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La pizza

L’avevamo incrociata sulle scale una sera di qualche settimana fa.
Noi stavamo uscendo dal nostro appartamento.
Eravamo nel pieno del trasloco.
Lui tuta da ginnastica e maglietta “rigorosamente” sporca e sudata, barba incolta, guardo stravolto, occhi allucinati e stanchi.
Io pantaloni alla pescatora, top, ciabatte tipo zingara e due codini alla cagnolina che facevano tanto trend.
Caldo e afa facevano il resto.
Due tipi alquanto viscidi…
Fosse altro che per il sudore che ci “profumava”.
Lei ci passo accanto sulle scale.
Camicetta aperta al punto che il suo seno prosperoso si intravedeva appena facendo immaginare il resto, gonna nera corta con ulteriore leggero spacco su entrambi i lati, due gambe da suscitare l’interesse di ogni sguardo maschile infilate in un paio di sandali legati con i lacci su per il polpaccio.
Capelli lunghi, lisci, neri le scivolavano sulle spalle e a completare la bella opera di madre natura una bocca carnosa e sensuale.
Truccata e profumata come se appena uscita da una beauty farm.
“Buonasera. “, disse.
Ricambiai imbarazzata dal mio stato non proprio elegantissimo e dalla sua cortesia.
Un sorriso che pareva ricambiare anni di conoscenza.
Corsi giù per le scale inseguendo il mio Lui ormai arrivato infilato nell’auto ad aspettarmi.
“Ti piace la <<pizza>> ora? “.
Gli dissi con un sorriso che non temeva di essere contraddetto, a metà fra l’ironico ed il sornione.
“Mi sa che mi è venuta una voglia improvvisa di pizza…
Chissà perché! “.
La risata fu obbligatoria, visto il fatto che a lui la pizza non piace affatto, ma si era capito bene che la pizzaiola, come l’abbiamo subito “battezzata” , gli era piaciuta….
Strano…
Avrei dovuto essere gelosa.
Gelosa?
E perché?
Era una donna bella, andava ammirata sicuramente.
Che ipocrisia era far finta di non vedere sapendo che il proprio uomo l’aveva sicuramente notata e desiderata, come normale che fosse, guidato dai suoi ormoni.
è assurdo pensare che una persona non desideri in cuor suo possedere qualcosa o qualcuno che ispira la propria fantasia, desideri.
Certo tra la fantasia e la realtà c’è sempre un divario, a volte insormontabile per mille ragioni, ma perché non sognare.
Se poi si potesse passare dal sogno alla realtà….
insomma meglio, ma non bisogna mai in ogni caso essere ipocriti soprattutto in amore.
Questo è il mio vedere le cose.
Certo il piccolo diavoletto della gelosia è sempre li, in agguato, ma è soltanto l’assurdo orgoglio di femmina che vuole essere sempre al centro del gioco, essere unica principessa, slave, amante, compagna tutto per il proprio uomo.
Del resto non potevo comunque dire di non aver desiderato sbirciare fra quella camicetta, almeno quanto Lui….
Ogni volta, ancora adesso, mi fa arrossire questo pensiero, non riesco ancora a superare questo mio limite senza quel pudico rossore che mi fa sembrare una scolaretta.
Che rabbia! (dettagliamo perchè della rabbia? ? )
Il suo compleanno si avvicinava.
I soldi, come al solito, non ve n’erano.
Quel episodio mi aveva ispirato…
… un regalo speciale… per Lui.
Chissà se ci sarei riuscita… valeva la pena comunque provare.
Lui ne sarebbe stato felice e, io……. anche.
Mi spaventava sempre un poco il mettermi in quella specie di competizione, la mia eterna insicurezza si riaffaciava.
Il dover dividere ciò che come donna ritenevo solo mio, ma chiudevo gli occhi e saltavo… saltavo nel suo cuore.
Decisi quindi di informarmi su quella “pizzeria”.
Il giorno dopo andai a comprarmi una pizza, in cerca di informazioni.
Dietro il bancone c’era un ragazzotto sui diciassette, diciotto anni molto prolisso nel suo discorrere.
Fu felice di avere un’interlocutrice cosi vivace, devo ammetterlo è una mia dote… la chiacchiera.
Cosi, tra una pizza e uno scontrino, venni a sapere che la ragazza dei nostri sogni, era la proprietaria, e che in quel periodo faceva lei le consegne a domicilio, in quanto non avevano ancora trovato un ragazzo patentato che si occupasse del giro delle consegne.
Lei si era separata recentemente e, di grandi possibilità economiche non ne aveva e, forse per quello, avrebbe dovuto tenere troppo basso il salario del suo dipendente.
Quindi in mancanza di personale che si accontentasse del magro stipendio che poteva permettersi, aveva deciso di occuparsi lei in prima persona della cosa.
Sembrava pure fosse molto cordiale con tutti e, questo ragazzetto, tanto ciarliero anche lui, l’aveva di recente notata con qualche suo ammiratore più estroverso degli altri.
Insomma, dai suoi discorsi pareva che fosse una persona che non si lascia certo pregare su certi versanti.
Si chiamava Lisa… uhmm Lisa dagli occhi blu.
Il tenue colore dei suoi occhi.
Nome centrato anche in questo.
A guardarla non gli si dava più di trent’anni, ma il mio interlocutore diceva che era già vecchiotta.
Chissà cosa avrà pensato di me… beata gioventù!
Pagai e salutando il mio linguacciuto giovincello mi misi a pensare su come avrei impostato la cosa.
Mi pareva un’idea da pazzi, ma mi piaceva troppo e sarebbe piaciuta alla follia anche a lui.
In ultima analisi anche la sola pizza mi sarebbe piaciuta… ma in ultima, ultimissima analisi.
Sabato sera i ragazzi si fermavano a dormire dal padre, generalmente io e Lui restavamo soli, soletti.
Bisognava organizzare per quel giorno.
L’ultimo giro di consegne sapevo che lo faceva intorno alle nove e mezza, per cui avrei dovuto telefonare al massimo per le otto….
La settimana passo caotica e ingarbugliata come tutte le settimane che stavo vivendo in quel periodo.
Il suo compleanno sarebbe capitato il martedì della settimana successiva.
è nato (per mia gioia), l’otto luglio.
Non ci sarebbe stato modo di vederci quel giorno, per cui i festeggiamenti dovevano avvenire il sabato.
Il sabato sospirato, e anche un po’ temuto, arrivò.
Non dissi nulla a lui fino alle cinque.
L’ora del the.
Il mio adorato Padrone è abituato a sorseggiarsi il suo the con i biscottini tranquillamente seduto sul divano con me ai suoi piedi, in sua adorazione
Molto pittoresco e quasi in stile corte dei Windsor…
A questo punto dovevo dargli il mio regalo o meglio, esporre il mio piano.
“Padrone… “.
Dissi alzando sguardo umile e sottomesso, su di Lui
“Cucciola che c’è?
Come mai questa vocina melliflua?
Cosa hai combinato ? , qualche altro guaio? “.
“Io… niente, Padrone _Mio. ”
“Niente… conosco i tuoi niente… avanti che hai combinato? “.
“Niente… o meglio… “.
Tolse di mezzo la tazza di the e mi prese il viso fra le mani.
“O meglio… dai parla. “.
“O meglio … stasera avrei un regalo per te.
Un regalo per il tuo compleanno… “.
Mi guardo negli occhi.
Sapeva bene che quando non riuscivo a parlare c’era qualcosa di grosso in ballo.
Ma la logica era che, visto e considerato che le finanze languivano, non poteva essere un regalo nei termini canonici, quindi, ergo per cui… doveva essere qualcosa che avevo combinato… e a Lui le sorprese non piacevano molto per principio.
“Cos’hai combinato cucciola? “.
“Bhè … insomma … ho deciso che stasera ti offrirò una pizza… che ne dici? “.
“Piccola… stai bene?
Sai che non mi piace la pizza, se vuoi mangiala tu. “.
“Bhè… padrone penso che questa pizza la mangeresti volentieri… ricordi la nostra amichetta di sabato? “.
“Che stai pensando di combinare? “.
“Nulla… voglio solo ordinare una pizza… una pizza speciale. “.
Lui mi guardava.
Non parlava.
Sapevo benissimo che la cosa lo attraeva, che la cosa lo intrigava… mi guardava e pensava.
Sorrise.
Era andata, era d’accordo intrigato.
Potevo agire.
“Bene piccola… bisognerà organizzare. “.
“Già fatto.
Basta la mia telefonata in pizzeria. “.
“Sei sicura di volerlo fare? “.
“L’unica cosa di cui sono sicura è che voglio farti un regalo.
L’unico regalo che posso permettermi è donarti questo gioco… ho paura, come tutte le volte.
Ho dei dubbi… ma non voglio farmi rovinare la serata da stupide nuvolette che non hanno ragione di esistere… dai Padrone… permettimi di regalarti questa serata. “.
“Ok telefona cucciola. “.
Un bacio e mi rialzai.
Mi avvicinai al telefono.
La mia mano che alzava la cornetta e, la mente che andava nel pallone.
Ecco cosa ricordo.
La sua voce dall’altra parte prende i dati, con tono meccanico, di che tipo la pizza?
Mi viene in mente il cartello con l’elenco, , , pizza alla pizzaiola, mi pare indicata… l’ora?
Non prima delle 20. 30.
In questo modo sapevo di essere l’ultima persona del giro, anche se lei me lo rimarcò dicendo che forse ci sarebbe stato un piccolo ritardo.
Quando fini la conversazione non riuscivo a staccarmi dal telefono.
Lui si alzo e mi strinse fra le braccia.
Una musica calda di sottofondo, noi due sul divano e l’orologio che andava avanti ogni secondo sincronizzato con i battiti del mio cuore.
Un orologio metaforico strano, a dire il vero,
Ora correva sull’onda delle mie paure, ora rallentava sull’impeto del mio desiderio.
Lui mi coccolava come una bimba.
Alle venti cominciai ad alzarmi.
Le gambe intorpidite e, gli occhi sonnolenti.
Una doccia rimise a posto tutto.
Mi stavo asciugando quando me lo ritrovai sull’uscio del bagno.
“Cucciola ti ho portato l’occorrente….
Paura ? “.
“No. Ci sei tu e non mi serve altro. ”
“Sicura?
Guarda che non è indispensabile.
Sei ancora a tempo e oltretutto ci guadagni una pizza ancora calda… “.
“Sicura.
Mi preparo e vengo da te. “.
Lui poso la roba sul bordo dell’armadietto e usci.
Ora toccava a me prepararmi.
Misi le polsiere e le cavigliere.
Lavoro noioso e che non mi piaceva fare da sola, mi mancava l’emozione del suo contatto e del suo dominarmi con questi semplici gesti.
Il collare … non mi ci volle molto fui pronta in pochissimo tempo.
Lo raggiunsi.
Lui mi accolse ancora una volta fra le braccia.
“Io, ti amo cucciola ricordalo e… amo solo te. “.
La sua frase dissipò mie paure solite di donna….
“Mio unico Padrone… anch’io. “.
Mi aggancio il guinzaglio e lo lascio scorrere lentamente giu dalla mia spalla lungo la schiena.
Il freddo del metallo fece correre un brivido sulla mia pelle.
Mi abbracciai, poco disciplinatamente, a Lui.
“Ora vai nel corridoio, inginocchiati all’altezza del mobiletto, proprio davanti alla porta. “.
Eseguii con molta calma quel suo primo ordine, immaginando quando lei avrebbe aperto la porta, immaginando la sua sorpresa e temendo la sua reazione e al tempo stesso eccitandomi per quella, il mio piacere maso in ogni sua forma si esprimeva anche così.
Lui mi passo da dietro, riprese il guinzaglio e, me lo poso fra le labbra, semi dischiuse.
La “cagnolina” ora aspettava.
Una cagnolina che vuole essere portata a spasso ….
Una cagnolina che voleva essere del suo Padrone.
“Pronta piccola? “.
“Certo Padrone. “.
Il campanello del citofono gracchiò.
è arrivata, tremavo, fremevo inquieta, felice, succube… emozioni contradditorie si mescolavano in me.
“Chi è? “.
“Pizza express. “.
“Secondo piano, grazie. “.
Cominciavo a non essere più sicura di nulla.
Mi misi a carponi sul pavimento.
Il cuore mi batteva forte, nella testa rimbombava il ticchettio dei tacchi che in mio immaginario si avvicinavano sempre di più.
Un bacio mi sfiorò la guancia.
“Non aver paura, vedrai che andrà tutto bene.
So che c’è la puoi fare. “.
Lui.
Lui sempre e soltanto Lui nella testa.
Ora più che mai dovevo concentrarmi su di Lui.
Ero stata io a volere questa cosa, era il mio regalo di compleanno.
Lui si mise sulla porta.
Alla porta c’è lei.
“Prego s’accomodi. “.
“Buonasera… “,
disse .
Me la ritrovai davanti.
Era bella come il primo giorno che c’eravamo sfiorate sulle scale.
Mi guardava.
Non era sorpresa, né spaventata.
Io invece ero sempre più in pallone.
Mi sforzavo di non pensare, di non chiedermi cosa stesse frullando nella testa di quella ragazza.
Mi sorrise.
Un sorriso complice.
Un sospiro scivolo fuori da me, non cercato non voluto, come se il mio corpo non fosse più mio, come se dovesse scaricare una fatica inumana… un sospiro che mi rilassò per un attimo.
Lui le si avvicino da dietro.
Le mise le mani sulle braccia, non l’afferrò, la prese dolcemente.
Come dolcemente le passava il collo con le labbra.
Lei, sempre con la pizza fra le mani, disse:
“La pizza… ragazzi… “.
“Lasciala sul tavolino… ora non ha più importanza… ora abbiamo te. “.
Sorrise.
Era andata.
Temevo… ma non aveva nessun timore… al contrario sembrava tanto complice.
Lascio la pizza e, si lascio andare fra le sue mani.
“Vieni cagnetta…
Fai vedere, da brava, come usi la tua lingua. “.
Mi avvicinai quasi con il timore, passo dopo passo, con la testa bassa… il fiato si faceva corto, la paura di realizzare qualcosa che avevo solo sfiorato in sogno stava diventando panico.
Vedevo lui che le slacciava la camicetta, lentamente le vedevo il pizzo del reggiseno.
Biancheria di pizzo nero su una pelle bianchissima.
I suoi seni fra le mani di lui.
Grandi, con il capezzolo dritto e scuro.
Il suo profumo… profumo dolce.
Le sfiorai le gambe, risalendo con le mani.
Feci salire la sua gonna alla vita.
Portava calze autoreggenti.
Calze di rete fine.
Il perizoma era in pizzo, nero.
Cominciai ad abbassarlo.
Piano, piano il suo sesso veniva scoperto.
Il monte di venere era una morbida rotondità.
Depilato.
Le sue labbra erano grosse e profumate, già lucide del piacere.
Il nostro gioco le piaceva…
Le feci scivolare il perizoma ai piedi.
Lei alzo quasi d’istinto i sandali per liberarsi dall’indumento.
Le mie mani risalirono nuovamente le sue gambe.
La sua pelle liscia mi piaceva, era morbida al tocco ma soda.
Lui le stimolava i capezzoli tirandoli.
La sentivo gemere.
Non aveva mai avuto paura, ne si era chiesta il perché di quell’accoglienza cosi diversa.
Le piaceva il nostro gioco…
Le era sempre piaciuto.
Le mie mani cominciarono ad allargargli il sesso, le dita entrarono fra le sue labbra, si bagnarono del suo calore.
Mi avvicinai con il viso.
La prima cosa che mi inebrio di lei fu il suo profumo.
Un profumo intenso, un profumo di donna.
La mia lingua le passo fra le labbra, sul clitoride e poi scivolando dentro comincio a giocare fra i suoi buchetti.
Lei facilitava il mio gioco allargando leggermente le gambe, piegandole, cercando di premere sul mio viso il suo sesso.
La sentivo gemere fra le nostre mani. I suoi petali si bagnavano copiosamente ed io come una bimba guardavo quelle lacrime di piacere spuntare dal profondo e, morire sull’orlo delle sue labbra.
Le coglievo con la punta della lingua, come si assaggia un aroma prezioso. La sua calda pelle sfiorava il mio viso, lo accarezzava.
Un lieve movimento, come di un amplesso dolce, lento… mi faceva volare.
Pensavo a cosa sfiorasse l’immaginario della nostra amica.
A cosa pensasse di me, a come trovava il Padrone… a come lui pensava lei.
Che sciocca… c’era ben poco da pensare… io gliel’avevo messa fra le mani e ora non potevo perdermi in attimi di gelosia, o di pura filosofia che avrebbero solo rovinato tutto.
Volevo solo godere di un gioco che avevo per troppo tempo rimandato.
Eravamo sempre presi da mille cose e impegni che il nostro gioco si stava trasformando solamente in un sogno da sussurrare fra le lenzuola la sera quando stanchi si andava a letto.
“Ora che abbiamo scaldato l’ambiente, cagnette passiamo ai giochi veri… piccola porta la nostra amica nella nostra sala giochi… “.
Mi rialzai.
Lui la lascio.
I capelli scompigliati e la pelle imperlata dal sudore, la rendevano calda e desiderabile.
Tanto desiderabile…
La camicetta ormai non c’era più, il reggiseno era scostato. Il seno pesante ma sodo era visibile in tutta la sua generosità.
Lei cerco di togliere quel filo di reggiseno che le restava, ma non riusciva.
Allora le passai dietro e l’aiutai a sganciare quel maledetto uncino che si era incastrato.
Avrei voluto… ma lei mi anticipo.
Mi prese la mano che stava togliendo l’ultima spallina e se la porto sul seno.
Mi faceva accarezzare, mi faceva sentire, si faceva scoprire… il mio corpo a contatto totale con il suo.
Un attimo di piacere puro… piacere rubato al mio padrone.
Un attimo in cui io mi gustavo suo regalo….
Un attimo in cui la rividi su quella rampa di scale, in cui pensai alle notti passate in cui la sua figura mi accompagnava nei miei sogni… in cui la mano scendeva liberando il mio piacere.
Le mie mani sfiorarono i suoi fianchi, le abbassai la lampo della gonna e l’aiutai a sfilarla.
Lei era statuaria, bella, alta imponente.
Alzo le braccia per raccogliere i suoi capelli in una coda.
Notai, da vicino, ancora meglio la rotondità dei suoi seni. Seni da giochi, seni che facevano impazzire.
Notai anche un piccolo tatuaggio vicino all’ombellico.
Una rosa blu.
Piccola, nascosta.
Una piccola rosa blu.
La presi per la mano e l’accompagnai lungo il corridoio.
Lui ci guardava.
Mi girai.
Un attimo.
Sorrise.
Ero felice.
Sulla porta mi fermai.
Volevo che lei avesse il tempo di guardare l’ambiente.
Avevo socchiuso le ante.
Finestre rigorosamente aperte.
Qua e là c’erano le bugie con l’incenso che stava bruciando.
Sul letto la coperta dei giochi.
Una coperta viola.
Sul cassettone alcuni dildi facevano da cornice al nostro televisore, appoggiato sopra Il videoregistratore con la cassetta semi inserita, pronta per essere usata.
Su comodino avevo riposto la fotocamera.
Lui dietro di noi, ci pose le sue mani sui nostri fianchi.
Il mio guinzaglio.
Lui lo prese.
“A Cuccia cagnetta! “.
Mi inginocchiai e mi condusse a carponi sul tappeto di testa al letto.
Li mi lascio e andò a prendere Lisa.
“Siediti cagnetta gambe larghe.
Voglio sempre vedere, esposta, aperta, larga, disponibile, quella figa che hai.
Voglio che sia sempre a mia disposizione. “.
Disse con piglio severo alterando la sua voce, quasi arrabbiato.
Strattonò ancora il mio guinzaglio.
Mi fece alzare e mettere contro il muro, contro il nostro albero delle stagioni.
Ormai non potevamo più chiamarlo albero di Natale… era piena estate.
Allora avevamo deciso di chiamarlo albero delle stagioni, visto che era talmente eclettico che poteva coprirle benissimo tutte.
Mi aggancio le mani al moschettone alto.
Le caviglie le aggancio pure, divaricandole, al seggiolino in basso.
Come mai Lisa non chiedeva nulla…
Un pensiero che ogni tanto sfiorava la mia mente… come mai non aveva paura… ora ero sicura.
Lei sapeva.
Lei aveva già giocato questo gioco.
Non poteva essere cosi accondiscendente senza essere anche solo per un minimo conscia di quello che le stava succedendo intorno e sulla sua pelle.
Sentivo Lui prendere qualcosa dal cassettone.
Speravo fosse la frusta.
Con la coda dell’occhio sbirciavo.
Non era la mia cara frusta, purtroppo.
Lui aveva presto qualcos’altro e ora mi tastava il sesso e, poi lo ripassava sulle mie labbra.
Descrivere cosa
Sapeva bene che non mi piaceva, che lo facevo solo perché piaceva a lui e perché i segni che rimanevano poi mi facevano sentire più sua… ma lo odiavo.
(ampliare sensazioni mentali e fisiche della slave)
Tutte le volte che lo prendeva e utilizzava, pensavo che l’indomani l’avrei fatto sparire ma, l’indomani quello se ne stava beato nel cassetto e io non ricordavo più nulla se non quei segni che adoravo.
Lo sentii colpirmi forte sulle natiche.
Non volevo urlare.
Non volevo davanti a lei.
Non volevo.
Mi stringevo il labbro fra i denti e mugolavo appena.
Lui sapeva che non volevo e ne approfittava.
Sudavo freddo e lui continuava.
Se aspettava che chiedessi pietà, avrebbe dovuto aspettare un bel pezzo…
Con lei presente non avrei mai chiesto pietà… e purtroppo Lui sapeva anche questo.
Lui si voltò vero di lei e le disse, imperioso, dominante, Lui insomma….
“Masturbati Lisa, fammi vedere come fai. “.
Masturbati?
Fammi vedere anche a me… avrei voluto chiedere… ma non feci neppure questo.
Con la coda dell’occhio vidi lei che si stava preparando sul letto con le gambe divaricate.
Una mano che scivolava giù.
L’altra che si accarezzava il seno.
Era ubbidiente.
Il frustino cessò il suo lavoro.
Le mie natiche erano furenti.
Pulsavano.
Disegnate a strisce traverse, bollivano e sotto, poco più sotto anche io bollivo….
Lui mi si avvicinò.
Passo la mano fra il mio sesso, che gli si apri, come dolce grotta mielosa, al solo tocco.
“Brava cagnetta, mi sa che ho trovato come farti stare zitta e buona… “.
Un bacio mi sfioro il collo.
Avrei voluto ucciderlo quello sporco maschilista, la mia anima storicamente socialmente femminista ribolliva… ma in fondo aveva ragione…
…. a me era pure piaciuto e il mio corpo lo dimostrava quasi gocciolando…
“Ti uccido un giorno e non per scherzo… “. Io eviterei frase
Mi sciolse dalla mia posizione.
Passo la sua mano sulle mie natiche.
Le righe erano gonfie sotto il suo palmo.
“Bene… come piace a me… ”
Mi riprese per il collare e mi trascino davanti a lei.
Con uno spintone mi ritrovai di nuovo fra le sue gambe.
Lei stava ansimando, si vedeva che mancava solo un ultimo tocco e, il suo fiore sarebbe sbocciato, esplosivo di rugiada e piacere.
” Guarda che troia che abbiamo trovato…
Ora basta.
Devi imparare a ubbidire Lisa.
Vediamo come te la cavi ora… aiutala cagnetta. “.
“Aiutala? A far che? “.
A me pareva se la stesse cavando bene.
Lui prese una candela dal cassettone e l’accese.
Dove l’avrebbe adoperata e su di chi?
La pose su di una bugia, e la lascio prendere e diventare una bella rigogliosa fiamma calda.
“Sali sul letto cucciola. “.
Salii sul letto.
Mi fece mettere in ginocchio, quasi sopra i cuscini, gambe larghe, dietro a lei.
Lui sali sul letto, e prendendola per i capelli le fece posare la testa, tirata indietro, fra le mie gambe, appoggiata al mio pube.
Mi ordinò di tenerle le mani bloccate serrandole i polsi, appoggiati a lato sui cuscini.
Non facevo fatica, era docile.
Lui le chiuse la bocca con un morso di legno.
I suoi occhi si dilatarono… paura?
No.
Voglia… una voglia pazza che si emanava, diventando profumo di eccitazione di femmina profumando tutta la stanza.
Lui prese la candela dalla bugia e si avvicino a noi.
Si mise di lato a noi due.
La candela vibrava al suo respiro.
La inclino.
La cera comincio a scendere sul seno di lei.
Le prime gocce.
Il suo corpo cercava una via di scampo.
Un movimento quasi impercettibile.
Un movimento incontrollato.
Poi si lasciava andare al calore di quell’elemento che si raffreddava sulla sua pelle, che gliela disegnava.
Ogni tanto un lamento, un gemito usciva fra le labbra e il morso.
Le sue mani stringevano i miei polsi, sentivo il dolore e il piacere passare attraverso le sue mani.
La cera scendeva dai capezzoli, via, via in una riga sottile fino all’ombellico.
Lo copriva.
Poi oltrepassava… fino al monte di Venere.
Le dita di Lui le allargavano il sesso, la cera lo copriva.
Sembrava voler conservare in un magico scrigno il piccolo tesoro che celava fra le gambe.
Un tesoro che il mio Padrone avrebbe preso di li a poco.
Le alzo le gambe, gliele fece piegare allargandole il più possibile.
Dalla tasca dei pantaloni tiro fuori la mia pallina magica.
Se eri nuda non avevi pantaloni antitetico e descrivere oggetto
Comincio a passargliela sul clitoride.
La cera si sgretolava negli spasmi della pelle a contatto con il vibrare della pallina.
Lei era ormai incontenibile.
Avrebbe voluto toccarsi, essere presa, avrebbe voluto…
Sentii che le sarebbe bastato che lui le mettesse quella dannata pallina nel sesso per esplodere in un altro orgasmo…
Lui la voleva solo far impazzire per averla come voleva lui…
Disposta a tutto, pur di poter godere.
“Ora alzati troia, vedrai come mi prendo cura della mia cagnetta. “.
Era matida di sudore, le gambe non la reggevano bene.
Conoscevo quella sensazione, era sul culmine di esplodere.
Si rialzò.
La sua mano passo, quasi senza volerlo sul suo sesso.
Lui gliela blocco.
Uno schiaffo suggellò categoricamente il divieto.
Non un moto, non una parola.
Lei era completamente sua.
La fece inginocchiare a capo del tappeto, gambe divaricate e, braccia dietro la schiena.
Non le tolse ancora il morso dalla bocca.
Mi fece stende al posto di lei.
La coperta era ancora calda e profuma del suo essere femmina orgasmica.
Prese le corde e mi legò.
Mi fissò le gambe e le braccia alle estremità del letto.
Lei ci osservava.
Finito il suo lavoro, Lui si avvicino a lei, senza dire nulla le tolse il morso e prendendola per i capelli, la pose davanti a me.
Ora lei avrebbe potuto giocare con me, e io non avrei mai potuto toccarla.
L’idea mi faceva impazzire almeno quanto stava impazzendo di voglia lei.
“La vedi la mia cagna in calore, scommetto che se tu le dessi una passatine con la lingua, ti sborrerebbe in faccia… che puttana. “.
Lui prese una scatolina, dalla tasca dei pantaloni.
Era una scatolina di metallo, con il coperchietto rosso.
Cazzo… no!
Sapevo perfettamente cosa conteneva.
Tremavo
Io in casa non ne tenevo… quindi l’aveva comprata apposta.
Mi aveva giocata.
“Ora prova a passare la tua linguetta sulla fighetta sbrodolona ….
Vediamo che succede… “.
Lei pose le mani sulle mie gambe, le fece scivolare sulla mia pelle fino al mio intimo.
Le sue dita giocavano con il mio sesso, accarezzandolo, stringendolo… la sua lingua esplorava i miei sapori… la mia pelle vibrava al passaggio del suo gioco. Mi stavo perdendo nei suoi giochi, mi stava facendo esplodere, mi stava facendo… ma anche a lei la cosa piaceva … e molto, la sentivo vibrare…
Il suo respiro si faceva più irregolare, l’ansimare che mi scivolava sulla pelle era caldo come il desiderio che lo animava.
“Ora basta troiette.
Scostati. “.
La prese per i capelli e la tiro a se.
Le assoporò le labbra ancora umide del mio piacere.
Mi guardò.
In mano ancora quella scatoletta.
“Se fai la brava non uso il bavaglio… anzi facciamo cosi… come bavaglio userò la mia nuova cagnetta… ti piace vero piccola? “.
O lo uccido o lo tengo cosi… in corso d’opera se ne esce con le sue trovate.
Sapevo quello che stava per fare e non mi piaceva, mi aveva sempre fatto paura, non so perché ma era una paura ancestrale, una paura che non mi portava altro che paura… ma stavolta c’era una variante.
Lui fece salire lei su di me.
Gambe larghe… su fino al mio volto.
Chiudevo gli occhi e mi inebriavo di lei.
Mi sembrava assurdo, mi sembra di vivere un sogno ad occhi aperti.
Non riuscivo più a capacitarmi dove finiva il sogno e dove iniziava la realtà.
“Abbassati troietta, fatti leccare la figa dalla mia puttana. “.
Lentamente lei si accoccolo su di me… piano tenendosi alla spalliera del letto.
Un fremito le passava la pelle… una goccia del suo piacere bagno le mie labbra.
Non potevo fare a meno di toccarla… almeno con la lingua.
Il suo clitoride era duro, dritto… come un piccolo pene era colmo delle sue emozioni.
Non potevo vedere… sentivo.
Sentivo il coperchietto della scatoletta cadere per terra… sentivo le sue mani allargarmi le grandi labbra…
Prenderne una…
Stringerla…
Tirarla a se poi lo la punta che premeva…
Un attimo di attesa angosciante..
Poi… dolore alla mente, solo dolore..
Bucava, passava di parte in parte…
Rifare descrizione si azioni e di aghi e mettere tutte sensazioni mentali di paura ed eccitazione e storia delal tua paura, prima durante e dopo
Volevo urlare, volevo scappare.
Ma lei era sopra di me, premeva immobilizzandomi col suo peso su di me
Due anime si combattevano…
Il piacere di donare piacere… e il dolore che non volevo… che non chiedevo… ma che sapevo che donava piacere a lui…
La mente era vuota… lascia il mio corpo preda delle sue emozioni, staccai la spina da qualsiasi pensiero,
La mente vuota….
Il corpo libero.
Vibrava, vibrava nell’aria satura di emozioni, come in una sera d’estate il caldo genera lampi che squarciano il cielo, ora il mio corpo era squarciato da emozioni contrastanti, emozioni coincidenti.
Uno, due, … non so quanti fossero…
Non so quando lui decise di fermarsi…
Quando lo fece, quasi mi pentii anche solo di aver pensato che lui smettesse… avrei voluto che quel momento non finisse mai.
“Ora girati troia…
ora viene il tuo turno.
Ora vedro come sei brava… “.
Il mio viso profumava di lei.
Avrei voluto guardare cosa ne era stato del mio sesso.
Che cosa c’era nella mia pelle.. cosa aveva l’aveva segnato… ma non riuscivo… non vedevo oltre…
Lui sali sul letto.
Li avevo entrambi a cavalcioni su di me.
Il sesso rigido di lui premeva contro le natiche di lei, mentre le torturava i capezzoli per farla mettere carponi su di me.
Lei si abbasso sul mio sesso.
Sentivo il suo respiro caldo e ritmico passarmi sul pube, sfiorarmi gli spilli che ricamavano i lembi delle labbra.
“Leccala cagna… “.
Allargò piano le labbra con le dita, lentamente… come sfogliasse i petali di una rosa.
Passava la sua lingua sul mio clito… bagnandolo… confondeva la sua saliva al mio piacere… il suo essere al mio.
Non potevo non volere, non potevo non vedere…
Lui allargava le natiche di lei.
Tastava i suoi buchi… io desideravo… io godevo…
Lui toccava il suo intimo che era parte di Lui ora, era parte di noi.
Entro violentemente in lei, quasi senza che nessuno di noi percepisse l’attimo in cui lo fece.
La prendeva violentemente.
Lei ansimava, godeva e riprendeva forza da Lui… e la trasmetteva a me… come in un cerchio di sensazioni uniche e irripetibili…
Il ritmo aumentava…
Lo spasmo della sua eiaculazione, a me tanto cara, era vicino…
Sentivo il profumo di lui farsi più intenso…
“Apri la bocca cagna… svelta… “.
Aprii le labbra e il suo sesso si scarico come un fiume in me…
Un fiume in piena che accolsi come il più bel regalo che avessi mai ricevuto.
Il piacere di lei unito al suo mi fecero nuovamente sciogliere i sensi in un orgasmo che mi tolse il respiro…
Affannavo e non capivo più nulla ero in un’altra dimensione.
L’aria si era fatta elettrica.
Carica delle nostre sensazioni, dei nostri delirii…
Lui si distese accanto a noi.
Lei sopra di me non riusciva a muoversi, era come paralizzata in un attimo supremo…
“Aiuta la mia cucciola… toglile gli aghi… “.
Mi irrigidii nuovamente…
Il mio sesso sarebbe nuovamente esploso lo sentivo…
Delicata come una piuma, con le dita sfilava dalla pelle ogni spillo, passandolo poi con la lingua… non ricordo se al terzo o al quarto… ma non resistetti oltre… esplosi…
Quando questo accadde la sua lingua entro in me… vogliosa del mio piacere…
Quando ebbe finito lei si corico su di un fianco accanto a me…
Mi accarezzava il viso, mi guardava… passava le dita sui miei capezzoli ancora rigidi e sporgenti…
“Ti piace la mia troietta vero? “.
Un cenno di capo…
Un si sciolto fra le labbra… un attimo… il suo sesso sfregato contro la mia gamba… la sua bocca sul mio seno… la sentii fiorire nuovamente… la sentii gemere… avrei voluto stringerla a me… avrei voluto… toccarla… leccare io ora il suo nettare… berlo fino all’ultima goccia
Guardai il mio Padrone…
“Oggi no cucciola… è il mio regalo… ricordi? “.
Aveva ragione Lui, come al solito.
Restammo accoccolati nel letto non so per quanto… io mi persi fra loro… immersa nel loro profumo.
Mi ridestai da quel torpore quando sentii lui che mi scioglieva, quasi senza far rumore… lei ancora riposava su di me.
Lo sguardo di lui era dolce, mi guardava.
La mia mano lo cercò.
Lui venne vicino a me.
Un bacio sfiorò le labbra mentre la mia mano accarezzava finalmente la pelle della mia giovane amica…
“Com’è stato il regalo Padrone… ? “.
“Bello… come te. Ti amo. “.
Lei schiuse gli occhi.
Lui le sfioro la guancia.
“Grazie tesoro. ”
“Grazie a voi… siete fantastici… “.
Un brivido freddo percorse i nostri corpi.
L’aria della sera si era fatta più fresca.
Ci alzammo senza molta convinzione.
Una doccia veloce, carezze infinite.
Non riuscimmo a non toccarci, la voglia di tenerezza si era impadronita di noi…
L’aiutai a rivestirsi.
L’accompagnammo al cancelletto esterno al palazzo.
Ancora un bacio.
Ancora la voglia di rivederci.
Ancora la voglia di noi…
L’auto girò l’angolo…
La nostra compagna ci lasciò.
“Cucciola ti amo… ho voglia di te… ho voglia della mia donna… “.
“Ti amo Giuseppe, mio Signore e Padrone di mente e corpo mio, a cui solo voglio oggi e vorrò per sempre dare devozione ed obbedienza assoluta e dare tutto il piacere che posso e potrò donargli con tutta me stessa.
Buon compleanno! “.
La notte ci trovò spesso abbracciati come ragazzini…
La notte sentii spesso le nostre voglie sprigionarsi fra le lenzuola…
Il mattino ci colse legati più che mai…
Questo fu, o è, o meglio vorrebbe essere il mio regalo… e fartene mille di questi regali, mantendoti sempre al culmine del piacere fra . sogno.. e realtà

Buon Compleanno Amore… FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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