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Il gazebo di Emanuela

Avevo 19 anni ed avevo già alle spalle due anni di una intensa intesa sessuale con il mio partner allora 24enne, che mi aveva, a poco a poco fatto assaporare i piaceri della sottomissione, trasformandomi in una perfetta schiava felice della propria situazione di oggetto sessuale. Avevo anche accettato, pochi mesi prima, di estendere la nostra intimità ad un amico, al quale ben presto il mio ragazzo aveva raccontato della mia inclinazione masochista, per cui mi era già capitato di essere “messa in mezzo” da due padroni piuttosto esigenti.
Poche settimane prima, al termine di un pomeriggio erotico molto intenso, Gianni e Gino, il mio ragazzo ed il suo vecchio amico, avevano iniziato a parlare di qualcosa di speciale che doveva essere organizzato “per me”. Gettarono le basi dell’ evento lanciando idee e discutendone mentre giacevano fianco a fianco sul letto ed io, inginocchiata tra le loro gambe, con le mani legate dietro la schiena, viziavo con lingua e labbra le loro verghe stanche che mi avevano posseduto in tutti i modi e tutte le posizioni.

Naturalmente non venni mai interpellata, ma questa indifferenza verso di me, ben lungi dallo offendermi mi eccitava moltissimo e mi faceva sentire quanto mai schiava, specie quando ogni tanto uno dei due si rivolgeva a me, solo per darmi ordini secchi del tipo: – leccali meglio i coglioni, troia! – oppure – ingoialo più a fondo, vacca! – .
Comunque dopo quella sera non sentii più niente sull’ argomento fino a quando un bel giorno Gianni mi disse che avevano organizzato una festicciola speciale, della quale io sarei stata l’ attrazione principale e mi chiedeva se fossi stata disposta e a quali condizioni.

– Dove, come, quando e chi ci sarà? – gli chiesi
– Nella casa al mare, sabato pomeriggio e sera. Gli invitati, oltre a me e Gino, comprendono una bella coppia ed un loro amico: sono gente seria e sicura, che ama gli stessi giochi che amiamo noi –
– Lei è una schiava come me ? –
– No, niente concorrenza, è una che ha sempre desiderato dominare una ragazza giovane e bella come te: è una bella signora di circa quarant’anni. Anche il marito è quarantenne, come pure il loro amico. –
– E cosa mi succederà? –
– Variazioni sul tema di cose che già conosci bene: sottomissione, giochi vari con il tuo corpo (il nostro eufemismo per dire sevizie o torture), niente che non ti piaccia e che tu già non conosca, magari un po’ più duro del solito-

Senza grandi discussioni, come potete immaginare accettai. Ero eccitata e spaventata insieme: a vent’ anni quaranta sembrano il massimo della età adulta ed insieme anche dell’autorevolezza. Dunque essere schiava di tre adulti mi sembrava il massimo della sottomissione e fremevo al pensiero di quello che avrebbero potuto pretendere da me e delle torture e delle umiliazioni che mi avrebbero inflitto. D’altra parte avevo fiducia nei miei amici che certamente non avrebbero permesso loro di farmi alcunchè di veramente sgradito o pericoloso.

Finalmente venne il sabato ed alle tre del pomeriggio mi venne a prendere Gianni e partimmo per la sua casa al mare, già teatro di tanti momenti deliziosi. Gino ci avrebbe raggiunto verso le cinque con gli altri ospiti.

Mentre Gianni preparava casa e giardino per il ricevimento, io preparai me stessa secondo le sue istruzioni: trucco perfetto, leggermente eccessivo, smalto alle unghie di mani e piedi, di un colore piuttosto vivace, quasi aragosta, intonato con il rossetto. Le labbra, secondo gli ordini di Gianni, dovevano essere quanto mai sottolineate, cioè, come lui amava dire, dovevano essere un inno al pompino: dunque lavorai di rossetto e matita.

I miei capelli, di media lunghezza e di colore biondo scuro, dovevano essere legati in una treccia, molto alta sulla testa, non solo per non essere di impaccio ad eventuali frustate sulle spalle, ma anche per costituire una ulteriore possibilità per afferrarmi o immobilizzarmi la testa.

Quando uscii, perfettamente truccata e splendidamente nuda, per ricevere ulteriori disposizioni, vidi che Gianni aveva preparato il gazebo del giardino per la festa. Si tratta di una struttura esagonale in ferro battuto, costituita da sei sottili colonne collegate da dei ferri curvi che si uniscono in un mozzo centrale con un andamento del tipo “a pagoda”. Al di sotto il terreno è lastricato con travertino e vi si trovano eleganti poltroncine in ferro battuto, laccate di bianco, mentre dal mozzo centrale pende un lume, che però Gianni aveva tolto.

Nuda come ero dovetti predisporre un carrellino con tartine, dolcetti, bevande e ghiaccio, mentre su di un’altro tavolo, invece di invitanti pietanze, erano disposte in perfetto ordine oggetti a me noti quali frustini, aghi, candele, corde ed altri che mi giungevano nuovi, per esempio dei sonaglietti d’ ottone.
Gianni mi si avvicinò e mi diede una lunga occhiata critica:
– sei molto carina così! non ti bacio per non rovinarti il trucco, ma ne avrei proprio voglia. Sei emozionata? –
– Oh, si … tanto – risposi
– Hai paura? –
– Un po’ – confessai
– Stai tranquilla, non ti faremo troppo male… ma senz’altro un po’ di più di quanto tu sia abituata! – disse con un sorriso e prima che io potessi protestare, sentimmo il clacson della macchina di Gino fuori dal cancello.

– Ora vado ad aprire, entra in casa e vieni qui quando suono il campanello, cammina in maniera provocante, parla solo se ti si rivolge la parola, chiamando tutti “signore o signora” in modo molto rispettoso – mi sibilò Gianni e, con una sonora sul sedere nudo mi spinse verso casa.

Dalla finestra spiai l’arrivo degli ospiti: vidi scendere dalla macchina Gino, due uomini impeccabilmente vestiti di età indefinibile tra i 40 ed i 50 anni ed una signora bruna, dal viso duro, ma interessante, vestita di un elegante abito nero, quasi eccessivo per una festa in giardino. Vidi Gianni salutare gli ospiti e fare loro prendere posto nelle poltroncine, poi, prima che suonasse il fatidico campanello, venne fermato dalla signora che, dopo una breve conversazione si alzò e venne verso la casa.

Capii che aveva avuto luogo un cambiamento di programma e mi preparai all’ incontro con la mia “padrona” che infatti non tardò a bussare alla porta.

– Buon giorno, signora – le dissi aprendo la porta.
Lei non rispose, ma entrò in casa e si lasciò cadere in una poltrona senza mai staccare gli occhi dal mio corpo nudo. Imbarazzata a quell’esame, rimasi in piedi davanti a lei avvampando di vergogna per l’umiliazione che subivo, acuita dal sorriso molto ironico che aleggiava sulle labbra della mia esaminatrice.
– girati lentamente – mi disse ed io obbedii lasciando che osservasse ogni particolare del mio corpo, finchè non le fui nuovamente di fronte sotto il suo sguardo carico di scherno e di altezzosa arroganza.
– Hai un bel corpo, schiava… il tuo padrone è molto fortunato. Spero che tu sia anche brava e sottomessa come Gianni ci ha raccontato, perchè allora questo sarà un pomeriggio indimenticabile. Vieni qui da me ora! –
Mi avvicinai a lei: era una bella donna, nonostante il viso duro, ma quello che mi affascinò di più furono le dita affusolate, eleganti e minacciose allo stesso tempo. Mi ordinò di volgerle le spalle e subito sentii quelle dita, dalle lunghe unghie ben curate, scendere lentamente lungo la mia schiena. Immediatamente mi coprii di pelle d’oca, al che la sentii ridere sommessamente e subito fui colpita da un forte manrovescio sulle natiche che mi fece sfuggire un lamento.
– Girati, stronza – mi disse la signora – vedo che sei sensibile al punto giusto… comincio a pensare che con te ci divertiremo. –
Mi girai verso di lei e subito le sue mani si impadronirono dei miei seni e cominciarono ad accarezzarli con abilità. Presto le carezze si fecero più violente, finchè non afferrò i miei capezzoli tra le lunghe unghie del pollice e del indice, stringendoli in una morsa sempre più dolorosa. Cominciai a mugolare, per non urlare, torcendomi tutta per sfuggire a quella presa, ma lei non mollava e, anzi, tirando e torcendo mi costrinse ad inginocchiarmi davanti a lei e poi ad alzarmi di nuovo. Finalmente lasciò i miei poveri seni e la sua mano corse tra le mie cosce forzandomi ad aprire le gambe per infilare, senza complimenti, un dito nella mia vagina, che nonostante il dolore e l’umiliazione da me subiti, era già bagnata ed accogliente. Mi sentii svenire di piacere, ma lei estrasse subito il dito e me lo mise davanti alla bocca dicendo:
– puliscilo troia, sei già tutta bagnata e non abbiamo nemmeno iniziato… credo proprio che ci divertiremo molto con te. – Leccai quel dito come un cagna obbediente, finchè lei non mi fece smettere e, applicatomi al collo un collare da cane con relativo guinzaglio, mi condusse fuori di casa verso gli altri ospiti.

Mi condusse al centro del padiglione, mi tolse il guinzaglio e mi ordinò di tenere le mani dietro la nuca, poi prese posto nella sua poltrona lasciandomi lì in piedi esposta agli sguardi dei presenti.
– Ecco qui la nostra puttanella – disse rivolta a tutti – complimenti per la tua schiavetta Gianni, è un bell’animaletto e da quel poco che ho potuto provare, credo che ci saprà fare divertire
– Vedo che le hai già lasciato l’impronta della tua mano sul culo – disse ridendo il marito della brunetta – e che altro le hai fatto ?
– Solo una lieve carezza a quelle deliziose tettine – rispose lei
– Mi sembrano abbondanti per chiamarle tettine … io le chiamerei proprio tette – aggiunse l’altro ospite – gliele hai mai punte con un ago, Gianni ? –
– Certamente – rispose il mio ragazzo – ma sarà interessante vedere se la tua tecnica è migliore della mia. –
– Intanto, cara vacchetta, – disse poi rivolto a me – chiedi ai nostri ospiti cosa gradiscono bere e servili, invece di stare lì impalata –

– Si, padrone – risposi e mi mossi ancheggiando verso il carrello, conscia di quei cinque sguardi incollati al mio sedere ed alle mie gambe. Spinsi il carrellino verso il primo ospite, l’amico della coppia e mi rivolsi a lui:
– Cosa preferirebbe, signore ? –
– Ti accorgerai presto di cosa preferisco, troia – rispose – ma, per ora dammi un Whisky con ghiaccio –
Gli altri ridacchiarono alla battuta e mi osservavano mentre preparavo la bevanda e la servivo, da perfetta cameriera nuda, piegandomi in avanti col busto in modo da fare oscillare ll mio seno davanti agli occhi del convitato.
– resta ferma così – mi disse lui – afferrando il bicchiere con una mano e accarezzando il mio seno con l’altra – sono proprio delle belle tette, da pungere e da frustare – aggiunse strizzandomi violentemente un capezzolo.
Ben presto servii tutti i presenti ricevendone naturalmente pacche sul sedere, carezze lascive e pizzicotti. Quando porsi il bicchiere alla signora, questa mi sorprese mostrandomi due morsetti a molla che aveva preso, senza che me ne accorgessi, dal tavolino e me li applicò ai capezzoli appendendovi subito due sonagli.
– Ora, mentre beviamo e decidiamo come continuare questa promettente serata, ci farai divertire ballando un po’ per noi… ma, bada che vogliamo sentire suonare i campanellini appesi alle tue tette !
A queste parole Gino accese l’ apparecchio portatile che aveva predisposto ed una travolgente musica “disco”, che sicuramente aveva già preparato per quello scopo, pervase la scena della nostra “festa”. Iniziai a ballare seguendo il ritmo violento di quella musica, agitando il mio corpo come amavo fare in discoteca lasciando sobbalzare a tempo il mio seno per far
suonare quei sonaglietti.

Il ritmo si impadronì di me, mentre sentivo gli sguardi dei presenti appuntati sul mio corpo nudo… danzavo con crescente passione, mi sentivo una specie di Salomè, schiava e regina. Il mio corpo apparteneva a loro, ma contemporaneamente li dominava imprigionandoli nel crescente desiderio… cosa per la quale mi avrebbero punita crudelmente. I morsetti producevano un dolore leggero che si intensificava quando scuotevo le mie
mammelle e che piano piano invadeva il mio corpo insieme alla eccitazione causata dal sentirmi così esposta, costretta a danzare completamente nuda davanti a degli estranei e per di più a costretta a sopportare un dolore per il loro divertimento.

La signora infine si alzò e, afferrato un frustino, venne verso di me.

– Ora ti insegneremo un altro modo per danzare, piccola troia… – Mi legò le mani e passò la fune intorno al gancio al centro della copertura, tirandola con forza, di modo che io mi trovai in punta di piedi, quasi appesa al centro del padiglione, al posto del lampadario.

– e ora vediamo come danzi – disse quasi con rabbia la donna ed iniziò a frustarmi al ritmo della musica. Le scudisciate erano piuttosto forti e cominciai subito a contorcermi sotto i colpi che spesso mi facevano perdere l’ appoggio delle punte dei piedi e mi trovavo a sgambettare appesa per i polsi, con grande divertimento dei presenti.

Ben presto i miei lamenti divennero urletti, con l’unico effetto di costringere Gino ad alzare il volume del mangianastri per coprirli.
– non vorrei che i vicini sentissero questa stronza gridare – disse – meglio che ci considerino solo dei festaioli maleducati. –

Dopo una quarantina di colpi sentivo le natiche in fiamme ed ecco che l’amico della coppia si alzò e dopo avere scelto un frustino sottile si portò di fronte a me sorridendo.
– Lasciala un po’ a me, Serena, che mi voglio divertire con queste tette –

– O. K. Giorgio – disse la donna – tanto il culo mi sembra ben lavorato per ora –

Giorgio, sempre sorridente, inizio a solleticarmi con la punta del frustino, passandolo delicatamente sotto le ascelle, intorno ai capezzoli e sotto la curva del seno.

– Ti prego, non troppo forte … – lo implorai preoccupata. Lui allora si rivolse a Gianni : – Hai particolari raccomandazioni da farmi prima che inizi a frustare le tette della tua schiava? –

– Buon divertimento, Giorgio – fu tutta la risposta

– E allora – disse questi rivolto a me – mi dispiace per te, stronza… – e velocissimo mi colpì con una prima scudisciata di traverso sul seno destro. Il dolore, bruciante ed improvviso mi fece urlare mentre mi contraevo per tirare in dietro il seno e cercare inutilmente di proteggerlo con le braccia legate.

– No, no mia cara, voglio che tu continui a ballare mentre io ti frusto… altrimenti te le darò forti davvero… Su fa vedere come balli… –

Mentre il dolore si affievoliva cominciai dondolarmi a ritmo di musica per quel poco che la legatura in sospensione sulle punte dei piedi mi permetteva.

– Ecco, così va bene e spingi ben fuori quelle tette –

Sciaff! – bruciante ed improvvisa arrivò la seconda scudisciata, stavolta sul seno sinistro – Urlai e mi contrassi, ma cercai di continuare a ballonzolare come richiesto.

– Brava puttanella, così va bene, ma spingi in fuori quelle tette –

E così mentre io cercavo di muovermi a tempo di musica, le frustate cominciarono a cadere con ritmo e regolarità sul mio seno e sui miei capezzoli, forse non più tanto forti, ma sempre abbastanza da farmi urlare di dolore ad ogni colpo.

Il suppliziò duro per tutta una canzone, finita la quale Serena venne da me e mi sciolse, poi mentre un nuovo pezzo musicale iniziava, lei mi indicò gli uomini seduti introno a me e disse:

– Senza mai smettere di agitarti a ritmo, tu ora andrai di uomo in uomo, gli tirerai fuori il cazzo e lo spompinerai finchè non te lo dirò io. Questa – aggiunse indicando lo scudiscio – servirà a spronarti e scaldarti sempre più –

E così fu: muovendomi come una ballerina di Limbo andavo davanti all’invitato, sempre ballando scendevo fino ad inginocchiarmi, slacciavo i suoi pantaloni estraendone la verga (tutte già perfettamente erette) e poi iniziavo a leccare e succhiare continuando a muovere ritmicamente il sedere. Appena perdevo il ritmo o calavo di tono la signora mi colpiva inesorabilmente con una scudisciata sul culo, il che mi faceva riacquistare la giusta lena.

Una mezz’ora più tardi mi sentivo stanca, ma eccitatissima e più che il seno, mi dolevano le mascelle per lo sforzo di tenere aperta la bocca e succhiare quei quattro cazzi duri come la pietra. Credo che anche i quattro uomini avessero ormai le palle doloranti dall’eccitazione ed una voglia incredibile di sfogare il loro desiderio.
– Ed ora concludiamo questo antipasto – disse finalmente la mia aguzzina – vieni, tesoro.
Si sedette sul divanetto e aprendo le gambe tirò su il vestito, scoprendo il pube non celato da mutandine
– Inginocchiati davanti a me e leccami come si deve, mentre i signori potranno possederti da dietro, uno alla volta –
Mi inginocchiai tra le sue gambe ed iniziai a lappare quel sesso pulito e profumato.
– Ti stai divertendo vero, troietta? – mi chiese gentilmente la donna.
– Si, signora – le risposi e ripresi a leccarla attendendo di essere penetrata dal primo maschio. Finalmente sentii una cappella dura premere contro la mia fessura e subito un piolo di carne turgida e dura penetrarmi con violenza ed iniziare a stantuffare nella mia vagina. Persi nozione di quello che dovevo o non dovevo fare mentre il primo orgasmo mi squassava dopo pochi secondi. Mi ripresi dopo che l’uomo aveva a sua volta scaricato il suo sperma in me e si ritirava per lasciare posto al secondo.
Questa volta mi concentrai sul piacere che volevo donare alla signora infilandole la lingua nella vagina e alternando movimenti di penetrazione con leccate alla clitoride. La sentivo fremere e torcersi in preda al piacere, mentre dietro di me un uomo mi scopava con lenta regolarità, la tecnica preferita di Gianni.

L’uomo e la donna vennero quasi insieme e subito sentii il terzo ospite prepararsi a penetrarmi. Questo doveva essere Gino, che aveva una predilezione per il mio culetto: infatti mi penetrò senza sforzo nello sfintere e poichè il piacere che provo nella penetrazione anale è inferiore, riuscii a mantenere la signora nel vortice del piacere, facendole provare orgasmi multipli, finchè l’ ultimo maschio non si fece strada dentro di me.

La sua virilità mi colse di sorpresa: era lungo e duro e iniziò subito un fantastico movimento veloce e profondo. Sentii il piacere montare e volevo gustarmelo tutto, per cui smisi quasi di slinguare la donna, limitandomi a stringere a me il suo corpo e a premere il mio viso nel suo grembo. La sentii ridere di gusto:
– Ti piace mio marito eh, troietta … goditelo pure in pace, io sono più che soddisfatta, sei stata bravissima con la bocca, mi hai fatto godere meravigliosamente, sai… –

Finalmente venni… un orgasmo lungo e intenso al termine del quale sentii l’uomo venire a sua volta con numerosi affondi violenti e deliziosamente piacevoli. Poi lui uscii e mi rovesciò a terra dove rimasi spossata e abbandonata come un sacco vuoto.

Quando guardai su vidi i cinque in piedi che mi osservavano. Si erano tutti rassettai e coperti, mentre io giacevo a terra nuda, con le cosce grondanti di sperma, il trucco sbavato ed il viso bagnato e luccicante del piacere della signora.

– Guardate una vacca soddisfatta, che è stata scopata a dovere – disse Gino
– Alzati e vatti a ripulire – mi disse Gianni – rifatti il trucco e raggiungici nella rimessa appena hai fatto….. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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