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I piedi della signora Marisa

Faccio subito una premessa.
Sono un feticista incallito dei piedi femminili e di tutto quello che gli ruota attorno (calze velatissime, scarpe con tacco, sandali con tacco a spillo etc. ).
Adoro principalmente le donne mature, che anche se non bellissime, sprigionano una femminilità e una sensualità che tra le mie coetanee non riscontro, chiaramente gli accessori di cui sopra, devono essere sempre presenti..
Il primo ricordo che ho di un pensiero rivolto alle dolci estremità femminili risale probabilmente all’età di 4 anni ed il soggetto di questo pensiero era la signora Adele vicina dei miei genitori ed allora donna quarantenne o giù di lì i cui piedi tozzi e grassottelli insinuarono in me i primi turbamenti; ma ora voglio iniziare un racconto di fantasia che ha come protagonisti il sottoscritto ed una signora, che chiamerò Marisa, realmente vissuta in un appartamento nel condominio dei miei genitori dove allora ovviamente vivevo ancora.

Era il mese di gennaio ed in quel periodo i miei genitori nel pomeriggio erano impegnati, perciò, dopo la scuola, mi lasciavano dalla signora Marisa che mi seguiva negli studi fino all’ora in cui mi recavo in piscina per gli allenamenti.

La signora Marisa era una bella donna sui quarant’anni il cui marito, a causa del suo lavoro, era spesso lontano da casa.
La mia temporanea “tutrice” era di corporatura diciamo non snella sui 65 kg con bei capelli lunghi forse biondi ma trattati con colpi di sole portati spesso raccolti sulla nuca, un bel seno forse un po’ troppo morbido a causa della sua abbondanza ma molto sensuale, da quello che perlomeno si poteva intuire da sotto gli abiti, delle bellissime gambe ben tornite e ben disegnate e dei piedi, n° 37, che erano stati da sempre il soggetto principe della mia piuttosto florida attività onanistica.
Con queste premesse si può immaginare quanto di buon grado accolsi l’annuncio del mio parcheggio pomeridiano, ed infatti già dal primo giorno potei trovare conferma al primo giudizio che avevo dato sui suoi piedi poiché la signora Marisa si presentò all’uscio con le gambe fasciate da calze velatissime color bronzo leggermente rinforzate sul tallone e sulla punta dei piedi e con questi ultimi che calzavano un paio di pantofole che lasciavano gran parte del suo stupendo piede scoperta, le unghie erano smaltate da un colore scuro e questo spettacolo dovette essere ai miei occhi eccezionale poiché mi soffermai un po’ troppo a contemplarlo tant’è che Marisa notando ciò mi chiese cosa c’era che non andava ed io arrossendo risposi che non c’era nulla anzi salutai ed entrai in casa.

Una volta sistemato in cameretta con i miei libri pensai tra me e me che probabilmente la signora sapeva di avere dei bei piedi poiché conosceva il modo di valorizzarli e, probabilmente , anche il marito era un cultore delle sue estremità.

Assorto nei miei pensieri non mi accorsi che la signora Marisa era entrata in camera per dirmi che si sarebbe dovuta assentare per una mezz’oretta io annui ed intanto spiai il sensualissimo gesto con cui sfilandosi le pantofole si mise le scarpe ed istantaneamente realizzai che una volta uscita avrei potuto annusare le pantofole ancora calde e probabilmente cariche dell’aroma dei sui piedi, già perché uno dei miei principali piaceri è quello di annusare i piedi delle donne che hanno delle belle estremità e che attirano la mia fantasia sessuale in genere; e cosi feci: attesi dieci minuti poi mi recai nell’ingresso raccolsi la pantofola ed incominciai ad annusare profondamente l’interno della medesima e fu ancora meglio di quanto mi aspettassi poiché l’aroma che colsi era un misto dell’odore dei suoi piedi del nylon delle calze e della pelle delle pantofole, era molto leggero tanto che in alcuni momenti dovevo socchiudere gli occhi ed inspirare profondamente per coglierne le soavi sfumature, dopo poco cominciai a toccarmi e dovetti fare uno sforzo enorme per non venire ed ero talmente preso che non mi accorsi del tempo che passava tanto che solo l’armeggiare alla porta di ingresso mi riporto alla realtà in fretta rimisi a posto le ciabatte mi chiusi la cerniera appena in tempo per trovarmi di fronte Marisa che vedendomi rosso in viso mi chiese se era tutto a posto al mio assenso mi chiese se desideravo un tè io rifiutai poiché era venuta l’ora della piscina salutai Marisa lei mi diede appuntamento al giorno dopo ed io colsi nel suo sguardo una sorta di malizia nei miei confronti che mi fece pensare al fatto che avesse intuito qualcosa dei miei gusti perversi anche perché ripeto ero convinto che fosse a conoscenza del fascino che le sue estremità sprigionassero per gli eletti come me che sapessero apprezzarlo.

Il giorno seguente mi presentai verso le due, Marisa era fantastica, calze dello stesso colore del giorno precedente, io confesso sperai fossero le stesse!!! , una camicia bianca con un bottone di troppo slacciato una gonna appena sopra il ginocchio con uno spacco sulla gamba destra, andai con il mio solito bagaglio di libri nella stanzetta ed incominciai a fantasticare circa la mia tutrice, ma quello che sarebbe successo quel pomeriggio sarebbe stato superiore alle mia più rosee aspettative, infatti poco dopo entro Marisa e chiedendomi se avevo bisogno di aiuto prese una sedia e si sedette di fianco a me accavallando le gambe, gesto che mi permise di notare che le calze che indossava non erano ne collant ne autoreggenti ma bensì calze velatissime sorrette da reggicalze nero. Questa scoperta mi turbò al punto che il sangue cominciò a pulsarmi in testa impedendomi di rimanere attento a quello che Marisa si sforzava di spiegarmi!

Decisi che dovevo in qualche modo avvicinarmi a contemplare quei piedi stupendi e l’occasione non tardò a presentarmisi infatti la matita che aveva in mano la signora Marisa cadde sotto al tavolo dove stavamo studiando ed io con riflesso fulmineo mi chinai per raccoglierla trovandomi con il naso ad una spanna dagli oggetti del mio desiderio, presa la matita volli avvicinarmi ai piedi notando sotto la calze la pelle dei suoi piedi con quelle fantastiche rughette e con la cute del tallone solo leggermente più scura del resto della pianta mi avvicinai ulteriormente per annusarle i piedi, a quel punto Marisa forse insospettita dal tempo che ci stavo mettendo fece spuntare la testa da sopra la scrivania e, cogliendomi in quella postura di contemplazione, mi apostrofò dicendo:

< Mah sporcaccione cosa stai facendo , mi stai annusando i piedi? >

A quelle parole trasalii non sapevo più cosa fare e l’unica cosa che mi venne in mente fu di negare l’evidenza, la cosa parve placare la signora Marisa la quale mi disse di alzarmi per continuare l’esercizio di geometria, ma io con la mente ero rimasto sotto il tavolo e intanto pensavo che in fondo la signora, rimproverandomi, mi aveva lanciato un messaggio poiché mi aveva lasciato intuire che annusarle i piedi era un gesto degno si di uno sporcaccione ma che Lei prendeva in considerazione il fatto che io fossi attratto dalle sue estremità, cosa che per qualsiasi altra donna sarebbe stata inconcepibile se non assurda immaginando che io mi fossi soffermato sotto il tavolo magari per spiarle le mutandine ma certo non per contemplarle i piedi considerati dalla maggior parte degli uomini e delle donne solo delle estremità da nascondere e da trascurare!

Il pomeriggio terminò senza ulteriori emozioni se non data dalla camicetta della signora che di tanto in tanto si apriva lasciando intravedere il suo meraviglioso seno , già perché io nonostante la mia strana passione, sono sensibile comunque alla bellezza di tutto il corpo femminile specie se un po’ abbondante e non troppo perfettino,

Il giorno successivo fu quello che io ho battezzato il giorno della prova, infatti
ritengo che in quel giorno Marisa aveva già deciso di mettere alla prova, divertendosi a sua volta, la mia passione feticistica, infatti dopo che come i primi due giorni mi ero sistemato con i miei libri senti la signora chiamarmi dal corridoio, la raggiunsi trovandola sulla scale nel tentativo di prendere delle scatole dall’armadio, Marisa mi pregò di sorregerle la scala da dietro io mi avvicinai e mi trovai con il viso all’altezza dei suoi polpacci, a quel punto la signora si allungo con il busto e, adesso ritengo facendo apposta, allungò il piede verso il mio viso, io non stavo più nella pelle mi avvicinai alla dolce estremità e non curante del fatto di poter essere scoperto cominciai ad annusarle il piede il suo stupendo aroma mi fece perdere la cognizione del tempo e dopo qualche secondo alzando la testa mi accorsi che Marisa mi stava osservando con sguardo compiaciuto e dopo qualche attimo di silenzio disse:

< Ma allora ti piace proprio annusarmi i piedi>

Io adottai la tattica del giorno precedente e continuai a negare l’evidenza ma fù inutile perché Marisa non mollo più la preda cominciando un lungo gioco dove lei era la cacciatrice ed io la preda infatti mi disse:

< se non ti piace annusarmi i piedi allora vuol dire che la prova a cui ti sottoporrò non dovrà minimamente turbarti anzi al limite di disgusterà come disgusterebbe la maggior parte dei ragazzini che non sono degli sporcaccioni come te>

Scesa dalla scala mi fece cenno di seguirla in cameretta una volta lì cominciò a sottopormi alla più dolce tortura della mia vita.

Sedutasi sul letto mi ordinò di togliermi i pantaloni e gli slip ed io arrossendo ubbidii poiché dopo le due figuracce fatte non me la sentivo di obbiettare rimasi in piedi e lei mi chiese di inginocchiarmi a quel punto disse:

< ora io mi toglierò le calze e farò delle cose che dovrebbero lasciarti indifferente se così non sarà vorrà dire che hai mentito e quindi vedremo il da farsi>

A quel punto ero terrorizzato poiché temevo che Marisa volesse intendere il fatto che avrebbe raccontato tutto ai miei genitori con questi pensieri cominciai ad assistere come protagonista allo spettacolo più eccitante della mia giovane vita; Marisa infatti cominciò ad accarezzarmi il busto con il piede poi lo avvicinò al mio viso ed io ne potei cogliere per un istante il suo aroma, stavo facendo uno sforzo incredibile per trattenere l’erezione ma Marisa continuando la sua opera cominciò a togliersi le calze con un gesto estremamente sensuale , poi si mise su di un fianco ed allungò il piede nudo verso il mio naso, fu a quel punto che osservando la chiara pelle della pianta del piede il tallone con la pelle solo leggermente più ruvida del resto della pianta le dita regolari smaltate color fucsia e cogliendo l’aroma meraviglioso che si sprigionava dai suoi piedi non riuscì più a trattenermi e la mia erezione fu istantanea, Marisa vedendo ciò si lascio scappare un sorrisetto malizioso che celebrava la sua ormai evidente vittoria.

A quel punto Marisa disse:

< Be cosa vogliamo fare adesso, a questo punto dovrei avvisare i tuoi genitori del tuo comportamento>

Io la scongiurai di non farlo poiché quello era da sempre il mio segreto del quale a questo punto mi vergognavo terribilmente e che sarei stato disposto a subire qualsiasi castigo per comprare il suo silenzio, Lei senza smettere di offrirmi i suoi piedi mi disse che il segreto sarebbe rimasto tale solo se mi fossi reso disponibile a soddisfare ogni suo desiderio senza dimenticarci però il nostro compito principale legato allo svolgimento dei miei compiti, a quel punto mi congedò dandomi appuntamento al giorno successivo.

Per una settimana la signora Marisa fece come se non fosse successo nulla ed a trarne giovamento fu la mia preparazione scolastica, un giorno dopo che avevo preso posizione al mio solito posto la signora entrò e mi disse che il suo dottore le aveva prescritto una cura da seguire e che io avrei dovuto aiutarla nel seguire le prescrizioni, alla mia ovvia richiesta di chiarimenti la signora produsse una risposta che mi lascio interdetto per qualche attimo, la cura che gli era stata prescritta prevedeva un clistere giornaliero di 1l composto da acqua e camomilla e io dovevo operare al fine di realizzare tale operazione, detto questo Marisa si allontano andò in cucina a preparare l’acqua e dopo 20 min. circa apparve con in mano tutti gli strumenti pregandomi di seguirla in camera da letto.

Il suo abbigliamento quel giorno vedeva le sue gambe velate dalle solite calze le pantofole però erano altissime con la suola di sughero e due strisce di pelle che coprivano il dorso del piede.

Quando ci trovammo in camera lei si tolse la gonna e rimase in mutande di colore nero molto trasparenti che lasciavano intravedere le sue belle chiappe morbide, senza dire una parola si mise a quattro zampe sul letto e mi disse:

< adesso tocca a te devi farmi il clistere ma prima mi devi ammorbidire il sedere con la lingua forza! >

Io mi avvicinai al suo bel deretano le abbassai le mutande e allargandole le chiappe con le mani cominciai a leccarle il culo e, tenendo la lingua più dura che potevo, cominciai a penetrarle l’ano assaggiando i suoi sapori più intimi e bestiali, dopo un po’ lei mi fermo e mi disse di cominciare ad infilarle la canula, fatto questo mi prego di aprire il rubinetto e per effetto dell’acqua calda che prendeva posto nelle sue intimità Marisa comincio ad emettere dei gemiti di piacere , dopo un attimo mi disse:

< Cosa stai li impalato perché non mi annusi i piedi non è questo che volevi? > io obbedii le tolsi gli zatteroni e cominciai ad annusare quei piedi stupendi fino a che l’acqua non terminò, allora le sfilai la canula dal buchetto e la seguii in bagno dove lei si lascio andare producendo rumori e olezzi in pari quantità.

La cosa, stranamente mi eccitò moltissimo, e dopo che Marisa si fu lavata e massaggiata l’intimità posteriore con oli profumati mi chiese se volevo che si lavasse anche i piedi io scossi la testa in senso di diniego e poi la segui interdetto dalla eccitazione in camera da letto, qui lei mi ordinò di toglierle le calze, di annusarle e poi di spogliarmi e di mettermi in ginocchio io obbedii dopodiché fu il suo turno di spogliarsi e finalmente vidi quelle belle tette grosse morbide sensuali con grossi capezzoli chiari che lei mi chiese di leccare ed io con immenso godimento vi dedicai più di qualche minuto poi lei mi prese l’uccello con la mano e cominciò ad accarezzarlo, era stesa sul letto a pancia in giù le gambe piegate mi permettevano dei vedere le piante dei suoi piedi non resistendo alla tentazione ne presi uno e mentre lei mi prendeva in bocca l’uccello io cominciai a leccarle e ad annusarle i piedi.

Dopo un po’ lei mi chiese di leccarle il buco del culo io obbedii e dopo un attimo sostituii la lingua con il dito lo spinsi fino in fondo cominciando poi ad andare avanti ed indietro lei cominciò a gemere poi mi tolse il dito si mise in ginocchio ai piedi del letto mi fece mettere dietro di lei poi prese il mio membro e ne avvicino la cappella al suo buco del culo ormai ammorbidito e a quel punto e disse:

< adesso devi spingere caro voglio che me lo infili nel sedere per bene >

io cominciai a spingere e dopo un attimo il mio uccello passò la prima barriera dell’anello anale trovandosi in un campo più ampio, andai fino in fondo sentendo le strette pareti anali aderire al mio uccello poi cominciai a stantuffare.
Non avevo mai fatto l’amore in vita mia e quindi la mia esperienza sessuale cominciò con la sodomia, lei godette per un po’ solo col mio uccello in culo poi mi pregò di toccarla davanti e così venne io resistetti ma dovetti estrarre l’uccello per non venire lei allora lo prese in mano e cominciò a menarlo e mi chiese:

< vuoi annusarmi i piedi mentre ti tocco? >

io dissi di si mi sdraiai sul letto e lei si mise in ginocchio in posizione tale da permettermi l’accesso alle sue odorose estremità, feci il pieno di quell’odore da quella posizione inoltre vedevo le sue tette subire l’attrazione gravitazionale ballozzolando pesantemente e fu con questo panorama che venni abbondantemente in mano alla signora .

L’avventura pomeridiana finì e tutto tornò come prima, io salutavo la signora Marisa quando la incontravo e lei contraccambiava senza minimamente accennare neanche con uno sguardo ai nostri intimi trascorsi.
Ma capitò ancora l’occasione di rivivere le stupende esperienze di qualche mese prima, successe infatti che ci incontrammo insieme sull’ascensore Lei era vestita con un tailleur grigio senza calze e con degli stupendi sandali di pelle nera con tacchi altissimi e con il cinturino alla caviglia che lasciavano completamente scoperto il suo piede, quando l’ascensore partì lei mi fissò e mi chiese:

< ti piacciono ancora tanto i miei piedi eh, di un po’ ti sei toccato tanto in questi mesi pensando a me? >

io annui allora lei schiaccio l’alt dell’ascensore si mise di spalle piegò il ginocchio alzando il piede destro e disse:

< dai sfilami il sandalo e annusami il piede >

Io obbedii l’odore era intenso quel tanto da renderlo al mio naso irresistibile, dopo un attimo lei mi disse :

< perché non ti tocchi intanto>

io allora estrassi l’uccello e mi feci una sega sborrando copiosamente per terra, dopodiché Lei fece ripartire l’ascensore e scese al suo piano dicendomi:

< quando vuoi annusare i miei piedi viene pure a suonarmi preparati però a soggiacere a tutti i miei desideri>

Così dicendo uscii dall’ascensore . FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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