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Addestramento

L’Addestramento: questo era lo scopo della serata. Anita S. aveva deciso di spingersi oltre i limiti che fino a quel momento avevano regolato i suoi rapporti sessuali. Semplicemente “legata e posseduta” non bastava più: voleva essere trattata come una vera Schiava. Paolo P. dimostrò subito di essere disponibile ad accontentarla. Anita finendo di prepararsi, tardò di pochi minuti, quanto bastò a Paolo, una volta entrati nel Garage (così era chiamata la stanza attrezzata di Paolo), per ricoprirla di insulti e per mollarle un sonoro schiaffone. Ad Anita si inumidirono subito gli occhi, tanto era forte lo schiaffo ricevuto, ed ebbe subito il sentore di aver agito con leggerezza nel chiedere un “trattamento completo” senza sapere bene di cosa volesse significare. Subito Paolo le ordinò di togliersi quel poco che indossava: un tubino rosso, degli slip, e scarpe con tacco altissimo. “Spogliati troia, tieni solo le scarpe. Ti faccio diventare io una Schiava ubbidiente! ” Come sempre Paolo dava inizio all’addestramento con la schiava nuda, giocando con i suoi capezzoli. Strinse fortissimo ambedue i capezzoli di Anita, che diventarono immediatamente turgidi. L’unica reazione che Anita ebbe il coraggio di tentare fu coprirsi con le mani il seno, e la cosa non fu gradita dal Padrone. Anita venne legata mani dietro la schiena con una corda nera di quelle usate per la nautica. Anche i gomiti furono legati, per costringerla a tenere il petto in fuori. Paolo riprese a stringerle forte i capezzoli, tirandoli e rilasciandoli ritmicamente. “Ho intenzione di non trascurare nessuna delle tue parti più sensibili” disse Paolo, mentre le applicava dei morsetti che stringevano i capezzoli talmente forte da deformarli.

Applicò poi dei pesi ai morsetti, per mettere i seni in tensione. Furono applicati tre pesi per parte, prima che Paolo fosse soddisfatto della deformazione subita dai seni di Anita. Prese poi una bacchetta di bambù, e la colpì sul petto già dolorante. “In ginocchio” ordinò “lurida vacca… Ubbidisci!!! ” e le legò ben strette anche le caviglie. Il segno rosso della bacchettata era apparso sui grandi seni bianchi di Anita. La porta del Garage si aprì, e fece ingresso Giuseppe F. con un’altra bacchetta. Anita si voltò interrogando con l’espressione spaventata Paolo, che con gli occhi le fece capire di non averle permesso alcuna domanda. Paolo e Giuseppe diedero inizio ad una fustigazione multipla delle mammelle, che divennero subito rosse, non permettendo più di distinguere il numero dei segni lasciati dai colpi inferti. “Ora dovrai fare vedere ai tuoi due Padroni come sei brava a contare. Conta i 20 colpi che ancora ti spettano, urla se vuoi, ma non devi fare suppliche, o ricomincerai da capo” Anità cominciò a contare: “Uno… D… Due… Tre… Quatt… ro… ” e riuscì a trattenere la voglia di strillare per il dolore: sapeva che avrebbe reso ancora più violenti Paolo e Giuseppe. Le lacrime avevano cominciato a scedere sul bel viso di Anita, contratto per il dolore. I colpi facevano sobbalzare i pesi che aveva sui seni, e questo le provocava un ancora maggiore dolore. Terminata la fustigazione i due Padroni si tolsero i vestiti; Anita potè vedere come la sua sofferenza aveva eccitato i due uomini. Aveva ricevuto senz’altro più di 40 colpi, pensò sentendosi il petto bruciare. Giuseppe le slegò prima i gomiti, e poi sostituì la corda ai polsi con una polsiera di cuoio, con la catena piuttosto corta fissata con due moschettoni. La catena venne poi fissata ad una corda robusta che pendeva da una carrucola a soffitto. Paolo tirò la corda fino a lasciare Anita sempre inginocchiata ma con le braccia legate in alto. L’unico movimento che tale posizione le permetteva era di agitarsi sulle ginocchia, che ora le cominciavano a fare male. I due padroni si portarono vicini ad Anita, bastò uno sguardo reciproco per intendersi su quale doveva essere il prossimo supplizio. “Ora daremo una rinfrescata alle tue mammelle da vacca” disse Paolo, che cominciò ad orinare dirigendo il liquido sul seno di Anita. Giuseppe imitò Paolo un attimo dopo, alzando la mira sulla bocca. Seppur non fosse nuova a questo tipo di pratiche, e non le dispiacessero del tutto, Anita girò la testa all’indietro, e Paolo si spostò dietro di lei per non permetterle di salvare almeno il viso dalla caldissima pioggia, che colando sul petto le provocava bruciore alle parti colpite dalle bacchette. Terminata l’operazione, Giuseppe tese la corda della carrucola, lasciando così Anita sospesa ad una decina di centimetri da terra. Paolo prese una lunga frusta appesa al muro in mezzo a tanti altri attrezzi (Anita si augurò di non dover conoscere uno ad uno quegli strumenti, almeno non tutti in quella sera).

Portatosi alle spalle di Anita, Paolo cominciò a colpirla con forza alla schiena e sui tondi e perfetti glutei. Ad ogni colpo la sensazione di Anita era quella che una striscia di carne si staccasse dal suo corpo, e non potè trattenere le urla. Giuseppe le applicò sulla bocca un morso in cuoio, che la lasciava respirare attraverso un foro nel cilindretto di nappa che le entrava in bocca e le teneva aperta la mascella. Questo trasformò gli strilli di Anita in soffocati mugolii. I colpi furono 10, e Paolo li aveva diretti sapientemente: glutei, schiena, fianchi, … I segni lasciati dalla frusta erano molto più evidenti di quelli provocati dalle bacchette, e il dolore non era nemmeno paragonabile a quello precedentemente provato. Giuseppe prese dal muro degli attrezzi una gognetta senza fori. Nel frattempo Paolo aveva allentato la tensione della corda lasciando toccare il pavimento ai piedi della Schiava, e le aveva rimosso i pesi dal seno per permettere l’applicazione di quell’attrezzo. In breve Anita si trovò con i seni compressi fra le due tavolette: la base dei seni era quasi appiattita dalla pressione. Paolo accese una candela nera, molto larga, e cominciò a fare scendere grosse goccie di cera bollente sui capezzoli duri di Anita, fino a ricoprirli quasi completamente. Sganciando i moschettoni della polsiera, fecero sdraiare l’ormai ubbidiente Anita su un tavolo di legno grezzo, e le legarono braccia e gambe sotto il tavolo. Giuseppe infilò un dito nella vagina di Anita, che presto si inumidì abbondantemente, permettendo l’inserimento delle altre dita. Mogolando di piacere e torcendosi sul tavolo, Anita non si accorse di essere ormai penetrata dalla intera mano di Giuseppe, inseritosi fino al polso nella di lei natura. Paolo intanto ungeva con della gelatina un grosso, lungo e venoso vibratore nero. Giuseppe fece uscire lentamente la mano dalla vagina e si spostò fino ad appoggiare il membro eretto sul viso di Anita. Paolo diede inizio all’operazione di intrusione del grosso vibratore nell’orifizio posteriore di Anita. Seppur non fosse vergine, di affari così grossi Anita non ne aveva mai introdotti nel suo buchino. Quello che provava era un forte piacere misto a dolore. Giuseppe aveva cominciato a masturbarsi sopra il viso di Anita, e Paolo lo raggiunse lasciando il vibratore nelle carni della Schiava. Con le mani non impegnate i due Padroni collaborarono per togliere ad Anita il morso intriso di saliva, e le liberarono le caviglie e il seno. Il corpo di Anita era segnato alle caviglie dall’impronta della corda; i fianchi avevano grosse strisce rosso-violacee dovute alla frusta, e una molto scura le attraversava il corpo dal fianco sinistro sin sotto il seno destro; i seni competamente arrossati con i grossi capezzoli coperti da residui di cera solidificata, e il corpo ancora umido di orina. Ora sentiva i due membri duri sbattuti violentemente contro il suo viso. Giuseppe esplose sul seno di Anita con un getto lunghissimo, e le strofinò il liquido sulle mammelle con il membro. In un minuto Paolo arrivò, riempendole la bocca di calda crema. Il godimento di Paolo era così copioso che una parte le scivolò fuori dagli angoli della bocca, colando sulle guance. Anita cominciava ad apprezzare quel genere di trattamento. Rimesso in ordine il Garage e congedato Giuseppe, Anita e Paolo, dopo una rigenerante doccia andarono a letto soddisfatti, come in tutte le sere in cui si dedicavano a pratiche S/M. Anita disse a bassa voce: “Perchè non incontrare una donna la prossima volta, e magari farla nostra Schiava? ” “Promesso Tesoro? “, rispose Paolo, abbracciandola e baciandola con passione. FINE

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