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Cagna al cinema

Non sono mai stato un assatanato del sesso, ma da quel giorno qualche cosa o meglio la mia vita è cambiata.
Giravo in auto per la città senza meta pensando tra me e me che le donne sono tutte puttane.
Mi ero lasciato con quella stronza della mia ragazza da circa 10 giorni e mi annoiavo terribilmente passeggiando senza meta.
Le luci di un cinema attrassero la mia attenzione, pensai potesse essere un ottimo modo per impiegare quello schifosissimo pomeriggio.
Entrai, era buio ma ben presto i miei occhi si abituarono all’oscurità.
La sala era quasi deserta ma con mia sorpresa scorsi una giovane donna in una delle ultime file.
Volevo sedermici vicino ma, prima di poterlo fare, un uomo mi precedette.
Mi insospettii, e pensai che quello ci avrebbe sicuramente provato, quindi incuriosito mi sedetti sulla fila dietro a loro per poter controllare la situazione.
Ed infatti non sbagliavo, dopo circa 10 minuti, vidi la donna spostarsi sempre più in un angolo della sua poltroncina: stava scostandosi da quell’omone che probabilmente la pressava.
Mi sporsi in avanti ed infatti vidi che la gamba dell’uomo nel tentativo di toccare la coscia della donna era completamente divaricata, inoltre la sua mano pendeva dal bracciolo e tentava con timidi tentativi di sfiorarla.
Non riuscivo però a comprendere l’atteggiamento della ragazza.
Era evidente che si ranicchiava sempre più nel suo angolino, ma perché non fuggiva, perchè non cambiava posto?
Ma soprattutto cominciavo a trovare noiose le avances dell’uomo, pensavo: dovrebbe osare di più, magari trattandola da troia lei ci starebbe.
Questi sterili sfregamenti proseguirono qualche altro minuto, poi improvvisamente si accesero le luci, era terminato il primo tempo.
L’uomo fece un sobbalzo, e lo vidi armeggiare febbrilmente sotto il cappotto che aveva disteso sulle gambe, presumibilmente per allacciare la patta sbottonata per tirarsi una sega mentre tentava di toccare la donna.
Appena ricomposto l’uomo fuggì via per non farsi riconoscere lasciando così campo libero.
Il cuore mi cominciò a battere come non mai, e pensai: ora vado io, ci provo e succeda quel succeda.
Infatti appena si spensero le luci cambiai posto e mi sedetti vicino alla donna. Potei così vedere che era bella, di circa 35 anni, capelli scuri.
Ero già esasperato dalla lentezza delle avances dell’uomo precedente così decisi di non perdere tempo.
Le posi una mano su una coscia subito sotto l’orlo della minigonna, ed afferrai saldamente la gamba.
A quell’improvviso contatto lei trasalì e tentò di rintanarsi in un cantuccio della poltrona.
Non lo permisi tirando deciso la coscia verso di me per divaricarle le gambe. Lei emise un lieve gemito di sorpresa e dolore e si trovo con le gambe lievemente dischiuse.
Allentai la presa per risalire con la mano le belle cosce affusolate, ma lei mi scappo subito spostandosi e serrando le gambe.
Però non se ne andò, da cui capii le sue intenzioni: voleva giocare ed io l’avrei fatta divertire.
Le sussurrai piano:
Troia apri le cosce o te le faccio spalancare io.
Lei fece finta di non sentire allora incalzai sussurrando:
Tu fai quello che ti dico, perché questa sera tu sarai il mio giocattolo o la mia puttana se preferisci.
E così facendo le misi la mano sul ginocchio e diedi un forte strattone.
Lei emise un gemito soffocato, la spinta la scompose sulla sedia quindi mollò un po’ la presa ed io ne approfittai per bloccare la sua gamba con la mia.
Ora non poteva più muovere la sua gamba destra e dopo qualche timido tentativo rinunciò a liberarsi, rimanendo così con le gambe semi dischiuse.
Avvicinai la mia bocca al suo orecchio e dissi:
Così brava la mia bambina, ti voglio arrendevole, sottomessa, e vedrai ti piacerà essere la mia cagnetta.
Lei fece per scostarsi ma le misi un braccio attorno al collo, come un perfetto fidanzatino e la tirai a me.
Lei resistette ma si dovette piegare alla mia maggiore forza.
La imprigionai così per qualche minuto, dopo di che le dissi: ora tolgo il braccio per poterti toccare tutta; tu non provare a muoverti.
Così lentamente allentai la presa e lei non si mosse, rimanendo anzi appoggiata a me.
La mia mano prese a scorrere sulle sue cosce fino ad incontrare il bordo delle calze autoreggenti.
Le sussurrai: sei proprio porca, ti metti le calze da puttana per farti toccare meglio al cinema.
Ero arrapatissimo.
Le presi il bordo elastico e tirai con forza fino a strapparlo.
La calza si ruppe, lei sobbalzò e per la prima volta parlò bisbigliando: tu sei pazzo, mi hai rotto le calze.
Ponendo una mano sul pube la afferrai saldamente e dissi: non mancarmi mai di rispetto ne ora ne mai, farò di te quello che voglio e come voglio. Avevo ormai capito che voleva essere dominata.
Così dicendo infilai le dita sotto le mutandine.
Era fradicia di umori e cominciai a masturbarla.
Lei cominciò a muoversi sulla mia mano con sempre maggior foga e venne con rantoli soffocati.
Si ricompose cercando di darsi un certo tono, ma non glielo consentii; doveva capire di avere trovato un padrone:
Voglio sentire le tue tette le dissi.
Lei non si scompose.
è un ordine aggiunsi.
Allora lei alzò appena il bordo del maglioncino rosso che indossava per permettere alla mia mano di salire.
Mi guardai intorno ma il cinema era quasi deserto e nessuno faceva caso a noi.
Feci scivolare la mano sulla sua pelle fino ad afferrare una delle sue poppe. Era un seno splendido.
Lo palpai lo schiacciai, lo stinsi facendole emettere alcuni gemiti, lo feci uscire dal reggiseno e titillai i capezzoli.
Poi improvvisamente ritirai la mano bisbigliandole: bene, ho una cagnetta con due bellissime poppe.
Mi accorsi solo allora che il film stava per terminare.
Le luci infatti si accesero e liberandole la gamba ancora imprigionata mi voltai verso di lei.
Era davvero bella.
Si alzò ed infilò il lungo cappotto.
Pensai che sarebbe scappata o che avrebbe fatto finta di niente, invece con occhi languidi si voltò verso di me e bisbigliò: mi cade la calza che mi hai strappato, non posso camminare.
Infatti vidi su una delle sue splendide gambe la calza strappata che scivolava lungo la coscia.
Fui preso da un raptus: ero ancora seduto e lei mi stava al fianco in piedi, le infilai le mani sotto la mini afferrai con forza le mutandine e le strappai l’elastico dicendo in modo secco ed autoritario.
Bene, ora avrai altro di cui preoccuparti. Lei rimase di stucco; io mi alzai, infilai la giacca la presi per un braccio e la tirai verso l’uscita del cinema.
Era impacciatissima.
Da sopra il cappotto cercava di fare pressione sul bordo della calza per impedirle di scendere ma procedendo verso il corridoio notai che i suoi passi divenivano sempre più corti ed irregolari.
Mi bisbigliò:
“mi cadono le mutandine, le ho a metà coscia, vai più piano, ti prego”.
Io la ignorai, deciso ad imbarazzarla sempre più.
Era questo in fondo quello che a lei piaceva. I suoi passi erano sempre più piccoli e numerosi e suoi tacchetti a spillo battevano colpetti di mitragliatrice sul pavimento.
Era visibilmente in difficoltà: tirata da me per una manica del cappotto, con l’altro braccio tentava con scarsi risultati di reggere la calza mentre sentiva le mutandine cadere ineluttabilmente lungo le gambe.
Ancora qualche metro e saremmo arrivati all’uscita ma lei diede uno strappo più forte e si liberò, mi voltai.
La vidi ancora più bella, alta magra, coi capelli raccolti il nero cappotto chiuso, tacchi a spillo e mutandine bianche con l’elastico strappato alle caviglie.
Così non poteva camminare, quindi unì le gambe e ne fece uscire un piede, stava per fare uscire anche l’altro quando dietro a noi comparve un anziano spettatore che si indirizzava all’uscita.
Preso da un po’ di imbarazzo la presi per la manica e le imposi di riprendere a camminare.
Ma le mutandine le erano rimaste impigliate su un tacco, cosicché le trascinò per alcuni metri.
Io sbirciavo il vecchietto dietro a noi. Si era visibilmente accorto di quanto stava succedendo.
Quando lei riuscì a liberarsi dell’intimo indumento lo vidi raccoglierlo e portarlo al naso assaporandone l’afrore.
Uscimmo dal cinema in silenzio, continuavo a trascinarla per un braccio e lei muta e remissiva si lasciava condurre.
Raggiungemmo così il parcheggio isolato dove avevo lasciato la macchina. Mi fermai per aprire alla donna la portiera quando una voce tremula e titubante risuonò a pochi metri:
“scusate, credo che la sua signora abbia perso queste”
Era l’anziano spettatore e tendeva verso di noi le bianche mutandine.
Vidi la mia nuova giovane compagna arrossire di vergogna ed il vecchietto fissarla intensamente.
Approfittai subito:
“è sicuro siano sue? ” chiesi maliziosamente.
Lui imbarazzato balbettò:
“si, credo di si” ed io
“crede od è sicuro”
“be mi sembrava, credevo, non saprei”
Bè, se non è sicuro controlliamo subito dissi io,
Cara, fai vedere al signore se sono tue o no quelle mutandine.
Lei sembrò svegliarsi all’improvviso e disse
“No, questo no! ”
Questo rifiuto, deciso, ed inaspettato mi fece incazzare.
La fissai intensamente, andai verso di lei la presi per un polso e girandoglielo la feci piegare a pancia sotto sul cofano della macchina.
“non osare mai più dire di no” intimai.
Poi rivolgendomi all’anziano signore dissi
“Su, voleva controllare e controlli”.
Continuavo a tenerla per il polso ma ormai non serviva, era completamente succube.
L’uomo le si avvicinò mentre lei era sempre a novanta gradi sul cofano della macchina.
Si inginocchiò dietro a lei e chiese
“Permette? ” io assentii con il capo e lui cominciò a sollevare il cappotto.
Era uno spettacolo, quella bellissima donna sottomessa, prostrata sul cofano della macchina con una calza strappata che penzolava a metà coscia.
L’uomo prese il bordo della minigonna e lo rivoltò sopra il suo splendido culo nudo.
Lei gemette quando si sentì così scoperta e l’uomo non potè resistere alla tentazione di toccarla.
Lo precedetti ingiuriandolo e minacciandolo di non toccare le donne altrui e lui impaurito scappò.
Liberai dalla mia stretta la donna.
Aveva le lacrime agli occhi, mi abbracciò e mi sussurrò,
“sono tua, prendimi qui ora, non posso aspettare.
La guardai e dissi
“in macchina mia adorata cagnolina”.

Saliti in macchina, misi in moto. Lei seduta al mio fianco, con gli occhi ancora lacrimanti, si rassettava la gonna e le calze, non disse nulla non fece nulla, aspettava che io ordinassi. Il mio sguardo cadde sulle sue mani, eleganti dita lunghe unghie rosse e curate.
Mi colpì la fede. Ma dunque la mia dolce cagnetta ha un maritino che la aspetta dissi io ironico.
Forse non ti piace più il suo cazzetto?
Vuoi provare quello di un uomo vero, non è così?
Bene allora te lo faccio assaggiare un poco.
Estrassi il mio cazzo ormai paonazzo ed umido data la lunghissima erezione e le ordinai:
“Forza cagna lappa l’uccello al tuo padrone”
Lei rispose sottomessa
“Si Signore” e con modi languidi, quasi riconoscenti si sporse sul sedile verso il mio cazzo.
Stava per portarlo alla bocca quando io lo afferrai saldamente con una mano mentre con l’altra afferravo i suoi capelli dietro la nuca:
“guardalo bene, questo sarà lo scettro del mio potere su di te, e farai tutto per lui perché ti piace, è quello che vuoi e che hai sempre voluto, perché è dal cazzo che vuoi essere comandata e dominata”.
Presi a sciaffeggiarla con forza con il mio cazzo.
La percossi sul mento sulle guance sulle labbra mentre lei spalancava la bocca nel tentativo di afferrarlo e porre termine a quella umiliazione.
Dopo un po’ glielo permisi e lei con un mugolio di soddisfazione lo ingoiò tutto.
Prese a leccarlo sotto il glande poi tutta l’asta e poi lo mise in bocca cominciando un pompino da favola.
Misi in moto la macchina e mi avviai.
Lei accortasi che ci stavamo muovendo lasciò la sua occupazione tentando di rimettersi al suo posto.
La afferrai per i capelli e la ricacciai giù.
“pompa bella signora” le dissi
“ma potrebbero vederci” lei disse Le tirai i capelli verso il mio viso:
“tu non devi preoccuparti, devi solo ubbidire, penserò io a te”.
Le schiacciai due dita ai lati della mandibola per farle aprire la bocca e così con la bocca spalancata le ricacciai il membro in gola.
Lei mugolò e pompò languidamente il suo nuovo padrone.
Guidai così fino a casa con la mia devota schiava che poppava la mia cappella.
Giunto sotto casa le dissi di smettere ma lei non si staccò, allora le sollevai la minigonna lasciando scoperta la sua magnifica chiappa e le rifilai un sonoro sculaccione. Lei sobbalzo, e si rizzò di scatto mentre dalla bocca ancora aperta e tumida usciva un rivolo di saliva.
Disse “scusa per non averti obbedito”.
Uscimmo dalla macchina mentre dietro noi parcheggiava una seconda autovettura. Infilai le chiavi nella serratura di casa, entrammo e nel chiudere la porta con mio grande stupore vidi ancora l’anziano signore del cinema con ancora le mutandine in mano che ci osservava.
Ci aveva dunque seguito. Ignorai la cosa e richiusi la porta.
Le tolsi il cappotto, mi sedetti sul divano e finalmente la guardai.
Era davvero bella, in piedi di fronte a me, gambe lunghe leggermente divaricate, tacchi a spillo, calze nere di cui una strappata in segno di sottomissione e sconfitta, un bellissimo seno ed un viso da favola.
Mi sembrava impossibile che tale donna, visibilmente di classe, fosse capitata a me, e sapevo che per continuare ad averla dovevo maltrattarla ed impormi e che se solo mi fossi comportato da galante ed innamorato sarebbe fuggita perché non era quello che lei voleva e cercava.
Decisi allora di continuare nella strada della sua sottomissione, le preparai un drink e dissi di aspettarmi.
Tornai dopo pochi minuti con un collare da cane tra le mani.
Mi sedetti sul divano e le ordinai:
“Spogliati”.
Lei esegui l’ordine; tolse la maglia, il reggiseno ed infine la gonna e rimase così nuda eccetto che per un paio di orecchini pendenti, le calze ed i tacchi a spillo.
Le ordinai di venire verso me a carponi come un cane e di lapparmi l’uccello. Lei in silenzio obbedì, e mentre leccava vinta e succube della mia volontà le cinsi il collo con il collare.
“sei la mia cagna, porterai il mio collare e mi obbedirai in tutto”
Lei mi guardo negli occhi poi si accasciò a terra prendendo a leccare una delle mie scarpe e dicendo:
“si padrone, sarò la tua cagna, la tua schiava, la tua troia”.
La scostai e usando un pezzo di corda per guinzaglio la feci camminare a quattro zampe per la sala.
Ero eccitatissimo ma non volevo ancora possederla. Per caso guardai fuori dalla finestra.
L’anziano spettatore era ancora fuori ed i nostri sguardi si incrociarono, gli feci cenno di avvicinarsi alla porta.
Decisi di portare la cosa al parossismo.
Con lei al guinzaglio e a quattro zampe aprii l’uscio e l’uomo allo spettacolo della bellissima donna trattata come una cagna per poco svenne.
Entrammo in silenzio ed io presentai la donna come il mio cagnolino, dicendo che se voleva poteva toccarlo, accarezzarlo e sentirne il pelo morbido. L’uomo come impazzito ci si buttò sopra cominciando a leccare ovunque la donna a quattro zampe, la quale sottomessa aspettava da quell’unico orgasmo avuto al cinema che qualcuno ne appagasse la bramosa eccitazione.
Lei apprezzava visibilmente le slinguate e le palpate che l’uomo le sottoministrava, ma era una signora, si vedeva e gemeva e mugolava ma nulla di osceno scappava dalla sua bocca.
Manteneva anzi una eleganza e fierezza che mi faceva impazzire.
Nel frattempo io studiavo nuove soluzioni per umiliarla ulteriormente.
Ordinai al vecchio di abbassarsi i pantaloni e di porsi anch’egli a quattro zampe davanti alla mia cagna.
Lui obbedì, quindi ordinai a lei di baciargli il culo.
Lei si voltò incredula ma un paio di sonori sculaccioni la convinsero.
Avvicinò il bel volto al culo dell’uomo in spasmodica attesa, e tirò fuori la lingua in timido tentativo.
Si girò subito verso di me dicendo
“Non posso, non riesco mi fa schifo, non è neanche pulito, puzza! ”
Persi la pazienza, andai verso di lei, la afferrai per i capelli e le spinsi il viso sulle chiappe dell’uomo.
“lecca troia, leccalo tutto, te lo ordino”
Lei vinta obbedì e aprendo le chiappe dell’uomo con le mani prese a slinguare il buco del culo.
Nel frattempo io rovesciai una sedia dalla zampe non troppo grosse su di un lato e la piazzai dietro di lei, appoggiando una gamba della sedia alla sua figa fradicia di umori.
Mi sistemai dietro lei e tirando il guinzaglio la obbligai ad impalarsi sulla zampa della sedia.
Lei urlò dal piacere portato al parossismo dalla lunga attesa della penetrazione.
La zampa della sedia scompariva nella sua dolcissima e fradicia fica quando io tiravo il guinzaglio, poi quando allentavo la sua lingua si avvicinava sempre più al culo del vecchio fino a lapparlo con rumorose slinguate.
Venne due volte, fino a che anche il vecchio che si menava il cazzetto sborrò a quattro zampe imbrattando il tappeto.
Il vecchio appena venuto si alzo chiuse frettolosamente i pantaloni e senza voltarsi uscì scappando dal mio appartamento.
Sfilai alla mia cagna la sedia dalla figa e le indicai la sborra del vecchio: “Pulisci” ordinai, lei si guardò attorno in cerca di uno straccio per asciugare la schifezza del vecchio ma io le intimai
“asciuga con i tuoi capelli cagna”
Lei si alzò, bella come non mai e disse:
“questo mai, non ci pensare nemmeno”
Allora la afferrai e lei cadde con il suo culo nudo sulle mie ginocchia.
Cominciai a sculacciarla forte, lei si contorceva e piangeva, chiedeva di smettere. I miei colpi erano forti e decisi, e lo schiocco risuonava nella stanza eccitandomi da morire.
Grosse lacrime sgorgarono dai suoi splendidi e dolci occhi, mi impietosii per un attimo e le passai due dita sulla labbra che lei subito dischiuse, poi le passai la mano sulla fica.
Era ancora bagnata ed eccitandosi ai miei colpi mi aveva lasciato una macchia umida sui pantaloni.
La accarezzai e penetrai con due dita facendola gemere di piacere; poco dopo lei scostò la mia mano, scivolò a terra e camminando carponi si sciolse i lunghi capelli ormai scarmigliati.
Raggiunse la sborra ormai fredda del vecchio e strofinò i bei capelli su di essa fino a pulire il pavimento.
La raggiunsi le sollevai la testa dal collare e feci per baciarla, ma il fetore di merda del culo del vecchio mi trattenne.
“vai a lavarti mia meravigliosa cagnetta” le ordinai e lei sommessamente rispose
“Si padrone”.
Tornò poco dopo avvolta da un mio accappatoio.
Le chiesi se doveva rientrare a casa ma lei mi disse che il marito non c’era, era libera per tre giorni.
Si accovacciò a terra accanto a me.
La sollevai, facendola sedere accanto a me dicendole che mi sarei preso cura di lei, sarei stato un bravo padrone, tenero e dolce ma anche esigente e severo all’occorrenza.
Cominciammo a parlare e lei mi raccontò la sua vita, nata in una ricca famiglia con quattro fratelli tutti maschi era sempre stata coccolata e protetta, poi fu data vergine in sposa ad un amico del padre molto più vecchio di lei, il quale anch’esso buono e premuroso non le aveva mai fatto mancare nulla, eccetto quella sensazione di sentirsi donna, preda e oggetto di piacere che la aveva spinta al cinema quell’unica volta quel pomeriggio.
Aveva dunque cercato nuove ed intense sensazioni e a quanto sembrava le aveva trovate ed anche più di quanto immaginava.
Confessò inoltre di avere avuto fino ad ora un unico uomo e di essere all’oscuro di molte cose del sesso.
Le dissi che ora c’ero io, e che con me avrebbe dato sfogo alla sua femminilità.
Era ormai sera e decidemmo di cenare fuori.
Fui molto dolce, avevo ormai capito la mia donna e volevo assecondarla in tutto. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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