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Mia moglie in auto con un altro

Sono sempre stato innamorato di mia moglie Giovanna, una donna di quarant’anni, mora, dal fisico ancora longilineo ed ancora particolarmente
attraente. Seno abbondante e sodo, veste sempre in modo sportivo/elegante, esaltando la sua figura giovanile. L’unico difetto: ci conosciamo da decenni e, come capita spesso a molti, col tempo ho notato sempre meno la sua bellezza, rimanendo attratto da altre donne.
In tutto questo, ho cercato di essere sempre gentile e attento alle sue necessità, complimentandomi con lei se le vedevo indosso un vestito nuovo o se tornava dal parrucchiere con un nuovo taglio, ma, ad esempio, la biancheria intima particolarmente costosa la regalavo ad altre già da tempo.
Anche dopo avere iniziato la mia relazione extraconiugale con Cinzia, inframmezzata dalle scappatelle con Marzia – collega e segretaria dell’ufficio –
ero convinto di non avere cambiato il mio comportamento entro le mura casalinghe, ma non era stato così, probabilmente. Da qualche settimana, infatti, mia moglie non era più la stessa. Era sempre nervosa, scorbutica, poco disponibile a qualunque cosa, dall’uscire con gli amici a fare una semplice passeggiata, per non parlare del sesso fra di noi, ridotto improvvisamente a livello zero, per i suoi mal di testa, sempre più frequenti.
Avevo iniziato a soffrirne e, inconsciamente, da qualche giorno le dedicavo maggiori attenzioni, telefonandole durante le pause di lavoro, mandandole dei fiori nel suo ufficio, portandola a cena nel ristorante più caro della città. Il tutto, però, senza alcun esito positivo: era rimasta irritabile tanto quanto prima, se non di più.
Poi, due giorni fa l’amara sorpresa. Verso le sei del pomeriggio l’avevo chiamata in ufficio per sentire come le andavano le cose. Era stata frettolosa e gelida, tanto da convincermi a scendere subito e ad andarla a prendere per tornare insieme a casa. Non avremmo avuto il problema della doppia auto in quanto, da un po’ di tempo, preferiva lasciare la sua in garage e recarsi a piedi in centro, dov’è il suo ufficio. Alle sei e venti ero davanti alla sede della ditta per cui lavora e stavo scendendo dall’automobile, per recarmi alla guardiola del custode e farla avvisare che ero lì, quando l’avevo vista uscire in fretta dal portone, girasi intorno, sorridere verso non so cosa, attraversare la strada e salire su una bmw grigia.
La macchina si era messa subito in cammino. Era sulla mia stessa corsia e, come un automa, avevo riavviato il motore della mia auto, accodandomi, due
o tre automobili più indietro.
Dopo aver percorso un tratto di Via della Repubblica, l’ho vista girare verso il porto, immettendosi in una zona buia, con pochissimo traffico.
Istintivamente ho spento i fari, continuando a seguirla lentamente, finche non l’ho vista fermarsi nel punto più buio ed appartato della zona. Ho parcheggiato anch’io, rimanendo come un idiota, con le mani strette intorno al volante e lo sguardo fisso al loro abitacolo. Ho visto mia moglie guardarsi intorno e volgersi verso l’uomo, mi era sembrata timorosa. Cercavo di capire chi fosse quel porco, ma era in ombra e non riuscivo a vedere nulla, se non il profilo del viso. Era impaziente e, dopo essersi guardato intorno anche lui, le si è buttato di sopra, rovesciandole la testa all’indietro e sprofondandole la lingua tra le labbra.
Cazzo! Lei ci stava e quello lì le aveva già sbottonato la camicia e le stava accarezzando il seno con bramosia. Ma perché proprio a me? !
Dopo aveva reclinato i sedili ed io non avevo visto più nulla. Ma non potevo restarmene come un balordo. Quella lì era mia moglie, dovevo sapere!!
Senza pensare alle eventuali conseguenze, ero sceso dall’auto avvicinandomi, per potere vedere quel che stava succedendo all’interno della macchina. Ero rimasto, nel buio, tra il muro di un palazzo e le altre macchine parcheggiate, e da lì avevo piena visione di tutto. Lui era disteso e le baciava, leccava e succhiava le mammelle ed i capezzoli, mentre la mano era già tra le cosce, cercando di raggiungere il bordo delle mutandine, sotto i collant.
L’ho vista sollevarsi, abbassarsi le calze e le mutandine ed allargare le gambe il più possibile offrendo la sua intimità a quell’individuo.
Sono stato colpito da una fitta nel cervello quando lui ha introdotto il dito medio della mano destra tra le labbra della vagina di Giovanna, cominciando a penetrarla e facendola agitare sul sedile dell’auto. Dopo poco si è fermato, staccandosi dal corpo di mia moglie, sollevandosi in tutta fretta per tirasi giù pantaloni e mutande, scoprendo, sotto gli occhi lucidi di lei, una fallo in piena erezione, abbastanza lungo e grosso, per quel che vedevo.
Avrei dovuto andare verso di loro; urlare che era una pazza, che non poteva!! Avrei dovuto impedire quel che sarebbe successo da lì a poco, ma non l’ho fatto!! Sono rimasto inerme, col cuore a mille e una strana sensazione che mi scuoteva ogni centimetro della pelle. Ero stravolto, incazzato, e, allo stesso tempo, follemente stregato dalla scena.
Intanto l’uomo, rimanendo inginocchiato sul sedile davanti a lei, seduta, le aveva preso la testa tra le mani, dirigendola verso il suo bastone, strusciandoglielo sulle guance, sul collo, sugli occhi e puntando, infine, la cappella testa tra le labbra. Fissandola col mio sguardo ebete, l’ho vista poggiarle sulla testa del membro, ritto davanti al suo viso, cominciando subito a leccare avidamente la punta per levare le secrezioni prodotte dalla eccitazione dell’uomo. Poi, in un attimo, ha spinto indietro il prepuzio con la stretta delle sole labbra, scoprendo il glande ed accogliendo il membro in bocca. Vedevo la mia Giovanna che, dopo aver inghiottito parte del lungo membro, cacciandoselo quasi fino in gola, percorreva, con le labbra, tutta la superficie del palo, facendolo entrare ed uscire dalla bocca, con frequenti affondi, alternando massaggi ed umettandolo con le labbra ed il lavoro appassionato della lingua. Inghiottiva e succhiava quella mazza, continuando a fissare con occhi l’uomo che, senza avere smesso di tenerle la testa fra le mani, la stava penetrando tra le labbra come se fosse in mezzo alle sue gambe. Nemmeno gli avessi letto il pensiero, un attimo dopo, lo avevo visto estrarre, con voluta lentezza, il membro dalla bocca di mia moglie, facendola distendere sul sedile dell’auto, aprendole le cosce con le mani e, nel portarsi su di lei reggendo il fallo con la destra, glielo aveva introdotto con decisione, di colpo, facendola sussultare. La mazza era subito affondata per intero dentro lei, riempiendola tutta. L’ho visto cominciare a trivellarla furiosamente, con colpi potenti che la sollevavano, ad ogni affondo, dal sedile, facendola scuotere e, presumo, gemere, visto le smorfie della sua bocca per il piacere di quella penetrazione.
Dopo un po’ lei lo aveva fermato. Lo aveva fatto sollevare e, continuando a parlare e ridere, gli aveva voltato le spalle, mettendosi in ginocchio sul sedile. Poi, aveva abbassato le testa verso lo schienale posteriore, rimanendo con i fianchi ben sollevati ed arcuati all’indietro. In questo modo stava offrendo a quell’individuo le sue parti più intime in bella mostra, proprio all’altezza del fallo turgido che, a quel punto, sembrava una lunga e grossa siringa pronta a compiere la propria opera di sfracello (per me! ). L’ho vista posare le mani sui fianchi e, con le dita, schiudere piano piano le natiche, per l’eccitazione (e l’uso che avrebbe voluto farne) di quell’uomo che, ancora, non riuscivo a capire chi fosse. Con chissà quanta smania addosso, pregustando il momento in cui avrebbe infilzato quelle natiche, mister X si era portato la mano alla bocca, insalivandosi abbondantemente le dita, per scenderle subito ad umettare tutto intorno al buco posteriore di mia moglie che, pazientemente, lo lasciava fare, agevolandolo, mantenendo le mani ferme sul suo sedere in modo da tenere ancora schiuse le natiche. Prima uno, poi due dita erano sparite dentro l’orifizio di Giovanna, fino a quando non lo avevo visto rialzare la mano e darle una sberla su una natica, sorridendole. Erano pronti!!
Nascosto in quell’antro buio, osservavo la bmw ferma a pochi metri da me, con mia moglie dentro che si posizionava in maniera da consentire a quello sconosciuto di inchiappettarsela nel modo più agevole. Aveva abbassato la testa ancora più in giù, poggiandola quasi dove lo schienale incontra il sedile, inarcando all’indietro i fianchi e spalancando le natiche con le sue stesse mani, in modo da aprirle al massimo delle possibilità. Era una cosa che con me, ovviamente, non aveva mai fatto. Avevamo avuto i nostri rapporti anali, ma, ogni volta, per me era stata una sofferenza convincerla.
Ed invece, era lì che aiutava qualcun’altro a prenderla da tergo. Mister X le aveva poggiato la mano sinistra sulla schiena, facendola inarcare ancor più, poi aveva impugnato il membro con la destra ed aveva poggiato la grossa punta sul buco. L’unica visione che avevo in quel momento era quella di una trivella, una trivellazione in piena regola. Ecco cosa stava per capitare a Giovanna.
L’uomo si era lasciato scivolare in avanti, tenendosi in equilibrio col braccio, teso sulla spalliera posteriore dell’auto, e, in parte, sul corpo di mia moglie. La sovrastava con la sua mole ed aveva subito cominciato a spingere col bacino, facendo progressivamente sparire la cappella tra le natiche.
Dopo qualche secondo, aveva inarcato la schiena all’indietro e, contraendo i muscoli del viso in una smorfia maligna, aveva spinto in avanti poderosamente. Ero rimasto di sasso nel vedere, con devastante nitidezza, quella mazza che penetrava, rovinosamente, paurosamente, repentinamente, tra le chiappe di Giovanna.
Nel sentire la spinta prepotente di quel grosso ariete che le allargava lo sfintere per consentire l’ingresso di tutto il pene (forse in modo doloroso), mia moglie aveva strabuzzato gli occhi e aperto la bocca in un grido che non era arrivato alle mie orecchie ma che mi aveva sconquassato il cervello. La vedevo irrimediabilmente decisa a farsi sfondare da quell’uomo e non si era ritratta, ma aveva continuato a mantenere le natiche spalancate il più possibile con le mani.
Mister X non si era perso d’animo ed aveva continuato a premere in fondo, facendo perno con tutte e due le mani poggiate sui fianchi di Giovanna. Lo avevo visto ritrarsi solo per un attimo, sfilando il suo arnese quasi completamente, inarcarsi, ed affondare un novo colpo.
Avvolto dalla gelosia e drogato da una sensazione spaventosamente morbosa, assistevo, immobile, mentre quel manganello di carne affondava interamente dentro mia moglie. Era sparito alla mia vista, mentre il ventre dello sconosciuto si posava sul fondo delle natiche di Giovanna e le palle strusciavano sulla sua peluria pregiata. L’uomo si era sollevato e, dopo qualche breve attimo di sosta, aveva cominciato a pistonarla con violenza. Vedevo i glutei distanziati tra loro da quella presenza estranea. Il pene entrava ed usciva, alternativamente, con frequenza crescente, riempiendo tutto il retto di mia moglie ed allargando tremendamente il buco al suo passaggio.
Il supplizio, per me, durava da un tempo che mi era sembrato interminabile quando, ad un tratto, l’uomo si era bloccato con l’asta tutta estratta ad eccezione della grossa testa, trattenuta ben stretta dai muscoli dello sfintere di Giovanna. La vedevo scuotersi e gridare con quel coso che le ostruiva l’apertura posteriore. Era posseduta da un orgasmo incontenibile mentre veniva colpita dai potenti sussulti del pene che, sicuramente, con fiotti copiosi, le stava riempiendo il retto imbottendola di sperma. Alla fine l’uomo si era abbattuto sul corpo di mia moglie con tutto il suo peso, schiacciandola sul sedile. Aveva affondato di nuovo la mazza, per intero ed ancora turgida, nel sedere di Giovanna, rimanendoci dentro finché, con ogni probabilità, non vi aveva versato l’ultima goccia di liquido seminale. Si era sollevato, estraendo lentamente il membro dal sedere di mia moglie e si era adagiato sull’altro sedile.
Ma Giovanna non si sentiva appagata, per quel che fece. Invece di ricomporsi, si era raggomitolata dal suo lato, con le mani ed il viso vicine alle gambe dell’uomo. Lui sembrava avesse fretta di andare via. Aveva portato la mano sulle chiavi per riavviare il motore, il rumore mi era giunto chiarissimo. Ma la sua bocca lo aveva fatto desistere. Approfittando dello stato di quiete in cui era caduto il pene, lo aveva afferrato con le labbra, risucchiandoselo dentro, e non lo aveva mollato più.
Rideva, sghignazzava. Lui le diceva qualcosa, sembrava che la stesse sgridando e lei scuoteva la testa per dire di no, ma lo faceva tenendo la sua preda ben stretta fra le labbra, sino a quando non aveva ripreso il vigore precedente.
Ne era seguito un bocchino appassionato. Fatto di leccatine, baci, succhiatine ed affondi. Poi, un passaggio giù ai coglioni, presi uno per volta fra i denti e succhiati sino al midollo e via, nuovamente di sopra, a curarsi della cappella e dei dintorni. Le unghia la aiutavano nel solleticare tutte le parti indispensabili perché Mister X potesse trarre il massimo beneficio da quell’opera. E se l’era gustata eccome quel balordo. Aveva rialzato leggermente lo schienale del sedile, rimanendo spaparanzato a godersi quelle grazie per un bel po’. Poi, improvvisamente, l’aveva sballottata dal suo lato, obbligandola a distendersi e saltandole di sopra. La mazza era sparita in mezzo al solco del seno di mia moglie e ne era seguito un massaggio a doppia mammella con intermezzo di succhiate e baci. La conclusione non poteva che essere ovvia e così era stata. Il ghigno del viso aveva lasciato intendere che quel bastone sarebbe esploso da un momento all’altro e il suo titolare lo aveva saldamente impugnato, mantenendolo puntato leggermente verso l’alto e dandogli due smanettate. Gli spruzzi erano stati abbondanti e numerosi, la crema era caduta sui capelli di Giovanna, sul suo viso e sul seno.
Un’ora dopo aprivo la porta di casa.
“Ciao Amore, ben tornato. ”
“Ciao Giovanna. ” FINE

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