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Il ritorno della padrona

Il suo padrone ha ancora posato il suo piede sul collo della bestia. Il cazzo del padrone è durissimo e grossissimo.
Toglie il piede e tira il guinzaglio per fare strisciare la cagna sul pavimento come un verme.
Questa viene tirata per il collo e le viene fatto fare il giro della stanza.
L’acqua che ha negli intestini preme per uscire.
La bestia si muove con fatica cercando di trattenere il liquido.
Quando giunge di fronte agli altri padroni, il suo signore, a mezzo della frusta e di qualche calcio, le impone di leccare tutti i loro piedi.
Spingersi in avanti per obbedire le procura dolore in quanto la pancia viene schiacciata ed aumenta la pressione dell’acqua.
Dal buco del culo le esce un piccolo rivolo di acqua.
Subito riceve forti frustate sulla schiena.
La cagna si gira per leccare immediatamente quanto è caduto.
Nel frattempo la schiava Marta era andata a prendere un pitale.
Alla cagna Gianna viene dato il permesso di sedervisi sopra e di liberarsi gli intestini.
Naturalmente deve subito leccare dal pavimento quanto prima vi era caduto. Il tutto sotto la frusta del suo signore.
Anche Frank ora vuole godere.
Ordina la cagna di porsi nella sua naturale posizione a quattro zampe e, da dietro, la penetra trovando una fica bagnatissima per l’eccitazione derivata dall’umiliazione subita.
Quella è proprio una schiava nata per essere tale.
Dopo pochi colpi gode spruzzando il suo sperma all’interno del sesso della cagna che subito si gira per fare il bidè ad cazzo del suo signore e padrone.
Oramai i padroni sono stanchi per i continui e duraturi eccitamenti.
Chi vuole ancora godere utilizza il suo essere inferiore fino a raggiungere l’orgasmo.
È sera avanzata. I padroni si recano a dormire.
Le bestie vengono condotte, naturalmente a quattro zampe, nelle cantine della casa.
Qui vengono legate ad anelli infissi nel muro.
La catena legata al loro collare è corta e non consente di alzarsi in piedi.
Possono solo stare a quattro zampe oppure sdraiati sulla paglia che si trova sul pavimento.
Gli essere inferiori sono stremati per gli sforzi fisici e sessuali cui sono stati sottoposti.
Si addormentano immediatamente.
Anche i padroni non hanno difficoltà a cadere nel sonno ristoratore.
La mattina successiva tutti i signori vanno a fare un giro in una vicina località turistica.
Gli schiavi restano legati nelle cantine in attesa del loro ritorno. Non viene loro dato da mangiare.
I padroni si fermano al ristorante.
Al loro ritorno in villa vanno ancora a risposarsi un pochino.
Verso metà pomeriggio i padroni si ricordano che le bestie sono ancora a digiuno.
Luigi raccatta in giro per la casa un po’ di avanzi freddi della sera prima (pasta, carne, insalata, dolce ecc. ).
Li mescola tutti insieme creando un pastone unico.
Oramai le pietanze sono tutte secche.
Così, per ammorbidirle, ci piscia dentro.
Dopodiché porta la grande insalatiera così riempita nelle cantine dove gli animali domestici lo accolgono stando prostrati a terra.
Luigi pone il contenitore contente il pastone al centro del locale dove gli schiavi possono arrivarci allungando al massimo la catena che li lega al muro.
Le bestie si accorgono che il liquido del pastone non è acqua.
Ma tutti sono già stati usati più volte come cessi umani, così non ci fanno caso e mangiano di gusto quanto viene loro offerto.
Verso il tardo pomeriggio scende nelle cantine John che slega tutti gli animali tranne Marta che resta accucciata in silenzio.
Il padrone negro si allontana seguito dai cani a quattro zampe con la testa bassa in segno di sottomissione.
Tutti gli ospiti di luigi tornano alle loro abitazioni dandosi appuntamento per un altro successivo party a sfondo sessuale.
Le bestie prendono posto nei bagagliai delle auto.
Verso sera marta sente arrivare qualcuno.
È luigi che viene a prenderla.
Stacca la catena dall’anello e, legato il guinzaglio al collare, si incammina verso i piani alti dell’abitazione sicuramente più confortevoli.
Il padrone esce nel cortile sempre seguito dalla sua fedele cagnolina.
Si avvicina ad una canna dell’acqua e ordina alla sua bestia di lavarsi.
In effetti era molto sporca.
Il pavimento della cantina, oltre ad essere freddo, era anche sporco di polvere.
Prima però le viene concesso di liberarsi gli intestini e la vescica.
Deve, con le nude mani, scavare un piccolo buco dentro il quale può defecare.
Naturalmente è osservata dal padrone già eccitato.
Al termine deve ricoprire il buco sempre utilizzando le sue sole mani.
Finalmente le viene data la possibilità di lavarsi.
L’acqua fresca le da sollievo.
Luigi ha i piedi accaldati e sudati.
Ordina alla schiava di lavarglieli prendendo una bacinella posata lì vicino.
Stando prostrata la bestia esegue.
Al termine, immaginando che la cagna possa avere sete, luigi le ordina di bere l’acqua usata per lavargli i piedi.
Marta oramai è una schiava ben addestrata. Ha imparato ad eseguire subito gli ordini impartiti senza esitazione alcuna.
Oramai ha subito tante umiliazioni ed è stata costretta a fare ed ingoiare tante cose.
Quindi, contenta di poter servire il suo padrone e di fargli piacere accettando quella umiliazione impostale, si china ai suoi piedi e comincia bere il contenuto della bacinella.
Luigi si sente il cazzo già duro.
Si alza e si siede sulla schiena della bestia a lui sottomessa.
Comincia ad accarezzarle il culo.
Le infila un dito nella fica già tutta bagnata per l’eccitazione per l’umiliazione subita e per la contentezza di poter reggere sulla propria umile schiena il peso del suo signore.
Luigi ritorna a sedersi sulla sedia da giardino ed impone alla schiava di fargli un pompino.
Di buon grado la bestia esegue l’ordine impartitole.
Lecca bene il membro di chi la comanda.
Lo fa uscire dalla bocca per subito inghiottirlo con voracità e passione.
Si sente la fica grondante dagli umori.
La lingua esplora il glande in ogni millimetro quadrato.
Con una mano massaggia i coglioni belli pieni dell’uomo.
Lecca la punta del cazzo e con l’altra mano gli fa una sega.
Oramai è diventata espertissima nel dare a chi la possiede il massimo piacere utilizzando la sua umile lingua.
Dopo qualche minuto finalmente luigi gode spruzzando tutto il suo sperma in gola alla bestia che prontamente lo ingoia.
Naturalmente segue il bidè al cazzo.
Quando il membro è bello pulito e sgonfio, il padrone allontana la cagna con una pedata che la manda lunga distesa a terra.
< ora basta cagna, vai in casa a prendermi il giornale e torna qui subito > .
La bestia si precipita a quattro zampe dentro casa.
Anche all’interno, oramai fuori dalla vista del suo signore, si muove ugualmente a quattro zampe trovando a lei congeniale questo modo di procedere consono alla sua condizione di animale domestico.
Trova il giornale e, presolo in bocca, lo porta di corsa al suo dominatore che attende in giardino fumando una sigaretta.
Mentre legge il quotidiano, la bestia gli deve leccare i piedi posati sopra le sue belle mani.
Dopo dieci minuti,
volendo posare i piedi su qualcosa di più morbido, ordina alla bestia di sdraiarsi sotto di lui per essere usata come cuscino per le sue nobili estremità.
La schiava esegue di buon grado offrendo i suoi magnifici seni ai piedi del suo padrone.
Trascorre così un’oretta.
Fino a quando non si sente suonare il campanello del cancello.
Con un telecomando luigi lo apre.
Entra un’auto dalla quale scende silvia.
Appena la vede Marta prova una gioia immensa.
Finalmente è ritornata la sua amatissima proprietaria.
Avrà così ancora modo di poterla servire.
Luigi, dopo essersi fatto infilare le ciabatte dal suo comodo e morbido poggiapiedi, si alza per andarle in contro.
La cagna si pone subito a quattro zampe e corre verso la sua signora.
Giuntale vicino si china felice a baciarle e leccarle le scarpe ed i piedi facendo le fusa come una cagna in calore (in effetti vedendo la sua padrona si è già eccitata).
Silvia si china per carezzarle la testa.
Anche a lei è mancata la sua bestiolina.
< allora luigi, come si è comportata la mia schiava? >
< bene, sono soddisfatto di lei; in questi giorni ho avuto modo di ammaestrarla meglio, ma devo dire che impara molto in fretta, vero cagna? >
Con un calcio leggero datole nel culo luigi incita la bestia a rispondere.
< si padrona, sono una brava ed ubbidiente schiava, pronta ad ogni umiliazione pur di servirla e conscia del mio ruolo di essere inferiore innanzi a Lei sublime Signora e Padrona > .
Questo atto di sottomissione le è valsa una carezza dalla sua proprietaria che non vede l’ora di poterla sfruttare sessualmente.
Stanca per il viaggio e per il fine settimana di lavoro, Silvia si reca subito in casa per farsi una bella doccia.
Naturalmente è seguita dalla sua serva.
Anche la schiava si reca nel box doccia unitamente alla sua padrona che le impone di porsi a quattro zampe per porsi sedere sopra e lavarsi con comodità.
Terminata la doccia la padrona, esausta, si accomoda su una morbida poltrona.
< schiava, fammi godere con la tua lingua > .
La bestia corre tra le sue cosce aperte e comincia a leccare la fica della sua proprietaria che subito si bagna.
Dopo dici minuti di esplorazione con la lingua, finalmente la padrona gode.
Prima di cena vuole rilassarsi ancora un po’.
Ordina alla bestia di accucciarsi di fronte a lei così da poterle poggiare sopra le gambe distese e leggere con tranquillità un libro.
All’ora di cena la cagna deve servire i suoi padroni a tavola stando inginocchio e prostrata ai loro piedi mentre mangiano.
Dopo cena Silvia e Luigi si recano in camera da letto per una bella scopata.
La serva deve restare nelle vicinanze pronta ad essere utile.
Al termine del rapporto deve raccogliere con la lingua lo sperma che luigi ha gettato sul pavimento.
Poi deve fare il bidè al sesso dell’uomo ed alla fica della sua padrona.
Il mattino successivo Silvia deve ritornare in città.
Saluta luigi che la invita per un prossimo week-end nella sua villa in campagna.
Giunti a casa la cagna deve riordinare la casa.
Poi, nel pomeriggio, si reca all’università.
Passano così gli anni degli studi tra perversioni sessuali ed umiliazioni che portano la cagna e la sua padrona ai culmini del piacere fisico.
Quando Marta raggiunge la laurea, silvia riesce, con le sue conoscenze, a trovarle un buon posto di lavoro.
Deve però cambiare città e, dunque, allontanarsi dalla sua amata padrona.
Del resto, con il suo nuovo lavoro, il tempo che avrebbe per dedicarsi alla sua signora sarebbe veramente molto poco.
Ogni tanto si rivedono e riprendono i loro giochi sessuali. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un’altra domensione. Arriva all’improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E’ così che nasce un racconto erotico.

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