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Caro diario, la maniglia non si apriva.

La maniglia non si apriva.
Bruno stava tentando nervosamente di abbassare la maniglia della stanza di quella troia di sua sorella.
Non fu sorpreso naturalmente perchè la porta era sempre chiusa a chiave. Elisa amava la propria indipendenza ed era gelosissima della propria privacy.
A diciotto anni amava anche tante altre cose, come i cazzi duri dei ragazzi della scuola. La puttana lo scriveva nel suo diario… Scriveva dettagliatamente tutto quello che sapeva fare con un cazzo in mano ed era per questo che teneva la porta della sua stanza chiusa: non voleva che qualcuno andasse a rovistare nei suoi cassetti e scoprisse così i suoi segreti.
Ma Bruno sapeva come aprire quella dannata porta! Era un maestro ed anche quel giorno vi riuscì. Ghignò divertito… In quel diario c’era scritto che sua sorella amava fare i pompini e farsi succhiare le tette, ma che era ancora vergine! …
Prima di prendere il diario dall’armadio, Bruno si aprì la patta e si tirò fuori il cazzo. Non era ancora durissimo, ma cominciava a vibrare solo per l’odore di femmina che c’era in quella stanza. Cominciò a leggere a bassa voce, accarezzandosi il cazzo dolcemente, proprio sulla punta, dopo che se lo era scappellato.
“…. Ieri sera sono uscita con Paolo! è stato bellissimo ed ho goduto un sacco divolte…. ”
Bruno s’interruppe e andò verso il bagno di sua sorella. Gli bastò rovistare un po’ tra la biancheria sporca per trovarle: le mutandine erano ancora umide e lui se le accostò al naso e alla bocca, odoravano della carnalità di lei, dei suoi umori, del suo piacere…. Odoravano anche, vagamente, di orina e del profumo che usava sua sorella. L’insieme era esaltante e il cazzo di bruno ebbe un guizzo, diventando durissimo. Tornò nella stanza e andò a stendersi nel letto di Elisa, ritrovandovi sul cuscino lo stesso odore di fica che c’era nelle sue mutandine: forse la troiona se l’era ficcato tra le cosce, quella notte, magari sognando le porcate che aveva fatto la sera prima con quel fottuto di Paolo!
Bruno odiava sua sorella, minore di lui di un anno, per il modo sprezzante in cui lo trattava da quando il loro padre se n’era andato per sempre da casa, stufo marcio di una moglie puttana e di una figlia che si avviava velocemente a diventarlo.
Bruno era ipnotizzato dal contenuto di quel diario. Cercava disperatamente un’ammissione o una piccola traccia che gli permettesse di capire se sua sorella era veramente ancora vergine o se avesse mentito o se, nel frattempo, qualcuno le avesse fatto la festa, o magari le avesse rotto il culo…
Continuò a leggere.
* Bruno? ! Che cazzo stai facendo? —
Elisa era apparsa sulla porta della camera ed era rimasta a bocca aperta a guardare il fratello che, con il cazzo eretto e nudo, se lo stava menando.
Vide anche il diario! Lo vide mentre si avvicinava al letto, accanto alla mano di Bruno.
* Tu? ! … Bastardo figlio di una troia, mollami il diario! — urlò.
Lui lo spinse sotto il letto con la mano libera e continuò a menarselo. Elisa vide anche le proprie mutandine sul cuscino, accanto alla testa di suo fratello e divenne rossa di rabbia e di vergogna.
* Sei un maniaco sessuale, un depravato! Ma ti sei messo nei guai, scemo! Vedrai quando lo dirò a mamma, vedrai! … –
* Che cavolo le dirai? ! – domandò Bruno ansimando, divertito ed eccitato. -Le dirai che ho il cazzo più grosso di tutti quelli a cui hai fatto le seghe o che hai spompinato con la tua boccuccia da cesso? ! C’è tutto nero su bianco, sorellina, scritto da te, piccina! — raccolse il diario da sotto il letto. -Lo neghi forse, puttanella? ! —
* Questa è roba mia, pervertito! Dammelo! — urlò rabbiosamente la ragazza.
* Certo… certo… Okay! — disse Bruno ridendo. -Certo che te lo do, come no, te lo do subito! —
Lo sguardo che le rivolse e il fatto che si mise seduto sul letto ghignando furono atti talmente eloquenti che Elisa si sentì gelare.
* Non toccarmi, maledetto bastardo! — urlò terrorizzata. -Mi metto ad urlare se mi tocchi… –
Bruno le esibì il cazzo duro e palpitante, percorso da venuzze blu turgide e gonfie: lo teneva con entrambe le mani a coppa sotto i coglioni e il cazzo svettava arcuato come un’incredibile banana.
* Urlerai di più quando ti toccherà questo! — disse divertito.
Elisa arretrò spaventata cercando di raggiungere la porta, ma sbagliò in pieno ed andò a sbattere contro quella del bagno. Bruno la incalzò, le fu addosso e riuscì ad immobilizzarla.
* Ora vieni con me, tesoro! Ho tante belle e interessanti cosine da insegnarti! — le soffiò sul viso.
* Stupido, bastardo… Mi metto a gridare… –
* Fai pure! Tanto non ci sentirà nessuno, piccola! —
Bruno aveva gli occhi sbarrati… Era infoiato, cattivo, deciso a tutto ed Elisa pensò che forse era il caso di essere più dolce, di gettarla sul patetico.
* Stai scherzando, vero Bruno? ! E del resto che importa se hai letto il mio diario! Sei mio fratello, mica lo andrai a dire in giro, vero? Forse anche tu tieni un diario delle tue avventure, vero fratellino? ! —
Ma Bruno non le rispose e la prese per le spalle scaraventandola sul letto. Poi, fuori di se, con gli occhi iniettati di sangue, cominciò a prenderla a sberle, furiosamente.
* Tutti quei figli di puttana, quei fighetti del diario andavano bene vero? Loro sono bravi, belli, in gamba… Io, invece, sono una nullità, uno stronzo, un ignorante, uno da prendere in giro, da trattare a pesci in faccia, buono a fare lo schiavo, magari… Ma gli schiavi si ribellano e diventano Padroni, magari carnefici… –
Elisa rimase senza fiato. Si limitò a piangere, a gemere, ad agitarsi sempre più debolmente sino a quando, stremata, non si mosse più. Sentiva il viso che le bruciava per gli schiaffi. Bruno allora prese il lenzuolo dal letto e lo attorcigliò, trasformandolo in una fune con cui legò i polsi della sorella, fissandoli poi alla spalliera del letto.
Fu a quel punto che la ragazza tentò un’estrema, quanto inutile, ribellione nel vano tentativo di liberarsi.
Bruno la guardava.
La contemplava come mai aveva fatto in precedenza, con due occhi che mandavano lampi.
Mai l’aveva vista legata, impotente, bellissima così prigioniera, con le grosse tette che facevano capolino dalla camicetta sbottonata, con gli splendidi capelli neri e sciolti che facevano contrasto con i suoi grandi occhi azzurri… Trasudava lascivia e lussuria da tutti i pori e lo eccitava sino alla pazzia.
Bruno finì di spogliarsi.
Elisa non riuscì a staccare gli occhi dal terribile cazzo del fratello. Bruno aveva un randello terribile che la riempiva di terrore. Non ne aveva mai visti di così grossi e, con sgomento, avvertì una strana fitta tra le cosce che le fece contrarre lo sfintere.
Bruno, intanto, le si era avvicinato e le aveva aperto la camicetta e fatto saltare il reggiseno. Le mammelle apparvero in tutto il loro splendore, bianche e cremose, invitanti, con due punte erette per l’eccitazione dovuta alla paura.
Erano proprio come lui se le era immaginate: sode e vibranti e con i capezzoli e le areole scure.
La spogliò tutta, malgrado le sue suppliche e i suoi contorcimenti. Le tolse la gonna e poi le sfilò le mutandine mentre lei scalciava gridando.
E quando fu nuda si chinò tra le sue cosce, afferrando la peluria della fica e con una forbicina ne tagliò via una ciocca, quindi la conservò nel portafogli.
* Giusto un piccolo ricordino! — esclamò ridendo, ma con uno sguardo cattivo, arrapato e voglioso. Poi tagliò anche le bretelline del reggiseno e glielo tolse del tutto, lasciandola solo con la camicetta aperta, che i polsi legati in alto gli impedivano di togliere a meno di stracciarla.
Elisa lo guardava terrorizzata e disgustata. Mandò un urlo appena lui saltò sul letto e il suo cazzo duro le sfiorò la pelle della coscia.
Bruno le si mise fra le cosce dopo avergliele scostate a forza, poi si chinò su quelle tette, cominciando a baciarne una ed a succhiarne il capezzolo simile ad una bacca acerba, tanto era duro e consistente.
Elisa si dimenò furiosamente, appena lui le afferrò anche l’altro capezzolo e cominciò a suggerlo ed a morderlo crudelmente, quasi si trattasse di una gomma da masticare. Le faceva un male cane.
Bruno ricordava di quando lei aveva raccontato, nel diario, come le piacesse quel dolore sulla punta dei seni! E ora la stava trattando come lei aveva sempre preteso dai ragazzi con i quali era uscita. Solo che la porca adesso si divincolava, si ribellava, tentava di respingerlo.
Ma nonostante tutto l’eccitazione, in entrambi, ingigantiva. In Elisa incosciamente, bagnandole la fica nonostante ella detestasse Bruno a livello cerebrale. Ciò poteva accadere perchè era piena di libidine, perchè il suo corpo anelava piacere, dolore e sesso senza esserne del tutto consapevole.
Poi Bruno le afferrò le tette con entrambe le mani e cominciò a impastarle con forza, furiosamente, strizzandole, premendole, piantandovi le unghie, torcendole e tirandole con sempre maggior forza.
Lei inarcò la schiena mugolando e Bruno si tuffò tra quelle cosce spalancate in una muta, involontaria, disperata offerta, affondando selvaggio e aspro, eccitandosi a quel nettare di donna che gli solleticava le narici e gli esasperava il gusto, gocciolandogli sulla lingua assetata.
Si era ancorato alle reni di Elisa e le succhiava e le leccava follemente il clitoride.
Elisa si sentì persa. Mai nessuno sino a quel momento le aveva offerto una leccata di fica tanto esaltante. Quella lingua le faceva esplodere una bomba nell’utero e l’esplosione di piacere le si irradiava in tutto il corpo, ma specialmente lungo la spina dorsale fin su, fino al cervello, dove deflagrava violentemente, facendola uscire di senno.
Era sempre disgustata, ma si sentiva anche senza forze, tremante, bagnata, tumida, ben lubrificata. Era l’idea dell’incesto a disgustarla! Ma tale idea non riusciva a frenare il tremore che aveva fra le cosce; non riusciva ad arginare la broda che le colava dalla fica, senza più freni.
Quando lui le spalancò le grandi labbra e vi introdusse la lingua profondamente, quasi volesse possederla e sverginarla con quella, lei si sentì gonfiare di sentimenti contrastanti: amore, odio, disgusto, piacere, vergogna, curiosità, eccitazione, paura, tremore, estasi…
Il tutto era una tortura e un delirio. Ed anche se tutto quello che stava subendo era delizioso, sapere che era suo fratello a farle il servizio la umiliava follemente. Tentò di respingerlo, divincolandosi follemente, solo che quei movimenti scomposti la eccitarono maggiormente. Non poteva reprimere la sua natura passionale e quel vago tremore che precede il vero orgasmo giunse e la sconvolse, perchè non si trattava più di masturbazione e la lingua di Bruno era mille volte meglio delle proprie dita.
Tentò ancora di resistere e di ribellarsi.
* Non riuscirai mai a farmi venire perchè io non voglio godere con te!! — urlò disperata.
* Zitta troia, che sei bagnata fradicia! Stai godendo come una matta! — la prese in giro Bruno, quindi tornò a leccarle il clitoride, mentre le ficcava un dito dentro la vagina iniziando un abile e furioso ditalino.
Tremori e lampi violenti le fecero saettare un urlo di libidine nella carne. Fu come se venisse sconvolta da un elettroshock e gli spasmi dell’orgasmo imminente la invasero completamente.
Venne con un urlo roco di gola, sobbalzando violentemente. Non aveva mai goduto così. I suoi orgasmi non erano mai stati di tale violenza e intensità. Fu presa da un turbinio di passione che la terrorizzò, mentre Bruno non smetteva un istante di leccarle il clitoride, di masturbarla dolorosamente con il dito, mentre l’altra mano le tormentava i capezzoli, le triturava le punte accese dei seni, procurandole un dolore folle che era l’esatto opposto del piacere che intanto le esplodeva tra le cosce.
Poi, improvvisamente, Bruno smise e la guardò divertito.
* Ti piace! Cazzo se ti piace. Davi i numeri mentre ti pizzicavo i capezzoli e ti leccavo la fica! Mi piace come godi quando ti si fa male… –
* Sei pazzo… -balbettò lei, ma una vocina dentro di lei, in fondo alla sua fica, urlava perchè Bruno aveva smesso di farle quel maledetto, dannato servizio.
Lui aveva preso una spazzola per i capelli, con le setole durissime e il manico grosso e rotondo, e le si era seduto accanto. Prima cominciò a passarla sulle punte dei seni. Cominciò dolcemente, graffiandola piano, quasi una carezza delicata, poi premette la spazzola e le setole cominciarono a graffiare la pelle delicata dei seni. Il biancore si tramutò in un rosso vivo e quelle tette delicate, tenere, divennero di fuoco mentre lui succhiava il clitoride e riprendeva a masturbarla con l’altra mano.
La spazzola torturava, ora, furiosamente, accucciandosi tra le mammelle irritate, spaccando la pelle, come una raspa crudele. Le due sensazioni si mescolavano tra loro ed Elisa urlò, mentre un secondo orgasmo le esplodeva nel ventre, sotto le slinguate sapienti di Bruno.
Poi la spazzola le si posò sul clitoride e Bruno rise, gelandola. L’orgasmo le morì dentro il ventre, ritirandosi come una lumaca spaventata nel guscio. Suo fratello la guardava con gli occhi fuori dalle orbite, mentre la sua mano si muoveva tra le cosce e la spazzola aggrediva, ora, il clitoride irritandolo e infiammandolo.
* Come sei buona… -mugolò Bruno leccandosi le dita con la lingua avida e poi succhiando i capezzoli irritati.
Un calore folle esplose sulle mammelle di Elisa, mentre il clitoride, sotto la ruvida carezza della spazzola, si accendeva d’un fuoco feroce, nello stesso istante in cui i denti di Bruno le azzannavano un capezzolo.
Elisa urlò a pieni polmoni, le sue cosce si serrarono attorno al polso di Bruno e lei prese subito a gemere di piacere ed a piangere di vergogna.
Aveva goduto ancora ed era venuta nonostante avesse deciso di resistere! E ciò la sconvolgeva soprattutto perchè Bruno aveva vinto.
Ora che sua sorella era completamente cotta, Bruno pensò che era giunto il momento di farsela.
Prima di tutto si tastò il cazzo e, scoprendolo della consistenza dell’acciaio, agì con estrema tempestività e brutalità.
Si era inginocchiato tra le sue cosce. Elisa se ne stava con le gambe spalancate, abbandonata, ansimante, ancora palpitante di piacere e lui le aprì le grandi labbra e appoggiò la punta del glande proprio all’ingresso della vagina, poi spinse in avanti di colpo, con un ansito brutale, affondando nella sua carne come un aratro nella terra umida.
Elisa mandò un urlo come se la scannassero. Fu come se una sbarra di ferro l’aprisse e la devastasse. Il dolore fu lievemente mitigato solo per il fatto che lei era ben lubrificata di saliva e dei suoi umori. Inoltre gli orgasmi l’avevano intorpidita nel ventre e quindi il dolore della sua “prima volta” fu feroce solo per la violenza con cui fu perpetrato il servizio.
La ragazza ebbe l’impressione di ricevere una martellata nell’utero che le si propagò alla nuca quasi contemporaneamente. La mazzata la lasciò come stordita e un attimo dopo ebbe l’impressione di essere completamente piena.
Ma si sbagliava.
Bruno non aveva ancora dato l’affondo decisivo, quello con cui avrebbe completamente aperto la porta del suo sesso per dilagare poi nella sua carne, conquistandola e umiliandola. Aveva introdotto il cazzo per un buon tratto, fino a poggiarne la punta contro il velo dell’imene.
Respirò a fondo due o tre volte, percependo deliziato le sofferenze della sorella che guaiva e gemeva. Non si decideva a sfondarla completamente, voleva ancora tenerla a ballare sulla corda.
Poi accadde ed Elisa ebbe la sensazione di morire, sentendo il cazzo entrare violentemente dentro di lei fino ad andare a toccarle la bocca dell’utero. Urlò a squarciagola, il dolore nel suo ventre si trasformò in uno spasmo terribile e Bruno prese a martellare la fica della sorella con furia scatenata.
La trivellava su e giù con forza bestiale ed a un ritmo indiavolato. Elisa non riusciva neppure più a urlare perchè le mancava il respiro sotto quelle mazzate terribili.
Poi, finalmente, realizzò che suo fratello, la sua stessa carne, la stava sverginando e l’orrore per ciò che stava accadendo, suo malgrado, la fece urlare con tale intensità da far vibrare i vetri delle finestre.
* NOOOOOOOOOOOOOO!!! … –
L’orrore per quello stupro si mescolava alla mostruosità dell’incesto, ma Bruno sembrava fottersene e continuava a scoparsela con la violenza di un martello pneumatico.
Ed aveva anche la forza di parlare, pur ansimando, mentre andava su e giù in quella carne che pulsava e tremava.
* Lo so, sorellina, che preferisci quelli che alla prima leccata, dopo due o tre colpi di lingua, o magari alla prima sega, godono subito! — disse con cattiveria, tutto sudato per lo sforzo. -Ma io ho fatto molta pratica e sono di ottima e lunga resistenza… Puoi crederci! Verrai parecchie volte prima di me, quindi vedi di resistere! –
* Bastardo fottuto! … Puoi crepare prima di vedermi godere! —
* Ma che cazzo dici? ! Te ne sei fatta già due di orgasmi e ci stiamo appena riscaldando! — disse lui ghignando.
Si fermò anche, rimanendo infisso dentro di lei. Si fermò per prendere fiato, poi ricominciò a martellarla con colpi così feroci e veloci da mozzare il respiro ad Elisa.
La ragazza intanto era consapevole della presenza del suo sangue dall’odore dolciastro che le giungeva sino alle narici. Inoltre la fica le bruciava maledettamente. Lo sfregamento era stato troppo violento e le aveva procurato una grave lacerazione all’imene: il sangue usciva copioso e scarlatto, bagnandole le cosce e andando a macchiare il lenzuolo.
Anche Bruno si accorse di quel sangue: aveva estratto il pene perchè forse aveva intuito qualcosa e voleva ammirare le tracce di quello scempio. Pareva godere nel vedere la propria carne imbrattata di sangue e lucida di umori.
Intanto Elisa pensava di vivere in un incubo, risvegliandosi dal quale si sarebbe trovata nel proprio letto, spaventata a morte, ma ancora vergine…
Ma Bruno ritornò all’assalto e la riportò all’amara e dolorosa realtà: stava subendo l’estrema violenza, lo stupro più brutale, e proprio dal fratello!
E Bruno sembrava infischiarsene di questa terribile realtà! Lui la scopava ignobilmente, mugolando come una bestia, infoiato e osceno, digrignando i denti, simile ad un diavolo uscito dall’inferno. In quell’istante, per lui, Elisa non era altro che una fica e niente più… Una fica vergine per di più e un paio di tette da sballo da mordere, da impastare, da pizzicare… Una fica, insomma, da cui trarre piacere con qualunque mezzo!
Ormai la poveretta aveva le braccia anchilosate e il corpo tutto un dolore. Tentò di divincolarsi, ma fu inutile: non ottenne altro che serrare maggiormente i nodi che la stringevano ai polsi e la tenevano legata alla spalliera del letto.
Era tutto un dolore. Una tormentosa sofferenza le pulsava nella vagina e si irradiava in tutto il suo corpo. Intanto il sangue sembrava non volersi arrestare e lei fu presa dal terrore che il membro di Bruno potesse averle lacerato, dentro, un punto vitale, procurandole un’emorragia interna che l’avrebbe uccisa.
Quell’idea le procurò una contrazione all’utero e allo sfintere, che mandò in visibilio il fratello che non smetteva di sbatterla furiosamente.
* Troia… Troia… -balbettava in estasi. -Quanto sei puttana, quanto sei vacca… –
Voleva allontanarlo, ma ormai quel desiderio andava attenuandosi: capiva, sapeva che era sul punto di godere di nuovo, di godere come mai era capitato nella sua breve vita. Stava per raggiungere l’orgasmo più furioso e magnifico, ma anche più tormentato e osceno della propria esistenza.
Poi alla fine accadde!
Bruno le fiottò dentro lo sperma che gli ribolliva nei coglioni e lei ebbe l’impressione che della lava bollente le facesse saltare i circuiti interni. Quella scarica di sborra fu come una frustata dentro la sua carne. Provò una fitta terribile, ma poi il piacere la sconvolse al punto che si mise a gridare di gioia e di felicità. Usava parole prive di senso mentre Bruno continuava a sborrare, dandole gli ultimi colpi. La riempiva di sperma e le mordeva i capezzoli a sangue, poppandone poi ogni goccia che usciva dalla carne martoriata.
Infine rimasero uno dentro l’altra, spossati, distrutti. Elisa ansimava, gemeva e piangeva, mentre il piacere che aveva provato si andava allontanando lentamente dalla sua carne come i cerchi concentrici che un sasso, gettato in uno stagno, va formando.
Elisa, nonostante tutto, si sentiva appagata, felice e la sua mente aveva, per un attimo, cancellato dalle sue pieghe l’orrenda consapevolezza che Bruno era il proprio fratello. Inoltre c’era ancora quella presenza confortante, potente, rigida, che le occupava la vagina e che le pulsava insieme alla fica violata, ancora viva e presente, con tutta la carica erotica che emanava.
* Cazzo che scopata! — mormorò alla fine Bruno sfilandosi dal nido.
Era ancora eccitato. Il suo membro svettava puntando verso Elisa che lo guardava inorridita, sorpresa e nuovamente eccitata. Era incredibile come quel randello fosse ancora vitale e pieno di voglia di fottere. Non avrebbe mai immaginato che suo fratello fosse un tale maschione!
Quel cazzo era lucido di sperma, sangue e soprattutto della broda di lei. La sua visione era terribile e impressionante.
Bruno vide dove lei teneva puntati gli occhi e scoppiò a ridere: si esibiva. Gli piaceva sentirsi ammirato. Perchè adesso Elisa teneva gli occhi sgranati proprio su quel sesso che l’aveva sverginata. E c’era ammirazione nello sguardo di lei…
* Hai visto sorellina? ! Che ti dicevo? Ma hai notato com’è ridotto il mio fratellino per colpa di quel buco che ti porti fra le cosce? … –
Fece una pausa e si mise a cavalcioni sul ventre di Elisa. Posò i coglioni tra le tette della sorella così che il suo cazzo poteva battere sul viso della ragazza arrivando sin sotto il naso di lei.
Elisa tentò di liberarsi di quella presenza: mosse il viso da una parte e dall’altra tentando di evitare che il cazzo inzaccherato del fratello le strusciasse sul viso e sulle labbra, ma Bruno l’afferrò con una mano per i lunghi capelli neri e le tenne ferma la testa.
* Ora tu baldracca, me lo pulisci il mio cazzo! … Tu ora lo lecchi, capito? ! — ripeteva con voce cattiva.
Faceva sul serio! Ed Elisa ebbe paura e dovette serrare le cosce, perchè le era sfuggito, per la paura, uno schizzo di urina, mentre intanto teneva le labbra serrate per impedirgli di introdurle il membro in bocca.
Fu tutto inutile: Bruno lasciò i suoi capelli e cominciò a schiaffeggiarla con estrema violenza, con entrambe le mani, fino a farla piangere. Poi, appena lei, vinta, socchiuse le labbra e fece guizzare timidamente la lingua, si divertì a colpirla col cazzo sulla bocca, usandolo come un randello.
* Tieni… Tieni, stronza! … -diceva sghignazzando.
Faceva male. Era come se il fratello la colpisse con il taglio della mano sui denti e sulle labbra.
Lui lo maneggiava proprio come un piccolo randello, tenendolo alla base e così, colpendola sul viso, le lasciava sulla pelle chiazze del suo sangue, del proprio sperma e della sua broda.
Il cuneo di carne emanava un odore nauseante e inebriante al tempo stesso. Quel misto eterogeneo costituì, per la ragazza, un afrodisiaco e lei si eccitò al punto di annusare profondamente e, alla fine, a spalancare la bocca per riceverlo sino alla radice.
Con la cappella le arrivava sino alle tonsille.
Lappò, tossì, annaspò e succhiò furiosamente, eccitandosi come una pazza. Si dimenava e si contorceva sotto Bruno, sbavando e leccando da perfetta pompinara.
* Dai… così… Così… Cazzo se sei brava! … Cazzo se sai fare i pompini brutta puttana, zoccola, troia… –
Gli insulti la eccitavano. Ed aveva ripreso a sbrodolare. Sentiva che tra le cosce, dalla fica, stava scorrendo un vero torrente di broda caldissima. Le pareva quasi di pisciare, tanto si sentiva le cosce inzaccherate ed umide. Non vedeva l’ora che suo fratello le sborrasse in bocca ed ormai l’orrore iniziale era completamente sparito per far posto ad una libidine ossessiva, ad una voglia di godere che le faceva rasentare la follia.
Invece Bruno aveva altre idee per la testa. Si staccò infatti da lei e le si accocolò sul viso.
Teneva i piedi ai lati della sua testa, le spalle contro la spalliera del letto e il buco del proprio culo a pochi centimetri dalla bocca di Elisa.
Ormai la ragazza non si meravigliava più di nulla. Ormai era totalmente scivolata in quel nirvana del sesso, dove tutto, anche gli atti più aberranti e incredibili, diventano leciti, diventano una cosa per cui impazzire di piacere.
* Leccami il culo adesso! … E fallo bene… Non c’è niente che mi faccia arrapare più di una lingua di donna che mi scavi l’ano e mi dia quella carezza bellissima ai coglioni. Dai mordimi lo sfintere, leccami le palle, bagascia… E fammi godere… Hai capito troiona? ! —
Intanto lui si menava il cazzo. Stava con la faccia rivolta verso i seni di lei e poteva anche vederle la fica.
Elisa come impazzita si mise a leccare, succhiò i coglioni del fratello, cercò disperatamente di accontentarlo sebbene, dentro, la libidine la divorasse e lei avesse una voglia furibonda di succhiargli il cazzo per poter bere la sua sborra e dissetarsi dell’arsura che le bruciava la gola.
Bruno si era quasi seduto sulla sua bocca e teneva l’ano dilatato al massimo, come se volesse defecare, come se si sforzasse…
In realtà l’agevolava perchè Elisa potesse così introdurre il più profondamente possibile la lingua dentro il suo buco. E Bruno godeva, tremava tutto. Si divertiva a pizzicare i capezzoli di lei, martoriandoli, tirandoli, torturandoli…
Poi, alla fine, giunse anche lui sull’orlo della follia e si gettò in avanti alla ricerca della fica di Elisa.
Affondò la bocca avida in quella vagina piena di sangue, di umori e di sperma e cominciò a leccare disperatamente, mugolando, mentre col membro andava a cercare le labbra della sorella.
* Dammi il tuo cazzo da succhiare, maledetto… Dammelo! Non puoi lasciarmi così… -aveva urlato Elisa un attimo prima.
Poi entrambi si erano abbandonati a quel sessantanove rabbioso e pieno di lascivia.
Fu mentre godeva ricevendo in gola contemporaneamente lo sperma di Bruno che Elisa pensò che in effetti il fratello le stava facendo scoprire nuovi e inarrivabili orizzonti del sesso.
* Liberami! — disse alla fine Elisa ansimando.
Bruno si era sollevato dal suo corpo e la guardava ghignando. Era sempre completamente nudo e il suo cazzo costituiva sempre uno spettacolo magnifico, nonostante fosse in posizione di riposo e ancora tutto impiastricciato.
* Liberami! — insistette.
* Tu sei scema, sorellina! — le rispose Bruno ridendo. Si era intanto chinato e aveva raccolto da terra i calzoni, sfilando la cintura dai passanti.
* Finora abbiamo solo scherzato, adesso è il momento di cominciare a fare sul serio… –
Lei lo guardava ad occhi sbarrati. Era come se lo vedesse per la prima volta ed era chiaro che era impaurita da quello che vedeva.
Bruno fece schioccare la cintura in aria ed Elisa sussultò terrorizzata.
* Non avrai intenzione di… –
Non ebbe il tempo di terminare la frase, che la cintura le si abbattè sulle cosce, a pochi centimetri dalla fica.
La ragazza urlò disperatamente, agitando le gambe in aria e contorcendosi, nel vago tentativo di liberare i propri polsi dai legami.
Tra il pelo della fica, dove era stata colpita, avvertiva un bruciore terribile, quasi che Bruno le avesse avvicinato un ferro rovente per marchiarla a fuoco.
Fu colpita ancora, quasi allo stesso posto, proprio quando il dolore lancinante era sul punto di cessare. Bruno sapeva colpire in modo perfetto, sapeva lasciare, tra una frustata e l’altra, quella pausa sufficiente affinchè la sofferenza fosse sempre più forte e lancinante.
* Ti prego… Bruno, ti prego… — ansimava la poveretta. -Perchè? Perchè? … –
* Perchè mi piace… Perchè mi eccita vederti contorcere come un serpente ogni volta che ti dò una cinghiata! … E poi perchè mi piace immaginare che ad ogni colpo stringi il culo, mentre la fica ti palpita… –
S’interruppe… stava mirando per colpire proprio sul clitoride la fica di Elisa… e vide il fiotto di orina che la ragazza si era lasciato scappare per la paura della staffilata che sarebbe arrivata di lì ad un istante.
* Cazzo! — disse Bruno. Il membro aveva avuto un fremito improvviso ed Elisa si stupì vedendolo tornare nuovamente rigido e duro.
* Cazzo te la sei fatta sotto! Ti sei pisciata addosso… — Aveva abbassato il braccio lentamente, senza colpirla ed Elisa lo guardava fissamente, interdetta.
Il bruciore sulle cosce, vicino alla fica, le pulsava continuamente e il calore che le si era inciso sulla pelle sembrava irradiarsi alla fica e al culo.
Era incredibile e lei non riusciva a staccare gli occhi dal cazzo eretto del fratello mentre la fica le pulsava terribilmente.
Intanto Bruno si era seduto accanto a lei, sul letto e la sua mano era andata a cercarle la fica, posando il palmo su di essa, fra la peluria, e sul clitoride bagnato. Sembrava che il ragazzo impazzisse all’idea che sua sorella se l’era fatta sotto.
* Hai avuto paura, vero piccola? Paura del tuo fratellino! — la sua voce si era fatta improvvisamente docile. Fece una pausa e poi aggiunse.
* Ma non vedi tesoro, io voglio che anche tu goda. Voglio vederti venire continuamente, con ogni cellula di questo tuo splendido corpo! —
E così lasciò scivolare la mano fra le grandi labbra della vagina di Elisa, che lo ascoltava in silenzio, come ipnotizzata da un serpente, quietandosi lentamente. Forse lui non era veramente sadico come voleva far credere di essere, pensò la ragazza, rilassando i muscoli delle cosce e godendosi quelle lente carezze.
Forse Bruno si era semplicemente lasciato prendere la mano da quel gioco erotico, in realtà non avrebbe mai voluto farle del male!
Il suo dito indice scivolò oltre l’apertura della fica ed Elisa lo sentì premere e vibrare delicatamente contro il proprio sfintere. Si tese rabbrividendo di disgusto, ma la carezza non era poi tanto malvagia e dopo qualche attimo lei si rilassò.
* Così ti piace, vero? — le domandò massaggiandole l’ano con le dita, stuzzicandolo quasi distrattamente.
Elisa annuì ingenuamente, non sapendo che in quel momento aveva praticamente acconsentito alla propria condanna.
Bruno infatti si rialzò subito, con un ghigno satanico sul viso e occhi che parevano bruciare di libidine e lussuria.
* Sei proprio un’insaziabile troia! Ma ti sistemo subito io! — disse con voce roca e il respiro affannoso per l’eccitazione.
E infatti si sporse dal letto per afferrare nuovamente la spazzola che aveva abbandonato poco prima, dopo averle martoriato i capezzoli con quelle dure setole.
Gliela mise davanti agli occhi, a pochi centimetri dal viso e la fece danzare con aria minacciosa.
* Lo vedi che bel manico ha questa spazzola? — le domandò poi, godendosi perversamente il terrore che andava dipingendosi sul viso della sorella.
* Che ne diresti di prendertelo tutto dentro il culetto? —
Elisa gridò di orrore, terrorizzata all’idea che quel lungo e rigido attrezzo di legno le entrasse all’interno del corpo. Era grosso quasi come il cazzo di Bruno e un po’ meno lungo, angosciata scalciò e si divincolò, ma era già troppo tardi.
Bruno, incurante dei suoi contorcimenti e delle sue grida isteriche, l’aveva fatta girare prona, con le braccia incrociate e, sedutosi sulle sue gambe, le aveva allargato oscenamente le natiche, mettendo in mostra il buchetto serrato per la paura e l’orrore. Osservava deliziato le contrazioni ritmiche dell’ano piccolo e grinzoso della sorella, che andavano all’unisono con le contrazioni del suo cazzo, duro come una sbarra di ferro.
* TI SUPPLICO, NOO!!! — gridò Elisa singhiozzando, ma lui non le badò.
Elisa tremava e batteva i denti dalla paura, stava per subire l’estrema violenza, l’insulto peggiore che si possa fare ad una donna. E proprio dal fratello!
Bruno tenendo stretta con la mano destra la spazzola, aveva puntato il duro manico contro lo sfintere inviolato.
Poi iniziò a spingere con forza e con furia sadica riuscendo a introdurre la punta per qualche centimetro e osservando l’ano allargarsi e pulsare come impazzito.
La ragazza lanciò un urlo lunghissimo e straziante, agitando il culo come una forsennata, ma che non commosse certamente il suo sadico aguzzino, il quale, imperterrito continuò a penetrarla, spingendo l’oggetto fallico interamente nel retto della ragazza.
Elisa ebbe l’impressione di venire letteralmente squarciata, di essere spaccata in due da una lama rovente che pareva non volersi mai arrestare e quindi attraversare l’intero intestino.
Il manico della spazzola, per quanto liscio fosse, non era lubrificato e procedeva a scatti, inoltrandosi nel suo intestino con un bruciore raschiante che sembrava volesse strapparle le pareti del retto.
Gridò con tutto il fiato che aveva in gola, inarcandosi, ma poi il dolore la fece cedere di schianto sul letto, come morta, in completa balia del fratello.
Non aveva più la forza di muovere un solo muscolo, mentre lui iniziava a stantuffarla con furia selvaggia, deciso a incularla a sangue col manico della spazzola.
E il sangue, infatti, cominciava a colarle in un rivolo sottile, dall’ano spaccato, scivolando sulle cosce e finendo sul letto, mischiandosi al sangue, ormai rappreso, della sua deflorazione vaginale.
Quando Bruno l’ebbe allargata a dovere, dilatata e ammorbidita con frenetiche contorsioni del polso, le strappò bruscamente, dal corpo, il freddo attrezzo di tortura, strappandole un ultimo sussulto, e lo sostituì col proprio cazzo che s’infilò prepotente nel buco ormai slargato.
Certo il diametro della cappella era superiore a quello del manico della spazzola ed Elisa, quando lo sentì scivolare nel culo, ebbe l’impressione di venire realmente aperta in due.
Nuovo dolore le si rinnovò nell’intestino e nell’ano ferito e maltrattato dagli sfregamenti. Riprese a gridare e a piangere disperata, battendo i piedi sul materasso nel vago tentativo di alleviare le sofferenze che le derivavano dall’atto dolorosissimo. Si sentiva usata in maniera degradante e oscena e lo schifo le saliva sino in gola, provocandole sterili e dolorosi conati di vomito.
Bruno aveva preso a incularla con ritmo forsennato alternando introduzioni lente e dolorose a spinte frenetiche e furiose col cazzo tutto infilato dentro. La ragazza sotto di lui ululava come una lupa ferita e faceva fatica a non essere disarcionato dalle sue contorsioni spasmodiche.
Dopo un po’ il cazzo, ammorbidito dalle secrezioni del retto, cominciò a scivolare più agevolmente e il dolore della frizione si fece meno intenso. Elisa aveva sempre l’impressione di essere squarciata, però ora lo sentiva incredibilmente caldo, ardente come un tizzone. Contro ogni previsione e volontà si sentì addolcire da quel calore, si sentì ammorbidire, tanto che, istintivamente, sollevò le chiappe e le spinse incontro al cazzo del fratello.
Lui non seppe resistere a tanta spudorata puttanaggine e, senza più remore, prese a pomparla tanto che in capo a cinque minuti l’aveva già inondata d’un ennesimo denso getto di sperma, che le allagò l’intestino ed ebbe il potere di trascinare anche l’inquieta Elisa in un delirante, doloroso e inarrestabile orgasmo.
Dopo lui la slegò, ma sua sorella non aveva più alcuna intenzione di fuggire da lui, ormai completamente soggiogata da quel duro cazzo e ben decisa a non lasciarselo più scappare.
Altro che il professore di matematica: il vero maschio ce l’aveva addirittura in casa! FINE

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