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Incesto sadomaso

Mentre leccavo tranquillamente la figa a mia sorella, all’improvviso sentii aprirsi la porta alle mie spalle: era nostra madre. Il suo sguardo si incrociò col nostro. Non disse nulla, ma i suoi occhi emanavano fulmini. Richiuse la porta e scomparve. Non doveva rientrare prima delle 19 ed erano appena le 17. Mi apprestai a vestirmi in quanto eravamo tutti e due nudi, ma mia sorella mi disse di continuare a leccarle la figa e farla godere, tanto ormai la mamma ci aveva scoperti e ce li avrebbe dati di santa ragione, per cui era meglio approfittare. Rimisi la testa nuovamente tra le cosce di mia sorella e ripresi a leccarle la figa. Dopo un po’ la sentii mugulare e raggiungere l’orgasmo. Mi fece mettere in ginocchio sopra il suo viso e me lo prese in bocca iniziando a spompinarmi. Guardavo la porta che avrebbe potuto aprirsi da un momento all’altro e così fu. Mentre mia sorella mi spompinava entrò nostra madre con una cintura di un suo vestito, larga almeno quattro dita. Si fermò accanto al letto e prese a darmi delle scudisciate. Volevo scappare ma mia sorella mi tratteneva per il bacino e da lì a poco raggiunsi l’orgasmo nella sua bocca mentre mia madre continuava a picchiare.

Sentivo il dolore delle scudisciate sulle mie spalle ma nello stesso tempo sentivo il piacere dell’orgasmo dentro la bocca di mia sorella la quale ingoiò tutto il mio sperma dopodiché tolse il mio pisello dalla bocca. Avevo ancora il pisello duro nonostante avessi già goduto e sentito il dolore delle scudisciate sulle spalle, non so perché, forse per la presenza di nostra madre che mi guardava il pisello erettoli, ma quella cintura nelle sue mani non prometteva nulla di buono. Infatti appena tutto finì, nostra madre ci fece alzare in piedi iniziando a colpirci sulle spalle e sulle natiche, sulle cosce e sulla pancia. A mia sorella diede delle scudisciate anche sui seni facendole molto male e a me ne diede sul pisello e sui testicoli facendomi rotolare a terra per il dolore. Ci lasciò doloranti per terra con i lividi sanguinanti. Io e serena, mia sorella, piangevamo dal dolore, quindi ci avvicinammo per consolarci a vicenda. Ci abbracciammo piangenti quando sentimmo il desiderio di baciarci. Incollai la mia bocca alla sua e passai la mia lingua nella sua bocca. Riuscivo persino a contarle i denti e sentivo nuovamente il pisello duro. Serena lo sentì pigiare fra le sue cosce e lo volle nuovamente in bocca. Ci mettemmo nella posizione del 69 e iniziammo nuovamente a godere ancora doloranti. Improvvisamente si aprì nuovamente la porta, ancora nostra madre che era venuta a lenire le ferite provocateci portando del cotone con del disinfettante, ci vide nuovamente abbracciati e urlò dicendoci un sacco di parolacce.

Questa volta ce ne fottemmo altamente. Continuai a leccare la figa di mia sorella e lei a succhiare il mio pisello fino a godere assieme nuovamente. Poi nostra madre si sedette sulla punta del letto e rimase a guardarci incredula per quello che avevamo fatto. Aveva gli occhi gonfi di lacrime, ma non piangeva, si tratteneva, ma il suo viso era pieno di rabbia e forse stava meditando quale punizione affliggerci, diversa dalle scudisciate dal momento che eravamo rimasti a godere ugualmente mentre lei ci frustava. La sentivo respirare profondamente mentre mi passava il cotone con il disinfettante sui lividi. Bruciava tremendamente, ma non glielo feci capire. A un certo punto lei ci disse che era inutile continuare a punirci fisicamente visto che noi sopportavamo benissimo il dolore (non sapeva che noi godevamo di più mentre lei ci frustava, era una cosa estasiante, più lo scudiscio si abbatteva sulla mia pelle e più il mio pisello si faceva più rigido e godevo in bocca a mia sorella copiosamente). A cena ci disse che ci avrebbe puniti in un modo sottile, cioè ci avrebbe messo alla berlina davanti a tutti, dicendo agli altri cosa avevamo fatto in modo da farci vergognare. In effetti a me e a mia sorella non è che ci andasse proprio a genio far conoscere agli altri i fatti nostri, pregi o difetti che siano, e poi francamente non volevo mettere in piazza i miei desideri e le mie inclinazioni.

Per fortuna nostra madre non fece alla lettera ciò che ci aveva detto ma fece molto di più, secondo lei. Infatti ci faceva stare tutti e due nudi in casa anche e specialmente quando venivano a trovarci delle persone, ci faceva guardare da chiunque, anche a mia sorella la quale la mandava ad aprire la porta tutta nuda quando lei sapeva che chi stava suonando era un uomo, magari estraneo, e quindi in un certo senso e sempre secondo lei voleva umiliarci in quel modo. Ma non sapeva che a noi quella cosa ci andava a pennello in quanto godevamo nel farci vedere dagli altri. E mia sorella, quando veniva il tecnico dell’Enel per la lettura del contatore, lo faceva apposta a rimanere accanto a lui, e anche quando veniva quello che leggeva il contatore del gas, visto che era posto otto il lavello, mia sorella si metteva a cosce larghe proprio accanto a lui facendosi ammirare per bene la figa. Dimenticavo di dire che nostra madre ci aveva depilato nelle nostre parti intime proprio perché queste si vedessero bene, e noi eravamo orgogliosi di mostrarle, a sua insaputa. Ma non mancavano le sculacciate. Infatti quando venivano delle persone a trovarci, il più delle volte invitate da nostra madre a prendere il te, lei oltre a raccontare che io e mia sorella facevamo le porcherie tra di noi, poi per punirci ci dava le sculacciate davanti a loro. Innanzitutto eravamo presenti quando lei raccontava i fatti nostri alla gente ed io, sentendo quei racconti, mi eccitavo ed avevo il pisello duro e più la gente mi guardava più il mio pisello svettava sotto gli occhi delle persone che mi guardavano.

Ma secondo me quelle persone erano delle false moraliste in quanto quasi tutti i giorni venivano a casa nostra e sembrava che si scandalizzassero nel sentire quei discorsi e nel vedere i nostri corpi nudi, ma intanto guardavano e venivano spesso. Nostra madre ci faceva mettere sulle sue ginocchia a culo in aria e ci dava le sculacciate facendoci diventare le chiappe rosse. Poi mentre era il turno di mia sorella a prendere le sculacciate, io mi mettevo accanto ad una signora che vedevo guardare intensamente il mio pisello rigido e a volte mi avvicinavo talmente a lei che il mio pisello le sfiorava il viso e lei non si scostava nemmeno. A volte queste donne venivano accompagnati dai loro mariti che, anche se anziani, erano pur sempre degli uomini e mia sorella si faceva bene ammirare e a volte si passava la lingua sulle labbra per farli arrapare. I suoi capezzoli erano ben dritti, segno che l’eccitazione era arrivata al culmine e che le piaceva mostrarsi agli altri e quando nostra madre la sculacciava, a volte lei si girava sulle ginocchia allargando le cosce in direzione dell’uomo che guardava mostrandogli la figa depilata completamente spalancata. Ma il bello non era tutto lì, in quanto quando nostra madre con un urlo e delle parolacce ci mandava via, io e mia sorella andavamo in camera a scopare come forsennati, ma adesso non avevamo più paura delle scudisciate e quando lei entrava in camera sorprendendoci a scopare e quindi prendeva la cintura e ce le suonava di santa ragione, noi raggiungevamo l’orgasmo doppiamente. Dopo un po’ di quella vita, nostra madre, forse vedendo che non ne volevamo sapere nulla, prese un’altra decisione.

Ma la prese soprattutto perché vedeva che io e mia sorella eravamo spesso nella posizione del 69 a farci i nostri porci comodi. Ma la colpa in un certo senso era stata anche la sua. Infatti io e mia sorella dormivamo nella stessa cameretta e quindi è normale che al risveglio dei nostri istinti sessuali ci siamo accarezzati l’un l’altro e visto che ci è piaciuto, abbiamo continuato. Mentre eravamo sul letto intenti a leccarci, entrò nostra madre nella nostra camera. La guardammo ma questa volta non aveva in mano la cintura per colpirci. Era abbigliata in modo inconsueto: indossava una guèpière di pelle nera che lasciava scoperta la figa pelosa e le grosse tettone, un paio di stivaletti in cuoio nero con tacchi alti. La guardammo e a me venne da ridere. Immediatamente mia madre salì sul letto, mi prese la testa per i capelli e se la portò fra le sue gambe strofinandomi la bocca nella sua figa pelosa e puzzolente. Infatti faceva una puzza tremenda come quella di una pecora nell’ovile. Poi mi intimò di leccargliela e mentre lo facevo mi diceva che non si lavava la figa da diversi giorni quindi aveva bisogno di un bidet con la mia lingua. Dopo che aveva goduto, faceva fare la stessa cosa a mia sorella e giù un altro orgasmo. Si comportava diversamente rispetto a prima, sembrava volesse partecipare ai nostri giochetti ma lei era quella che doveva comandare.

Ogni giorno che passava ne inventava una nuova. Un giorno ci chiamò in bagno e la trovammo seduta sul water intenta a fare i suoi bisogni. Immediatamente si alzò con ancora la figa gocciolante di urina, mi fece cenno di avvicinarmi a lei, mi fece inginocchiare davanti a pei e prendendomi la testa con le mani, me la spinse fra le sue cosce dicendomi di asciugarle la figa con la lingua. La coma vu vomitevole, sia per la puzza della sua figa che per le gocce di urina che ancora scendevano tra la peluria della figa. Non contenta di questo, fece avvicinare mia sorella e le intimò di leccarle il buco del culo. Serena non voleva farlo e lei le diede una forte sberla, poi tenne aperte le sue chiappe con entrambe le mani e ripetè nuovamente l’ordine stavolta con più decisione. Mia sorella obbedì leccandole il buco del culo sporco di merda che aveva appena fatto. Soddisfatta, nostra madre uscì dal bagno mentre io sostenni la testa di Serena che nel frattempo stava vomitando dentro il water. Andammo in camera nostra e prendemmo a parlare sul fatto che quella era una punizione esagerata e che quindi dovevamo fargliela pagare in un modo o nell’altro. Adesso nostra madre aveva preso l’abitudine di unirsi a noi quando ci leccavamo a vicenda e non voleva sentire ragioni, dovevamo immediatamente interrompere i nostri giochetti per soddisfare lei. Ma ciò che ci dava fastidio era il fatto che appena finiva di godere, lei, che stava a cavalcioni sopra il mio viso, si liberava della sua urina pisciandomi in faccia e in bocca. All’inizio la cosa mi diede molto fastidio, poi mia sorella prese a spompinarmi mentre nostra madre mi pisciava in faccia e così godevo di più.

Una volta con mia sorella ci mettemmo d’accordo e quando nostra madre venne per farsi leccare la figa da me, l’afferrammo buttandola sul letto spogliandola completamente nuda e leccandola da tutte le parti per farla eccitare. All’inizio fu difficile in quanto lei si muoveva come una forsennata, però man mano che la leccavamo lei si dava una calmata fino a calmarsi del tutto. Fu allora che il le infilai il mio pisello dentro iniziando a stantuffarla e lei mi diceva le parolacce, ma non faceva nulla per farmi uscire dalla sua figa. Mia sorella la baciava in bocca con la lingua e lei sembrava apprezzare. Le sborrai dentro la figa una, due volte e altrettanti orgasmi le fece raggiungere Serena con la lingua. Il giorno seguente, mentre era intenta a sistemare la sala, le saltammo addosso sul divano, Serena teneva pronto il bullo e dopo averne spalmato un po’ sul mio glande, me la inculai di brutto. All’inizio urlò per il dolore ma poi mi incitava a spaccarle il culo e ad infilarglielo ancora più a fondo. Le sborrai dentro ma non finì lì in quanto appena tirai il mio pisello fuori dal suo culo, Serena le infilò dentro una grossa carota. Gliela mandava avanti e indietro e lei godeva. Intanto io mi ero infilato sotto di lei e le leccavo la figa facendola godere come una matta. Ma la cosa non era finita lì, ancora dovevamo vendicarci.

Quando lei fu esausta la rigirammo, Serena si mise a cavalcioni sul suo viso e le urinò in faccia e in bocca e lei sembrava apprezzare quindi anch’io diressi il mio getto di urina nella sua bocca riempiendola e costringendola ad ingoiare per non soffocare. Poi ci venne un lampo di genio, prima mia sorella si accomodò quasi sul suo viso liberandosi della sua cacca semi liquida in bocca e in faccia a nostra madre e poi io. Con la mia cacca, un po’ più dura di quella di Serena, le riempii il viso totalmente occhi compresi. Nostra madre rimase ferma per un po’, tanto che pensammo fosse morta soffocata. Si tirò su facendosi cadere la cacca sulle tette e sulla pancia. Capì che ci siamo voluti vendicare di ciò che lei ci aveva fatto e ci abbracciò.

Eravamo pieni di cacca sia il che Serena e quindi tutti e tre assieme andammo a farci una doccia. Nostra madre camminava un po’ a papera ma non capimmo subito il perché. Solo quando si sedette sentì un forte dolore al culo. Si mise alla pecorina e notammo che un bel pezzo di carota le era rimasto conficcato nel culo. Le suggerimmo di recarsi al pronto soccorso, ma lei non ci volle andare, poi mi pregò di usare il cavatappi. Prima di toglierle la carota dal culo le feci promettere che non avrebbe mai più fatto le schifezze su di noi, al limite qualche scudisciata mentre io e Serena facevamo l’amore in modo da farci godere più intensamente. Tolsi la carota dal culo di nostra madre la quale emise un lungo sospiro di approvazione. Nei giorni seguenti ci confessò che sentiva la voglia di avere qualcosa di grosso infilato nel culo. Io pensai al piede della sedia che era bello grosso ma lei ci fece la proposta di andare a far visita ad un sexy shop. Il pomeriggio stesso andammo nel negozio e trovammo tantissimi cazzi finti di varie misure. Io e Serena le consigliammo degli articoli descrivendole l’effetto che avrebbero avuto su di lei. Nostra madre ne acquistò uno grossissimo e uno normale, però doppio, cioè di quelli che vanno infilati contemporaneamente nella figa e nel culo. Il commesso ci guardava incredulo poiché ci conosceva e sapeva che quella era nostra madre. A casa, mentre io e Serena facevamo l’amore, nostra madre si trastullava con i cazzi finti in attesa che dopo l’avrei trombata io. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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