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copertina racconto erotico

Il censimento

Le due ragazze si erano spinte fino ai confini del quartiere conosciuto col nome di Ponte Ammiraglio.
Un nugolo di casupole popolari affollava l’area illuminata dalla scialba luce di un pomeriggio nuvoloso.
Un lezzo di immondizia putrida aleggiava nel ghetto. Le due ragazze avevano discusso a lungo: era davvero indispensabile quella gita nel cuore nero della città?
Erano state assunte temporaneamente dal Comune per andare in giro a riempire questionari ai fini del censimento. Era sembrato un buon modo per fare un po’ di soldi in attesa di un lavoro stabile. Avevano entrambe terminato gli studi universitari da poco, ma lavoro non se ne trovava.
Ora Laura si pentiva di non essere stata più convincente. Quel quartiere poteva riservare brutte sorprese.
– Bè, io vado – disse decisa Daniela avviandosi verso una casupola poco lontana.
– Daniela! –
Laura si sforzò di tenere il passo dell’esagitata cugina: i suoi occhi si posarono sul cortile sciatto, sulle lattine di birra sparpagliate tra l’erba alta, sui cedevoli scalini di legno che conducevano alla veranda. Scorse il muso di un camioncino nero parcheggiato sul retro.
Daniela esitò per un momento poi piegò le dita a pugno chiuso e bussò.
– Non risponde nessuno, dai andiamocene – sussurrò Laura sollevata.
– No, arriva qualcuno – la informò Daniela.
Laura si appoggiò alla cugina e il cuore le balzò in gola appena vide la porta aprirsi.
Un omaccione si stagliò contro lo stipite. Aveva una faccia larga e dura e le guance erano appena ombreggiate da una barba poco curata. Indossava una maglietta bianca che aderiva al torace sviluppato e dei calzoni da lavoro.
– Che diavolo volete ragazze? Io non compro niente! – ringhiò l’uomo.
– Siamo qui per il censimento. – iniziò a dire Daniela. – Vorremmo farle qualche domanda per riempire il questionario. –
Gli occhi dell’uomo si spalancarono per la sorpresa: sorrise e aprì ancor di più la porta.
– Siete sole? O ce ne sono altre in giro a far domande. –  chiese l’uomo studiandole con occhi indecifrabili.
– No, no, siamo sole – rispose Daniela, ingenuamente. – Non verrà nessun’altro a importunarvi dopo di noi. –
– Entrate, allora. Avanti su – disse l’omaccione, nettandosi le labbra col dorso della mano.
Laura gli passò accanto e sentì correrle lungo la schiena un brivido di paura.
Il mobilio del salotto era malandato e coperto di polvere. Il tappeto era stato rosicchiato da intere generazioni di cani randagi e si stendeva sul pavimento come un animale in via di putrefazione.
L’odore del tabacco e dell’alcool da quattro soldi aleggiava nell’aria stantia e Laura si pentì subito di essere entrata. Gli occhi dell’uomo si erano subito posati sul suo culo: la biondina se ne accorse e cercò, per quanto possibile di tirare giù la corta gonna a coprire le cosce. Daniela invece sembrava non essersi accorta degli sguardi voraci del bruto e aveva tirato fuori il questionario. Si mise a sedere sull’orlo del divano mentre l’uomo andava a chiudere la porta di casa. Laura trasalì sentendo lo scatto secco della serratura.
– Allora cosa volete sapere? – chiese l’uomo in piedi sulla soglia, le braccia muscolose incrociate sul petto.
– Bè per iniziare il vostro nome – iniziò coraggiosamente Daniela.
– Rico – rispose asciutto l’uomo.
– Rico, e poi? – continuò Daniela sorridendo cortese e cercando di nascondere il disgusto istintivo verso quel selvaggio.
– Rico e basta, – sghignazzò l’uomo.
Daniela trasalì e lo fissò a bocca aperta.
– E così voi due signorinelle ve ne andate a spasso in questo quartiere elegante, da sole, a rompere i coglioni alla gente? – continuò l’uomo con fare sornione. – Ma che cazzo venite quì a fare domande? Cosa cercate? Dite, siete forse in cerca di un po’ di movimento per caso? –
– Ehi, ma come vi permettete? – esclamò Daniela saltando in piedi.
– Calmati Daniela – disse Laura: la biondina aveva notato un lampo di follia negli occhi dell’uomo.
– Scommetto che siete solo in cerca di un po’ di cazzo. Cazzo vero: quello che non trovate nei bambocci di città che frequentate di solito – insistè l’uomo con voce roca.
– Guardi che chiamo la polizia, se non la smette – farfugliò Daniela, guardando la cugina in cerca d’aiuto.
Una ricerca inutile: Laura non aprì bocca.
– Voi due non chiamerete proprio nessuno. E tantomeno la polizia. Mi sa tanto che voi due pollastre avete bisogno di una bella ripassata. –
L’uomo allungò una mano e la ragazza si ritrasse terrorizzata.
– Non toccarmi! – urlò Daniela passando istintivamente dal lei al tu.
Laura si acquattò in un angolo.
– Tocco quel cazzo che voglio in casa mia, puttanella di merda! –
– Laura andiamocene! – urlò Daniela gettando uno sguardo disperato alla porta chiusa a chiave.
– Ma se ha chiuso la porta! – fece eco Laura.
– Aiuto! … Aiutoo! … Oh, Dio, qualcuno ci aiuti! – gridò Daniela, cercando di aprire una finestra.
– Guarda che non ci vive proprio nessuno da queste parti: il Comune vuole demolire la zona. Io sono l’ultimo che è rimasto. – disse tranquillo l’uomo.
– Oh, NO! … NO! … –
Daniela fece un passo indietro, coprendosi il volto con le mani mentre l’uomo avanzava verso il divano.
Laura cercò di evitare le mani di Rico ma inciampò nel lercio tappeto, perse l’equilibrio e cadde di faccia sul pavimento.
Rico le mollò un calcione nella pancia e tornò ad occuparsi di Daniela.
– Lascia… stare… mia cugina! – balbettò Laura col poco fiato che le era rimasto. Rimase a terra piegata in due, le ginocchia contro le tette.
Tenendosi il ventre dolorante con le braccia, Laura vide che Rico aveva afferrato la cugina per i lunghi capelli castani. Tirò con violenza e la ragazza si fermò di colpo, come fulminata. Le mani artigliarono l’aria e le ginocchia si piegarono: iniziò ad urlare sotto la morsa crudele del maniaco.
– Ahhhh… Qualcuno mi aiuti… Per pietà! –
Due schiocchi echeggiarono nella stanza, Daniela girò su se stessa, e la massa di capelli le calò sul volto come una medusa affamata: Rico aveva rifilato un paio di poderosi manrovesci alla ragazza, facendola stramazzare al suolo.
Nel frattempo Laura aveva quasi sperato che l’energumeno si fosse dimenticato di lei.
Non era così.
Grattandosi il pacco gonfio, Rico avanzò verso di lei: Laura si tirò indietro, strisciando lungo il pavimento, finchè la sua schiena non si trovò contro una parete.
L’uomo scoppiò a ridere, infilandosi una mano nei jeans stinti, incenerì la sua preda con uno sguardo assassino mentre le sue labbra si piegavano in una smorfia di scherno. Laura iniziò a tremare violentemente: la carne dei seni rabbrividiva per la paura.
Rico fece un passo avanti e i suoi stivali affondarono nel tappeto putrefatto. Laura guaì come un cane bastonato: i suoi occhi balenarono a destra e a sinistra, cercando un’improbabile via di fuga. Daniela era ancora sul pavimento, forse era svenuta.
– Non mi tocchi. La prego, ci lasci uscire. Le prometto che convincerò Daniela. Glielo giuro: non chiameremo la polizia! Non diremo niente a nessuno! –
– Cazzate! Quando avrò finito con voi, non sarete in grado di chiamare nessuno! – rispose tetro l’uomo.
Ancora una volta i brividi della paura le percorsero il corpo. Le chiappe si serrarono per il terrore.
Rico le saltò addosso con la foga di un lupo mannaro. Laura riuscì a schivare il corpo muscoloso ma la sua testa cozzò contro la parete. L’uomo le regalò un sorriso infernale, le labbra si incresparono in una smorfia che assomigliava ad uno sfregio, o ad una ferita incancrenita.
Laura scivolò a terra, intontita per la botta e si trovò a nuotare nella melma del putrido tappeto.
– In piedi! – abbaiò Rico.
– No! – urlò la ragazza cercando di strisciare lontano da lui.
Rico avanzò verso la sedia sotto la quale Laura aveva cercato riparo e l’afferrò con entrambe le mani. Laura urlò ancora, facendosi piccola piccola e desiderando scomparire dentro una crepa della parete.
La biondina mugolava come un gattino infreddolito e la paura faceva tintinnare le sue ossa come sonagliere messicane.
Rico le era ormai addosso: con le mani grosse come vanghe uncinò le ascelle di Laura e la tirò in piedi con un brusco strattone.
– Quanti anni hai? – Chiese il bruto fissandola in volto.
– Ve… ventiquattro… quasi venticinque. – rispose la ragazza nel panico.
– E quella lì… – indicò il corpo di Daniela stesa a terra.
– è… è mia cugina…. siamo coetanee, ma che imp… –
– Zitta mammola, era tanto per sapersi regolare. Sai io ci tengo alle regole. Non mi faccio le minorenni. Ma tu… –
Le manone dell’uomo strisciarono come ragni sulla pelle liscia della preda e Laura chiuse gli occhi appena sentì le dita sconosciute palpare laidamente la carne delle cosce, il ventre piatto e le tette imprigionate dal reggiseno. Poi Rico afferrò il tessuto lanuginoso della felpa e gliela strappò di dosso, lacerandola con uno strappo violento.
Poi, senza esitare, le strappò il costoso reggiseno: subito le mammelle balenarono prepotenti alla fioca luce del salotto, rimbalzando una contro l’altra sulla cassa toracica.
Presa dal panico, la ragazza si portò le mani sul petto a proteggere i capezzoli. L’uomo le uncinò i polsi e demolì, senza difficoltà, le timide difese di Laura: piegò la testa e prese a mungere il seno destro. Laura urlò a pieni polmoni, mordendosi il labbro inferiore fino a gustare il sapore del sangue. Il bruto si accaniva con ferocia sulla carne morbida e i suoi denti minacciavano di staccare il capezzolo su cui si erano serrati.
La ragazza spinse le chiappe contro il muro e i suoi piedi scalciarono frenetici contro le caviglie dell’aggressore.
– Noo! … No! … Oh, Dio! … Qualcuno mi aiuti! – urlava pazza di paura, mentre l’uomo le mordeva e le succhiava il capezzolo già irritato.
Poi le mani del bruto abbandonarono i suoi polsi e le scesero freneticamente sul culo sotto la gonna. Laura sentì che le strizzavano le chiappe e cercavano di divaricarle. Le dita strisciarono su quel sottile corridoio che separava la vagina dall’ano…
La paura e il disgusto si mescolarono in un cocktail intossicante che le mozzò il fiato.
Gli occhi scuri dell’uomo la trapanavano facendola rabbrividire. Un altro strattone e Laura vide la propria gonna scendere lungo le gambe e ammucchiarsi attorno alle sue caviglie. Le mani muscolose impugnarono il tessuto delicato delle mutandine e lo fecero a pezzi…
– Noooo! – implorò la biondina.
Ora Laura era completamente nuda.
Le mani di Rico si posarono sulle spalle candide: cosa vorrà farmi? si chiese terrorizzata la ragazza.
– Hey, ragazzi… Ma che cazzo succede? … Ma no! Chi è questa bella fichetta? –
– Una troietta in cerca di spasso che cercava di intervistarmi – disse Rico, rispondendo così all’omone alto e biondo che era entrato dal retro e si era avventurato in salotto.
Laura si sentiva morire di vergogna: completamente nuda di fronte a due sconosciuti. Quei due se la stavano mangiando con gli occhi: Laura rabbrividì e con le mani si coprì pudicamente il pube.
– Allora, com’è la storia? – chiese il biondo.
Rico gli fece un breve sunto degli avvenimenti e mentre parlava si divertiva a pizzicare il culetto di Laura, ridendo dei suoi strilli di dolore. Poi la spinse nelle braccia del biondone.
– Avanti, Mauro, tienila ben stretta, altrimenti sguscia via come un’anguilla! –
Rico colpì con un piede il fianco di Daniela, ma la ragazza svenuta non diede segni di vita.
– Bè, tornerà a farci compagnia ben presto. –
Laura cacciò un urlo di sorpresa quando Mauro le mollò uno schiaffone di benvenuto: l’uomo non ci andò molto pesante, almeno non in questa occasione, ma il suo sguardo animalesco fece capire alla biondina che il nuovo arrivato era il degno compare per l’imminente scorribanda sadica.
Laura arretrò lentamente, ben sapendo che non c’erano vie d’uscita. Lanciò uno sguardo disperato alla cugina che giaceva sul pavimento. Se solo fosse riuscita a fuggire! Anche completamente nuda, sarebbe uscita per strada in cerca d’aiuto. Perfino in questo quartiere desolato, pensava Laura, qualche anima pia avrebbe osato alzare la mano in sua difesa.
Rico interruppe bruscamente le sue meditazioni: le dita del bruto si strinsero sulle spalle candide come morse d’acciaio. La ragazza si sentì sbattere come una floscia marionetta. Poi l’uomo si stancò e la ricacciò verso il compare.
– No! … No, basta! … – implorava la ragazza già priva di forze.
Il biondone le palpò oscenamente le chiappe, poi fece scivolare una mano in mezzo alle cosce della ragazza mentre l’altra impastava con veemenza le tette. Laura perse l’equilibrio e, inciampando, riuscì a sfuggire alla presa del biondo.
Scappò via col fiato grosso, dimenticando un fatto semplice ed inoppugnabile: non c’era nessun posto dove scappare. Le tette sobbalzavano appetitose mentre si muoveva a scatti nervosi cercando di raggiungere la porta sul retro.
Rico si era piazzato di fronte alla porta dell’ingresso, nonostante fosse chiusa a chiave, per evitare la più improbabile delle sorprese. Mauro invece era riuscito a bloccare Laura dietro il divano. Iniziò a sculacciarla con tutta la forza che aveva in quelle mani enormi.
– Aaahiii! … – gridava a squarciagola la biondina.
La ragazza si divincolò con la forza della disperazione e cercò di raggiungere il miraggio della porta sul retro. Rico si staccò dall’uscio e la rincorse. Mauro le lanciò un pesante cuscino e la ragazza inciampò e scivolò ancora una volta. Tirò indietro i capelli strapazzati, incerta sul da farsi. Laura sapeva cosa volevano farle. Volevano violentarla. Lo stupro incombeva su di lei.
Il biondo l’afferrò nuovamente e le cacciò due dita nella vagina e Laura urlò, irrigidendo i muscoli dell’addome.
– Ragazzi, questa qua è più infoiata di una cagna! – proclamò soddisfatto Mauro.
Le dita becere sondarono la vagina asciutta finchè le unghie cozzarono contro una barriera.
– Cazzo, ma questa qui è ancora vergine, non ci posso credere! – esclamò Mauro sinceramente sorpreso.
– Ah, si! – ribattè Rico. – Meglio così: mi sembra un secolo che non sfondo una passera! –
La tensione e la violenza scaglarono la biondina in un abisso di panico: senza neanche rendersene conto orinò sulla mano di Mauro.
Seppellendola d’insulti, l’uomo ritrasse la mano e la pulì sul visino terrorizzato. Quando cercò di spingerle le dita in bocca, la ragazza si rifiutò. Infuriato, Mauro piegò il ginocchio e colpì al ventre la vittima. Il dolore intenso costrinse Laura ad aprire la bocca per urlare tutta la sua agonia, e l’uomo ne approfittò per cacciarle in bocca le dita bagnate della sua urina.
La ragazza urlò ancora, disgustata dal sapore e dal tanfo.
– Cazzo, è così arrapata che s’è pisciata addosso! – commentò Rico sfregandosi una mano sulla patta dei jeans scoloriti.
Detto questo, l’uomo si slacciò la cintura e la sfilò dai pantaloni. Ne doppiò un capo intorno al pugno chiuso e la fece schioccare in aria come una frusta. Laura osservò con gli occhi spalancati la striscia di cuoio che fischiava in aria.
– Aiutooo! …. Aiutoooo!! … – urlò, lanciandosi sulla porta temporaneamente incustodita e girando la maniglia con tale furia che la porta stessa vibrò minacciosa nell’intelaiatura.
– Te l’ho già detto, troietta, non c’è nessuno da queste parti – ripetè stancamente Rico.
Un sibilo acuto tagliò l’aria e Laura sentì il morso del cuoio sulle chiappe. Trasalì per l’impatto e la frusta scivolò maligna sulla natica destra. La ragazza crollò e iniziò a strisciare lungo la parete della porta.
Il sadico la colpì ancora e dozzine di aghi di fuoco trafissero la pelle nuda. Laura si voltò appena in tempo per vedere la striscia di cuoio calare pesante e dolorosa sulle sue tette.
– No, no! … NO! … – gridò disfatta dal dolore.
Un’altra scudisciata si abbattè su di lei, la cintura di cuoio si avvinghiò alla coscia di Laura e la ragazza cacciò un urlo straziante. Era come se un attizzatoio rovente l’avesse marchiata a fuoco.
I colpi si succedevano e ognuno era più insopportabile del precedente. Ora la frusta improvvisata le mordeva le gambe, ora le graffiava la schiena, ora si intrufolava come una lingua bollente tra le natiche.
Daniela, nel frattempo, aveva ripreso coscienza. La suola dello stivale di Mauro si stampò sulla sua guancia destra e la cugina di Laura emise un gemito significativo e crollò nuovamente nel mondo dei sogni: l’incubo aveva bussato alla sua porta e non c’era modo per tenerlo fuori.
La cintura guizzò ancora una volta sul culo della biondina disegnando sulla pelle un marchio cremisi.
– No! … Smettila! … Mi stai ammazzando! … Non ce la faccio più! … Non ce la faccio più! … –
– Ma che ti succede, bambina? Avevi in mente un programma diverso? – sghignazzo Rico, asciugandosi il sudore sulla fronte con una mano unta di olio lubrificante. – Io pensavo che tu fossi venuta qui proprio per questo! –
La cintura calò sulla pelle di Laura ancora una volta e si attorcigliò attorno alla sua gola. La ragazza strabuzzò gli occhi e artigliò frenetica la striscia di cuoio che si stringeva in una morsa inesorabile. La stanza diventò una fotografia sfocata e l’aria si rifiutò di scendere nei polmoni. Rico scoppiò a ridere, poi, stanco della pantomima, diede uno strattone alla cintura liberando Laura dalla stretta mortale. La biondina cadde all’indietro e immediatamente una mano robusta le afferrò i capelli e iniziò a trascinarla verso la cucina.
– Portiamole in cantina e lavoriamocele ben bene. Staremo più comodi laggiù e soprattutto queste gallinelle potranno urlare quanto vorranno: chi potrà mai sentirle? – disse Mauro.
– Si, è una buonissima idea – ammise Rico.
Laura puntò i piedi contro il pavimento: Mauro sorrise come un cobra. Diede uno strappo alle ciocche dorate di Laura come ad avvertirla che ogni resistenza era inutile e continuò il suo viaggio alla volta della cantina.
– Vedrai che ti piacerà – la canzonò Mauro. – è un po’ come andare sulle montagne russe. Ti piacerà. –
La ragazza sentì la gomma ruvida, antisdrucciolevole del primo gradino batterle contro le natiche nude. Rico li seguiva a pochi passi, tenendo sulle spalle Daniela quasi fosse una salma.
Il culo di Laura rimbalzò di gradino in gradino e le gambe si coprirono di leggere escoriazioni prodotte dall’urto col caucciù lacero. Mauro la scaricò finalmente sul pavimento polveroso della cantina come un sacco di patate. Rico si comportò nella stessa maniera con il corpo inanimato di Daniela. Il bruto teneva ancora in mano la cintura, avanzò verso di lei e il suono beffardo dello scudiscio la riportò alla realtà. Alzò il capo a indovinare una via di fuga e la cintura si abbattè sul pavimento di cemento a pochi centimetri dalle sue dita. Laura urlò e si acquattò in un angolo come un piccolo animale indifeso, braccato da una belva assetata di sangue.
– Basta… basta… –
Rico continuava ad agitare la frusta improvvisata e talvolta la banda di cuoio arrivava a sfiorare le cosce della sua vittima. Il suono di quella cintura ricordava a Laura le detonazioni di una pistola.
Le frustate si infransero ancora una volta sulle lunghe gambe già coperte di strisce cremisi. La biondina cercò di sfuggire i colpi sempre più numerosi e crudeli ma, dovunque strisciasse, lo scudiscio del maniaco riusciva sempre a trovare, e a mordere la sua carne. Laura respirava a fatica e i suoi capelli fradici di sudore le graffiavano la schiena come le setole di una vecchia spazzola. Presto si trovò con le spalle al muro e la chioma s’impigliò in uno strano ammasso di fili. Ora era davvero finita! Non poteva più scappare, non poteva più correre da nessuna parte.
– La corsa è finita – scoppiò a ridere Rico – Ora viene il bello. –
Laura alzò le mani a proteggere il volto e lo scudiscio si schiantò sulle sue tette. La ragazza sussultò come se avesse toccato un filo scoperto. Rico continuava a impazzare con la striscia di cuoio e Laura urlava e le sue grida erano ormai un torrente di suoni sgraziati e assordanti.
Poi le frustate s’interruppero di colpo e Laura si asciugò le lacrime che le rigavano le guance.
– Bene, facciamola riposare un po’ questa cintura. Mi fa male il braccio tanto ci ho dato dentro. Vediamo di cambiare menù! –
Laura lo guardò mentre si abbassava la zip dei pantaloni. Il sangue le si gelò nelle vene, il cuore batteva come un tamburo africano e il suo sguardo non riusciva a staccarsi da quel cazzo, come un uccello affascinato da un serpente…
Non ne aveva visti molti in vita sua, ma quello le sembrava enorme e durissimo. Deglutì una saliva che non c’era e Rico, sorridendo a quella reazione involontaria, iniziò a massaggiarsi il membro in tiro.
– Una bella scopata. Una bella scopata. Ecco quello che voglio da te, bambina. Una fica calda e stretta, un culetto da sfondare e una bella bocca da riempire… – le disse guardandola fisso negli occhi.
Laura si sentì sprofondare nel vuoto, l’orrore della situazione le si presentò in tutta la sua crudezza. Sua cugina aveva ripreso i sensi e i suoi guaiti si trasformarono in urla appena Mauro le mollò uno sganassone di benvenuto nel mondo dei vivi.
L’omone le inchiodò le braccia dietro la schiena e Daniela capì quello che stava per succederle.
– Oh, no! … NO! … Lasciatela stare, porci, animali! … – urlò impazzita dal terrore appena vide la cugina, nuda, alla mercè di quel pazzo sanguinario.
Laura aveva già capito le intenzioni del bruto e sapeva che le suppliche di Daniela non sarebbero servite a nulla. Gocce di sudore imperlavano il volto del suo aguzzino mentre serrava e disserrava i pugni come per prepararsi a strangolarla.
Poi l’afferrò per i polsi e la trascinò sul pavimento. La sbattè per terra senza tanti complimenti, poi si abbassò i pantaloni da lavoro sulle caviglie e si avvicinò lentamente. Daniela urlò e cercò di liberarsi dalla stretta di Mauro.
– Calma troietta… Ora tua cugina sta per farsi sfondare da un esperto, sissignore, un vero esperto! –
Laura concentrò la sua attenzione su quella mazza che si ergeva imperiosa dalla selva dei peli pubici. Con una bestemmia, Rico l’afferrò per i capelli e avvicinò il membro alla pelle vellutata delle guance della ragazza. La biondina deglutì nuovamente: un grumo di paura le rimbalzava invisibile contro il palato.
Laura agitò il capo e cercò ancora una volta di schermirsi da quell’asta turgida, ma le sue proteste erano inutili, e lo sapeva benissimo anche lei.
Rico si piegò su di lei e le appioppò un violento manorovescio che la colpì sulla bocca. Laura trasalì e crollò il capo, Rico la colpì di nuovo. Il secondo schiaffo lasciò l’impronta dei polpastrelli sulla sua guancia sinistra.
– Avanti, girati! – muggì l’uomo rivoltandola bocconi, afferrandole le chiappe e costringendola a piegarsi ad angolo retto, carponi. Laura strinse il culo: stava per sodomizzarla. Sapeva che certi uomini preferivano così…
Rico le fu subito sopra e il suo peso le mozzò il fiato. La ragazza si dimenò sotto di lui, ma invano. Attraverso il boato sempre più forte che impazzava nel suo cervello riuscì a distinguere gli insulti di Mauro e le urla angosciate di Daniela.
Nel frattempo, il glande di Rico sfiorava pericolosamente le sue chiappe spalancate. Finalmente, puntò deciso contro il buchetto raggrinzito… Laura capì che forse sarebbe riuscita a mantenere la sua verginità, pagando però un prezzo spaventosamente alto…
Rico intanto stava cercando di infilarglielo nel culo: Laura urlò, straziata, le sue unghie strisciarono sul pavimento alla ricerca di un appiglio immaginario. Due si ruppero.
Laura gridava ora a pieni polmoni e la gola le bruciava dallo sforzo. Rico affondò i denti nel collo della vittima e iniziò a succhiare, a succhiare e a mordere, a mordere e a succhiare finchè le urla di Laura si trasformarono in una sequenza di singhiozzi appena udibili.
Niente sembrava ormai importante salvo quella belva sadica che la schiacciava a terra cercando di sodomizzarla. Laura strinse ancora il culo per impedire l’oscena penetrazione.
– Ma guarda che troia! – urlò Rico. La colpì alla nuca col pugno chiuso. Nonostante lo shock, la ragazza continuò a serrare le chiappe, terrorizzata all’idea che un pene così grosso potesse sfondarle il culetto vergine.
– Guarda che prima o poi te lo apro il culo, quindi fai la brava. Stai tranquilla che in un modo o nell’altro il culo te lo sfondo! – ruggì Rico esasperato dalle resistenze della propria vittima.
La ragazza intanto continuava a urlare terrorizzata e a dimenarsi e Rico si stancò, finalmente, dei suoi infruttuosi tentativi. La prese per le spalle e la costrinse a girarsi sulla schiena, poi le inchiodò i fianchi con le sue gambe muscolose. Il cazzo in tiro puntava deciso in direzione della vagina. Rico si accucciò, pronto all’offensiva finale. Alzò la testa e si rivolse al compagno.
– Ehi, Mauro, dammi un po’ quella leva che ho comprato a Genova! –
Mauro scoppiò in un risolino beota e, sempre trascinandosi dietro la povera Daniela, andò ad aprire un cassetto del bancone da lavoro.
Dopo un attimo ne tirò fuori un lungo attrezzo che Laura non riuscì a riconoscere. Era comunque un’attrezzo lungo una trentina di centimetri e grosso più di quattro, cilindrico e arrotondato alle punte, corroso dalla ruggine. Lo lanciò a Rico.
– Eccolo qua. Eccolo qua il tuo primo amore – disse Rico, agitando l’utensile di fronte agli occhi della biondina terrorizzata.
– Nooooo! – strillò la ragazza chiudendo gli occhi come a voler cancellare dal mondo quel mostro di metallo.
Stava ancora strillando quando sentì il ferro freddo e rugginoso premere contro le cosce.
Rico lo agitò finchè un’estremità toccò la carne sensibilissima. Laura rimase senza fiato e il suo bel volto si trasformò in una vitrea maschera funebre. Il puntale si avvicinava sempre di più alla fessura indifesa… Laura tremava e i denti battevano un ritmo di paura. Presto la punta toccò le labbra gonfie. La ragazza strusciò il culo sul pavimento, le lunghe gambe da ballerina imprigionate da un reticolo invisibile di dolorosissimi crampi.
– Ahiaaa! … No! … NO! … Mi fa male! … –
L’arnese scivolò oltre le grandi labbra tese fino all’inverosimile e iniziò a massaggiare le pareti della vagina che si strinsero intorno all’intruso proprio come se fosse il membro di un giovane amante. Laura trasalì, inarcò la schiena e buttò indietro la testa. Rico intanto ruotava lo strano arnese proprio come se fosse un cacciavite: presto il metallo si strofinò contro il clitoride. Laura agitò le gambe cercando di riunire le ginocchia, mentre l’uomo manovrava quell’arnese con crudele maestria, dosando i colpi e curando che la punta non trafiggesse la membrana dell’imene.
Daniela non riuscì a sopportare un solo secondo di più di quell’osceno spettacolo e si afflosciò come una marionetta tra le robuste mani di Mauro.
– Ecco che arriva, bella puttanella! – rise intanto Rico.
Laura si sentì mancare, quel pezzo di ferro si apriva la strada, nel suo canale vaginale indifeso, con la prepotenza e l’ottusità di una scavatrice. La violenza dell’inumana aggressione trascinò la biondina lontano dal pavimento di quel lurido garage, in un mondo lontano dove solo gli spasimi dolorosi della carne regnavano incontrastati.
Cercava di muovere il bacino ma la morsa di Rico era inflessibile. Si rassegnò in attesa del colpo definitivo che l’avrebbe privata della sua verginità.
– Aaaaaahhhhh!! … AAAAAAAAAHHHHH!!!! …… –
Arrivò con la forza e la furia di un’esplosione nucleare. Mai prima d’allora aveva provato un dolore simile: una calda agonia devastatrice che si diffuse rapidamente in tutto il corpo. Ragnatele di crampi avvolsero i suoi muscoli in un macabro sudario…
La ragazza sentì l’arnese freddo e duro lacerarle l’imene e fu sul punto di svenire.
– Ecco fatto!   Tutto a posto… D’ora in poi sarà una passeggiata per noi, eh, Mauro?   Ce la potremo chiavare senza sporcarci il cazzo! –
– Ooohh! …. Perchè? ! …. Perchè? ! … Cosa mi hai fatto… Cosa mi hai fatto… – singhiozzava disperata Laura.
– Solo quello che volevo, povera troietta, ora possiamo divertirci ben bene tutti insieme, – e aggiunse, gettando un’occhiata a Daniela. – E se la tua cuginetta è pure vergine non preoccuparti, io e il mio amico le insegneremo a stare al mondo! –
Estrasse l’attrezzo dalla vagina e lo guardò, rimirandolo: era tutto sporco di sangue. Lo lanciò in un angolo e poi si volse a guardare la biondina con sguardo famelico.
Laura cercò di sfuggire al nuovo attacco di Rico, ma, indebolita dalla paura e dal dolore, non riuscì ad evitare che l’uomo la bloccasse a terra e iniziasse a saggiare con la cappella l’elasticità della fessura appena deflorata. Rico portò le mani nodose alla gola della vittima e iniziò a stringere. Nel frattempo il pene cercava di scivolare nella vagina strapazzata, con movimenti rudi e sgraziati. Laura si contorceva sul pavimento con la lingua a penzoloni e la figa in fiamme. Cercò di graffiare il volto del suo aggressore come una gatta selvatica, ma Rico rise dei suoi patetici tentativi. Laura scalciava e si dimenava ma non riusciva a staccarsi da quel doppio assalto, alla sua gola e alla sua femminilità. Provò a tempestare di pugni il volto del bruto ma non successe nulla. Era come colpire un pezzo di marmo con due cotton-fioc. La sua forza si affievolì man mano che nuvole nere si addensavano davanti ai suoi occhi e la vista si annebbiava. Allora Rico allentò la presa ridendo mentre le ficcava nella vagina un’altra porzione del suo robusto cazzo. Era dentro ormai per quasi la metà. Laura boccheggiò affannosamente, mentre riempiva d’ossigeno i polmoni ormai esausti.
– Ma come fate a trattarla così? … Siete degli animali! – guaì Daniela, che intanto si era ripresa, mentre le lacrime le rigavano le guance.
– Senti bambolina, la tua amichetta è bella stretta laggiù in mezzo alle gambe… proprio come deve essere una vera donna. E glielo sto insegnando io: più gliene do e più ne vuole, – si degnò di rispondere Rico.
– Si, chissà se anche questa è della stessa pasta. Anche tu ce l’hai stretta tesoro? – chiese Mauro a Daniela ficcandole la lingua nell’orecchio.
Daniela strillò impaurita e cercò di liberarsi dalla sua presa.
– Sei disgustoso! – gli urlò.
– Cambierai idea appena inizierò a martellarti con il mio pistone. –
Rico intanto aveva preso ormai un ritmo regolare e Laura sprofondò in un baratro di dolore insopportabile. Le sembrava che l’uomo la stesse facendo a pezzi, la stesse squartando con un terribile strumento di tortura. Il pene conquistava spazio e si infilava sempre più in profondità dentro di lei allargandola dolorosamente fino in fondo. Le membrane lacerate urlavano tutta la loro agonia e ad ogni botta del pistone che la stantuffava Laura urlava insieme a loro: aveva l’impressione di essere sfondata ogni volta.
Rico cominciò a dimenarsi pazzamente sopra di lei e la biondina vide nei suoi occhi uno sguardo selvaggio. Lo stallone stava perdendo il controllo e i suoi movimenti si fecero frenetici e sgraziati. Quindi anche gli aguzzini più sadici possono perdere il controllo, pensò amaramente Laura.
– Si! Si! Ti sborro nella fica, te la sparo tutta dentro! – urlò.
Laura inarcò la schiena e ululò di vergogna e di disgusto mentre i getti caldi e bollenti le allagavano la vagina. Rico le scaricò dentro l’ultima poderosa bordata di seme e poi si abbattè su di lei privo di forze. Laura riuscì a udire i battiti del suo cuore che si univano all’ansimare pesante del suo stupratore ormai placato.
– Ragazzi, per essere una vergine, non te la cavi neppure male. Chissà se la tua amichetta è altrettanto brava a farsi sfondare, – commentò Rico poco dopo rialzandosi e lanciando un’occhiata verso Daniela.
– No! … No! – strillò la brunetta.
Mauro era impegnato nella non difficile impresa di sfilarle i pantaloni. I jeans furono afferrati brutalmente e fatti scendere a forza lungo le cosce, le gambe, fino alle caviglie e Daniela sentì la mano del suo carceriere infiltrarsi sotto il tessuto elastico delle mutandine e rovistare la carne giovane e soda.
Rico si alzò, Laura si voltò e vide che la cugina si dibatteva come una pazza cercando di allontanare la mano del biondo. Il volto della brunetta era ormai una maschera di terrore e repulsione.
– La mia sembra un po’ freddina rispetto alla tua, – iniziò  Mauro rivolto al suo compare – ma sono sicuro che un buon cazzo nel culo risolverà il problema. –
– Nooooo! … – urlò Daniela disperata.
La ragazza ormai isterica iniziò a scalciare alla cieca e così facendo perse i sandali. Con un guizzo viperino riuscì a sottrarsi all’abbraccio del biondo e artigliò le guance del carceriere che si rigarono immediatamente di rosso. Il sorriso arrogante svanì subito dalla sua bocca. Alzò una mano e abbattè la prigioniera con un poderoso manrovescio.
– Freddina o no, questa puttanella ha bisogno di una lezione. Anzi, ora che ci penso, una bella lezione farebbe bene a tutte e due, – ruggì Mauro passandosi una mano sulla guancia offesa.
– Che cosa pensi di fare, Mauro? – chiese Rico.
– Mettiamole sotto chiave finchè non capiscono come devono comportarsi, –  disse l’altro.
– Buona idea! –
Rico si tirò su i calzoni da lavoro, richiuse la cerniera e poi trascinò Laura contro la parete. Con una mano la tenne ferma contro il muro e dopo un attimo Laura sentì qualcosa di freddo e duro premere contro la propria gola. Era un collare, ampio a sufficienza per un collo umano. Rico fece scattare la serratura e la biondina si ritrovò incatenata al muro come un cane da guardia.
– Ora spoglia quell’altra! – ordinò a Mauro
– Merda è scivolosa come una biscia, – mugugnò l’amicone.
Daniela combatteva con quanta forza aveva in corpo, ben sapendo che se quel bruto fosse riuscito a incatenarla al muro, anche la più piccola speranza di salvezza sarebbe svanita definitivamente. Ma il bruto aveva altri piani per lei. Riuscì a immobilizzarle le braccia e a inchiodarle i gomiti dietro la schiena mentre lei scalciava all’indietro cercando di colpirlo. Rico si fece avanti e iniziò a percuoterla selvaggiamente. Le sue nocche dure martellarono il mento e le guance di Daniela che trovò il coraggio di sputargli in faccia e di insultarlo, nonostante la paura e la sofferenza.
Un pugno più violento la colpì alla bocca dello stomaco mozzandole il fiato. Daniela crollò inebetita tra le braccia del biondo. Rico non perse tempo: si fece avanti e le abbassò le mutandine mettendo in mostra il pube coperto da una peluria castana e morbida. Quando erano discese all’altezza delle ginocchia le lacerò con uno strappo violento, poi le strappò di dosso anche la maglietta.
– Dai, Mauro, tocca a te, ora! –
Laura rimase a bocca aperta: la visione di sua cugina completamente nuda trascinata per la stanza come una bestia da macello le mozzò il fiato nella gola e un brivido gelido le corse giù per la schiena pensando a quello che stava per accadere.
Mauro piazzò Daniela sopra un piccolo tavolo da lavoro. Solo le natiche e le reni poggiavano sul piano del tavolo. La brunetta piegò la testa all’indietro e i suoi lunghi capelli spazzarono il cemento del pavimento…
Rico le legò i polsi ai fianchi del tavolo, mentre Mauro le divaricava le gambe e le legava ai piedi del tavolo stesso. Daniela alzò la testa e la posizione scomoda le provocò una smorfia di sofferenza. Aveva visto cosa quei due mostri avevano fatto a Laura e sapeva benissimo che ora era venuto il suo turno. Cominciò a piangere silenziosamente e a tremare in tutto il corpo.
– Perchè fai così, bella bambina? Dovresti essere ben contenta… – sorrise Rico vedendo che la prigioniera si agitava come impazzita sul tavolaccio.
Mauro si abbassò la zip dei jeans e Daniela urlò il suo terrore appena vide guizzare imperioso l’uccello già in tiro del suo torturatore.
– Hai visto come si agitava la tua amichetta… Cazzo, forse le è pure piaciuto. Mi mungeva il cazzo, me lo spremeva come un limone e scommetto che tu farai lo stesso con il mio amico… – continuò Rico nuovamente arrapato. Una vergine terrorizzata di perdere il suo tesoro più protetto… Ecco il suo genere di spettacolo preferito…
Laura non resistette più alla tensione nervosa accumulata e scoppiò a piangere.
– Lasciatela stare! … Maledetti porci bastardi! … Laciatela stare! … – urlò disperata.
Daniela era ormai isterica. Si agitava follemente cercando di infrangere i legami che le inchiodavano polsi e caviglie, ma i due uomini conoscevano bene il loro lavoro di aguzzini: non aveva nessuna possibilità.
E infatti la ragazza, nonostante i suoi frenetici sforzi, non riuscì neppure a sollevare la testa oltre il piano del tavolo, alla fine i suoi muscoli si irrigidirono e si rifiutarono di obbedire, le urla si fecero sempre più sommesse e lei ristette tremante e con la bava alla bocca. Comunque infastidito da quel sottofondo sonoro, Rico raccolse uno straccio logoro e unto e lo cacciò nella bocca di Daniela a mò di bavaglio. Mentre la ragazza tossiva e deglutiva cercando di vincere la nausea, Mauro si sbarazzò dei pantaloni e si avvicinò alla ragazza, smanettandosi il cazzo.
Laura nel frattempo agitava la testa, inorridita. Portò le mani sul collare e si accorse che liberarsi della sua stretta era veramente impensabile. Le natiche nude sfioravano il cemento frastagliato della parete a cui era incatenata e alla fine si rassegnò. Non poteva fare altro che osservare impotente le contorsioni pietose della cugina e assistere al suo stupro.
– Niente cacciaviti o roba del genere, stavolta! – esclamò il biondone. – Stavolta basta e avanza il mio cazzo! –
Si piegò sul corpo di Daniela e le sue mani si riempirono della carne delle sue tette. Poi avvicinò i fianchi alle gambe spalancate della prigioniera, cercando di centrare la fessura vergine. Le unghie di Daniela strisciarono sulla superficie del tavolaccio e si ruppero dolorosamente man mano che il pene si apriva la strada dentro di lei. Daniela sbiancò: il suo volto si fece pallido e inespressivo come quello di un cadavere.
Poi il bruto diede una spinta brutale e violenta squarciandole l’imene e sprofondando in lei fino ai coglioni e il corpo della ragazza ebbe uno scatto spasmodico, come se avesse toccato un filo scoperto, mentre un muggito terrificante usciva fuori dal bavaglio che le occupava la bocca.
– Incredibile! – sbuffò Mauro, asciugandosi il sudore sulla fronte. – Gliel’ho sfondata con un colpo solo, gliel’ho sfondata! –
Daniela rimase immobile, mentre il suo corpo era oramai come un manichino manovrato dispoticamente dalle botte di cazzo del maniaco. Eppure un osservatore attento avrebbe potuto notare un sottile tremito incontrollato in tutto il corpo.
Laura vide lo sguardo perso nel vuoto della cugina e capì che Daniela era ormai entrata nel circuito della follia e dell’oblio. Ricordò il proprio stupro e strinse le gambe in un moto di istintiva autodifesa. Continuò inorridita ad osservare la chiavata dell’uomo sul corpo abbandonato della cugina, il sangue che le imbrattava le cosce e quando Mauro, ruggendo come un leone infuriato, le scaricò dentro tutta la sborra accumulata, sentì pietà per lei e scoppiò in lacrime.
Erano per lo meno vive. Ma in che stato erano ridotte!

– Laura? Laura, dove sei? –
La biondina aprì gli occhi cercando di spazzare le nebbie che erano scese sulla sua ragione. Rico e Mauro l’avevano lasciata appesa al muro per almeno un’ora, poi l’avevano percossa quasi fino a farle perdere i sensi e infine l’avevano trascinata in un altro angolo della cantina. Avevano poi fasciato la sua vita con una banda di cuoio che avevano fissato alla parete con una catena. Daniela aveva subito un simile trattamento. Dopo essere stata sverginata era stata gettata sul pavimento come una lattina vuota, i polsi legati strettamente alle caviglie.
– Laura? Sono qua! Riesci a muoverti? – ripetè Daniela. I due bruti erano usciti e avevano spento le luci. L’oscurità regnava cupa nel seminterrato.
– Non molto. Hanno legato qualcosa intorno alla mia vita… Non so cosa, ma faccio fatica a muovermi, – rispose la biondina.
Laura brancolò nel buoi e i suoi occhi cercarono di sondare la fitta  oscurità che si stendeva intorno a lei come un sudario impalpabile. Era ancora giorno o era già notte? Allungò le mani davanti a se e subito udì il suono di qualcosa che strisciava sul pavimento. Era sua cugina? Era un topo?
– Stai bene? – singhiozzò Daniela rispondendo così al suo dubbio.
– Si, credo di si. Oh Dani, che cosa possiamo fare? Quei due sono dei pazzi e qui intorno non c’è nessuno che possa sentirci e venire a salvarci! – rispose disperata Laura.
– Chissà. Forse i nostri genitori capiranno che ci è capitato qualcosa non vedendoci rientrare. Forse chiameranno la polizia… –
– Ma non è la prima volta che restiamo a dormire fuori di casa, Daniela! Potrebbero non far caso alla nostra assenza. –
– Si ma di solito avvisiamo, no? Fidati, mia madre si preoccuperà e farà sicuramente qualcosa. –
– Spero che tu abbia ragione… Non so se posso sopportare un’altro pomeriggio come questo. –
– Io… Oh maledizione… Non so proprio cosa fare… Sai, Laura, sono stata proprio una stupida a pensare di poter venire in questo posto schifoso a fare le interviste per il referendum. Guarda in che guaio sono andata a cacciarti! – pianse Daniela.
Le due ragazze continuarono a parlare ma si interrompevano ogni volta che credevano di sentire il rumore ormai familiare degli stivali degli aguzzini sul nudo cemento.
– Forse si stancheranno e ci lasceranno andare, – disse, non troppo convinta, Daniela.
– Oppure ci lasceranno qua a morire di fame! – esclamò Laura in preda al panico.
– Zitta, non dire queste cose. Sono così spaventata! –
– Daniela… Tu… Voglio dire, come ti sentivi quando quel porco ti ha violentata? – chiese timidamente Laura.
– Ma come puoi farmi questa domanda? – esplose la cugina e scoppiò a piangere ancora una volta.
Laura si morse il labbro superiore.
I minuti passarono lenti e le due ragazze si convinsero che i due carcerieri le avessero davvero lasciate a marcire nel seminterrato. Poi sentirono un suono di passi dietro la porta della cantina. Di colpo, un raggio di luce s’incuneò nella fitta oscurità. i due scesero gli scalini e fecero scattare l’interruttore centrale. Ora Laura riuscì a vedere il corpo della cugina raggomitolato, piegato in due, con i polsi e le caviglie legati strettamente insieme. La biondina rabbrividì per l’orrore.
– Ah, ci siete ancora. Immaginavo che non andaste da alcuna parte ma non si può mai sapere, – sghignazzò Rico. In mano aveva una lattina di birra semivuota.
– Già, potevano essere scappate in cerca di un po’ di cazzo… Non ce la fanno a stare senza anche solo un paio d’ore, – continuò il biondone ridacchiando.
– Siete malati! – sputò disgustata Laura.
Rico avanzò verso di lei e le innaffiò il volto con un getto di birra tiepida. Laura tirò indietro il volto e iniziò a tossire e a sputare come se l’avessero spruzzata di cianuro. Poi Rico sganciò la banda di cuoio che immobilizzava Laura. Mauro invece slegò Daniela e la trascinò in un’altra zona della cantina, ordinandole di allargare le gambe e di tenere le braccia ben alte sopra la testa. Fissati al suolo, distanti circa un metro e mezzo l’uno dall’altro, stavano due anelli d’acciaio. Due catenelle erano agganciate agli anelli con le due estremità libere che terminavano con un paio di robuste manette. Mauro le collegò alle caviglie della brunetta. Poi, attaccò una sbarra di legno lunga almeno un metro ad una catena che pendeva dal soffitto.
– Su le braccia! – abbaiò bruscamente quando la ragazza, stremata, iniziò a piegare i gomiti.
Daniela sussultò e tese le braccia come le era stato ordinato. Usando due robuste cordicelle, Mauro legò i polsi della ragazza alle due estremità dell’asse di legno.
– Ecco fatto. Ora non può andare da nessuna parte! – disse l’uomo ammirando il proprio lavoro.
Daniela si scoprì immobilizzata, gambe e braccia in tensione fino allo spasimo: i lunghi capelli castani ondeggiarono sulle curve tese del culo. La ragazza si lamentava piano, alzando lo sguardo sui polsi inchiodati.
La catena a cui era stata assicurata l’asse di legno e che pendeva dal soffitto ricadeva mollemente verso il pavimento. Mauro l’afferrò e diede una brusca tirata: subito Daniela si sollevò dal suolo e lanciò un urlo di dolore.
Laura osservava la scena col cuore in gola: sembrava di essere in una camera di tortura dell’inquisizione…
– Basta! Basta! … Finirete per ucciderla! … – urlò poi a squarciagola all’uomo che continuava a sollevare il corpo nudo della cugina.
Mauro ignorò freddamente il pianto della ragazza e continuò a tirare finchè tutti i muscoli di Daniela si tesero nell’aria come cento corde d’arco pronte a scoccare nello stesso istante.
– Così va meglio, – disse infine dopo aver assicurato la catena ad un anello infisso nel muro – Ora sono sicuro che non combinerai scherzi mentre noi ci divertiremo con la biondina. Ma non preoccuparti, dopo ce ne sarà anche per te. – e cacciò una mano tra le cosce spalancate di Daniela.
– Ch… Che… Che cosa volete farmi? … – balbettò Laura battendo i denti.
Rico sorrise bieco e la biondina scattò, cercando di fuggire ma l’uomo non si fece cogliere impreparato  e le fece lo sgambetto mandandola a rovinare pesantemente al suolo. La ragazza battè violentemente il capo e perse i sensi.

Laura non sapeva per quanto tempo fosse rimasta priva di sensi. Quando rinvenne, si trovò appesa ad una parete della cantina. Robuste funi di nylon le inchiodavano le braccia sopra la testa. Altre quattro funi si occupavano delle sue gambe, tenendole divaricate e premute contro il muro. I piedi penzolavano a circa trenta centimetri dal suolo.
Aprì gli occhi sbattendo le palpebre appesantite e vide i due carcerieri ritti in piedi davanti sua cugina. Ancora incatenata, Daniela strillava impotente.
– Ragazzi, sembra che questa tipa non abbia mai visto un uomo prima, – fece Rico.
– Già, però prima, quando me la sono chiavata non faceva tante storie… Secondo me ha solo bisogno di essere svezzata… è solo questione di allenamento! – rispose il biondone.
– Che cosa volete farle? – urlò Laura quando vide Mauro piazzarsi alle spalle della cugina.
– Niente di speciale… Giusto allargarle un po’ il culetto, così, tanto per rompere il ghiaccio, – rispose Rico.
Laura lo guardò incredula. Poi si accorse che il biondo aveva in mano un fallo di gomma non molto grosso, forse tre centimetri di diametro, pensò la ragazza. Con due dita della sinistra allargò le natiche di Daniela che strillava terrorizzata e con l’altra mano spinse il vibratore contro il buchetto serrato della ragazza che si contorse e urlò tutto il suo dolore. Iniziò a piangere mentre il fallo di gomma la penetrava lentamente nel retto.
– E dai bambina, non dirmi che non ti diverti! – rise l’uomo spingendo con lentezza esasperante quel pene artificiale nello sfintere della brunetta.
Laura distolse lo sguardo, disgustata da quella violenza oscena. Le urla di Daniela si erano fatte strazianti e risuonavano nella cantina, mentre intanto, Rico si puliva le mani sui pantaloni, soddisfatto dello spettacolo. Poi si rivolse a Laura.
– Ma tu sei sveglia. Bene. Allora possiamo lavorarti un po’ mentre aspettiamo che l’altra si scaldi… –
– Noo! – esclamò Laura e si pentì di aver parlato.
Rico si avvicinò, tirò fuori da una tasca dei jeans un accendino Bic di plastica rossa e posò il pollice sulla rotellina. Scintille pallide e azzurre tremolarono di fronte agli occhi di Laura, presto sostituite da un’intensa fiammella arancione.
– Lo vedi questo bambina? Ti piace questo giocattolino? Ti piace giocare col fuoco? –
– No! … Mettilo via! – urlò Laura, la fronte corrugata per la paura.
– Non è pericoloso, se sai come usarlo… –
Rico aumentò l’estensione della fiamma agendo sul regolatore del gas e l’avvicinò al volto della biondina in modo che potesse sentirne il calore. Per un attimo Laura pensò, terrorizzata, che volesse bruciarle i capelli.
L’uomo invece abbassò la fiamma, poi si inginocchiò in mezzo alle cosce allargate della ragazza appesa al muro, annerendole la chiara e fine peluria delle gambe. Laura si morse il labbro inferiore e abbassò il capo per seguire i minacciosi movimenti dell’accendino. Il bruto cominciò a fischiettare allegramente e intanto alzava l’insolito strumento di tortura finchè questo arrivò a lambirle la carne della fessura. Laura si dibatteva imprigionata dalle cinghie di cuoio e le giunture le dolevano per la sospensione forzata.
– NO! … NOO! … AAYAAAAAAA!! … –
Laura perse finalmente il controllo e iniziò a urlare a squarciagola: il fuoco stava bruciando i peli del pube. Laura sentì l’odore acre di bruciato e cacciò un nuovo urlo di terrore.
I due mostri si unirono a lei in una risata sgangherata, poi Rico tornò al suo lavoro e alzò la fiammella sulle caviglie imprigionate. Le urla della ragazza si erano ormai stemperate in un mugolio disperato. Goccioloni di sudore le colavano sul collo e sui seni, per poi inabissarsi nell’ombelico. Respirava a fatica e il torace sobbalzava ad ogni boccata d’aria.
– Beh, mi pare che possa bastare. – disse finalmente Rico.
Laura udì uno scatto metallico e capì che il suo torturatore aveva spento l’accendino. Sospirò di sollievo e attese tremando in silenzio la prova successiva.
– Tiriamola giù la troia, Forse lei sarà in grado di apprezzare un cazzo nel culo! – suggerì Mauro iniziando a slegarla.
– Ma certo, credo che sia arrivato il momento di inaugurarle il secondo canale, – ridacchiò Rico.
Daniela intanto si lamentava ancora: il pene finto in lattice era sempre conficcato saldamente tra le natiche. Con uno sforzo dei muscoli dello sfintere riuscì a espellerlo, il cazzo artificiale scivolò sul pavimento con un suono attutito ma Rico non se ne accorse.
Era troppo occupato a percuotere la cugina con una salva di robusti ceffoni.
– E ora vediamo un po’ se questo bell’angelo biondo ha un buco del culo caldo e ospitale. – le disse poi regalandole una sonora pacca sulle chiappe.
Laura trattenne il respiro per poi cacciare un urlo spaventoso appena il il lungo dito medio della mano destra dell’uomo si introdusse nel suo ano, forzandolo.
Rico la teneva stretta contro di se, bloccandola con una mano attorno alla vita e continuava a sodomizzarla con il dito dell’altra senza dare segni di volersi interrompere. Ogni volta che le nocche della mano destra premevano con forza contro le sue natiche, Laura si sentiva svenire.
Travolta dal dolore, la ragazza si lasciò scivolare sul pavimento carponi e cercò di liberarsi ma la presa di Rico sembrava quella di un lottatore professionista. Girava il dito come fosse una vite e lo faceva scorrere malignamente e con forza nel suo retto.
Laura strabuzzò gli occhi e un nodo le strinse la gola mentre la chioma disfatta diluviò sul suo volto pallido per la paura.
– No… Ti prego… Basta! Basta! … –
– Hai un bel culo, bambina, proprio un bel culo! – le rispose ghignando Rico estraendo alla fine il dito dal suo ano.
Un suono metallico e secco le fece capire che l’uomo si stava abbassando la cerniera.
Dita ferree le afferrarono i fianchi e subito la ragazza sentì il mento e le guance ombreggiate di barba strusciare contro la carne delle natiche.
L’uomo incominciò a leccarle il culo, la lingua bollente lavava le natiche sode e lambiva il suo buchetto raggrinzito per la paura. Laura strisciò le ginocchia nervosamente sul duro pavimento di cemento, voltò il capo e attraverso la cortina di capelli scarmigliati vide che Rico aveva alzato la bocca dal suo sedere e sorrideva. Cacciò un urlo disperato.
L’aguzzino era tornato infatti a penetrarla con il dito nel suo pertugio maltrattato. Sentiva dolore e una strana sensazione di invasione nel retto: sembrava quasi come se un grosso verme si agitasse dentro di lei.
Laura pianse e il suo corpo rabbrividì di paura quando Rico le strinse la vita con forza.
– Meglio legarla prima di incularla sul serio. Questa puttanella si agita come un’anguilla! –
– Buona idea! Dai che ti do una mano, – rispose il biondo.
– NOOOOOO! …. NON VOGLIOOO!!!! ….. – urlò Laura divincolandosi freneticamente mentre Rico l’afferrava per i polsi e la sollevava dal pavimento.
L’afferrarono in due mentre lei scalciava e gridava e la trascinarono verso un pesante tavolo da lavoro lungo e stretto. Rico le prese le spalle e la rivoltò, cosicchè il pube della ragazza toccò il bordo del tavolo dal lato stretto. Con una mano sulla schiena costrinse la ragazza recalcitrante ad appoggiarsi alla ruvida superficie di legno. L’uomo spinse e lo stomaco di Laura si appiattì contro il tavolo. Come due pantere, Rico e Mauro si gettarono su di lei e in tempo record la immobilizzarono mediante due corde che assicurarono le cosce alle gambe posteriori del tavolo. I polsi furono bloccati con un’altra corda che passando sotto il piano del tavolo li legava insieme.
Laura singhiozzava, sentendosi terribilmente vulnerabile.
– Che…. Che volete farmi? … –
– Ma allora non mi hai sentito prima puttana? – ringhiò Rico mollandole un sonoro ceffone su una natica. – Te lo voglio mettere nel culo. Prima ti ho sfondato l’entrata principale. Ora voglio farti il buchetto più stretto! –
– NOOO! NO! NO! … Non farlo!! … Ti prego! … Non voglio essere inculata!!! …. – Le urla di Laura si fecero sempre più insistenti.
Intanto Rico strisciava il membro caldo e duro sulle natiche fresche della ragazza. Si era già sfilato i pantaloni da lavoro e il contatto fulmineo di quella virilità contro la sua pelle fece rabbrividire di orrore la ragazza.
– E ora ti faccio male! – disse Rico alle sue spalle. – Sto per farti il culo! –
Queste parole terrorizzarono Laura. Non poteva difendersi nè evitare l’oscena violenza, poteva solo urlare per scaricare la tensione. Rimase immobile, in silenzio, in attesa dell’inevitabile.
Poi l’uomo le allargò le chiappe e le infilò dentro il buchetto, come strategia preliminare, un dito. Laura chiuse gli occhi e mugolò iniziando a scalpitare come una bestia condotta al macello. Poteva muovere le gambe solo dalle ginocchia in giù, avendo le cosce immobilizzate dalle funi contro le gambe del tavolo.
– Sembra proprio che la gallinella non veda l’ora di farsi inculare: non riesce a tenere le chiappe ferme! – rise Mauro. Quello squallido spettacolo l’aveva messo di buon umore.
Laura fu colta da un attacco di nausea, ma si concentrò e cercò di controllarsi: mettersi a vomitare ora, con la faccia contro il tavolo, avrebbe potuto rivelarsi fatale.
Rico aveva estratto il dito dal suo sedere e ancora una volta la prese per i fianchi e Laura capì che il momento era giunto. Trattenne il fiato come aspettando una dolorosa iniezione. Poi cacciò un urlo isterico: il glande premeva con forza contro il suo buchetto vergine…
– Prendilo in culo troietta! … Cazzo, che bel sedere che hai! … Non vedo l’ora di riempirtelo! – soffiava Rico alle sue spalle.
– Noooooooooooo!!! …. –
Laura temeva per la sua incolumità: strinse forte lo sfintere in un ultimo, disperato tentativo di salvare il culo.
– Ma che cazzo fai? – ruggì Rico, asciugandosi il sudore dalla fronte. – Mi sembra di chiavare una pietra… e lasciati andare, troia di merda! –
Le ginocchia dell’uomo gravavano dolorosamente sulle cosce della ragazza: se solo riuscissi a rilassarmi e a farlo entrare, pensava Laura, sarebbe tutto più facile…
Ma i muscoli dello sfintere si rifiutavano di obbedirle e si irrigidivano di fronte all’aggressore rendendo così più dolorosa l’imminente invasione. La pressione si allentò per un attimo e Laura si concesse un sospiro di sollievo…
Poi cacciò un urlo disumano, terrificante. Di colpo, come fosse un gigantesco palo d’acciaio, il cazzo le era affondato nel culo senza preavviso. Laura urlò ancora, straziata, sicura che i muscoli dello sfintere si lacerassero da un momento all’altro.
La ragazza dimenò le chiappe contro il ventre liscio e duro come una tavola di Rico. La lenta introduzione di quella mazza era terribilmente dolorosa… Urlò ancora e ancora…
– Oh, adesso si che ci siamo! – mugolò Rico al suo compagno. – Che inculata da sballo, Mauro…. Sapessi come ce l’ha caldo e stretto… –
– Oh, maledizione, povera Laura! … Basta! Basta! Lasciatela stare, porci! … – urlava Daniela.
– E tappati la bocca, troietta! – abbaiò Mauro disturbato dalle grida della brunetta. – Chiudi il becco e cerca di imparare qualcosa. Tra un po’ toccherà a te! –
– Noooooo! … – continuava a piangere Daniela
La ragazza agitava la testa e i lunghi capelli castani sciamavano sul volto dai bei lineamenti. Guardò la cugina appoggiata al bancone da lavoro: Rico era piegato su di lei come una bestia infernale. Daniela sentiva le urla di sua cugina rintronarle nella testa mentre il bruto continuava ad affondare nel suo intestino…. E tra poco sarebbe toccato a lei!
Il dolore aveva piantato i suoi ramponi nello sfintere di Laura. Si riverberò quindi sulle natiche per sconfinare poi sul ventre e diffondersi maligno e inarrestabile in tutto il corpo. La sofferenza era atroce.
Sembrava che quel cazzo maligno non volesse accontentarsi del danno fatto al suo sfintere e avesse intenzione di spingersi oltre, di rovistare nelle viscere e di strappare i segreti più nascosti del suo corpo giovane e innocente.
Le mani di Rico le palpavano le tette voluttuosamente e il suo corpo muscoloso la schiacciava contro il tavolaccio con le dita che tormentavano i capezzoli mentre continuava lentamente a spingersi dentro di lei.
Laura si sentiva profanata da quelle mani che strisciavano su di lei senza pudore e da quel pene che la sfondava dolorosamente: il suo corpo era come un tempio saccheggiato da un’orda di vandali bestiali…
Poi, finalmente, l’ano iniziò lentamente a rilassarsi e Laura sperò che il momento difficile fosse passato. Rico approfittò di questa svolta e spinse il cazzo in profondità, affondando per più di metà della lunghezza: i coglioni dondolarono mossi dall’impeto selvaggio del colpo.
La biondina affondò i denti nella lingua, mordendosela quasi a sangue e chiuse gli occhi inondati di lacrime, cercando di cancellare il dolore della penetrazione, mentre urlava a squarciagola. Quel pene stava scavando un tunnel di agonia nel retto già devastato: la ragazza si rese conto che il momento difficile non era per niente passato, e che l’agonia continuava.
Rico la sodomizzava intanto con foga animale incurante delle sue urla strazianti, ogni colpo più violento del precedente faceva sobbalzare la ragazza, immobilizzata al tavolo e introduceva il suo membro sempre più a fondo. La tortura poteva continuare all’infinito, pensò per un attimo la ragazza: Mauro avrebbe potuto prendere il posto dell’amico e così via per giorni e giorni… Laura sapeva che i due bruti erano ben lungi dall’avere finito con lei. Un cammino doloroso e umiliante si allungava di fronte a lei: non c’era via di scampo, non c’era possibilità di salvezza… Ma perchè era stata così stupida, perchè aveva dato retta a Daniela?
Laura si sentiva fatta a pezzi.
Rico sapeva bene il dolore che le stava procurando e ne assaporava ogni oncia: più la ragazza gridava e più il bruto gustava l’inculata. Laura lo sapeva e la sua mente urlava la sua protesta per essere trattata come un animale. Quel cazzo le scivolava nel retto procurandole un bruciore pazzesco, l’ano dilatato le dava fitte di dolore inaudito e i colpi profondi che le arrivavano in fondo all’ampolla rettale le si ripercuotevano nel cervello.
A un tratto Rico uscì da quel culo violato con un movimento brusco che lasciò Laura boccheggiante, si sentì come svuotata: strinse lo sfintere avvertendo una fitta dolorosa, lo rilassò. Lo strinse ancora in un riflesso incondizionato.
– Ehi, Mauro, hai visto? Da come si muove mi pare di capire che ne vuole ancora! Muove il culo proprio come una troia in calore! –
– Hai sentito puttanella? – sghignazzò Mauro rivolto a Daniela. – Tua cugina ci sballa a prenderlo in quel posto! Ci sballi anche tu? Lo vuoi anche tu un bel cazzo duro nel culo? –
– No! No! …. Per favore finitela! …. Vi prego! … – singhiozzò Daniela mentre la nausea si impadroniva di lei.
Rico intanto era tornato a insidiare il culo di sua cugina. Aveva appoggiato il glande al buchino dolorante e spingeva piano a intervalli regolari. Ad ogni pressione Laura si lasciava sfuggire un gemito.
Poi il bruto affondò il colpo e lo introdusse fino in fondo con una spinta feroce e devastante e Laura scattò come un arco con tutti i muscoli tesi come corde di violino e lanciò un grido terrificante: l’ano cominciò a sanguinare.
Una febbre malsana s’impossessò della sua carne e il dolore divenne martellante. La velocità dell’inculata aumentò, i muscoli dello sfintere sfiancati non opponevano più resistenza e il sangue, lubrificando l’asta, ne favoriva lo scorrimento nelle sue viscere. Le tette si appiattirono contro il tavolo, e i capezzoli strisciarono dolorosamente su quel legno ruvido. Il dolore era ormai parte di se stessa e per un attimo Laura desiderò di morire.
L’umiliante e dolorosa violenza la scuoteva in tutte le sue fibre: mugolava impazzita e bonfonchiava grugniti incomprensibili, annebbiata da quella brutale e disumana sodomia. La sofferenza era diventata ormai una cappa invisibile che l’avvolgeva da capo a piedi e Laura non riusciva neppure a capire se il cazzo la stesse stantuffando nel culo o nella vagina. Le sensazioni dolorose si mescolavano violente in un turbine devastante: era come se Rico la stesse chiavando nel cervello…
Il torace muscoloso sbatteva sulla schiena piegata di Laura e il sudore della carne dava i brividi alla ragazza.
– Che inculata… – gemeva l’uomo mentre continuava a martellarla con colpi furiosi che minacciavano di sventrarla. Il suo pene pareva un martello pneumatico di carne che sprizzasse scintille nel culo della ragazza, la poveretta non urlava più ormai: pareva come morta.
Poi, senza preavviso, Laura sentì un getto caldo irrorarle il canale del retto: Rico stava sborrando! Stava sborrando e proprio nel suo culo!
Le dense masse di sperma bruciarono nelle sue viscere come benzina infiammata: Laura sembrò riprendersi ma solo per lanciare nuove urla rauche mentre si agitava cercando di spezzare le funi che la costringevano ad un’immobilità dolorosa.
Le tette raschiarono sulla superficie di legno, l’uomo la teneva schiacciata contro il tavolo e, nelle spire del godimento, le stringeva il collo come un pazzo.
Ma questa volta Laura non si spaventò. Questa volta l’unica cosa che le importava era che lui al più presto le togliesse quella sbarra d’acciaio dal sedere, e intanto sentiva l’uomo che continuava a schizzarle in culo nuove bordate di sperma bollente.
Rico lasciò la presa e portò le mani sulle reni della bionda. Poi le strinse la vita con tale violenza da mozzarle il fiato. E, finalmente, dopo aver scaricato anche l’ultima goccia di seme, si accasciò esausto su di lei.
– T… Ti prego… Per favore, esci… – riuscì a mormorare la ragazza disfatta.
Rico diede un’altra, questa volta ben poco convinta, spinta col pene e poi uscì rapidamnte. Laura lo maledisse in silenzio e pianse lacrime di frustrazione e di sconforto: quel mostro l’aveva inculata come un animale proprio di fronte a Daniela. Mai, prima di allora, si era sentita così sola!
– E ora passiamo all’altra! – disse Rico rivolgendosi alla brunetta ancora appesa.

Daniela aveva segretamente sperato che l’inculata della cugina durasse molto più a lungo, quando aveva visto Rico irrigidirsi tutto e sborrare dentro il sedere di Laura si era sentita mancare: ora toccava a lei.
– Beh, perchè fai quella faccia? – le chiese infatti il biondone. – Questo spettacolino non t’ha fatto venire l’acquolina in bocca? Non t’è venuta voglia di provare anche a te? –
– NO!   NO!   Lasciateci andare. Ora che vi siete… divertiti, – e senza volere abbassò la voce pronunciando quest’ultima parola. – Ora che vi siete sfogati, lasciateci andare… Per favore! … Non diremo niente a nessuno… Lo promettiamo! – esclamò Daniela.
I due uomini scoppiarono a ridere.
– Nesuno vi crederebbe comunque. E inoltre abbiamo appena iniziato con voi due! –
– A… Appena iniziato? … – annaspò Daniela.
– Beh, intanto io adesso me la lavoro un po’, questa moretta, – disse Mauro fingendo d’ignorare l’interrogativo terrorizzato della ragazza prigioniera. – è più smorfiosa della tua puttanella e scommetto che scalcerà e graffierà, ma per me sarà uno spasso! –
– NO! … Tu sei pazzo! … Non toccarmi! … NON TOCCARMI! – strillò Daniela.
Rico raccolse la cintura dei propri pantaloni e la lanciò a Mauro. Con una smorfia di disprezzo, il biondo piegò in due la cintura e l’agitò in aria a mò di frusta impugnando l’estremità che terminava con la fibbia di metallo.
Daniela cercò di prepararsi, la striscia nera sibilava nell’aria pronta a morderle la carne e la brunetta chiuse gli occhi e strinse i denti: dopo tutto sua cugina aveva subito lo stesso trattamento ed era sopravvissuta, quindi…
E invece, a sorpresa, un pugno si scaricò nel suo ventre, togliendole il fiato e piegandole le ginocchia. Era un colpo da k. o. , ma il fatto di essere appesa come un salame le impedì di crollare a terra.
Daniela aprì gli occhi: un dolore sordo le sconvolse le viscere e per un attimo l’immagine di Laura che urlava dalla paura durante l’inculata a sangue le sfrecciò davanti gli occhi annebbiati. Digrignò i denti terrorizzata e aspettò il secondo colpo.
– Così ti piace, troietta di merda? –
– No! No! Finitela, basta! … – le uscì con un filo di voce e il suo sguardo rifletteva il panico che galoppava dentro di lei.
– Dimenticalo! – rise Mauro.
L’uomo sferrò una terribile scudisciata un direzione della gola scoperta, poi ritirò la cintura e la lasciò ricadere sulle cosce nude. La forza straziante di quei colpi strappava a Daniel FINE

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