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Cintura dell’accappatoio

Nuda, inginocchiata sul pavimento, le mani legate dietro la schiena dalla cintura dell’accappatoio di lui, china sul bordo del letto, Monica cominciò a riflettere più lucidamente. Cominciava ad avere paura, non tanto di Franco, l’insospettabile ingegnere per cui lavorava da tre mesi come segretaria, ma di se stessa. Come aveva potuto, lei, madre di due bambini, sposata da 9 anni, aver perso la testa in poche settimane di corteggiamento, e che corteggiamento poi! Lui, dietro la sua fredda gentilezza, la disprezzava, la considerava una cretina, non perdeva occasione per infliggerle piccole umiliazioni in presenza dell’altra odiosa impiegata… Umiliazioni, lei sposata con Giuseppe, l’uomo più dolce del mondo, che le massaggiava i piedi quando era stanca, lei che aveva sempre manifestato un carattere forte, un porto sicuro per parenti ed amici…. proprio lei, era in quella situazione umiliante, scioccata dalle sue stesse sensazioni, scoprire un folle eccitazione nell’essere dominata, umiliata…
La voce di lui la distolse dolorosamente dai suoi pensieri: “puttana, smettila di gemere, è solo da mezz’ora che sei in quella posizione, abbiamo tutto il pomeriggio davanti…”
“Ti prego, devo andare assolutamente in bagno, non resisto ti prego.. ”
Senti il suo respiro dietro la nuca, non poteva voltarsi, non poteva vedere cosa le sarebbe successo…. tra le cosce serrate sentiva la sua fica pulsare come se dotata di vita propria, lui non l’aveva ancora toccata con un dito, se non per legarla….
“Sei una piccola troia, ti basta così poco per pisciarti sotto? Non puoi andare in bagno, devi pisciare sul pavimento come una cagna…”
Poi senti il suo dito, prepotente, oltraggioso, stava esplorando il suo buchino inviolato: ebbe un sussulto di terrore, in tanti anni mai suo marito aveva mai osato pensare al suo culo come un possibile obiettivo erotico….
“lasciami, non voglio, smettila…” Il suo dito la rovistava dentro, non era tanto il dolore, quanto l’umiliazione di sentirsi così esplorata, indifesa…. tra le cosce sentiva colare inarrestabili gli umori della sua fica….
“Hai un culetto stretto, giusto da domare, andremo d’accordo puttana, hai tante cose da imparare…. per questa volta userò un lubrificante, ma solo per questa volta…”
Lei non riusciva a comprendere bene il senso delle sue parole, fino a che non senti il freddo di qualcosa di untuoso che le scivolava dentro e fuori il buchetto e capì…
“No, ti prego no, ti prego…”
“Sta zitta troia”, la voce di lui era incrinata, rotta dall’eccitazione, zitta, sai bene che devo incularti, è il mio segno del possesso, diventerai la mia schiava…”
Non si aspettava un dolore così violento e profondo, il cazzo durissimo di lui entrò con difficoltà nonostante la crema di cui l’aveva abbondantemente lubrificata, si muoveva con feroce violenza, come un’assalto, lei singhiozzava, implorava di smettere e lui inesorabile ricoprendola di insulti…
Non durò molto, lo senti ansimare sempre più forte e le urlò “Sto sborrando puttana, ti sto sborrando nel culo, sono il tuo padrone…”
Senti i getti interminabili di sperma nel suo culo martoriato e non si trattenne più: un fiotto di urina le sgorgò imbrattandole le cosce fino alle ginocchia e contemporaneamente, un orgasmo squassante, un qualcosa che non credeva mai di poter provare…..
Quella sera, a letto con suo marito, il corpo ancora dolorante, disse, fissando la cintura dell’accappatoio che pendeva dietro la porta gli disse mentre lo stuzzicava con una gamba: “Sai, leggevo in una rivista dal parrucchiere che ci sono molte persone che si eccitano mediante rapporti sadomaso, più di quanto non si creda comunemente…”
Lui la guardò come se fosse una scolaretta monella e rispose: “A si, ma saranno dei pervertiti, figurati” e si girò dall’altra parte per dormire. FINE

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