Home / BDSM / Divertirsi con gli schiavi
copertina racconto erotico

Divertirsi con gli schiavi

Ora tocca alla schiava bianca di John fare divertire i padroni (continua da “schiavo in università”).
Su esplicito ordine (impartito a colpi di frusta sulla schiena) del suo padrone, viene fatta posizionare a quattro zampe in mezzo alla sala con il culo rivolto verso i dominatori comodamente seduti.
Nel frattempo marta ciuccia il cazzo del suo dominatore e l’altra schiava bianca è usata come morbido poggia piedi.
John si siede a cavalcioni sulla schiena della sua serva tenendo il viso verso i suoi amici.
In mano ha un tubetto di sostanza lubrificante.
Ha anche una serie di palline legate assieme da una corda.
Ogni palla è più grossa di quella che precede.
Il padrone sparge la sostanza lubrificante sia sul buco del culo della cagna sulla quale è seduto, sia sulla prima pallina che è la più piccola.
Questa, facendo forza, viene introdotta nel culo della bestia.
Il buco è ancora un po’ piccolo, ma dall’animale non traspare alcun cenno del dolore che prova.
Gli altri padroni osservano divertiti la scena mentre i loro schiavi sono sempre intenti a servirli come prima.
Ora tocca alla seconda palla che è un po’ più grossa della prima. Viene spalmata con la vaselina e spinta dentro.
Anche questa volta la bestia soffre in silenzio.
Dopo entra anche la terza palla.
Tra una introduzione e l’altra viene fatto passare un po’ di tempo per prolungare la sofferenza della stupida cagna bianca.
Gli altri padroni sono sempre più eccitati.
Ora tocca alle ultime due palline che sono decisamente grosse.
L’animale comincia a soffrire anche per il dolore alla schiena cagionato dal peso del suo amatissimo padrone.
La quarta palla entra a fatica.
Occorre molta vaselina e molta spinta.
Il buco del culo non vuole saperne di allargarsi.
Alla bestia sfugge un fievole lamento.
Il padrone, infastidito, assesta tre forti schiaffi sulle chiappe belle sode della sua schiava che sobbalza leggermente.
Ora tocca all’ultima palla.
È decisamente grossa.
Viene spalmata molta vaselina sia sul buco che sull’oggetto.
Il padrone comincia a spingere.
La bestia cerca, per quanto le è possibile, di rilassare i muscoli del culo per agevolarne l’entrata.
John spinge con forza.
Il dolore è forte, così la schiava non resiste e gli da libero sfogo.
Il dominatore afferra la frusta, si alza dal suo comodo sedile e colpisce la schiena con forza.
Assesta alla serva sette colpi decisi il cui suono riempie la sala.
Dopodiché il negro torna a sedersi sulla sua schiava.
Ora tutti i padroni, molto eccitati, ordinano ai fedeli servi di leccare loro il sesso.
Così, chi non lo stava ancora facendo, si pone in ginocchio tra le gambe del suo dominatore o della sua dominatrice e comincia il lavorio con la lingua mentre la loro collega animale sopporta quanto le viene imposto.
John ricomincia a spingere con forza.
Quella palla non vuole proprio saperne di entrare.
Il padrone colpisce a schiaffi le chiappe della serva.
< cagna bianca, allenta i muscoli del culo > .
La schiava, come può, cerca di ubbidire.
Dopo altri tentativi, oramai la bestia ha la schiena e le braccia a pezzi, la
palla riesce ad entrare.
Un altro lamento scappa dalla bocca della cagna che subito viene punita con una forte tirata ai suoi capelli ed alcuni colpi di frusta.
Il dominatore resta ancora comodamente seduto sulla schiena dell’animale di sua proprietà per riposarsi dalla fatica.
Dopodiché si alza. Infila il guinzaglio al collare e tira la cagna per farla procedere a quattro zampe in giro per il locale.
La schiava si muove a fatica.
Le palle che ha all’interno del suo corpo le procurano molto dolore.
Comunque deve ubbidire a quanto le viene ordinato dal suo adoratissimo proprietario il quale ha il diritto di farle subire tutto ciò che vuole per divertimento suo e dei suoi amici.
Dopo qualche giro per la stanza, la bestia viene fatta fermare.
Le viene ordinato di leccare i piedi del suo padrone.
Così si china e comincia il lavoro con la sua oramai allenatissima lingua.
Lecca bene il dorso del piede, le dita e sale fino alla caviglia. Si dedica con passione al suo lavoro.
Le piace stare prostrata ai piedi dell’uomo che la possiede, leccarglieli anche se sporchi.
Tante volte lui tornava a casa stanco dal lavoro oppure dopo essere andato in palestra ad allenarsi.
A lei toccava prostrarsi innanzi a lui comodamente seduto in poltrona, togliergli le scarpe e leccare i piedi fino a che non scompariva ogni traccia di sudore.
Era questa un’azione che la eccitava tantissimo.
Stando inginocchiata a terra sentiva il sesso che si bagnava sempre più fino a farle colare il liquido tra le gambe.
Gli leccava con amore quanto era tra le dita e inghiottiva il tutto come se fosse pane.
Il più delle volte il lavoro sensuale della sua lingua aveva l’effetto di fare eccitare il suo padrone che, al termine della leccatura ai piedi, le ordinava di fare un pompino al suo grossissimo cazzo.
Questo, per la serva, era un bellissimo premio.
Spesse volte la schiava godeva sia nel leccare i piedi, sia, dopo, mentre ciucciava il cazzo.
Dopo che il padrone era venuto nella sua bocca, lei, se non riceveva altri ordine, si accucciava ai suoi piedi per riprendere fiato dopo gli orgasmi provati nel servire colui che ha su lei ogni diritto e potere.
Così, anche questa volta, nel leccare i piedi del suo dominatore, si sente eccitare.
L’uomo, che stringe nella mano destra il cordino legato all’ultima palla conficcata nel culo, tira con forza per estrarre tutte le sfere dal corpo della sua bestia.
Anche l’uscita procure forte dolore all’animale ancora prostrato a terra. Il lamento che ne segue viene prontamente punito da qualche forte colpo di frusta sulla schiena.
Il tutto, però, non ha l’effetto di distrarla dalla leccatura ai piedi.
Il cazzo dell’uomo nero è sempre più grosso.
Impugna il guinzaglio e tira la cagna che lo segue fedelmente sculettando in un modo molto eccitante e facendo le fusa come una gatta in calore.
Il padrone si va a sedere comodamente mentre la bestia deve leccargli l’enorme cazzo tesissimo per l’eccitazione.
Intanto gli altri padroni si stanno facendo ancora ciucciare i loro sessi dagli schiavi.
Tutti gli ospiti di Luigi sono eccitatissimi per quanto hanno appena visto.
Padrona Paola gode e, dopo l’orgasmo, ordina alla bestia che lo ha appena servito, di accucciarsi ai suoi piedi in attesa di ordini.
Anche il padrone Luigi gode e spruzza tutto il suo sperma in bocca al suo animale domestico che ingoia quanto il suo dominatore le ha fatto l’onore di offrirle.
Anche lei, ora, si stende ai piedi del suo signore.
Pure gli schiavi sono eccitati per le sottomissioni ed i supplizi cui sono sottoposti.
Così, chi non lecca il sesso, ciuccia i piedi o le scarpe del suo padrone/a.
Adesso tocca alla schiava Gianna fare divertire i padroni.
Vengono fatte scendere due corde che passano in due carrucole attaccate al soffitto.
La serva si sdraia sul pavimento.
Il suo padrone le posa un piede sulla bocca per farselo leccare.
Poi, alle caviglie della bestia, vengono legate due cavigliere.
La serva viene sollevata da terra fino a farla restare sospesa a testa in giù.
La sua bocca è all’altezza del cazzo del suo dominatore.
Questi impugna una frusta e comincia a colpirla con forza prima sulla schiena e poi sui seni.
Per il divertimento dei padroni, alla schiava viene dato il consenso di gridare ad ogni colpo ricevuto.
Il suo padrone è esperto nell’usare la frusta.
Da ogni colpo riesce a ricavare il maggior dolore per la torturata.
Sulle parti del corpo colpite affiorano i segni rossi.
Nella fica viene introdotto un oggetto molto grosso.
Poi il padrone si ferma e si allontana.
Poco dopo ritorna con l’attrezzatura necessaria per un enorme clistere.
Viene inserita la cannetta nel buco del culo.
L’acqua è caldissima.
Dentro è stato sciolto del sapone ed una sostanza apposita per quel tipo di trattamento.
Il dominatore apre il rubinetto e l’acqua, lentamente, comincia ad affluire negli intestini dell’animale.
Avendo la bestia il corpo rovesciato, l’acqua entra veramente bene. Le vengono somministrati più di due litri.
Quando tutto il liquido è entrato, la cagna riceve altri colpi di frusta. I contorcimenti dell’animale corrono il rischio di far uscire l’acqua.
La bestia, tuttavia, è abituata a questo genere di trattamenti, quindi riesce a stringere i muscoli a sufficienza per non fare uscire neppure una goccia del prezioso liquido che ha all’interno del suo corpo.
Il suo signore le si avvicina e comincia a leccarle la fica che è già tutta bagnata per l’eccitazione.
L’uomo le infila anche in bocca il cazzo che la schiava comincia a succhiare ed a leccare con la dovuta passione.
Il padrone le palpa e schiaffeggia le chiappe mentre fa entrare e uscire il suo sesso bello rigido dalla bocca dell’animale che sta torturando.
La serva è veramente brava nel fare i pompini, anche quando si trova in posizione rovesciata.
Il cazzo del dominatore è rigidissimo.
Dopo qualche minuto il padrone estrae il membro dalla bocca della serva.
Abbassa le corde e fa scendere la schiava a terra.
Le ordina di sdraiarsi sulla pancia.
Le pone un piede sul collo e ammira dall’alto la splendida bellezza della giovane schiava di sua proprietà. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

Leggi anche

copertina racconto erotico

Commedia

COMMEDIA ORGIASTICA SULL’AUTOBUS PERSONAGGI: Uomo, Donna, Metalmeccanico, Vecchia, Studentessa, Studente, Autista, I Controllore, II Controllore …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.