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Elena e Barbara erano grandi amiche

Si conoscevano fin dai tempi dell’asilo e ora, che avevano entrambe raggiunto la maggiore età, avevano deciso nello stesso appartamento, per dividere il costo dell’affitto.
Vivevano in un appartamento in una palazzina in periferia della grande città, non era un quartiere malfamato ma neanche un posto molto felice.

Elena è una ragazza vivace, alta circa 175cm dai begli occhi azzurri e penetranti, ha dei bei capelli biondi, leggermente ricci, che le arrivano a metà della schiena; il suo corpo slanciato, poi aveva fatto perdere la testa a molti uomini: il seno non è grande, ma è sodo e delicato, un incredibile vitino di vespa termina con un culo praticamente perfetto.

Barbara era invece dell’amica: più bassa di 10cm abbondanti, ha dei capelli nerissimi e lisci; gli occhi, anch’essi neri, le donavano un aspetto innocente e smarrito, che si adattava perfettamente al suo carattere chiuso e introverso.

All’inizio di questa vicenda si trovavano entrambe in cucina e discutevano animatamente:
“NO NON VOGLIO!!! ” stava urlando Barbara guardando con un’espressione preoccupata il viso dell’amica, che invece assumeva una posa beffarda e di vittoria
“si che lo farai, non ricordi che abbiamo scommesso” rispose Elena con un sorriso sardonico
“ma io non stavo facendo sul serio! ” si giustificò Barbara
“male avresti dovuto invece, e comunque ora è troppo tardi per tirarsi indietro” replicò Elena.

Le due amiche amavano molto fare scommesse tra di loro, scommettevano praticamente su qualunque cosa, quando erano piccole si giocavano le loro bambole e le caramelle, poi crescendo passarono ai vestiti e trucchi fino ad arrivare ai servizi domestici tipo “lavo i piatti per tre settimane” quando andarono a vivere assieme.

La scommessa in questione era saltata fuori la sera prima in discoteca; più che una scommessa fu una prova di coraggio: erano sedute chiacchierando del più e del meno quando Elena mise giù il suo drink e disse con espressione ammirata “guarda quella ragazza che bella che è”, Barbara seguì lo sguardo dell’amica fino a una ragazza che stava ballando in pista e bofonchiò “seee…. Carina”
“che c’è sei gelosa? ” le chiese Elena; barbara arrossì e si affrettò a rispondere “io? Nooo! Assolutamente! ”
“allora perché sei arrossita? “incalzò Elena
e Barbara messa alle strette sbottò con un “io non sono gelosa ma tu sei da ricovero, e comunque visto che ti piace tanto quella ragazza perché non ci provi? “.
Elena ci pensò su per qualche secondo e poi disse “Ma si dai sarà divertente! ”
“non ci credo, non parli sul serio, stai bluffando! ” esclamò Barbara
“tu dici? Io non sarei cosi sicura” la canzonò Elena
“sono così sicura che mi giocherei qualsiasi cosa”
“sta bene se vinco io tu mi farai da serva per due settimane se vinci tu io farò da serva a te per due settimane, allora ci stai? ”
“d’accordo ma a patto che lei ci stia, se no vinco io. ” Concluse Barbara.

Le due amiche si strinsero la mano e Barbara, ancora frastornata per la strana scommessa, vide l’amica avvicinarsi alla sconosciuta e cominciarci a ballare; le due ragazze cominciarono a strusciarsi, sempre più vicine, per poi cominciare a toccarsi; Barbara vide la mano dall’amica posarsi sul fianco della sconosciuta per poi scendere sul culo, mentre quest’ultima prese ad accarezzarle il seno con incredibile dolcezza, ora erano avvinghiate e le due bocche si baciavano con grande passione.

Barbara osservava in silenzio quel bizzarro spettacolo con sempre più apprensione: era stupefatta dalla disinvoltura di Elena e dentro il suo cuore con grande sconforto si rese conto che stava perdendo la scommessa.
Nel frattempo le due donne continuavano a baciarsi e Barbara vedeva molto chiaramente le due lingue che si intrecciavano in mulinare di saliva e sensazioni, percepì anche un improvviso e strano formicolio al basso ventre ed ebbe anche un tuffo al cuore quando vide Elena guardarla con la coda dell’occhio e sogghignare.
Barbara aveva perso del tutto la scommessa.
Ora doveva pagare.

“NO! ” gridò Barbara disperata “non lo voglio mettere quel coso”
“su dai non fare tante storie è solo un collare e poi mi devi ubbidire, ricordi? ”
Barbara abbassò lo sguardo vinta e si lasciò mettere il collare “brava, brava schiavetta” la canzonò Elena “devi sempre ubbidirmi hai capito? ”
“si” disse Barbara
“devi dire SI PADRONA”
“si padrona” disse Barbara con lo sguardo fisso sul pavimento;
Elena sorrise: Aveva sempre desiderato (nelle sue fantasie più recondite) di avere qualcuno da poter comandare e vedere l’amica sottomessa e con il collare la eccitava molto; e tra l’altro aveva ancora molte altre sorprese;
“ora chiudi gli occhi e guai a te se li apri” ordinò Elena e Barbara ubbidì.
Barbara era tesissima e si sforzava di capire cosa stesse facendo l’amica con il solo ausilio dell’udito, sentiva Elena che armeggiava dietro di lei con qualcosa e poi quel qualcosa cingerle i polsi strettamente chiudendosi con un –clic-, aprì gli occhi e si voltò paonazza in volto “c-c-cosa hai fatto! ? ” urlò con gli occhi dilatati, Elena sorrise e rispose tranquillamente “ti ho messo un paio di manette perché tu sei mia e io faccio di te quello che voglio” cosi dicendo le mollò tre schiaffoni e prosegui lentamente “il primo te l’ho dato perché hai disubbidito, il secondo perché ti sei ribellata e il terzo perché ne avevo voglia, sappi che la prossima volta sarò molto più cattiva, e adesso baciami i piedi, troietta”
Barbara sconvolta per la violenza degli schiaffi con le gote che le bruciavano ricacciò indietro le lacrime che le stavano sgorgando e ansimando forte si inginocchiò ai piedi della sua aguzzina e, sgomenta per quello che stava facendo, cominciò a baciarglieli.
Baciava quegli stivaletti neri (li stessi stivaletti di pelle con un tacco impressionante, che lei stessa aveva regalato lo scorso natale all’amica) con grande passione leccandoli e pulendoli dappertutto e Elena ne fu molto soddisfatta.
“torna su schiava” disse afferrando Barbara per i capelli e strattonando con forza, Barbara si rimise in piedi con lo sguardo abbassato: era estremamente imbarazzata ma percepiva una strana sensazione alla pancia e un grande calore tra le gambe, si stava bagnando, e se ne vergognava molto.

Elena aprì un cassetto e tirò fuori un paio di forbici, con le quali cominciò a tagliare la maglietta della sua schiava;
Barbara sgranò gli occhi ma non disse nulla; in pochi secondi la serva si trovò con il petto nudo e le tette al vento.
“Hai delle bellissime tette, e ora sono mie! ” disse Elena mentre cominciava ad accarezzare il seno dell’amica, e, all’improvviso strizzò un capezzolo con molta violenza.
Barbara emise un grido e cominciò a pregare la sua aguzzina: “La prego padrona… mi sta facendo male” Elena sogghignò e prese l’altro capezzolo con la mano libera stritolandoglielo e disse: “lo so che ti fa male ma non puoi impedirmelo; ora fai silenzio o dovrò imbavagliarti”.

Barbara, invece non ne voleva sapere di stare zitta e cominciò a gemere sempre più forte; fino al punto che, spazientita, Elena mollò la presa e recuperò un paio di mutande dal cesto della biancheria sporca, le mutande in questione erano un paio di slip di una loro amica che le aveva lasciate li dopo una serata in discoteca dove aveva sudato molto, Barbara appena le vide serrò la bocca decisa, ma la padrona strinse il suo capezzolo sinistro tra le unghie del mignolo e del pollice torcendolo con violenza sotto questo trattamento Barbara non ce la fece più e diede un grido;
Elena aspettava solo quello, con un gesto fulmineo cacciò gli slip appallottolati nella bocca dell’amica, l’amica emise un gemito e cercò di sottrarsi ma il tampone era troppo grosso e troppo a fondo e Barbara non riusciva a sputarlo; inoltre Elena lo bloccò con un foulard legato intorno al collo.

Barbara era nervosissima, si guardava attorno con occhi sbarrati emettendo ogni tanto una sorta di lungo “muggito” le tette le facevano un male cane e i capezzoli martoriati le pulsavano da matti, ma Elena non aveva ancora finito con lei, la spinse sul divano e cominciò a sbottonarle i calzoni, Barbara terrorizzata e umiliata non provò in nessun modo a ribellarsi ma fissò il pavimento rossa in volto.
Dopo i pantaloni fu la volta delle mutandine e in poco tempo la schiava era nuda e con le cosce spalancate di fronte alla sua padrona.
“vediamo che effetto sta avendo il mio trattamento” disse Elena passando un dito lungo il solco della vulva, notò che era bagnata e palpitante, dentro di sé sorrise: era proprio quello che sperava
“ma non ti vergogni? ” urlò “sei tutta bagnata, fai proprio schifo, sei una degenerata, schifosa” sotto queste accuse Barbara avvampò ancora di più e non alzò lo sguardo.
“Ma so io cosa ci vuole per una puttanella affamata di sesso come te” Continuò Elena “non immagini neanche cosa ti aspetta tra poco”. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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