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Clistere di latte

è accaduto un dodici anni fa circa: in quel tempo avevo come partner una ragazza di ben dodici anni più giovane di me: era stata mia segretaria temporanea in una situazione lavorativa in trasferta, durata una trentina di giorni, durante i quali tra noi non c’era stato nient’altro che reciproca simpatia. Ma proprio l’ultima sera, riaccompagnandola in albergo in automobile, al momento dei saluti finali mi si è buttata letteralmente in braccio baciandomi in maniera focosa, e dicendomi che voleva fare l’amore con me. Cose è stato, e da quel giorno, anche se abitavamo a quattrocento chilometri di distanza uno dall’altro, ci siamo frequentati con cadenza settimanale per circa un anno.
Ebbene, durante una vacanza in montagna per la quale avevamo preso un appartamento in affitto per una decina di giorni, una sera questa ragazza mi ha chiesto di praticarle un clistere. Fino a quel momento io non l’avevo mai resa partecipe di essere un clisterofilo, per cui con lei non avevo mai fatto discorsi sulla bellezza dell’enteroclisma.
Ovviamente non mi lasciai scappare l’occasione, anche se all’inizio mi finsi preoccupato del suo stato di salute “Stai male? ” le chiesi, ma lei con molta tranquillità mi disse di no, aveva solo una gran voglia di farsi praticare un clistere.
Cambiai allora subito atteggiamento e mi posi a sua immediata disposizione. “Tu aspettami in camera da letto – mi disse – penso tutto io. Poi tu potrai entrare in azione”
Potete immaginare come ero eccitato: nella stanza faceva un caldo bestiale, per cui mi spogliai rimanendo soltanto in slip, a torso nudo. Dopo cinque minuti Leda (cose si chiamava la giovane ragazza) si presentò completamente nuda, portando l’armamentario dell’enteroclisma da viaggio, il cui recipiente era pieno fino all’orlo di liquido bianco.
“Dove hai preso questo apparecchio, e cosa c’è le dentro” le chiesi, e lei mi disse che portava sempre dietro di sé l’enteroclisma da viaggio perché adorava farsi i clisteri, mentre per quanto concerneva il liquido che si sarebbe fatta iniettare era soltanto latte, che su di lei aveva un’azione favolosa.
Ricordo ancora che si mise sul letto chinata in avanti in ginocchio, e mi mostrava il suo culetto adorato con l’ano tutto teso e pronto. In quel momento capii perché Leda non si era mai opposta a fare sesso anale (era meraviglioso vederla godere quando era inculata da me) e come le piaceva – quando facevamo all’amore – che io le introducessi uno o due dita nell’ano. Era anche lei una clisteromame.
Durante l’operazione lei si masturbò continuamente emettendo mugugni di piacere a dir poco arrapanti. Io avevo il pene che per quanto era duro stava perforando lo slippino.
Volevo eiaculare, ma pensai di trattenermi, perché preferivo venire dentro di lei.
Appena finito il clistere di due litri di latte Leda scappò in bagno, e dalla stanza sentii come dal suo intestino il liquido usciva prorompente.
Quando ebbe finito uscì dal bagno e mi trovò nudo sul letto con il pene che puoi immaginare come era. “Siediti sopra questo palo” le dissi indicandole il mio pene ma lei si avvicinò a me, si sedette a fianco e mi chiese “Era lontano da te pensare che mi piacessero i clisteri, vero? Ora cosa penserai di me? “.
Ed io colsi allora l’occasione per parteciparle la mia analoga passione. Alle mie parole Leda mi guardava entusiasta, e quando io conclusi il mio parlare mi disse:
“Marcello perché non proviamo a scopare mentre ci facciamo un clistere? ” “Magari – le risposi – ma abbiamo un solo apparecchio per l’enteroclisma” “Niente paura – mi disse Leda – con me porto sempre due apparecchi, quello che ho usato ed uno di riserva”.
Vi risparmio, per non prolungarmi troppo, i vari preparativi “preclistere”. Vi dico invece come abbiamo fatto materialmente. Leda si è sdraiata sul letto a cosce aperte e si è conficcata nell’ano la cannula. Io anche a mia volta mi sono inserito la cannula del mio apparecchio (per evitare che le cannule uscissero ci eravamo legati un laccio intorno ai fianchi, e a questo avevamo fissato ognuno la propria cannula).
Le sono salito sopra e l’ho infilzata in un momento, visto che lei aveva la fica fradicia ed io il pene duro come l’acciaio. Poi con una mano lei si è aperta il rubinetto del suo apparecchio, e la stessa cosa ho fatto io.
Mi sono trovato a godere una situazione indescrivibile. Quante emozioni, quanta goduria! Sentire l’acqua che entra dentro di te, e contemporaneamente la stessa cosa accade alla mia compagna. Venimmo tutti e due dopo un quattro minuti, durante i quali ben due litri d’acqua a testa avevano inondato le nostre viscere! Un orgasmo contemporaneo a dir poco favoloso, da perdere i sensi. Fu un’esperienza straordinaria che provammo altre tre volte. Poi la nostra storia ebbe a concludersi. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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