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12 Agosto 1983

Premetto una cosa. Anzi due. La prima è che sono un feticista del piede femminile da sempre, in pratica mi sono reso conto di avere avuto questa “inclinazione” sin dalla tenera età di sette anni. La seconda è che ci crediate oppure no cari amici lettori, la storia che mi accingo a raccontare è ASSOLUTAMENTE VERA! Si tratta di un episodio della mia vita che mi ha visto protagonista per così dire, ma soprattutto che ha visto protagonista mia zia, ed i suoi …piedi. Avevo circa quindici anni………

Ho “subito” per un lungo periodo di tempo il fascino dei piedi di mia zia, una mia zia acquisita, essendo moglie del fratello di mia madre. Abitavamo nello stesso palazzo e tutte le volte che la vedevo e che potevo ammirare i suoi piedi, immaginavo l’inimmaginabile…. Quando mi trovavo a casa sua, per un motivo o per l’altro, cercavo, quando potevo, di approfittare della situazione e quindi con la scusa di dover andare al bagno mi chiudevo dentro ed aprivo la scarpiera che lei aveva messo di fronte agli “accessori” igienici. Dentro c’erano in pratica quasi tutte le sue calzature… Sandali, sandali aperti col tacco alto, pantofole, stivaletti, zoccoli in legno, zoccoli di sughero etc… Ovviamente le calzature variavano da quelle invernali, se era inverno, a quelle primaverili – estive, se si andava già incontro ai primi tepori della “bella stagione”. E così ogni volta rapito da quello spettacolo, finivo sempre con l’annusare le sue scarpe una per una e spesso e volentieri, lavorando di fantasia, me le strofinavo sul mio sesso fino a godere. Talvolta trovavo anche i suoi collant color carne e si ripeteva il…. rituale. Questa situazione andò avanti per un bel po’ di tempo. Per me ogni scusa era buona per andare giù da mia zia, nella speranza di guardare più da vicino i suoi due “tesori” e perché no, nella speranza che magari si presentasse una nuova occasione per… chiudermi in bagno!

Ma quando a momenti svenivo fu in un pomeriggio d’estate. Eravamo in vacanza insieme io e mia zia, con le rispettive famiglie ovviamente. Una combinazione che si era creata dall’anno precedente, e che visto che aveva funzionato, le rispettive famiglie si erano riproposte per l’anno successivo. Il primo anno fu più o meno tranquillo…. (nel nostro senso). Io ammiravo i suoi piedi, li osservavo e quando potevo, cercavo una sua calzatura. Ma in quest’ultimo tentativo non fui molto fortunato perché le calzature le aveva in uno scatolo dentro la sua stanza. E per me fu un po’ più difficile arrivare alla sospirata meta. In spiaggia poi, non potevo fare altro che approfittare di guardare tutte le volte che si stendeva a prendere il sole, e così con la scusa di fare altrettanto mi stendevo ad una certa distanza ai suoi piedi, potendoli ammirare nella loro bellezza, sia quando si metteva supina, sia quando si sdraiava a pancia sotto. Amici, non vi stupite se ho detto la parola bellezza… Chi non è un feticista dei piedi femminili forse troverà di difficile comprensione associare la parola “bellezza” ad un paio di piedi, sì ma se solo per un attimo provate ad immedesimarvi nella condizione di un autentico feticista come me, allora potreste provare a capire cosa intendo. E quei feticisti come me, sanno cosa intendo! Ma andiamo avanti con la vicenda. L’anno dopo avvenne il fatto! Era un pomeriggio d’estate, più o meno intorno alle 17, 00 credo.

Tutti i componenti delle famiglie (genitori, zii, fratelli, cugini…), uscirono per un escursione ed io preferii restare in casa con la mia “Settimana enigmistica”, ed un bel bicchiere d’orzata ghiacciato, fuori al giardinetto al fresco dell’albero, comodamente seduto vicino al tavolino. Dopo un po’ tornò mia zia da sola, che alludendo alla stanchezza mi spiegò in breve il motivo che l’aveva indotta a desistere da quell’escursione, e anche perché, mi confidò, che non erano proprio il suo forte un certo genere di cose. Così, parlando, venne a sedersi di fianco a me, a circa un metro di distanza. Intanto dopo un po’ che avevo visto i suoi piedi nudi dentro quel paio di zoccoli di sughero col tacco, che inarcavano inevitabilmente il dorso perfetto dei suoi piedi smaltati di un rosa tenue, cominciai ad eccitarmi. Per non dare troppo nell’occhio feci finta di riprendere con la mia enigmistica, ma ad un certo punto si girò verso di me, e con tono perentorio mi disse:

“Fammi riposare un po’ questa gamba! ” E così dicendo alzò la gamba per stenderla praticamente sulle mie cosce! Fatto sta che scostandosi più lontano per sistemarsi meglio nel tentativo di stare più comoda, capitò che il suo tallone andasse a toccarmi proprio lì! Sì, avevo parte del suo tallone e della sua caviglia poggiati sul mio sesso! Ebbi come un sussulto, ma a quel contatto che durò diversi minuti, io già eccitato, risposi con una irrefrenabile erezione che ad ogni movimento involontario (o forse no? ) della sua caviglia – tallone, si trasformò alla fine in un autentico orgasmo, che pur cercando di contenere in volto e nei pantaloncini, fu abbastanza evidente.

Non so e non saprò mai se in quel momento mia zia si fosse accorta di qualcosa, ricordo solo che di lì a poco tolse il piede, si alzò dalla sedia dicendomi che andava a riposare nella sua stanza. Infilò il suo zoccolo e si allontanò col seducente rumore dei suoi passi. Io ancora in balìa di quanto era accaduto, non riuscii a parlare e la salutai appena con un cenno della testa. Dopo un po’ mi ripresi, mi alzai a mia volta e andai a cambiarmi. E finì lì. Purtroppo quella è stata l’unica volta che mia zia mi ha fatto quel “regalo”. Momenti simili da allora non li ho più vissuti, ma il ricordo di quel pomeriggio del 12 Agosto 1983, è indelebile nella mia mente. E sarà sempre così. Grazie zia M. FINE

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