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Cagnetta

Daniela è una mia compagna di classe ed è anche la mia migliore amica. Daniela è la mia padrona.
Scoprii di nutrire per lei un sentimento differente dall’affetto tipico che s’instaura fra due coetanee che frequentano lo stesso liceo. Lei è molto intelligente, si accorse subito della mia naturale propensione alla schiavitù.
In fondo non era giusto. Lei era più alta di me, molto più bella con quella chioma liscia e splendente di capelli castani che le ricadevano fin a mezza schiena, era più brava di me a scuola, aveva i voti più alti, era più brillante, era stimata e adorata persino dai professori. Non era giusto, dicevo, che io e lei fossimo alla pari. Glielo dissi. Lei rimase un po’ titubante, poi si sciolse in fretta.
Si sedette sul divano in sala, eravamo sole in casa.
“Inginocchiati” ordinò.
Io mi gettai ai suoi piedi e glieli baciai. Calzava dei sandaletti che lasciavano scoperto il dorso del piede e le dita e baciai anche quelli. Lei sollevò una gamba.
“Lecca la suola”
La suola era sporca di terra ed altro; non so dove avesse camminato, poteva esserci anche qualcosa che avrebbe potuto farmi male. Daniela mi pigiò la scarpa sul viso.
“Lecca, bastarda! ”
Se lo poteva permettere. Ero la sua cagna. Leccai, dal margine al centro, poi succhiai il tacco.
“Toglimi i sandali e leccami i piedi. Anzi no, non ne sei degna. Baciameli. Baciameli finché non ti darò ordine di fermarti”
Le tolsi i sandali, lei si sdraiò sul divano poggiando le caviglie sui braccioli. I suoi piedi sporgevano a mezz’aria e Daniela li muoveva sensualmente.
Li baciai.
Li adorai.
Erano un pochino sudati sulla pianta ma a me sembrò d’abbracciare il paradiso.
Daniela accese la televisione e si guardò un film. A metà del primo tempo mi disse “Basta bacini. Lecca”
Leccai. Mi fermò di nuovo dopo pochi minuti.
“Bene fra le dita. E non dimenticare il tallone”
All’intervallo mi fece smettere, mi costrinse a mettermi a quattro zampe davanti al divano e mi usò come poggiapiedi.
Il film terminò.
“Seguimi a quattro zampe”
Mi condusse in giardino. Camminava scalza sull’erba e a me sembrava che i suoi Divini piedi non toccassero neppure gli steli delle piante.
Mi legò ad un palo e mi frustò.
“Prendi, cagna” urlava, mentre la mia pelle veniva segnata dai morsi della frusta.
Dopo un po’ mi slegò, mi portò su di una panchina ai margini del prato e si sedette.
“Puliscimi i piedi”
Aveva camminato sull’erba e le piante avevano raccolto polvere mescolata a rugiada. Era giusto che fossi io a pulire le sue estremità. Daniela lo sapeva. Ordinò giustamente che lo facessi impiegando la sola lingua.
“Portami le scarpe”
Gliele portai e le calzai ai suoi piedi. Lei mi prese per i capelli e mi trascinò in macchina. Mise in moto e mi portò non so dove, io ero chiusa in bauliera.
“Forza, scendi”
Scesi a quattro zampe, perché ero sicura che dovessi fare così. Mi ritrovai al margine di una strada fuori mano, in mezzo ad un bosco. La macchina era ferma in una piazzola sterrata. Daniela incombeva su di me. Sollevò un piede e calò il tacco alto della scarpa sulla mia mano, facendomi molto male. Quel piede insolente e bellissimo stava schiacciando le falangi ed il mio unico desiderio era chinarmi di più e baciarne le dita.
Daniela stringeva i miei luridi capelli con la sua nobile mano e non mi permise di muovermi.
“Luana” disse poi.
Una donna alta e bionda, dai lineamenti nordici, venne verso di noi. Calzava stivali alti fino al ginocchio nerissimi ed indossava una pelliccia di infima qualità.
Come Luana mi arrivò davanti il piede di Daniela che schiacciava la mia mano si sollevò e calò sulla mia nuca. Sfracellò la mia faccia sul terriccio.
“Lecca i suoi stivali” ordinò Daniela.
Luana mise la punta dello stivale destro sotto al mio viso ed io leccai.
Feci lo stesso con l’altro. Ora Daniela era seduta sulla mia schiena e mi dava schiaffi sulle guance e calcetti sul seno.
“Luana, siediti un attimo. Riposati”
La prostituta si fermò.
Daniela si alzò e si sollevò la gonna, poi abbassò le mutandine e si accucciò.
“Sdraiati con la schiena a terra e metti la testa sotto di me” ordinò.
Lo feci.
“Apri la bocca”
Daniela mi versò una buona quantità di piscio in bocca, si fece pulire e leccare. Poi venne con entusiasmo nella mia bocca.
“Ora voglio farlo io” s’intromise la prostituta.
Luana mi faceva schifo, effettivamente, ma Daniela voleva che io la servissi e la riverissi come una schiava perfetta sa fare e non potei sottrarmi ai miei doveri.
Luana si sfilò gli stivali, mi fece leccare i suoi piedi da baldracca da strada, si fece leccare la passera e mi pisciò in bocca. Poi mi sputò sulla lingua e mi ordinò d’inghiottire.
A quel punto Daniela mi prese per i capelli, sollevò nuovamente la sua corta gonna plissettata e mi schiacciò la faccia fra le sue natiche.
D’istinto presi a baciare e leccare la fessura delle natiche.
“Smetti, bastarda! ” esclamò lei.
Appena mi fermai mi scorreggiò in bocca. L’odore m’invase le narici.
“Apri bocca”
Lo feci e lei scoreggiò di nuovo. Rise. Rise anche Luana. La puttana aiutò Daniela, spingendomi la testa fra le natiche bellissime della mia dominatrice.
“Lecca, che aspetti? ! ” rispose Daniela stizzita.
Lo feci con immenso ardore. Volevo che la mia amica rimanesse soddisfatta di me e dai gemiti di piacere che udii penso di esservi riuscita.
Purtroppo sul più bello Luana mi tirò via dal bel culetto di Daniela, spingendo la mia testa fra le sue chiappe lardose e sfatte.
Dovetti baciare anche quelle, perché la prostituta m’incitava con urla volgari e mi avrebbe strappato i capelli se avessi disobbedito. Inoltre era un ordine di Daniela. Quando ebbi soddisfatta la puttana fui allontanata a male parole. Daniela mi afferrò per i capelli e mi sbatté senza complimenti in auto, salutò con cordialità la prostituta e ci allontanammo. Giungemmo ad un edificio basso adibito ad uffici. Lì Daniela mi fece scendere e mi condusse in un piccolo ufficio solitario.
C’era una donna di qualche anno più anziana di me e di Daniela. Evidentemente ci attendeva.
“Ciao Melissa” disse Daniela.
“Oh, la mia cara cuginetta” rispose l’altra “Cosa mi hai portato? ”
“Ti presento Letizia, la mia nuova cagnetta”
“Ah, e di che razza è? ” chiese Melissa, chiudendo l’ufficio alle sue spalle. Eravamo sole.
“Una cagnolina bastarda”
“Ma fedele? ”
“Chissà! è buona per leccare i nostri piedi, senz’altro”
“Mettiamola alla prova! ” esclamò Melissa facendomi mettere a quattro zampe e pigiandomi un piede sulla testa. Daniela si mise di fronte a me, con la punta dei piedi a pochi centimetri dal mio viso. Sapevo cosa fare. Tirai fuori la lingua e le leccai le dita. Lei mostrò di approvare il gesto muovendo le punte. Il suo risolino arrogante mi fece sentire come la cagna che sono. A turno le due aguzzine si fecero pulire i piedi e le delicate scarpette, mi calpestarono, mi tirarono calci. Erano bellissime, magnifiche, mi dominavano con crudeltà e piacere. Ho provato dolore, in quel momento, ma un amore così intenso nei confronti della padrona Daniela da non poter essere descritto a parole.
Melissa si sedette poi sulla sedia dietro la scrivania, mi obbligò a strisciare sotto al piano del tavolo e da lì mi ordinò
“Leccami i piedi finché non avrò terminato di lavorare”
Mentre la mia lingua saettava fra le dita e sul tallone udii le sue mani al lavoro sui tasti della console del computer. Daniela mi guardava da sopra e sorrideva con malizia.
“Quanto ne hai ancora? ” chiese alla cugina.
“Un paio d’ore”
“Non me la seccare, che dopo ne ho bisogno anch’io”
“Cosa? ”
“La sua lingua. Non mi seccare la sua lingua”
“Non preoccuparti, cara. è solo per il sudore. Sai, sto in piedi tutto il giorno. Fra un po’ smetto e la uso
come zerbino”
“Ah, allora va bene. Te la lascio. Vado a fare un giro”
Si chinò verso di me.
“Ciao cagna, torno a prenderti dopo. Tratta bene Melissa ed i suoi piedi, fai conto che siano i miei”
“Si Daniela” dissi e mi impegnai ancor più a fondo di prima nel pulire le delicate piante dei piedi di Melissa al fine di dimostrare la mia fedeltà.
La mia dominatrice fu di parola e torno dopo un paio d’ore. Melissa aveva già terminato di lavorare da qualche minuto e nel frattempo si era divertita a cavalcarmi ed a calpestarmi.
Daniela mi riaccompagnò a casa sua e mi portò nella sua camera. Mi fece gattonare come la bestia a quattro zampe che sono sotto la scrivania della sua cameretta e si sedette davanti a me.
“Per domani abbiamo da preparare Fisica e Storia, non è vero? ” chiese
“Si Daniela”
“Allora adesso io studio e tu mi lecchi”
“Si”
Prese i libri, mi schiacciò il naso fra le dita dei piedi e disse “Lecca”
Leccai. Dopo un’oretta allontanò le sue bellissime estremità dal mio volto indegno.
“Leccami le gambe, le cosce e quello che sai”
Lo feci con dolcezza. Daniela terminò di ripassare Storia e passò a Fisica. è una materiaccia, la Fisica, non l’ho mai digerita. Daniela invece è bravissima. Daniela è bravissima in tutto quello che fa, anche se non ci mette impegno.
Verso le sette di sera la mia amica e padrona terminò di studiare. Fuori era il crepuscolo.
“OK, stupida, è ora di cena. Io vado in pizzeria, tu rimani qui e pulisci tutta la mia camera”
“Si Daniela”
“Però non ho voglia di spendere soldi. Il conto della pizzeria lo pagherai tu”
“Si”
“Facciamo una pizza ed un’aranciata. Quanto potrei spendere? ”
“Mmmm…. circa quindici euro…. ”
“Già già… facciamo cinquanta. Tira fuori i soldi”
“Si Daniela”
Se ne andò.
“Buon appetito padrona”
“Fottiti. Pulisci e fallo bene”
“Si, obbedisco”
Mi misi immediatamente al lavoro. Pavimenti, mobili, vetri… pulii ed ordinai tutto.
Daniela tornò dopo un paio d’ore, si guardò attorno e disse
“Le scarpe me le hai pulite? ”
“Quali scarpe? ” chiesi
“Troia! Le mie scarpe! Quelle nel ripostiglio! ”
“Non sapevo di doverlo fare! ”
“Bastarda! Va bene, lo farai dopo. Ora andiamo alla televisione. C’è un programma che m’interessa”
Mi usò come poggiapiedi per tutta la proiezione del film e non mi permise neppure di fiatare. Alle undici di sera, stanca dall’impegnativa giornata di dominazione, la mia padrona decise di concedersi il meritato riposo. Mi portò in bagno, mi pisciò in bocca e si pettinò. Dopo avermi fatto sciacquare faccia e bocca con l’acqua dello scarico del water mi portò in camera sua e mi legò ai piedi del letto.
“Tu sarai il mio zerbino. Infila la testa sotto le coperte e leccami i piedi finché non mi addormento.
Resta con la faccia a contatto dei miei piedi. Se stanotte mi sveglierò ti darò un calcio in faccia e tu riprenderai a leccare”
“Si Daniela”
“Si Daniela un cazzo, cagna! Quando siamo sole mi devi chiamare padrona”
“Si, padrona”
“Bene, lecca”
La luce della lampada da tavolo si spense. Infilai la testa sotto le coperte. Al buio leccare i piedi della mia signora mi diede ancora più soddisfazione. Lei continuò a muovere i suoi piedini sul mio volto per qualche minuto, poi i suoi movimenti si fecero da prima languidi (credo di essere riuscita a farla godere), poi lenti e scostanti. Così la mia lingua, da iniziali movimenti frenetici passò a carezze dolci e morbide e poi a bacetti appena accennati.
Mi addormentai.
La mattina successiva mi svegliai con un piede di Daniela in bocca. Che bella sensazione! Lo baciai e lo leccai a lungo senza svegliare la mia padrona, poi andai a preparare la colazione e tornai in camera. Lì ripresi a leccare le divine estremità della mia amica ma con maggior vigore. Daniela si svegliò e fece colazione, tranquillamente e con gusto, mentre io davo sollievo al suo culetto con la mia indegna lingua.
Andammo a scuola e naturalmente fummo interrogate insieme, sia a Fisica che a Storia. La mia eccelsa padrona superò entrambe le prove con il massimo dei voti, io nessuna delle due. Al banco Daniela sorrise con superbia del mio fallimento e sussurrò al mio orecchio
“Dopo scuola ti voglio a casa mia. Hai scordato che devi ancora lucidarmi le scarpe, cagna…. ”
FINE

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