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Il pranzo

Dopo averLe servito la colazione a letto io e la mia DEA ci dirigiamo verso la spiaggia. Lei è vestita con un leggero prendisole sopra al costume e degli zoccoletti neri con 3 cm di tacco in legno; io la seguo rispettosamente… un passo dietro…. portando tutto il necessario per la mattinata in spiaggia: borsa, riviste, telone, ecc. Arrivati in spiaggia provvedo a sistemare il Suo telone da mare sulla sdraio e ad aiutarla a togliere il prendisole, quindi Lei si mette comoda mentre io cerco nel borsone la crema solare. Inizio a massaggiare tutto il Suo corpo con la crema, poi provvedo a sistemare i Suoi effetti personali sull’altra sdraio, ……. so di non essere degno di utilizzarla, …… serve per le Sue cose. La spiaggia è affollata di gente e per questo Lei mi ordina di sedermi sulla sabbia, ai piedi del Suo lettino…. sarebbe stato giusto in ginocchio, ma per ovvi motivi ciò non è possibile. Rimango così ad ammirarLa, con i Suoi piedi a pochi cm dal mio viso e attendo ogni Suo piccolo ordine, ogni capriccio.
“portami una bibita! ” ,
“dammi la rivista! ”
“sposta l’ombrellone” … la sua voce risuona perentoria e io ubbidisco in silenzio e a capo chino. Dentro di me mi chiedo se la mia schiavitù è una mia scelta o molto più semplicemnete il mio destino…. probabilmente era tutto scritto e Lei è l’artefice di un progetto superiore…. Poi Lei decide di fare un bagno ……. io Le infilo gli zoccoli e la seguo fino al bagnasciuga quindi mi abbasso e Le sfilo gli zoccoli davanti a tutti. Sicuramente la gente riterrà strano questo comportamento, ma non mi importa più di tanto. Lei ha qualche remora in più ad esporsi (ed espormi) per ora, ma l’idea di apparire agli occhi di tutti come una sovrana la eccita da maorire…… Attendo che finisca il bagno con i Suoi zoccoli in mano e quindi, appena esce dall’acqua mi chino per rimetterli ai suoi splendidi piedi. Poi la seguo fino alle docce dove si ripete la stessa scena. Di ritorno in albergo , sempre a una giusta distanza, ammiro i suoi passi, il modo divino di camminare , di poggiare i piedi e di sollevarli dagli zoccoli. Arrivati in camera Lei si stende sul letto :
“è ancora presto per pranzare, levami gli zoccoli e leccami i piedi schiavo! Vedi di pulirmi bene la sabbia fra le dita e di levarmi quella fastidiosa che è entrata sotto le unghie” . Il suo tono è tremendamente arrogante… Dovrei odiarla e invece la adoro….. Ho passato anni a cercare donne dolcissime a cui insegnare l’arte della dominazione e a cui sottomettermi totalmente, ma senza esito. Ho sempre diffidato da quelle che usano toni arroganti da padrone, ritenendole solo delle attrici impegnate a recitare un ruolo…… ma poi ho incontrato lei…… Lei arrogante in tutto, nella voce, nei modi , nei gesti e nella bellezza e persino nei piedi….. Lei che mi ha ridotto come sono ora: A 4 zampe…. solo due sono i modi che mi sono permessi quando siamo in intimità, a 4 zampe come un cane oppure strisciando a terra come un verme… Inizio a leccarLe i piedi, dal tallone fino all’allacciatura delle dita, dita che provvedo a succhiare una ad una, a leccare, a lavare con la lingua levando via ogni granello di sabbia. Ma il compito è difficile con la sabbia sotto le unghie…. ci provo lo stesso, ma l’unghia dell’alluce graffia la mia lingua facendo fuoriuscire alcune gocce di sangue. Lei si incavola e la pianta del suo piede colpisce in pieno il mio viso. Volano gli insulti contro di me e solo dopo le mie umili scuse, Lei mi concede di usare le forbicine da pedicure:
“porta anche un piattino verme! ” ordina in modo perentorio. Umilmente e con la massima attenzione, inizio a farle la pedicure, limando le unghie dei piedi, levo la sabbia e anche quel piccoli frammenti di sporco. Quindi le metto uno stupendo smalto e soffio sulle Sue dita per farlo asciugare.
“Mettimi gli infradito che è ora di pranzare! “. Si alza e si dirige alla porta, mi guarda arrogante e con tono ironico torna verso di me steso a terra :
“Certo il tuo piatto è troppo buono…. suppongo che non verrai giù con me ma mangerai il contenuto del piattino….. ” A capo chino rispondo di si e Le ridendo aggiunge
“uhmm manca qualcosa al tuo pranzo! “….. Si avvicina al piatto dove ho raccolto le unghie tagliate, la sabbia e lo sporco e ci sputa dentro. Poi ridendo: ” adesso hai anche da bere verme! Sbatte la porta e scenda in sala da pranzo. Degradato, umiliato, frustrato, striscio a terra, vi sono i Suoi sandali da mare, il piatto. Annuso i sandali, il dolce aroma che ancora sprigionano, li lecco in ogni parte, dalla suola alla tomaia, al sottopiede, poi lecco il pavimento dove Lei poco prima ha poggiato i Suoi Divini piedi e mi avvicino al piatto emozionato e tremante inizio a leccare il suo contenuto. So che non posso usare le mani , lecco la sabbia, lecco lo sporco che ha sostato fra le Sue unghie dei piedi, prelevo le unghie con la lingua e inizio a mangiarle, fra i denti, le succhio e poi lecco avido il Suo sputo Divino. Al termine del pasto mi sento ridicolo, degradato ma enormemente felice ed eccitato; Lei non mi ha dato ordini alcuni, ma io non resisto più, striscio di nuovo ai Suoi sandali e succhiandoli, leccandoli, adorandoli esplodo in un misto di sensazioni tra l’umiliazione la degradazione e il meraviglioso senso di appartenenza che ho verso di Lei, DEA del mio essere.
Ho vegliato tutta notte ai Suoi piedi , inginocchiato con il viso a contatto delle spplendide estremità, respirando la loro straordinaria fraganza e facendole da poggiapiedi con le mie guance. Capisco del Suo risveglio dal fatto che mi infila le dita del piede destro tra le labbra… senza rivolgermi parola. è da ieri sera che attendo questo Suo gesto, è stato un supplizio rimanere a contatto dei Suoi piedi tutta notte senza poterli leccare, adorare, ma Lei me lo aveva vietato e io mestamente ho ubbidito… e sofferto. La sento stiracchiarsi, strofinarsi i piedi sulla mia faccia, senza badare a me, come è giusto che sia. Solo quando mi da un calcio leggero in fronte capisco che Lei desidera la colazione, mi ritiro dalla scomodissima posizione e corro a prepararLe un caldo caffè con dei croissant fragranti e un succo d’arancia e glieli porto. Attendo in ginocchio col vassoio in mano e solo quando Lei è comoda e ha finito ripongo i resti sul comodino. Si alza e la seguo a 4 zampe in bagno dove Lei si accomoda nella vasca che precedentemente avevo preparato. I sto in ginocchio, a capo chino…. so bene che non mi è permesso alzare lo sguardo sul suo corpo divino…… Dopo alcuni minuti esce dalla vasca….. mi porge il piede destro per farmelo asciugare e poi fa lo stesso con il sinistro….. Attendo in ginocchio con lo sguardo sommesso mentre si trucca e solo allora Lei mi rivolge parola:
“ti faccio un regalo oggi schiavo. Portami le calze velate nere e i sabot chiusi, devo stare in giro fino a sera, e con questo caldo immaginati stasera i miei piedi… ti concederò di rimanerci sotto tutta notte”…… Pensando a quella prospettiva ride di gusto, mentre io non riesco a non eccitarmi. Finisce di vestirsi ed esce di casa, alla porta senza degnarmi di uno sguardo solo poche parole: mestieri, spesa, cena, lucidare le scarpe. E si allontana sbattendo la porta e lasciandomi lì inginocchiato a contare i minuti che mi separano dal suo ritorno e dal suo regalo….. Ho provveduto come ordinatomi a tutto, ho leccato tutte le sue scarpe in ogni parte, ho assaporato il loro aroma, ho preparato la Sua cena e ora eccomi qui davanti alla porta a 4 zampe ad attendere come un fedele cane il Suo rientro. Si apre la porta e vedo i Suoi sabot neri entrare. Ovviamente non mi degna di uno sguardo nè di un saluto mentre mi getto a cercare di baciarle le scarpe Lei lascia cadere a terra la borsa e si va ad accomodare in poltrona:
“mangio qui! provvedi! “…….. corro in cucina e Le porto la cena su un vassoio , mi inginocchio di fronte a Lei tenendo il vassoio in mano ma Lei mi dice:
“a 4 zampe, fammi da tavolo, non mi va di vederti in faccia mentre mangio! “…. Ubbidisco umiliato, ma comunque contento poichè in quella posizione posso finalmente vedere i Suoi piedi ancora inguainati nelle calze e nelle scarpe e ciò mi fa impazzire. Finalmente finisce di cenare, si sdraia comoda a guardare la tv :
“che aspetti? levami le scarpe! ” ordina perentoria…… mi prosto a terra, le levo i sabot che prima di posare annuso avidamente e lecco in ogni parte, e poi mi sdraio ai Suoi piedi così da farle da zerbino. So bene quali sono i miei compiti e spesso non c’è bisogno dei suoi ordini…… Lei mi poggia i piedi in faccia, il mio naso fra le dita, sono caldi, sudaticci, aromatici….. respiro tramite le maglie delle calze, mi impregno del Suo profumo intenso di una giornata intera, e come un automa inizio a leccarli. Lei mi lascia fare anche se non me lo ha ordinato , lecco avidamente le dita, la pianta, il tallone, poi di nuovo le dita, le succhio una ad una, succhio il Suo profumo, succhio il Suo sudore, e intuisco che questo la fa rilassare… forse eccitare. :
“schiavo! da quanti mesi non ti concedo di avere un orgasmo? ” – chiede –
“tre mesi e mezzo Padrona! ” risponde la mia voce da sotto i suoi piedi. Lei ride, umiliandomi ulteriormente sottolineando la mia posizione di inferiore:
“bè! pensavo di più! ” Prende un sabot e lo tira in un angolo della sala :
“avanti schiavo! 4 zampe fino alla scarpa, infilaci dentro la faccia e godi! ti concedo 10 secondi per fare tutto, poi pulisci e ritorna sotto ai miei piedi… ” Un’altra giornata è passata. Passa la notte, passa il mattino e i gesti si ripetono uguali…. La mia umiliazione non sembra avere fine…….. Dalla sera precedente non bevo….. lo ha deciso Lei…… Nella mia bocca arsa, il sapore arrogante del sudore dei suoi piedi domina incontrastato. Attendo come da Lei ordinatomi il Suo ritorno prostrato di fronte alla porta. è stata una dura prova rimanere senza poter bere una sola goccia d’acqua per tutto il giorno; Come se non bastasse ho dovuto pulire le sue scarpe ed è inutile dire che non ho usato prodotti speciali ma solo la mia lingua. Ho leccato e adorato i sottopiedi di ogni Sua calzature sia estiva che invernale, leccato ogni millimetro della fortunata tomaia che ha l’onore di vivere a contatto con i Suoi piedi. Dai sabot alle ciabatte, dalle decoltè ai sandali, e con gli stivali mi sono sforzato enormemente per riuscire ad arrivare il più profondo possibile, ho infilato le dita percorrendo il sottopiede fino alla punta, cercandomi di immaginare quale sapore avesse, quale fosse il suo stato di consumo…. inutile descrivere il mio perenne stato di eccitazione…… Ogni nuova scarpa è per me un momento di gioia e disperazione…. gioia perchè soddisfo una mia esigenza profonda, disperazione perchè mi rendo conto che ad ogni nuova calzatura discendo in un abisso di abiezione, umiliazione e vergogna da cui no uscirò mai più . Eccomi qui ora, ovviamente a 4 zampe, arso di calura e di sete, che ansioso attendo il Suo rientro; oggi Ella aveva una importante riunione di lavoro, La ricordo essere uscita nell’elegante tailleur e con le stupende decolté col tacco. Penso a Lei, ai Suoi piedi, spero che abbia avuto una giornata gratificante anche se La immagino stanca, penso allo stato dei Suoi piedi costretti per ore in quelle scarpe… Sento i Suoi passi… Entra… come ovvio sia mi getto a venerarLa ai Suoi piedi…Lei mi scalcia via…non mi degna di attenzione alcuna…siede arrogantemente sul divano e dopo aver appoggiato i piedi ancora calzati sul cuscino mi impartisce:
“una bacinella d’acqua fresca schiavo! Ho i piedi bollenti! “. Mi precipito verso i Suoi piedi e appoggio il contenitore,
“sfilami le scarpe”…… appena le tolgo, sento l ‘emanarsi del loro caldo e magnifico sapore, ma Lei premendomeli in faccia mi impartisce: “prima leccali! Li devi sentire, odorare, amare, il loro sapore deve essere parte di te servo, poi potrai rinfrescarmeli” e cosi dicendo me li struscia sul viso mentre io avido cerco di leccarli in ogni punto . Arrogante e conscia che io non bevo da un giorno, sprezzante mi umilia ulteriormente:
“hai finito la saliva servo? ” Lei sa che non resisto più dall’arsura che mi tormenta da ore ma giustamente ancora deve aumentare il mio supplizio in favore del Suo divertimento…servo a questo d’altronde.
“Ora rinfrescameli nell’acqua schiavo” poi reggendoli tra le mani come la cosa più preziosa del mondo li asciugo e Lei Divina DEA si stende sul divano per il meritato riposo. Ma dopo alcuni istanti si ricorda del Suo umile servitore ancora li ai Suoi piedi in attesa di un gesto, di un ordine, del permesso di potersi abbeverare.
“Prendi in bocca le mie scarpe, infilandoci il naso dentro e rimanitene cosi, inginocchiato nell’angolo a meditare, ad assaporare la magnificenza del mio sudore intriso nelle scarpe”. Il tempo si ferma… da ore sto in questa scomoda posizione, la schiena, le reni, la sete, la mandibola mi si è atrofizzata, le scarpe sono diventate pesantissime ormai, hanno anche perso il loro stupendo aroma , il sudore si è asciugato nella mia bocca nelle mie narici, sento che le forze mi mancano e proprio nell’attimo in cui credo di cadere a terra
“Verme! Sei ridicolo sai? Ho controllato il tuo lavoro di lucidascarpe, fa schifo! Le mie scarpe nere col tacco sono impolverate! È così che le lucidi? Portami la pomata lucidascarpe nere svelto! ” Finalmente posso muovermi e corro a prendere il lucido nero e lo porgo alla DEA.
“Fuori la lingua verme! “….. E cosi dicendo strizza il tubetto di lucido facendo scendere la pomata direttamente sulla mia pendente lingua….. rimango allibito davanti all’ennesima umiliazione..
“Infilami le scarpe animale! “… Con sadica arroganza inizia a strofinare le scarpe sulla mia lingua…mi sporca, mi usa come straccio per le Sue calzature…e mentre lo fa mi schernisce consapevole sia dell’umiliazione che della mia ormai stenua resistenza…non bevo ormai da oltre un giorno. Quando reputa ben cosparse di lucido le scarpe, me le struscia forte sul viso per lucidarle, ovviamente non rimangono perfette come devono essere…..
“Spero che tu abbia capito la lezione, verme! Sfilamele e lucidale ora! “. Umile e premuroso provvedo subito , poi ritorno a prostrarmi dinnanzi a Lei, osservo il recipiente pieno d’acqua con cui le ho lavato precedentemente i piedi, Lei si accorge e per la prima volta da giorni uso un tono quasi amorevole e mi dice
“dai bevi , te lo se meritato schiavetto. ” Mi precipito con la faccia nella ciotola, bevo come un cane, la degradazione e l’umiliazione lasciano il posto all’istinto di salvezza ormai…Lei Divina creatura dall’alto si limita ad osservarmi sorridendo e mi poggia un piede sulla nuca in segno di dominante affetto. Poi calmata la mia sete e la Sua voglia di supremazia, Ella si rilassa guardando la tv e appoggiando i piedi sul mio capo chino…In quella intimità mi escono – senza accorgermi due parole – GRAZIE PADRONA

FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie… a luci rosse!

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