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copertina racconto erotico

Camargue

Percorrendo l’autostrada verso il sud del sud, lei aspetta solo di incontrare quei pini secolari piegati dalla spinta impetuosa del “mistral”.
Li ricorda bene, così scuri, quasi neri, sul tramonto rosso, quasi viola.
Sono, per lei, simbolo di viaggio, immagini ricorrenti nei suoi pensieri quando sogna di partire.

è di nuovo in viaggio, ora, ma con un uomo nuovo.
Lo conosce già da qualche tempo, ma non abbastanza per affrontare un viaggio insieme a lui senza qualche riserva, qualche piccola incertezza.
Oramai è lì, qualcosa succederà, in un modo o nell’altro passeranno quei giorni insieme.
Non ha particolari aspettative, se non il puro svago, una piccola fuga dai suoi giorni tutti uguali, pesanti, noiosi.
Lui le piace, le piace molto.
Purtroppo non corrisponde esattamente all’idea di compagno che lei ha costruito dentro di sé, nella sua mente.
Non è abbastanza presente, non le regala dei fiori, non le parla di sé.
Ma sa coccolarla, a suo modo.
La fa sentire bella, comunque, e riesce a tirar fuori dalla sua pelle tutto il calore e il desiderio che è in lei.
E anche di più.
Non la fa sognare. Non vuole una vita con lei.
Ma ogni sera, quando le si avvicina, l’odore della sua pelle la fa sentire a casa, in quel letto. Tutto il resto è fuori, fuori e lontano da lì, da loro due.
Al mattino, il risveglio, invece, è un riaprire gli occhi su quel quadro incompleto, solo accennato, tracciato nelle figure, solo a matita, con qualche prova di colore ai lati, non ancora pronto per essere incorniciato.
Anzi forse un quadro da non incorniciare mai. Un quadro che potenzialmente, potrebbe rimanere per sempre accatastato su qualche tavolo, di qualche laboratorio, di qualche artista ormai stanco, solo, senza più sogni da raccontare su una tela.

Si è domandata più volte perché continua a stare con lui. Non si da risposte. Lascia andare, ma l’insoddisfazione la coinvolge ugualmente, non può reprimerla, non ci prova, e comunque non ci riuscirebbe.
Non è particolarmente abile a gestire le proprie emozioni, spesso sono più forti della ragione, e le capita frequentemente di sprofondare senza difese dentro il buco nero di un ricordo. Una fotografia, la pagina di un libro, un motivo musicale o il profumo di un cibo. Tutto, qualsiasi cosa, può avere il sopravvento sul suo equilibrio.
Gli ultimi anni della sua vita di ormai quarantenne, le hanno causato non poche ferite, e col tempo ha innalzato chilometri di difese tra lei e il resto del mondo, come tante e lunghissime muraglie cinesi.

” è strano che tu non sia mai venuto da queste parti. Prima o poi ci si capita, anzi prima che poi, e poi ci si ritorna. Per forza. Vedrai, ti piacerà. Voglio portarti a mangiare il pesce in certi ristorantini… sentirai… sono gusti particolari, sapori un po’ antichi… ”
” Sì, certo, come vuoi… sono qui per stare con te, per fare quello che vuoi… e
quello che vuoi tu, mi piace sempre, lo sai… ”

Tanta disponibilità, quasi una gentile sottomissione, non la convince mai. Si aspetta da un momento all’altro il rovescio della medaglia.
Lui l’accusa di dimostrare troppo poca fiducia nei suoi confronti, e forse ha ragione.
Lei non riesce a sentirsi completamente a suo agio, lo osserva spesso mentre parla, quasi come per tentare di scoprire negli occhi di lui il vero senso delle cose che le sta dicendo. E tutto finisce lì. Lui non approfondisce, non insiste per capire. Lei pensa che in fondo non è vero amore, lui sta con lei perché è troppo pigro per cercarsi un altra storia. E forse lei non lo lascia perché è stanca di prendere iniziative.. L’ha fatto sempre, con tutti gli uomini della sua vita. è stata la loro madre e la loro bambina. E loro non hanno fatto altrettanto.

” Ecco, possiamo provare a cercare lungo questa strada… è un po’ meno frequentata, forse c’è ancora una camera libera… ”
” D’accordo, andiamo… ”
I primi tentativi sono infruttuosi. Finalmente arrivano a una casa di campagna con dei bellissimi alberi davanti, imboccando un sentiero pieno di piccoli sassi.
Lei la riconosce subito. è già stata lì, ma non con lui.
” Devo dirti che io conosco questo posto… ”
Lo guarda. Lui non risponde.
” Vuoi provare lo stesso ? … non ti da fastidio? … ”
Ancora silenzio, e intanto sono arrivati.
Li accoglie un signore anziano, ma dallo sguardo ancora molto giovane, un tipo alla Yves Montand, cortese, gentile, con un fascino particolare. Chissà se si ricorda di lei.
Risponde loro in un italiano un po’ stentato, ma abbastanza ben pronunciato, tanto da tradire le sue origini, come il cognome sull’insegna della pensione, fuori dalla porta:
Moroni.
Ha ancora una camera libera. Entrano per vederla.
” Chiedi quanto costa… ”
” 300 franchi con il petit-dèjeuner”.
Lui non esita e risponde immediatamente:
” Và bene, la prendiamo”.

Lei è imbarazzatissima.
Lui sembra aver appena portato a casa un trofeo di caccia.
Và subito all’auto per prendere le valigie, assolutamente deciso, anzi proprio
soddisfatto.
” Questo posto è veramente carino… ”
Lei non crede ai suoi occhi. Come si sarebbe comportata al suo posto ? Una scenata di gelosia? Un muso lunghissimo ? Silenzio totale e morte nel cuore ? Chissà.

è proprio la stessa camera. C’è già stata, con Luigi, durante l’ultimo fine settimana passato insieme, prima della fine della loro storia.
Il primo viaggio e l’ultimo viaggio: che coincidenza.

Tirano fuori le loro cose dalle valigie. Si preparano per uscire.
è una bella serata. Calda e fresca allo stesso tempo, e la luce poi, i colori, un misto di verde e viola con il bianco delle abitazioni. Gli odori di palude, uccelli e tori, con il sale del mare, pesci e barche. I rumori pieni di vento e la musica dei gitani in sottofondo ovunque.

Lei lo accompagna per i vicoli di Saint Marie de la Mer. Lui la segue tenendola per mano. Si siedono a un tavolino di un piccolo locale e ordinano l’aperitivo.
” Due pastis, grazie”
Bevono e guardano la gente passare. Strana, molta del posto, con il tipico abbigliamento da “cavalcata”, camperos, pantaloni di pelle frangiati, borchie, cappelli alla texana.
E chitarre. Le chitarre dei gitani, che suonano, suonano e cantano.
Arrivano anche lì sul piccolo palco, sta per esserci uno spettacolo.
“Restiamo qui ? ”
“Non hai fame ? ”
“Ora non più, ho solo voglia di bere… ”
Entrano dentro e si sistemano proprio sotto il palchetto.
Il cameriere porta il primo giro di sangria.
E poi il secondo, e il terzo. Non sono i soli ad essere un po’ alterati. Davanti a loro è salita sul palco una giovane donna in preda a un’attacco di ballo sfrenato. Si dimena, è agitatissima. La gente batte le mani, e lei inizia a girare su se stessa sempre più velocemente…
è un attimo. Lei se la ritrova addosso con tutta l’ultima sangria che la bagna completamente. E ride, ride, ride come si ride quando si è proprio ubriachi. Il tavolino rovesciato, la ballerina caduta. è ora di andare.
“Andiamo via, vieni… ”
Si fanno largo, riescono ad uscire dal locale ormai affollato.

“Eccoci qui… ”
“Ma, guardami… non sto in piedi… ”
“Non devi stare in piedi… ”
Lui la distende sul letto. Inizia a spogliarla.
“Mi metti a dormire… ? ”
“Certo… ”
Lei chiude gli occhi, sta già sognando.
Lui non dorme, anzi è molto sveglio.
La gira a schiena in su, appoggiata al bordo del letto, le braccia penzoloni.
Quando sente il dito di lui che le entra in bocca non ci fa caso, e non riuscirebbe a reagire comunque. Lo lascia fare.
Lui piano piano va dentro e fuori, le apre la bocca. Lei la tiene aperta lasciandosi guidare. Lui si piega leggermente ed entra nella sua bocca al posto del dito.
“Lo riconosci… ? dai, so che l’hai riconosciuto… succhiamelo, dai… ”
Lei si sente soffocare ora, ma non può più muoversi, si accorge della mano di lui sul suo collo, che la tiene giù. Prova a muovere le braccia per alzarsi, ma è legata sotto, forse alla branda.
“Ferma… cosa fai… , non ti piace? … dai stai buona, lo senti in gola… ? succhia… succhia dai… Eh dai! muoviti! succhiami il cazzo brutta troia!
Hai capito o no ? ”
Ora è tutto diverso. Allora, lui sta conducendo il gioco. Ma è un gioco? Lei ha paura.
Lui ora sta urlando e l’ha presa per i capelli.
“Sì! Così! Dai, dai… ancora… in gola, tutto dentro… dai… ”
Lei ha la gola completamente piena di quel pene che spinge, e spinge, crede di vomitare… Finalmente lui esce, forse ha cambiato idea.
Sì, ha cambiato idea.
“Tirati su”
Le solleva il bacino, per acchiapparle i fianchi ed allargarle le gambe.
“Aspetta… piano, slegami… ”
“Taci… ”
Le infila i cuscini sotto la pancia, e lei resta lì, sollevata con le natiche aperte, a gambe larghe. Forse ha capito che cosa vuole.
“Non così… prendi la crema… prima… ”
“E no, cara, non è questo che voglio da te, devi… stare… zitta… non muoverti… hai capito! ? ”
è in quel momento la cinghia di cuoio che lei gli ha regalato disegna una riga rossa e bruciante dalla sua bella schiena fino a sotto, tra i peli nascosti del suo sesso.
“Non urlare… ! ”
Lui si ferma per prendere qualcosa e bendarla. E continua ancora una volta, due volte, tre volte… A lei sembrano mille e urla, ma i suoi urli sono soffocati. Piange.
“Accidenti! Che cosa credevi ? Sono qui per divertirmi, e tu ora mi farai divertire… ”
Schiaffi sulle sue natiche, e poi le sue mani, dure, arrabbiate, le stringono i fianchi come se invece dei fianchi, tra le mani stesse stringendo il suo collo.
Sa che sta per arrivare un dolore fortissimo e trattiene il respiro.
Eccolo. Lui spinge e sforza per sodomizzarla. Lei non riesce a lasciarlo entrare.
Sarebbe meglio, sentirebbe meno male, ma non è eccitata, per niente, ed è chiusa, a chiave. Sente la pelle tirare. Perché lo sta facendo? Perché vuole avermi in questo modo? Mi ha già avuta in ogni modo, ma mai contro la mia volontà…
Lui si ferma per un attimo, ha il pene bagnato di sangue.
“Allora non vuoi proprio soddisfarmi ? ma che cazzo di amante sei? … ”
Sempre più arrabbiato, le libera un braccio.
“Toccati, dai, infilati un dito dentro… muoviti, fatti venire un po’ di voglia… sei
solo una grandissima troia… ma io adesso voglio godere, hai capito? ! … hai capito? ! ”
Lei obbedisce, vuole che tutto finisca al più presto. Si accarezza come può, cercando di arrivare al suo sesso tra i cuscini.
“Fammi vedere come te lo infili… dai, così… dentro e fuori, dai… ”
E intanto e di nuovo lì, che cerca di entrare e spinge. Sente male anche lui, non è possibile che non sia così, ma continua a sforzare la pelle di lei finche è dentro, eccolo arrivato, tutto dentro.
Allora affonda con tutta la forza che ha, continuando a stringerla per i fianchi, e lei aspetta solo che lo sperma la bagni per avere un po’ di sollievo.

La slega completamente. La gira a pancia in su e le distende le gambe e le braccia.
“Non abbiamo finito cara… ”
Lo guarda. Ha gli occhi spalancati e lucidi. Che cosa vuole ?
“Mettiti il tuo ditino in bocca… succhialo bene… così, dai… ”
Continua ad obbedire, è più facile che ribellarsi.
“Allarga le gambe adesso, alzale, su… apriti bene la fica, spalancala bene… così, sì… bella… rossa… lucida… ”
Adesso lei è più calma, forse è finita la rabbia.
“Toccati ancora, dentro… le dita… dai… e prenditi il tuo cazzino… stuzzicalo… così… dai… strofina dai… ancora… così… ”
Lei si sta eccitando adesso.
Lui le libera la bocca, ora può parlare.
“Che cosa vuoi da me? ”
“Toccati ancora… ti voglio più calda… devi essere allagata… ”
“Sì… ora … sono pronta… non sentirò male se mi vuoi ancora… ”
“No, io non ti voglio… non ti voglio per niente… ”
“Ma… perché… io… ”
“E smettila! Toccati dai! Fammi vedere come sei brava a godere da sola… ”
“Ma io ti voglio… voglio il tuo cazzo dentro di me… ti prego prendimi…
entra… adesso… ”
E si allunga verso di lui, cerca di avvicinarlo a sé. Lui si ritrae, alza un braccio e la colpisce con uno schiaffo.
“Ho detto che voglio vederti godere da sola ! ”
“No, ti prego, non voglio… ”
“Tu non devi volere… fallo e basta! ”
Lei è impacciata, ma lo fa, e piano piano chiude gli occhi, prova a pensare, a sognare, si sforza di immaginare qualcosa che la ecciti di più e l’aiuti a venire.
Sente lo sguardo di lui su di sé, e si sente inerme, nuda non solo nel corpo.
Ma ormai la salita è iniziata e lei finalmente la percorre.
Viene. E intorno, solo silenzio.
Lui esce dalla stanza.
Và fuori, la serata è sempre fresca, e le luci di Saint Maire si vedono ancora. Si accende una sigaretta. La fuma piano, aspira profondamente.
Un respiro forte, come un sospiro, e rientra.
Lei è ancora sul letto. è abbracciata al cuscino e guarda nel vuoto, fuori dalla
piccola finestra. Non ha lacrime da piangere. Non capisce. Si sente vuota.
Lui le si siede accanto.
Le accarezza i capelli, si abbassa e le bacia la fronte.
” Sono abbastanza uomo per te? ”
” Uomo… ? ”
” Sì, uomo… ”
” Ma che dici… ”
” Sì… sono abbastanza maschio per meritarmi il tuo amore… ? ”

In quel momento lei ricorda il suo sogno. Gliel’ha raccontato solo qualche giorno prima.
Il sogno di essere violentata, il desiderio di essere violentata.
è un sogno comune a molte donne che inconsciamente desiderano quello di cui hanno più paura. E allora lo sognano.
Lui, per amore, le ha usato violenza.
Per amore ?
Per gioco ?
Per piacere ?

Ora lui si siede di fronte a lei, accanto al letto, in modo che lei possa vederlo bene.
” Ora… vuoi guardarmi tu… amore mio… ? ”
Si masturba davanti a lei. Per lei.

E dopo, insieme, allungati vicini sul letto, chiudono gli occhi, e dormono insieme, avvinghiati, fino al mattino. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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