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Il feticista dei collant

Il feticista dei collant

La signora Paola Santelli, ora in Anselmi, era una gran bella donna. Ventisette anni, slanciata, corpo esile e delicato, forme sinuose, modi garbati, voce melodica e armoniosa. Il dottor Stranopene aveva avuto un presagistico rizzamento quando l’aveva vista entrare nel suo studio, l’andatura felina accompagnata da un’aria candida e pulita, la blusa primaverile piena di fiori rosa, la minigonna aderente. Aveva salutato educatamente lui e Katia, con tono riverente e gentile. Alle sue spalle, l’infermiera Fichetti aveva sorriso e se ne era andata chiudendo delicatamente la porta. Stranopene aveva risposto al saluto della donna, seguito da Katia che si trovava in piedi dietro di lui. Aveva poi invitato la donna a sedersi.
“Grazie”, aveva risposto lei. E si era seduta. Fu allora che Stranopene s’era avveduto delle sue gambe straordinarie, come uscite da un trattato di anatomia femminile. Slanciate, flessuose, affusolate, dalle linee ben chiuse, delicatissime ma non prive di quella robustezza al polpaccio che era la discriminante.
Katia di certo s’era accorta di quel suo interesse e si muoveva inquieta, dietro di lui, fremendo sotto il camice. Ne sentiva il frusciare del collant mentre strofinava ansiosamente le gambe una sull’altra.
“Allora, signora Santelli. Qual è il suo problema? “. Stranopene amava andare diritto al sodo.
La donna scosse la testa, facendo ondeggiare i lunghi capelli biondi e lisci. “Il problema è mio marito”, esordì. “È fissato con le calze”.
“Uhm”, fece Stranopene. “Si spieghi meglio, per favore”.
La donna lo guardava con evidente imbarazzo. “Mio marito è un deviato. Ama le calze da donna al di sopra di ogni altra cosa. Siamo sposati da quasi un anno, e all’inizio questa sua fissazione era più latente di ora. Per lo meno, tentava in tutti i modi di tenermela nascosta. Quando facevamo l’amore però mi accorgevo che lui era come assente, e per eiaculare doveva concentrarsi intensamente… Non prestava attenzione all’atto in sé, ma aveva bisogno di stimoli fantasiosi. Fare l’amore con lui è sempre stata una vera tortura per me. Poi mi sono resa conto che l’unica occasione in cui si eccita veramente è quando mi vede vestirmi. Al mattino escogita sempre qualche espediente per stare nella stanza da letto con me mentre mi vesto; cerca una cravatta, un bottone, una penna… e intanto mi osserva. Questo si verifica soprattutto d’inverno, quando indosso i collant. Lui se ne sta lì inebetito ad osservarmi mentre li infilo, e se intanto gli parlo a malapena riesce a rispondere. Ma… ”
“Ma? ” fecero in coro Katia e Stranopene.
“Ma l’altro ieri ho avuto la definitiva conferma dei miei sospetti. L’ho sorpreso in bagno mentre s’infilava uno dei miei collant. Sono rimasta esterrefatta… ”
“Poveretto”, disse Katia.
“Caso mai, poveretta” la corresse Stranopene.
“No, no, poveretto lui” riprese Katia. “Chissà che imbarazzo! “.
La donna alzò lo sguardo verso di lei, stupefatta. “Come sarebbe? ”
Katia sorrise. “Signora, suo marito è malato di feticismo. Come tutti i feticisti, è un individuo che soffre perché è costretto ad occultare l’oggetto della sua passione. Ma, al tempo stesso, non può farne a meno. Quando lei lo ha sorpreso in flagrante nel bagno, scoprendo il suo segreto, lo ha come ucciso nell’anima. ”
“Sono rimasta uccisa io nell’anima! ” disse la donna, perdendo per un attimo il suo tono dolce e garbato. “Scoprire di aver sposato un gay… ”
Stranopene si alzò in piedi di scatto. “Signora! Lei sta facendo un mucchio di confusione. Suo marito non è affatto gay come lei pensa, anzi è forse più macho di tanti altri uomini virili. Il fatto che stesse indossando un suo collant non significa che ami travestirsi… ”
“E allora perché diamine lo fa? ”
“Perché lo eccita”, intervenne Katia. “Indossare i collant lo eccita da morire. Come e forse più di un rapporto sessuale con lei, ecco tutto”.
La donna sia alzò in piedi, inviperita. “Come si permette lei? Oserebbe insinuare che non so fare eccitare mio marito? Che dei collant ci riescono meglio di me? È pazzesco! ”
“Nessuno sta dicendole che lei non sa fare l’amore”, disse Katia dolcemente. “La colpa di tutto questo non è sua. Lei stessa ha detto che suo marito è un deviato. Scientificamente, egli ha spostato il suo interesse erotico per il corpo femminile su un indumento femminile. Lei deve considerare suo marito come una specie di malato, non come un pervertito… ”
“Signorina Katia, ricordi che la perversione è di per sé stessa una malattia”, intervenne duramente Stranopene. “Noi siamo qui per questo”.
“Ha ragione” disse Katia. “Siamo qui per affrontare queste malattie dell’anima. E per vincerle, se possibile. In fondo, signora, se lei è venuta qui sa quali sono i nostri metodi. ”
La donna scosse la testa, ansiosa. “No… ”
“Metodi di rottura” annunciò Stranopene. “A volte violenti, ma sempre efficaci. Signora, si spogli”.
“Cosa? ” ululò la donna.
“Il dottor Stranopene le ha ordinato di spogliarsi” intervenne Katia.
“E perché mai? Cosa c’entra… AAAAHHHHH ”
Stranopene s’era alzato, aveva scavalcato con un balzo la scrivania e aveva strappato con un solo gesto la blusa alla donna. Katia nel frattempo le aveva abbassato la zip della minigonna.
“Bel collant”, osservò Katia sfilandole la minigonna dai piedi mentre Stranopene la teneva su. “Molto aderente e sottile. Deve costare molto, almeno diecimila lire. E tra l’altro, non porta le mutandine, sotto. Come mai? ”
“Bè… Non le porto quasi mai, quando indosso i collant… ” mormorò la donna, arrossendo violentemente.
Katia si slacciò il cortissimo camice. Come sempre, sotto indossava unicamente un pesante collant elastico nero. “Io, come vede, non porto proprio nulla oltre al collant”, spiegò. La donna annuiva, disorientata, e intanto Stranopene le slacciava il reggiseno.
Katia sorrise e si mise con le spalle al muro, le gambe divaricate. “Dottore, a lei”.
“Arrivo subito”, ansimò Stranopene gettando lontano il reggiseno della cliente. Il SuperKaz uscì fuori dalla cintola dei pantaloni con un rumore quasi comico. La donna cacciò un grido di sorpresa. Katia divaricò ancora di più le gambe.
Il dottore prese la rincorsa. Si udì un rumore netto di lacerazione. La donna vide il collant dell’infermiera che esplodeva sul davanti, spaccandosi fino all’elastico; contemporaneamente, un fiume in piena di sperma schizzava tutt’intorno. Katia, la bocca spalancata, urlava come un’ossessa arcuandosi e scuotendosi lungo la parete. Il corpino del collant, distrutto, le era scivolato sotto i glutei. Il dottor Stranopene, immobile, lasciava che il SuperKaz schizzasse il dovuto, ma sudava abbondantemente mentre lo faceva.
Quando l’urlo di Katia diminuì d’intensità, il dottore estrasse il SuperKaz dalla sua fica deformata. Katia scivolò nel lago di sperma caldo ai suoi piedi, ansimante. Gocce di sperma cadevano anche dal soffitto della stanza, e alcune avevano investito la donna che, appoggiata alla scrivania, non aveva occhi che per quel meraviglioso oggetto del piacere.
Stranopene si volse a lei, il SuperKaz ancora fumigante. “è il suo turno”, annunciò.
Fu un lampo. Il SuperKaz sfondò totalmente il collant della donna, lacerandolo di netto fino alle punte dei piedi, e spinse la donna con tutta la scrivania addosso alla parete. Penetrò nella sua fica per pochi centimetri, poi Stranopene azionò la Trivella. Il SuperKaz fece rivoluzioni su rivoluzioni nell’utero della donna, aprendo una strada che era sempre rimasta chiusa. “Quasi vergine”, piangeva Stranopene mentre il SuperKaz trivellava nel corpo della cliente sfatta dal piacere. “Che incredibile ingiustizia. Goda ora tutto ciò che non ha goduto in questo lunghissimo anno di matrimonio, signora”.
“Sì! Sì! Ancora! Cosììììììììììììììì! AAAAAAARRRRGGGHHHHHH! AAAAAHHHHHH! ….. ” urlava la donna, sussultando e vibrando come una corda di violino. Quando il SuperKaz le fu arrivato quasi nell’intestino, il dottor Stranopene aprì il rubinetto del similsperma e le inondò le interiora.
“Dottore, non ne versi più di sette litri” raccomandò Katia, sfilandosi il collant distrutto. “La prossima scorta arriverà tra una settimana e abbiamo molte clienti in lista”.
“Stia zitta, egoista” la rimproverò Stranopene. “Vuole tutto per sé questo liquido? Faccia sentire a questa povera donna la consistenza, il profumo e il calore dello sperma, senza la seccatura degli spermatozoi! Considerando che in un anno una coppia media di giovani coniugi fa l’amore quattro volte a settimana, e che ogni eiaculazione consiste in circa cinquanta centilitri di sperma, per pareggiare i conti questa nostra cliente ha bisogno di quasi otto litri di liquido seminale! ”
Katia avvoltolò il suo collant nelle mani e lo getto nel cestino della carta straccia. Osservò compiaciuta i contorcimenti della giovane donna alle prese col SuperKaz del dottore, nonché l’impegno col quale Stranopene lavorava d’anca per farle raggiungere le massime vette di piacere terreno. In questi casi Katia ammirava il dottore fino ad adorarlo.
Quando sentì che la donna stava per morire d’estasi, Stranopene giudicò che fosse abbastanza e chiuse il rubinetto del similsperma. Azionò poi la trivella al contrario per intraprendere l’azione di uscita dalla fica. Calcolò male l’effetto della trivellazione al contrario, e la donna riprese a godere immensamente. Ma ormai era totalmente sfatta di piacere, e non resse oltre. Il volto in fiamme, la bava alla bocca che sbaffava il rossetto, le lacrime che rigavano le guance di rimmel, la signora Paola si accasciò mugolando sulla scrivania, priva di sensi.
Katia batté le mani al dottore, entusiasta. “Lei è un filantropo”, disse. “Meriterebbe il Nobel”.
Stranopene, visibilmente affaticato, ricacciò il superKaz nei pantaloni. Bussarono alla porta.
“Avanti”, fece Katia, completamente nuda.
L’infermiera Fichetti fece capolino dalla porta.
“Dottore, quando si deciderà a mettere delle guarnizioni di gomma alla porta dello studio? ” chiese.
Katia abbassò lo sguardo. Il pavimento ero pieno di sperma; il liquido aveva oltrepassato la porta dello studio ed aveva invaso i corridoi.
“Ha ragione, infermiera. Lo farò fare al più presto, ma questo era un caso davvero disperato”, ansimò Stranopene.
Fichetti osservò la donna priva di sensi, nuda e supina sulla scrivania, e sorrise.
“Linda, porta subito i sali e prepara un bagno caldo per la nostra cliente” disse Katia uscendo dalla stanza. “Domani sarà il turno del maritino feticista. ”
Il dottor Stranopene si lasciò scappare una ridacchiata.
* * *
Andrea Anselmi era un uomo distrutto. Lo si sarebbe tranquillamente potuto scambiare per un quarantacinquenne che portava bene la sua età, ma in realtà aveva trent’anni. Il volto scavato, la barba incolta di una settimana, l’enorme stempiatura dei capelli tendenti al bianco ne facevano un raro esempio di senescenza precoce. Lo sguardo perennemente basso evitava maniacalmente gli occhi della moglie Paola, che pure lo cercava. Katia si rendeva conto di avere davanti un soggetto sull’orlo dell’esaurimento nervoso, che la moglie non intuiva minimamente.
“Bene, signor Anselmi” disse Stranopene. “Si rilassi. È tra amici. Noi non consideriamo la su piccola fissazione una “cosa vergognosa”. Ne prendiamo atto e basta; siamo qui per darle il nostro aiuto di medici”.
L’uomo si faceva sempre più piccolo sulla sedia davanti la scrivania di Stranopene. Al contrario sua moglie, seduta a poca distanza da lui nello studio, sembrava impettirsi progressivamente di uno sdegno feroce e incerenitore nei confronti di quell’individuo.
“Ci racconti cosa trova di tanto eccitante nei collant”, lo esortò amabilmente Stranopene. “Non le nascondo che anche a me piacciono, specialmente se indossati da una bella donna”.
Una scintilla passò negli occhi dell’uomo, contrito sulla sedia. Katia s’avvide di fulminee occhiate del paziente alle sue gambe, lasciate scoperte praticamente per intero dal cortissimo camice. Aveva appositamente indossato un collant nero con il corpino di pizzo, in modo da lasciarne intravedere i ricami sulla parte alta delle cosce.
“Avanti, ci dica” lo incoraggiò di nuovo Stranopene.
“Io… cosa volete che vi dica”, iniziò l’uomo. “A me le calze sono sempre piaciute in modo particolare. Ma nulla di più. Poi…”
“Poi? ” chiese Stranopene.
“… poi conobbi Paola. Me ne innamorai subito, follemente…”
“Come vi conosceste? ” intervenne Katia.
“A… una festa di carnevale in una villa di amici comuni. Io avevo appena iniziato a lavorare, lei si era laureata da poco… A un certo punto della festa iniziammo il gioco dei travestimenti. Ciascuno di noi scrisse un bigliettino segreto in cui descriveva un travestimento. Mettemmo tutti i bigliettini in una boccia di plastica e a turno ciascuno di noi ne pescò uno. A me toccò un travestimento da prostituta. A Paola, invece…”
“A Paola? ” fece ancora Stranopene.
“A lei toccò un travestimento da modella di collant. ”
Paola si ravviò i capelli, visibilmente imbarazzata.
“Chi aveva scritto quel bigliettino? ” disse Katia.
L’uomo era una maschera di vergogna. “Io”, rantolò. “L’avevo scritto io”.
Stranopene sorrise. “Capisco. ”
“Appena Paola pescò il biglietto ci fu imbarazzo tra i presenti”, proseguì l’uomo con un filo di voce. “Tutti cominciarono a chiedere chi diavolo avesse proposto un travestimento tanto bislacco. Per non dare credito a sospetti, io fui tra i primi a chiederlo. Ma eravamo almeno trenta, e sotto il giuramento che nessuno di noi avrebbe potuto rifiutare il travestimento che gli sarebbe toccato, pena l’essere gettati nudi nella piscina. Così ben presto le domande cessarono e ciascuno cominciò a pensare in che modo organizzarsi per il travestimento che si era beccato. Il padrone della villa aveva un grosso guardaroba con maschere, accessori e abiti smessi, a disposizione di tutti. C’era un tempo limite per il travestimento, esattamente venti minuti dal via… Allo scadere, ci si doveva trovare pronti nel salone della villa, altrimenti…”
“Un bagno nella piscina”, disse Stranopene.
“Esatto. Così, ci dislocammo nella villa. Io… ecco, io seguii Paola. Non la conoscevo, ma era molto attraente. Mi dispiaceva un po’ che il travestimento che avevo pensato fosse toccato a lei, ma ero anche molto eccitato per questo… Così feci in modo di attaccare bottone con lei dicendole che per travestirmi da prostituta avrei dovuto indossare un collant, e io non l’avevo mai fatto in vita mia…”
“Era una bugia, vero? Non menta”, disse Katia.
“Sì” rantolò l’uomo.
“Vada avanti tranquillamente”, disse Stranopene.
“Chiesi il suo aiuto per indossarne uno… Lei si dimostrò subito molto spiritosa e gentile e mi aiutò anche a scegliere la minigonna e tutto il resto nel guardaroba… dopotutto si trovava in vantaggio rispetto a tutti, perché le sarebbe bastato spogliarsi per essere perfettamente pronta. Cercammo una stanza libera… In quei momenti, mentre scherzavo con lei, capivo che mi piaceva immensamente… e capivo che anche io piacevo molto a lei. Era una sensazione inebriante. ”
“Molto romantico” disse Katia, sognante.
“Disse che mi avrebbe mostrato “come faceva lei” a indossare un collant, visto che al momento non lo indossava e che il travestimento invece lo richiedeva… Bè, questo mi faceva esplodere di eccitazione. Così la guardai mentre si spogliava. Indossava i pantaloni… Poi prese un collant dalla sua borsetta e se lo infilò davanti ai miei occhi, spiegandomi per filo e per segno quello che faceva… “Arrotolalo così”, mi diceva, “poi lo srotoli con l’indice e il pollice delle mani”… e intanto si muoveva in quel modo così sexy che mi ha sempre fatto impazzire! ”
“Non abbiamo terminato il racconto”, intervenne Stranopene. “Mi dica: lei si travestì da prostituta? ”
“S-sì” rantolò l’uomo senza staccare lo sguardo dalle gambe di Katia. “Quando Paola ebbe finito di infilarsi il collant io cominciai a prepararmi… Ero eccitatissimo e mi vergognavo a mostrarle la mia erezione, ma Paola non fece una piega… Era così dolce, invitante e bella col solo collant addosso… Mi aiutò a indossare il mio… Io ripetei tutto quello che aveva fatto lei, fingendomi irrimediabilmente impacciato… lei mi guardava sorridendo, dandomi tantissimi consigli. Quando ebbi finalmente indossato il collant, lei personalmente mi aggiustò il corpino e l’elastico in vita. Non ce la facevo più, tremavo dall’eccitazione e Paola se ne rendeva conto benissimo. ”
“Ah, bricconcella” disse Stranopene.
“Signora, lei si rendeva conto che l’eccitazione di suo marito era determinata dal collant? ” chiese Katia.
Paola Anselmi si alzò di scatto dalla sedia, pronta a impegnare l’uscita. “No. Credevo che fosse la mia presenza ad eccitarlo. Ma ora ho avuto la definitiva conferma che quest’uomo non mi ha mai amata. Per lui sono stata solo un manichino indossa-collant. A mai più… ” Si girò avviandosi a passi decisi verso la porta.
“NO! “.
Il monosillabo era stato scandito con voce fermissima e assai grave. Andrea Anselmi ansimava, la fronte madida di sudore, fissando un punto della scrivania di fronte a lui. “Io ti amo, Paola. Ti amo alla follia, hai capito? ”
La donna rimase interdetta per qualche istante, la mano sulla maniglia della porta. Poi gridò: “Come osi dire che mi ami? Tu ami solo i miei collant. Non dovevi sposare me, dovevi sposare un collant”.
Katia ancheggiò sistemandosi il collant in vita. “Ci lasci lavorare, signora” disse scuotendosi, mentre l’elastico dell’indumento schioccava più e più volte sulla sua pancia.
“Ma cosa fa? ” chiese la donna, incuriosita, osservando i contorcimenti della ragazza.
“Non lo vede? Mi sto aggiustando il collant. Uff! Pant! …”.
Stranopene si rivolse all’uomo che osservava stupefatto l’infermiera. “Animo”, disse. “Lo tiri fuori e ce lo mostri”.
“Dottore! ” strillò Paola, avvampando.
“Lei stia zitta” disse duramente Stranopene. “Avanti signor Anselmi, lo tiri finalmente fuori. Se continua a costringerlo nei pantaloni, le si spezzerà in due. ”
“Sì, ce lo mostri” disse Katia mentre ancheggiava. “Non sia timido…”
“Andrea, non vorrai fare una cosa del genere! Non vorrai dare retta a questi due pazzi maniaci! ” gridò Paola.
Stranopene si volse a lei con uno scatto rabbioso. “Come osa”, ringhiò il medico, “come osa dare del pazzo maniaco a me? Dimentica chi le ha fatto godere come una ninfomane proprio in questo studio, ieri? Chi le ha sfondato l’utero e glielo ha inondato con dodici litri di similsperma? O vuole fare la virtuosa di fronte a suo marito? ”
La donna era avvampata. “Io… io…” balbettò, esterrefatta e piena di vergogna. Si avvide che suo marito la guardava con gli occhi sbarrati, e le venne voglia di piangere.
“Nessuno ha mai dato del pazzo maniaco al dottor Stranopene impunemente”, recitò il dottore. E mentre lo diceva, estraeva il SuperKaz già fumigante.
“NO! ” gridò Paola. Si spalmò sulla porta, tremando. “NO! La prego! ”
“E invece sì, signora” latrò Stranopene lustrando la cappella dello spropositato organo sessuale. “Stavolta la farò schiattare”.
Katia smise di aggiustarsi il collant e sfilò il camice. “Signor Anselmi, le presento il SuperKaz, il cazzo più grande del mondo, orgorgliosamente appartenente al dottor Stranopene…”
Andrea Anselmi fissava alternativamente l’enorme pene del dottore e lo stupendo corpo di Katia in collant nero. Sembrava ancora più vecchio di prima: nuove rughe parevano spuntate sotto gli occhi e agli angoli della bocca, mentre tutto il suo corpo era pervaso da un tremito irrefrenabile che faceva ballare la sedia.
“A NOI! ” urlò improvvisamente Stranopene, e si lanciò come un kamikaze verso la signora Paola Anselmi, il superKaz spianato come una baionetta.
“AAAAAAAGHHHGGAAAAAAARAGGGHGAARRRRRHHJHJA!!!!!!!!! ” ululò la donna quando il Superkaz sfondò la sua gonna, il collant sottostante e la vagina in un sol colpo. La gonna si polverizzò come cenere spazzata via dal vento, e il collant, con uno schiocco sonoro, si spezzò in due parti e scivolò ai piedi della donna.
“No! Paola! ” ansimò Andrea alzandosi. Si sentì trattenuto. Era Katia.
“Stia al suo posto, sia gentile. Fa parte della terapia” disse la ragazza dolcemente.
“Goda! Goda! GODA! Schiatti di piacere, brutta stronza! ” urlava Stranopene dando spinte feroci. Il corpo di Paola era schiaffato al muro con violenza estrema, mentre la donna urlava in modo atroce. Con la trivella, Stranopene lacerò i suoi tessuti interni fino all’intestino, quindi regolò il getto del similsperma a 10 bar e aprì il rubinetto.
Il risultato stupì lo stesso Stranopene. Il liquido perforò l’intestino della donna come un proiettile, si incuneò nell’esofago, si distribuì nella gola e le schizzò violentemente fuori dalla bocca, dal naso e persino dalle orecchie. Per dieci lunghissimi secondi, la signora Paola Anselmi si tramutò in una grottesca statua grondante sperma da tutti gli orifizi. Stranopene veniva investito in pieno dal getto del liquido, proveniente dalla bocca e dal naso della donna, e resisteva stoicamente nell’impresa. Sapeva che entro pochi secondi la donna ci avrebbe rimesso le penne, ma era deciso a tirare la sua sofferenza fino al limite massimo.
Allo scadere del tredicesimo secondo, mentre il corpo della donna lentamente perdeva di tensione, Stranopene interruppe il getto di Similsperma e azionò la Trivella per far uscire il SuperKaz. Fu una manovra esperta e velocissima. La donna rimase in piedi, seminuda, gli occhi vitrei, mentre lo sperma seguitava a uscirle dalla bocca, come un fucilato che vomita il suo sangue prima della morte. Stranopene si inginocchiò di fronte a lei, distrutto di fatica.
“Nessuno ha mai dato del pazzo maniaco al dottor Stranopene”, ripeté a bassa voce, ansimando.
La donna scivolò a terra con un mugolio. Non aveva perduto i sensi. Era come se un camion l’avesse investita e poi fosse tornato indietro per spiaccicarla sull’asfalto. Scivolò nello sperma che aveva invaso lo studio e pianse.
Andrea Anselmi corse verso di lei. “Paola… come stai? ” rantolò.
“Sua moglie è arrivata ad un buon punto nella cura”, disse Stranopene con calma. “Ora basta con gli indugi. Ora tocca a lei”.
L’uomo si irrigidì. “Cosa… devo fare? ”
Stranopene si alzò in piedi, gli occhi lucidi e la faccia ricoperta del suo sperma. “Vede la signorina Katia? ” disse. “Ha su solo il collant. Ora lei deve fare come ho fatto io con sua moglie. Deve penetrarla attraverso il collant”.
“Cosa? ”
Stranopene ricacciò meticolosamente il Superkaz nei pantaloni. “Non faccia storie. Ha detto lei stesso che i collant le piacciono da morire, no? ”
L’uomo guardò Katia, terrorizzato. “Sì, ma…”
“Non c’è ma che tenga. Lei deve penetrare la signorina Katia attraverso il suo collant. Come ha visto, io con sua moglie ci sono riuscito benissimo”.
“Avanti”, lo incoraggiò Katia sorridendo. “Deve provarci”. Passava sensualmente le mani sul corpino in pizzo del suo collant, ancheggiando.
“Non ci riuscirò mai! ” piagnucolò Andrea. Stranopene gli slacciò fulmineamente la cintura dei pantaloni. Prima che il paziente potesse fare qualcosa, anche i suoi slip erano scivolati giù. Katia si avvicinò e sfilò via gli indumenti dalle sue gambe.
“Avanti! ” disse l’infermiera. “Me lo schiaffi dentro. So che ne è capace”.
Andrea si voltò a guardare sua moglie, ansimante nel lago di sperma di Stranopene.
“Non si preoccupi di sua moglie”, disse il dottore. “Le mostri cosa è in grado di fare. Le mostri la sua mascolinità! “.
L’uomo chiuse gli occhi e digrignò i denti. “Sì…” mormorò. “Sììì! “. Afferrò i fianchi di Katia e con una spinta poderosa sparò il suo pene sulla fica della ragazza. Poi cacciò un gemito di dolore.
“Non si arrenda al primo tentativo”, disse Stranopene. “Continui fino al successo”.
L’uomo strinse le dita attorno ai glutei di Katia, mentre i suoi polpastrelli scivolavano sul morbidissimo tessuto sintetico del collant. Una nuova spinta, più potente: il suo cazzo s’infranse contro la vistosa cucitura centrale del corpino, sul punto che copriva la fitta peluria del pube di lei. Katia ansimò, e Andrea indovinò in quell’ansito una sorta di piacere. Sentì i suoi sensi esplodere, una forza irresistibile, ultraterrena, si impadronì di lui.
“Non sborri ora! ” gridò Stranopene. “Resista, ci mostri la sua mascolinità, se ne ha una! ”
Le parole del dottore aggiunsero impeto furioso alle spinte dell’uomo. Katia, stretta tra le sue braccia, subiva i contraccolpi di quelle botte con violenza, come una foglia in balìa di un tifone. Ogni spinta le gettava all’indietro il bacino, facendola inarcare come un giunco, e sempre con maggiore forza, al punto che Stranopene iniziò a temere che le si sarebbe spezzata la spina dorsale. Ora, ad ogni colpo inferto dal pene di Andrea corrispondeva un forte gemito di Katia, e un tonfo dei suoi piedi scalzi sul pavimento, dopo il salto provocato dalla botta.
Andrea non si rendeva conto di sudare copiosamente, registrava in modo meccanico il liquido oleoso che sembrava avvolgerlo sotto i vestiti, e registrava con finta noncuranza il dolore sempre più acuto al pene. Un ariete di straordinaria durezza, sottile e lungo come un missile, la cappella appuntita come una freccia, che lentamente lacerava i tessuti di lycra del corpino del collant, colpo dopo colpo, con pazzesca tenacia. Le maglie attorno alla cucitura centrale cedevano in progressione, lasciando dei buchi via via sempre più grandi; a tratti erano udibili i crepiti del tessuto in lacerazione, subito dopo il gemito di Katia.
Stranopene sapea che l’ultimo colpo sarebbe andato a vuoto. Dopo un rumore molto forte e quasi osceno, e un urlo infernale di Katia, Andrea diede il colpo e il corpo della ragazza non rimbalzò. Andrea sprofondò in lei inaspettatamente, interminabilmente, quasi dovesse entrare tutto nel suo utero passando per la vagina. Si lasciò scappare un grugnito di stupore, poi in sequenza un urlo possente, animalesco: l’urlo della vittoria.
Stranopene osservò con calma i rivoli di sangue scivolare lungo le gambe incollantate di Katia, venire assorbite dalla lycra, macchiare di scuro il collant già nero. Osservò il volto contorto dal piacere di Andrea, la testa appoggiata sulla spalla di Katia, rivoli di bava alla bocca, mentre il suo pene esplorava le deliziose profondità della vagina dell’infermiera; e vide il fremito scuotere il corpo di lei, alcuni istanti dopo, un tremare incontrollato di tutto il suo corpo, che stava a testimoniare un muto e professionale orgasmo. Sul collant, biancastro, lo sperma si mescolò al sangue. Alcune gocce caddero sul pavimento, sotto i loro piedi avvinghiati.
Poi, ci fu solo il lunghissimo sospiro di Katia.
“Bene, magnifico” disse Stranopene battendo ritmicamente le mani. “Signor Anselmi, mi congratulo con lei”.
L’uomo piegò le gambe, annaspò lasciando il corpo di Katia, e scivolò pesantemente a terra.
Per un attimo, Katia parve sul punto di seguirlo. Le sue gambe si piegarono di scatto, lei ondeggiò, poi riuscì a raddrizzarsi. Stranopene la sostenne amorevolmente, la strinse a sé e la accompagnò alla sedia che prima era stata del suo paziente. Le diede un bacio professionale sulla fronte. Katia sorrise, e solo in quel momento Stranopene si avvide che aveva sofferto molto. Erano lacrime quelle che tentavano di uscire dai suoi occhi serrati.
Una professionista straordinaria, pensò Stranopene meditando per lei un aumento di stipendio.
Schiacciò il bottone dell’interfono sulla scrivania.
“Infermiera Fichetti, la prego di preparare subito due bagni caldi e profumati per i nostri pazienti. Attivi l’idromassaggio e sciolga nell’acqua dell’afrodisiaco. Poi prepari una gonna taglia 42, un paio di slip seconda misura e un collant velato terza misura per la signora Anselmi. Grazie. ”
Si voltò a guardare la signora Paola, scomposta in terra e nuda dalla vita in giù, in quel lago di sperma. Quando, qualche minuto più tardi, sentì bussare alla porta, improvvisamente si ricordò di una cosa che dove fare.
L’infermiera Fichetti entrò calzando un paio di stivali impermeabili.
“Le guarnizioni alla porta”, disse Stranopene.
La ragazza non disse nulla, limitandosi a fissarlo con una certa coraggiosa severità. L’ultimo allagamento di similsperma le aveva rovinato le scarpe, e l’aveva costretta a cambiarsi il collant dell’uniforme.
“Il bagno è pronto, dottore”, annunciò.
* * *
Gentile dottor Stranopene,
Non so davvero come ringraziarLa. L’onorario che le ho corrisposto non è nulla in confronto alla felicità che mi ha fatto ritrovare dopo tanto tempo. Ora con mio marito le cose vanno a meraviglia. Io ho finalmente capito la sua passione per i collant, mentre lui ha capito la mia voglia di sesso vero. Abbiamo raggiunto dei punti di comune accordo, e spesso facciamo l’amore indossando i collant. Sì, ho permesso anche a lui di indossarli durante i rapporti, e devo dire che in questo modo l’atto sessuale gode di benefici enormi, incredibili. Lui non ha più bisogno di pensare ad altro per eccitarsi, mentre io non ho più bisogno di fingere l’orgasmo. È tutto magnifico, dottore, e adesso voglio svelarle una sorpresa. Sono incinta, un maschietto dicono, e Andrea non lo sa ancora. Lo svelo per la prima volta a lei. Grazie per tutto ciò che ha fatto per noi due.
Con profonda stima,
Paola Santelli in Anselmi
P. S. Ringrazi pure la signorina Katia per la sua disponibilità.
P. P. S. Dottore, è certo che il suo similsperma non contenga spermatozoi? FINE

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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