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Il Cartellone

Non l’aveva fatto per soldi, l’aveva fatto per vanità; per dimostrare che a ventisei anni, era ancora, oltre che bella, anche attraente ed eccitante come le sue colleghe più giovani. Quel pomeriggio, Cristina, aveva posato per una marca di jeans, e la fotografia avrebbe campeggiato sui cartelloni pubblicitari di tutte le più grandi città. Cristina era davvero sexy immortalata in quel modo: in bianco e nero e di spalle. Indossava una maglietta cortissima che le scopriva la schiena, biancheria intima di cotone, e un paio di jeans a vita bassa; a piedi nudi. Il viso leggermente voltato, con su dipinto un sorriso malizioso, gli occhi chiusi. Le braccia allungate in alto, più su dei suoi lunghi capelli castani. I jeans, che celavano le mutandine, erano leggermente abbassati e lasciavano vedere l’inizio del suo formoso fondoschiena. Bella, Cristina, lo era sempre stata, e lo era tuttora: alta un metro e settantacinque centimetri, fisico atletico, aveva un sedere rotondo, lunghe gambe, e seni ben proporzionati. In quella foto, che sarebbe uscita di lì a due settimane, era molto provocante. Insomma, era stata una buona idea quella di posare, ed aveva aggiunto anche una voce nuova al suo curriculum; Cristina, fino ad allora, aveva sfilato come modella, aveva ottenuto piccole parti in alcune Fiction, e le era capitato di fare l’indossatrice, anche se in tutto questo turbinio di occasioni, la giovane non aveva mai davvero sfondato. Era stata sempre ingaggiata da produzioni minori, anche perché non aveva mai voluto sacrificarsi per il lavoro; il suo sogno infatti, piu che la carriera, era quello di sposarsi con Bruno. Bruno era un bell’uomo. Alto, moro, robusto, quattro anni più grande di lei. Si erano conosciuti tre anni prima, una volta che lei aveva portato a riparare la sua auto nell’officina in cui lui lavorava. Era stato colpo di fulmine tra loro e da quel momento non si erano mai lasciati. Due settimane dopo: Cristina era eccitata. La lancetta dell’orologio sulla credenza segnava quasi le sette ed il suo uomo, Bruno, sarebbe tornato di lì a poco dal lavoro. Si era vestita come sui cartelloni pubblicitari dov’era ritratta. Indossava: una maglietta corta, Jeans blu a vita bassa, biancheria intima di cotone. Cristina era a piedi nudi. Era stato un desiderio di Bruno quella di trovarla vestita esattamente in quel modo, al suo ritorno a casa, al termine della lunga giornata di lavoro. Bruno aveva espresso questo desiderio la mattina, telefonandole dall’officina. Aveva raccontato che guidando si era imbattuto proprio in uno di quei cartelloni, e si era eccitato da morire a vederla in quella foto così sexy. Cristina, che aveva la giornata di riposo dalla Fiction in cui recitava una piccolissima parte, dal canto suo, era stata felicissima di accontentarlo. Gli voleva bene ed avrebbe fatto qualsiasi cosa per renderlo felice. Per fare le cose per bene, era tornata nello studio dov’era stato realizzato il servizio fotografico e si era fatta prestare gli stessi capi d’abbigliamento. Una volta tornata a casa, li aveva lavati, ben stirati, ed indossati. Ancora qualche minuto d’attesa, poi si udì il rumore della serratura e la porta si aprì. Cristina prese la decisione di non muoversi, rimase ferma in salotto; voleva farsi cercare dal suo uomo come fosse una preda. Bruno comparve quasi subito e appena la vide, le sorrise. Lei si lasciò ammirare come una vera diva. Aveva dipinta sul volto un’espressione solare e sbarazzina; lui si tolse il giubbotto e lo buttò sul divano.
“Che te ne pare? ” domandò l’attrice.
“Sei bellissima, sei davvero perfetta. ” fece Bruno
“Sembri appena scesa da uno di quei cartelloni che ho visto per strada. ” Bruno si avvicinò, poi la baciò in bocca, a lungo. Con passione. Quindi la spinse verso il centro del salone.
“Che vuoi fare? ” domandò l’attice, tutta eccitata.
“Voglio fare quello che vorrebbero fare tutti gli italiani che hanno visto la tua foto per le strade. ” le disse l’uomo. Poi la fece voltare, e la fece inginocchiare sul tappeto, e sdraiare col busto a pancia sotto, sul tavolinetto di legno sistemato dirimpetto ai divani.
“Ma… Bruno… aspetta.. ! ” mormorò la giovane. L’uomo non si fermò; la spinse ancora in avanti, e dal tavolo caddero delle riviste, un posacenere, ed il telecomando della tv. Cristina era poggiata a pancia sotto col busto steso sul ripiano del tavolino, mentre il sedere sporgeva per bene all’indietro. Le ginocchia affondavano nel prezioso tappeto persiano lì in terra. I gomiti poggiati sul tavolino.
“Aspetta, aspetta…. ! ” Disse la modella, voltandosi indietro. Bruno le piazzò una mano in mezzo alla schiena, e col suo peso la tenne giù. Poi le infilò l’altra mano sotto la pancia e prese a slacciarle i jeans.
“Sei bellissima, ti amo, ti amo tanto. Ti adoro. ” le sussurrò in preda all’eccitazione. La mano dell’uomo ruminò nervosamente sulla stoffa jeans e dopo qualche tentativo andato a vuoto, riuscì a sbottonarli. Così fu in grado di abbassarli a metà delle cosce. Le mutandine azzurre, di cotone, si erano infilate nel solco delle natiche e rendevano il fondoschiena di Cristina ancora più provocante. Cristina pensò che Bruno l’avrebbe presa da dietro, che si sarebbero accoppiati come fanno i cani. Si sentiva tutta bagnata, era già pronta, e godeva nell’essere dolcemente sottomessa, sbattuta e rivoltata come un polipo, anche se per orgoglio opponeva un po’ di resistenza. Bruno le abbassò le mutandine. Cristina afferrò il bordo del tavolino, davanti a se. Bruno si slacciò i pantaloni, si abbassò le mutande e si prese in mano l’arnese, già duro.
“Ora, Cristina, ti sodomizzerò” annunciò. Tranquillo. Cristina nell’udire quelle parole quasi svenne tanto si eccitò. Dentro di se ci aveva pensato, (forse nel profondo lo aveva sperato), che Bruno l’avrebbe presa a quel modo, ma non credeva che sarebbe davvero successo. Bruno, l’aveva presa solo due volte lì dietro e senza troppa convinzione, ma dopo aver visto quel cartellone pubblicitario, forse, pensava l’attrice-modella, qualcosa in lui si era smosso. Era rinato in lui un istinto primoridale. Decise che l’avrebbe lasciato fare, ed era sicura che, qualora lei non avesse voluto, sarebbe bastato dire
“No”. Bruno era un uomo gentile, mai le avrebbe imposto di fare qualcosa contro la sua volontà.
“No, no, non voglio…” mormorò però la giovane. Per rendere il tutto più eccitante. Recitando una parte. Senza credere a quello che diceva.
“Oh si che vuoi…” le disse Bruno
“Nella foto sul cartellone stai lì, davanti a tutti a scoprire il culo, invitando qualunque sconosciuto a mettertelo dietro, ed ora, eccoti accontentata. ” Fece l’uomo. Poi poggiò la punta del proprio pene tra le terga dell’attrice. Lo fece scorrerere nel solco scuro finchè trovò il passaggio. Lo sentì stretto ma non se ne curò, anzì si eccitò maggiormente.
“No, no, aspetta, non così! ” Balbettò Cristina. Sperava che almeno Bruno avrebbe usato il burro come Marlon Brando aveva fatto mentre sodomizzava la Schneider in Ultimo Tango a Parigi. Le venne in mente quella scena e pensò a quante volte si era toccata fra le gambe rivedendola col videoregistratore, immaginando di essere lei al posto della Shneider ad essere sodomizzata sul pavimento. Bastava già solo il verbo sodomizzare a farla eccitare. Le faceva balzare in mente mille ed eccitanti situazioni…fatte tutte di provocazione e punizione. Una sua fantasia ricorrente era sempre stata questa: lei che poco più giovane, sui vent’anni, in spiaggia, camminava davanti al bagnino, (un tipo atletico sui trent’anni), mostrando il sedere appena coperto dal costume da bagno. Il bagnino, a sera, la raggiungeva nella sua stanza salendo su per il conicione, la faceva girare a pancia sotto sul letto, le alzava la leggera e corta veste da notte, le abbassava le mutandine e la sodomizzava. La puniva giustamente per averlo provocato tutto il giorno. La puniva con il sesso. Poi dopo aver fatto a lungo il comodo suo ed esserle venuto dentro, andava via senza dirle nemmeno una parola. Tutte le volte nella fantasia lei lo lasciava fare perché stava ricevendo la guista punizione per averlo provocato. Tutte le volte, mentre il bagnino la sodomizzava, lei raggiungeva l’orgasmo: umiliata ed eccitata. Cristina si era toccata decine di volte con questa fantasia quando le era capitato di dormire da sola. Bruno lasciò trascorrere qualche istante, poi, con una spinta decisa, superò lo stretto passaggio, e affondò tra le natiche della sua donna.
“Aaahhh, ahh, ah, ” Cristina cominciò a mugolare. Quando sentì quel coso entrarle dentro, strinse con maggiore forza il bordo del tavolino.
“Da oggi in poi prenderò il tuo culo ogni volta che ne avrò voglia. ” le disse Bruno. Con la voce rotta dall’eccitazione. Poi cominciò a muoversi su e giù.
“Aaah ah fa piano, Bruno.. ” gemette l’attrice. Bruno prese a spingere il suo arnese avanti e indietro, mentre con una mano continuava a tenerla schiacciata. Con l’altra mano, invece, le afferrò i capelli. Cristina gridò per la goduria. Sentiva la sua micetta, così ignorata, dimenticata, che le bruciava e le dava il tormento, gli umori che la zuppavano tra le cosce. Bruno affondò ancora.
“Ti sto sodomizzando. ” le disse, soddisfatto.
“Te l’ho messo tutto dentro. ” aggiunse. Cristina passò sopra al proprio orgoglio e cominciò a gridare: stava godendo come forse mai le era capitato in vita sua. Aveva le tette dure, schiacciate sul ripiano del tavolino e la bocca asciutta. Respirava forte.
“Ah, ah, ahm, mmm, mmm, ah, ah, ah ah” i suoi gemiti seguivano i movimenti imposti da Bruno che si muoveva dentro di lei, e che aveva varcato il suo passaggio più stretto. Bruno grugniva, e i suoi assalti si facevano sempre più spessi ed intensi.
“Fammi godere! ‘” le disse strattonandole i capelli. Cristina allora, cercò di rilassarsi, di aprirsi per bene per assecondare quella penetrazione, allargando le cosce, cercando di rilassare lo stretto passaggio di dietro. In modo da essere sodomizzata per bene. In modo da farsi sodomizzare per bene. Senza resistenze. In modo da offrire in dono il proprio culo al suo uomo. Così, completamente. Accogliendolo dentro di se come meglio poteva, come fosse un dio.
“Sei la mia schiava. ” le disse Bruno continuando a spingere avanti e indietro, facendosi largo tra quelle terga così belle e provocanti. Così rotonde. Ormai era in grado di far scorrere il proprio arnese su e giù a suo piacimento. Cristina era in estasi, completamente calata nella parte della preda. Così debole, così sottomessa, così usata, pensava tra se.
“Sì, si, siiiii” gridò “Sono la tua schiava. ” disse, ormai prossima all’orgasmo. Bruno si mosse dentro di lei ancora per un po’, poi, con un ultimo affondo, raggiunse l’orgasmo. Le venne dentro. Le schizzò il suo seme tra le terga. Le scaricò tra le natiche tutto se stesso. Anche Cristina venne. Raggiunse un potentissimo e splendido orgasmo. Un orgasmo intenso che la scosse e l’avvolse completamente. Sentì il liquido seminale di Bruno, così caldo, denso ed irriverente, invaderla completamente. Poi, Bruno, le franò sulla schiena, completamente sfinito. I due rimasero fermi per un po’, ad ascoltare i loro respiri. Ci volle un po’ prima che l’uomo, recuperate le energie, si alzasse in piedi. Cristina invece non si mosse. Gli umori le colavano tra le cosce. Rimase lì in ginocchio tutta sudata, col culo all’aria, e i capelli appiccicati alla fronte. Sapeva che Bruno era lì dietro, seduto sulla poltrona e che la stava ammirando. Voleva soddisfarlo anche in questo, voleva che la vedesse lì, sodomizzata, ancora nuda, a cosce larghe. Umiliata e schiava. Utile come un oggetto, disponibile come una puttana. Voleva che lui vedesse quanto lei lo amava.
“Ti ho sodomizzata. ” disse Bruno, dopo un po’.
“Sì, Bruno” mormorò Cristina.
“Ti ho versato dentro il mio seme. ”
“Lo so. ” disse Cristina.
“Hai goduto? ”
“Sì, ho goduto. ” confessò la modella.
“Ora ho in mente un’altra cosa” fece l’uomo. Guardando quel meraviglioso sedere nudo, davanti a se. Le chappe tonde, il solco scuro, la pelle velata di un sottile strato di sudore. Cristina sentì correre un brivido lungo la schiena, non sapeva se fosse stata una buona idea quella di rimanere lì. Ma ancora una volta ecco che tornava il filo portante della sua fantasia; lei mostrava il proprio culo per provocare, poi ne pagava il prezzo. Un prezzo meraviglioso.
“Che vuoi fare? ” domandò.
“Ti punirò con la cinta per esserti fatta fotografare. ” Le disse Bruno.
“Così quando i miei amici in officina si daranno di gomito ammiccando, io saprò di averti punita per bene. ”
“Oh no Bruno, non farlo, ti prego! ” L’uomo si alzò dalla poltrona e si sfilò la cinta dai passanti. Era di cuoio, marrone, larga cinque centimetri, ed abbastanza spessa. La prese tra le mani e la piegò in due in modo da maneggiarla meglio. Cristina si stava di nuovo eccitando. Non solo il suo uomo l’aveva sodomizzata, ma ora l’avrebbe frustata. Ovviamente c’era complicità tra loro. Bruno l’aveva capito e ne era sicuro, per nessun motivo al mondo avrebbe maltrattato la sua donna. L’essere che amava più di ogni altro, più di se stesso. Si trattava di un gioco, che avevano improvvisato, e che si reggeva su quella invisibile complicità che solo due persone che si amano possono avere, un gioco eccitante più che mai.
“Sporgi indietro quelle chiappe. ” fu l’ordine di Bruno. Cristina mosse le gambe, cercò di allargare le cosce e abbassò le spalle a livello del ripiano del tavolino, per alzare le terga. Ora le sue natiche erano davvero un bel bersaglio. Tonde, bianche, e ben esposte. Bruno ne fu soddisfatto, alzò il braccio e colpì. La cinta bruciò le terga dell’attrice con un colpo orizzontale.
“Ahhhh” gridò lei. Un altro colpo.
“Aaaahiii” Un alto colpo ancora.
“Ahh basta! Basta Bruno! ” implorò la giovane. Bruno non si fermò che a sette colpi. Sette righe orizzontali si incrociavano sul sedere della ragazza. Incredibilmente Cristina raggiunse un secondo orgasmo. A quel punto Bruno si lasciò cadere sul divano e gettò la cinta in terra. Cristina, lentamente, si alzò. Si tirò su le mutandine e i jeans. Era incredibilmente soddisfatta. Ma prima di ogni cosa, dal cuore, volle parlare al suo uomo.
“Non ho mai goduto tanto in vita mia, come adesso. ” gli disse.
“Giuro! ” Bruno sorrise.
“Dici davvero? ” le chiese.
“Sì, Bruno. ” Disse lei “dobbiamo assolutamente rifarlo. ”
“Quando? ”
“Decidi tu. Voglio che mi tratti di nuovo come hai fatto oggi; come una schiava. Come una donna delle caverne. Come una bambola gonfiabile. ” Confessò la modella.
“Ti amo. ” fece lui.
“Anche io. ” disse lei. Bruno ci pensò su per qualche istante.
“Potremmo fare così: per un po’ di tempo sarai la mia schiava. Vediamo se ci divertiamo ancora, e se non diverte più te, oppure non diverte me, smettiamo. ” Propose.
“Geniale. Mi va benissimo. ” Fece lei.
“Allora, visto che non ti ho permesso di vestirti, spogliati. ” fece Bruno.
“Devo spogliarmi? ”
“Nuda! Volgio che la mia donna sia nuda, per casa! ” Cristina si sbottonò i jeans. Li tolse. Poi afferò le mutandine e le sfilò, lasciandole sul pavimento.
“Basta così” le fece Bruno
“Oggi non ho voglia di vedere le tue tette. ” Disse.
“E ora vammi a preparare la cena che ho fame. Sbrigati! ” Cristina si avviò in cucina. Tutta felice. Il gioco continuava. Bruno si infilò di nuovo la cinta nei passanti dei pantaloni, si mise seduto al tavolo da pranzo e accese la tv. La cucina era a giorno e confinava con la sala da pranzo, quindi Bruno poteva vedere Cristina in ogni momento. Quando era voltata verso i fornelli le ammirava il sedere. Quando veniva verso di lui per apparecchiare la tavola le guardava il delizioso triangolo di peli castani tra le gambe. Era uno spettacolo bellissimo. Cristina cucinò la pasta, condì l’insalata, apparecchiò la tavola. Tutto sotto l’occhio del suo uomo-padrone. Mostrando con orgoglio il proprio corpo. Così, nuda, sporca di sudore, di sperma e col sedere che ancora le bruciava per i colpi ricevuti. Bruno le permise di mangiare accanto a lui ma non di rivestirsi, ne di parlare. Cristina mangiò di gusto, anche se le natiche le bruciavano ancora. Dopo cena Cristina dovette sparecchiare, lavare i piatti, e pulire perbene tutta la cucina; ovviamente dovette compiere queste operazioni, restando nuda, dalla pancia in giù. A sera, nel letto, Bruno la fece dormire completamente nuda. Senza pigiama e senza camicia da notte. E quando lei glielo chiese, lui le negò la possibilità di farsi una doccia. Le disse che la voleva così: usata e sporca. La giovane dovette sottomettersi. Trascorsero un paio di giorni in cui nulla accadde. Cristina si recò al lavoro, discusse col regista sulle scene della Fiction che stava girando, continuò a studiare la sceneggiatura, mentre in casa, con Bruno, tutto era normale. Una sera, finalmente, le cose cambiarono. Cristina rientrò verso le sei di pomeriggio, un po’ in ritardo rispetto al solito. Era stata trattenuta nel teatro di posa. Per un banale inconveniente indipendente dalla sua volontà, aveva dovuto girare di nuovo una scena. Così aveva finito col fare tardi. Bruno era già tornato. Era stravaccato sul divano in salotto; aveva in mano una lattina di birra, indossava una tuta da ginnastica e una maglietta verde a maniche corte.
“Ti sembra questa l’ora di rientrare? ! ” le disse. Cristina capì che il loro gioco era ricominciato. Si calò subito nella parte. Forse Bruno aveva atteso il momento giusto…una piccola provocazione, un pretesto, una scusa qualsiasi, per riprendere il tutto.
“Sono solo pochi minuti rispetto al solito. ” disse la giovane, togliendosi il cappotto e posando la borsa.
“Ero qui che ti aspettavo, ero preoccupato. ” fece Bruno spegnendo la tv.
“Scusa Bruno. ” fece l’attrice.
“Le scuse non servono. L’unico modo per correggere questo tuo comportamento è punirti. ” Fece l’uomo.
“Sì, Bruno. ” disse Cristina che si stava eccitando.
“Va in camera da letto, e prendimi la cinta. Ti punirò con quella. ” Disse Bruno.
“Oh no, Bruno, ti prego non punirmi con la cinta…! ” supplicò la giovane attrice.
“Silenzio! ” disse il suo uomo
“Ubbidisci, sarai punita sul culo. Sono rimasto qui ad aspettarti come un cretino, ed ora ti darò una lezione. Muoviti! ” ordinò. Cristina sentì il cuore che le batteva forte, aveva la bocca asciutta. Il gioco era davvero ripreso; sarebbe stata punita, questo era certo, e chissà, forse, sarebbe stata anche scopata…ne aveva tanta voglia. Desiderava tanto il suo uomo. Una volta in camera aprì l’armadio e prese la cinta. Ebbe anche modo di specchiarsi. Era bella ed elegante. Indossava un maglioncino attillato, una gonna di velluto nera e calze nere, autoreggenti. Tornò da Bruno e gli consegnò la cinta.
“Piegati col busto sul tavolo. ” le disse lui.
“E sporgi indietro il culo. ” Cristina obbedì. Si sdraiò a pancia sotto sul tavolo del salone, con le tette già dure per l’eccitazione.
“Adesso alza la gonna con le mani, e sistematela dietro la schiena. ” Cristina senza cambiare posizione, alzò i lembi della gonna e li riportò a se. In questo modo scoprì le mutandine nere e la parte posteriore delle cosce.
“Ora devi chiedermi di essere punita. ” disse Bruno.
“Puniscimi Bruno, per favore. ” Sussurrò l’attrice. L’uomo afferrò le mutandine di Cristina per l’elastico, e le abbassò, fino alle caviglie. Sulle natiche della giovane non c’erano più i segni della cinta. Erano tornate bianche e levigate. La pelle liscia e perfetta.
“Il tuo culo è meraviglioso e molto irriverente Cristina, e merita di essere punito molto spesso. ” fece Bruno. Poi alzò la cinta e colpì le terga della sua donna. Le colpì per cinque volte, badando bene di colpire in punti diversi. Cristina gridò tutte le volte. I colpi della cinta bruciavano; ma lei si stava eccitando da morire.
“Penso che basti così. ” fece Bruno, poi si mise sul divano, accese la tv e bevve un sorso di birra. Cristina rimase dov’era. Bruno la fece stare lì, così, per dieci minuti. Cristina non si mosse. Averbbe tanto voluto infilarsi le mani tra le cosce e darsi piacere, ma non osò farlo. Poi, Bruno, le ordinò di alzarsi e di avvicinarsi al divano.
“Ora, dopo essere stata giustamente punita, datti da fare e fammi godere. ” Disse.
“Sì, Bruno. ” rispose l’attrice
“Cosa vuoi che faccia? ” chiese, sperando in cuor suo, che Bruno l’avrebbe presa (davanti ma anche dietro).
“Fammi un pompino. ” disse invece l’uomo tirandosi giù la tuta ed i boxer e mostrando la sua vigorosa erezione. Alla tv, intanto, scorrevano le immagini della partita, e Bruno volle anche concedersi un altro sorso di birra. Cristina rimase sorpresa. Stava scoprendo proprio un altro uomo. Più deciso, più macho, più eccitante. E stava scoprendo anche un’altra se stessa, pronta a sottomettersi e a godere della propria sottomissione. Si avvicinò al divano e, siccome era di quelli bassi, con in cuscini in cui si sprofonda, dovette inginocchiarsi. Così si trovò in ginocchio, con le mutandine alla caviglie, il culo tutto rosso, al cospetto del suo uomo.
“Muoviti” disse Bruno, posando la birra sul tavolino lì accanto. Era tanto che Cristina non praticava il sesso orale; pensò che avrebbe dovuto impegnarsi; prese il pene con tutte e due le mani e lo portò alla bocca, poi lo prese dentro. Bruno ne fu felice, afferrò la giovane per i capelli, e le spinse il volto verso il proprio arnese. Così Cristina fu costretta a prenderlo tutto in bocca. Fino in fondo.
“Brava, brava. ” fece Bruno
“Fa così…prendilo tutto…fallo scorrere…lentamente…” Cristina lo ingoiò tutto, fino in gola, poi prese a fare su e giù, cominciando a gemere anche lei, tanto era eccitata. Gli umori le imbrattavano le cosce.
“MMM mmmm mmm” erano i gemiti dell’attrice, con l’arnese del suo uomo in bocca. Bruno era in estasi. Cercò di prolungare la goduria, ma ad un certo momento non riuscì più a trattenersi. Quando sentì che stava per venire, con le mani, spinse con maggior vigore il volto di Cristina verso il proprio affare. In modo da non farla allontanare nel momento decisivo, quello più bello. Poi, dopo altri due o tre affondi, le venne in bocca. Fu un getto abbondante e spasmodico quello di Bruno. Cristina sentì il seme del suo uomo riempirle la bocca. Cercò di resistere ma poi dovette ingoiare. Cristina ingoiò lo sperma di Bruno. Bruno se ne accorse e ne fu soddisfatto, era questo ciò che voleva.
“Brava, bravissima” esclamò
“Ingoialo tutto picoola. Ingoia tutto per bene. ” La giovane chiuse gli ochhi e lo mando tutto giù, diligentemente. Poi Bruno ritirò il suo arnese e contemporaneamente allontanò il volto di Cristina. L’uomo era sfinito, in estasi. Cristina era eccitata, tutta zuppa. Seduta sul tappeto, in terra, davanti al divano. Due righe di sperma le rigavano i lati della bocca. I due amanti rimasero a contemplarsi per qualche istante.
“Allarga le cosce. Fammela vedere. ” disse poi Bruno. Cristina si tolse le mutandine dalle caviglie, scostò la gonna e allargò le cosce, mostrando la fica al suo uomo. Era zuppa. Lui se ne avvide.
“Ora raccogli le tue mutandine e asciugatela. ” Ordinò Bruno. Cristina prese in mano l’indumento, e si asciugò tra le cosce, e dovette fare appello a tutto il suo autocontrollo per non raggiungere l’orgasmo. Sperava ancora che il suo uomo l’avrebbe presa e fatta godere.
“Ora ficcati le mutandine in bocca e succhiale per bene. ” Ordinò invece Bruno, che bevve anche un sorso di birra.
“Ma Bruno…sono…sono bagnate…” gli fece notare la giovane.
“Appunto, dopo il mio sapore, voglio che tu senta il tuo. ” Cristina esitò per un momento, ma se questo era il desiderio del suo uomo, l’avrebbe accontentato. Si ficcò le mutandine in bocca. Bruno ne fu contento. Cristina se le cacciò tutte dentro, poi cominciò a succhiarle. Le aveva portate durante tutto il giorno, erano pregne del suo odore, inoltre erano zuppe dei suoi umori. L’attrice riconobbe il proprio sapore anche se aveva la bocca ancora piena del seme di Bruno.
“Ora toccati. ” le disse Bruno. Cristina rimase perplessa.
“Muoviti, voglio vedere come godi quando fai da sola. ” Cristina chiuse gli occhi. Decise che lo avrebbe fatto. D’altraparte stava morendo per l’eccitazione. Lentamente insinuò la mano destra fra le gambe, cominciò a carezzarsi, poi infilò due dita dentro, prese a fare su e giù e, quasi subito, venne. La giovane fu scossa da un poderoso e potente orgasmo che l’attraversò come un fulmine. Si sentì scuotere. Rimase come inebriata da quell’energia straordinaria. Li, per terra, sul tappeto, a cosce larghe, ai piedi del suo uomo, con le mutande ficcate in bocca. Fu bellissimo. Quel gioco avrebbe dovuto prolungarsi il più a lungo possibile, pensò la modella tra se.
“Sei stata brava. ” fece Bruno alla fine
“Ora vammi a preparare un panino, poi vedi di farti un bagno. ” Cristina, ovviamente, ubbedì. Trascorsero altri giorni in cui nulla accadde. Bruno fu molto preso dal lavoro in officina, mentre Cristina era tornata a girare la Fiction. Poi, un sabato pomeriggio, Bruno, dopo che avevano fatto una romantica passeggiata in centro, disse a Cristina che il gioco sarebbe ripreso quella sera stessa. Cristina fu felicissima di sentire quelle parole. Bruno la riportò a casa e le diede precise istruzioni. Le disse che sarebbe uscito e che al suo ritorno avrebbe dovuto farsi tovare in salotto, vestita con una canottierina di quelle estive, niente reggiseno, una gonna corta, e mutandine di cotone bianche. A piedi nudi. Dopo un’ora d’attesa, Bruno rientrò in casa. Con grande sorpresa, sentendoli parlottare, Cristina si accorse che il suo uomo aveva portato con se una donna. Finalmente apparvero in salotto. La donna era Gabriella, la segretaria dell’officina in cui Bruno lavorava. Non era bella ma emanava un forte fascino, da poco aveva superato i quarant’anni, era alta e bionda, robusta; indossava stivaletti di cuoio, pantaloni neri, e un maglioncino blu. Cristina ci aveva scambiato qualche parola, per pura formalità, le poche volte che era capitata all’officina. Le loro, erano state tutte conversazioni educate ma distaccate.
“Oggi voglio che tu renda felice Gabriella. ” disse Bruno.
“Io starò qui a guardare mentre ciò accade. ” fece l’uomo. Gabriella guadagnò il centro della stanza. Cristina si stava eccitando, pensò che ancora una volta, Bruno, riusciva a sorprenderla.
“Mi ha detto Bruno che godi a fare la schiava. ” fece Gabriella. Cristina arrossì; non seppe rispondere. Era vero, ma era imbarazzante ammetterlo davanti ad un’altra donna, tra l’altro, quasi sconosciuta.
“Rispondi! ” intimò Gabriella. Bruno le fece cenno di rispondere.
“Sì. ” sussurrò Cristina, abbassando lo sguardo.
“Bene, e sono anche convinta che tu sia una prostituta. ” le disse Gabriella.
“Ma questa è una cosa che vedremo in seguito. ” La bionda segretaria raggiunse Cristina, le girò intorno, e prese posto alle sue spalle. Poi, da dietro, con un gesto deciso e volgare le tastò le tette. Cristina guardò Bruno che sembrava compiaciuto da quel gesto, e la lasciò fare. Gabriella insinuò l’altra mano sotto la gonna, la fece risalire lungo la sua coscia sinistra, fino a raggiungere le mutandine. Cristina cominciò ad ansimare, quella donna sembrava un’esperta nel maneggiare corpi femminili, sapeva dove e come toccarla.
“Ti piace? ” domandò Gabriella.
“Sì. ” Confessò Cristina chiudendo gli occhi e divaricando leggermente le cosce.
“Molto bene. ” commentò la bionda. Poi, infilò la mano nelle mutandine fino ad arrivare al boschetto di peli che era celato lì sotto. Mosse le dita su e giù.
“Ah, ahm, mmm, mmmm. ” gemette Cristina.
“Allarga ancora le cosce, da brava. ” Le disse Gabriella. La giovane modella obbedì, si lasciò andare a quel tocco così intimo mentre Bruno, intanto, si godava la scena. Presto le dita di Gabriella furono zuppe degli umori di Cristina. La giovane attrice se ne vergognò e diventò rossa fino alle orecchie, ma non era in grado di evitare che ciò accadesse.
“Ora devi dire che obbedirai ad ogni mio ordine. ” disse Gabriella senza smettere di tastare le tette e di rovistare nel boschetto fra le cosce della giovane attrice.
“Sì, ” disse senza pensarci Cristina, travolta com’era dall’eccitazione.
“Voglio che tu lo dica per bene. ” le fece Gabriella.
“Obbedirò a ogni tuo ordine. ”
“Sarò la tua padrona come lo è Bruno? ” domandò, sorridendo, Gabriella, e affondando due dita nella vagina della giovane.
“Sì, si, ” sussurrò la modella. Ormai prossima all’orgasmo.
“Allora da adesso in poi, potrai chiamarni padrona e chiamare Bruno padrone. ”
“Si, Gabriella. ”
“Si cosa? ”
“Sì padrona! ” si corresse la giovane.
“Bene, allora adesso, mi dimostrerai un po’ d’ubbidienza” sentenziò la bionda e con un gesto rapido, che tolse il fiato a Cristina, sfilò la propria mano dalle sue mutandine. Cristina riaprì gli occhi, stravolta e frustrata per non aver raggiunto il piacere. Gabriella si spostò e si mise comodamente seduta sulla poltrona.
“Vieni fin qui, da brava, e leccami i piedi. ” fece la bionda, sorridendo. Cristina rimase spiazzata da quell’ordine. Sarebbe stato umiliante, sconcertante per certi aspetti. Ma non fu in grado di negare a se stessa che sarebbe stato anche di un eccitante pazzesco: degradarsi, sottomettersi completamente al volere di un’altra donna sotto gli occhi del proprio ragazzo.
“Ovviamente puoi anche dire no. ” le fece Bruno, interrompendo per un istante l’atmosfera ed il gioco. Per sincerarsi di non essersi spinto troppo oltre. Anche Gabriella cercò la sua approvazione.
“Lo farò subito. Farò tutto quello che mi ordinerete di fare. ” disse Cristina. Tutto, a quel punto, poteva continuare.
“Allora” fece Bruno
“Voglio che tu, prima, ti tolga le mutandine e che poi cammini a quattro zampe fino a Gabriella. ” Cristina si sfilò l’indumento intimo e lo lasciò cadere in terra, poi, come le era stato ordinato, si mise a quattro zampe e camminò gattoni finchè raggiunse la sua padrona.
“Ora toglimi gli stivaletti e leccami i piedi. ” fu l’ingiunzione di Gabriella. Cristina alzò il lembo dei pantaloni e tirò giù la lampo prima ad uno stivaletto, poi all’altro, infine li tolse entrambi.
“Ora togli le calze e lecca. ” Cristina sfilò le calzette corte dai piedi della sua padrona e le mise in ordine vicino agli stivaletti. Poi si fermò un istante. Aveva i piedi nudi di Gabriella davanti a se. Era un momento che avrebbe ricordato a lungo, pensò tra se la giovane modella, era eccitata da morire, stava per umiliarsi davanti al proprio uomo e con una sconosciuta. Era sicura che si sarebbe toccata tra le gambe una volta sola, ripensando a questa scena, si trattenne come a stamparla nella mente, come se potesse fotografarsi dal di fuori, li, a terra, senza mutandine, chinata a leccare i piedi ad una donna.
“Datti una mossa! ” le disse Gabriella, che si stava eccitando enormemente e non sapeva quanto tempo avrebbe resistito prima di essere scossa da un poderoso orgasmo. Non c’era nulla al mondo che la facesse godere maggiormente che umiliare una giovane donna. Inoltre, Cristina, era anche molto bella. Era la ragazza più bella che le fosse capitata tra le mani. Cristina avvicinò il volto al piede destro della sua padrona, lo prese tra le mani come fosse una cosa preziosissima, e lo baciò sul dorso. Poi si fece coraggio e, passando sopra ad un certo disgusto, tirò fuori la lingua ed iniziò a leccarlo. Lentamente prima, con più vigore in seguito.
“Sì, così, da brava. ” la incoraggiò Gabriella. Cristina leccò ancora. Il piede era sudato e le rimaneva in bocca uno schifoso sapore di chiuso e di salato, ma quella era la sua umiliazione e l’avrebbe subita fino in fondo, perché Bruno, il suo uomo-padrone, e Gabriella la sua padrona, volevano così.
“Lecca, lecca tutto per bene, anche le dita, anche sotto. ” le fece Gabriella che quasi stava per esplodere dal piacere. Cristina si mise in bocca le dita, leccò per bene, poi passò la lingua sotto la pianta del piede, succhiò ancora dito per dito, portò a termine l’operazione con grande dedizione e cura ripassando in ogni punto. Senza risparmiarsi. Poi fece altrettanto con il piede sinistro. Tutto questo portò anche lei quasi all’orgasmo.
“Brava, bravissima, ” le disse Gabriella.
“Sei nata per leccare, e per essere una vera schiava. ” le fece. Gabriella si alzò facendo segno che bastava così. Cristina rimase in ginocchio. Bruno era eccitato, si sentiva sulla luna, lasciava fare tutto alla sua bionda amica. Gabriella si slacciò e si tolse i pantaloni con un gesto deciso, da uomo, poi si mise seduta sul bordo della poltrona a gambe divaricate. Cristina non potè fare a meno di guardarla tra le cosce, le ammirò le mutandine, che erano bianche, con dei forellini che lasciavano intravedere i peli biondi. Eano zuppe.
“Ora, Cristina, leccami la fica. ” Ordinò Gabriella. Incredibile, pensò Cristina tra se, una donna le aveva appena ordinato di leccarla tra le gambe. A lei, che non aveva mai baciato una ragazza in vita sua! Decise di sottomettersi, di andare fino in fondo. Si avvicinò, e mise la testa tra le gambe di Gabriella. La bionda la guidò dolcemente verso di se.
“Su, da brava, tira fuori la lingua. ” sussurrò. Cristina chiuse gli occhi, tirò fuori la lingua, e cominciò a leccare. Si lasciò andare, e prese a passare la lingua sulla stoffa zuppa di umori. Lo fece con grande passione.
“Brava, brava, così, così! ” mugolava Gabriella, e più erano forti le sue espressioni di goduria, con maggiore intensità Cristina leccava. Cristina godeva come schiava, li in terra, a leccare, ma godeva anche dal potere di far godere un’altra donna, mentre il suo uomo la stava a guardare. Bruno era stravolto di piacere. Non riusciva ad immaginare una situazine più eccitante di quella che aveva davanti agli occhi. Cristina contunuò a leccare. Le mutandine di Gabriella erano talmente zuppe, che era come non ci fossero più, la giovane modella si ritrovò gli umori della bionda segretaria, tutti in bocca e sul viso. Leccò ancora la peluria bionda, anche le cosce intorno alla vagina finchè finalmente, Gabriella, venne. La bionda lanciò un griido, chiuse gli occhi, e si lasciò adagiare all’indietro sulla poltrona. Cristina era stravolta di fatica, con la bocca zuppa di umori della bionda segretaria.
“Sei stata grande. ” Le disse Bruno.
“Grazie padrone. ” Rispose Cristina, ormai calata nella parte
“E grazie anche a te, padrona. ” Aggiunse rivolta a Gabriella. La bionda si alzò dalla poltrona, e si rimise i pantaloni.
“Hai dimostrato di saperci fare in quanto e leccare, ” disse Gabriella.
“Ora, per essere davvero una schiava ubbidiente, devi dimostrare di saperti vendere. ‘” aggiunse.
“Si, padrona” balbettò Cristina, anche se non afferrava il senso di quelle parole, e non sapeva a quale altra umiliazione l’avrebbero condotta.
“Allora, Cristina, se tu sei d’accordo, possiamo passare alla prossima fase. ” disse Bruno alzandosi.
“Farò tutto ciò che mi ordinerai, padrone. ” fece la giovane modella, da per terra, sul pavimento. Gabriella uscì dalla stanza, e tornò portando con se la sua borsa. Ci rovistò dentro e ne tirò una cintura di castità. Cristina non credeva ai suoi occhi.
“Se non siamo proprio sfortunati, dovrebbe starle bene. ” fece Gabriella mostrando con orgoglio la cintura. L’oggetto era del tutto simile ad un paio di mutandine, era sottile e gradevole da vedersi; ma, invece che di cotone, era fatta interamente di cuoio. Ad un lato, poi, aveva un lucchetto che la chiudeva, rendendo impossibile rimuoverla, se non rompendola con la forza bruta o con qualche arnese.
“Proviamola subito. ” suggerì Bruno.
“Ma…come, come dovrò indossarla? ” domandò Cristina, cui fu permesso di alzarsi.
“La indosserai come un paio di slip” spiegò Gabriella
“Come vedi è piccola, e nessuno si accorgerà che la porti. ” disse
“Qui sul fianco ha questo piccolo lucchetto che non ti darà alcun fastidio, che ne permette la chiusura. ”
“E quando dovrò indossarla? ” domandò Cristina, spaventata ma eccitata dall’idea.
“Sempre piccola mia. Ogni giorno ed ogni notte. ” le sorrise Gabriella.
“Solamente Gabriella ed io avremo la chiave del lucchetto che permette di aprirla. ” fece Bruno.
“Ma…ma come farò? ! ” balbettò Cristina.
“Tutte le volte che dovrai andare in bagno, avvertirai me, o Bruno. ” disse la bionda
“Che provvederemo ad aprire il lucchetto e che ti permetteremo di fare i tuoi bisogni. Quello, ed il momento in cui farai la doccia saranno le uniche occasioni in cui potrai togliere la cintura. ” Disse la segretaria.
“Sarà tuo dovere quello di non sporcare, non rompere, non danneggiare le cintura. ” fece Gabriella
“nel caso dovesse succedere una di queste cose, o nel caso dovessi provare a toglierla senza permesso, sarai punita severamente. ” aggiunse. Ecco che la sua schiavitù diventava reale, pensò Cristina tra se, tanto che non sarebbe stata più padrona del proprio corpo. Ma tanto più la sua condizione di sottomissine si palesava, tanto più la giovane modella ne provava piacere.
“Tutto chiaro? ” le chiese Bruno.
“Sì. ” Annuì Cristina.
“Accetti di tua volontà, di indossare questa cintura di castità? ” domandò l’uomo.
“Sì. ” Fece Cristina
“Sì, lo voglio, ” aggiunse senza esitazione. Poco dopo la cintura era al suo posto. Perfettamente indossata dalla modella. Chiusa saldamente intorno ai suoi fianchi. Cristina sfilò davanti allo specchio e fu in grado di constatare che il lucchetto era invisibile sotto la gonna, come la cintura stessa del resto. Nessuno si sarebbe accorto che l’indossava. Sarebbe stato il suo piccolo, scandaloso segreto. Per il resto era sorprendentemente comoda; aderiva come un guanto al suo corpo e le dava la sensazione di essere sottomessa ma, in qualche modo, anche protetta. Come una vera schiava. Nei giorni che seguirono, Cristina, si abituò a portare la cintura. Andava normalmente al lavoro, a fare spesa, a passeggiare, e chiedeva a Bruno di aprire il lucchetto quando doveva andare in bagno o quando doveva lavarsi; dovette affrontare l’imbarazzo di chiedere il permesso per svolgere queste operazioni così intime ma anche questo faceva parte della sua sottomissione. Gabriella passò un paio di volte a trovarla per ispezionarla e per controllare che tutto fosse in regola; che la cintura fosse integra, e che non avesse subito tentativi di rimozione. Portare la cintura ebbe un altro inconveniente; spesso, Cristina, si sentiva eccitata, e non poteva soddisfarsi in alcun modo; anche perché Bruno, sotto quel punto di vista, la ignorava. Così la giovane modella sentì crescere l’eccitazione giorno dopo giorno, ogni cosa la eccitava, una pubblicità osè vista in tv, un bel ragazzo visto per strada, un sogno erotico. Ma dovette subire. Dovette imparare la rinuncia. Era una schiava, e la frustrazione sessuale era la punizione cui l’avevano costretta Bruno e Gabriella. Un venerdi sera, dopo due settmane, le cose cambiarono.
“Ora. ” disse Gabriella,
“è venuto il momento di mostrarci quanto vali. ” fece la donna.
“Sono pronta. ” disse Cristina, eccitatissima.
“Spogliati nuda. ” Ordinò Bruno. Cristina si tolse la felpa, la maglietta, poi i calzini di spugna, quindi i pantaloni della tuta.
“Anche il reggiseno. ” sorrise Gabriella. Con un gesto garbato, Cristina, si liberò dell’indumento. Lo lasciò cadere sul tappeto, liberando le sue tette. Gabriella e Bruno ne furono compiaciuti. Cristina rimase ferma, al centro del salone, a farsi ammirare.
“Ora ti libero. ” disse Gabriella.
“Grazie Gabriella. ” fece Cristina. La bionda aprì il lucchetto e liberò la giovane. Cristina era eccitata da morire, si sentiva bagnata al solo fatto di mostrarsi nuda.
“Andiamo. ” disse Gabriella. Cristina fu condotta in bagno. Una volta lì, dovette fare pipì, davanti a Bruno e Gabriella, cosa che la fece morire d’imbarazzo, e fare una lunga doccia. Quando fu ben pulita ed asciutta, Gabriella, la fece accomodare davanti allo specchio. Poi, con Bruno che guardava affascinato, cominciò a truccarle il viso. Le passò un vistosissimo rossetto fuxia sulle labbra. Le colorò le guance, le ciglia, e le palpebre. Era un trucco molto vistoso e pesante, volutamente volgare. Cristina non si truccava quasi mai, amava il look acqua e sapone; e non le erano mai piaciute le donne truccate, che, a sua detta, attiravano troppo l’attenzione. Poi, Gabriella, tirò fuori da una busta che aveva portato con se, alcuni vestiti e glieli fece indossare; mutandine nere, ridottissime, ma niente reggiseno. Calze autoreggenti nere; una minigonna di pelle nera, così corta che sarebbe bastato chinarsi un po’ per mostrare involontariamente le natiche. Infine una canottiera rossa, molto sottile ed attilata, che lasciava intravedere le tette, e stivaletti rossi.
“Sei perfetta. ” commentò Bruno.
“Sì, sembri una vera puttana, Cristina. ” fece Gabriella. Cristina si specchiò; riusciva a malapena a mantenere l’equilibrio sui tacchi alti degli stivaletti. La minigonna sfiorava l’inguine e le scopriva le cosce e non c’era modo di nascondere le tette sotto la stoffa della canottiera. Era umiliante stare lì, così conciata, ma era anche terribilmente eccitante.
“Ora, vedremo quanto vali” fece Gabriella.
“Ti porteremo in strada a battere, vediamo quanti soldi rimedi, conciata così. ” disse la donna.
“Oh, no, mi vergogno, come posso fare una cosa del genere? ” esclamò Cristina.
“Non so, ” fece Bruno
“lo scopriremo tra poco. ” disse.
“No, vi prego, non fatemi fare questo! ” implorò Cristina.
“Come tu ben sai” disse Bruno
“Basta che tu dica no, e il gioco s’interromperà. ” Fece
“ma se vuoi che il gioco continui, allora devi obbedire a questa nostra volontà. ”
“Io voglio continuare, ” fece Cristina
“Ma come faro? Sarà umiliante! ”
“Zitta schiava” tagliò corto Gabriella
“Se vuoi continuare andiamo! ” fece
“per il resto non hai niente da temere, noi saremo lì con te. E tu sarai felice di prostituirti! ” Cristina acconsentì. I tre uscirono da casa. In macchina, seduta dietro, Cristina rifletteva tra se; era in subbuglio. Era eccitata, impaurita. Avvolta in un turbine di sensazioni contrastanti. Aveva scoperto finalmente una nuova se stessa, grazie al suo uomo, e a questa donna, Gabriella, che sembrava conoscerla intimamente. Che sembrava saper cogliere ogni lato segreto del suo essere. Dopo aver percorso una parte della tangenziale, Bruno svoltò a sinistra, si infilò in una via laterale e semibuia che dopo un po’ divenne sterrata. Poi accostò.
“Ora” fece Gabriella voltandosi dal sedile davanti
“devi andare da quella ragazza laggiù e devi dirle il tuo nome, e devi anche dirle che vuoi fare la puttana qui per questa sera. ” disse la donna indicando una bionda sui venticinque anni, che passeggiava vicino ad un fuoco. Cristina scese dalla macchia; ragginunse la bionda incespicando sui tacchi alti.
“Ciao. ” le disse quella.
“Salve. ” balbettò Cristina.
“Che vuoi? ” domandò la ragazza bionda che aveva un accento straniero e fumava una sigaretta.
“Io mi chiamo Cristina e vorrei fare…la puttana qui. Per stasera. ” fece la giovane modella diventando tutta rossa per la vergogna.
“Va bene, ma devi darmi la metà di quello che guadagni. ” le rispose la ragazza.
“Sì” fece, con un filo di voce, Cristina.
“Quelli in macchina chi sono? I tuoi protettori? ” domandò la bionda.
“Sì” fece Cristina non sapendo cos’altro dire.
“Va da loro, ti mando io un cliente. ” Cristina tornò in macchina.
“Allora? ” le domandò Bruno.
“Ha detto che va bene, ma che devo darle la metà di quello che guadagno. ” fece Cristina.
“Mi pare giusto. Brava, hai contrattato bene” le disse l’uomo eccitatissimo all’idea che di li a poco avrebbe prostituito la propria ragazza, la donna che amava, ad uno sconosciuto. E che l’avrebbe vista godere mentre costui la usava a suo piacimento.
“Ci sai fare. Sei una vera prostituta” rise da parte sua, Gabriella.
“Non chiamarmi così, ti prego” fece umiliata Cristina.
“Perché no? Guarda come sei vestita, guarda dove siamo…hai anche trattato il prezzo con cui venderti. Non essere modesta: sei una bravissima prostituta. Devi essere orgogliosa di te. ” Concluse. Cristina dovette arrendersi all’evidenza, si era trasformata in una schiava prostituta, e le piaceva. Sì, le piaceva da morire. Dopo un quarto d’ora si avvicinò alla macchina un cliente. Era un uomo di mezza età, tarchiato, e calvo. Si sporse nell’auto dalla parte di Gabriella.
“Salve, mi chiamo Gianni, mi hanno detto che qui c’è una ragazza nuova. ”
“è sul sedile dietro. ” fece Bruno.
“Fatti vedere bene. ” fece Gabriella. Cristina fece in modo di spostarsi più al centro.
“Allaraga le cosce, fatti guardare per bene dal signore. ” Ordinò Gabriella. Cristina obbedì. Chiuse gli occhi e allargò le cosce, mostrando le mutandine.
“Sei bellisima! ” esclamò l’uomo, tutto eccitato.
“è la prima volta che batte, quindi vacci piano con lei. ” fece Gabriella.
“Oh, certo e quanto costa? ”
“Cinquanta euro in bocca, cento davanti, e duecento dietro. ” disse Gabriella. Cristina quasi morì di vergogna nel sentire quelle parole. Si sentì come un pezzo di carne, come un oggetto venduto su una bancarella al mercato.
“è un po’ cara…” disse Gianni.
“Prendere o lasciare. ” fece Bruno.
“Va bene, va bene, prendo, ecco i soldi. ” disse l’uomo tirando fuori due banconote da cinquanta,
“La voglio scopare. ” disse.
“è tutta tua” fece Gabriella afferrando i soldi. Bruno e Gabriella scesero dalla macchina. Poi fecero scendere Cristina. La giovane modella aveva il cuore in gola. Adesso capiva il senso della cintura di castità che aveva dovuto portare per due settimane. Tutta quella frustrazione cui era stata sottoposta. Ora il suo corpo reclamava soddisfazione e lei non poteva farci nulla. I quattro camminarono per qualche metro fin dietro al muro di una vecchia fabbrica abbandonata. Per terra c’era sistemato un vecchio materazzo.
“Non andate via? ” chiese Gianni.
“No, restiamo per controlare che tutto vada bene. ” fece Bruno.
“Vabbè, per me fa lo stesso” fece Gianni. L’uomo cominciò a baciare in bocca Cristina, le palpò le tette come un polipo, poi le infilò una mano sotto la minigonna e cominciò a stusciare le dita sulle mutandine. Cristina gemeva, era eccitata. Il suo giovane corpo rispondeva a quelle attenzioni. Non poteva evitarlo, era più forte di lei. Cercò con lo sguardo l’approvazione di Bruno, che le sorrise. Anche Gabriella le sorrise. Cristina, allora, si lasciò andare. Decise di vivere la sua condizione di schiava prostituta. Gianni la fece sdraiare sul vecchio materazzo, le sfilò le mutandine tirandole in terra lì vicino, poi, tutto eccitato, si abbassò i pantaloni e i boxer. Si infilò un preservativo, e la penetrò. Cristina lo sentì dentro. Gemette. L’uomo cominciòa spingere, a fare su e giù. Per quanto volle, fino a quando le venne dentro. Cristina raggiunse l’orgasmo. Sdraiata su qual vecchio materazzo, con uno sconosciuto tra le gambe, con Bruno e Gabriella che la guardavano eccitati. Si sentì in colpa, si sentì in estasi, si sentì umiliata. Si sentì viva. Infine l’uomo si sfilò. Le disse che era bellissima e che sperava di rivederla. Poi andò via. Cristina si tirò su. Bruno raccolse le mutandine ma non le permise di indossarle. Poi fu riportata alla macchina, quindi dovette andare dalla ragazza bionda vicino al fuoco, cui dovette consegnare cinquanta euro; la metà di quanto aveva guadagnato. Poi fu tempo di andare. Sotto casa, Gabriella, le disse che era stata bravissima, poi risalì sulla sua automobile e tornò a casa sua. Una volta in casa, Cristina, fece un lungo bagno. Poi raggiunse Bruno in salotto.
“Ti amo. ” disse Bruno
“Ecco, questi sono due biglietti per Parigi” fece
“Partiamo dopodomani e ci restiamo una settimana, tutti soli io e te. ”
“Dici davvero? ” rise felicissima Cristina.
“Certo, ho prenotato tutto: aereo, albergo, tutto quanto. ”
“Ti amo tanto, amore mio! ” disse la ragazza tempestandolo di baci.
“Anche io! ” fece l’uomo.
“E continueremo a giocare anche lassù? ” domandò la giovane.
“Beh, pensavo di fare una vacanza romantica, volevo sopsendere il nostro gioco, vorrei che tu tornassi ad essere la mia ragazza, non la mia schiava. ” fece l’uomo.
“Va bene, come vuoi. ” fece Cristina.
“Sospendiamo per un po’…magari se ti va riprendiamo più avanti. ”
“Va bene. ” Fu così che Cristina e Bruno partirono per una romantica gita a Parigi. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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