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La gestante (parte 1 di 3)

Gli impiegati, come ormai era quasi abitudine, arrivarono alla spicciolata.
Il capo non era ferreo sugli orari: consentiva una certa tolleranza sull’entrata a patto che ognuno facesse le sue brave otto ore di lavoro. Quelli che avevano l’abitudine di comprare il giornale si sprofondarono subito nella lettura delle notizie più importanti: il capo, questo lo tollerava un po’ meno; ecco perché si affrettavano tutti a scorrere i titoli principali prima che lui arrivasse. L’importante, comunque, era che non ci fossero ritardi ed errori nel lavoro.
– Ehi, avete visto che macello sull’autostrada per Palermo? Uno stronzo di autista di un bus turistico si è addormentato ed ha fatto filotto al casello. Otto macchine ha fracassato. Sembra che ci siano due morti ed un paio di feriti che stanno più di là che di qua. –
– Cazzi suoi e del suo padrone, così impara a non rispettare i riposi agli autisti. Quegli stronzi li fanno guidare anche per venti ore filate.
– Ma no, – intervenne una procace moretta che per leggere il giornale si era chinata sulla schiena di una collega spalmandole una tetta sulla spalla – non si è addormentato: dice che non hanno funzionato i freni. Eppure il pullman era nuovo: aveva fatto appena quarantamila chilometri. –
– E allora sono cazzi della compagnia d’assicurazione. Ve lo immaginate che guerra tra i periti? A proposito, con che compagnia era assicurato? Spero che noi non c’entriamo niente. Proprio non mi andrebbe di ripassare un periodo come quello di quest’inverno, con quel cazzo di bus scolastico finito nel burrone. Madonna santa che casino! Ve lo ricordate? –
– E chi se lo scorda. Per poco la Direzione Generale non ci faceva chiudere l’agenzia mandandoci tutti a spasso. –
– E allora avrei fatto passare un brutto quarto d’ora al posteriore di Angelica. Era lei che doveva tenere le pratiche in ordine a quel tempo; e invece le teneva come un mazzo di carte da ramino mischiato. Non ci si capiva un’amata minchia. –
– E dai, – lo rimproverò scherzando un collega – ci sono delle signore presenti. Non parlare di certi argomenti. –
– Perché? Sennò gli viene voglia? –
– Non ti preoccupare, che non ci viene voglia – ribatté ridendo la Vallescura, evidentemente abituata a quel genere di battute pesanti – anche perché lo sappiamo tutte che lui straparla soltanto. È una vita che promette anche al mio posteriore di fargli passare un brutto quarto d’ora; ma stiamo ancora aspettando. Chissà, forse gli ci vuole un invito scritto. –

Nessuno aveva fatto caso alla porta chiusa della stanza del capo. Presi dal commento delle notizie e dalle battute salaci, a nessuno era venuto in mente che il capo poteva già essere arrivato in agenzia.
Improvvisamente, un crepitio negli altoparlanti dell’impianto interfonico mise tutti in allarme.
– Scusate se vi disturbo, – la voce del direttore dell’agenzia tuonò, nell’ampia sala comune, con un marcato accento ironico che non sfuggì a nessuno – Vorrei che la Signora Concetta, appena comoda, mi portasse la pratica completa della ditta Bagheria Viaggi. Voglio controllare che sia tutto in ordine, prima che scoppi un altro maledetto casino. –
– Ma che minchia! Non sarà mica della Bagheria quello stronzo d’autista che è andato a sbattere? Possibile che tutti i peggiori clienti li abbiamo noi? –
La signora Concetta, una bella biondina di poco meno di quarant’anni, dai lineamenti fini e delicati, molto curata nell’abbigliamento di taglio classico, stava seduta alla sua scrivania: il volto esangue e le mani serrate ai braccioli della poltroncina.
– Ehi, Cettina, che hai? Ti senti male? Il capo vuole la pratica della Bagheria Viaggi. Se non ti senti bene, gliela porto io, ma non facciamolo incazzare, che già mi sembra sulla buona strada. –
La donna, scuotendo la testa, si sollevò a fatica dalla poltroncina; i colleghi avevano tutte le ragioni per preoccuparsi della sua salute. La signora Concetta, infatti, sposata da poco più di un anno, era in avanzato stato di gravidanza.
Avevano voluto fare le cose in fretta, lei ed il marito, un impiegato di banca più grande di lei di un paio d’anni. Si erano conosciuti tardi, quando, ormai, quasi pensavano che il loro destino fosse quello di rimanere single. Invece il caso volle che, per motivi di lavoro, si conoscessero, si apprezzassero vicendevolmente ed in poco tempo decidessero di sposarsi.
L’età, non più giovanissima, li aveva consigliati di fare in fretta a mettere in cantiere il primo figlio.
Roberto si era dato parecchio da fare, aiutato, se mai ce ne fosse stato bisogno, da un’insospettata e sorprendentemente piacevole carica erotica della moglie che aveva collaborato, con evidente piacere ed entusiasmo, ai suoi quotidiani sforzi.
Ben presto le loro fatiche avevano dato il giusto frutto, anzi, molto di più di quanto avessero sperato: l’ecografia, infatti, aveva rivelato che la signora portava in seno una coppia di gemelli. “Ihi, quanta grazia” – aveva commentato con entusiasmo Roberto quando il ginecologo comunicò loro la notizia.
Quella stessa notte, nel loro letto, avevano fatto all’amore in modo ancor più appassionato. Roberto non smetteva di succhiare i capezzoli della moglie sostenendo che tra poco, con due bocche da sfamare, per lui non ci sarebbe stato più modo di assaporare quelle delizie.
Cettina era al settimo cielo. Aveva temuto, nelle condizioni in cui si sarebbe trovata da lì a poco tempo, che non sarebbe più piaciuta al marito; il pancione sarebbe diventato enorme, solcato da mille piccole smagliature; i seni, già normalmente grossi, sarebbero diventati come palloni; già ora le areole erano ingrandite e scurite, ed i capezzoli, specialmente quando lui glieli stuzzicava, diventavano grossi come pollici di un adulto.
Completamente nuda, supina sul letto, con le cosce spalancate, Concetta assaporava le carezze ed i baci del marito. Una mano, perennemente poggiata sulla fica, le solleticava il clitoride facendola gemere di piacere; la bocca dell’uomo, invece, passava da un capezzolo all’altro succhiandoli e martoriandoli con piccoli morsi non sempre delicati. A Concetta, questa lieve forma di sadismo del marito non dispiaceva per niente: un pizzico di dolore, appena accennato, contribuiva a scatenare i suoi istinti più animaleschi.
Da qualche tempo ormai, per fare all’amore, proprio a causa del pancione di Cettina, avevano adottato la posizione a cucchiaio: l’uno alle spalle dell’altra che, di fianco e con le gambe flesse, lasciava completamente libera la vagina per la penetrazione senza dover subire il peso dell’uomo. Quella posizione, però, lasciava libero l’accesso anche ad un altro canale del piacere, e Roberto, al quale il culo sodo e carnoso della moglie piaceva da impazzire, ogni tanto faceva finta di sbagliarsi a prendere la mira, e puntava la sua asta fremente direttamente sul secondo canale provocando uno scherzoso ma fermo richiamo della moglie: – Che fai, Roby, sei tanto vecchio che non sai più trovare la strada di casa e sbagli portone? – Roberto capiva che non era aria e si rassegnava ad indirizzare l’asta verso la parte giusta rinviando ad un’altra occasione, l’agognato trofeo dell’ultima verginità di Cettina.
La donna stava ancora assaporando il ricordo delle carezze che il marito le aveva fatto quella stessa mattina, quando la voce gracchiante del capo l’aveva riportata alla realtà; e che brutta realtà!
La pratica Bagheria Viaggi.
A quella richiesta, Concetta aveva sentito il sangue defluirle dalle vene.

Poco meno di due mesi prima, il signor Foti, proprietario della Bagheria Viaggi, il più grosso cliente dell’agenzia di assicurazione con i suoi otto pullman, dodici tassì e quindici autovetture a noleggio, si era presentato in agenzia pochi minuti dopo l’orario di chiusura; in ufficio era rimasta soltanto la signora Concetta, segretaria e braccio destro del direttore, nonché responsabile della contabilità dell’agenzia, visto che lei era l’unica ragioniera presente tra i tanti diplomati impiegati nell’agenzia.
Il signor Foti doveva assolutamente pagare l’assicurazione per tre nuovi pullman che, consegnati finalmente quella mattina stessa, dal giorno seguente avrebbero dovuto cominciare a guadagnarsi il pane, come diceva lui.
Concetta si sgolò nel tentativo di spiegargli che doveva tornare il giorno seguente. Tentò di fargli capire che ormai i terminali erano spenti; che non c’erano più i collegamenti con la direzione generale; che avevano già fatto il versamento alla cassa continua della banca, e che quindi lei non poteva né riscuotere il premio delle polizze, né tantomeno rilasciare i relativi tagliandi.
Al Foti, di tutti tutte quelle chiacchiere non gliene poteva fregare di meno: lui sapeva solo che da lì a qualche ora, prima dell’alba, i tre pullman dovevano già essere in strada per un viaggio organizzato da oltre un mese; trovasse lei la soluzione per farli partire perfettamente in regola, se voleva che la Bagheria Viaggi e tutti i suoi dipendenti, che non erano pochi, sottolineò significativamente l’uomo, continuassero a servirsi di quella Agenzia di assicurazione.
A Concetta, dopo quella poco velata minaccia, non rimase altro che riscuotere i circa cinquemila euri del premio di assicurazione e rilasciare tre tagliandi provvisori, ripromettendosi, la mattina successiva, di regolarizzare immediatamente la pratica.
Prima di chiudere l’agenzia, mise i soldi nella borsa assicurandosi che fosse ben chiusa: non si fidava a lasciarli in ufficio: e se fossero venuti i ladri proprio quella notte?
Tenendo ben stretta la borsa sotto il braccio, Concetta s’incamminò verso casa con un solo pensiero fisso nella testa: arrivare presto in ufficio, la mattina dopo, per depositare tutti quei soldi che le bruciavano nella borsa.
Come si sa, però, l’uomo propone ed il fato dispone.
Proprio quel giorno erano cominciati i saldi di fine stagione ed a Cettina, tornando a casa, capitò di passare di fronte ad una vetrina di abbigliamento premaman e primissima infanzia, in cui aveva visto alcuni abiti per lei ed altri indumenti per i nascituri, su cui aveva lasciato gli occhi rimpiangendo di non poterseli permettere: quegli stessi abiti, adesso, erano in vendita a metà prezzo.
A Concetta, quei cinquemila euri che teneva chiusi nella borsetta pesavano come macigni, ma, quel che è peggio, è che le davano, in qualche modo, l’illusoria sensazione di essere ricca.
La tentazione era fortissima: si era ormai talmente ingrossata che in pratica non aveva più niente da indossare; un’occasione come quella, quando le sarebbe capitata nuovamente?
Le ci volle poco a pensare che, anche se avesse regolato il pagamento delle polizze del Foti alla fine del mese, appena preso lo stipendio, non sarebbe successo niente: in quattro anni che la Bagheria Viaggi era assicurata da loro, non avevano denunciato neanche un incidente: i suoi autisti erano tutti bravi e prudenti; mica volevano cominciare a fare danni proprio adesso, e con i pullman nuovi.
Così la bella mammina, mettendo a tacere ogni scrupolo, entrò nel negozio ed acquistò quei capi di abbigliamento che le erano indispensabili e forse anche qualcuno cui avrebbe potuto benissimo rinunciare.
Alla fine del mese, però, non ce la fece a rimettere a posto le cose: era arrivato il mutuo di casa; la rata della nuova camera per i bambini che suo marito aveva voluto assolutamente acquistare, le bollette di luce, gas e telefono, insomma, una serie di circostanze per le quali il ripianamento dei conti del Foti fu rimandato al mese successivo.
Durante tutto il mese era stata attenta a risparmiare ogni centesimo; ovviamente non aveva speso tutto quello che Foti aveva versato, ed era sicura, quindi, che appena ritirato lo stipendio, avrebbe sanato la questione: ancora pochi, pochissimi giorni.
Adesso, invece….
Ostentando una sicurezza che non si sognava neanche lontanamente di possedere, Concetta alzatasi a fatica dalla sua poltroncina, si avviò verso la stanza adibita ad archivio.
Le pratiche della Bagheria Viaggi occupavano un intero ripiano della grossa scaffalatura metallica. Prelevò l’ultimo faldone, quello dell’anno corrente, lo aprì e tolse le pratiche incomplete relative agli ultimi tre pullman acquistati dalla Bagheria Viaggi. La sua speranza era che nell’incidente non fosse coinvolto uno dei tre veicoli nuovi; gli altri, ne era certissima, erano tutti perfettamente in regola, almeno dal punto di vista assicurativo.
Con il faldone sottobraccio si avviò, con lo stesso entusiasmo di un condannato a morte, verso l’ufficio del capo.
Quello che accadde nella stanza del Direttore dell’Agenzia lo seppero, poi, soltanto un paio di persone, che però non ne fecero mai parola con nessuno.
Concetta, dopo poco più di un quarto d’ora, uscì in lacrime dall’ufficio e, senza alzare lo sguardo su alcuno dei suoi colleghi, prese la borsa, il leggero soprabito ed uscì precipitosamente sbattendosi la porta alle spalle.
Tutti gli impiegati, per qualche istante, rimasero attoniti e sorpresi da quel comportamento, poi, come se un direttore d’orchestra avesse dato il via, cominciarono, tutti insieme, a blaterare esternando ognuno le immancabili ipotesi ed illazioni.
– Ma che minchia è successo? Mi sbaglio o stava piangendo? –
– No, non piangeva: singhiozzava, addirittura. Ma che le ha fatto quello stronzo? –
– Ma che vuoi che le abbia fatto? Ti sei scordata che la ragioniera è la sua cocca prediletta? Forse si è sentita male ed è corsa all’ospedale. –
– E che ci va da sola in ospedale: se si sentiva male, qualcuno doveva accompagnarla. –
– Speriamo che non sia per qualche cosa che riguarda le assicurazioni della Bagheria. – Rifletté ad alta voce la morettina che seguitava a strusciare le tette sulle spalle della giovane collega – se c’è un casino anche in quella pratica, questa è la volta che possiamo dire addio al nostro lavoro; quegli stronzi della direzione generale se la sono legata al dito, e stavolta ci faranno chiudere davvero. –
Il discorso, buttato lì tanto per ipotizzare qualcosa, trovò invece terreno fertile: tutti più o meno ad alta voce, cominciarono a riflettere sul fatto che la ragioniera era entrata dal capo con la pratica della Bagheria, e che l’incidente della sera prima, come era emerso da una più attenta lettura degli articoli dei giornali, era stato causato proprio da uno degli autobus di quella ditta.
– Ma come minchia è possibile che ci siano problemi con la Bagheria? Quello è un cliente importante e se ne occupa direttamente Concettina; e lei, casini non ne fa, state certi. –
L’altoparlante dell’interfonico gracchiò di nuovo, interrompendo tutte le chiacchiere: – Petroselli e Vallescura, qui. Immediatamente. –
Petroselli, l’uomo che aveva il “minchia” come intercalare fisso nei suoi discorsi e Vallescura, la moretta che amava strusciare le tette sulle spalle delle colleghe, ammutolirono di colpo. Quando il direttore convocava i due capi area contemporaneamente, c’erano grane in vista, ed anche pesanti.
– Accomodatevi! – intimò il direttore dell’agenzia ai due Capi Area appena si fermarono davanti alla sua enorme scrivania. Abbiamo un grosso problema da risolvere; più grosso di quello dello scuolabus di quest’inverno. –
I due si accomodarono nelle ampie poltrone di pelle scambiandosi reciproche occhiate molto preoccupate.
– Petroselli, almeno tu hai fatto quello che ti ho detto in quell’occasione? –
Il Capo Area capì immediatamente che il Direttore alludeva agli ordini impartiti in occasione dell’incidente del pulmino scolastico:
– E che minchia! Scusi, mi è scappato; certo che l’ho fatto. Controllo io stesso che ogni dieci giorni, sul protocollo interno restino liberi almeno due numeri. Anita è una ragazzetta precisa e non c’è quasi bisogno che io glielo ricordi: lo fa da sola. –
– Benissimo; e lei, Vallescura, – continuò rivolgendosi alla procace moretta – si è lasciata ogni mese, qualche polizza progressiva in bianco da allora? –
– Certo! Adesso ne abbiamo diverse, pronte per essere riempite con qualsiasi data da Natale in qua. Ma cosa è successo, se posso chiederlo? –
– Niente che vi riguardi, ormai, visto che avete fatto come vi avevo ordinato. – poi, porgendole un foglio di carta proseguì – queste sono le targhe di tre pullman della Bagheria Viaggi che devono risultare assicurati con noi da circa due mesi. Il primo è quello più importante e deve assolutamente risultare assicurato due mesi fa; gli altri possono risultare in regola anche da qualche giorno più tardi. Tra poco arriverà la signora Concetta con i contanti per coprire le polizze. Ci penserà lei a far slittare le causali di versamento in modo che risulti tutto a posto. Mi raccomando: usate i numeri progressivi di polizza giusti con le date dei relativi protocolli d’uscita. Fate le cose a puntino e non ve ne pentirete. Sapete che vi conosco talmente bene che so che gradirete moltissimo il premio sorpresa che ho in serbo per voi più tardi. Domande? –
Ambedue negarono con un semplice gesto della testa; sapevano benissimo cosa dovevano fare per mettere a posto il casino che avevano intuito; per quanto riguarda la sorpresa, poi, era talmente tanta la conoscenza reciproca e la fiducia che nutrivano per il capo che, di qualunque cosa si trattasse, gli credevano ad occhi chiusi e se lui diceva che sarebbe stata una cosa gradita, erano certi che sarebbe stata una cosa veramente molto gradita.
– Benissimo; allora mettetevi al lavoro ed evitate di fare chiacchiere e soprattutto che ne facciano quei quacquaracquà che stanno là fuori. Ci vediamo più tardi: dopo la chiusura dell’agenzia. –
Il capo non amava le discussioni; se e quando lo avesse ritenuto opportuno, sarebbero stati messi al corrente di tutto. Per ora non restava che eseguire a puntino le direttive.
Ambedue uscirono in silenzio dalla stanza; alle ovvie richieste d’informazioni da parte dei colleghi risposero in modo vago tranquillizzandoli ed invitandoli a cominciare finalmente a lavorare.
La mattinata passò, per tutti, velocissima.
Poco prima della pausa pranzo tornò la signora Concetta. Si era un poco ripresa rispetto a come era uscita precipitosamente la mattina, ma i lineamenti tirati denunciavano ancora una notevole tensione e preoccupazione.
Portava con se un pacco; non molto pesante, stando a come lo maneggiava, ma abbastanza voluminoso. Lo depositò a fianco della sua scrivania dove si sedette e, senza dare alcuna spiegazione, cominciò a lavorare come una forsennata.
Le sue dita volavano letteralmente sulla tastiera del computer. Ogni tanto consultava il piccolo fascicolo dei versamenti presso la cassa continua della banca; di volta in volta ne stracciava uno dopo averlo sostituito con un nuovo modello..
Petroselli e Vallescura pensavano di aver capito cosa era successo: il Foti, per risparmiare qualche migliaio di euri, non aveva assicurato i nuovi pullman, e adesso, toccava a loro mescolare le carte in modo che non succedesse un quarantotto. Da esperti funzionari, infatti, avevano intuito quello che stava facendo Concetta: modificava le registrazioni delle causali di versamento facendole slittare in avanti nel tempo in modo da poter inserire, alle date fornite dal Petroselli stesso, quelle delle assicurazioni ai tre nuovi autobus della Bagheria.
Avevano quasi indovinato: quasi!
Certamente, in Direzione Generale, qualcosa di tutta quella manovra non avrebbe quadrato; non avrebbero mai rintracciato, per esempio, la nota con cui si comunicava l’accensione delle polizze per i tre pullman, ma questo, alla lunga, sarebbe stato imputato al cronico disservizio postale che aveva smarrito le lettere o non le aveva recapitate: non sarebbe stata certo quella la prima volta. La cosa importante era che numeri progressivi di polizza e relative date di emissione coincidessero e si intercalassero con tutte le altre pratiche.
Gli impiegati tornarono dal pranzo e ripresero a lavorare in un clima strano, surreale.
I locali, di solito pieni del normale chiacchiericcio degli uffici, erano stranamente silenziosi; tutti si scambiavano occhiate furtive come in attesa di una catastrofe che prima o poi doveva arrivare.
La catastrofe, però, non arrivò, almeno per quasi tutti gli impiegati.
Alle sedici e trenta, la ragioniera, che non era neanche uscita per la pausa pranzo, finì il suo lavoro: stampò il tabulato delle operazioni compiute ed entrò, senza bussare, nella stanza del capo.
Alle cinque e mezzo in punto furono spenti i terminali, sgomberate le scrivanie da ogni incartamento e chiusa la porta dell’archivio. Alle diciassette e quaranta, gli uffici erano completamente deserti tranne che per i due capi area che, seduti in silenzio, ognuno alla propria scrivania, aspettavano di essere convocati dal capo per la “gradita sorpresa” promessa.
Concetta, da quando era entrata dal Direttore, verso le diciassette, non si era più vista; nessuno, però, se ne era meravigliato più di tanto: capitava spesso che rimanessero chiusi nel grosso ufficio ben oltre il normale orario di chiusura. Qualcuno, in tempi passati, aveva anche malignato su quell’abitudine, ma, non trovando altri riscontri, le chiacchiere erano finite lì.
* Petroselli, Vallescura, per favore, chiudete a chiave il portone d’ingresso e poi venite da me. – La voce del capo, diffusa improvvisamente dall’interfono, fece sobbalzare i due che si affrettarono ad eseguire l’inconsueto ordine – Per favore, venendo qui, portate anche il pacco che sta accanto alla scrivania di Tina. –
Mancò poco che ai due, entrando, non prendesse un colpo: Concetta stava in piedi, in mezzo alla stanza, dando loro le spalle; il fatto strabiliante è che, a parte un paio di pendenti di perle e brillanti alle orecchie ed una collana di perle al collo, evidente parure con gli orecchini, per il resto era completamente nuda e con le braccia incrociate sulla testa.
Il particolare della parure degli orecchini e del filo di perle fu notato inizialmente soltanto dalla Vallescura che glieli aveva invidiati fin da quando glieli aveva visti indosso, per la prima volta, il giorno del suo matrimonio.
Per essere una trentanovenne in avanzato stato di gravidanza, la donna si manteneva ancora piuttosto bene. I fianchi, certamente, non erano più ben delineati come prima: si notava l’ingrossamento dovuto alla gravidanza, ma le natiche e le cosce, seppur lievemente ingrassate, erano ancora lisce e belle sode. Anche nel suo stato, era un bocconcino che faceva sognare; ed i due nuovi arrivati, ognuno per le personali tendenze, non poterono fare a meno di sbrigliare la propria fantasia.
– Avanti, accomodatevi qui, sulle poltrone e non fate caso all’abbigliamento della signora Concetta. –
I due ubbidirono e sedettero sulle stesse poltrone su cui si erano accomodati poche ore prima, dando le spalle alla collega. Erano, nel contempo, imbarazzati dallo spettacolo che la donna stava offrendo di se stessa ed eccitati dal pensiero di ciò che quella situazione poteva significare.
– Logicamente vi starete chiedendo perché Concetta vi stia accogliendo abbigliata in questo modo: il mistero sarà presto svelato e ve lo chiarirà lei stessa: vero Concettina? –
La donna, vedendo che i due colleghi si stavano voltando verso la sua parte, serrò vergognosa gli occhi senza dare alcuna risposta, ma questo gesto di pudore fu un errore: le impedì di vedere il capo alzarsi con calma dalla sua poltrona con un lungo righello in mano.
FINE

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