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Goccia a goccia

Odio il caldo, amo il caldo.
Mi fa sentire libera, mi costringe con un laccio.
Mi “costringe”, non mi da tregua…Dormo male, mi alzo e mi muovo tra sonno e realtà. Non mi basterebbero cento docce ma mi eccita da tremare sentire le gocce di sudore lungo rigarmii le cosce e fare aderire i vestiti, sentirmi tutta velata di umidità.
E mi masturbo, mi masturbo tantissimo, da sfinirmi. Mi sfioro, mi accarezzo, continuo ad avere pensieri strani, molto forti.
Ci sono giornate che non passano mai, quelle in cui la donna quotidiana arranca, fatica ad arrivare in fondo.
E certe sere mi piace portare a ballare la mia voglia di cazzo, farla esplodere li, sentirmi braccata dagli sguardi, farmi mangiare : dare in pasto a voglie che non conosco il mio corpo che suda e palpita.
L’estate è pericolosa: a volte mi carico sino quasi ad avere desiderio di essere violentata anche se so benissimo quanto sia inopportuna e non pertinente questa parola…
Forse sta solo a definire il piacere ed il desiderio di un gioco cattivo, molto duro, molto umido…
Forse è solo per definire quello stato d’animo, quel quasi star male da quanto mi sento tesa e cattiva ed emozionata dal desiderio.
Ed è un gioco che desidero vivere da sola, cercare da sola…
Ci sono periodi in cui adoro la mia vita: il lavoro che faccio, il mio quotidiano, i posti in cui mi muovo e mi sento carica, costantemente accesa e con i sensi attenti verso ogni sfumatura di vita.
Ci sono mattine come questa, mattine già caldissime che è presto: metti il piede fuori di casa e già sei liquida. Anzi lo senti già svegliandoti quello strano senso di attesa, di inquietudine…
Perché quella mezz’ora prima di svegliarti ti tormenta: guardi la sveglia, hai ancora tempo, ma non riesci a dormire; le finestre spalancate danno le luci ed i primi rumori della giornata…Non vuoi svegliarti, non riesci a dormire.
Mi ritrovo a pancia in giù, il cuscino tra le cosce spalancate, la maglia lunga della notte sopra i fianchi, mi sto muovendo. Ma pensa tu…Mi guardo allo specchio e mi viene quasi da ridere.
lui non c’è, oggi partiva prima di me…
Non riesco mica a far fermare il bacino, sto inumidendo il cuscino: non è mica possibile appena sveglia…
Possibilissimo invece: tanto da doverci far scivolare la mano, tra le cosce.
Tanto da essere molto diverso per modalità dai consueti movimenti: due dita devono entrare, più velocemente possibile, più a fondo possibile. Sfilo l’inutile stoffa che ho addosso e ci metto anche l’altra mano, ad occuparsi dell’interruttore del mio piacere. Non ci metto molto a venire. Sono davanti alla finestra e penso: se il mio vicino si fosse alzato presto….
Poi diventa dura: adesso la sveglia suona davvero e davvero ho poca voglia, ma riesco a zombeggiare verso la cucina e ad impostare un caffè: oramai i tempi sono collaudati, se tengo la fiamma bassa dovrei riuscire a finire la doccia; poi caffè e dopo maquillage….
Faccio correre l’acqua e faccio un po’ di struscio “a tette” contro le piastrelle per fortuna fresche: quasi lo sgranchirsi di una gatta intorpidita.
Esco e uso l’asciugamano come turbante, poi vado nuda a bere il mio giusto caffè e gioco un po’ con il mio cane cucciolo: due femmine a colazione, a volte ci vuole questa esclusiva familiare al femminile…
Dunque oggi giornata formale: sono richiesta di abito da cerimonia e come sempre succede quando ne sono richiesta ne ho pochissima voglia…. Vediamo di interpretare a modo mio per rendere la cosa sopportabile.
Il vestito spero vada bene: il nero non è da caldo ma la stoffa e leggera; la gonna è pure lunga e ispira sempre una certa eleganza. Per fortuna ha buone prese d’aria sia avanti che dietro, una fila di gancetti che me la hanno fatta piacere subito perché richiamata dalla stessa chiusura della giacca me la facevano molto “mariachi”…
Non è certo un tailleurino da segretaria collezione Yves Saint Laurent ma d’altronde non sarebbe da me, non amo le divise imposte.
Durante la giornata vedremo di regolare la agganciatura che parte dal basso ed arriva ad altezza inguini sia avanti che dietro.
La camicia non ha maniche ed è bianca e leggera, tipo “non stiro” (quale gioia!!! ), le scarpe sono sandali bianchi con sei centimetri di tacco: qualche gadget tipo un piccolo pendaglio d’argento e un orecchino asimmetrico, il giusto trucco, rossetto, deodorante e profumo e il tutto scenicamente dovrebbe andare. Dimenticavo il perizoma bianco: mai senza, per carità, toglierebbe fascino a qualsiasi possibile situazione e mi metterebbe a disagio nei momenti normali. Del reggiseno posso fare a meno viste le mie esigue misure e la temperatura di oggi…
Prendo il portatile e la borsa delle scartoffie, inforco gli occhiali da sole, saluto il cane che simula disperazione per la mia dipartita e salgo in macchina…
Sono le giornate dove i “benefit” che di solito non mi eccitano particolarmente li trovo invece giocattoli sublimi: vuoi mettere poter salire, reclinare la capotte di un macchinone che non finisce più, di quelli che quando sei in quinta ti sembra di essere in seconda e poter sgasare lungo l’autostrada col vento tra i capelli?
Abituata ad una uno singhiozzante ed incandescente e che pure adoro (mi affeziono agli oggetti in modo pericolosamente feticista, sino a dar loro dei nomi e a parlarci) lo trovo un simpatico diversivo…
Ho circa un’ora e mezza di tragitto, velocità di crociera, musica a palla.
Il primo clacson da camionista mi sveglia del tutto: di solito sono luoghi comuni e scenografie che certo non cerco o non bado più di tanto, ma oggi mi diverte la cosa, mi fa ridere. Si vede che mi son vestita nel modo giusto. Allora mantengo velocità, slaccio i ganci della gonna sino al limite, allargo le cosce e faccio scivolare una mano nelle mutandine, mi giro appena, passo la lingua sulle labbra, poi mi viene da ridere, richiudo le cosce, saluto, suono il clacson e riparto. Sono quelle “tamarrate” che ogni tanto diverte fare. Come a volte può essere sfizioso accarezzarti mentre guidi, ed oggi è uno di quei giorni…Deve essere un puttan-day….
Grande giornata, sole magnifico, decido di fare l’ultimo tratto in costiera: è incredibile come la mia terra offra cambiamenti scenici molteplici in così poco tempo…Il profumo del mare mi rilassa.
Basta assestare un po’ i movimenti: divento impeccabile.
Mattinata di lavoro veloce e frenetico ma abbastanza leggero e piacevole per fortuna: funziono bene, sono efficiente, le cose vanno lisce e top del gioco oggi non sono assediata dal mio capo ne da altri…è periodo di pre ferie: quando sono le undici e mezza rimango sola in ufficio, mi capita molto di rado.
Il condizionamento funziona, sino al pomeriggio non arriva nessuno, ho poca fame…
Mi siedo sulla poltrona presidenziale in pelle nera, fresca, avvio il personal e mi collego per fare posta. Ho tempo e cerco una di quelle chat a luci rosse dove a volte mi diverte esplorare…
Credo davvero le persone “normali” si trovino li ed i veri spostati sui siti tecnici o di lavoro…Le prime volte non lo credevo ma ho trovato spesso ironia, fascino, attenzione e seduzione. Certo dipende dai momenti e non mi piace se il gioco ti attira ad una costante presenza, ma può essere sfizioso…
Queste chat non sono casa mia, sono una esplorazione, appunto, spesso anche chattando duro ti rendi conto della persona che hai di fronte, di come pensa e cosa sente, può essere affascinante, un confronto costruttivo e istruttivo…Per lo più sinceramente è noioso. Se hai nick femminile, se come nel mio caso sei “provatamente” reale, -cosa che conta poco, per me , in un gioco; ma per vari motivi e conoscenze ho buon credito in rete…- allora un assedio è abbastanza normale. Ma quasi come fossi pagata per il servizio chi chatta con te entra nella parte passiva e sei tu a dover accendere, provocare, eccitare ed eccitarti, chiedere e rispondere. Nessun fascino, tentativo di seduzione, una noia mortale; richiesta di foto e telefono…Anche perché per lo più un uomo cerca costantemente ma senza crederci, quasi fosse impossibile una ragazza carina possa giocare in una chat: chissà, cercano forse solo un buon simulatore che li aiuti in pratiche onanistiche…
Cerco amici da salutare, gente con cui oramai gli argomenti sono per lo più personali, affettuosi e quotidiani, casti. Uso il mio nick storico, un po’ perché so fa effetto e perché è conosciuto…
Ma sono in una fascia oraria anomala per me e leggo solo nickname che non conosco: ma uno conosce me…
In parte per le cose che scrivo, in parte per frammenti di immagini mie apparse un tempo , quasi una sfida…
Lo avrei considerato banale, quasi scontato, privo di fascino: eppure avevo voluto provare, per sfizio, per capire. Da un lato il mio corpo perché il mio nick in rete non fosse “qualcosa di donna”, un robot-transformer declinabile ad uso e consumo del prototipo che uno aveva in mente; il mio odore peculiari, piccoli frammenti che nel tempo segnassero evoluzioni, cambiamenti, “il mio corpo che cambia nella forma e nel colore”. Frammenti non frequenti, toccate e fughe ad uso e consumo di chi nel tempo pedinava la mia scia.
Ma avevo voluto anche provarmi a calare in un’altra parte. Un sito, neppure troppo raffinato, dove espormi. Espormi alle seghe, agli sguardi. Esibirmi. In foto diverse da quelle che amo, o mescolandole a quel linguaggio assieme ad altre foto non raffinate. Foto a cosce aperte, a culo inarcato, anche foto pornografiche, “action” e crema sul corpo. Ne più ne meno come una delle tante.
Civettuolamente sapendo di essere attraente, che avrei potuto piacere molto. Tentativo in parte riuscito, in parte fallito, o forse no…
Mi hanno detto che comunque le immagini erano differenti, che c’era un linguaggio scelto, non ero riuscita a spogliarmi del mio modo di intendere la seduzione, anche mostrando me preda di mani e voglie, anche mentre allargavo le gambe e mi accarezzavo. Ma d’altronde il tuo senso estetico è difficile tu possa scordarlo, è come un modo di camminare, è il tuo, bello o brutto…
La parola “culo”: me la avranno detta mille volte. Come fosse quello ad aver “bucato” lo schermo creando una piccola ossessione che tornava a me in modo sottilmente allettante e compiaciuto.
Anche se, in quella stessa chat frequentata dagli “osservatori” i complimenti erano indifferentemente proferiti a qualsiasi creatura femminile si fosse esposta li indipendentemente dalla piacevolezza e l’intrigo…Ci vuole sincerità e ironia, e questo accade, onestamente.
Ma poco conta: non stiamo certo parlando di cose serie: mi sono esposta con la “solita logica” delle chances che chiunque ti possa vedere: dal ragazzino, al molto maturo, dallo sconosciuto e chi conosci molto molto bene. Esposta in modo protetto, ovviamente. Ma esistono gradi di protezione “forzabili” da certe sensibilità…
Onestamente il mio mondo virtuale non include la chat come ambiente che mi faccia sentire al posto giusto, ma ho voluto esplorarla…
Roberto, chiamiamolo così, dunque mi conosceva: esistono quei personaggi, in bilico tra il fascino e l’inquietante, che a lungo pedinano la tua scia, parlano poco, notano molto.
Lui aveva letto molte delle mie cose e visto quasi tutte le immagini dei frammenti di me.
E non era uno che poneva il “quantiannihaicomeseivestitadoveseicometichiamidammiiltelefono” come copia & incolla costante e noioso di ogni inizio conversazione; non era un superdotato da esibizione del membro come spalletta identificativa.
Mi ha intrigata portandomi alla conversazione privata.
Un po’ di lusinga (funziona sempre, inutile negarlo), un bell’argomentare. A un certo punto descrive come tanti piccoli elementi ti fanno ricostruire o immaginare un odore ed un suono. Non fa l’ipocrita, non pone premesse inutili. “Mi piacerebbe sentire il tono della tua voce mentre ti masturbi”.
Credo sia anche “culo”, non dipenda da una formula magica: digito un numero di cellulare perché ne ho uno appena creato, una scheda anonima che posso usare ma non avevo calcolato di usare per motivi simili…
Quando squilla mi ballano le gambe, non saprei cosa dire anche se vorrei fare la fatale, per fortuna mi guida per mano nel gioco.
Allora si, la domanda dove sei, come sei vestita, ha un senso. E mi fa inserire il viva voce dopo avermi chiesto se ne avevo la possibilità e se ero sola.
La cosa mi piglia, parliamo un po’ e mi viene la tentazione di mandare una foto a viso scoperto, una foto normalissima che ho li, una delle poche dal momento che non sono a casa.
Mi risponde che conta poco, che sarebbe curioso di vedermi adesso: in effetti c’è una quick cam che usiamo per videoconferenze ma che non so usare, non è un mezzo che mi sia proprio se non per conversazioni risparmiose con amici che risiedono all’estero e che non vedo da molto, e solo quando è il mio uomo ad aiutarmi…
Mi chiede se ho voglia di fare la puttana per lui, se sono disposta a farmi guidare all’uso di quel gioco. Eccome se son curiosa!!! E mi guida bene, in realtà la predisposizione che verifica è già settata; non fa altro che dirigermi ad uno spazio in rete. E sono di fronte a lui. Sorrido, saluto tipo bimba con la mano. La risposta è “girati e scopriti il culo, troia”.
Sospiro, ci siamo: questo voleva. Questo faccio. Mi dice che “sono perfetta”, di girarmi.
E lo vedo sullo schermo.
Altro ufficio, elegante, davvero un gran bell’uomo, brizzolato, sui 45, bellissimo viso, mi emoziona sinceramente. Mi dice “Cosa vorresti facessi? “. Gli dico che vorrei si spogliasse, nudo.
E sto ad ammirare.
è sicuro di se, ne ha motivo: primo sente che mi sta pigliando parecchio, secondo sa di avere un corpo da statua, abbronzato, curato.
“Ti eccita gli uomini si masturbino per te? “. Rispondo che sarei ipocrita a negarlo.
Focalizza l’inquadratura: notevole. Mi dice “vediamo se sei malleabile al gioco: lecca lo schermo”.
Lo faccio; sfioro, sorrido, allungo la lingua a sfiorare il video.
Ma dice che “siamo qui per me, dai, spogliati, e fallo lentamente”.
Mi piazzo in poltronissima, slaccio le scarpe. Mi chiede di scoprirmi le cosce. Lo faccio senza si vedano gli slip, la stoffa le libera del tutto e lui me le fa aprire ed accarezzare. Mi fa baciare e leccare le ginocchia: ci sa fare decisamente….
Dice che al di la del gioco eccitante è il mio viso a fare la differenza, a farlo emozionare a percepire la mia desuetudine ma forte eccitazione.
Poi sonda e usa termine come “labbra da succhiacazzi, animale da monta, puttana, troia”. Come in una confessione ammetto tutto, mi eccita quel gioco così banale.
Mi chiede se prendo tanti cazzi, se mi piacciono le donne.
Tolgo la gonna e mi dice: “Apri le gambe e datti da fare”.
Vuole disegni la spacca attraverso il perizoma mentre guardo la sua mano fare su e giù sul suo cazzo durissimo.
Mi fa spostare lo slip, mi fa masturbare. Mi parla e chiede come mi guardavano oggi, cosa sto pensando, vuole scivoli nel culo con un dito, vuole mi succhi le dita. Ho la camicia aperta, mi tocco le tette, son sudatissima e vengo di schianto. Non rispondevo, a stento almeno, riuscivo solo a gemere e ansimare. Vedo il suo sperma spruzzare la scrivania, i muscoli tesi. Gli chiedo di poter scomparire, non vuole, lo faccio lo stesso e mi raggomitolo su me stessa. Mi richiama al telefono, riusciamo a chiudere in modo decente quel gioco, ma non mi viene nemmeno la tentazione di pensare ad un seguito…
è ancora presto. Poca fame e il mare a un tiro di schioppo. Il bello di Trieste è che Barcolla è in centro. Che i vigili sono clementi. Che un bikini e un asciugamano lo rimedi in qualche negozietto. E anche un panino e una bibita.
Piazzo la macchina, il tempo di pensare tra me e me quanto le ragazze, “le mule” di Trieste siano particolari: quale altro posto trovi dove una bella bionda chiacchierando con una amica, attraversano la strada principale che separa dal litorale in bikini da infarto senza che il traffico si blocchi? Trieste è città strana e incongruente per tanti versi, ma ha anche aspetti unici in Italia, una piccola Rio….
Faccio un bellissimo bagno e prendo un po’ di sole in perfetto relax in mezzo a gente di una cultura abituata a vivere a ritmi e in modi umani….
Il pomeriggio invece è un pomeriggio estivo lentissimo, con ritmo rallentato ulteriormente da una conferenza in una sala buia e fresca.
Mi prende l’attenzione una delle “hostess” in tailleur grigio. Ne seguo il profilo del viso, del seno, delle gambe. Guardo come la guardano. Sobria, compita, molto giovane.
E decido di inframezzare con l’ennesimo ditalino, il quarto della giornata, andandomi a chiudere in bagno e pensando a quella ragazza. è una cosa dolce, soave, nessuna furia…
Poi il resto del tempo sono chiacchiere e riordini che comunque mi fanno fare tardi…
Riprendo la macchina e scelgo la costiera come strada di casa che è già buio, ma ho sete e visto che oggi a casa non trovo altri se non il cane e la strada è lunga decido di scendere a Sistiana verso le baracche del porticciolo.
è un posto bellissimo, c’è sempre un po’ di vento. E certe sere quelli che sono “roadiès” bar, baracche da bibite e gelato per gli spiaggiaroli, si trasformano in birra e ballo: non ci sono abitazioni da disturbare e il parcheggio si riempie di moto e si beve e si balla.
Si beve anche molto. E se hai mangiato poco la birra fa il suo effetto…
Finalmente posso ballare e sudare. Tolgo le scarpe e a conoscere gente è un attimo. E fuori le cosce. E bevo, e ballo. E arrapo. E lo so. E mi piace. E si ride e scherza ma si fa anche tardi. Resta poca gente ma non si molla ne le birre ne il ballo. E grondo di sudore. E finita la mia birra a canna Marlboro Man e Harley Davidson mi fan bere dalle loro e non mi tiro indietro. Lavoro il collo delle bottiglie guardandoli in faccia e continuando a ballare e lascio il liquido debordi lungo le guancie e sul collo. E loro servizievoli mi leccano le spalle. Solo che l’effetto che mi da quel servizietto è che cerco i loro cazzi con le mani sopra i pantaloni, uno avanti e uno dietro. Ne nasce una danza a sandwich. Sono due manzi torchiati di pelle, divertente. Mi chiedano da dove vengo e sorrido senza rispondere, mi svincolo e balliamo ancora, e parliamo, diventano gentilissimi, quasi innocui.
Mi chiedono se conosco il posto, che la costa è bellissima. Guardo le moto, piccola icona rodie e dico perché non mi portano a farci un giro. Si guardano e dicono “volentieri”. Prendiamo un “casco” di Corona e ci avviamo alle moto che sono poco in la. Devo chiudere la capotte e la macchina di conseguenza, dietro la curva non c’è anima viva anche se si sente la musica. E loro mi vengono ad affiancare con le moto.
In macchina rimetto le scarpe.
Ma tolgo il resto, tutto. Resto nuda, esco e vado a mettermi sulla sella dietro a uno dei due.
Si guardano stupiti, arrapati. Allora velocemente l’altro spegne la moto, scende e si siede dietro a me e dice di andare ed è fantastico…
Ho i capezzoli durissimi, quello dietro mi lecca e tocca tutta e ci baciamo con la lingua; io mi allaccio a quello davanti, e con pazienza estraggo i cazzi a tutti e due.
Mi portano in una delle insenature, una spiaggetta di sassi dove poco lontano da noi un falò e della musica e rumori di spruzzi da bagno notturno sono suoni di festa. Ci limoniamo aggrovigliati poi scendo e corro a tuffarmi in acqua; il tempo di spogliarsi e mi seguono, e mi stanno addosso, ma è puro gioco di carezze e baci. E poi usciamo ed evidentemente conoscono perché uno ritorna sorridendo allungandomi un asciugamano barattato con della birra: il resto del “casco di birre” lo ha tra le mani, ne stappano un paio e iniziano a farmela bere ” a pompino” e poi a versarmela addosso a doccia e mi leccano: mi piace da morire. Mi eccita.
E allora metto uno sguardo giusto quando sento il bordo della bottiglietta percorrermi il filo della spina dorsale al solco delle natiche e mi sollevo appena e sorrido guardandolo dicendo “Si, dai…”.
E poi metto le mani attorno alla mano di quello di fronte che è attorno alla bottiglietta e la porto tra le cosce guardandolo. Poi chiudo solo gli occhi.
Sono eccitanti ma delicatissimi anche se certo introducono almeno un pochino, specie davanti. Ma son davvero bravi. Al punto che adesso pretendo i cazzi.
E non credo nemmeno duri tantissimo ma il gioco è davvero intenso e mi montano come Dio comanda. Mi bagnano tutta.
Altro bagno. Un po’ di fumo, io abbigliata in asciugamano, attorno al fuoco con gli altri, seduta in braccio tra loro due, con una serenità olimpica.
Ci si addormenta pure li, per un po’. Son quasi le cinque di mattina quando ritorniamo alla macchina e quasi albeggia. Di fronte alla macchina ci si bacia molto molto a lungo, con la lingua. Io nuda, loro vestiti.
Chiedo di essere scopata ancora, appoggiata alla macchina, mi sodomizzano, completo il mio orgasmo toccandomi da sola.
Poi c’è un bel saluto e al di la delle parole chissà se ci vedremo: ci siamo detti talmente poco che forse non interessa a nessuno.
Salgo in macchina, nuda.
E guido nuda. Stavolta a capotte coperta. Al casello ho la giacca a coprirmi e il sonno del casellante non fa notare altro.
Arrivo a casa e il piccolo bau mi fa le feste, mi lecca le gambe. Una doccia, la maglietta, scuri vicino e sono a pancia ingiù sul letto. Ma l’alba stamattina è ovattata, fa abbastanza fresco e si dorme benissimo. Mi addormento pensando che il pomeriggio andrò a prendere il solo nuda alla spiaggia sul bosco. Adoro il sabato. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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