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Il ritorno di Lucia

Bruno stava fottendo sua madre Carla quando squillò il telefono, era Lucia che annunciava il suo ritorno a casa con un paio di giorni di anticipo dalle vacanze, aveva litigato con il suo fidanzato e sarebbe arrivata nel tardo pomeriggio; Carla era in ansia, preoccupata che la figlia potesse accorgersi di come nel breve spazio di una decina di giorni, fossero cambiati i rapporti in casa, con Bruno che l’aveva soggiogata, imponendole rapporti sessuali senza limiti, entro le mura domestiche ma anche fuori, ove al cinema l’aveva costretta a soddisfare le voglie di uno sconosciuto.

Il figlio si accorse del suo stato d’animo, ma ormai era diventata una abitudine tenerla sulle spine, se non umiliarla apertamente, fece finta di nulla e quando Lucia arrivò a casa abbracciando la mamma, lui si fece trovare nella sua stanza alla fine di una doccia, con addosso una maglietta ed un paio di pantaloncini; era molto affiatato con la sorella, che sebbene più grande di lui spesso rimaneva incantata ad ascoltarlo, soprattutto dopo la morte del loro genitore egli aveva in qualche modo sostituito la figura paterna, si confidavano anche cose intime senza mai spingersi oltre, seppure entrambe si sentivano attratti anche sessualmente ma non se l’erano mai detto apertamente.

Ciao sorellona, disse Bruno stringendola forte a sé e baciandola come al solito sulla bocca, le aveva appoggiato una mano sul culo sodo e fatto aderire il cazzo leggermente gonfio al ventre, la sentì fremere restando incollata al suo corpo, tirò fuori la lingua e le leccò le labbra mentre l’uccello era diventato grosso e duro, Lucia aveva il cuore in tumulto ed il respiro corto, in un’altra occasione si sarebbe staccata subito ma quella volta fu come rapita, lasciò che la lingua del fratello le entrasse in gola e si unì in un bacio appassionato, mentre adesso la mano le stringeva il didietro solcandole l’interno delle mezzelune da sopra il vestito.

Aveva il volto accaldato e la voce incrinata quando decise di staccarsi dal fratello sussurrando: basta Bruno, sei sempre il solito, cosa mi fai fare! Se ne andò in camera sua, dicendo che doveva sistemarsi la sua roba, il fratello era già soddisfatto dell’approccio e poco dopo si avvicinò alla porta della camera di Lucia spiando dal buco della serratura: non aveva più dubbi era troia come sua madre, si era talmente eccitata che ora distesa sul letto, si stava masturbando con una mano dentro le mutandine e con le gambe spalancate.

Quella sera a cena Lucia si era vestita stranamente sexy con una magliettina aderente, senza indossare reggiseno per cui sotto si vedevano i grossi capezzoli scuri, ed una gonna bianca molto corta, sotto la quale si notavano le minuscole mutandine di pizzo; mentre il discorso era incentrato sul suo fidanzato che lei definiva uno smidollato, Bruno continuò a versarle da bere rendendola euforica: hai fatto bene a lasciarlo sentenziò lui, non piaceva nemmeno a me, bella come sei non ti mancheranno di certo gli spasimanti!

La mamma si era alzata per servire le ultime cose, e Bruno si accorse che la sorella lo guardava con occhi estasiati, anche per i fumi dell’alcool, allungò una mano e gliela posò su una coscia, appena sopra la rotula, carezzandola verso l’alto mentre il suo corpo rabbrividiva e lei sussurrava affannata, con voce tremula ma chiaramente eccitata: cosa fai, sei matto, leva la mano, sta arrivando la mamma, non vorrai che ci veda! Carla si era accorta che la figlia aveva il volto di tutti i colori ma aveva fatto finta di niente per non irritare Bruno, anzi subito dopo si era alzata di nuovo con una scusa, lasciandoli soli.

Bruno rimise la mano dentro le cosce della sorella e questa volta risalì svelto verso l’alto fino alle mutandine, Lucia serrò le gambe trasalendo: no, no, non puoi, sei proprio impazzito, alitò appena, possibile che sei diventato così sporcaccione in pochi giorni! Il fratello finse di accondiscendere togliendo la mano che aveva carezzato la vulva da sopra le mutandine inumidite, avvicinò la bocca all’orecchio di Lucia, leccandoglielo e sussurrando: togliti le mutandine, adesso, e dammele, voglio essere io a toccarti, non come hai fatto questo pomeriggio da sola in camera tua.

Lucia ebbe una convulsione, si allungò sulla sedia dimenandosi come una biscia per sfilarsi le mutandine, mentre con un filo di voce mormorava: porco, porco, mi hai spiato! La mamma fece un po’ di trambusto prima di rientrare dando modo a Bruno di infilarsi in tasca le mutandine che la sorella si era appena tolte, erano arrivati alla frutta e Lucia stava mangiando dell’uva con il volto infuocato e con lo sguardo chino per non incrociare quello della madre, mentre la mano del fratello era ritornata sotto il tavolo raggiungendo la fica dischiusa, ove massaggiava dolcemente il clitoride duro: Carla si era accorta di quanto stava accadendo ma bastò un’occhiata del figlio per fulminarla e farla allontanare.

Mentre la mamma si alzava per andare in cucina Bruno la raggiunse con parole inequivocabili: io e Lucia andiamo in camera mia, abbiamo ancora molte cose da raccontarci! Tu vuoi farmi fare un colpo, borbottò Lucia non appena la mamma scomparì dalla sua vista, ma un attimo dopo si lasciò trasportare da un bacio appassionato: stettero lingua in bocca per più di un minuto, mentre la mano di Bruno adesso le sfregava la vulva con intensità facendola godere pazzamente.

La sollevò di peso dalla sedia tenendola in braccio rannicchiata sul suo petto e lasciando una mano dentro la vulva, mentre la portava a letto Lucia continuò a baciarlo e succhiarlo sul collo travolta dalla libidine; la distese supina sopra le lenzuola mentre lei con gli occhi lucidi sussurrava: porco, porco, cosa vuoi fare, oh sì, sei proprio un depravato vuoi chiavare tua sorella! Bruno tirò fuori delle corde dal cassetto del comodino mentre lei lo guardava con lo sguardo eccitato ma anche sorpreso: sarai la mia schiava, disporrò del tuo corpo come e quando vorrò, da questo momento tu non avrai altro scopo se non quello di soddisfare le voglie del tuo Padrone!

Le legò i polsi alla testiera del letto mentre lei borbottava: no, non puoi usarmi in questo modo, sei un mostro te ne approfitti perché sono debole! Con uno strattone Bruno le sfilò la gonna mettendo a nudo la splendida ficona nera, poi le sollevò la maglietta e la fece contorcere dal piacere strizzando con una mano un capezzolo e sfregando con l’altra la vulva dischiusa e pregna di umori, basta, basta, mugolava stordita Lucia, poi cedette di schianto: fottimi, fottimi, ti prego, voglio essere tua per tutta la vita…. Padrone!

Bruno aveva lasciato la porta della camera socchiusa ben sapendo che quella troia di sua madre si sarebbe affacciata a spiare, la vide con la coda dell’occhio ma era troppo impegnato con la sorella, si strappò di dosso i vestiti mentre Lucia lo osservava estasiata con gli occhi fissi sull’asta svettante: le sollevò il bacino artigliando le chiappe con le mani, facendo quindi scivolare il suo poderoso arnese dentro la fica bollente della sorella, le riempì il ventre infilandoglielo fino alla radice, poi iniziò a pomparla con bordate veementi spappolandole l’utero; Lucia si dimenava come una forsennata, urlando frasi sconnesse intercalate da sconcezze irripetibili, che stupirono per la crudezza persino la madre, il fratello la costrinse a giurare la sua totale sottomissione, minacciando di interrompere l’amplesso, ed ella accettò sconvolta dalla libidine, scomponendosi oscenamente nel sentire la sborra di Bruno che le riempiva la vulva.

Sfinita per le intense emozioni appena vissute, Lucia si aggrappò al fratello che l’aveva slegata per portarla a letto in camera sua, cadendo in un sonno profondo non appena lui la coricò sotto le lenzuola; Carla era corsa nella sua stanza per non farsi vedere, si era talmente eccitata nel guardare la scena che non aveva potuto fare a meno di infilarsi una mano dentro le mutande, masturbandosi per tutta la durata dell’amplesso, una punta di gelosia la rodeva, nella giovane figlia vedeva una rivale con cui non poteva competere per la differenza di età, sebbene sapesse che oramai sarebbe stato sempre e comunque Bruno a decidere cosa fare di loro.

Si era distesa a letto e non riusciva a togliere i suoi pensieri dal modo e la facilità con cui Bruno aveva disposto ed abusato della sorella, si convinse che erano fatte della stessa pasta, e si consolò pensando che anche Lucia avrebbe subito la stessa sorte, venendo punita, maltrattata e seviziata, come ormai sempre più spesso succedeva a lei, soprattutto dopo l’avventura al cinema con lo sconosciuto; aspettò ansiosa l’arrivo del figlio, nuda e fremente, ben sapendo che di lì a poco l’avrebbe raggiunta.

Bruno entrò in camera tenendo in mano un frustino, la colpì su un seno facendola sussultare mentre sibilava: troia, ti è piaciuto vedermi all’opera con tua figlia, avresti voluto essere tu al suo posto vero puttana! Sì, sì, punisci la tua serva Padrone, rispose di slancio Carla con la voce intimorita ma colma di libidine; una serie di scudisciate le segnarono la pelle, sui seni e sulle cosce nelle vicinanze della fica, prima che lui decidesse di farla accucciare con la testa rivolta verso il fondo del letto: dal cassetto estrasse un paio di manette e le bloccò i polsi dietro la schiena e non appena fu immobilizzata le piantò nel culo il vibratore, poi le mise il cazzo in bocca frustandola sulle chiappe per tutta la durata del pompino.

Quella notte Bruno si accanì con la madre, provando un piacere particolare nel maltrattarla e nel farle confessare sogni proibiti come quello che la vedeva costretta a succhiare la fica di Lucia, ricolma della sborra del figlio; la stava massacrando a suon di bordate, chiavandola alla pecorina, quando sentì la vulva che si contraeva spasmodicamente nel momento in cui le chiese se avesse mai avuto rapporti lesbici: sì, sì, urlò Carla, tuo padre era focoso e passionale come te, è stato lui ad iniziarmi con mia sorella Matilde, ci fotteva tutte e due e gli piaceva vederci mentre ci mangiavano la fica.

Zia Matilde è bella come la mamma ed è anche più giovane di lei di quasi dieci anni, è sposata con un ricercatore di quasi sessant’anni, non hanno figli e lo zio Andrea, anche quando era più giovane non è mai stato uno stallone, anzi assai compassato e poco propenso a licenze sessuali fuori della normalità; quando tu e Lucia eravate più piccoli, raccontò Carla, andavamo spesso d’estate nella loro bellissima villa all’Argentario, affacciata sul mare, Matilde aveva ventitre anni, era appena sposata e nel suo pieno splendore di femmina, mi aveva confidato che era grata al marito che le aveva dato agiatezza, sebbene non si sentisse totalmente appagata sessualmente, anzi nel vedere come il tuo papà si comportava con me anche in presenza di estranei, con effusioni nemmeno tanto nascoste, la rendeva in qualche modo invidiosa.

Una sera mentre mi stava chiavando raccontai al papà le confidenze di Matilde e sentii il suo cazzo gonfiarsi ancora di più, ebbe un orgasmo prolungato e conoscendolo di certo stava già pensando al modo di fottersi anche la cognata; l’occasione capitò qualche giorno dopo, Andrea doveva partire per un convegno in America, ed il papà ebbe campo libero.

Voi due andavate a letto presto e noi facevamo le ore piccole, il papà ci intratteneva mantenendo il fulcro dell’attenzione, Matilde come me pendeva dalle sue labbra, a volte trasaliva nel vedere la mano del papà che mi palpava sfacciatamente in mezzo alle gambe, era imbarazzata ma non aveva coraggio di dire nulla, finchè una sera arrivò la resa dei conti, il papà ci aveva fatto bere un liquore di troppo ed eravamo entrambe su di giri quando lui disse con voce pacata, fissando negli occhi Matilde: care sorelline siete proprio due belle figone, Carla è molto sensuale e sono sicuro che lo sei anche tu cognatina, mi piacerebbe vedervi all’opera in un menage a tre!

Rimanemmo entrambe ammutolite e per qualche secondo si sentirono solo i nostri respiri affannati, il papà era seduto in un sofà accanto a Matilde mentre io me ne stavo di fronte a loro in una poltrona, prima che la zia potesse rendersene conto, le appoggiò una mano sulla coscia risalendo veloce a contatto con le mutandine, le carezzò la vulva da sopra la stoffa leggera trovandola umidiccia: oh no, ti prego Marco balbettò con un tono quasi impercettibile Matilde, rovesciando però nel contempo la testa all’indietro in evidente segno di resa; il papà incollò la bocca alla sua e lei si lasciò trasportare da quel bacio peccaminoso, sciogliendosi tutta ed allargando le cosce mentre la mano del papà spostava di lato il davanti delle mutandine, liberando alla mia vista la vulva dischiusa.

Guardavo quella scena eccitatissima, con gli occhi fissi sulla fica di mia sorella che il papà stava rovistando facendola sussultare dal piacere, come staccò la bocca da quella di Matilde, girò la testa verso di me e mi ipnotizzò dicendo: cosa aspetti muoviti, vieni a leccare questa sporcacciona che sta imbrattando tutto il divano con la sua miciona gocciolante! Sentii il cuore scoppiarmi dentro il petto, fui presa da una frenesia incontrollata e mi buttai in ginocchio ai piedi di Matilde, affondando la bocca dentro la sua conchiglia spalancata: la stoffa delle mutandine non mi consentiva di succhiarla al meglio, la lacerai con forza segnandole leggermente la pelle, riuscendo a denudarle completamente il pube.

Oh no, no, siete dei mostri cosa mi state facendo biascicava Matilde con la voce impastata e pregna di libidine, nel contempo però continuava ad allungarsi sul sofà, spalancando le cosce per meglio offrire il suo nettare alla sorella che le lappava le grandi labbra e mordeva il clitoride grosso e duro; il papà le aveva aperto la camicetta e le stava masticando i capezzoli chiedendole di tanto in tanto se quel trattamento fosse per lei fonte di piacere, costringendo Matilde a gemiti lussuriosi prima di lasciarsi andare ad incitamenti intercalati da parole scurrili, che mai si sarebbe sognata di proferire in altre circostanze.

A letto tuo padre la violentò selvaggiamente, credo che lei non potesse nemmeno lontanamente pensare che un uomo fosse in grado di pomparla in quel modo, alla pecorina, mentre con la bocca schiacciata sulla mia fica mi stava ricambiando il piacere che le avevo donato sul sofà; il papà la riempì di sborra e volle poi che le prosciugassi la vulva mentre lui, inginocchiato sopra la sua testa, le insegnava a far scorrere la lingua sull’uccello e sullo scroto, fino a raggiungere il buco del culo: prima di addormentarci esausti, il papàsi scaricò anche in bocca e la zia imparò a bere il suo seme, assaporandolo fino all’ultima goccia.

Quel racconto fece esplodere Bruno in un nuovo debordante orgasmo, mentre sua madre sfinita ma sconvolta dal piacere le sussurrava: grazie amore e Padrone, la zia è ancora giovane e molto bella, credo sarebbe felice di poterti conoscere anche sotto il profilo sessuale, riusciresti di sicuro a farle scordare la perdita del papà. FINE

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