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Gioia

Era passata una settimana da quando Fabio aveva litigato con Gioia.
Lei non si era più fatta vedere, nè sentire. Non era persino più andata ad assistere alle lezioni in facoltà per non incontrarlo.
L’importante esame universitario di Fabio era andato da schifo, perchè ben altro aveva lui per la testa, e la cosa stranamente non gli interessava quasi per niente.
Come era cambiato!
Quel pomeriggio pazzesco a casa sua con Gioia, le urla, gli schiaffi, gli insulti, lei che se ne andava e sbatteva la porta uscendo dalla sua vita, gli avevano cambiato la vita, però gli avevano dato qualcosa che non aveva mai avuto prima.
La sicurezza in se stesso.
Ora si sentiva diverso, sicuro, capace di qualunque impresa. Si sentiva potente.
E addirittura il comportamento di Gioia che al telefono si faceva negare oppure nemmeno rispondeva, lo faceva sorridere.
Sapeva che la ragazza prima o poi si sarebbe rifatta viva.
Ma la cosa più ridicola era l’atteggiamento della madre! Quando lo sentiva al telefono era fredda, tagliava corto…
Ma a lui, lo sapeva fin troppo bene, era Gioia che gli mancava!
La piccola dolce Gioia che con i suoi sorrisi e le sue facce buffe… Una Gioia completamente diversa da quella che aveva stentato a riconoscere quel pomeriggio della lite…
Era immerso nei suoi pensieri quando il suono del campanello lo riportò bruscamente alla realtà.
Chi poteva mai essere?
Non aveva amici da cui potersi aspettare un’allegra improvvisata, e certo non credeva a una fata turchina che venisse a farsi sbattere a domicilio…
Come faceva sempre, sbirciò dalle tendine delle finestre della camera da letto che dava sul portone di casa, ma la persona che, nella penombra della sera, avvolta nell’incerata per proteggersi dalla pioggia, stava attendendo che lui aprisse la porta non poteva essere riconosciuta dall’alto.
Fabio alzò le spalle e scese ad aprire.
Con sua grande sorpresa vide che era Gioia, sotto il cappuccio gocciolante, che gli sorrideva con fare incerto.
Fabio senza una parola si scostò per farla entrare.
Gioia entrò gocciolando sul pavimento, si tolse l’incerata e si voltò verso Fabio.
Al ragazzo si fermò per un attimo il cuore: addirittura si era dimenticato di quanto lei fosse bella!
Aveva i capelli spettinati e bagnati che le scendevano sulla fronte, e gli occhi accesi.
* Oh, Gioia… -rantolò lui.
Gioia non disse una parola ma gli si gettò contro.
I due si unirono in un abbraccio forsennato: quanto a lungo si erano desiderati! …
Le bocche si cercarono freneticamente e le lingue si intrecciarono come serpenti in calore.
Febbrilmente le mani iniziarono a penetrare sotto i vestiti. Con la frenesia di un ragazzino alla sua prima esperienza, Fabio cercò i seni di Gioia sotto la maglietta e li trovò sodi e vibranti come ricordava, i capezzoli eretti ed eccitati.
Quando vi passò la punta delle dita la ragazza gemette lungamente. Quanto gli erano mancate le carezze del suo uomo!
Intanto Fabio premeva contro il corpo flessuoso della ragazza il proprio ventre. Ormai il gonfiore sotto i pantaloni era notevole e Gioia lo poteva sentire sotto di se, ma non voleva ancora cedere al desiderio di lui, voleva prolungare al massimo la sua attesa.
Attendeva il momento in cui la sua mano fresca si sarebbe stretta attorno al cazzo bollente del ragazzo con altrettanta impazienza di lui, ma sapeva che più lunga fosse stata l’attesa, più dolce sarebbe stato quel momento.
Intanto slacciava con frenesia i bottoni della camicia di Fabio liberandogli finalmente i pettorali muscolosi su cui fece scorrere le labbra vogliose.
Lui le sfilò la maglietta appoggiando le labbra su quei capezzoli eretti, e intanto con le mani si dava da fare con la cerniera dei jeans.
Pochi istanti dopo la ragazza era sdraiata sul tappeto dell’ingresso e con i denti mordicchiava il gonfiore che sempre più spasmodicamente pulsava sotto i pantaloni di Fabio.
Lui non resistette più e fece per slacciarsi, ma lei lo fermò.
* Faccio io! … -gli sussurrò, e facendo scorrere la cerniera tenendo il gancetto tra i denti, mise in libertà il cazzo spaventosamente duro di lui.
Se lo sentì contro il viso, sulla faccia, sulle labbra, sulla fronte.
Era caldo e pulsante e profumava di maschio, un odore acre e violento che la faceva andare in tilt.
Lo afferrò con entrambe le mani, lo carezzò con sadica lentezza e poi vi fece scorrere le labbra bagnate di saliva strappando a Fabio un gemito di piacere.
Fece scomparire la cappella grossa e vibrante tra le labbra e prese a giocarci con la lingua.
* Ti voglio anch’io! … -gemette Fabio e ruotando su se stesso, facendo bene attenzione a non sottrarre il suo cazzo alle labbra della sua ragazza, arrivò a portare la testa tra le cosce sode e fresche di lei. Le sollevò la corta gonna fin sulle anche e scostato di lato il cavallo delle sue mutandine, potè finalmente sentire il profumo stordente della sua figa umida.
Tese la lingua fino a toccare quella carne viva che gli si offriva e come la ragazza sentì sulla fessura quel contatto allargò il più possibile le gambe, alzando contemporaneamente il bacino perchè la lingua di lui potesse avere la più ampia libertà di manovra sul taglio lucido e gocciolante.
Mentre lei succhiava il grosso membro di lui, Fabio passava la lingua su quella fessura meravigliosa, assaporandone il succo dolcissimo.
Il piccolo clitoride era tesissimo e ogni volta che la sua lingua lo sfiorava appena, Gioia era scossa da un brivido di piacere e gemeva forte.
Fabio spinse la propria lingua più profondamente possibile nella vagina di Gioia e sentì come la sua figa era ancora stretta come quella di una vergine. Prese a scoparla letteralmente con la lingua facendo impazzire la ragazza che dimenava il bacino freneticamente nel tentativo di far penetrare quel divino cuneo di carne ancora più in profondità.
Fabio sentì che la lava che aveva accumulato da una settimana nei coglioni stava ribollendo sotto le leccate stupende che la porcella stava somministrando con una sapienza insospettabile al suo uccello.
Raddoppiò la foga delle sue slinguate e spinse anche le dita sul clitoride della ragazza facendola urlare: voleva che lei raggiungesse l’orgasmo contemporaneamente a lui.
Sentì nella sua bocca che la quantità di liquido che le mucose della figa emettevano aumentava incredibilmente e dai gemiti sempre più insistenti della ragazza, capiva che anche per lei il momento dell’arrivo non doveva essere lontano. Lui stesso faceva sforzi sovrumani per trattenersi dentro il torrente di sperma che stava rompendo gli argini.
Alla fine non resistette più: con un grido liberatorio lasciò che il fiume in piena del suo sperma invadesse la bocca di Gioia e contemporaneamente sentì che pure la ragazza stava godendo di un orgasmo travolgente.
Le infilò profondamente un dito bagnato di succo vaginale nell’utero e la ragazza gridò ancora più forte.
Poi tutto fu buio.
L’orgasmo contemporaneo li aveva storditi per qualche secondo, ma Fabio si riprese immediatamente.
Ruotando su se stesso raggiunse il viso della ragazza e la baciò appassionatamente. La sua lingua penetrò tra le labbra socchiuse di lei e si allacciò alla sua lingua. Sentì il sapore del proprio sperma che ancora la ragazza aveva in bocca e questo lo fece impazzire.
Improvvisamente fu colpito dal pensiero che mai lui avrebbe saputo cosa volesse dire veramente per una donna avere la bocca riempita da un bel cazzo e sentire la sborra di un uomo scorrere giù per la gola.
* Ti invidio, sai… -le disse
* Perchè? —
* Perchè io non saprò mai cosa vuol dire fare un bocchino! —
Gioia ridacchiò.
* Sono convinta che alla facoltà non sarebbero poche le checche disposte a farsi fare un lavoretto da te, invece! —
* Che schifo! … Io intendevo dire che non potrò mai provare quello che prova una donna quando lo fa… –
* Se è per questo non potrai nemmeno mai provare cosa vuol dire avere un cazzo nella figa! —
* Hai ragione, ma chissà perchè questo mi manca meno… Invece a te dovrebbe mancare molto, dopo quel pomeriggio! … –
* Quel pomeriggio sono stata solo sverginata, e contro la mia volontà… -confessò a bassa voce Gioia. -Però non ti nascondo che dopo il male io… e poi a casa ripensandoci… Insomma la cosa in fondo non mi è dispiaciuta, anche se non te l’ho detto. In tutti questi giorni ho provato da sola… ma non è stato lo stesso… E in questi giorni mi sono resa conto che quella non è l’unica cosa che mi manchi, dopo quel pomeriggio… –
Fabio trasalì.
* Cosa intendi dire? —
* Mi manca… anche… tutto il resto… -mormorò Gioia.
* Vuoi dire le… botte? … –
Gioia fece segno di si con la testa, incapace di confessare il suo desiderio più segreto, la terribile scoperta che aveva fatto di se stessa e che da una settimana non la lasciava vivere.
Perchè? Perchè non poteva godere come una donna normale?
Perchè da quando aveva fatto quell’esperienza, da quando lui l’aveva sverginata con la violenza e con la forza, picchiandola, da quando aveva provato lo strano piacere nato dal dolore i suoi sensi non reclamavano altro?
Alla confessione della ragazza Fabio intanto aveva sentito il cuore fargli un salto nel petto.
Allora anche lei…
Anche lei sentiva quella strana sensazione che da quel pomeriggio non lo aveva più lasciato!
Forse era stata quella violenza da lui esercitata che aveva aperto ad entrambi nuovi orizzonti di piacere…
Fabio si alzò, prese Gioia per mano e la condusse ai piedi della scala che portava al piano superiore della villetta che aveva ereditato dai genitori.
* Aspettami un momento-le sussurrò lui.
Fabio si allontanò per pochi istanti, al suo ritorno portava una corda.
Senza che la ragazza opponesse la minima resistenza Fabio le tolse la gonna e le sfilò le mutandine di nylon, poi le legò i polsi alla balaustra della scala, ad un’altezza per cui la ragazza doveva tendere le mani per arrivarvi.
Senza dire una parola Fabio si allontanò di nuovo e quando ritornò Gioia vide con un misto di orrore e desiderio che il ragazzo portava una grossa paletta in ferro, di quelle che si usano per il carbone.
Fabio le si mise alle spalle e sussurrò:
* Vedrai che ti piacerà, tesoro! … –
La grossa paletta colpì violentemente il culo della ragazza provocando un dolore intenso e bruciante.
Gioia sussultò e si morse la lingua per non urlare.
Un altro colpo le tolse quasi il fiato.
Il suo corpo balzò in avanti urtando contro la balaustra.
E poi un altro!
E un altro!
E un altro!
Cazzo! Era troppo! Il male era insopportabile!
Gioia urlò dal dolore e quel grido finalmente liberò la scarica del piacere. Dal suo culo ormai paonazzo e bruciante si scatenavano brividi di piacere e più il dolore e il bruciore aumentavano, più il piacere prendeva consistenza, diventava riconoscibile.
Ormai Gioia gridava con tutta la voce che aveva: i “Si! ” si confondevano con le suppliche, i “Basta! ” con gli “Ancora! “.
Nell’immaginare il travaglio in cui si dibatteva la sua vittima, Fabio sentiva crescere dentro di se l’eccitazione e la forza per colpire sempre più forte.
Il suo cazzo si era raddrizzato ed era teso in maniera spasmodica, avrebbe dato qualsiasi cosa perchè una bella figa glielo succhiasse mentre lui colpiva e colpiva…
Ecco, quello doveva essere il massimo della lussuria: poter ricevere il piacere nell’atto stesso della violenza…
E la paletta micidiale continuava a percuotere le natiche sode del culetto meraviglioso di Gioia lasciando ombre livide su quelle splendide rotondità, e la casa risuonava delle urla di dolore e di piacere della vittima e degli ansiti del carnefice.
Finalmente Fabio gettò via il diabolico strumento e si chinò verso il culo della sua schiava.
Mettendosi in ginocchio lo abbracciò sentendone il calore bruciante sul viso sudato.
Poi prese a leccarlo.
Leccava quei glutei arrossati, passando la lingua su ogni centimetro della pelle infiammata, saltava da una collina all’altra, spingeva la lingua profondamente nel solco pur stando bene attento a non sfiorare lo stretto buchetto.
Ora la ragazza provava solo un indicibile piacere, quella lingua la faceva morire. Leniva il bruciore che l’infernale strumento le aveva procurato, scivolava sulla sua pelle martoriata lasciando scie di piacere.
* Si… Così! … -gemette Gioia-Leccamelo! … Ti prego… Di più! … –
Di più? !
Fabio sapeva perfettamente cosa lei intendesse dire con “di più”! Ma lui non era disposto a concederglielo.
Non ancora almeno.
La sua lingua scivolava sulla saliva pattinando sulle chiappe ormai completamente irrorate. Gioia avrebbe voluto avere le mani libere per spalancarsi i glutei, per fare capire al suo ragazzo dove avrebbe tanto desiderato essere leccata.
Ma non poteva, la corda penetrava nella carne dei polsi ad ogni movimento e Fabio non capiva, non capiva…
* Ti prego… Fabio, tesoro… Leccamelo… dentro! … –
Fabio smise di far danzare la lingua sulla pelle di quel culo fremente.
* Cosa vuoi dire con “dentro”? — chiese con un sorriso sornione.
* Ti prego! … Dentro… -ripetè la ragazza senza riuscire a trovare il coraggio di dichiarare apertamente il suo desiderio.
Fabio le allargò con le mani le natiche e fece saettare la lingua per un secondo sulla rosetta del culo di Gioia.
La ragazza urlò la sua gioia.
* Siii!!! … Cosììì! … –
* Ah, allora è questo che vuoi? … Ma se lo vuoi veramente devi chiedermelo, sperando che io poi te lo conceda! —
Gioia si sentiva umiliata dal dover dichiarare apertamente il suo osceno desiderio.
* Ti prego Fabio! … Leccamelo… –
Fabio la colpì violentemente con la mano aperta.
* Il gioco mi sta stancando, Voglio che tu me lo chieda! —
* Vva bene… Leccami il buco del culo… -mormorò Gioia.
Fabio la colpì nuovamente sul sedere ancora infiammato.
* Non ho sentito! —
* LECCAMI IL BUCO DEL CULO!!! — urlò lei in preda alla disperazione.
Una terza manata si abbattè ancora violentissima sulle chiappe martoriate.
* Devi supplicarmi, non darmi degli ordini! … Ti è chiaro il concetto troia? ! … –
* Si, si… Ti prego-piagnucolò lei in preda a un’eccitazione quasi dolorosa-Ti supplicò! Leccami il buco del culo! —
Finalmente Gioia sentì la lingua del suo ragazzo-padrone che veniva a soddisfare la sua frenesia.
Seguì mentalmente il percorso del muscolo di carne che le scavava il solco tra i glutei e, finalmente, si adagiava sul suo buchetto, mentre lui sentiva che il muscolo cedeva sotto la propria lingua e che lo sfintere, prima freneticamente stretto, ora si allargava nel cercare di ricevere quelle leccate divine.
Fabio prese a passare la lingua sull’anello dell’orifizio anale, tuffandocisi appena, esplorando le piegoline, mentre la ragazza gemeva, quasi piangendo di gratitudine per il piacere che quell’azione le provocava.
Poi improvvisamente la lingua terminò la sua danza sul buchetto di Gioia che urlò il suo disappunto.
* No! Ti prego Fabio… Continua! … –
Aveva però appena finito di esclamare quell’implorazione quando si rese conto che Fabio aveva appena cominciato a darsi da fare col suo didietro.
Sentì allarmata che lui le appoggiava la punta del pene fremente contro il buco allargato e reso cedevole dalle leccate e cominciava a spingere pericolosamente per entrarle dentro il culo.
* NO! … Per favore Fabio che hai intenzione di fare? … No! … –
Istintivamente strinse le natiche e il muscolo dello sfintere, mentre lui continuava a premere sul buchetto.
* Fabio… per favore… –
* Non l’ho mai fatto lì, lo sai… ti prego fermati! —
* Mi stai facendo male! … No! … non voglio… Ahi! … –
Fabio la colpì violentemente.
* Allarga il culo, troia! … Volevi qualcosa nel tuo prezioso culo? … Eccoti qualcosa di veramente grosso! —
Tenendosi con una mano il cazzo, Fabio forzava sul buchetto inviolato della ragazza.
A sentirsi sfondare in quella maniera brutale Giorgia urlò con quanto fiato aveva in gola. Quella mazza la stava devastando, il suo culetto non poteva riceverla tutta!
Invece brutalmente Fabio la forzava a ricevere il suo membro dentro il sedere che lui teneva allargato con le mani e spingendo con forza e sadica violenza riuscì a introdurlo fino in fondo nell’intestino di Gioia finchè i suoi peli pubici non sfregarono sulle chiappe arrossate della ragazza.
Incurante delle grida strazianti e delle suppliche della poveretta, Fabio godeva immensamente della pressione che esercitava sul suo cazzo quel budello strettissimo.
Era una cosa divina! E le grida di dolore della vittima gli aumentavano il godimento.
Prese a muoversi dentro di lei, facendola urlare ancora di più per il dolore che quello sfregamento le provocava.
Era terribile!
L’intestino della povera ragazza era infiammato e dolorante. Il cazzo di Fabio non era per niente lubrificato e la frizione sulle pareti del retto e dell’ano dilatato a dismisura provocavano una sofferenza indicibile. A Gioia sembrava di impazzire per il dolore spaventoso. Poi a poco a poco, le pareti del culetto ormai sverginato cominciarono a cedere. Il cazzo di Fabio viaggiava avanti e indietro con sempre minore difficoltà.
Finalmente quel movimento stava cominciando a produrre un calore strano, diverso, non doloroso.
Un calore che Gioia sentiva irradiarsi lungo tutta la schiena, invaderle il corpo, raggiungerle il ventre, la figa…
Fabio sentì che, piano piano, la ragazza cominciava ad assecondare i suoi movimenti e che cominciava a venire incontro col culo verso la sua verga. Le grida di dolore e le proteste avevano lasciato spazio ad un ansimare pesante.
Sempre più veloce, sempre più veloce, il cazzo di Fabio si tuffava nel culo di Gioia e ne usciva lucido di umori. Gli ansiti della ragazza erano diventati gemiti, e poi vere e proprie grida di piacere.
Quando il giovane le posò la mano tra le cosce iniziando a toccarle la figa fradicia, la ragazza urlò di gioia. Mentre il pene continuava il suo stantuffare tra le pareti intestinali di quel culo meraviglioso, la mano scavava nella figa, cercava il clitoride, lo trovava, lo afferrava, lo torceva…
Mai Gioia aveva goduto così!
Ormai l’inculata stava per giungere alla sua naturale conclusione. Gioia non sapeva neppure più quanti orgasmi avesse avuto da quando quel cazzo favoloso le slargava il culo, da quando quelle dita le massacravano il clitoride…
Fabio sentiva che per lui il momento dell’apoteosi era vicino, vicinissimo…
Con un ultimo grido strozzato il suo uccello si piantò in fondo al retto e schizzò nel culo di Gioia tutto il liquido vischioso, mentre il ragazzo affondava le dita nei fianchi della ragazza che aveva violato per la seconda volta nel giro di una settimana.
Sempre lasciandole il cazzo nel culo, Fabio allungò le mani sulle tette, le sentì piene, sode e fresche.
Il semplice contatto con quella pelle vellutata gli ridonò vigore all’uccello, ancora stretto nell’intestino di Gioia.
Il ragazzo sfilò il bastone lucido e rosso dal culo violato della sodomizzata e con un colpo deciso trovò la strada della sua vagina.
Gioia gridò.
Fabio era in preda ad un’eccitazione incredibile, quella ragazza che si assoggettava docilmente al suo ruolo di schiava gli dava un senso di potere incredibile.
Nel giro di un’ora era già venuto due volte, ma il suo cazzo non accennava a dare cenni di cedimento.
Dal canto suo, Gioia trovava quella situazione davvero fantastica.
Ormai non aveva più remore a confessarselo apertamente: le piaceva da impazzire subire tutto quanto il suo ragazzo avesse deciso di farle.
E sentendo che Fabio, dopo averle sverginato il culo, si tuffava nella sua figa assetata gridò di piacere.
Il grosso uccello di Fabio scivolò sul succo che le mucose eccitate di Gioia avevano emesso abbondantemente e penetrò profondamente in quel nido caldo, sverginato appena una settimana prima.
La figa era ancora stretta e sententendosi l’uccello serrato come in un pugno, Fabio urlò di piacere.
Era fantastico!
Si muoveva lentamente dentro quell’angusto pertugio per assaporare ogni attimo di godimento.
La ragazza assecondava i suoi lenti movimenti, anche lei gustando un piacere che non sembrava avere confini. Come avrebbe voluto avere le mani libere per affondarle nella pelle di Fabio, per infilare le dita nel suo culo muscoloso, per massacrarsi le tette vibranti in cerca di piacere! …
Ma essere legata, quasi appesa, a quella balaustra faceva parte del gioco.
Il ritmo del cazzo nella sua figa aumentava sempre di più, il suo ventre piatto percuoteva le sue natiche ad ogni colpo ed ogni volta che quell’uccello del paradiso le si tuffava dentro un brivido elettrico le correva lungo la spina dorsale.
Fabio allungò le mani sui suoi seni, afferrò con le dita i capezzoli turgidi e li torse violentemente.
Gioia urlò per il dolore e il giovane alle sue spalle li strizzò ancora più forte.
* Fabio! … Ti prego! … Mi fai male! … –
Ma il maschio, senza smettere un secondo di pompare nella figa della ragazza, strizzava sadicamente sempre più forte.
Come sempre le grida di dolore della sua vittima avevano il potere di scatenare ancor di più la sua eccitazione e il suo godimento.
Le sue dita strappavano quelle appendici di carne soda, affondavano le unghie nelle aureole scure, le sue mani stringevano quei seni con tale violenza da farli quasi scoppiare.
Ormai Gioia non sentiva quasi più il piacere che lo stantuffare dell’uccello instancabile le procurava nella figa: il dolore stava diventando insopportabile!
* Aaaahhh! … Me li strappi! … Basta! Ti scongiuro! … –
Improvvisamente la tortura cessò.
Fabio aveva staccato le mani dalle tette della ragazza, e aveva anche cessato di muoversi dentro di lei.
No! Quello era ancora peggio!
Gioia allora, gridò!
* No! Ti prego! … Continuaaa!! … -Fabio sorrise.
Ormai conosceva troppo bene la sua troietta.
Sapeva a perfezione ciò che le piaceva nonostante quello che lei potesse dire o gridare!
* Cosa dovrei continuare a fare? … –
* Per favore… non fermarti, continua! … –
* Continua cosa? — la stuzzicò lui contraendo la verga nella sua figa pulsante.
Quel movimento minimo aveva strappato alla ragazza un grido di piacere.
* Continua.. a scoparmi… -sussurrò lei.
* Lo sai che voglio che tu parli forte! — esclamò Fabio colpendola con una violenta sculacciata.
* CONTINUA A SCOPARMI! — urlò Gioia ormai completamente succube.
* Solo a… scoparti? — le chiese lui.
* No! … -piagnucolò lei. -Ti prego, fammi… male! —
Incredibile! Lo stava supplicando di procurarle ancora dolore!
Perchè era questo, in fondo, che lei voleva. Non c’era niente da fare: doveva accettare la realtà.
Fabio sorrise. Era un sorriso di vittoria: ancora una volta la verifica aveva dato esito positivo.
Ancora una volta aveva avuto la conferma che Gioia era ormai la sua schiava e che egli, di lei, avrebbe potuto fare qualsiasi cosa.
Riprese a fotterla, aggrappandosi ai suoi fianchi. Ora menava i colpi dal basso verso l’alto, con violenza inaudita, e la ragazza si sentiva quasi spaccare in due.
Il cazzo, data la posizione quasi eretta di Gioia, ad ogni colpo le urtava violentemente la bocca dell’utero e questo le procurava un dolore sordo misto a un piacere indicibile.
Ma era qualcos’altro che le mancava. E ormai non c’era più pudore che la trattenesse dall’esprimere i suoi più inconfessabili desideri.
* Ti prego… Fabio… Ti prego… fammi un po’ male! … –
Il giovane fu quasi preso alla sprovvista da questa richiesta: non si sarebbe aspettato che fosse addirittura la ragazza a chiedergli di seviziarla!
Continuando a fotterla violentemente, con il cazzo che non dava alcun segno di essere giunto al culmine del godimento, la cinse con un braccio all’altezza della pancia e con l’altro all’altezza dei seni.
Muovendo il bacino instancabilmente attirò verso di se la ragazza che gemeva per lo splendido stantuffare e con un movimento brusco la morse su di una spalla.
Gioia gridò per il dolore.
* Ma che cazzo fai! … Sei impazzito? … –
Ma Fabio non poteva rispondere; come un doberman aveva azzannato la preda e ora non l’avrebbe lasciata andare.
Strinse ancora di più i denti sulla carne morbida di Gioia. Ormai la pelle vellutata della ragazza doveva già portare l’impronta del suo morso. Ma Fabio non aveva intenzione di fermarsi lì!
Azzannò ancora più ferocemente e, mentre la ragazza gridava cercando di sottrarsi a quel morso bestiale, sentì qualcosa di caldo scorrergli in bocca.
Il sapore dolciastro del sangue lo fece impazzire. Era meglio della marijuana, meglio della coca, meglio di qualsiasi droga avesse mai provato all’università.
Ecco finalmente!
Quel sapore dolciastro e caldo, le grida disperate di dolore di Gioia, stavano per scatenargli il terzo orgasmo.
Sentiva i coglioni ribollire, sentiva che il suo cazzo si preparava per l’ennesima volta a sborrare dentro la ragazza.
Ma Gioia impazziva di dolore.
Non sentiva più il cazzo nella figa, non sentiva più il suo divino sfregare sul clitoride: sentiva solo il male incredibile che il morso ferino di Fabio le stava procurando a fianco del collo.
Sentì qualcosa di caldo e appiccicoso colarle lungo la schiena, capì che era il suo stesso sangue e gridò ancora più forte.
Quell’assassino voleva sbranarla viva!
E dai suoi grugniti sembrava che vi provasse un piacere incredibile!
Il dolore era orribile, le paralizzava la spalla, le bruciava il collo… un calore insostenibile che le pervadeva tutto il corpo.
Come tentava di liberarsi, dimenandosi, il dolore aumentava: il bastardo non aveva alcuna intenzione di lasciare la presa!
I denti scavavano nella sua carne sanguinante, poi improvvisamente qualcosa accadde.
Il morso feroce si allentò e Gioia potè sentire che Fabio le leccava golosamente il sangue che sgorgava dalla ferita che lui stesso le aveva procurato.
Come già era accaduto, quella lingua che le frugava la carne viva le procurò un piacere immenso.
E nonostante la ferita continuasse ad essere martoriata, ciò che stava facendole il suo uomo le procurava un godimento pazzesco.
E sentiva che per lui era lo stesso.
I suoi colpi si facevano sempre più frenetici e i suoi grugniti sempre più forti.
Il godimento era ormai incontenibile.
Quel cazzo stupendo la sfondava, la devastava ormai da un sacco di tempo, le sembravano passate delle ore dacchè la sua figa era martoriata da quel randello instancabile.
Giorni e giorni.
Da sempre.
E lei sapeva che avrebbe voluto sempre vivere così, con quel cazzo divino piantato nella figa, con quel palo rovente tra le cosce.
Ormai non capiva più nulla.
In lontananza sentiva Fabio che urlava sempre più forte, ma tutti i suoi sensi erano ormai annebbiati, devastati da un godimento incredibile che lui le stava procurando.
Si sentiva tutta una figa, da capo a piedi.
Non si rendeva neppure conto di stare urlando, che le sue grida si univano a quelle di lui.
Un orgasmo terrificante li travolse fermando loro il cuore per un istante.
La lingua di fuoco dello sperma di lui si fece strada lungo l’uccello e colpì l’utero della ragazza con la forza di un treno.
I due amanti crollarono.
Pochi istanti dopo Fabio riprese i sensi.
Si rialzò da terra e vide che Gioia era stata come abbattuta dalla forza dell’orgasmo appena provato.
Appesa alla ringhiera della scala era sostenuta solo dalle corde che la tenevano per i polsi.
Faticosamente salì la scala fino all’altezza del nodo e sciolse la ragazza che piombò a terra.
Il colpo fece riprendere i sensi a Gioia che si trovò finalmente libera anche se dolorante in ogni parte del corpo. Si passò con una smorfia di dolore le mani sul collo e le ritrasse sporche di sangue.
Altro sangue le imbrattava le cosce vellutate: la sua figa, praticamente quasi vergine, non aveva retto allo spaventoso e inarrestabile stantuffare di Fabio.
Sanguinava anche dall’ano. Non c’era parte del suo corpo che non le facesse male, ma lei era felice: si sentiva assolutamente appagata.
Fabio si sedette accanto a lei.
Le carezzò una coscia, facendo risalire la mano lungo il fianco, fermandola poi su di un seno. La carezza provocò a Gioia un involontario brivido di piacere.
* Sei stata fantastica… -le sussurrò lui. -e ora meriti di riposare un po’… Vorrei portarti in bagno e lavarti… –
La ragazza annuì e Fabio si allontanò per qualche istante.
Poi tornò accanto a Gioia e, presala tra le braccia, la sollevò senza alcuno sforzo.
La trasportò in bagno dove l’acqua scorreva già nella vasca e, con delicatezza, ve la depose.
A contatto con il liquido tiepido Gioia chiuse gli occhi in estasi.
Molto, molto lontano sentiva che il suo ragazzo passava sulla sua pelle il sapone, e con la spugna le lavava via ogni traccia di violenza.
Con infinito piacere sentiva che lui le allargava le gambe e delicatamente passava la spugna morbida sulla sua figa martoriata e insanguinata.
Sentiva la voce di lui che le diceva di lasciarsi andare, di rilassarsi. In un estasi morbida permise ai suoi sensi di ubbidire.
Quando Gioia si svegliò era nel letto di Fabio.
Provò a muoversi ma si accorse che nuovamente i suoi polsi erano immobilizzati. Girando la testa vide che le sue mani erano legate alla testata del letto.
Poi vide che Fabio era seduto sul letto accanto a lei e sorrideva.
* Cosa succede? … perchè mi hai legata? —
* Vedi, tesoro-rispose lui sorridendo-c’è una cosa di cui non abbiamo parlato… tra una cosa e l’altra. Il fatto è che io ti ho cercata per una settimana e tu ti sei fatta negare… Questo non è stato assolutamente carino da parte tua! … Insomma ho pensato che tu debba essere punita per questo comportamento… –
* Acolta… io… –
* No, Gioia-la interruppe lui-non hai capito un cazzo! Questo non è un processo: non hai diritto a una difesa, ma solo ad una accusa e ad un verdetto di colpevolezza. E questo verdetto è già stato emesso… peccato che tu intanto dormissi! … Insomma, volendo fare la pigrona ti sei persa la sentenza e anche la pena che ti è stata comminata! —
* OK! Adesso basta! Il gioco è durato anche troppo! … Ora slegami e lasciami andare a casa! —
Fabio sospirò realmente dispiaciuto.
* Mi dispiace che tu non ti renda assolutamente conto del fatto che questo non sia proprio un gioco! E che tu non abbia ancora capito qual’è la tua situazione. Allora te la spiegherò… –
Con un gesto rapido fece volare via la coperta che copriva il corpo interamente nudo di Gioia.
La ragazza scalciò violentemente, si torse nell’inutile tentativo di liberarsi delle corde che le segavano i polsi. Fabio la guardò dimenarsi. Non poteva restare indifferente di fronte a quel corpo che si agitava e si divincolava come un serpente tenuto per la coda, non faceva che aumentare la sua eccitazione.
Ansimando la ragazza smise di dimenarsi e lanciò al suo ragazzo che la teneva in suo potere uno sguardo carico d’odio.
* Lasciami andare, brutto figlio di puttana! — sibilò.
* In quanto ai figli di puttana potrei raccontarti parecchie storielle divertenti! — ghignò lui divertito. Poi la sua mano si abbattè sul viso di Gioia.
Il ceffone le esplose nel cervello con un bengala di fuochi.
* Allora… la tua situazione è la seguente! — cominciò lui. -Prima di tutto io non sono un figlio di puttana, ma il tuo Padrone e così dovrai chiamarmi d’ora in poi! —
* Padrone del cazzo! Puoi andare affanc… –
SCHIACK!
Lo schiaffone le spezzò la frase in bocca.
* Non ci siamo! Io SONO il tuo Padrone! —
La ragazza non rispose.
SCHIACK!
* Allora sono o non sono il tuo Padrone? —
* Vaffancul… –
SCHIACK!
Balzato a cavalcioni sulla pancia della ragazza, Fabio colpiva il viso di Gioia con violenza e determinazione.
SCHIACK!
SCHIACK!
* Posso continuare, se vuoi! —
Gioia non rispose, si limitò a guardare il ragazzo con odio. Ma a Fabio piaceva che quella ragazza fosse così ribelle.
Avrebbe trovato il modo di domare quella puledra!
SCHIACK!
SCHIACK!
Ormai i ceffoni stavano stordendo la ragazza.
Sulle labbra tumefatte, Gioia sentiva il sapore dolciastro del suo stesso sangue. E Fabio che le pesava sullo stomaco le toglieva il fiato.
Da parte sua il ragazzo godeva immensamente il senso di potenza che gli dava quella posizione. Sentiva la ragazza sotto di se sobbalzare ad ogni colpo, sentiva il suo respiro ansante sollevargli le natiche, sentiva i suoi seni morbidi schiacciati contro le sue cosce e il suo cazzo riprendeva consistenza.
* Allora, sono o non sono il tuo padrone?
Gioia non rispose e Fabio unì le mani sulla sua gola e iniziò a stringere.
Ma cosa voleva farle quel pazzo? Voleva strangolarla? !
* Sono o non sono il tuo padrone? — ripeteva lui.
Disperatamente Gioia tentava di succhiare un filo d’aria attraverso la gola serrata. Le orecchie ronzavano e tutto si faceva più confuso e più lontano.
* S… ss… ssì… -rantolò lei.
Fabio lasciò la presa e la ragazza tossendo e ansimando aspirò dolorosamente l’aria che tornava a defluire nei suoi polmoni.
* Sei dura da convincere… Ma mi piaci così… Non per niente sei la mia ragazza, oltre che la mia schiava… Mi piacerà moltissimo domarti! —
Ormai il cazzo di Fabio era tornato al massimo della sua erezione e il ragazzo pensò che non aveva che da scegliere il modo in cui avrebbe sfogato sulla schiava la propria libidine.
Avvicinò il bacino al viso arrossato della ragazza e porse a quelle labbra gonfie il suo cazzo da succhiare.
Gioia era troppo incazzata per concedergli qualcosa e girò la testa di lato. Ma Fabio non poteva permetterglielo!
L’afferrò per i capelli e la tirò contro il suo membro eretto.
* Cosa cazzo credi di fare, cretina! Io ti ordino di succhiarmelo ed è esattamente quello che farai! —
Gioia sentiva contro il viso quel bastone di carne e non poteva fare a meno di respirare l’odore acre di quel cazzo, misto di sesso, sperma e sudore, e come sempre le piaceva da impazzire e risvegliava i suoi sensi.
Le sue labbra si socchiusero e ricevette tra i denti quel pene teso e vibrante.
Chiuse gli occhi per assaporare appieno quel momento e mentre la sua lingua golosamente esplorava quel membro si rese conto che trovarsi così, succube di un uomo, le piaceva da impazzire.
Ma la soddisfazione di ammetterlo non gliela avrebbe data.
Fabio però non aveva bisogno di questo.
Capiva perfettamente dalla foga con cui la sua bocca si adoperava sul suo uccello che quella situazione, lui seduto sul suo petto mentre la teneva brutalmente per i capelli, era ciò che lei desiderava.
Avrebbe messo alla prova la sua devozione fino in fondo!
Estrasse il cazzo dalla bocca di Gioia.
* Stai facendo bene il tuo dovere, troietta! Ti meriti qualcosa anche tu! —
Si girò su se stesso e, tornando ad offrire il cazzo lucido di saliva alla bocca di Gioia, si chinò per cercare con la propria il sesso della ragazza.
Quando la sua lingua scivolò lungo la fessura rossa della ragazza fermandosi sul clitoride, Gioia gemette.
Era fradicia di umori. Le piaceva, dunque, alla troia essere trattata così: la sua figa non poteva mentire!
E mentre Gioia succhiava golosamente mugolando come impazzita, Fabio prese a giocare con il clitoride eretto e scappucciato.
Lo stringeva tra le labbra, lo torceva con le dita, mentre la ragazza gemeva senza smettere di leccare l’uccello sempre più teso. Fabio intanto, sentiva che il momento di riversare ancora una volta il suo sperma bollente nella bocca della ragazza stava giungendo e raddoppiò la foga nel brucare il sesso che gli si offriva aperto e gocciolante.
Nel momento in cui il primo getto colpiva il palato di Gioia, i suoi denti si chiusero sul suo grilletto eretto e strinsero.
Mentre lo sperma di Fabio le inondava la bocca Gioia gridò per il dolore terribile. Il liquido vischioso le andò di traverso e prese a tossire convulsamente.
Ma il maschio non lasciava la sua presa.
Il dolore era spaventoso. Gioia urlando cercava disperatamente di sottrarsi a quel morso, ma rischiava di lasciare il clitoride tra i denti di Fabio.
Le cosce erano tenute aperte dal viso del ragazzo che non accennava a lasciare la presa.
* Ti prego! … Fabio! … Mi stai facendo male! … Basta! … Aaahii!! … Basta! … –
Ma Fabio non aveva la minima intenzione di smettere di massacrare la minuscola sensibilissima appendice, e immerse il dito medio della mano destra profondamente nella vagina della seviziata che non smetteva di urlare per il dolore orribile.
Fabio sfilò il dito impregnato di umori dalla figa della ragazza e con un colpo violento lo ficcò nel buco del culo, pochi centimetri più sotto.
A quella nuova violenza Gioia gridò ancora. Quel dito scavava nel suo intestino con una brutalità forsennata, aggiungendo dolore al dolore.
Ormai la sofferenza era insostenibile, il suo ventre era infuocato. Dal clitoride massacrato dai denti del boia partivano folgori di dolore e quel dito che grattava in profondità il suo retto e sfondava e slargava il suo sfintere era terribile.
Improvvisamente Gioia sentì che con due dita dell’altra mano Fabio cominciava a fotterla violentemente e profondamente nella figa.
I colpi regolari cominciarono a scatenarle sensazioni nuove che lei riconobbe subito come lame di piacere.
Ora anche i denti che stringevano spietatamente ancora il suo povero clitoride le procuravano fitte di piacere.
Anzi, era quella la sensazione più paradisiaca che riusciva a distinguere nel vortice di piacere e dolore che provava fra figa e culo.
Se non fosse stato per quel dito che le martoriava il culo e la scavava nell’ano, sarebbe venuta subito.
Ma nonostante tutto era splendido!
Doveva fare qualcosa anche lei per mostrare la propria gratitudine a chi le stava procurando un godimento così feroce!
Sul suo viso ballonzolava il cazzo di Fabio per niente infiacchito dall’orgasmo di pochi istanti prima, la grossa borsa dei coglioni pendeva sul suo mento.
Gioia allungò le labbra e la prese in bocca iniziando a giocare con i coglioni, facendoli dondolare con la punta della lingua. Mentre ancora Fabio massacrava con le dita e i denti il suo basso ventre procurandole un piacere indicibile, lasciò la borsa lucida di saliva e fece risalire la lingua fino al buco del culo del suo ragazzo.
Chi glielo avesse detto solo dieci giorni prima, si sarebbe sentito dare da Gioia, la verginella, del pazzo furioso, invece ora lei era lì che, godendo come una troia infoiata, cercava di spingere la lingua nello sfintere del suo uomo, ne esplorava le piegoline, vi penetrava forzandolo, ne gustava il sapore forte…
Con la bocca piena di liquido vischioso, grondante dalle mucose della ragazza, Fabio sentì quella linguetta che gli s’intrufolava nel culo e sussultò sorpreso ed eccitato.
Ora aveva la prova che quella troietta era capace di qualsiasi cosa…
La lingua di Gioia gli scavava il culo regalandogli sensazioni mai provate.
Non resistette più e, smettendo di mordere, prese a fottere sempre più violentemente la figa di Gioia con una mano, mentre con l’altra, estratto il dito dal culo della ragazza, prese a menarsi furiosamente l’uccello.
* Ti prego! … -rantolò lei-non sprecarlo così… Lo voglio io! … –
* Continua a leccare, troia! — abbaiò lui senza smettere di farsi quell’incredibile sega.
Voleva godere con la lingua di lei nel culo e non avrebbe potuto farlo se l’avesse accontentata e si fosse messo a scoparla.
In fondo chi era a comandare?
Mentre gemendo sconfitta Gioia riprendeva a saettare quella lingua dentro e fuori dal suo buco del culo, dagli umori che la sua figa emetteva sempre più abbondantemente, Fabio capì che la ragazza stava per arrivare al suo ennesimo orgasmo.
Con un grido rauco infatti, Gioia venne di lì a pochi istanti e spinse il più possibile la lingua profondamente nel culo di colui che le stava dando tanto piacere e un secondo dopo sentì Fabio rantolare per il piacere e gocce roventi caderle sulla pancia.
Anche lui aveva avuto il suo orgasmo, e se l’era procurato da solo.
Erano le dieci di mattina quando i due ragazzi si svegliarono.
Stremata da una notte di sesso sfrenato e violenza, Gioia non se l’era sentita di tornare a casa ed era rimasta a dormire da lui. I due ragazzi erano caduti in un torpore più simile ad una catalessi che al sonno.
Gioia fu la prima a riaprire gli occhi. Le facevano male i polsi troppo a lungo rimasti stretti dalle corde e notò che segni rossi striavano la sua pelle. Si massaggiò le membra indolenzite, la ferita alla spalla le pulsava e bruciava e non c’era parte del corpo che non le dolesse, eppure si sentiva bene.
Il maschio che dormiva accanto a lei era stato stupendo la notte prima: l’aveva dominata come lei voleva essere e l’aveva fatta godere come mai avrebbe sperato di godere.
Era il SUO padrone, lo sarebbe sempre stato: sapeva che per sempre lei avrebbe fatto tutto ciò che lui avesse voluto farle fare.
Presa dallo stimolo a orinare scese dal letto e uscì dalla stanza cercando il bagno.
La stanza da bagno di Fabio era pulitissima, le piastrelle del pavimento erano lucide come se vi fosse stata appena passata la cera.
Si guardò allo specchio e lo specchio le restituì l’immagine di un viso stanco e segnato. I suoi lineamenti delicati erano deturpati dalla bocca gonfia e i begli occhi azzurri erano arrossati. Controllò la ferita sulla spalla: era arrossata e con i bordi bluastri. Avrebbe dovuto disinfettarla per non rischiare di farla infettare. Si aggiustò meccanicamente i lunghi capelli biondi e si guardò i seni.
Erano alti e grossi, sodi e con le aureole ben disegnate e scure. I capezzoli si ergevano sfrontati e raggrinziti per il freddo che sentiva a starsene nuda. Era fatta proprio bene, i suoi ventun’anni se li portava addosso splendidamente, nessuna meraviglia che tanti ragazzi all’università le sbavassero dietro.
Ma lei ora aveva il suo maschio, quello con cui sarebbe rimasta per tutta la vita, o almeno finchè lui l’avesse voluta, altro che quegli stronzetti rammolliti della facoltà: aveva un vero uomo lei!
Si sedette sulla tazza del water e attese che il getto zampilasse dalla sua figa.
In quel momento si sentì osservata, girò il capo e vide Fabio fermo a guardarla dallo stipite della porta.
* Non ti ho mai vista pisciare… -le disse.
* E non mi vedrai neanche adesso! — rispose lei sorridendo. -Se qualcuno mi guarda non riesco… –
* Si che ci riuscirai… -disse lui avvicinandosi.
Si inginocchiò di fronte a lei seduta sul water e le allargò le cosce.
* Dài, Fabio… mi vergogno! … -protestò debolmente lei.
* Alzati! — le ordinò il ragazzo e appena lei fu in piedi le fece sollevare una gamba appoggiandole il piede sul bordo della tazza.
Così ebbe proprio all’altezza del viso la sua figa che iniziava a bagnarsi.
Allungò la lingua su quel taglio lucido contornato da peli biondicci e la passò lentamente tra le grandi labbra assaporandone il succo che iniziava a colarne.
* Siii… -mugolò Gioia.
* Adesso… -sussurrò lui accarezzandole la figa umida-piscia… –
Davvero lui voleva che lei gli pisciasse in faccia? !
* Coraggio amore, fammi sentire il tuo liquido sul viso… -la incoraggiò lui senza smettere di carezzarla con le dita e la lingua.
L’idea faceva impazzire di eccitazione la giovane, più ancora che le sapienti leccate che il maschio prodigava al suo clitoride.
* Non… non… non mi viene… -sussurrò lei.
* Avanti tesoro, fammi sentire… spingi… –
Così dicendo Fabio le premette dolcemente sull’addome in corrispondenza della vescica.
Improvvisamente Gioia sentì sciogliersi e il liquido dorato spruzzò dalla sua figa confondendosi agli umori vischiosi delle sue mucose.
Fabio sentì il getto sul viso e socchiuse le labbra per assaporare quella pioggia dorata.
Incredibilmente gli piaceva quel calore che gli colava lungo il corpo, quell’odore acre, quel sapore acido.
Mentre ancora la piscia fiottava dalla fessura, lui non smetteva di leccare il clitoride eretto allo spasimo, alla ragazza sembrava di impazzire per il piacere e la lussuria che tutta la situazione le provocava.
* Siii… leccami! … piscio… Piscio! … –
Gioia non aveva mai provato niente di più perverso ed ebbe un primo orgasmo violento tremando tutta.
Un uomo le leccava la figa mentre lei pisciava, beveva la sua urina, le mordeva il clitoride, le infilava un dito nell’utero! … Era pazzesco!
E stupendo!
Quando il getto di urina cessò le labbra do Fabio si chiusero attorno al clitoride di Gioia e serrando forsennatamente le provocò l’ultimo sussultante orgasmo.
* Sìììì! … Godoo! … Aaaahhhh! … –
Fabio si alzò in piedi e baciò appassionatamente la sua ragazza. Gioia sentì sulla lingua il sapore della sua stessa urina e fra le cosce il cazzo eretto del suo uomo.
Istintivamente strinse le gambe imprigionando quell’asta calda e pulsante. Come avrebbe voluto sentirsela nella figa!
Allungò una mano per afferrare il grosso paletto di Fabio e infilarselo tra le grandi labbra vogliose e bagnate.
* Eh, no! … -sorrise lui fermandole la mano. -Ci vuole una bella doccia, adesso! — E allungò una mano per aprire il rubinetto.
Gioia si infilò sotto il getto d’acqua tiepida e tese le mani verso Fabio.
* Vieni! —
Fabio si mise sotto la cascata d’acqua abbracciando la sua ragazza che ancora una volta aveva dato prova di totale sottomissione.
Ancora Gioia sentì tra le cosce il cazzo duro di Fabio e allungò una mano per afferrarlo. Le piaceva da impazzire stringere in pugno quel palo caldo.
Le procurava un senso di potenza incredibile.
Prese il sapone e cominciò a passarlo sull’uccello di Fabio rendendolo liscio e scivoloso, poi cominciò a masturbarlo lentamente.
La sua mano scivolava sul sapone provocando in Fabio un godimento eccezionale.
All’improvviso Fabio fece girare la ragazza su se stessa e chinatala in avanti le allargò le natiche.
Ora toccava a lui giocare col sapone.
Passò la saponetta lungo il solco tra le natiche della ragazza riempiendolo di schiuma, senza che lei opponesse alcuna resistenza, pur immaginando quello che sarebbe successo di lì a qualche secondo.
Infatti, come previsto, Fabio puntò il cazzo insaponato contro il buchetto schiumoso del culo di Gioia e cominciò a premere.
Il bastone di carne scivolò dentro molto facilmente grazie al sapone, mentre la ragazza sussultava trattenendo il fiato.
Fabio cominciò a muoversi nel suo intestino mentre l’acqua continuava a scrosciargli sul collo e sulla schiena.
Il cazzo scivolava avanti e indietro sul sapone, aumentando il suo godimento, ma per Gioia il sapone era un supplizio.
Sentiva il culo bruciarle.
Sicuramente la violenta inculata della sera prima aveva provocato piccole ferite nelle sue pareti anali e ora, in queste, il sapone bruciava meledettamente
E più quel cazzo la fotteva, più le piccole lesioni si allargavano e le bruciavano.
Non potendo più trattenersi Gioia gridò.
* Ti prego, Fabio, mi brucia! … –
* Lo so! … – rispose lui senza smettere di pomparle nel culo. -è il sapone… –
* Mi brucia! … Mi fai male! … Ti prego! … –
Ma Fabio non aveva nessuna intenzione d’interrompere quella magica inculata.
Il suo cazzo scivolava nel culo della biondina grazie al sapone e le grida di Gioia non facevano che aumentare il suo godimento.
Mentre l’acqua continuava a scrosciare, Fabio sentì che nel culetto sodo di Gioia il suo cazzo stava per vomitare l’ennesimo orgasmo.
Accelerò i colpi, incurante delle grida della ragazza che ormai si sentiva il retto in fiamme e, passando il braccio sotto il suo addome spinse una mano sulla sua figa bagnata.
Cercò il clitoride con la punta delle dita mentre ormai la nota saetta nei lombi gli preannunciava il vicinissimo orgasmo.
Nel momento culminante infilò due dita nella figa di Gioia e cominciò a fotterla violentemente.
Poi improvvisamente si fermò e con un grido rovesciò nell’intestino della ragazza un fiotto di sperma.
Ma Gioia, sotto l’azione delle sue dita, cominciava solo ora a godere e quando Fabio si fermò per assaporare appieno l’orgasmo protestò con forza.
* Non fermarti, ti prego! … Continua! … –
* Mi dispiace, io ho già fatto! — la schernì lui. -Se credi puoi continuare da sola. –
Gioia era disperata. Quel cazzo ancora nel culo che non accennava a ridursi di volume le bruciava terribilmente e le dita dell’uomo nella figa erano l’unico sollievo a tanta sofferenza.
Con un singhiozzo allungò una mano sulla figa e prese a masturbarsi da sola mentre Fabio la osservava.
Ben presto il piacere fece capolino nel suo ventre e iniziò a prendere consistenza.
Incurante dell’uomo che la guardava Gioia stava godendo come una porca e anzi, farlo sotto i suoi occhi e sentire il palo di lui inesorabilmente conficcato nel culo, la eccitava in maniera incredibile.
E su Fabio quello spettacolo di autoerotismo provocava lo stesso effetto.
Così mentre Gioia conduceva la sua stessa figa al godimento, riprese a incularla violentemente.
Ora il cazzo di Fabio nel culo era divino, il bruciore che le provocava aveva qualcosa di meraviglioso.
Lei era la sua troia, la sua puttana!
Se Fabio voleva incularla avrebbe potuto farlo. Se avesse voluto che lei si masturbasse sotto i suoi occhi lei avrebbe obbedito! …
L’ondata del piacere stava per travolgerla, eppure pregava che quel momento non venisse mai, che quello stato di beatitudine durasse per sempre, che quel cazzo meraviglioso continuasse a trapanarla per l’eternità.
Invece il piacere aumentò per entrambi sempre più fino a quando, con un urlo bestiale, i due non sborrarono quasi contemporaneamente.
Finalmente Fabio ritirò il cazzo da quel culo magnifico e, facendo girare la ragazza su se stessa, la baciò appassionatamente, cercando di comunicarle tutta la gratitudine per il piacere che lei gli aveva fatto provare.
Era passata una settimana dal giorno della riconciliazione tra Gioia e Fabio e la ragazza, sotto le insistenze di lui era andata a vivere in casa sua.
Quella mattina Gioia era uscita abbastanza presto per una lezione importante che aveva all’università e Fabio si rigirava pigramente tra le lenzuola.
Era un periodo fantastico per lui.
Gioia lo assecondava in ogni suo più incredibile desiderio e la violenza che a lui piaceva tanto usare e a lei piaceva tanto subire era sempre una costante dei loro giochi erotici.
Col tempo si sarebbe procurato un’attrezzatura adatta, la ragazza mostrava di gradire essere dominata e lui non aveva che da escogitare modi sempre nuovi per imporre il suo dominio.
Fabio si alzò dal letto, sorridendo si studiò allo specchio dell’armadio il corpo atletico. Quel cazzo stava facendo miracoli in quel periodo!
Si vestì e allegro uscì di casa. FINE

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Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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