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Dopo il teatro

Come tutti i giovedì tornavo da teatro con mia moglie Giorgia e la sua amica Daniela e ci accingevamo a raggiungere la auto parcheggiata a pochi metri dal teatro. Eravamo rimasti bloccati alla macchinetta automatica dove si pagava perchè era fuori uso il pagamento con carta di credito ed eravamo stati obbligati a cercare un bancomat per pagare in contanti. Ormai tutti quelli che avevano parcheggiato come noi erano andati via e rimanevano parcheggiate solo quelle che affittavano il posto come box per lunghi periodi. Stavo infilando la chiave nella serratura quando sentii un colpo alla testa che mi fece perdere i sensi. Non so quanto dormii, ma al mio risveglio ero in un granaio di una cascina con le mani legate sopra alla testa e legato ad una trave. Mia moglie e l’amica erano al centro di un gruppo di sei uomini terrorizzate ed in preda al panico. Istintivamente gridai di lasciarle stare, ma la risposta fu una risata generale che mi evidenziò la mia posizione poco minacciosa. Quello che sembrava il capo si avvicinò insieme ad altri due, quindi mi slegarono e mi fecero sdraiare su un tavolo con le gambe a penzoloni . Mi stesero le braccia sopra la testa e le fissarono con delle corde al tavolo. Quindi con sadismo mi dissero che avrei avuto anch’io un trattamento come quello che aspettava alle donne. Con un accenno fece avanzare tre figure che si rivelarono dei transessuali già nudi e con il cazzo duro dall’eccitazioni. Il capo si rivolse a loro indicandomi come il loro regalo. Questi si avventarono su di me slacciandomi i calzoni e sfilandomeli lasciandomi nudo dalla vita in giu. Cominciarono a palparmi il cazzo nonostante mi divincolassi con tutte le mie forze, ma essendo in tre presto ebbero la meglio immobilizzandomi e preparandomi alle loro sevizie. Intanto mia moglie e l’amica ancora immobili per il terrore assistevano al mio stupro senza poter far niente. Il capo avendo dato tutte le direttive riguardo ai trattamenti che dovevo subire ritornò nel gruppo annunciando che era giunto il momento di far divertire le donne.

A quell’annuncio Daniela l’amica si destò e tentò di fuggire, ma fece pochi metri che due la placarono facendola rotolare nella polvere con il suo bel vestito lungo.

La riportarono nel centro dove nel frattempo mia moglie era stata distesa su un tavolo e legata mani e piedi ad esso formando una croce. Data la posizione e le gambe completamente divaricate la gonna a tubino era salita fino al bacino mostrando le coscie ben formate di mia moglie. Infatti ammaliati da tanta bellezza due cominciarono a palparla soprattutto all’interno delle cosce fino a sfiorarle la figa. Furono bloccati dal capo che ordinò di denudarla completamente. Subito i due lasciarono le coscie ed armati di coltelli lacerarono le vesti di mia moglie lasciandola completamente nuda in pochi minuti. Le strapparono subito le mutandine mettendo in risalto la bella figa pelosa, quindi liberatisi della gonna le fecero a brandelli la camicia per dedicarsi alle sue mammelle. Con sadismo passarono la lama fredda del coltello sui suoi seni e sfiorarono più volte il capezzolo che sollecitato dal contatto con il metallo diventò turgido, eccitati dalla reazione tagliarono il reggiseno mettendo allo scoperto le sue enormi zinne ed i capezzoli circondati da una piccola aureola. Dalla mia posizione potevo vedere i suoi seni ondeggiare per gli scossoni che i due davano al corpo nello strappare i vestiti e togliere dal tavolo i brandelli. Una volta nuda gli uomini si avvicinarono contemplando il suo corpo scolpito da anni di ginnastica. Il capo disse che non era ancora il momento e che dovevano domare l’altra donna. Nel frattempo Daniela era stata appesa per le braccia ed i piedi sfioravano appena il pavimento. Il vestito lungo era sporco ed in alcuni punti lacerato tanto che era evidente che non portava reggiseno e le sue mammelle sobbalzavano per i singhiozzi dovuti alla paura, inoltre la profonda scollatura metteva in risalto la sua schiena e la sua pelle levigata colorata di un bel velo di abbronzatura. Alle suppliche di Daniela di non farle del male il capo rispose di essersi meritata una punizione per essere stata cattiva. Subito disse di toglierle le mutandine ed in seguito di spogliarla frustandola. Immediatamente tre uomini apparvero con frustini di ogni tipo e cominciarono a colpirla ognuno in una precisa parte del corpo. Uno con i baffi prese a frustarle le tette ed in pochi colpi lacerò il vestito mettendo allo scoperto le tette di Daniela e permettendogli cosi di colpirla sulla carne e soprattutto i capezzoli. I colpi erano ripetuti velocemente in modo da non darle tregua nel riprendersi. In poco tempo le sue splendide zinne erano ricoperte da striature rosse che scatenavano urli di dolore da parte di Daniela che cominciò a piangere ed a supplicare di fermarsi. Gli altri due ci misero un po’ a lacerare il vestito con le fruste, ma messi nudi il sedere e le figa cominciarono a frustarli con vigore tanto che ad ogni colpo Daniela si contorceva nella speranza di schivare i successivi. Quello davanti le allargò le coscie in modo da colpire meglio il clitoride facendola sobbalzare di dolore. Dopo circa dieci minuti del vestito rimanevano pochi brandelli e per il resto il corpo era totalmente ricoperto da rosse striature che ancora le bruciavano e le davano fitte di dolore. Ora erano completamente nude e così legate erano a completa disposizione dei loro carnefici che già bramavano di possederle in tutti i loro buchi.

Mentre le donne subivano quel trattamento io ero alla merce di assatanati transessuali che appena lasciati liberi di sfogarsi mi finirono di spogliare ed una volta completamente nudo cominciarono a depilarmi. Urlando di lasciarmi stare i porci cominciarono a spalmarmi il petto di cera bollente e quindi ad applicarmi strisce di plastica che una volta solidificata la cera mi strappavano dal petto depilandomi in atroci dolori. Non lasciarono un solo pelo sul mio corpo dopo il torso passarono alle gambe per finire col depilarmi anche intorno all’uccello. Non vi dico il dolore da svenimento quando mi depilarono i coglioni indifferenti alle mie suppliche applicarono la cera alle mie palle che quasi prendevano fuoco e applicata la striscia tirarono come dei forsennati quasi strappandomi le palle dal corpo. Il dolore fu atroce ed urlai con quanto fiato avevo in gola tanto che anche mia moglie si giro per capire cosa mi stavano facendo. Finita la depilazione continuarono a seviziami il cazzo applicando metalliche mollette in ogni centimetro di pelle che potevano, ovviamente non disdegnarono i coglioni che finito di applicare alla pelle tirandomela più che potevano serrarono con dei morsetti che cominciarono a separare piano piano finche non cominciai ad urlare come un forsennato e a dimenarmi più che potevo con il solo risultato di farmi ulteriore male. Mia moglie intanto immobilizzata al tavola assisteva terrorizzata alle mie sevizie con una terribile sensazione di cosa poteva capitarle.

Finito di osservare il corpo martoriato di Daniela che ancora si lamentava del dolore e di averla completamente spogliata dei brandelli di vestito che erano rimasti, si rivolsero a mia moglie che terrorizzata comincio ad urlare ed a chiamare aiuto con tutto il fiato che aveva. Subito due violenti schiaffi la zittirono seguiti dalla spiegazione che il posto era isolato e nella cascina non c’era nessuno visto che il padrone era lui. Singhiozzando mia moglie chiese ancora di lasciarci liberi che avrebbero pagato con tanti soldi, ma l’uomo rifiutò visto che l’unica cosa che volevano era di possederle. Smontata la speranza di essere risparmiata mia moglie attese di conoscere la sorte che le sarebbe toccata, intanto il capo cominciò a palparla in mezzo alle gambe e mentre lo faceva commentava che non sapeva da dove iniziare in quanto non c’era pezzo del corpo che lui non voleva risparmiare, ma che scegliere era difficile. Infine si fermo sui gonfi seni di mia moglie e decise che avrebbero iniziato da li. Dopo pochi minuti comparvero delle candele che furono poste attorno al corpo di mia moglie e quindi accese. Intanto mentre le candele cominciavano a scaldare il corpo di mia moglie fu portato un pentolino che il capo pose sopra le mammelle di mia moglie. Poi con un rapido gesto del polso lo girò ed una doccia di cera fusa cadde sulle sue tette con il risultato di farla urlare come una forsennata per il dolore. Dopo di che ognuno prese una delle candele e cominciarono a colare cera su tutto il suo corpo. Il capo prese di mira i suoi capezzoli senza tener conto delle suppliche di mia moglie, altri le riempirono la figa, mentre due alzandogli la testa la obbligarono ad aprire la bocca e con una pinza le tirarono fuori la lingua coprendola in seguito di cera. Dopo circa venti minuti non c’era un solo pezzo di corpo di mia moglie libero i capezzoli e le sue zinne erano ricoperti da uno spesso strato di cera che ancora emanava il calore tanto erano i lamenti che emetteva, la figa era una cascata di cera ed anche il resto del corpo spalle, collo ed interno delle cosce erano ricoperti da cera.

Una volta solidificata ordino di ripulire mia moglie per togliere la cera, ma di farlo usando delle spazzole con i denti di plastica. Il risultato fu una scorticazione della pelle di mia mogli che le procurò ulteriore dolore più della cera, senza contare che al momento di liberare le mammelle ci misero parecchio per togliere la cera soprattutto ai capezzoli a cui diedero maggiore attenzione e che la sevizia aveva reso turgidi. Ad ogni passata il capezzolo veniva strofinato dalle centinaia di denti di plastica della spazzola a volte in modo veloce altre sadicamente lento in modo da strofinarli e dare il massimo della sofferenza. Dopo circa quaranta minuti finirono di torturarla e mia moglie potè avere un periodo di pace in cui riprendersi dopo il trattamento.

Nel frattempo che le due donne erano tranquille il capo venne a vedere la mia situazione che al momento non era la migliore visto che mentre uno mi aveva cacciato il cazzo in bocca e mi obbligava a spompinarlo l’altro mi aveva inculato senza lubrificarmi lo sfintere. A chiusura di quella scena c’era il terzo che in attesa di incularmi mi strappava le mollette dall’uccello riposizionandomele o sui capezzoli oppure sotto le ascelle. A completare quella scene umiliante ci fu la sua grassa risata nel vedermi scopato da quei due senza che io potessi difendermi e la sua premura nel farmi sapere che ben presto anche mia moglie avrebbe avuto lo stesso trattamento.

Lasciatomi al mio destino torno dalle due donne che nel frattempo si erano riprese ed ordinò di slegarle. Appena Daniela fu libera crollo a terra indolenzita dalla posizione e subito mia moglie la soccorse per sapere come stava. Dopo pochi minuti le due donne furono obbligate ad uscire completamente nude nell’aia e portate dove veniva stipato il letame. Quindi il capo ordino alle due donne di immergersi e fare il bagno nella merda delle loro colleghe vacche tanto erano considerate. Allibite le due donne si guardarono e supplicarono di non fargli ciò, ma il capo ordino loro d’immergersi altrimenti sarebbero state di nuovo frustate fino a farle sanguinare. Il solo ricordo del dolore provato da Daniela fece si che prendendo per mano mia moglie cominciò ad avanzare verso la vasca trascinando mia moglie che ancora tentava un disperato gesto per salvarsi. Infatti gridò al capo che si sarebbe fatta scopare facendo tutto ciò che volevano, ma il risultato fu di nuovo una sua risata con la scoperta che quello sarebbe stato il seguito . Arresa all’idea di non poter contrastare le voglie del gruppo mia moglie si fece condurre alla vasca con l’animo pieno d’angoscia dovuta al fatto che aveva capito che la brutta avventura non era ancora finita. Insieme tenendosi per mano cominciarono a camminare nella vasca che man mano che avanzavano aumentava la profondità . I primi passi furono fatti nel liquido della vasca, mentre avanzando ulteriormente comincio ad addensarsi intorno a loro evidenziando gli escrementi che man mano calpestavano. L’odore provocò loro dei forti conati di vomito accompagnati dalle risa degli uomini, arrivate alle cosce gli fu ordinato di girarsi di mettere le mandi sopra la testa e di sedersi nella vasca. Piano piano le due donne cominciarono ad abbassarsi finchè sentirono il loro culo appoggiarsi ad un fondo melmoso e rimanere con la bocca che sfiorava la superfiche del liquame. Le fecero stare in quella posizione per cira dieci minuti, che furono per loro furono interminabili e che aumentarono i conati tanto che Daniela alzandosi ne ebbe di così violenti che gli uomini capirono che stava per vomitare e li ordinarono di farlo sul corpo di mia moglie cha era ancora in ginocchio. Fece appena in tempo a girarsi che un violento conato la fece vomitare sulle tette di mia moglie che oltre alle letame che aveva addosso furono lordate anche del vomito dell’amica. Obbligarono quindi mia moglie a stare sotto la sua amica fino a quando non finiva e facendosi cosi lordare il corpo anche del vomito. La situazione si rovesciò quando anche mia moglie ebbe i conati e fu allora la sua amica a doversi chinare per ricevere addosso la cena di mia moglie. Una volta completamente sudice furono fatte uscire e condotte in una stanza dove furono legate con le mani in alto e le gambe divaricate con le caviglie fissate al muro tramite delle corde. Dopo essere state immobilizzate due uomini con stivali di gomma, cerata e guanti cominciarono a lavarle con un getto di acqua gelida ed una volta risciacquate cominciarono a striarle con le spugne come se fossero due cavalle. Il lavaggio durò circa venti minuti con docce gelide alternate a lavaggi in cui era più evidente il palpeggiamento del loro corpo che l’insaponatura. Una volta pulite furono slegate e riportate nella stalla esauste e angosciate dall’attesa della prossima sevizia. Io nel frattempo ero stato visitato in tutti i miei buchi dai tre e lordato con litri di sperma su tutto il corpo e nel culo per non dire di quello ingoiato quando fui obbligato a pulire i loro cazzi ormai svuotati e molli. Fui preso e portato dove c’erano le donne qui fui fatto sedere e legato con le braccia e le gambe fissate alla sedia. Il mio sguardo incrocio quello di mia moglie e di Daniela che ormai erano esauste dalle sevizie subite ed erano vicine ad un crollo fisico per le sofferenze patite. Gli uomini nel frattempo si erano completamente denudati mostrando che le sevizie inflitte alle due donne avevano avuto il loro effetto. Sei cazzoni duri ed enormi stavano aspettando di sbattersi le due donne per concludere quella funesta serata. Si divisero in due ed ogni gruppo afferro una di loro, queste furono messe a cavalcioni su due che nel frattempo si erano distesi e che non persero tempo a infilare il cazzo nelle loro fighe e cominciarono a pomparle. Gli altri rimasti si presero la bocca ed il culo. Nel giro di pochi minuti le due donne si ritrovarono con i loro buchi riempiti da tre cazzoni che le stavano scopando con veemenza. I colpi erano sempre più forti tanto che le loro tette subivano violenti sobbalzi . Intanto il capo aveva preso a stantuffare il culo di mia moglie e rivolgendomi a me stava apprezzandolo chiedendosi come facevo ad avere una troia come lei a disposizione mentre loro non potevano averla. Intanto l’eccitazione degli uomini aumentava ed il capo cominciò a dare sonore sculacciate alle chiappe di mia moglie che oltre ai colpi dei loro cazzi doveva subire anche questa umiliazione. Daniela intanto comincio a piangere dal dolore infatti l’uomo che la stava scopando in figa non contento cominciò a seviziarle i capezzoli già martoriati e resi sensibili dalle frustate. La scopata stava arrivando alle fasi finali gli uomini urlavano gli insulti piu volgari alle donne tanto erano eccitati i due che venivano spompinati presero la testa delle donne e cominciarono a spingere il cazzo in bocca in quanto volevano che le due troie ingoiassero tutto lo sperma. Intanto Paola con i capezzoli doloranti comincio a ricevere sculacciate perchè non stava ferma e l’uomo gli urlo che era una zoccola e che le avrebbe rotto il culo se non stava ferma. Infine gli uomini vennero riempendo la figa ed il culo alle due donne e rovesciqndo sul corpo il resto delle sperma. Una volta svuotati obbligarono le due donne a pulire i cazzi della sborra rimasta. Una volta rivestiti diedero alle due donne i rossetti presi dalle borse e ordinarono prima a Paola e poi a mia moglie di scrivere sul corpo dell’amica ciò che sarebbe stato dettato loro. Con le braccia alzate mia moglie si avvicino a Daniela che sotto dettatura comincio a scrivere le sevizie che aveva subito. Infine le due donne portavano sul corpo oltre ai segni delle sevizie anche il racconto delle sevizie subite e le date in cui erano state inculate per la prima volta . Infine furono obbligate a umiliarsi commentando le sevizie subito e sottolinenado cosa era piaciuto di più e cosa si auguravano per il futuro. Tra le lacrime di vergogna le due donne raccontarono il piacere che avevano avuto nell’essere prese da tre uomini ed inculate soprattutto mia moglie davanti a me. Infine fummo legati ed imbavagliati e completamente nudi portati in una via di Milano dove fummo immobilizzati ad una recinzione senza possibilità di coprirci. Fortunatamente le prime persone che passarono in prima mattina avvertirono la polizia che venne a salvarci da quell’ennesima vergogna. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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