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Corte spietata

La corteggiavo da moltissimo tempo, l’amavo con tutte le mie forze; lei lo sapeva e aveva cominciato a giocare con la cosa.
Una sera dopo aver accettato di venire ad una festa con me mi ha detto di avere male a una caviglia; col la scusa mi ha poi chiesto di massaggiargliela. Io, naturalmente, lo ho subito fatto.
Dopo cinque minuti di massaggi mi ha chiesto di massaggiarle anche il piede. Le ho risposto che non mi sembrava il caso di toglierle la scarpa in discoteca davanti a tutti.
“Se mi ami dimostrarlo. ”
La cosa mi imbarazzava moltissimo c’era un sacco di gente che conoscevo ma ho deciso di fare quello che mi chiedeva.
Pochi decine di minuti più tardi ero inginocchiato davanti a lei in camera sua e le stavo leccando i piedi sudati dopo che lei aveva ballato tutta la sera con le scarpe da ginnastica.
Mi fece una proposta: quando saremo stati in compagnia sarei stato il suo ragazzo, ma, soli, sarei stato il suo schiavo.
In compagnia potevo baciarla e comportarmi come avrei fatto con la mia ragazza, ma una volta soli dovevo servirla, riverirla, fare le sue faccende domestiche e tutto ciò che lei avesse voluto.
Accettai.
Incominciò per me un periodo di continue umiliazione e eccitazione continua.
Ero il suo schiavo e dovevo servirla in tutto: fungere da posacenere quando lei fumava; massaggiarle i piedi o leccarli mentre lei guardava la televisione sdraiata sul divano; servirla a tavola; portarle la colazione a letto; riordinare la sua casa; cucinare per lei; pulire le sue scarpe; restare accovacciato per essere usato come uno sgabello durante le sue telefonate.
Accettavo tutto questo perchè lo trovavo terribilmente eccitante e mi innamoravo ogni giorno di più.
Durante una telefonata ad una sua amica, io mi stavo prendendo cura dei suoi piedi tagliandole le unghie, quando ebbi finito, lei senza staccare la cornetta dalla bocca mi ordinò di accovacciarmi davanti a lei; incominciò a descrivere la scena e tutto quello che stava succedendo alla sua amica; le disse che ero il suo schiavo e che poteva farmi fare tutto quello che voleva.
Era chiaro che la sua amica non le stava credendo; mi passò la cornetta e mi ordinò di dire che ero il suo schiavo e che lei era la mia padrona; l’amica continuava a dire di non crederci, ma stava assumendo un tono divertito e di scherno; la mia padrona mi disse di ridarle il telefono; ordinò, si sedette sopra la mia schiena e incominciò a parlare nuovamente con la sua compagna; le disse di venire a trovarla quella sera e che il suo cameriere personale leavrebbe servite a tavola.
Io feci segno di no con la mano staccandola da terra, malgrado lei fosse seduta sopra di me e si stesse dondolando sopra alla mia schiena; lei riattaccò, le dissi che non ero disposto a fare il suo schiavo davanti ad un’altra persona lei mi fissò, poi mi diede un sonoro schiaffo e mi disse che allora potevo anche andarmene.
Mi rivestii e uscii, capii che così l’avrei persa. FINE

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