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Il mio servo

Cercavo uno schiavo. L’ho trovato. Si trova tutto su Internet, è sufficiente inserire un’inserzione ed attendere il giusto tempo. Lui si chiama Giacomo, lo schiavo intendo. è appena diciottenne e dimostra meno degli anni che ha in effetti. Pensavo non avesse un serio interesse per un rapporto di sottomissione, così lo misi alla prova fin dal nostro primo incontro.
Gli diedi appuntamento in una stazione ferroviaria, lo portai alla mia macchina e lo sbattei nella bauliera. Lui, docile, obbedì.
Ma quello era solo l’inizio del calvario che avevo in mente per lui.
Guidai fino ad un appartamento che ho ereditato dai miei vecchi, lassù in montagna. è un posto isolato e parecchio silenzioso.
“Scendi” ordinai.
Lui lo fece e si mise in piedi accanto a me. è gracile e non molto alto, mi arriva al mento. Gli assestai due schiaffi che lo fecero girare in tondo come una trottola.
“A quattro zampe, bestia. Devi stare a quattro zampe davanti a me! Sei il mio cane”
Lui annuì e scattò in ginocchio al mio cospetto. Lo dominai in altezza, la sua testa china sfiorava la punta dei miei lucidi stivaletti.
“Leccami le scarpe”
Giacomo allungò il collo e tirò fuori la lingua.
Io mi sedetti sul cofano dell’auto ed attesi che lui cominci. Lo fece per davvero. Non credevo sarebbe così facile ammansirlo. Ha appoggiato la lingua sulle suole dei miei stivali, incurante di dove io avessi camminato fino a quel momento e pulì con doveroso impegno di forze e saliva le mie calzature.
“Va bene, basta così, per ora. Andiamo in casa”
Lo portai dentro, gli feci indossare collare e guinzaglio, poi lo costrinsi a camminare un po’ per casa. Ogni tanto sputavo sul pavimento e gli schiacciavo il collo per terra. Lui, con la guancia appiccicata alle mattonelle, leccavo ogni mio sputo.
Mi sedetti sul divano, mi feci togliere stivaletti e pantaloni. La maglia me la tolsi da solo, invece, e restai con indosso solo mutande e calzini. Giacomo mi sfiorò gli addominali con il viso ma io lo spinsi via con un piede.
“Che cazzo ti credi di fare? Se non te ne è dato il permesso tu non mi puoi toccare! ”
“Scusa”
Giù uno schiaffo
“Scusi padrone devi dire, cane”
“Scusi padrone”
Sollevai le gambe e gli strusciai le piante dei piedi sul volto.
“Lecca i calzini”
Lo fece. è un bastardo sottomesso per davvero al cento per cento, poso fare di lui quello che voglio.
“Toglimi i calzini e leccami i piedi”
Col caldo dell’estate è gradevole sentire una lingua che ti accarezza i piedi e la sua si diede da fare come non mai, in quell’occasione. Meglio che sulle mie scarpe. Mi annoiai in fretta, però. Lo feci mettere per traverso, poi gli appoggiai i talloni sulla schiena e lo costrinsi a tenere in bocca i miei calzini sudati, divertendomi nel vedere le espressioni di disgusto che animavano la sua faccia.
Mi guardai tutto un film, comodamente seduto mentre il mio schiavo ciucciava le mie calze facendo loro il prelavaggio. Mi fece da poggiapiedi così come la sua natura di organismo inferiore gli impone.
Ma era tardi e l’indomani mi sarei dovuto destarsi di buon’ora.
“Cane, vado a letto. Tu stanotte mi farai da zerbino”
“Si padrone” cercò di rispondere ma con i miei calzini in bocca riuscì a pronunciare solo un “Humpf…pfhh…hump…”
Mi scappò da ridere. Gli tirai un calcio col tallone sulla testa e lui sputò il bolo.
“Domani mattina me li lavi. A mano. Ora a letto”
Giunti in camera lo legai ad una delle gambe del letto.
“Devo dormire sul pavimento? ” mi chiese
“Certo, perché? ”
“Bè, io…”
“Ah, ho capito. Volevi dormire con me, eh? Eehhh… ma tu sogni, mio povero schiavo. Però oggi sei stato in gamba, non tutti avrebbero leccato la suola delle mie scarpe così al primo incontro e voglio premiare la tua fedeltà e dedizione”
Mi abbassai l’elastico delle mutande e le gettai là, oltre il bordo del letto, restando nudo ed in piedi. Il cane fiutò il mio sesso ed io lo presi senza premure per un orecchio torcendoglielo dolorosamente.
“Baciami le palle”
Giacomo non vedeva l’ora, evidentemente. Ciò mi creò un certo stimolo.
“In gola, tutto. E pompa fino a che non ti darò l’ordine di smettere”
Credo fosse quello il momento che ha sempre aspettato. In fondo quelli come lui, gli inferiori, non sono stati creati appositamente per dare piacere a quelli come me?
C’è un ordine nel grande progetto, i pezzi hanno una gerarchia non scritta di cui talvolta neppure loro sono al corrente. Tutto questo per dire che è giusto se io godo nella sua bocca, somministrandogli contemporaneamente dolore e umiliazioni, tutto questo per dire se me ne servo per raggiungere l’orgasmo è solo per ribadire la mia indiscutibile superiorità nei suoi confronti.
Tuttavia a Giacomo non dispiacque, il cane riconobbe quale fosse il suo posto. Pompò e leccò con passione, annaspò e gemette quando il mio poderoso membro di dominatore lo soffocò, baciò la mia cappella quando sfilai per un attimo il cazzo dalla sua tiepida cavità orale e lo lasciai a pochi millimetri dalle sue labbra. Fece, in fin dei conti, quello che la natura l’aveva creato per fare. La sua nicchia ecologica è quella dello schiavo
Gli venni in bocca e lo riempii.
“Gustatela fino a domani, bastardo”
Lui annuì e chinò il capo. Non avevo voglia di controllare ma credo che avesse trattenuto parte del mio liquido seminale in bocca.
Gli schiacciai la testa sotto entrambi i piedi e lo scavalcai per raggiungere il letto.
Mi coricai e mi coprii con le lenzuola candide e pulite di fresco. Il materasso è molto morbido e rilassante.
Lui sospirò ai piedi del letto, rannicchiandosi sul pavimento duro.
Mi addormentai prima di lui e dormii saporitamente. Era proprio l’ora di farsi lo schiavo. FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

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