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copertina racconto erotico

Coppia sub cerca coppia dom

Din-don, il campanello suona improvvisamente e i due padroni di casa G. & B. si sono subito emozionati perché sanno che tra qualche istante comincerà una seduta interminabile che li porterà a soffrire e a godere come non mai. I due ricevono S e P, dominatori pro tempore, i quali ricordano ai padroni di casa che dal momento in cui accetteranno di indossare il collare da cane che gli hanno portato, saranno a loro totale disposizione come da copione approvato. E lo saranno finché gli stessi Padroni non gli toglieranno il collare e se ne andranno. G e B accettano senza obiezioni.
La situazione è un po’ imbarazzante e singolare, perché non accade mai che siano i padroni di casa a consegnarsi a degli ospiti dominatori, ma le cose sono andate così, e non si torna più indietro. Per quanto imbarazzante, dunque, i Padroni diventano gli ospiti e gli ospiti Padroni, con la P maiuscola, sia ben chiaro. E, per quanto imbarazzante, agli ordini degli ospiti gli schiavi padroni di casa gli schiavi consegnano i vestiti. Li riceveranno di ritorno solo al momento in cui gli ospiti se ne andranno. Ora la schiava indossa solo autoreggenti nere e tacchi a spillo altissimi oltre ad un grosso collare da cane di cuoio con borchie e anelli, e anche lo schiavo porta il medesimo collare ed è nudo.
La casa era stata preparata buia, a parte la luce generata da numerosi lumini che rendono l’atmosfera eccezionalmente intrigante. Sempre senza proferire parola i nuovi Padroni S e P mettono il guinzaglio al collare dei due schiavi e li costringono ad inginocchiarsi come dei cani. Applicano loro la museruola, quella di lei formata da un’imbragatura di cuoio con una palla di gomma per la bocca e quella di lui che tiene chiusa la mandibola ma lascia libere le labbra. A quel punto G e B devono far conoscere la casa ai propri Padroni portandoli in giro a quattro zampe. Prima li portano in un salotto pavimentato a parquet, quindi nella sala da pranzo pavimentata a ceramica, e ancora nello studio pavimentato a moquette, poi nello spogliatoio, nel bagno… e avanti così. Trattandoli come se fossero veramente dei cani, i due padroni non si limitano a seguirli ma di tanto in tanto li toccano con i loro frustini da cavallo sui fianchi e sul sedere per farli considerare pronti ad obbedire più prontamente. S e P li accompagnano con tranquillità più volte in giro per la casa proprio per familiarizzare con essa. Lui porta in giro lei e Lei porta in giro lui. Questo l’avevano suggerito i due schiavi, per trovare un modo per presentare la casa evitando imbarazzi e ridicoli passaggi di consegne. Ma pian piano eseguono sempre più il volere dei loro padroni finché, docilmente e sbuffando per via della museruola, come prescritto li seguono nuovamente nel salotto. Solo che stavolta i Padroni si chiudono alle spalle la porta interna come per ricordare loro che la presentazione è finita e che ora nessuno potrà tirarli fuori di lì prima della fine.
G e B vengono condotti a quattro zampe ai lati del divano, dove vengono fatti sedere come dei cani, muso verso la parete. Poi S accende lo stereo.
La stanza è invasa dalla penombra creata dai lumini e, grazie alla musica diffusa dall’impianto, si respira una tensione montante, esasperata anche dalla lentezza dei gesti del Master e della Mistress. Lei agita con fare deciso il frustino sulle guance dello schiavo e lo costringe a piegarsi in terra e a leccare a lungo le proprie scarpe… Lui riesce a malapena far uscire dalle labbra strette la lingua, ma ce la fa. Il gusto schifoso del cuoio della scarpa di lei gli fa scoprire la piacevole sensazione di essere un cane… Improvvisamente la padrona gli scocca due colpi “durissimi” sulle natiche. è il segnale che si comincia a fare sul serio.
Il Master e la Mistress lasciano i due “cani” accucciati di schiena ai lati del divano, tolgono loro le museruole e i guinzagli e si accomodano sul divano. Lei è particolarmente sexy, vestita con una mini strepitosa che scopre le splendide gambe fasciate dalla seta delle calze e dondola maliziosamente i piedini che indossano scarpine dal tacco a spillo pronti ad “accarezzare” i due cagnolini.
Lui adagia sul divano la valigetta, la apre e ne estrae alcune cinghie di cuoio con moschettoni, un distanziale, alcune corde grosse e ruvide, una scatola di comunissime candele e due piccoli ceri dalla forma vagamente fallica, delle mollette normali da bucato e delle mollettine in acciaio dall’aspetto particolarmente doloroso.
S e P passano ad applicare l’attrezzatura ai due sottoposti. Legano i loro polsi dietro la schiena e li tengono in tensione grazie ad una corta cinghietta che li collega con un moschettone al grosso collare. Poi applicano il distanziale regolabile alle ginocchia, fatto in modo che i due siano costretti a tenerle il più divaricate possibili. Poi i due schiavi vengono fatti piegare in avanti faccia a terra e, per tenerli in posizione, i Padroni collegano il collare al distanziale con un altro moschettone. Infine uniscono e bloccano anche le caviglie con la corda. Con molta calma i due Padroni si allontanano dal divano e si girano per guardare meglio i due esseri umani così conciati. Dal ruolo di cani sono stati declassati a quello più inerte di “tavolini” a latere del divano. Vedono un culo maschile ed uno femminile offerti ai padroni pro tempore di casa loro, ed è uno spettacolo stupendo e incredibile. Esaltante soprattutto in quanto i due “oggetti” si sono consegnati spontaneamente e in casa propria per soddisfare la gioia malvagia di S e P di dominare altri esseri umani…
Comprensibilmente si portano vicini a loro e li studiano con curiosità osservando gli orifizi anali e i sessi sottostanti, un uccello appena esteso ed una vulva con una gocciolina di rugiada. Si gustano così ulteriormente e con soddisfazione anche quel senso di potere che il bondage conferisce a chi lo può esercitare. Poi proseguono nella preparazione e titillano a lungo i loro capezzoli per eccitarli nonostante la dolorosa posizione. La maggiore erezione dello schiavo e i mugolii della schiava dimostrano la loro eccitazione. La loro evidente posizione scomoda eccita anche i due Padroni pro tempore che si guardano soddisfatti e si fanno cenno di proseguire come da programma.
Il Master prende due candele dalla scatola e ne passa una alla Mistress. Ognuno si dedica al suo schiavo: Lei a lui e Lui a lei. Appoggiano all’ano la candela dalla parte della base, che è zigrinata, e la premono con calma e determinazione fino a farla penetrare nello sfintere dei due. G e B si aspettano l’uso delle candele, perché è una delle cose che amavano di più, ma non immaginavano di venire sodomizzati in quella scomodissima posizione, né che la candela venisse introdotta senza lubrificante e dalla parte più grossa. Ma non soffrono per molto, perché i due Padroni la spingono velocemente oltre la valvola anale e, data la posizione fetale cui sono obbligati, la candela scivola fino in fondo senza problemi. I Padroni vedono così che entrambi gli schiavi hanno la stessa lunghezza di retto, in quanto entrambe le piccole candele steariche vi stanno alloggiate del tutto, lasciando affiorare solo la puntina conica bianca. I due schiavi si sentono soddisfatti da quella sodomizzazione; a parte la scomodità della posizione, lo avevano fatto più volte tra di loro ma stavolta avevano scoperto che in quella posizione la penetrazione è molto più facilitata di quando stavano sdraiati o a carponi. Si ritengono fortunati, ma la realtà è ben diversa.
I due Padroni infatti prendono ora un cero a testa e lo portano davanti al viso del proprio schiavo, appoggiandolo a terra a mò di fallo. Lei chiude le narici del suo sub, il quale deve così aprire la bocca per respirare. Sempre tenendolo per il naso, gli alza il viso e gli mette il cero sotto la bocca. Gli abbassa la testa per farglielo prendere in bocca, quindi lo coglie per il copino e inizia a muoverlo in su e in giù per fargli capire che cosa deve fare. Il Padrone ha fatto la stessa cosa con la schiava, ed ora i due Padroni li costringono a spompinare a lungo i ceri, finché la cera non incomincia a sciogliersi nelle loro bocche. Il sapore della cera è nauseabondo, ma sono costretti a continuare finché i Padroni lo ritengono necessario. Ancora una volta S e P si allontanano per guardare il loro capolavoro di dominazione sessuale: due culi con quella puntina bianca che fuoriesce dall’ano e che dondolano con la lentezza e la ritmica delle pompe dei pozzi di petrolio. Uno su e uno giù, uno giù e l’altro su… Si avvicinano agli schiavi per studiare meglio i particolari della scena e osservano che per muoversi in su e in giù, i due sono costretti a contrarre i muscoli dei glutei, provocando una visibile e continua autosodomizzazione con la candela inserita nei loro retti. Lo sfintere che cerca ripetutamente di chiudersi sulla punta conica della candela, spinge l’oggetto di cera verso l’interno. Oltre alla posizione da preghiera musulmana e il movimento a saliscendi, ora c’è anche quell’incredibile particolare della sodomizzazione automatica e indipendente che sono riusciti ad innescare senza volerlo.
Letteralmente affascinati da quanto hanno fin lì ottenuto, i due decidono di eccitarsi tra di loro incuranti di loro miseri oggetti, e con superbia si compiacciano della situazione facendoli sentire veramente delle cose, delle nullità, delle inesistenze. Si abbracciano con dolcezza, si baciano lingua in bocca, si desiderano e si guardano negli occhi, grati dell’atmosfera che i due hanno generato scomparendo dalla scena attiva di casa loro.
I due schiavi si sono messi a spompinare i ceri con devozione, dedicando la loro fatica e sofferenza alla propria realizzazione erotica. Consapevoli che il ruolo affidato loro dai Padroni pro tempore non può essere messo in discussione, si godono l’eccitazione derivata dall’essere costretti a fungere da inutili macchine oniriche con moto erotico perpetuo. Sanno perfettamente che la loro riduzione ad oggetti funzionanti indipendentemente da chi abbia i comandi, ha un ruolo importantissimo, per loro e per i loro Padroni. Poteva durare ore, giorni… Il loro salire e scendere con lingua e palato su quei ceri che si sciolgono meravigliosamente in bocca, porta alla gioia malvagia della propria realizzazione erotica. Inspiegabile quanto vero, reale, concreto come e più di una sacrosanta scopata con tanto di cazzo e di fica.
S guarda ipnotizzato saliscendere i due culi, con la puntina della candela quasi scomparsa… P lo vede e gli suggerisce maliziosamente: – So a cosa stai pensando… Perché non lo fai?
S non risponde, continuando a guardare. Su… giù… Su… giù.
– Dai! – bisbiglia allora lei per non farsi sentire. – Dai, toccala!
La punta della candela rappresenta per lui il raccordo tra la finzione e la realtà, tra l’onirico e il concreto, tra il sesso ludico e quello violento.
– Toccala dai! – lo tenta P. – Quante altre occasioni avrai di toccare quella candela?
S, il Padrone, dopo un ultimo momento di titubanza, porta l’indice su quella prova di potere rappresentata dalla candela. E la tocca. La spinge e la fa scomparire all’interno del retto. Ora lo sfintere ha vinto e l’ha fatta inghiottire dal retto.
G non stava più sentendo la candela da un bel po’ ed è grato al suo Padrone, sia per avergli fatto sentire con quel contatto che il loro annientamento non stava avvenendo invano, sia perché aveva bisogno di sapere di generare qualche timida curiosità, sia perché… è inutile nasconderlo, sodomizzato si sentiva meglio.
P torna a sedersi sul divano e, mentre i due continuano a spompinare i ceri con impegno e astrazione, lui accende la televisione e il videoregistratore posti davanti al divano, poi torna a sedersi anche lui attendendo che scorrano i titoli di testa del film porno che ha avviato. Gli schiavi danno di schiena al video, ma d’altronde se solo fermano la loro azione sono colpi di frustino. Ogni sciack è seguito da immediato spompinamento più solerte. è così che ci si fa obbedire…
Guardando il film con i due schiavi ai lati del divano, i due Padroni si eccitano e si cercano con le mani. Lui va sotto la minigonna della compagna e lei, felice di attirarlo in quel turbinio di sensazioni erotiche, sta al gioco, godendosi quel momento indimenticabile e forse irripetibile della loro vita. Si corteggiano, facendo trapelare quell’umanità che agli schiavi stanno negando di forza. Lui arriva a sfilarle le mutandine e a morderle il sesso, ma lei lo ferma per fargli guardare quel pezzo del porno dove una donna sta prendendo due uomini contemporaneamente, uno davanti ed uno dietro. Lui osserva la scena e quando un terzo uomo si avvicina all’attrice per fellarla, si avventa sulla sua compagna per penetrarla. Lei lo ferma e gli mette in mano un frustino.
– Sssst… Diamogli un colpetto a testa, piuttosto, – gli sussurra. – si stanno rilassando…
– Avanti voi! – grida Lui agli schiavi.
Sciaaaaak! – frusta Lei
Sciaaaaak! – frusta Lui.
E i due schiavi riprendono a spompinare i ceri con rinnovata operosità.
– Son proprio degli schiavi! Basta distrarsi un momento e…
Quindi tornano a guardare il film, dove nella scena entra la frusta.
Sciaaaaaaaaak!
– Magnifico! Hai visto che colpo? – esclama lei indicando il video, – Quell’attrice se l’è preso davvero…
– Come faranno a sopportare questi colpi? – le domanda il compagno indicando il film.
– Non ne ho proprio idea… – commenta Lei con finta curiosità, gettando la coda dell’occhio sui culi che salivano e scendevano sui ceri. Tra un po’ sarebbe toccato a loro e lei pregustava l’avvenimento.
I due schiavi continuano la loro opera senza pensare al film che scorre sul video, certi che il loro ruolo sia sublime per consentire che il porno assuma forma erotica nelle menti dei loro padroni cui devono solo fornire gioia sadica.
Finisce il film e il Padrone e la Padrona si alzano per portarsi dagli sbocchinatori di ceri. Li fermano perché hanno in mente qualcosa. Raccolgono i ceri ben oliati e ammorbiditi dalla saliva degli schiavi e si portano al loro culo, da dove sfilano la candela per far posto ai ceri. Li appoggiano sull’ano dei due. E, con grande fatica, ruotando a destra e a sinistra e spingendo con forza, ignorando le richieste di pietà da parte degli schiavi, riescono a piantare i ceri nei culi dei due ragazzi. Quando sono entrati quasi del tutto, il Padrone si toglie una scarpa e col tacco dà un colpo al cero di lui per farlo entrare di un altro centimetro, quindi passa a dare una botta anche al cero di lei. I ceri, più grossi sono e meno sono pericolosi per lo sfondamento. I due colpi di tacco provocano ai Padroni una inebriante eccitazione da potere, ed agli schiavi la completa immobilizzazione finale, psicologica, materiale, esterna e interna.
A lei viene un’idea lì per lì e la realizza. Prende le due candele usate, delle quali non ricorda l’appartenenza, e le porta alla bocca dei due, ordinando loro di tenerla in bocca finché non gli consentiranno di lasciarla andare. Gli schiavi obbediscono, dimostrando che ormai sono psicologicamente in balia ai propri padroni.
A quel punto la Padrona prende una limetta per unghie e gratta il cero di lei per scoprire lo stoppino tenendosi per la natica con la mano libera, quindi fa la stessa cosa a lui, tenendosi per i testicoli.
Finalmente il Padrone attizza i due ceri con un lungo fiammifero. Quando la fiamma dei ceri è alta, entrambi vi si accendono una sigaretta.
Ora i due Padroni si accomodano sul divano e riprendono a corteggiarsi sorseggiando una bibita, fumando una sigaretta e continuando ad usare i due comodini con candelabro incorporato: vi appoggiano i bicchieri, le sigarette, l’accendino. La Padrona adora poi tenere la testa sulle gambe di lui con le gambe accavallate ed appoggiate sul comodino, con i tacchi a spillo che rigano la pelle.
Hanno deciso, ma prima si alzano per andare nuovamente a vedere il proprio capolavoro. La vista è splendida: due “oggetti” inanimati totalmente bloccati al volere dei Padroni, sodomizzati da due grossi ceri accesi che colano cera bollente (ma non devastante) sui sessi sottostanti, costretti a tenere in bocca le candele usate, costretti a fare da comodini-poggiapiedi-candelabri, costretti ad eccitare dei Padroni che stanno comodamene seduti a guardarli o a guardare un film, incuranti della dolorosa e faticosa posizione forzata dei loro schiavi. La loro eccitazione è sublime perché nasce dall’annientamento cerebrale che sono riusciti ad imporre a due esseri umani che si sono sottoposti alla loro volontà di dominatori.
Prendono il divano letto per la base e lo allungano. è giunto il momento di scopare alla luce fioca dei loro candelabri. Si abbracciano, si spogliano, si cercano, si stringono e si mordono, sospinti certamente anche dall’atmosfera sadomaso da loro accesa e dagli schiavi accentuata. La prende vis-à-vis, la prende di schiena, la fa salire sopra, la sbatte in altro, la monta alla pecorina, di lato alla forbice, di fianco al cucchiaio, sul bordo del divano, senza mai però sussurrarsi che si amano e senza mai dimenticare di dare delle secche frustatine ai loro candelabri. A loro piace la luce tremula…
Quando lui viene riversando un fiume di sperma nel retto di lei, i Padroni hanno deciso di riposare e quindi vogliono chiudere la luce. Ma non prima di utilizzare i loro frustini in una divertente gara a chi riesce per primo a spegnere la candela del proprio schiavo. Col frustino da cavallo è troppo facile ed entrambi spengono il cero del proprio schiavo al secondo colpo. Allora la Padrona va a prendere la frusta grande. La fa vedere molle e cascante davanti al viso dei due schiavi allibiti. è come una lunga e grossa cintura di cuoio. Alza il braccio e dà un colpo tremendo sul culo di lei.
Sciaaaaaaak!
– Haaaaaaaaaa! – urla la schiava, lasciando cadere in terra la candela che doveva tenere in bocca.
– Mancata. – osserva lui, riferendosi alla fiammella ancora accesa.
– Vero, – ammette la Mistress, – ma poiché ha lasciato cadere la candela senza autorizzazione, gliene do un’altra.
Sciaaaaaaaaaaak!
– Haaaaaaaaaaaaaaaa!
– Mancata ancora. – ripete il Master.
– Questa era solo una punizione… – precisa la Padrona, che però stavolta passa la frusta al Padrone.
Lui dà una frustata al suo schiavo.
Sciaaaaaak!
– Haaaaaaaaa! – urla il comodino, riuscendo però a tenere stretta la candela tra i denti.
– Tocca nuovamente a me. – dice la Padrona allungando la mano per riavere la cinghia. – L’hai mancata.
I colpi si sprecano e la mira scarsa trasforma la gara in una frustatura generale che presto rende le natiche degli schiavi rosse come due mappamondi fiammanti. A parte la bocca per urlare, i due non hanno mosso neanche un muscolo per due ore…
Spenti gli stoppini con le sferze, il padrone prende nuovamente la scarpa e colpisce di brutto il cero dello schiavo col tacco per spegnere il filo di fumo che sale, poi dà un colpo anche a lei per lo stesso motivo. Ma non è finita perché i Padroni, per rendere più ‘sicurì i ceri, giocano con la candela fusa e bollente tormentando a lungo i loro “oggetti”. Lui, in particolare, spinge la cera con un dito nel sesso della schiava, mentre Lei fa sì che la cera si avvolga attorno ai testicoli del suo schiavo.
Quando si stufano, i Padroni slegano i due schiavi e li fanno alzare, senza sciogliere però le mani dietro la schiena. Data la forzata posizione prolungata, i due si alzano tra mille dolori. Infastiditi dai loro lamenti, i Padroni fanno tenere i loro frustini dalle bocche dei due sottoposti che così possono solo guardarsi negli occhi limitandosi a mugolare, e procedono nella performance.
Con molta professionalità ed esperienza i due Padroni conducono i propri schiavi (Lui lei e Lei lui) ai due estremi di un cavalletto di legno che avevano preparato da tempo. Costringono i due a portarsi sopra il cavalletto facendolo passare tra le gambe, obbligandoli camminare in punta di piedi per non toccare la traversa. L’altezza del cavalletto è perfetta e i due sono costretti a mantenersi in punta di piedi anche dopo, per non sodomizzarsi ulteriormente sedendosi sui ceri tuttora nei loro retti. I Padroni proseguono con la preparazione e fissano le mollettine in acciaio ai capezzoli (Lui a lei e Lei a lui) dopo averli nuovamente eccitati per farli diventare turgidi. Le mollettine vengono collegate tramite una catenella dai capezzoli della schiava a quelli dello schiavo in modo che ogni movimento del busto di uno dei due schiavi provochi dolore all’altro.
Tranquilli per averli sistemati, i due padroni ora possono riposarsi un po’, avvisando i due sottoposti che se lasciano cadere il frustino sono guai. Si abbracciano tenendosi per mano, mentre i due schiavi cercano di sopravivere la nuova situazione con l’eccitazione della disperazione.
I Padroni dormono per qualche tempo, poi si svegliano riposati e pronti per la parte importante della performance, quella per cui gli schiavi si erano candidati al supplizio. E insomma a questo punto che incomincia il gioco vero e proprio.
Agli schiavi viene tolto il frustino di bocca e la Mistress prova a muovere la catenella per vedere la reazione dei due. Entrambi si piegano in avanti per il dolore delle mollette sui capezzoli, ma in questo modo si autosodomizzano maggiormente, per cui provano ad avvicinarsi l’un l’altro saltellando in avanti sulla punta dei piedi. Il Padrone propone allora di bloccare i polsi legati dietro la schiena alla parte finale del cavalletto, così non possono avanzare più.
Lei dà un altro colpetto di prova alla catena e i due urlano dal dolore, senza scampo.
– Perfetto. – dice lui – Ora possiamo incominciare.
I Padroni si mettono ai fianchi del cavalletto e guardano per un attimo quelli che erano i loro comodini che si fissano terrorizzati. Quando avevano accettato di mettersi nelle mani dei loro Padroni “senza riserve”, non pensavano che sarebbero stati portati in una situazione tanto erotica quanto dolorosa. Già, quanto sarebbe stata dolorosa?
Inizia la Padrona vibrando delle frustate sulle natiche dello schiavo ordinandogli di contare le frustate:
“Una! Grazie Padrona!!!! ” – urla il poveretto senza più vedere la sua compagna di fronte a lui. – “Due! Grazie Padrona…”
Ad ogni colpo lo schiavo ha avuto una reazione che ha fatto piegare in avanti la sua partner di schiavitù tirata per le tette con le mollette, ed alla terza frustata anche lei inizia ad urlare.
“Tre! Haaaaaa! Grazie Padrona! ” – urla lui.
“Haaaaaaa! Haaaaaaaaaaa! ” – grida lei di rimando.
Alla schiava tocca la stessa sorte per mano del Padrone, solo che prima lui preferisce frugarla un po’ con le dita.
– Guardala! – ride. – la troia è bagnata… Ha ha! Mi tieni qua? – chiede poi alla Padrona, consegnandole le mollette dopo averle tolte momentaneamente alla schiava.
Nella sala risuona una scudisciata alla tetta destra prima e alla sinistra poi. La schiava non se l’aspetta ed ha una reazione improvvisa, come se volesse proteggersi con le mani che invece sono bloccate dietro.
– Fantastico – dice la Padrona, come se non se la fosse sentita di provare. – Fantastico. Rifallo…
Sciaaaak!
– Haaaaa!
Sciaaaaaak!
– Haaaaaaaaaa!
– Aspetta. – interviene la Padrona.
Va al divano, prende le mollette di plastica da bucato e torna per applicarle al sesso della schiava, la quale si contorce per quel po’ che le sono consentiti i movimenti. Poi riallaccia anche le mollette metalliche ai capezzoli, lasciandoli andare con forza.
– Haaaa! – urla la schiava con la lingua fuori.
Per niente impietosita, la Padrona ordina di proseguire.
– Ecco, ora possiamo tornare al culo.
I sobbalzi dovuti alle frustate impediscono ai due schiavi di rimanere immobili con il risultato di tirarsi dolorosamente i capezzoli reciprocamente e di “autosodomizzarsi” lentamente ma sempre più inesorabilmente…
Ogni tanto i Padroni provvedono ad alternare le frustate a qualche tiratina alla catenella che lega i capezzoli costringendo gli schiavi a sollevarsi, estraendo in parte il cero per poi costringerli a suon di frustate a sodomizzarsi nuovamente…
– Non perdete il conto! – tuona la Padrona, altrimenti ricominciamo daccapo!
– Quindici! Haaaaaaaaaaaa! Grazie Padrone!!! – urla allora la schiava in faccia al suo partner di schiavitù che non la sente neanche per il dolore che prova.
Ogni tanto i Padroni scuotono anche il cavalletto per sodomizzare ulteriormente i due schiavi tra le urla dei due.
– Trenta! Haaaaaaaa! Basta Padrona! – urla infine lo schiavo.
I due Padroni si guardano e poi decidono.
– Trentacinque! Haaaaaaaa! Basta Padrone! Farò quello che vorrete! – urla la schiava.
– Continueremo a frustarvi per cinque volte dall’ultima volta che chiederete di smetterla. – taglia corto il Padrone.
E così tra mille urli e sobbalzi i due schiavi si portano a casa un’altra decina di frustate.
Ma poi i Padroni si stancano e si vanno a sedere sul divano per guardare il loro capolavoro in tutta comodità. Due schiavi, ancora ansimanti e doloranti, stanno seduti sul cavalletto con un cero nel culo, collegati dolorosamente per i capezzoli. Hanno le lacrime agli occhi, i Padroni dalla gioia, gli schiavi dal dolore…
I due Padroni si abbracciano dall’eccitazione per il capolavoro fatto e si baciano languidamente mentre i due schiavi cercano di sopravvivere contando sulla resistenza delle punte dei loro piedi. Si baciano a lungo e pian piano ma appassionatamente si spogliano fino ad essere completamente nudi.
Poi si fermano e tornano dagli schiavi.
– Credo che ci sia un modo meno faticoso della frusta per farli urlare. – dice lui studiando cosa fare. Si abbassa e guarda i piedi dei due che li reggono faticosamente sulle punte.
– Ecco qua– dice allora lui. Ed inizia a fare un po’ di solletico ai piedi di lei. Lei ha uno scatto col piede che la sbilancia a favore del cero che le si conficca di più nel retto. Caccia un urlo e si scuote, provocando ad entrambi una serie di urla incrociate, sodomie, strappi…
– Grande. – replica la Padrona. – Ma io preferisco ancora il classico.
Alza la frusta e riprende a colpire le natiche di lui e quelle di lei, senza sosta.
Sciaaaaak, sciaaaaaaaaaak, sciaaaaaaak!
– Haaaaaaaaaa! Haaaaaaaaaaa! Haaaaaaaaaaaa!
– Haaaaaaaaa! Haaaaaaaa! Haaaaaaaaaa!
– Contate! Contate! – urla allora Lei.
– Setteeee! Grazie Padrona!!!!!!
– Ottoooooooooo! Grazie Padrona!!!!!!!
– Basta, sono stanca di lavorare solo io. – dice la Padrona arrivando a quindici. – Vuoi andare avanti tu, per favore?
Lui prende il frustino e riprende a sua volta.
Sciaaaaak, sciaaaaaaaaaak, sciaaaaaaak!
– Haaaaaaaaaa! Haaaaaaaaaaa! Haaaaaaaaaaaa!
– Haaaaaaaaa! Haaaaaaaa! Haaaaaaaaaa!
– Contate! Contate! – urla allora Lui.
– Diciassette!!! Grazie Padrone!!!!!!
– Diciotto!!!!! Grazie Padrone!!!!!!!
– No! Ricominciate da zero! Sto frustando io adesso…
Sciaaaaaaaaaaaaaaak!
– Haaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
– Haaa… cosa? – chiede il padrone sbattendo il frustino sulla mano come un ufficiale delle SS. – Non dovevi dire qualcosa?
Sciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaak!
– Haaaaaa! Haaaaaaaaaaaaa! Haaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! Uno! Padrone!!!!!!
– è così che si dice?
Sciaaaaaaaaaaaaaaak! Sciaaaaaaaaaaaaaaaaak!
– Haaaaaaaaaaaaaa! Haaaaaaaaaaaaaa! Noooooooooo! Uno, padrone! Grazieeee!
– Ecco, brava, così mi piace. Forza che dobbiamo arrivare a trenta.
Sciaaaaaaaaaaaaaaaak!
Sciaaaaaaaaaaaaaak!
Sciaaaaaaaaaaaaaaak!
– Haaaaaa! – Setteeeeee! – Grazieeeee – Padroneeeeee!
Sciaaaaaaaaak! – Grazieeeeeeee! – Haaaaaaaaaaa! – Veeeeeeeenti! – Padroneeeeeeeeee! – Sciaaaaaaaaaaaaak! – Graaaaaaaaaazie! – Sciaaaaaaaaaak! – Trentaaaaaaaaa! – ………
– Riposiamoci. – dice il Padrone alla Padrona dopo un’ora di frustate. – è faticoso, sai, frustare… Glien’avremo date più di un centinaio! Auff!
– Aspetta, posso aggiungerne io ancora qualche decina…
Sciaaaaak, sciaaaaaaaaaak, sciaaaaaaak!
– Haaaaaaaaaa! Haaaaaaaaaaa! Haaaaaaaaaaaa!
– Haaaaaaaaa! Haaaaaaaa! Haaaaaaaaaa!
– Contate! Contate! – grida allora Lei.
– Cinquantasette!!! – grida allora la schiava. – Grazie Padrone!!!!!!
– Cinquantotto!!!!! – grida allora lo schiavo. – Grazie Padrone!!!!!!!
– No! Ricominciate da zero! Sto frustando io adesso… – grida la padrone.
Sciaaaaaaaaaaaaaaak!
– Haaaaaaaaaaaaaaaaaaa! Haaaaaaaaaaaaaaaaa!
– Basta! – dice lei dopo un’altra oretta.
Lei fa tenere il frustino alla schiava mettendoglielo tra i denti e Lui fa tenere il suo dallo schiavo mettendoglielo tra il pene in erezione e il ventre. Quindi si riportano nuovamente al divano.
Stanno assieme e danno sfogo alla loro carica erotica montandosi teneramente, ma si fermano quando sentono che sta per arrivare l’orgasmo. Solo allora vanno a prendere gli schiavi. Staccano le mollette ma lasciano i ceri ben piantati nei loro culi e li conducono in mezzo alla stanza.
Il primo turno è per la schiava che è costretta, con il cero sempre ben saldato, a leccare a lungo il buco del culo della Padrona messa a carponi davanti a lei, mentre il Master continua a sodomizzarla dandole pacche sul cero con la mano aperta. Poi la schiava è costretta a leccare a lungo anche il buco del culo del Padrone, mentre la Padrona la cavalca colpendola sul cero con il manico del frustino da cavallo…
Allo schiavo non resta che l’onore di far godere la Padrona con la lingua sul sesso, mentre stavolta sarà la schiava ad essere costretta a frustarlo duramente… Sempre allo schiavo anche l’onore di prendere in bocca il pene del Padrone. Il sottomesso, sospinto dai colpi di frustino della schiava sul cero, si scatena con lingua e palato sul pene di Lui per mettere fine alla tortura, fino a farlo eiaculare. Il Padrone infatti scarica subito tenacemente e a fiotti il proprio sperma nelle fauci del suo schiavo, soddisfatto di averlo umiliato nel peggiore dei modi.
Solo allora i Padroni, esausti e placati, dichiarano che il gioco è finito.
Prima di slegarli e togliere loro il collare, tuttavia, la Padrona, mossa da compassione, prende la schiava per il copino e le abbassa la testa sul pene in erezione dello schiavo. Muovendo la testa di lei in su e in giù, lo masturba fino a farlo venire in bocca alla compagna di sventura con la grande quantità di sperma che la presenza del cero nel suo retto e la lunga carica erotica della performance hanno generato. FINE

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Buona lettura.

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