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Agli ordini della padrona

La mia padrona non mi aveva mai chiesto tanto come quel giorno. Era alla ricerca di qualche novità che la eccitasse e mentre ero inginocchiato davanti a lei a massaggiarle i piedi, mi guardò con un sorriso malizioso e mi disse di vestirmi perché saremmo usciti subito. Obbedii senza far domande e dopo circa mezz’ora lei fermò la sua auto davanti a un cinema porno. Non mi ci aveva mai portato e l’idea tutto sommato non mi dispiaceva. Mi guardò dritto negli occhi obbligandomi ad abbassare lo sguardo, come faceva sempre quando stava per esprimere un ordine e mi disse:

“Ora entrerai in quel cinema, avvicinerai un uomo e gli farai un pompino”. Pensai che stesse scherzando e mi misi a ridere; scoppiò a ridere anche lei e questo mi tranquillizzò, ma il suo sguardo fermo e severo mi colpì come un pugno allo stomaco:

“Esci immediatamente dalla macchina e fà come ti ho ordinato, io controllerò dall’ultima fila! ” Con le gambe tremolanti mi avviai verso il cinema: il cuore batteva all’impazzata e credo che arrossii fino alla cima dei capelli quando feci il biglietto. Non appena gli occhi si abituarono al buio potetti valutare quanta gente ci fosse. Non erano molti, meno di una ventina, tutti uomini tranne un paio di coppie. Sullo schermo le scene di un’orgia. Mi sedetti a cinque o sei posti di distanza dall’uomo più vicino. Ero paralizzato dalla paura, ma il comando della padrona non poteva essere ignorato; avrei rischiato di perderla. Dopo qualche minuto mi feci coraggio e mi misi un po’ più vicino a quel ragazzo. Guardavo lo schermo e guardavo lui cercando di capire che età avesse e provando a intuire le fattezze del suo viso nella speranza che non fosse troppo mascolino. Lui doveva aver notato il mio spostamento perché dopo poco si mise proprio accanto a me. Avvicinò la sua gamba alla mia e poi mise la sua mano sulla mia. Io ero immobile; allora lui prese la mia mano e se la portò sull’uccello già turgido. Iniziò a strofinarsi il sesso con la mia mano e presto lo tirò fuori dai pantaloni e me lo fece impugnare affinché lo masturbassi. Mi lasciavo guidare da lui e le sensazioni che stavo provando creavano in me uno stato di confusione e di grande eccitamento. Avevo repulsione verso il sesso di un altro uomo, ma al contempo ero stato colto da una specie di ubriacatura che mi faceva palpitare il cuore e annullava ogni resistenza. Queste andarono via del tutto quando lui passò un braccio attorno alle mie spalle e mi tirò a sé costringendomi a piegarmi verso il suo cazzo. La mia faccia era a pochi centimetri dal suo sesso e potevo sentirne l’odore. Le mie labbra entrarono in contatto col glande e a quel punto una spinta decisa sulla mia nuca mi obbligò ad aprire la bocca e ad ingoiare quel cazzo. Stavo per venire per l’eccitazione a causa di quel manico che andava e veniva nella mia bocca riempiendola del suo sapore. Lui cominciò ad ansimare e dopo che glielo ebbi leccato e succhiato per qualche minuto il primo schizzo di sperma invase la mia bocca e ne seguirono altri fino a che la mia bocca non ne fu piena. Non volevo ingoiarlo e quando lasciò andare la mia testa, pensai di sputare tutto in un fazzoletto, ma non appena mi rimisi a sedere mi accorsi che accanto a me, dall’altro lato, si era seduto un altro uomo. Egli mi mise una mano sulla nuca e con decisione spinse la mia testa verso il suo cazzo già turgido. Non potendo far altro dovetti ingoiare lo sperma che avevo trattenuto in bocca ed aprii le labbra per accogliere quel grosso arnese che premeva sulle labbra. Non era delicato come il primo e spingeva la mia testa con forza facendo in modo che il suo cazzo entrasse tutto nella mia bocca. Leccai e succhiai per almeno quindici minuti, fino a che un’abbondante eiaculazione mi riempì di nuovo. Poiché il cazzo era tenuto profondamente nella bocca dovetti ingoiare ogni fiotto di sperma per non soffocare. Finalmente mi lasciò la testa e alzandomi a sedere vidi che l’altro se n’era già andato e anche quest’ultimo si alzò senza dire una parola e andò via. Rimasi seduto per calmarmi un po’. Ero frastornato e provavo vergogna e rabbia per quello che era accaduto, ma allo stesso tempo provavo un’enorme piacere che proveniva innanzitutto dal fatto di aver obbedito alla padrona e poi non potevo negare la voluttà delle sensazioni provate con quei cazzi, sensazioni che mi avevano riportato a esperienze vissute durante l’adolescenza. Uscii dal cinema qualche minuto dopo; la padrona era lì che mi aspettava, col suo sorriso soddisfatto per il potere esercitato. Ci sedemmo in macchina e si fece raccontare quello che era accaduto mentre lentamente si masturbava.

“Bene, mi disse, ora la posta si alza, per cui rientri immediatamente nel cinema e vai nella toilette. Lì non sarai più protetto dal buio e dovrai affrontare la stessa prova di prima facendoti vedere. ” La implorai quasi in lacrime di desistere da quella sua idea, ma come sempre fu inflessibile. Rientrai nel cinema e dopo aver balbettato qualcosa alla cassiera mi avviai verso la toilette. Per fortuna era vuota e non sapendo che fare mi misi davanti a uno specchio. Non passarono un paio di minuti che entrò un ragazzo e si avvicinò all’orinatoio. Si accorse subito che lo guardavo e appena terminato di fare pipì mi si avvicinò, mi prese la mano e mi tirò verso la porta di un w. c. facendomi sedere sulla tazza. Non si curò nemmeno di chiudere la porta, ma tirato fuori l’uccello dai pantaloni me lo mise in bocca. Era ancora moscio e fu molto eccitante sentirlo gonfiarsi e indurirsi. Mi scopò letteralmente la bocca tenendomi ferma la testa e quando venne, non solo mi schizzò dentro ma anche sul viso. Mentre si asciugava il cazzo vidi che altri due ragazzi avevano assistito alla scena e pretesero a turno di essere spompinati anche loro. Ce ne furono ancora altri due prima che potessi uscire da quel bagno, con lo sperma che mi colava dentro la camicia, per non parlare di tutto quello che avevo dovuto ingoiare. La padrona era andata via e mi toccò tornare a casa in autobus, da solo con i miei pensieri e le mie emozioni contrastanti. Nei giorni seguenti pensai continuamente all’accaduto: se pensavo a un maschio non avevo nessun tipo di eccitazione, ma se ricordavo il sapore di quei cazzi non potevo evitare di masturbarmi e bere il mio sperma. Da quel momento per me iniziò una fase in cui la sessualità avrebbe preso strade del tutto diverse da quelle percorse fino allora. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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