussurrandomi all’orecchio, con una mano nella figa, come una assatanata.

Mentre dal ristorante andavamo verso il fiume, con una mano guidavo e con l’altra le solleticavo l’interno delle gambe con un su e giù a stuzzicare il clitoride.

Lei mi si appoggiava con la bocca all’orecchio e cominciava a stuzzicare la mia curiosità dicendomi che mi avrebbe raccontate cose veramente arrapanti su sua madre e come fosse veramente troia nell’ambito rispettabile della sua famiglia.

Stavolta mi preannunciava che mi avrebbe raccontato come scoprì che con la mamma non solo poteva scambiare quelle che fino a 18 anni venivano chiamate “coccole” ma anche una valanga di sesso senza che ci fosse bisogno di uomini, perlomeno estranei alla famiglia.

Mi sussurrava che mi avrebbe fatto sborrare con la sua lingua a mordicchiarmi l’orecchio e con la sua mano a carezzarmi il cazzo rivelandomi come fu che per la prima volta capì cosa voleva effettivamente sua madre da lei.

La cosa che mi eccitava fino a farmi fremere per arrivare al più presto al boschetto vicino al fiume era che della partita con sua mamma era la sorella maggiore di 68 anni, due in più della mamma.

Aveva saputo dai loro concitati scambi verbali, mentre le spiava, che erano abituate a fare sesso fin da quando erano piccole, complice la loro mamma, mia nonna.

Volevo sapere e sentire su questo particolare ma mi pregò di accelerare perché sentiva già di sborrare e voleva che, aperta la portiera, la vedessi colare il suo umore fuori dalla macchina.

Cosa che in effetti successe appena arrivati al posticino isolato.

Spensi il motore, abbassai il mio ed il suo sedile, ed allora lei mi pregò di scendere ed andare dalla sua parte per farsi guardare.

Una volta aperta la portiera la vidi che, senza togliersi le minuscole mutandine, ne aprì il foro a spacco e da lì fece uscite uno zampillo di umori bianchi misti a piscio.

Fui tentato di immergervi il viso ma lei mi fermò.

Scese dalla macchina e mi chiese se non avessi voglia di pisciare.

Avutane conferma mi si parò davanti ed aiutandomi a sbottonarmi mi tirò fuori il cazzo, lo impalmò e nel momento in cui cominciai ad urinare si accovacciò davanti a me e dalla fessura delle mutandine sparò una piscia calda e sottile che andava ad incrociarsi con la mia pisciata sul terreno.

Ci ripulimmo e salimmo in macchina, ci stendemmo e lei poggiandosi come al solito sulla mia spalla, con la lingua a leccarmi l’orecchio e la mano sul cazzo, mi preannunciò che il raccontino che stava per farmi mi avrebbe svuotato per una settimana.

Intanto che lei mi accarezzava il cazzo, le presi la mano e l’accompagnai nel movimento lento di scappellamento e con voce rotta dall’emozione chiesi come fece a scoprire sua mamma a fare la porca con sua sorella… come si sfrenavano le due troie… dove si trovavano… quando successe..

Con voce intrigante e la lingua ricca di umori mi mordicchiò il lobo dell’orecchio ed emettendo un sospiro misto di vergogna e di ansia mi sussurrò : ascoltami e chiedimi i dettagli quando mi sfugge qualche particolare.

” Avevo poco più di diciotto anni e forse per la mancanza di sfogo sessuale presentavo un aspetto leggermente anemico.

Mi furono prescritte delle iniezioni ricostituenti che mi faceva la mamma.

Anche quella mattina, verso le sette di un sabato in cui ero libera dall’ufficio, venne a farmi la puntura, mi diede alla fine il solito bacio a bocca aperta ed insalivata sul culetto ed uscì raccomandandomi di riposare.

Mentre era ancora sull’uscio della porta si affacciò sua sorella, reggendo in mano una scopa, con indosso una vestaglietta sbottonata fino al triangolo della figa e mi disse, alludendo al manico, che in tante pensano che quello sia la cura migliore ma che volendo vi sono cure meno dolorose e più efficaci.

Non capii ma sentii mia madre che le disse di non scandalizzare così una nipote ancora verginella.

Uscirono e involontariamente lasciarono aperta una fessura della porta dalla quale potevo vedere il corridoio su cui davano sia la porta del bagno, un po’ avanti di fronte alla mia stanza, sia la camera da letto matrimoniale dove dormivano le due troie.

Mio padre, benché in casa era come se non ci fosse, era andato via per tre giorni con un suo amico per un viaggio d’affari all’estero.

Dalla mia camera immersa nell’oscurità potei vedere che mia zia stava spazzando il corridoio quando mia madre fece per prendere un’asciugamani sul mobiletto posto accanto alla porta del bagno.

Cominciai a capire cosa significasse il manico della scopa quando la vecchia troia, vista mia madre piegata a cercare nei cassetti le allungò il manico della scopa tra le cosce strofinandolo con lenta lascivia.

Mia madre anzichè mostrarsi contrariata allargò le cosce, si girò con gli occhi socchiusi aggrizzando il naso e con civetteria le porse la bocca da baciare.

Sua sorella si chinò verso di lei e potei vedere a poca distanza dalla mia camera con quanta voluttà le infilò la lingua in bocca nel mentre continuava a strofinarle il manico sulla figa.

Si baciavano in bocca con gusto e goduria fin quando mia madre si rialzò e si mise di fronte a sua sorella.

Adesso il manico della scopa se l’erano ficcato in mezzo alle cosce e se lo strofinavano sulle fiche mentre si leccavano il viso come due gatti.

Ad un tratto mia mamma disse che prendeva il salviettone per fare la doccia e se voleva potevano farla insieme per una bella insaponata….

La vecchia troia di sua sorella ripose la scopa e prima di andare in bagno volle pregustare un po’ del piacere che fra poco avrebbe goduto: aprì la vestaglietta di mia madre e le tirò fuori i due seni bianchi, sodi e setosi, che fino a quel momento erano stati la palestra delle mie “coccole”, e li baciò da sotto in su per posare poi la lingua sulla bocca di mia madre per un altro lungo e lubrico bacio.

Presero due salviettoni per la doccia e tenendosi ognuna una mano sulle chiappe dell’altra si chiusero in bagno.

Non immaginavano che io avessi visto e sentito tutto ed erano completamente rilassate al pensiero che me la dormivo di grosso.

Vedere mia madre infoiata con sua sorella mi causò un prurito in mezzo alle cosce e mi fece salire alla testa la voglia di godere come stavano godendo loro.

Decisi di andare a vedere cosa stessero facendo e, con circospezione ed a piedi nudi mi avvicinai al buco della serratura che abitualmente era senza chiavi.

Mi inginocchiai all’altezza della veduta e per poco non svenni quando vidi la sorella di mia madre, alta, imponente nel suo metro e settanta per ottanta di peso, completamente nuda, in piedi sull’angolo della vasca da bagno, che con una mano di divaricava la figa e con l’altra si lavorava tra il pollice e l’indice un clitoride lungo quanto il pollice di un uomo robusto e ne faceva entrare ed uscire un bottone roseo come il capezzolo delle mie tettine.

Facevo girare i capezzoli con il palmo delle mani per farli indurire come il clitocazzo di mia zia e agitavo la fighetta sul tallone di un piede come se dovessi prenderlo dentro.

Mia madre era seduta sul bidè che se la guardava estasiata e si strizzava le mammelle facendo le fuse.

Spogliati troia, disse mia zia, e succhia il cazzo che ci ha fatto felici per trent’anni.

Mia madre si alzò come una spogliarellista, si leccava le labbra e si agitava le mammelle mentre avvicinandosi a sua sorella sbottonò la vestaglietta e la lasciò cadere all’indietro.

Il corpo stupendo di mia madre, con due chiappe abbondanti e sode, una schiena ben diritta per la sua età, due gambe piantate a terra e divaricate da cui si intravedevano i peli della fica, mi diedero i sussulti e sentii che avrei sborrato sul pavimento del corridoio.

Si avvicinò al clitocazzo di sua sorella e cominciò un lento andirivieni della bocca assecondata dai colpi di spinta della figa di mia zia.

Le prese le chiappe con le due mani, gliele strinse forte e biascicando parole incomprensibili agitò la faccia sulla figa mordendo e strappando ora il clitoride ora le grandi labbra.

Vedevo la faccia di mia zia come in trance e all’improvviso con un agitare convulso della testa distolse la faccia di mia madre dalla sua figa e prendendosi in mano il clitocazzo indirizzò una pisciata grossa e bianca sui capelli di mia madre.

Finì di pisciare accompagnando le ultime gocce con il petto ormai affannato ed ansimante.

Mia madre la guardò come estasiata, aprì le braccia e l’aiutò a scendere.

Si sedette sul bordo della vasca e se la fece venire in braccio.

Tenendole una mano in mezzo alle cosce le carezzava il clitocazzo ancora bagnato di piscio e con l’altra le dava una mammella da succhiare.

Fu questa scena che mi portò ad accelerare i movimenti della figa sul tallone e accompagnando il movimento con una mano mi strizzavo il clitoride che man mano diventava sempre più grosso e voglioso.

Avevo voglia di andarmi a masturbare tranquillamente sul mio letto ma volevo vedere fin dove arrivavano le due troie.

Sarei rimasta lì incollata per ore se all’improvviso non fosse squillato il telefono.

Scappai subito e mi chiusi a chiave in camera.

Mi posizionai alla pecorina con le tettine che poggiavano sul cuscino e, chiamando con la mente mia mamma perché facesse la troia con me come con sua sorella, venni copiosamente sulle lenzuola e mi stravaccai, spossata e con la mano ancora sulla fighetta calda prima di addormentarmi per un lungo sonno.

Al telefono era mio fratello che si fece passare la zia e da come sentii la zia aveva dato qualche consolazione anche a mio fratello.

Ma di questo te ne parlerò un’altra volta”

Finito il raccontino e vedendomi con gli occhi chiusi e con il respiro affannoso capì che stavo per sborrare, mi prese il cazzo in bocca, lo strinse tra le labbra e, nel mentre mi portò una mano sulla sua fighetta ormai fradicia di umori, mi fece un paio di risucchi che mi fecero uscire l’anima.

Ingoiò con mia sorpresa tutta la sborra, pulì per bene il cazzo da ogni goccia e guardandomi con gli occhi languidi e complici di una bambina prima mi portò alla bocca il suo dito bagnato di figa per farmelo succhiare e poi mi baciò a labbra aperte riversandomi in bocca gli umori del mio cazzo dicendomi: il profumo ed il sapore dei nostri umori sembrano fatti l’uno a completamento dell’altro e da oggi per me il sesso non avrà piacere se non sentirà del profumo del tuo sperma. FINE

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