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Cristina e le svolte della vita

A volte le svolte della vita, quelle strane pieghe del destino che sconvolgono un’esistenza si nascondono dietro fatti banali, assolutamente insignificanti.
Il virus che avrebbe sovvertito tutto il mio mondo si annidò in una circostanza banalissima: era i primi giorni di aprile e finalmente dopo quasi 4 mesi di lavoro ininterrotto il progetto su cui ero stata collocata era terminato.
Avevamo lavorato come matti, io e i miei colleghi, notte e giorno, e ora che tutto era concluso sentivo dentro di me una sorta di vuoto.
La mia mente e il mio fisico, abituati a rimanere in attività fin oltre le due di notte, ora sembravano un motore a folle; non riuscivo assolutamente ad addormentarmi e vagavo per casa come una scema.
Decisi di provare a far spaziare la mia mente nel mare sconfinato della rete e così in piena notte cliccai sull’iconcina che mandava in esecuzione il mio browser.
Navigai per una mezz’ora, poi quasi per caso decisi di aprire il programma per chattare on line.
Alla richiesta del nick scrissi proprio il mio nome, tanto nessuno poteva sapere se era falso o vero, e poi mi tuffai in quel mare misterioso, fatto di nomi, frasi, pensieri, senza corpo, virtuali.
Per un po’ mi limitai incuriosita a leggere i commenti degli altri, ma dopo qualche minuto venni scossa dal mio torpore dal suono che avvertiva che qualcuno voleva comunicare con me.
La frase che comparve sul video era:
“Sono Kristy e ti voglio dominare… farò di te la mia puttana”;
Risposi piccata a quello scemo :
“Se pensi che io mi faccia dominare da un uomo come te sei proprio fuori di testa”.
Dopo aver battuto la mia risposta rimasi in attesa per alcuni istanti, poi sullo schermo comparve la replica di Kristy:
“Può darsi che tu riesca a non farti dominare da un uomo, ma se pensi di riuscire a non farti dominare da una donna come me allora quella fuori di testa sei tu”.
Incredibile… una donna. rimasi un po’ perplessa e poi tentai di mettere in dubbio la sua identità dicendole che erano tanti quelli che sul Web si spacciavano per quello che non erano.
Lei mi rispose che anche io avrei potuto benissimo essere un maschio, ma che comunque se le fossi piaciuta mi avrebbe fornito le prove della sua identità.
Decisi di rischiare e continuai la conversazione.
La ragazza diceva di chiamarsi Cristina, di avere 25 anni e di nutrire numerose fantasie sessuali in cui lei era sempre nel ruolo della dominatrice e la vittima era quasi sempre una donna.
Ero notevolmente incuriosita e dopo averle fornito i miei dati (Monica 32 anni 169cm 53kg) le chiesi se aveva mai realizzato alcune delle sue fantasie.
Lei mi rispose di no, che fino ad allora aveva avuto solo storie con ragazzi normali, ma che più volte aveva giocato il ruolo della dominatrice in chat e la cosa le piaceva da impazzire.
Devo confessare che l’idea di una esperienza omosessuale con una che addirittura voleva fare di me la sua schiavetta puttana, da una parte mi inorridiva, ma dall’altra mi eccitava molto e così, confidando sul fatto che su Internet tutto rimaneva nell’ambito del virtuale, le dissi che anche a me sarebbe piaciuto esplorare quel genere di fantasia, logicamente dal punto di vista della schiava. Sullo schermo comparve :
“OK schiava allora spogliati totalmente e d’ora in poi rivolgiti a me chiamandomi Padrona e dandomi del lei”.
Osservai quelle lettere sullo schermo che formavano quella frase così irriverente e la prima cosa che pensai fu di chiudere il tutto e mandare al diavolo quella scema, ma poi quasi automaticamente mi ritrovai a battere sulla tastiera la seguente frase:
“Si Padrona. Obbedisco. ”
Poi lentamente tolsi la camicia da notte, le mutandine e mi ritrovai nuda davanti allo schermo di un computer, pronta a divenire la schiavetta virtuale di una persona assolutamente sconosciuta.
Il gioco iniziò in quel modo…..

A quel primo incontro in chat ne seguirono altri e tutti furono condotti con me nuda e in ginocchio sulla sedia di fronte al computer, senza sapere chi ci fosse dall’altra parte.
In compenso la Kristy virtuale mi piaceva un sacco, ci sapeva proprio fare e grazie a lei passavo serate decisamente ‘interessantì.
Kristy non mi costringeva a fare cose strane, ma si divertiva ad esplorare con me situazioni particolarmente ‘piccantì dicendomi cosa mi avrebbe fatto e chiedendomi pareri, desideri, sensazioni.
Quasi sempre chiudevo le conversazioni con la fighetta umida ed eccitata.

Continuammo così per più di due mesi, sentendoci quasi tutti i giorni e dicendoci cose che non avremmo mai detto ad altri; poi una sera Kristy mi disse che era arrivato il momento di scoprire le carte.
Mi ordinò di chiudere il collegamento e di telefonare ad un determinato numero.
Ero titubante nel comporre il numero.
Temevo sinceramente che quel gesto avrebbe messo fine alla mia strana storia virtuale.
La paura principale era scoprire che dall’altra parte non c’era una venticinquenne , ma un uomo che sfruttando la mia ingenuità si era divertito alle mie spalle.
Il telefono fece due squilli, poi una voce fresca e sensuale rispose
“Pronto”.
“Sono Monica” dissi esitante, e dall’altra parte Kristy mi rispose:
“Bene bene finalmente posso sentire la tua voce schiava”.
Aveva una voce molto bella e sicuramente non era un maschio.
Parlammo per un po’ e poi ci scambiammo tutti i numeri di telefono.
Nei giorni successivi più volte venni contattata sul cellulare da Kristy e ogni volta provai un senso di imbarazzo misto ad una profonda eccitazione.

Passarono altri giorni e una sera sul mio video comparve la domanda che da tempo aspettavo e temevo :
“ti andrebbe di trasformare la nostra esperienza da virtuale in reale? ” .
Dal giorno in cui ci eravamo sentite per telefono, avevo iniziato a considerare la possibilità che ora mi veniva proposta e sinceramente non ero stata in grado di darmi una risposta.
Fino ad allora, essendo il rapporto esclusivamente sul piano virtuale, mi ero lasciata andare a fantasie incredibili ed avevo detto a Kristy di essere disposta a fare e a subire cose indicibili.
Ma adesso Kristy mi proponeva di trasferire tutto sul piano reale, di rendere vere quelle fantasie, di subire realmente sulla mia pelle tutte quelle cose che avevamo immaginato insieme.
“Allora? ” comparve sul video .
Dovevo dare una risposta, decidere se oltrepassare il confine e tuffarmi in un mondo sconosciuto e invitante oppure rinunciare e tornare alla mia vita di sempre.
Chiusi gli occhi e quando li riaprii vidi sullo schermo due lettere “SI”.

Prendemmo tutti gli accordi necessari: avremmo sfruttato un periodo di ferie di 10 giorni che Kristy aveva e li avremmo passati nella mia casa al mare.

Il treno era come al solito in ritardo e la cosa non faceva altro che aumentare il mio disagio, la mia ansia, il mio nervosismo.
Tra qualche minuto tutti i miei sogni si sarebbero scontrati con la realtà e io avevo paura…. Se Kristy è diversa da come dice?
Se non è la bella ragazza che afferma di essere ?
Se mi farà male?
Se , Se , e ancora Se….
Il treno si fermò nella stazione sbuffando, enorme animale esausto, e alcune persone iniziarono a scendere dalle vetture trascinando pesanti bagagli. Kristy mi aveva detto che l’avrei riconosciuta dal vestito amaranto scuro e da una valigia rigida rossa.
Mi guardavo in giro ma non vedendola iniziai a temere la beffa.
Poi dall’ultima vettura vidi sbucare una valigia rigida rossa e dietro un vestito amaranto.
Mi avvicinai e quel che vidi mi lasciò senza fiato.
Era la più bella ragazza che avessi mai visto…. alta , molto più di me , con capelli scuri e lunghi, magra, con due seni sodi e due gambe da favola lunghissime che si reggevano su due scarpe chiuse e col tacco di 5 cm.
Gli accordi erano che io avrei dovuto piegare leggermente il capo e lei per farsi riconoscere mi avrebbe teso la mano come fanno le signore quando devono ricevere il baciamano.
Non appena le fui davanti e non appena mi fui ripresa piegai il capo.
Lei sollevò leggermente la mano e io la osservai estasiata.
Persino le mani erano bellissime: dita lunghe e unghie curatissime con uno smalto rosa trasparente.
Baciai il dorso della sua mano.
“Ciao Monica” mi disse
“Buongiorno Padrona” risposi.
“Non è il caso che mi chiami Padrona ora; chiamami Cristina…. avrai tempo nei prossimi giorni per chiamarmi Padrona” disse sorridendo.
La ringraziai e dopo averle chiesto del viaggio le proposi di andare a prendere qualcosa al bar, giacchè era ora di colazione.
Lei accettò e io presi la sua valigia e un borsone e mi avviai verso la macchina.

“è molto lontana casa tua? ”
“No ci vorrà una mezz’oretta, ma vedrai è proprio un bel posto. è isolata dalle altre case, la spiaggia è spesso deserta, ma con cinque minuti di macchina possiamo raggiungere posti pieni di discoteche, bar ecc. ”
“Bene. Allora non mi hai ancora detto nulla sulle tue impressioni… come mi trovi? sei delusa? ”
“Dovrei essere scema per essere delusa; sei una ragazza splendida… sarà un piacere e un onore servirti”
“Vedremo…. ”
La conversazione proseguì in modo assolutamente tranquillo; Cristina mi chiese alcune cose riguardanti la mia vita e io feci lo stesso con lei. In particolare, mi interessava sapere come mai una ragazza così bella dovesse usare Internet per sfogare le sue fantasie sessuali, giacchè secondo me il mondo era pieno di gente disposta a tutto pur di finire in balia di quella Dea. Lei mi rispose che la rete era molto più sicura e che poteva parlare liberamente senza dover essere giudicata.

“Questa è casa mia”, dissi non appena fummo entrate,
“ma da oggi puoi considerarlo il tuo regno” ; Cristina sorrise e poi iniziò a passeggiare nell’ampio salone.
Le mostrai il terrazzo con vista sul mare, la cucina, i bagni , le due stanze da letto, una col letto matrimoniale e l’altra dotata di due lettini.
“Logicamente”, dissi,
“tu dormirai nel letto matrimoniale, così avrai più spazio, mentre io dormirò su uno dei lettini” –
” Non credo”, rispose lei,
“penso che in quanto mia schiava ti costringerò a dormire su quel tappetino che è ai piedi del letto matrimoniale… così potrai vegliare sul mio sonno e al mattino la prima cosa su cui poggerò i miei piedi sarà la tua faccia” .
Aveva detto questa ultima frase, con tranquillità, senza particolare astio e senza voler offendermi o umiliarmi, ma l’effetto che produsse su di me fu enorme.
Fino ad allora avevo immaginato le diverse fasi di quell’esperienza, ma non avevo considerato che il concetto di schiavitù si sarebbe esteso a tutte le diverse fasi delle mie giornate, compresa la notte.
Cristina, in modo assolutamente pacato , mi aveva messa di fronte alla realtà delle cose che avrei dovuto vivere per i successivi 10 giorni.

“Vorrei rinfrescarmi un po’”, mi disse,
“nel frattempo sarebbe il caso che tu adottassi una tenuta più adatta al tuo ruolo di schiava-puttana”

“Cioè? ”

“Beh per iniziare spogliati. Quando esco dal bagno voglio proprio vedere come sei fatta… ”

Entrò nel bagno e io lentamente iniziai a spogliarmi.
Alla fine rimasi solo col reggiseno e con gli slip, entrambi di pizzo nero.
Non appena uscì, mi squadrò da capo a piedi; adesso, essendo io senza tacchi, sembrava ancor più alta e imponente.
“Cominciamo male”, disse,
“non ti avevo detto di spogliarti? “.
La guardai perplessa e Lei senza scomporsi mi girò alle spalle, mi slacciò il reggiseno e con noncuranza me lo fece cadere a terra.
“Togliti lo slip” mi ordinò con tono fermo.
Eseguii l’ordine e rimasi totalmente nuda, mentre lei mi osservava da dietro.
Sentii le sue mani scorrere sulla mia schiena e poi lentamente ridiscendere fino al sedere; lo toccò con insistenza, allargò le mie natiche e fece scivolare un dito tra di esse, ma senza penetrarmi.
Poi girò davanti e iniziò a fissarmi.
“Abbassa lo sguardo schiava”, mi disse e iniziò a palpare i miei seni e i miei fianchi; dopo avermi ‘visionatà si avvicinò a me e tirandomi dai capelli mi costrinse a sollevare il viso.
Quindi con voluttuosità mi baciò sulla bocca.
Era la prima volta che venivo baciata con quella foga, e da una donna poi; la sua lingua si muoveva instancabile dentro me, togliendomi il respiro.
Dopo quel bacio eravamo entrambe eccitate; iniziò lentamente a far scorrere le sue dita sui miei seni, ma non con i polpastrelli come prima, ma con le unghie. Quel graffiare leggero su una parte così delicata del mio corpo mi eccitò ulteriormente e la mia fighetta si inumidì.
Mi spinse verso una parete e , mentre con la mano sinistra teneva appoggiata la mia testa alla parete, con la destra andò ad esplorare la mia passerina umida:
“Sei già eccitata vero? Guarda come sei bagnata… ” .
“Questa peluria non mi piace dovremo toglierla” disse e nel frattempo le sue dita si divertivano a stuzzicare la mia fighetta che reagiva bagnandosi ancor di più.
“Stenditi a terra schiava” ordinò e io ubbidii.
Mi mise un piede sul viso, sentii la mia faccia schiacciata dalla suola della sua scarpa e la sua voce proclamarmi sua schiava personale:
“D’ora in poi tu mi appartieni. Sei un mio oggetto e io posso fare di te ciò che voglio, capito schiava? ” –
“Si Padrona” mugolai da sotto la sua scarpa.
Mi fece allargare le gambe e, dopo avermi ordinato di allargare le grandi labbra, con finta pigrizia iniziò ad esplorare il mio sesso col tacco della scarpa; per fortuna ero molto bagnata e la penetrazione avvenne senza eccessivi dolori.
Dio mio, pensai, mi sta scopando col tacco della sua scarpa e sono eccitata da far schifo: mi sentivo una puttana.
La cosa durò poco perché poi si chinò su di me e mi penetrò con due dita.
Continuò incessantemente, mimando l’atto sessuale e dopo alcuni sfregamenti la mia clitoride si infiammo sviluppando un orgasmo incontenibile.
Sentii un fuoco dentro e il mio corpo fu travolto da spasmi incontrollabili.
Dopo qualche minuto sentii le sue dita sulle mie labbra e un imperioso ordine
“lecca e ripuliscile schiava”.
Feci come mi era stato ordinato e poi, una volta finito, aprii gli occhi.
Cristina era ora in piedi, esattamente sopra di me, con le gambe divaricate; si sbottonò il vestito, se lo tolse, mostrandomi la sua biancheria intima di raso amaranto, e dopo avermi fatto richiudere gli occhi, iniziò a sfilarsi lo slip.
La sentii piegare le ginocchia e posizionarsi col suo sesso di fronte il mio viso.
La sua fighetta emanava un profondo odore dovuto, pensai, alla notte di viaggio, al sudore e ai liquidi che si erano formati negli ultimi minuti.
“Adesso schiava fai godere la tua Padrona, come io ho fatto godere te” disse e avvicinò ulteriormente la sua fighetta al mio viso fino a poggiarla comodamente sulla mia bocca aperta.
Le sue labbra si toccarono con le mie in un connubio unico.
Feci guizzare la mia lingua nella sua fighetta umida e mi affannai per farla godere al massimo.
Fu una cosa estenuante, ma dopo alcuni minuti anche lei raggiunse l’orgasmo rilasciando tutta una serie di liquidi e umori che mi affrettai a raccogliere con la mia lingua e a gustare.
Ero stanca e felice. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un’altra domensione. Arriva all’improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E’ così che nasce un racconto erotico.

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