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Credete che sia stupro?

L’enorme garage sotterraneo era silenzioso nella sua penombra, nella sua quasi oscurità. Dal mio nascondiglio, dietro uno dei grandi pilastri, vicino ad un posto macchina rintanato in un angolo, guardavo le sagome confuse delle auto parcheggiate, l’orecchio teso a qualche rumore che non fosse il ticchettio di un motore che si raffreddava. Sapevo di essere davvero invisibile, nella tuta da meccanico blu scura, col passamontagna che mi copriva tutto il viso, tranne gli occhi e la bocca. Sapevo che stava per arrivare, e non volevo correre rischi. Avevo troppa voglia di possedere quello splendido corpo da puttana che mi faceva impazzire.
Il cigolio del lontano cancello d’ingresso che cominciava ad aprirsi attirò la mia attenzione. Riconobbi il rumore del motore che si stava avvicinando: tante volte lo avevo ascoltato, spiandola, in attesa dell’occasione favorevole. Le luci si accesero automaticamente, rendendo ancora più buio l’angolo dove ero in agguato. Avevo fatto bene a togliere qualche lampadina. Sentivo che l’eccitazione saliva dentro di me come una fiamma liquida. Tra poco avrei avuto quello che volevo tanto intensamente. L’auto s’infilò nel posto d’angolo, il motore venne spento dopo un ultimo rombo. Intravidi l’occhiata perplessa della guidatrice alla penombra intorno, poi intuii la sua alzata di spalle. Sapevo che quel garage era quasi sempre nella penombra, per quanto si facesse per mantenere l’illuminazione in funzione. Strinsi gli occhi al rumore della serratura, per non restare abbagliato dalla luce dell’auto che si accese mentre lei apriva la portiera. In controluce i suoi lunghi capelli biondi e arricciati sembrarono una criniera dorata. Dall’auto uscì una gamba lunga, interminabile, perfetta, dalla caviglia sottile alla striscia di pelle nuda oltre l’orlo di una calza autoreggente velatissima, completamente scoperta dalla gonna cortissima e dal suo modo sempre puttanesco di scendere, mostrando il più possibile del suo corpo arrapante. L’altra gamba raggiunse la prima, dandomi il tempo di intravedere il triangolo degli slip. Poi lei uscì completamente dall’auto, raddrizzandosi in tutta la sua statura, lisciando la gonna sui fianchi opulenti, tirando giù la giacca aperta a mostrare il seno superbo ed eretto sotto una maglietta scollata e aderente. Sentivo il mio cazzo ergersi ed indurirsi, impaziente. Lei si chinò a prendere qualcosa nell’auto. Uscii dal mio nascondiglio, la afferrai per le spalle, tirandola indietro e stendendola, a pancia sotto, sul cofano ancora caldo. Lei emise un grido tra il sorpreso ed il terrorizzato, e cercò di divincolarsi. Mi gettai sopra di lei, avvicinando la bocca al suo orecchio.
“Stà zitta, troia, se non vuoi che ti faccia male”.
Lei bloccò in gola il nuovo grido che stava per emettere.
Rialzandomi un poco le tirai giù la giacca sulle spalle, in modo da bloccarle le braccia, poi infilai una mano tra le sue cosce, afferrai gli slip e li strappai via. Appoggiai la mano sulla sua fica, sentendo il calore che emanava dal suo sesso, e cominciai a strofinarlo.
Lei cercò di stringere le gambe.
“Piantala, stronza, allarga le gambe, vedrai che ti piacerà”.
Facendo forza con le mie le feci allargare le gambe, poi le infilai dentro un dito e cominciai a sgrillettarla. Lei cercò di divincolarsi, senza successo, vista la posizione ed il mio peso. Continuando a masturbarla a fondo, ora con due dita, introdussi di forza il pollice nel suo ano, eccitandomi al sentire il gridolino che emise a questa penetrazione. Intanto sentivo le mie dita inumidirsi, mentre dalla fica cominciava ad uscire, dapprima poco poi sempre più il suo succo.
Staccai la mano un momento, e tirai giù la lunga chiusura lampo che chiudeva la mia tuta da meccanico, liberando un cazzo teso e duro come una sbarra di ferro.
La afferrai nuovamente per le spalle, appoggiai la cappella alle labbra bagnate del suo sesso, ed entrai in lei con un grugnito di piacere, cui rispose un gemito non del tutto di dolore da parte sua.
Cominciai a pomparla avanti e indietro, colpi violenti, profondi, tutto dentro di lei, con forza, fino alla pancia di quella puttana.
Quasi inconsciamente lei cominciò a rispondere alla penetrazione, divincolandosi appena, ma come per mettersi più comoda, movendo i fianchi come per sfuggirmi, ma facendo così rendeva ancora più intensa e profonda la penetrazione. Sempre più infoiato continuavo a pompare come un ossesso, finché
“Aaaahhhhh, aaaaahhhhhh, aaaaaahhhhhhhhh……… ” gemette lei, scossa da quello che indubbiamente era un orgasmo potente. Stava godendo, la zoccola. Adesso le avrei fatto vedere io. Tirai fuori il cazzo, madido dei suoi succhi abbondanti, glielo appoggiai al buchetto e cominciai a premere, decisamente, costantemente, con forza, aprendomi la strada nel suo culo.
“No, no, lì no, fa male, ahhh, aahhhh, aaaaaaahhhhhh! “. L’iniziale diniego per il dolore si trasformo di nuovo in un gemito di piacere mentre entravo tutto nel suo stretto canale, e cominciavo di nuovo a stantuffare come un pazzo. I suoi gemiti continuarono sempre più intensi, mentre galoppavamo verso un orgasmo travolgente, lei che sussultava sotto di me mentre io mi svuotavo dentro di lei, mordendole selvaggiamente una spalla.
Restai un momento su di lei, ansimante. Mai avevo provato un orgasmo così intenso. Mi staccai da lei.
“Resta ferma così, non ti muovere”. Richiusi la lampo e velocemente raggiunsi l’uscita di sicurezza, filandomela via prima che lei potesse riprendersi.
Raggiunsi la mia macchina, salii e guidai velocemente verso casa, riassaporando il godimento che avevo appena provato. Parcheggiai al solito posto, salii in ascensore fino a casa mia, entrai.
Gettai la tuta nel cesto della biancheria sporca e m’infilai sotto la doccia. Mentre mi lavavo sentii entrare mia moglie. Indossava solo un accappatoio aperto sul suo bel corpo nudo, abbronzato.
Sulla spalla spiccava il segno di un morso.
Mi venne vicino, cominciando ad accarezzarmi il cazzo.
“Fammi godere, ancora”.
“Certo, e vedrai che sorpresa ti preparo per la prossima volta”.
M’infilò la lingua in bocca, e smettemmo di parlare. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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