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Giulia. La scienza, l’anima e la forza

Un ragazzo e una ragazza si sfidano a parole e sul ring.

Giovanni – 1 febbraio.

Ciao a tutti,

Sono Giovanni. Da tempo amo e frequento la lotta mista. Ho una formazione da pugile, mi alleno in una famosa palestra milanese. Sono piuttosto forte, sia nella lotta sia nella boxe. Sono abituato a battermi con energia, e a vincere i match che affronto. Mi sono dedicato alla lotta mista perché adoro il tipo fisico delle ragazze che accettano di imbattersi in questo genere di avventure, per loro di solito piuttosto pericolose. Ho scoperto che molto facilmente un buon match finisce – almeno qualche giorno dopo la dolente sconfitta della donna – piuttosto facilmente in una festa per i sensi.

Finora sono stato sconfitto una sola volta, nel corso di un incontro che ho affrontato evidentemente con troppa supponenza e distrazione. è accaduto solo 2 anni fa, e l’umiliazione mi brucia ancora nel petto. Avevo 21 anni, lei 3 più di me; più di me aveva anche 7 cm di altezza, 1 kg di peso, 3 anni di esperienza nella lotta. Ha perforato la mia difesa più volte, con un attacco finale che ha annullato la protezione delle mie braccia e mi ha fatto sentire l’urto devastante dei suoi colpi fin sotto la conchiglia che mi proteggeva le palle.

Il dolore mi ha travolto, e la punizione che ha lei inflitto al mio orgoglio è stata brutale.

Dopo quell’episodio non ho più fallito nemmeno un match, di lotta e di boxe, con donne e con uomini. Prometto a me stesso che non ci saranno più distrazioni in tutti gli anni a venire.

Giulia – 2 febbraio

Ciao Giovanni, sono Giulia. Ho 25 anni e da diverso tempo frequento una palestra di boxe: saranno oramai 8 anni. Da 4 anni mi impegno almeno una volta al mese in un incontro di lotta mista. Le nostre storie si somigliano in modo imprevedibile. Tuttavia i risultati delle gare sono meno rischiosi per una ragazza di quanto tu sostenga. Almeno nella mia esperienza. Sai, prendo parecchio sul serio questo modo di misurare la mia forza e la mia tecnica; e, ti dirò, sono uscita spesso vincente dai confronti coi ragazzi.

Gli incontri non sono naturalmente riconosciuti dalla palestra; penso che se i nostri insegnanti ne venissero a sapere qualcosa, tenderebbero a disincentivarli. è la cazzata peggiore che mi permetto di rimproverare loro. Molte ragazze e quasi tutti i maschi aderiscono alle gare che organizziamo nei fine settimana. Si svolgono su un ring che improvvisiamo in una palestra fuori città. Nel corso del match non esistono regole, anche se un arbitro assicura di evitare il peggio allo sconfitto.

I ragazzi tendono a giustificare le sconfitte che subiscono attribuendo la responsabilità delle loro disfatte ai colpi bassi che infliggiamo ai punti deboli del loro corpo. Anche tu alludi all’insufficienza della conchiglia nel riparare le palle dai colpi che ti comprimono intenzionalmente e brutalmente i genitali. Tuttavia:

1. voi non siete da meno con il nostro seno e il nostro inguine;

2. in molti casi, e mi pare di comprendere anche nel tuo, i colpi assestati alle palle servono solo a finire l’avversario maschio, una volta che lo si è già surclassato sul piano fisico e tecnico.

Ammetto di aver infierito anch’io più volte sulle palle del ragazzo che stavo battendo; perché ammetto che infliggere a un maschio e alla sua supponenza questa tortura umiliante procura uno spettacolo di soddisfazione orribile – sia per la donna che la perpetra, sia per quelle che la osservano tra il pubblico. Tuttavia, giustificare la sconfitta e l’umiliazione in questi termini mi sembra solo un nuovo atto di vigliaccheria da parte dei maschi. Volete nascondere con un “limite” della vostra natura (natura che, in tutte le altre situazioni, non perdete invece occasione di esaltare come superiore e di andarne fieri) quello che è solo un limite della vostra preparazione, della vostra abilità e della vostra forza.

Per la cronaca, volevo segnalarti che il mio curriculum di lotta mista annovera un numero di vittorie superiore ai 3/4 dei match affrontati.

Comincia a temere la mia esistenza come una seria minaccia al tuo sogno di imbattibilità.

Giovanni – 4 febbraio

Rispondo a Giulia, Diana, e a tutti coloro che mi hanno scritto in privato (comprese

Giulia e Diana : ) Ho grossi problemi di tempo – per cui risponderò a tutti, ma mi premeva ringraziare in fretta tutti coloro che mi hanno contattato. Non mi aspettavo tanto calore e tanta curiosità!

Vorrei dire la mia sul tema del rapporto tra forza e istinto nella boxe; e anche qualcosa sul rapporto tra lotta e sesso dopo una gara. Per ora, tuttavia, mi sembra che la curiosità più accesa riguardi la cronaca del mio incontro con la ragazza che mi ha battuto (si chiama Silvia).

Per me è molto penoso raccontare quell’episodio; trovo la forza di descriverlo solo grazie all’energia che proviene dalla vostra attenzione, e dalle potenziali amicizie che sono promesse nei messaggi che mi sono stati spediti.

Il match si è svolto circa 2anni fa, in un ring allestito poco fuori città. Per essere precisi, si è trattato di un incontro di boxe e kickboxe, date le caratteristiche dei contendenti; erano presenti un arbitro, al quale era stato chiesto di non intervenire, se non per far rispettare le regole che rendono possibile l’avanzamento della competizione; una giuria composta di amici comuni; 2 medici (un amico per parte); un pubblico di una trentina di persone. L’abbigliamento coincideva con quella della boxe professionale, così come la durata e il numero dei round.

Silvia è tanto pericolosa con i calci quanto io lo sono con i pugni. La strategia del match pertanto sembrava già impostata: io avrei cercato di piegarla colpendola al volto e al tronco con una gragnola di pugni, prima che lei fosse riuscita a fiaccare la resistenza delle mie gambe e a devastarmi i fianchi soffocandomi il fiato con le sue gambe. Silvia non è il genere di avversaria con la quale si può vincere o perdere ai punti.

Fin dalla prima ripresa infatti qualcuno ha cominciato a capire che l’incontro non sarebbe giunto al suo termine naturale. Sono partito all’attacco, seguendo i miei piani: sapevo di dover fare io l’incontro se intendevo vincerlo. Ma alla prima vera manovra con cui l’ho assaltata, dopo le scaramucce di studio, Silvia ha fatto un passo a lato e ha armato un calcio a salire con il sinistro che mi ha fulminato al mento, mandandomi al tappeto. Mi sono rialzato in fretta, prima che potesse infierire; ma con l’entusiasmo di aver guadagnato il primo atterramento, lei ha preso l’iniziativa utilizzando persino i pugni. Mi ha tempestato di colpi, dai quali però ho saputo proteggermi con facilità.

Nel corso della seconda ripresa riprendo il controllo dell’incontro: imposto diversi scambi sinistro-destro, tre dei quali vanno perfettamente a segno. Pochi istanti prima della fine del round le centro il mento con un gancio sinistro, Silvia oscilla, addirittura piega le ginocchia. Ho l’impressione di avercela praticamente fatta, solo la campana salva la mia avversaria.

Nella terza ripresa Silvia è all’apparenza meno fiduciosa, è riluttante a farsi sotto; ma dalla media distanza esplode dei middle-kick d’una potenza eccezionale sulle mie braccia, colpendomi qualche volta anche al corpo. Quando la lavoro al corpo da vicino, lei mi devasta le cosce e i fianchi con le ginocchia.

Dalla quarta ripresa comincio a sentire fiato ed energie che se ne vanno; perdo il centro del ring, che invece viene guadagnato da Silvia. Ora è lei a dominare. Contrasta senza difficoltà i miei pugni, le sue spalle sono completamente rilassate, mi carica al corpo con ginocchiate micidiali. Alla fine della quinta ripresa la demolizione dei miei addominali è completata; prima mi piego in due per un montante che incasso nello stomaco, poi Silvia mi costringe alle corde con un destro al mento. è a questo punto che un nuovo middle-kick cancella la difesa delle mie braccia, ormai coperte di lividi, e un calcio micidiale massacra le mie palle tra le cosce divaricate. La cronaca si ferma qui; quello che è accaduto dopo è troppo umiliante perché io riesca a raccontarlo.

Ancora oggi, quando il ricordo di quei minuti si riaffaccia, è come se un mattone di depressione mi sfondasse il petto e mi soffocasse il respiro.

Certo, Silvia mi stava battendo, e probabilmente avrei finito per soccombere in qualsiasi modo. Tuttavia, fino a quando il mio scroto è stato risparmiato dalla furia dei suoi attacchi ho potuto nutrire almeno la speranza di farcela; e, Giulia, tu sai bene che fino a quando riesci ancora a crederci, la vittoria non è affatto preclusa – qualsiasi siano le condizioni in cui ti trovi. Ma soprattutto, se non fossi stato spezzato in quel modo, l’umiliazione che mi ha travolto insieme alla sconfitta non si sarebbe né trasformata nello spettacolo atroce cui hanno assistito i miei amici e la mia ragazza, né sarebbe diventata quel sentimento di contaminazione penosa che continua a stringermi il petto.

Desidero che, finalmente, questo racconto rappresenti per me il superamento di una fase e inauguri una nuova tempra del mio carattere in generale e sportivo in particolare. Per questo, dopo aver descritto la vergogna, cerco di rispondere con tutta l’onestà necessaria a coloro che mi hanno posto questa domanda: cosa provi ora per la ragazza che ti ha sconfitto? Per ora sento timore, ho ancora paura di scontrarmi con lei. Forse Silvia oggi potrebbe ancora battermi. Tuttavia sto raggiungendo l’apice della mia forma; presto tornerò a cercare il combattimento con lei, e so che quel giorno segnerà per me una nuova fase di vita, perché quel giorno vincerò. Lo sport porta con sé una carica etica capace di guidare l’esperienza di una persona in generale .

La sincerità, la forza e la giustizia sono una cosa sola.

Giulia – 6 febbraio

La palestra dove mi alleno era frequentata da una ragazza di nome Silvia. Questo accadeva fino a un anno fa al massimo. Era la migliore amica di un tipo che è un mito del savate “underground”, e che viene indicato solo con soprannomi perché il suo nome deve rimanere un segreto per i più. Era una ragazza fortissima, e anche molto bella.

Statura eccezionale, lunghi capelli mori perfettamente inanellati – il seno come tutte noi sogniamo di averlo. Ha gli occhi grandi e scuri, accesi come i lapilli lanciati dai vulcani.

Le sue gambe figurerebbero in modo splendido sulle passerelle della moda milanese,

ma sono temibili come un’arma da guerra. Caro Giovanni, lasciami indovinare: è la stessa ragazza che ti ha sconfitto?

Che ne dici della descrizione? Corrisponde alla semidea che ha travolto la tua virilità?

Era talmente forte e abile che tutti in palestra la temevano, più o meno segretamente.

Non aveva più rivali, per questo si dice che abbia abbandonato la palestra. Forse è vero.

Aveva un sorriso radioso, ma era riservata e sfuggiva i rapporti personali poco più che formali. Era difficile parlarle.

Ma analizziamo un po’ la tua cronaca. Chi ha il vantaggio dei pugni, di solito, può permettersi di impostare il match da vicino: ganci alle reni, montanti alla bocca dello stomaco e alla demolizione degli addominali. Può preparare il colpaccio del gancio al mento. Ma ti immagino mentre sbavi di fronte alla bellezza inconsueta di Silvia: in fondo era una delle sue armi più efficaci. Ti dimentichi il gioco di gambe, ci provi ad avvicinarti ma sei talmente distratto che è lei ad agganciarti al volto e a stenderti. Avevi ragione: dovevi essere tu a fare il match, invece lo hai perso fin dal primo colpo. Il round è di Silvia, sai che ormai non ci puoi fare niente. Lei si scioglie, tu ti irrigidisci ancora di più per la paura. Nel secondo round hai l’impressione di esserti riconfortato – invece è lei a prepararsi il terreno per le riprese successive, quando la resistenza diminuisce e il match diventa più pericoloso: ti martella la difesa, i fianchi e le reni.

Le basta invece arrivare al quarto e al quinto round, un settore dell’incontro che – te ne rendi conto – non si può certo ancora definire a ridosso del finale. Lo dici tu stesso, Silvia ha le spalle rilassate, riesce a proteggersi il mento e i fianchi, viene avanti bene con le braccia. Tu invece evidentemente sei un palo piantato in mezzo al ring per incassare colpi – perché tutta questa disinvoltura nel tuo avversario puoi regalargliela solo tu con la tua paura e il tuo impaccio, messi bene in mostra. Ti distrugge gli addominali e ti fulmina alla bocca dello stomaco, chiudendo la partita per il tuo fiato – e la tua possibilità di finire cosciente la gara. Vince la competizione con il gancio al mento – quello che segue è la tua retorica per nasconderti la disfatta del tuo modello di macho sportivo e umano, e la sua gioia barbarica di strapparti il cuore dal petto (e ce l’ha fatta, perché dalle parole che tu stesso hai scritto si capisce che il cuore ti batte nei coglioni).

Silvia è molto brava, lo sapevano tutti in palestra. Nel vostro match, tra i due era lei quella che aveva “le palle”, per questo non le serviva schiacciarti i coglioni per vincere il match: ormai eri KO. Sarebbe ora che lo ammettessi. Sarebbe ora di essere meno vigliacco.

Sai Giovanni, credo che Silvia – chiunque sia – ti abbia offerto un regalo molto

prezioso. Ha cercato di demolire i tuoi pregiudizi maschilisti, per darti una nuova personalità sportiva e umana. Anche tu dici qualcosa del genere, ma credo che non ne abbia compreso il vero senso. Ciò di cui hai avuto davvero paura, credo, è di ammettere che il modello di macho forte e sprezzante che stai inseguendo è banale e vuoto. In fondo forse adesso lo sai – per merito suo – ma ancora hai il terrore di ammetterlo a te stesso. L’umiliazione forse, è stata meno radicale di quanto credi.

In bocca al lupo, amico

Giulia

P. S. Ho visto la tua foto. Devo ammettere che sei molto carino. Sarà questo che ti gioca

brutti scherzi alla vanità?

Giovanni – 9 febbraio

Ciao Giulia,

sono impressionato dalla passione che metti nelle tue risposte.

Pensavo che la mia storia fosse un argomento di interesse per me soltanto. è quasi commovente riconoscere nelle tue parole tanta partecipazione. Anche se incredibilmente negativa.

La tua descrizione di Silvia è ampollosa e retorica, un po’ come tutto il messaggio.

Comunque sì, corrisponde al modello reale che affolla i miei incubi.

Anche la tua analisi del match è incredibilmente lucida e, a conti fatti, corretta. Solo le conclusioni sono opinabili; e la mia opinione è che sono SBAGLIATE.

Tu non c’eri e non hai né visto né subito la mia umiliazione. Come cazzo pretendi di sentenziare su una questione che conosci così poco e solo per sentito dire? Come può una ragazza della tua intelligenza diventare tanto arrogante e superficiale da permettersi giudizi così pesanti su fatti cui nemmeno ha assistito in prima persona? O forse c’eri anche tu quella sera? Forse eri una del gruppo delle amiche di Silvia? Forse la tua e la mia iscrizione a questo gruppo sono una sfortunata coincidenza, che ti ha permesso di gestire con me un gioco cinico. Mi chiedo in fondo quale motivo ti fa prendere tanto a cuore la mia storia. Nessuno finora, in pubblico o in privato, ha reagito con tanta vivacità alla cronaca che ho postato. Sarà forse tutto merito delle foto che ti ho inviato?

Forse è vero quello che dici: sono bello e vuoto come una bolla di sapone.

Ma forse, se eri presente quella sera, potresti anche riconoscermi qualche merito in più.

Oppure, se ti senti tanto sicura di quello che sostieni, propormi di misurarmi con te. In fondo tutti siamo tutti chiamati alla verifica sperimentale delle nostre credenze, se vogliamo essere onesti come tu ritieni di esserlo con te stessa e persino con me.

Mi devi una spiegazione per l’offesa e una ricompensa per le foto (fà una concessione alla mia vanità stupida e spregevole: quale delle due preferisci? ). Se mi vuoi sfidare, e se davvero tra noi due

tu sei quella che può dare lezioni contro la vigliaccheria – smettilo di farlo a parole nell’ombra, e spiegamelo nel linguaggio che capisco meglio. In fondo il dovere dei maestri è quello di farsi

comprendere, no? Spiegalo al mio corpo. Ai tuoi occhi sono un idiota perché penso che la forza dei muscoli rivesta il valore principale nella lotta. è vero, dal mio punto di vista l’istinto e la potenza del fisico sono più concreti e misurabili delle tue chiacchiere sull’etica e sulla formazione interiore. Non è così? Dimostramelo, ma con il linguaggio dei fatti.

Allora Giulia, ti vuoi incontrare con questo lupo?

Giovanni

Giulia – 11 febbraio

Penso proprio di no. Il calendario degli incontri è stato fissato dal grande capo fino alla fine di marzo. Sono ammesse variazioni solo per catastrofi naturali o motivazioni mooooooolto eccezionali. Non credo che la tua vanità rappresenti un valore sufficiente per convincermi a correre il rischio di irritare il ras e di farmi espellere dal club.

Penso che ti stia coltivando alcune inutili illusioni se ritieni che mi commuova per le tue scaramucce o le tue parole. Quello che mi muove è il principio. L’inautenticità e l’irresponsabilità sono disprezzabili e devono essere condannate in qualsiasi modo si manifestino. Ma mi rendo conto che non si fa breccia nella tua testa con argomenti di questo tipo.

Hai passato anni della tua vita gettando via il tempo, se non ti è stato possibile comprendere quanto nella boxe conti l’armonia del coordinamento del proprio corpo e la capacità di percepire gli stati

del corpo dell’avversario. Pochi fortunati compiono queste operazioni in modo spontaneo, vivendole come doti innate e incarnandole con un’eleganza naturale. Forse questo è anche il tuo caso. Ma il match contro Silvia mi sembra testimoniare contro questa ipotesi. D’altra parte, anche coloro che appartengono a questa cerchia di eletti – che nel loro modo di costruire il ritmo del movimento di gambe, l’articolazione del fraseggio nelle figure di braccia – che nella coreografia del combattimento esprimono una sorta di armonia interiore, devono perfezionare questa dote con lo studio e l’esercizio. Senza la comprensione e la formazione, nemmeno la natura più generosa può raggiungere alcun risultato significativo.

Ma tutto questo tu lo interpreti come vuota dietrologia, come un’inutile sega mentale.

Povero Giovanni! Non c’è bisogno di vederti, per intuire come ti comporti. Il tuo corpo e le sue possibilità sono già iscritti e leggibili nelle tue frasi e nelle tue convinzioni.

Dici che avrei dovuto attribuirti qualche merito nel tuo comportamento durante il match con Silvia. Riesco a scorgerne uno solo. Hai avuto abbastanza coraggio da affrontarla – mentre di solito i ragazzi con la tua età e con la tua struttura fisica se la fanno sotto alla sola idea di salire sullo stesso ring dove Silvia imperversa con i guanti allacciati. Non vedo davvero altro.

Nella foto con la divisa da calciatore hai un’espressione del volto più simpatica, ma il tuo fisico si presenta con un aspetto piuttosto normale, quasi magro; per la foto a petto nudo ti consiglio di ringraziare molto il fotografo, perché il tuo corpo viene premiato da una plasticità maestosa. La prima foto vanta anche il pregio di nascondere i peli del petto, e di offrirti un’aria più romantica, con la chioma più folta e ribelle; ma scommetto che tu preferisci la seconda, e sicuramente per le ragioni opposte a quelle con cui ho lodato l’immagine da calciatore.

Ho coccolato abbastanza la tua vanità?

Giulia

Giovanni – 14 febbraio

Sapevo che te la saresti fatta sotto davanti ad una proposta di incontro seria. Anche perché sai che il nostro incontro non potrebbe mai essere una seratina tranquilla tra amici, ma l’opportunità finalmente per metterti alla prova e controllare la serietà delle tue affermazioni. Ormai però sono certo che non c’è una parola di quello che hai scritto sulla tua esperienza e sulla tua forza alla quale io possa credere. Sono certo che alla sola idea di imbatterti in me ti sconquassa di terrore. Avresti paura persino di incrociarmi per strada, perché la tua aria spaventata e bugiarda mi avvertirebbe che sei tu quella che sto sfiorando – e ti agita il pensiero che non sai come potrei reagire.

Non hai paura solo di batterti con me: hai il terrore anche di parlarmi faccia a faccia, di farti guardare negli occhi mentre pronunci le tue stronzate. Sai che dal vivo non riusciresti a reggere il mio sguardo. Ti manca la forza di vivere la realtà, non solo la forza fisica.

Ma sto sprecando il mio tempo. Non vali la pena.

Giulia – 15 febbraio

Non ti permettere di darmi lezioni, stronzo. Non parlare delle mie idee, perché nemmeno sai cosa sono le idee; non parlare di serietà, non parlare di prove – sono tutte cose che sfuggono al tuo universo mentale. Occhio brutto pezzo di merda arrogante, che se vuoi la mia lezione rischi di ottenerla, e anche presto!

Giovanni – 16 febbraio

Brava, sapientona del cazzo, così mi piaci! Finalmente reagisci a tono, e non con le tue solite palle da fichetta di via Circo! Non mi sono mai annoiato tanto come leggendo i tuoi messaggi, sono imburrati di pensieri banali e senza senso – se proprio lo vuoi sapere. Sei una scema modaiola, ti fai lo shampoo con la new age e le puttanate sull’oriente fino a credere di aver vissuto quelle esperienze, ma non conosci un cazzo del mondo reale – te lo sei solo sognato.

Fidati, ho una laurea fresca in lettere. (Tu dentro un’università c’hai mai messo piede? ).

Giulia – 17 febbraio

OK, te la sei cercata. Mandami il tuo numero, ti dirò dove e quando.

Cronaca del match – 22 febbraio

Il match si è tenuto su un ring regolamentare di boxe; erano presenti 2 medici, una giuria di 3 persone, un pubblico di circa 30 persone. Giovanni indossava un paio di boxer rossi e guantoni neri; Giulia un paio di boxer e una protezione per il seno blu, e guantoni neri. Non erano ammesse altre protezioni; non vigevano regole.

Giovanni è alto 176 cm e pesa70 kg; Giulia è alta 180 cm e pesa 69 kg. I round erano previsti in numero di 5, di 3 minuti ciascuno. Ma, data la veemenza delle ultime mail scambiate tra gli antagonisti, si dava per certo che non si sarebbe mai raggiunta la conclusione naturale della gara.

Giovanni pensava di poter contare sulla forza del suo petto e delle sue braccia: credeva che la muscolatura maschile del torace non dovesse temere il confronto con la potenza del torace di una donna. Quindi ha deciso di affrontare Giulia martellandola essenzialmente con la forza dei pugni. Giulia, per parte sua, sapeva di poter confidare sulla forza delle sue gambe, ma soprattutto sulla maggiore flessibilità delle sue anche e della sua vita. Immaginava che se fosse riuscita a tradurre il match in un incontro di kick boxing o di full contact, sarebbe stata lei a trionfare.

Nel primo round Giovanni è partito all’attacco, intimorendo Giulia con la forza dei suoi colpi. Ha cominciato dalla media distanza con alcuni scambi destro-sinistro di studio, poi s’è fatto sotto lavorandola alle reni. Ha lanciato l’assalto coraggiosamente, correndo il rischio di un contrattacco a ginocchiate nei fianchi – che comunque Giulia non è riuscita ad impostare. Giulia si è difesa con un po’ di affanno, resistendo nel complesso alla sfuriata del ragazzo. A pochi secondi dalla fine del round Giovanni ha esploso un destro che però ha bucato la sua difesa e l’ha colpita al volto. Giulia ha barcollato indietro verso le corde, ma è stata salvata dalla campana. Giovanni è tornato al suo angolo alzando le braccia verso il pubblico in un gesto di trionfo.

Nel secondo round Giovanni ha lasciato il suo angolo con qualche secondo d’anticipo e con un sorriso sprezzante sul volto. Si sono incontrati al centro del ring e la pioggia di colpi ai fianchi di Giulia è ripartita. Ora però la difesa di Giulia era meglio impostata, e agli attacchi di Giovanni ha risposto con alcune ginocchiate alle cosce, piuttosto innocue. Il ragazzo si è sentito stimolato dai colpi ricevuti alle gambe: si è distaccato da Giulia, ha sorriso a lei e al pubblico, e le ha fatto segno con le braccia di colpirlo sugli addominali. Giulia si è chiusa ancor di più in difesa ed è stato Giovanni a tornare all’attacco. Dopo alcuni scambi, è riuscito di nuovo a perforare la sua difesa con un destro spedendola indietro fino al corner. Senza più preparare la difesa Giovanni le si è avvicinato con l’intenzione di finirla. Ma Giulia si è ripresa e non appena il ragazzo è stato a tiro, gli ha centrato il ventre con un calcio di potenza terribile. Giovanni si è piegato in due, coprendosi gli addominali con entrambe le braccia. Giulia allora lo ha colpito con un gancio destro al volto, non abbastanza potente da mandarlo al tappeto. La campana ha salvato Giovanni, con il volto stordito e in fuga dalla presenza incombente di Giulia.

Il terzo round è cominciato per entrambi all’insegna della prudenza. In poco tempo si è notato comunque che era Giulia a tenere il centro del ring: benché affaticata, attacca Giovanni con dei low-kick, che in ogni caso non producono grande effetto. Il ragazzo non sembra risentire degli affondi che subisce – ma la nota più rilevante è che ha smesso di attaccare, e che respira con affanno evidente. Giulia comprende che la via dei calci bassi non porterà a nulla. I calci si alzano, ed entro la fine del round un middle-kick devastante sprofonda nel fianco ormai privo di resistenza di Giovanni.

Nel quarto round Giovanni è avanzato verso il centro del ring ormai senza alcuna spavalderia. I calci di Giulia aumentano di potenza ad ogni scambio, sono diretti ai fianchi. Giovanni soffre questa crescita di violenza, si difende in modo disordinato parando la metà dei colpi e non riuscendo a rispondere. Il dolore che gli provoca il massacro agli addominali gli fa uscire dalla gola un lamento, pochi istanti prima della fine del round.

All’inizio del quinto round sembra che Giovanni si regga in piedi con difficoltà. Il martellamento di middle-kick al ventre e ai fianchi riprende, la sofferenza per la demolizione degli addominali lo costringe sempre più ad abbassare la difesa, mentre Giulia sembra crescere in agilità e scioltezza delle spalle e dei fianchi. Infine Giulia può alzare la mira ed esplodere un calcio strepitoso al volto indifeso di Giovanni. Il ragazzo vola all’indietro e si appende alle corde con le braccia, il suo occhio sinistro si gonfia sempre più. Giulia aspetta che Giovanni si risollevi e si giri verso di lei. Lo colpisce con una ginocchiata negli addominali, e quando Giovanni è piegato in due gli martella il petto villoso a ginocchiate. Tutto accade con una velocità e una violenza terrificanti.

Infine Giulia spinge Giovanni verso le corde. Le ginocchia del ragazzo sono piegate, si sostiene puntandosi con le mani alle funi. La tibia di Giulia si conficca tra le cosce di Giovanni schiacciandogli furiosamente i coglioni. La conchiglia non può nulla contro urti così ravvicinati e potenti. Giovanni si accartoccia a terra coprendosi i genitali devastati, mentre Giulia infierisce sul suo corpo indifeso. Il ragazzo, gemendo pietosamente, picchia il braccio a terra in segno di resa. L’umiliazione dell’abbandono salva Il suo corpo da una demolizione paurosa. Giulia interrompe la vendetta, lo gira sulla schiena spingendogli la spalla con il tallone, e schiaccia il petto sanguinante di Giovanni sotto il suo piede destro, alzando le braccia verso in segno di vittoria.

Giovanni perde i sensi mentre le lacrime gli colano sulla faccia.

I medici sono accorsi a visitare il ragazzo. Lo hanno accompagnato al Pronto Soccorso.

Giulia ha raggiunto l’ospedale per essere rassicurata sullo stato di salute di Giovanni.

L’attesa al Pronto Soccorso, come accade spesso, si è prolungata ben oltre il tempo ragionevole richiesto dagli accertamenti; in piena notte comunque è stato certificato che non era occorso nulla di grave né all’occhio né al petto né ai genitali del ragazzo.

Chi ha conversato con Giulia è stato incantato dal poter riconoscere che è tanto sensibile e premurosa nella “vita normale”, quanto è spietata e feroce sul ring.

Simona – 24 febbraio

Ciao Marta,

Ti sono molto grata per i complimenti che mi hai inviato. Ti ho sentito vicino durante l’arco della preparazione e le parole della tua mail mi hanno sostenuto durante le fasi più rischiose del match. Mi è stato di grande conforto essere certa nel profondo che le mie convinzioni e il mio sforzo era sostenuto dai sentimenti autentici di amici come te.

Marco e Camilla si sono prestati a sostituirmi nel rispondere alle mail calorose che mi avevano raggiunto nei giorni scorsi; infatti i festeggiamenti di ieri sera rivestivano per me un significato particolare. Non avevo mai visto il ras tanto entusiasta della mia prestazione: non lo avevo mai osservato esprimere con tanta simpatia la sua stima e il suo orgoglio di maestro. Ieri ho inalato una dose di fierezza e di fiducia in me stessa che dovrebbe bastarmi fino alla vecchiaia.

Non ho ancora letto le cronache che sono state stilate da Marco e Camilla. Penso comunque che abbiano testimoniato il modo in cui la paura mi ha bloccato per tutto il primo round e buona parte del secondo. Il fisico di Giovanni era nel complesso meno impressionante di quanto suggerissero le sue foto. Ma il suo petto e le sue braccia esibivano muscoli tonici e molto bene in forma. I colpi che ha esploso sulla mia difesa e ai miei fianchi all’inizio del match mi hanno spaventata: la violenza con cui il dolore mi si ripercuoteva in tutto il corpo sembrava minacciosa per la mia resistenza, in un modo che non avevo mai provato. Sapevo che la mia agilità di fianchi era di gran lunga superiore alla rigidità del suo tronco, e che questo mi assicurava un vantaggio considerevole; ma occorreva impostare il combattimento in maniera opportuna perché questo punto a favore potesse determinare le sorti dell’incontro. Il timore mi ha costretto a chiudermi in difesa; non sapevo reagire, e questo gli ha regalato la possibilità per ben due volte di battermi. Il suo destro micidiale ha spezzato la mia difesa, raggiungendomi al volto e sbilanciandomi indietro, fino a raggiungere le corde. Nel primo round è stata la campana a salvarmi; nel secondo, finalmente, la mia forza di volontà.

Era convinto di avermi ormai travolto nel fisico e nello spirito; mi si è avvicinato senza chiudere con cura la difesa; io ho punito questo suo atto di arroganza fulminandogli gli addominali con un middle-kick. Era giunto per me il momento di costruire la gara a mia immagine e somiglianza; di piegare l’avversario alla mia volontà. Ma nel terzo round la mia tattica si è rivelata inizialmente errata: cercavo – per troppa fretta – di atterrare Giovanni con dei low-kick, che però non sono riusciti a scuotere la sua struttura possente. A mia volta rischiavo di lasciare al mio avversario il tempo di riprendersi e di sopraffarmi, per un eccesso di arroganza e di fiducia in una conclusione immediata del combattimento – senza attendere che gli eventi potessero maturare secondo la loro natura. Per fortuna sono divenuta cosciente dell’errore in tempo, e ho cominciato a lavorarlo ai fianchi con metodo. Dopo il calcio sugli addominali la sua resistenza al ventre e ai fianchi si era ridotta di molto; ma era soprattutto il fiato ad averlo abbandonato in maniera rassicurante per me. Per tutto il quarto round ho punito la sua arroganza demolendogli gli addominali. Ma è stato nel quinto round che sono riuscita a trafiggere i valori di Giovanni spezzando il suo corpo nei punti in cui questi valori trovavano la loro sede e la loro forza. Con un calcio ho chiuso uno dei suoi occhi azzurri; poi ho distrutto a ginocchiate le fibre del suo petto, frizionando con la rotula il suo manto villoso, affinché i suoi peli virili gli procurassero abrasioni e ferite sulla carne nuda.

Infine ho inflitto una punizione umiliante alle sue palle, imponendo la legge della mia forza nel punto di massima fierezza e di massima delicatezza del suo nucleo maschio.

La ferocia con cui ho infierito sulla fragilità dei suoi testicoli indifesi ispira quasi un certo rimorso al mio pensiero astratto; ma trova una corrispondenza armonica nel mio sentire profondo, come un sentimento materno che (sebbene in un incomprensibile rovesciamento nella violenza e nella punizione) cercava di aprire nella gracilità delle sue finte convinzioni, della sua volontà, nella debolezza del suo corpo sconfitto – la via per una rinascita, per una nuova forza interiore in cui Giovanni potrà trovare il riscatto al massacro che gli ho inflitto. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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