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Chi l’avrebbe mai detto?

Quello che sto per raccontarvi è un sogno che mi ha lasciato un grosso dubbio: Era una calda sera d’estate, stavo passeggiando per il cortile dell’oratorio quando vedo venirmi in contro Elisabetta una mia ex, una bravissima ragazza tutta casa e chiesa, una di quelle che si scandalizzano a sentir parlare di sesso. Era vestita (come sua abitudine) con maglietta, jeans e scarpe da tennis, non ama scoprirsi nonostante abbia un fisico scolpito da dieci anni di nuoto. “Ciao” mi dice guardandomi dritto negli occhi come sua abitudine, “cosa fai stasera? ” io stupito dalla sua domanda le rispondo “Ma… non so… penso di non andare via da qui, non mi va di muovermi”. “Allora senti, ti va di venire da me, devo preparare alcune cose per la pesca di beneficenza, sono a casa sola il lavoro è tanto e sai… sono già le 21: 30”. “OK, va bene” le rispondo “vado a prendere un gelato e arrivo”. “No lascia” fa lei “ne ho in casa un marea di gelati”. Arrivati da lei mi fa accomodare in salotto, e mi dice “Accendi il computer, devi però collegare le spine che sono sotto il tavolo, io vado a mettermi qualcosa di più comodo”. Sono sotto al tavolo che cerco di districarmi nella giungla di cavi per trovare quello giusto quando ad un tratto sento un forte calcio arrivare sul fondoschiena “Non hai ancora finito! ? ! ” mi urla colpendomi di nuovo. Io cerco di uscire da sotto al tavolo ma lei si siede sulla mia schiena e mi dice “Sai, mi è venuta voglia di sperimentare qualcosa di nuovo: avere uno schiavo. ” Io in quella posizione comincio a sudare deglutisco e afferro subito il concetto però le chiedo “A si… e chi sarebbe il fortunato? “. “Tu! ” risponde lei “Quando avrò finito non penserai più di essere fortunato” ed alzandosi mi sferra un calcio sui testicoli facendomi coricare. Finalmente riesco a vederla: i lunghi capelli biondi (nella “normalità” sempre raccolti) le scendevano liberi sulle spalle e sulla schiena fino ai fianchi, indossava un reggiseno nero con due anelli dorati proprio in prossimità dei capezzoli, pantaloncini neri che le coprivano appena il sedere, calze a rete e stivali di pelle, neri con una cerniera color oro, che le arrivavano sotto al ginocchio. “Ti piaccio così? ” disse appoggiando un tacco sul mio stomaco. “D’ora in avanti mi chiamerai regina, stringerai ai miei piedi, e soddisferai ogni mio desiderio, chiaro! ? ! ” “Si mia regina”. Mi fece uscire da sotto al tavolo, mi fece spogliare e distendere su un tappeto in fianco al divano. Si sedette sul divano e cominciò ad accarezzarmi il viso e il sesso con gli stivali. Sul sesso insisteva sempre di più, stando però attenta a non farmi male, ma provocandone l’erezione, a quel punto sul viso si fermò, appoggiò lo stivale per terra e mi disse “Lecca lo stivale della tua regina, in segno di gratitudine per il piacere che ti provoca! ” Io esitai un attimo e lei cominciò subito a far pressione con la suola dell’altro stivale sul mio sesso, le mie esitazioni svanirono e cominciai a leccare timidamente quello stivale con il sudore che mi colava sulla fronte. “Sei troppo lento” e premette di nuovo ancora più forte “Voglio che tiri fuori tutta la lingua e la passi sullo stivale, voglio vedere la tua bava sullo stivale; finchè non lo farai continuerò a schiacciarti le palle”. “Si mia regina” e cominciai a leccare con decisione quello stivale. “Cosi, bravo, lecca bene, tutto, fino al ginocchio”. Vedendomi ormai ai suoi ordini riprese ad accarezzarmi il sesso mentre io leccavo; avvertivo il gusto della pelle dello stivale, ne avevo piena la bocca ma nonostante ciò non potevo smettere, perchè se solo rallentavo le carezze si trasformavano in calci. “Lecca anche la zeppa, non vedi che è impolverata? ” “Si mia regina” “Apri la bocca” lo feci e lei ci infilò il tacco “Succhialo, avanti! ” non potevo fare altrimenti, ero in suo potere. Per esaltare l’opera prese a muovere su e giù la gamba dicendomi “Ecco bravo, spompinalo per bene”. L’effetto della suola, del tacco e della pelle dello stivale che usava per masturbarmi mi fecero venire, il mio sperma colò prima sullo stivale e poi sul pavimento. “Guarda cosa hai fatto! ” disse appoggiando lo stivale proprio sullo sperma caduto sul pavimento e muovendolo avanti e indietro per raccoglierlo. Mi guardò diritto negli occhi ed io capii cosa aveva in mente, con un filo di voce le dissi “Ti supplico, no” e ricominciai spontaneamente a leccare lo stivale pulito. Lei lo allontanò e mi disse “Invece si, la tua regina vuole che tu, umile schiavo, le pulisca lo stivale che hai sporcato col tuo sperma”. Lei non si alzò dal divano, mi spostai io, ricoricandomi davanti a lei. Alzai gli occhi lentamente e vidi lo stivale pieno di sperma fino alla caviglia. Non avevo il coraggio di cominciare, provedette lei a farmelo venire: mi calpestò il pene premendolo per terra e mi urlò “Pulisci! ” Io in quella condizione, nonostante lo stoma cosi rivoltasse sottosopra cominciai a leccare quello stivale con tutte le mie forze. “Credi ancora di essere fortunato? ” “No” le risposi e lei mi disse “Dovresti farlo, hai l’onore di leccarmi gli stivali; mi raccomando, la zeppa la devi leccare partendo dal pavimento, e non tralasciare le cuciture, sai potrebbe essere entrato dello sperma. ” Quando lo stivale tornò lucido mi disse “Ed ora la suola” lo sollevò e melo pose a due centimetri dal viso. Lo spettacolo era terribile, lo sfregamento aveva sparso lo sperma su tutta la suola mischiandolo con la polvere del pavimento e della suola stessa. “Allora! ” urlò tirandomi due o tre calci sui coglioni, “Ti vuoi muovere? , Lecca! ” Ed anche qui dovetti ubbidirle, presi a leccare quella suola che chissà cosa aveva calpestato, mentre lei mi osservava compiaciuta ed insisteva con il tacco sulla mia cappella ormai infuocata e dolente. Quando ebbi finito si ricordò che all’oratorio c’ero andato per comprare un gelato e mi disse “Hai mai leccato un gelato schiacciato con uno stivale? La tua regina vuole offrirtelo, seguimi”. Mi mise il guinzaglio e mi fece camminare a 4 zampe fino in cucina, qui aprì il congelatore, estrasse un gelato, lo scartò e lo gettò per terra calpestandolo.
“Lecca, lecca il gelato dalla suola del lo stivale della tua padrona, assapora il gusto cioccolato e polvere del pavimento”. Dicendo questo si sedette sul tavolo della cucina e si mise ad osservarmi compiaciuta. “Ora, toglimi gli stivali, slacciando la cerniera con la lingua e prendendo in bocca il tacco per sfilarli”, così feci e lei infilò un suo piede, sudato nella mia bocca porgendomi l’altro e dicendomi “Succhia e annusa il sudore dei miei piedi, pensi che sia bello tenere addosso quegli stivali per più di due ore col caldo di questa sera? ” Io totalmente in suo possesso ubbidii e cominciai a succhiare e ad annusare i suoi piedi sudati e maleodoranti, fasciati dalle calze nere. “OK” disse togliendosi le calze facendosi rimettere gli stivali che mi aveva fatto leccare ed annusare anche dentro. “Ora ti sfondo il culo” mi fece aprire la bocca, ci infilò una delle scarpe da tennis che aveva all’oratorio, mi fece mettere a 4 zampe e mi riportò in salotto; si sedette sul divano mi fece girare con il sedere rivolto al divano, mi bendò con le calze e senza pensarci troppo infilò con un colpo netto il tacco dello stivale nel mio ano spingendo sempre sempre di più “Entrerà, è inutile che opponi resistenza, lascialo entrare, e il tacco dello stivale della tua regina. ” Stremato dalla forza con cui spingeva rilassai i muscoli e avvertii quel tacco freddo insinuarsi nelle mie viscere. Lei incurante del dolore che mi stava procurando cominciò a muoverlo avanti e indietro dicendomi “Sai, questo tacco è alto 12cm ed ora entrerà tutto, tieni! ” Mi resi conto della lunghezza di quel tacco, lo sentivo tutto dentro di me, e sentivo la suole premere sulle chiappe; con l’altro stivale intanto mi dava de i calci sui testicoli. “Mica male però avere uno schiavo col quale sfogare le proprie voglie represse”. Fortunatamente squillò il telefono… no era la sveglia, mi alzai da quel bagno di sperma e corsi a cercare Elisabetta. FINE

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