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Come sono diventata la sua schiava

Come da accordi, presi il treno delle 12:07 da Venezia
Santa Lucia, e lui mi raggiunse sullo stesso, a Mestre. Avevamo deciso di passare le vacanze pasquali a Siena; dovevamo quindi cambiare treno sia a Bologna sia a Firenze. Appena lo vidi sedersi di fronte a me, i miei ormoni ed umori impazzirono, e mi si rizzarono i capezzoli… reazione che mai prima di allora avevo avuto…
Parlammo del più e del meno per gran parte del viaggio fino a Bologna; ad ogni secondo che passava, però, io mi “scaldavo” sempre più, e la mia reazione ormonale era moltiplicata dalla vista del suo pacco che si gonfiava… al punto che andai alla toilette, mi sfilai il reggiseno e, tornata al mio posto, glielo consegnai con la preghiera di non restituirmelo fino al nostro ritorno verso casa. Già lì, lui mi prese le mani, e mi diede un assaggio, attraverso i jeans, del suo membro caldo, duro e – dalla prima impressione (poi confermata) – grossissimo e lungo…

Sapendo che il treno successivo sarebbe stato un InterCity, decidemmo di salire su uno scompartimento vuoto, di chiuderci dentro e di accostare le tende… Lui era impaziente di vedere “dal vivo” il mio seno prosperoso, ed io di vedere il suo scettro. Mi eccitava sapere che sarei stata in suo potere 24 ore su 24 per i prossimi tre giorni: io, la sua schiava, e lui, il mio padrone assoluto…

Per quando saremmo stati in pubblico, c’eravamo accordati per alcune limitazioni (volevamo apparire come una normale coppia di giovani sposi), ma in privato, nella nostra stanza d’albergo, avrei soddisfatto – e talvolta anche prevenuto – ogni suo desiderio… se lui fosse rimasto soddisfatto dei miei “servigi”, mi avrebbe “assunta” come sua schiava personale a tempo indeterminato…

Saliti sull’InterCity per Firenze, abbiamo trovato uno scompartimento vuoto e, barricati lì dentro, abbiamo spento la luce e chiuso le tendine sia del finestrino sia quelle dal lato del corridoio. C’era un caldo atroce, ma noi eravamo più caldi ancora: mi sono aperta la camicia, e ci siamo letteralmente fiondati l’uno sull’altra. Lui si è aggrappato ai miei capezzoli turgidi mentre ho cominciato subito a succhiare il suo fallo grosso e vigoroso…

Ad un certo punto, mi ha tirato i capezzoli verso l’alto, per farmi alzare, per poi farmi “allungare ” sul sedile; lì, mi si è seduto a cavalcioni e, tirata completamente su la maglietta, mi ha ordinato di fargli una “spagnola”, inondandomi seno e ventre del suo sperma caldo e denso. Finito che aveva di versare il suo liquido su di me, si rivestì, ordinandomi di rivestirmi così com’ero, senza asciugarmi: finalmente il mio uomo, il mio padrone era lì davanti a me!

Arrivati a Firenze, prendemmo la decisione di “darci una calmata” fino a Siena, in modo da risparmiare le energie per il nostro arrivo in albergo. E così, nel tratto Fi-Si, parlammo del più e del meno, per poi metterci a sonnecchiare. A Siena, arrivammo in albergo assieme ad una studentesca berlinese; un ultimo sforzo, ed eccoci in camera: una stanza anonima – tipica di un albergo – ma nel contempo accogliente.

Svuotate le valigie, ci ritrovammo così, l’uno di fronte all’altra, frementi di desiderio. Io mi sentivo bruciare, avevo una sete immensa di lui: che invece aveva deciso di prendermi con calma, per non consumare subito il fuoco che ardeva in me. Mi ordinò di spogliarlo completamente, e così feci: quando vidi, però, il suo scettro duro, caldo e pulsante, mi ci avvinghiai e cominciai a succhiarlo avidamente, come un assetato fa con la fonte…

Mi prese per i capelli per farmi rialzare: non era ancora completamente nudo. Finii di svestirlo, e lui, così, si stese sul letto – che avevamo già provveduto a preparare: senza copriletto, coperte e lenzuolo superiore.
Io ero lì, in piedi in fondo al letto, in tanga e maglietta, a mangiarmi con gli occhi il suo corpo nudo, quando lui ordinò: “Via la maglietta”! Me la sfilai lentamente, molto lentamente. Fattala scivolare sul pavimento, ricevetti l’ordine di sdraiarmi supina accanto a lui… e obbedii, emozionata come non mi sentivo da secoli. Lui mi guardò a lungo, sfiorandomi con l’indice…

Ad un certo punto, mi fece aprire le gambe, e lui si mise di traverso, “per vedere com’è la tua fica semi-scoperta”, mi disse. Mi passò un dito sotto il tanga, e si mise a tirarlo dal Monte di Venere, finché non lo ebbe tutto inserito nelle labbra della mia passera… e lì, me lo sfilò.

A quel punto, come da suo esplicito desiderio, m’infilai due dita nella fica e cominciai a menarmela sempre più forte, mentre lui stesso si masturbava con il mio tanga umido dei miei umori… e nel mezzo del mio orgasmo, lui volle farmi godere ancora di più: mi mise in bocca il suo scettro, inondandomi subito la gola con litri e litri del suo sperma caldo, denso e gustoso…

Quando l’ebbi pulito completamente, volle bere un po’ d’acqua: ma la tenne per sé, poiché voleva che io mi tenessi la sete per i liquidi che lui mi avrebbe donati… Mi permise però di fumare una sigaretta, in modo da dare il tempo ad entrambi di prepararci al seguito.

Finita la sigaretta, mi fece tornare supina, e mi salì addosso a cavalcioni, in modo da avere il suo “cavallo” davanti al mio viso: ed io, ricominciando a menarmela con forza, con altrettanto vigore iniziai a succhiargli le palle, mentre lui mi “stimolava” i capezzoli… e arrivando all’orgasmo, gemendo sempre più forte, lo sentii irrorarmi il viso con una più che abbondante secrezione… e grazie a questa arrivai a godere come mai prima di allora, al punto che se il suo scroto non mi avesse riempito ancora la bocca, avrei urlato come una scrofa.

Si tolse, mi fece pulire con la lingua il suo membro ancora pulsante, e mi ordinò di pulirmi il volto con le mani per poi spalmarmi il suo sperma su tutto il corpo… per poi dirmi che ci saremmo fati una doccia prima di uscire a cena. Per uscire, lui indossò un paio di jeans neri attillatissimi ed una maglietta – altrettanto nera ed altrettanto attillata – a maniche lunghe e a collo alto.

Io – sempre senza reggiseno – indossai un tanga nero che – sul davanti -coprisse il meno possibile, e la mia sottoveste di seta nera: mi “copre” il culo a malapena… A vedere la sua faccia, i capezzoli mi s’indurirono all’istante, e cominciai a “bagnarmi” abbondantemente… Lui volle subito mettermi in mostra, e mi portò a cena in Piazza del Campo – la piazza principale di Siena.

Tutti gli uomini si voltavano al nostro passare, fissando me e lui: guardavano me con avidità e lui con invidia. Sentii i miei umori, ormai incontenibili, colarmi giù per le cosce… Dopo cena, andammo a bere un digestivo: voleva farmi crollare ogni inibizione mi fosse rimasta.

Mi bastarono un amaro e mezzo perché mi sentissi fluttuare… e lui, il mio uomo, il mio padrone, portatomi in un séparé del bar a luci rosse dove ci trovavamo, mi diede un assaggio di ciò che avrei avuto la sera successiva: fattami sdraiare su un tavolino, m’infilò due dita di una mano nello sfintere, muovendole su e giù per allargarmi il buco; m’infilò prima due, poi tre, poi quattro dita dell’altra mano nella fica, e cominciò a menarmela con un vigore che non credevo possibile al mondo… urlai, urlai di piacere, supplicandolo di continuare, di andare aventi in eterno… eppure, sembrava essere passata un’eternità, quando smise…

Mi mise il suo uccello in bocca, e per ringraziarlo succhiai, succhiai e succhiai finché non potei ingoiare ogni goccia del suo sperma… e ricominciai a succhiare… gli feci tre pompe… alla fine lui, non potendo più resistere allo stimolo, mi orinò in bocca, e io bevvi tutto… e sentii un applauso.

Alzai la testa di scatto, disorientata prima e poi grata del fatto che lui avesse voluto condividere con gli amici quei momenti di gloria… amici che avevano filmato il tutto con una telecamera, e che da quel momento in poi sarebbero stati il nostro pubblico che avrebbe registrato su videocassetta i nostri “momenti sessuali”…
Ero assunta, e nei cinque anni che sono passati da allora, non me ne sono mai pentita.

About Hard stories

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