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Commessa

Ciao ragazzi, voglio raccontarvi la mia esperienza.

Sono una ragazza di 25 anni, carina, occhi scuri, capelli color mogano, non troppo alta ma con un bel fisico sodo. Di seno porto la 4 e non mi posso lamentare.

Ho iniziato circa un mese fa a lavorare in un negozio di abbigliamento per uomo, sapete quei negozi che vendono abiti da uomo, eleganti, scarpe, e accessori vari.

Il titolare era un uomo, non sposato di circa 60 anni, ancora abbastanza prestante, un po’ di pancetta ma nulla di che, brizzolato e abbastanza alto.

Aveva parecchi clienti e al tempo cercava una commessa, di bella presenza, con esperienza, da assumere a tempo indeterminato. Per me si trattava dell’occasione d’oro, anche se non era troppo vicino a casa, praticamente dalla parte opposta della città, mi andava bene, avevo un buon stipendio, le ferie, pranzo pagato e non essendo nella mia zona non c’erano clienti che mi conoscevano e la cosa mi andava benissimo.

Mi recai al colloquio vestita con un tailleur grigio gessato, un top bianco sotto, collant neri leggeri e scarpe nere alte. Un vestito formale, elegante, ma al tempo stesso intrigante.

La gonna aveva un leggero spacco sulla gamba sinistra e camminando si intravedeva un pezzo di coscia.

Mi presentai e il titolare iniziò a farmi le domande di rito, a farmi vedere il negozio e poi, visto che era entrato un cliente, provò a farmi parlare con lui. Andò tutto meravigliosamente bene, il giorno dopo ero assunta regolarmente.

Mi venne chiesto di presentarmi in negozio sempre vestita in tailleur o comunque con la gonna, per me non era un problema, il mio armadio era ben fornito di ogni accessore e quindi ogni giorno cambiamo completo.

Me la cavavo bene e dopo qualche giorno il titolare mi lasciava in negozio da sola anche tutta la giornata.

Dopo circa 20 giorni iniziò per me quello che sarebbe stato un cambiamento radicale nel mio modo di vivere ……. Ora vi spiego….

Quel giorno indossavo una minigonna bianca, con un top azzurro che metteva in bella mostra il mio “balconcino”, attraverso la gonna si intravedevano le mutandine di pizzo bianco, com’era bianco anche il reggiseno.

Ero dietro il bancone e stavo ritirando nelle rispettive buste delle cravatte, ad un certo punto il titolare si avvicinò a me lentamente e con la scusa di vedere come facevo il lavoro si mise alla mia sinistra. In un secondo mi trovai con la sua mano destra infilata sotto la gonna a palparmi il sederino. Mi irrigidii e gli chiesi di smettere subito. Che non ero li per quello, ecc. Lui con una risatina e un bel sorrido mi guardò e mi disse: ” cara Linda, pensavi di venire qui solo per piegare cravatte, servire qualche vecchio bavoso? E prendere lo stipendio? Beh, te lo devi guadagnare e se vuoi anche gli straordinari pagati, e bene, devi accettare la mia mano e anche qualcos’altro…” Io in quel periodo, come tutti penso, avevo un bisogno disperato di soldi. Una rapida riflessione e non dissi più nulla.

Sporsi leggermente il culetto in fuori in modo da riempire per bene la sua mano e attesi.

Il mio titolare continuò a ravanare il mio sederino e scostò leggermente le mutandine per accarezzare il buchetto. Sobbalzai e lui ne approfittò per infilare la mano in mezzo alle gambe e sentire la mia passerotta. In un attimo ero tutta bagnata, mai avrei creduto di potermi eccitare mentre un sessantenne mi accarezzava. Ma in quel momento mi sentivo proprio porca.

Si mise di fronte a me e passando le mani sotto il top mi strinse i seni, la pressione della mani infilate con insistenza sotto il reggiseno, fecero irrigidire i capezzoli in modo sfacciato. Sbucarono attraverso gli indumenti e in un secondo lui tirò fuori la tetta destra da sopra il top e da sopra il reggiseno. Strizzata con forza, si mise a ciucciare il capezzolo e a tirare mentre mi diceva “brava Linda, bella 4 ma la faremo diventare una bella 6, le attaccheremo al più potente tiralatte in commercio e con qualche pillolina le faremo crescere per bene. A me piacciono grandi ma non sintetiche. Quindi preparati piccola, ad avere un bel paio di tettone per sbattere i cazzi che ti metterò davanti”. “vedrai che ci divertiremo insieme, tu devi solo seguire cosa ti dice il tuo padrone, perché ormai quello sono per te”.

La mano destra passò nuovamente dietro e sollevò la gonna, con una mano mi fece piegare leggermente il busto verso il bancone e lentamente abbassò le mutandine che scesero inesorabilmente sopra le scarpe. Ero quasi legata alle caviglie, sembrava non preoccuparsi che da un momento all’altro poteva entrare un cliente, vide il mio sguardo preoccupato e rivolto verso le vetrine e in un attimo prese il telecomando e abbassò la saracinesca, accese le luci e continuò la sua opera.

Sul bancone c’era un barattolo di cera d’api naturale che usavo per lucidare il mobile dello stesso. Lo prese, lo aprì e ci immerse due dita dentro, prendendone una buona quantità. Lentamente allargò il mio sederino e si fece spazio tra le chiappe. Cercò il buchetto e cominciò a infilarci un dito dentro.

Ormai era circa mezz’ora che non proferivo parola, non reagivo e non sapere cosa fare. La situazione mi eccitava ma al tempo stesso mi spaventava. Non ero vergine ma il sederino mai nessuno lo aveva aperto e avevo capito che al mio titolare interessava prevalentemente il mio adorato buchino.

Un leggero tremore mi colse quando il dito prese a girare e l’altra mano tirava verso l’esterno la chiappa aprendo per bene. Due dita entrarono con facilità e in un attimo, con l’aiuto della cera, erano in tre. Giravano e si facevano spazio nel mio buco, entravano e uscivano con sfacciata eleganza. Mi sentivo piena e avevo voglia di sentire qualcosa nella figa, avevo voglia di provare ma al mio titolare sembrava non interessare.

Di colpo tolse le dita, abbassò la patta dei pantaloni e tirò fuori il suo arnese. Mi fece piegare a 90 gradi sul bancone. Non lo vidi subito ma sentii la punta del membro spingere sul mio buchino, trasalii e sentii che era grosso e duro.

Prese subito a spingere e a farsi largo dentro di me. Prima la cappella, una spinta, due, tre, dolore, eccitazione. “Linda, non tremare, è una normale prassi, quella di sentire dolore e sentirsi spaccare in due, ma avere un cazzo grosso e lungo nel culetto non è da tutte e due sarai unica per quello che il tuo culetto saprà dare, diventerai famosa e ti cercheranno in tanti”. A denti stressi riuscii a mormorare “come in tanti? “. Lui rispose “si, in tanti, perché adesso io provvedo ad aprirti, a insegnarti, a istruirti, a farti diventare la mia proietta personale, a farti crescere le tettone e poi saranno in tanti ad aprirti il culetto. Sai, io e i miei amici amiamo giocare a carte la sera e ci manca una bella fanciulla che ci serva da bere. Generalmente la allarghiamo prima con due vibro e poi, una volta finita la partita, la prendiamo a turno nel culetto, allargandola e allagandola, perché rigorosamente veniamo dentro di lei. Ci si diverte un mondo”.

Mentre mi diceva questo continuava a spingere e a farmi male, mi sentivo piena nelle viscere, era arrivato in fondo e sentivo il suo bacino sbattere contro il mio fondoschiena. Dolore, paura, eccitazione e voglia di concedermi e in un secondo lo sentii venire, il suo liquido caldo scorreva dentro il mio intestino, mi bruciava il buco ma mi sentivo come non mai.

Quando tolse il suo membro da dentro di me, non mi diede il tempo di capire cosa succedeva e in un istante apri il cassetto e ne trasse una peretta abbastanza grande, il buco era ancora allargato e umido del suo sperma e della cera. Me la inserì e cominciò a premere. “calma Linda, è solo una peretta da un litro, lo so è un po fredda ma ti prometto che la prossima volta te la scaldo, adesso ti devo pulire, ti voglio pulita per il prossimo giro. E poi ti prometto che la prossima volta te ne metto di più, adesso ho solo questa a disposizione. ”

Tremavo e avevo paura, sentivo il liquido entrare freddo dentro di me, riempirmi la pancia, il mio padrone (avevo cominciato a pensare così di Lui), mentre mi riempiva mi spingeva e premeva la pancia contro il bancone e mi sentivo scoppiare.

Una volta finito di mettere dentro di me tutto il liquido, tolse la peretta e prese una bottiglia di plastica e infilò il collo nel mio buco. “Linda, cara la mia ragazza, troietta, non te lo aspettavi vero un tappo? Beh, serve per permetterti di pulirti bene dentro, adesso io ti massaggio la pancia, il liquido si spande bene dentro di te, lavora e pulisce, ti farà male, lo so, ma sarà per il tuo bene. Al prossimo clistere sarai più pronta”. Per la seconda volta mi venne voglia di avere qualcosa nella figa, mi decisi a chiederglielo, ma lui mi rispose “no, Linda, io amo il tuo culetto e ho deciso di trapanarlo per bene, spalancandoti tutta, solo quando lo vorrò io ti prenderò la figa”.

Detto questo, mi prese per un braccio e quasi mi trascinò in bagno, tolse la bottiglia e mi fece liberare. Non ne potevo più, dopo essermi liberata, mi fece un bidè, trattandomi come una bimba e mi rimise gli slip. “alla prossima Linda, sappi che sarà meglio, domani mattina ti attacco le tette….. “. e dopo avermi dato un bacio sul capezzolo e una manata sul sedere mi disse di andare a casa.

Il giorno dopo mi recai al lavoro, dopo una notte trascorsa insonne a pensare, un po’ pensierosa e spaventata. Cosa sarebbe successo? Cosa sarei diventata? Avrei dovuto lasciare il mio nuovo posto di lavoro e cercare qualcos’altro più tranquillo o farmi travolgere da quest’onda di sesso e sensazioni.

Decisi, mentre ero seduta sul pullman e mi guardavo intorno distratta, di provare questa nuova esperienza, convinta che non appena lo avessi deciso sarei potuta fuggire o avrei trovato un’alternativa. Non sapevo ancora nulla…

Quel giorno mi ero messa una gonna nera corta e un top rosso da cui si intravedeva il reggiseno nero. Le mutandine erano ugualmente nere e di pizzo.

Non indossavo perizomi, non mi piacevano, preferivo le mutandine di pizza sgambate e alte, evidenziavano meglio il mio sederino.

Entrai in negozio, il mio titolare era già li ad aspettarmi, stava servendo un cliente e subito mi disse di avvicinarmi. Mi diete due baci sulle guance e mi presentò al cliente. Un uomo sui 65 anni, abbastanza robusto e alto. Mi presentò come la sua “nuova preziosissima commessa”.

Il cliente fece un sorrisino sardonico e buttò immediatamente gli occhi sul mio petto e sulla mia figura. Solo in seguito avrei scoperto che quel cliente aveva strane preferenze in fatto di sesso. Al momento mi dedicai a servirlo e a seguirlo negli acquisti.

Mentre il cliente era chiuso nel camerino per provare dei pantaloni il mio titolare, con un gesto rapido, mi abbassò le mutandine e me le tolse. Mi disse semplicemente “oggi stai senza”. Alzò di scatto la mano e gettò le mia mutandine al di sopra del camerino dove c’era il cliente, il quale rispose immediatamente “grazie signorina Linda, lei è molto gentile. Apprezzo il suo spontaneo omaggio. Provvederò a infilarmelo nei boxer e a portarlo a spasso con me tutto il giorno. In ogni caso ha un buon profumo”.

Il cliente terminò il suoi acquisti, pagò e poco prima di uscire, infilò la mano sotto la mia gonna per salutarmi e mettendo un dito dentro la mia figa, già bagnata, mi disse che quel giorno non poteva fermarsi ma che presto avrei sentito parlare di lui.

Tolse il dito, se lo mise in bocca, lo leccò fino in fondo e presi gli acquisti, uscì.

Io rimasi sola con il mio titolare il quale mi disse di riordinare e di spolverare, cosa che feci immediatamente, quasi sollevata di non sentirlo addosso come il giorno prima.

Dopo circa mezz’ora entrò un secondo cliente, un signore di circa 50 anni, piccolo, con la barba e magro. Diciamo, contro ogni tentazione!

Lui mi disse di servirlo che era “innocuo”, subito non capii l’espressione, ma nel momento in cui il cliente si recò dietro la tenda del camerino per cambiarsi vidi di sfuggita le sue mutande… erano rosa, compresi subito al volo.

D’istinto, non appena uscì da camerino, mi venne da avvicinarmi a lui e di appoggiare il mio seno contro di lui, con un sobbalzo e quasi spaventato, si spostò guardandomi male. Il mio titolare se la godeva tutta da dietro il bancone. Il cliente fece i suoi acquisti e uscì di corsa.

Terminate le pulizie e servito il gay, mi feci forza e andai dietro il bancone per pulire e riordinare gli scaffali delle cravatte.

Subito dopo Lui si avvicinò a me e da dietro mi infilò una mano in mezzo alle gambe per sentire gli umori della mia passerotta. Ero bagnatissima, l’aver tolto le mutandine, la “visita” del cliente di prima e adesso la “visita” del mio padrone, mi avevano eccitato da morire. D’istinto allargai leggermente le gambe. “Brava Linda, fai il tuo dovere, fatti bagnare per bene. Chissà che oggi non tocchi a te avere un orgasmo. Ma no, cosa sto dicendo, prima devi imparare tante altre cose e poi forse capiterà anche a te. Per adesso niente”. Ritrasse la mano bagnata, me la avvicinò alla bocca e me la fece pulire con la lingua. Ero agitata e sentivo la passera umida che colava in mezzo alle gambe.

Con le dita bagnate dei miei umori e della mia saliva mi fece girare e mettendomi a 90 gradi sul bancone, alzò la gonna, allargò le chiappe e infilò due dita in un colpo solo nel mi culetto. Sentii subito male, le tolse e le rimise dentro per almeno 20 volte. Tutte le volte mi sentivo riempire l’ano, provavo fastidio ma anche eccitazione. Mi disse che dovevo fare le prove e camminare, che lui mi voleva così. Mi fece alzare il busto e pizzicandomi il sederino con la mano sinistra mi fece fare due passi, sempre con le sue dita infilate nel buchino.

Non riuscivo a pensare, ero talmente presa e dolorante che non capivo nulla.

Cominciai a camminare e al secondo passo, iniziò a far ruotare le dita al mio interno.

“Brava Linda, proprio così, oggi faremo lezione di culetto spaccato”. Mi fece ritornare al posto di prima, aprì il cassetto del bancone e tirò fuori un pennarello indelebile rosso. Mi fece sporgere con il culetto ben in fuori e con il pennarello sentii tracciare alcuni cerchi attorno al mio buco. Sentivo solletico ma anche fastidio, prese il pennarello lo infilò nel solito barattolo di cera, lo bagnò bene e me lo infilò nel culetto.

Lo sentii penetrare in profondità, rimase fuori il tappo. Mi veniva da spingere, ma non me lo permise, prese un elastico grosso e facendolo passare attorno alle mie gambe, lo attaccò al pennarello, tenendolo ben fermo e infilato dentro di me.

“Linda, oggi, per il tuo bene, starai tutto il giorno con un oggetto nel culetto. Per oggi non ti insegno null’altro, non provare a togliertelo perché mi vedrei costretto a -farti usare- da mio cane, e proprio non voglio”. Capii immediatamente cosa mi dovevo aspettare, ormai ero io un oggetto per Lui. Un oggetto di sfogo e divertimento sessuale. Mi avrebbe fatto tutto quello che voleva e avrei dovuto subire e accettare senza ribellarmi. Mi abbassò la gonna e mi disse di attraversare il negozio. Faticavo a camminare e a ogni passo sentivo il pennarello puntare dentro il mio intestino, l’elastico tirato al massimo lo spingeva dentro e tirava i peli della figa, facendomi male.

Camminai lentamente fino in fondo e tornai indietro.

Sentivo che il mio sederino veniva trapanato da un oggetto estraneo ma non potevo fare nulla, trascorsi tutta la giornata in questo stato, la figa bagnata, e il culetto aperto.

Vennero clienti di diverso genere e dovetti servirli senza batter ciglio.

Verso sera, Lui mi chiamò, mi fece rimettere nella solita posizione, ma questa volta sul tavolo del retro. Alzò la gonna, mi tirò indietro il bacino e tolse il pennarello facendolo ruotare. Me lo diede da leccare. Poi prese la solita peretta e spalancato il buco la inserì premendo e facendo entrare il liquido dentro di me. “Linda, questa è camomilla, sempre fredda, ma efficace. Ho provato a metterne un litro e mezzo, vediamo come reagisci. Rilassati e prendila tutta dentro”. Come al solito mi sentivo riempire fino alla gola, mi veniva da spingere e mentre lui la svuotava dentro di me, mi premeva la pancia, facendomi male.

Appena finito mi portò in bagno permettendomi di svuotarmi e rimanendo li a guardare.

“spingi Linda, pulisciti, da brava puttanella bambina”.

Non appena ebbi finito. Mi rialzò la gonna e mi mandò a casa senza lavarmi e senza mutande.

“a domani Linda, preparati, faremo di meglio…”

4° giorno….

Quella sera andai a casa in taxi, ero stremata. Avevo male alle natiche e al buco del sederino, inoltre avevo ancora bisogno di andare in bagno. Probabilmente non ero riuscita a espellere tutta la coca cola e il limone.

Mi sentivo usata e “aperta”, penso che in quel momento nel mio sederino avrebbe potuto entrarci di tutto.

Andai in bagno, poi feci una doccia, mangiai e mi coricai.

Il giorno dopo aprii la busta con l’intimo che mi aveva dato la sera precedente: trovai un paio di culotte di guaina nera elastica. Penso che nemmeno mia nonna avrebbe mai messo una cosa del genere. Erano alte fino sotto il seno e scendevano sotto il sedere per un bel pezzo. Il solo pensiero di mettermi addosso una cosa del genere mi faceva impazzire.

Sentirmi strizzata da quell’oggetto! Il mio corpo li dentro! Ma non potevo farne a meno! Dovevo ubbidire.

Quindi mi sdraiai sul letto e trattenendo il fiato iniziai a infilare la culotte. Tra il caldo e l’elastico stretto, facevano fatica a salire. Ma senza respirare riuscii a infilarle fino in cima.

Con fatica mi alzai, adesso si trattava di vestirmi.

Presi dall’armadio un vestito nero con dei fiori rossi e lo infilai dalla testa. Il mio ventre era incredibilmente piatto e compresso, camminavo a fatica e l’elastico comprimeva sia la passerotta che il culetto, facendomi fremere ad ogni passo.

Presi la borsa e mi avviai alla fermata del tram, il solito vecchietto mi si avvicinò per guardarmi. Questa volta cercò anche di parlarmi ma per fortuna arrivò il tram. Salii e vidi l’autista che il giorno prima aveva finito il trattamento al mio culetto. Rideva soddisfatto e mi faceva cenno di avvicinarmi. Così feci, tremavo e facevo fatica a camminare. “Allora Linda, cosa ti aspetta oggi? Purtroppo io non riesco a venire, spero proprio di potermi liberare per domani. Ho alcune cosette in serbo per te….. per adesso ti auguro una buona giornata “piena soprattutto! “.

Arrivai davanti al negozio e mi salutò con un cenno della mano.

Entrai dentro e Lui era già li ad aspettarmi.

Mi infilò subito una mano in mezzo alle gambe e trovò soddisfatto la culotte che mi comprimeva.

“Brava Linda, ci sei riuscita, l’hai messa, allora domani mettiamo una taglia più piccola! ” “ti piace vero? Che putta che sei! Dai vai a fare le tue pulizie ma prima servi quel cliente e metti in mostra tette e culo, chissà che non gli venga voglia di scoparti e ti compri per un’oretta”.

Con un sospiro di rassegnazione mi recai dal cliente che mi stava aspettando seduto su una poltroncina. Era un bel uomo sui 45 anni e mentre mi avvicinavo a lui pensavo “beh, se proprio devo scopare qualcuno speriamo che oggi mi tocchi questo”.

“Buongiorno signore”

“Buongiorno a lei Linda” – come faceva a conoscere il mio nome? Sicuramente Lui mi aveva già presentata e chissà cosa gli era stato detto.

Gli chiesi immediatamente, spingendo in fuori il petto, a cosa poteva essere interessato. Lui mi rispose che desiderava vedere delle camice. Così cominciai a chiedergli di che colore, misura, tipo di polsini, ecc e dopo tre quarti d’ora se ne andava. Ero sbalordita ed arrabbiata: passare inosservata davanti ad un tipo del genere mi lasciava senza parole. Pazienza, avrei trovato di meglio.

Non appena ebbi finito di servire il cliente, Lui mi prese in disparte, mi disse di fare le pulizie e poi all’orario di chiusura di andare nel retro che mi avrebbe aspettata per un altro “trattamento”.

Chissà cosa mi aspettava.

Le 11, 00, le 11, 30, un altro cliente che si limitò a mettermi una mano sulle tette e a provare a pesarle, nel farlo chiese a Lui se faceva ancora la gara del peso. Lui gli rispose di si che era in programma nei prossimi giorni e che gli avrebbe fatto sapere non appena avesse ritenuto giusto farlo.

Le 12, 00, le 12, 30, giù le serrande. Mi tocca. Vado nel retro. Lo trovo seduto su una poltrona.

Accanto a lui, sul tavolo, un aggeggio di cui non capisco l’utilità.

“eccomi, padrone”. “Brava Linda, sei puntuale, oggi lavoriamo le tette, giù il vestito”.

Nel dirlo si alzò e mettendomi le mani sulle spalle fece scivolare il vestito per terra. Rimasi in culotte. Mi stava facendo male perché era troppo stretta ma non potevo dire nulla.

Mi fece avvicinare al tavolo, piegare a 90 gradi e nel farmi piegare abbassò un po le culotte, quel tanto per scoprire il buco del culetto. Ci infilò le dita dentro, iniziò a girare e dopo poco infilò un dildo, a fatica ritirò su le culotte che spinsero il dildo in profondità nelle mie viscere.

Mi sentivo spaccare ma non potevo dire nulla. Accettai il mio destino senza proferire parola. La passerotta a dispetto della mia situazione era un lago di eccitazione.

La culotte era tutta bagnata.

Mi fece rialzare un po, prese in mano le mie tette e disse “Linda, adesso hai una bella terza piena, noi gli faremo fare un bel trattamento e le faremo crescere piano piano fino ad arrivare almeno ad una 5, ma io voglio di meglio e sicuramente anche tu, così potrai fare delle mega spagnole”.

Detto, fatto, mi prese la tetta destra e ci attaccò una coppa di un tiralatte, idem con la sinistra.

Accese il macchinario, che cominciò a rumoreggiare e a tirare con insistenza. Mi venne da spostarmi in avanti per seguire il movimento ma Lui me lo impedì e mi fece sedere sulla poltrona, il dildo, con la pressione delle culotte, entrò ancora più in profondità facendomi sobbalzare.

“Ti piace Linda? Lo senti nel culo? Dritto e lungo? Vuoi che te lo metta più grande o ti basta quello? ” solo con lo sguardo feci capire che bastava “Va bene, per oggi vada così ma domani lo mettiamo grosso il doppio, sai ho una bella scorta a disposizione e sono tutti li che aspettano te”.

Il tiralatte continuava a pompare, sentivo il seno scoppiare.

Mi legò, si, mi legò con della corda ruvida che sfregava sulla pelle sensibile e bruciava.

“Linda, ti devo legare, per forza, non voglio che tu ti muova e che rovini tutto il mio lavoro. Sarebbe un peccato, vero? In questo modo, facciamo due cose insieme, ti allargo il buco del sederino, così si prepara ad accogliere di tutto e di più e ti faccio montare le tette così mi diventi una vera vacca della migliore razza”.

Mentre mi legava alla poltrona mi baciava il viso e mi leccava il collo. Non resistevo più, avevo caldo, provato fastidio per la corda, il seno scoppiava e il sederino era in una situazione di dilatazione quasi impossibile da sopportare.

“Linda cara, bambina mia, ti piace vero? Le senti le mie mani sul tuo corpo? Tra qualche tempo accarezzeranno due tettone grosse e pesanti. Piano piano si infileranno su per la tua figa e nel tuo culetto. Vedrai ti piacerà, ti sentirai la mia puttanella e non aspetterai altro che soddisfare le mie richieste e i miei ordini”. “sono sicuro che la passerotta è tutta bagnata, chissà quando ti succederà di essere riempita li? Tu che ne dici? Forse presto! “. Non capivo, tutte queste frasi. Mi chiedevo perché mi faceva attendere così tanto tempo un orgasmo, perché non mi prendeva subito la fica? Perché dovevo soffrire così, prima di averlo dentro di me.

Dopo circa due ore in questa posizione cominciò ad allentare le corde, a staccare la prima coppa dal seno destro e poi la seconda dal sinistro. Sentivo i seni pulsare e bruciare. Cominciò ad accarezzarli e a baciarli “Belli Linda, brava, vedi sembrano già più grandi”. Poi mi fece alzare, facevo fatica a tenermi in piedi. Mi prese sotto le braccia e mi appoggiò al tavolo di metallo, con delicatezza abbassò e tolse la culotte, non resistevo più, dovevo andare in bagno, ma non mi lasciò. Con le mani aprì le chiappe e estrasse a fatica il dildo che si era infilando dentro di me in profondità.

Mi sentii svuotare, istintivamente mi venne da sporgere il sederino per farmi riempire di nuovo.

“linda, da brava, dai, non insistere, non ti basta averlo avuto dentro per due ore? Sei un’ingorda. Ma se vuoi ti riempio io”. Detto fatto, abbassò i pantaloni e con un colpo secco entrò dentro di me, inculandomi alla grande. Stavo venendo, mi sentivo eccitatissima, lui se ne accorse e subito cominciò a percuotermi la fica e le chiappe. Mentre lo faceva mi inculava e dopo una ventina di colpi secchi venne dentro di me e io rimasi ancora una volta a bocca asciutta e tutta dolorante.

Se ne uscì dal mio buco mi fece mettere in ginocchio e poi me lo diede da leccare.

Dopo di che mi fece andare sotto la doccia a liberarmi e a pulirmi come una bambina.

Mi asciugò e diede un completino intimo nero di pizzo da indossare, una gonna nera e un top rosso fuoco da mettere sopra. Non mi sembrava vero, indossavo finalmente abiti e un intimo eleganti. Da qualche giorno speravo di potermi rimettere qualcosa del genere.

Mi guardò con uno sguardo pieno di ammirazione. “Linda, Linda, sono costretto a lasciarti andare per questa sera abbiamo finito. Divertiti questa sera e se vuoi prendilo pure. Il tuo lavoro lo hai fatto e domani farai di meglio, ma questa è la tua serata”. Con una pacca sul sedere e un bacio sulla guancia mi fece uscire.

Non capivo nulla.

Ero stralunata.

Cosa dovevo prendere, visto che ero sfinita e a casa ero sola.

Pensavo di chiamarmi un taxi, visto che lui non lo aveva fatto per me e non avevo voglia di rifare il tragitto in tram.

Mi avvicinai alla porta, la aprii a fatica, uscii e…..

…. Appena fuori, accanto al marciapiede c’era una Ferrari rossa fiammante ad aspettarmi. Dalla macchina uscì il primo cliente che avevo servito al mattino, in braccio aveva un fascio di rose rosse. Saranno state 50.

Mi si avvicinò e salutandomi mi invitò a cena.

Non esitai nemmeno un secondo, non attendevo altro. Salii sull’auto e Lui richiuse la portiera.

Salì anche lui e avviò il motore.

Il resto è altra storia.

Quando la sera arrivai a casa, la prima cosa che feci fu spogliarmi e buttarmi sotto la doccia.

Prima bollente poi fredda. Pensavo a tutto ciò che mi era accaduto in questi due giorni. Mi sentivo stanca ma eccitata e attratta dall’idea di continuare e farmi trasportare in questa nuova avventura.

Non sapevo cosa mi aspettava ma ogni novità mi eccitava.

Quindi decisi che avrei continuato e il giorno dopo sarei tornata in negozio.

Avevo preso con me gli indumenti intimi che Lui mi aveva dato da indossare per il giorno successivo.

Dopo la doccia, mangiai qualcosa velocemente e andai a dormire per essere in forma per le nuove sorprese.

Al mattino mi alzai e senza nemmeno farmi una doccia o fare colazione indossai subito ciò che Lui mi aveva consegnato… un reggiseno rosso fuoco di pizzo. Basta, tutto li, null’altro.

Questo significava che mi voleva senza mutandine.

Mi vestii con una gonna di lino bianca e un top nero, si vedevano le spalline del reggiseno sulle spalle e si vedeva chiaramente che sotto la gonna non c’era nulla.

Vestita in questo modo, andai alla fermata del tram, dove trovai subito un vecchio di circa 70 anni che mi guardava insistentemente. Mi sentivo a disagio e per questo quando arrivò il tram salii davanti e mi misi accanto al guidatore, il quale girando spesso lo sguardo verso di me, iniziò a chiedermi dove ero diretta, poi dove lavoravo, a chiedere informazioni sui prodotti che avevamo in vendita in negozio e a dirmi che prima o poi sarebbe “passato” anche lui. Era grosso, puzzolente e con una pancia immensa. Cercai di non pensarci. Intanto arrivai alla mia fermata e scesi, per fortuna il vecchio che mi aveva importunato alla fermata era sceso prima.

Entrai in negozio e Lui era già li ad aspettarmi, nel salutarmi mi infilò subito una mano in mezzo alle gambe e immediatamente mi trovò bagnata. “Brava Linda, hai già trovato che ti ha eccitata nel tragitto da casa a qui, bella puttanella, così si fa. Quando arrivi dal tuo padrone devi essere già calda e pronta per prenderlo in tutti i buchi, anche se sai che anche oggi non raggiungerai l’orgasmo. Ti hanno mai riempita di sperma nel culetto? Noooo? Ebbene oggi proviamo. Facciamo il tiro a segno”.

Solo l’idea mi scaldava, pur non sapendo cosa fosse e cosa mi aspettava, sfregai la mia passera sulle sue mani e cercai un contatto più profondo, cosa che avvenne immediatamente perché Lui inserì tre dita dentro di me, le girò al mio interno per ¾ minuti e poi le tolse velocemente, lasciandomi a bocca asciutta, anche se non proprio, dopo averle tolte dalla mia figa me le cacciò in bocca e mi costrinse a leccare i miei umori e a ripulirle bene.

Dopo di che mi mandò a fare le pulizie.

La giornata trascorse tranquilla e verso sera cominciarono ad arrivare tre clienti tutti insieme, capii subito che erano suoi conoscenti. Iniziarono a chiacchierare liberamene, lanciando sguardi sornioni verso di me. Dopo poco ne arrivarono altri 4. in tutto erano 8.

Erano ormai le 19, 30 e il negozio doveva chiudere, loro chiacchieravano alla stragrande e dopo aver abbassato la saracinesca Lui mi disse di andare nel retro. Nella stanza del retro c’erano un letto a due piazze, un tavolo, due divani e alcune poltroncine. Il tavolo era in ferro ed era freddissimo. Mi ci aveva fatto appoggiare il giorno prima per farmi il clistere, lo ricordavo bene.

Dopo essersi sistemati tutti tra divani e poltroncine con whisky in mano, Lui mi disse di togliermi il top e di sollevare la gonna fino alla vita. Prese due pinze per stendere e ne mise una a pinzare la gonna al reggiseno dietro e una per il davanti. “Linda, così ci sembri più troia, come una qualunque che abbiamo raccolto per strada e a cui abbiamo sollevato la gonna per scoparcela e incularcela alla grande”.

In breve mi trovai piegata in due sul tavolo di metallo freddo, i polsi legati con due corde alle gambe anteriori del tavolo, quindi tese. Le tette gonfie di eccitazione schiacciate sul piano e compresse dal reggiseno di una misura più piccola della mia, le pinze che mi tenevano su la gonna e il sederino sporgente e alla mercè di tutti.

Lui iniziò a presentarmi agli amici “questa è Linda, la mia nuova commessa, da due giorni lavoriamo insieme e si dice interessata ad apprendere il mestiere! “. Mentre diceva questo mi cospargeva di olio il corpo e infilava ripetutamente la mano in mezzo alle mie gambe, allargando la fica. L’olio bruciava ma rendeva la pelle del mio corpo incredibilmente lucida e sicuramente attraente per quel gruppo di uomini i quali cominciavano a vociferare.

Una volta finito di “lubrificare” il mio corpo si dedicò al mio culetto, con le mani allargò le chiappe e cominciò a lubrificare con l’olio il buchetto “Linda, pensavo ti fossi un pochino allargata con il trattamento di ieri, ma niente, sei stretta come una vergine. Pazienza oggi provvederemo a migliorare la situazione del tuo culetto e ad allargarlo per bene”. Detto questo, infilò un dito, poi due, poi tre nel mio buco. Mi disse di rilassarmi e di respirare a lungo.

Cominciò a girare le dita al mio interno e mentre lo faceva chiedeva ai suoi amici se erano pronti a riempirmi. Loro risposero di si. Quindi prese un barattolo che probabilmente conteneva delle palline colorate e che capii solo dopo doveva averne una di un colore diverso dalle altre. Fece estrarre le palline e capii che chi tirava fuori la pallina rossa aveva la possibilità di farmi il clistere finale e di mettermi il tappo.

La cosa mi spaventava non poco, chissà a chi sarebbe toccato? Non lo avrei saputo fino alla fine.

Dopo avermi allargata per bene con le dita, sentii che apriva i pantaloni e tirava fuori il membro. Lo appoggiò al buco e iniziò a spingere, l’olio facilitava l’ingresso ma al tempo stesso mi faceva scivolare sul tavolo, quindi le sue spinte si facevano più forti ogni volta.

Con una spinta forte entrò dentro di me, lo sentivo grosso, invadente e il suo solo muoversi lentamente per trovare spazio mi procurava un dolore fortissimo. Avevo male ma resistevo. Lui lo tirò fuori e con un colpo unico lo rimise dentro.

Dolore, eccitazione e paura mi invadevano il corpo, le gambe tremavano mentre lui faceva i suoi comodi dentro di me. “Linda, non l’hai mai preso dentro vero? Un cazzo grosso e lungo, di un uomo esperto. Ahhhhh, adesso ti riempio di sborra”. Mentre lo diceva mi veniva dentro, sentivo il suo liquido caldo scendere dentro di me e mentre lui si svuotava i coglioni, un altro si apriva i pantaloni. Aveva già il membro in tensione ed era grosso.

Non appena Lui tolse il suo dal mio buco, l’altro prontamente prese la mira e riempi il mio culetto. Lo sentivo grosso e lungo, mi sentivo piena fino alle viscere, ad ogni colpo sentivo spingere al mio interno lo sperma della prima eiaculazione, dopo poco anche il secondo venne dentro di me.

Non appena uscì, entrò il terzo e così via fino all’ottavo, noooooo, sembrava finire così, andarono avanti fino al nono. Quest’ultimo non sapevo chi fosse, non potevo vedere, era sicuramente arrivato dopo, oppure si trattava di uno che aveva avuto una doppia erezione.

Ero piena, peggio di un clistere: sborra calda, dentro di me, appiccicosa che premeva per uscire. Avevo voglia di spingere, ma non mi permisero di farlo. Lo sperma bianco colava dalle mie chiappe.

Scoprii subito chi aveva avuto l’onore di mettermi il tappo, farmi il clistere e rimettere il tappo.

Era l’autista del tram, che non avevo visto entrare perché era arrivato dopo tutti gli altri, lui era in nono. Gli altri erano tornati a sedersi sul divano e sulle poltrone e si stavano a turno pulendo con il mio top.

“ciao Linda, ci siamo conosciuti questa mattina in tram, ricordi? Adesso tocca a me metterti il tappo. Prepararti il clistere e richiudere il tutto. Mi hanno detto che ieri ha tenuto dentro un litro e mezzo di liquido, io pretendo che tu ne tenga almeno tre litri e così sarà. Una porca come te può fare di meglio”.

Detto questo prese un dildo e spingendo me lo inserì dentro, poi si recò al frigo e prese due bottiglie di coca cola fredda, la trasferì in una mega peretta, ci aggiunge il succo di un limone intero, appese il tutto ad un gancio al soffitto e con una mossa veloce tolse il dildo e infilò la cannula della peretta dentro di me. Cominciò a riempirmi, il liquido gasato creava gas e gonfiore alla mia pancia, mi sentivo scoppiare, riempire le viscere, più riempiva, più premeva sulla mia schiena schiacciandomi la pancia. Sentivo male e mi sentivo esplodere fino a quando dissi “Padrone, la prego, faccia qualcosa non resisto più, ho male devo liberarmi” “Linda cara, lo sai che devi imparare, sopportare, devi migliorare, devi riuscire a contenere dentro di te fino 5 litri per diventare una bella puttanella completa, poi passeremo ad altre prove, ma per adesso siamo allo step clistere”. Cominciai a piangere, mentre mi riempiva mi accarezzava il clitoride gonfio, ero bagnata e mi sentivo piena come una vacca.

“brava Linda, abbiamo quasi finito siamo a tre quarti, ancora un po di pazienza e sei piena per bene”. Quando finì tolse la cannula e mi inserii nuovamente il dildo.

Non resistevo più, avevo nell’intestino lo sperma di 9 uomini e tre litri di liquido gassato, scoppiavo, cominciai a spingere e mi portarono di corsa in bagno dove potei liberarmi.

Ridevano a crepapelle e mentre fumavano, bevevano in continuazione.

Quando finii, caddi per terra stremata.

Ero sporca, sfinita e tremante.

Lui mi prese, mi mise sotto la doccia e cominciò a sfregarmi come fossi una bambina.

“Brava Linda, oggi hai fatto il tuo dovere da brava bimba, ti sei fatta inculare, riempire come una vacca e svuotare. Ora sei pulita e domani sarà un altro giorno per divertirci e imparare. Vai pure” e così dicendo mi tirò giù la gonna e mi fece indossare il top pieno di sperma, usato dagli uomini per pulirsi.

Chiamò un taxi e mi fece portare a casa. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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