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La posta in palio

Passò parecchio tempo, prima che ci rivedessimo.
E fu nuovamente al golf.
Giocavamo a coppie e Sandra era riuscita a convincere mia moglie a giocare con lei contro me e suo marito.
“Mettiamo in palio qualcosa? ” – Chiese Mirko con malizia malcelata.
“Giusto. ” – Ribatté sua moglie.
Intuivo che avevano preparato una trappola di qualche genere.
“Perché no? ” – Intervenne inaspettatamente mia moglie.
Io non dissi nulla.
“Brava, giochiamo pesante. ”
“Io ho un’idea. ” – Disse Mirko.
“Quale? ” – Gli chiese mia moglie. –
“Chissà perché, ma qualcosa mi dice che vuoi mettere in palio qualche servitù sessuale. ”
Rimasi attonito a seguire il dialogo.
“Non sarebbe una cattiva idea. ” – Disse Sandra precedendo il marito. –
“Siamo due donne contro due uomini ed abbiamo una rendita di posizione. ”
“Hai ragione. ” – Confermò mia moglie scandalosamente. –
“Al massimo ci chiavano. ”
“Marina! ” – Intervenni. –
“Che linguaggio usi? ”
“Il tuo. Ma se preferisci, posso dire al massimo ci fottono. ”
“Oddio! … ”
“Ho un’idea. ” – Intervenne Mirko che invece di scandalizzarsi aveva meditato. –
“Chi vince può decidere cosa fare del proprio coniuge. Purché insieme agli altri due. ”
Per lui non c’erano problemi, aveva ben dimostrato che si eccitavano entrambi dei giochi di gruppo.
Nel migliore dei casi avrebbero organizzato una maialata e mia moglie mi avrebbe spaccato il culo.
“No. ” – Suggerì mia moglie a sorpresa. –
“Chi vince disporrà del coniuge dell’altra coppia. ”
Rimasi nuovamente a bocca aperta, mentre i due accettavano entusiasti della piega che la partita aveva preso.
Non riuscii più a parlare perché ci chiamarono al Tee di partenza.
Ma, tanto, io e Mirko eravamo i più forti.
Certo lui aveva in serbo per mia moglie qualcosa di hard, ma forse avrei potuto negoziare con lui una maggior delicatezza in cambio di… Boh, qualcosa mi sarebbe venuto in mente.
Avevano vinto le donne.
“Sei un coglione! ” – Gli dissi inferocito. –
“Hai fatto due uscite dal bunker! ”
“Guarda che hai sbagliato il butt da 30 centimetri, stronzo! Avevamo la pratita in mano, e invece… Stronzo! ”
Avevano vinto le donne, e la diciannovesima buca spettava a loro.
Fatta la doccia al circolo, eravamo già diretti in auto a casa loro senza parlare.
Mia moglie era evidentemente fiera della vittoria, ma io non riuscivo ancora a capire se sarebbe stato meglio vincere o perdere.
“Cosa vuoi fare? ” – Le chiesi mentre posteggiavamo sotto casa loro.
“Ci sto pensando. ” – Rispose.
Ma, dall’espressione, secondo me aveva già deciso.
Anzi, forse avevano deciso prima ancora di vincere.
Appena entrati, ci versarono dell’Armagnac.
Ma non avevamo ancora dato il primo sorso, che le due donne entrarono in azione.
“Forza ragazzi. ” – Disse mia moglie. –
“Nudi! ”
“Forza, scattare! ” – Ordinò Sandra. –
“Spogliatevi. Del tutto. ”
Mirko mise giù il bicchiere, io cercai di dare un sorso rapido, poi seguii l’amico.
Mi portò in camera degli ospiti.
“Spogliati lì, e poi vieni fuori. ”
“Che ci faranno? ”
“Che ne so! Per ora è meglio obbedire… Un giorno ci rifaremo. ”
Uscimmo nudi, coprendoci l’uccello con le mani.
Le due avevano preso una posa da guardie carcerarie.
Mia moglie era in piedi e Sandra aveva alzato una scarpa sul tavolino di cristallo per sembrare un aguzzino sicuro di sè.
Entrambe avevano in mano dei frustini da cavallo poco promettenti.
“Mani in alto! ” – Era stata ancora mia moglie a dare l’ordine.
Noi, piano, alzammo le mani lasciando andare il sesso penzoloni. –
“Ora mettetevi sull’attenti e restate fermi così. ”
“Guardali qua. ” – Disse mia moglie a Sandra, avvicinamdosi a noi. –
“Guarda i due galletti. ” –
Prese il frustino e lo poggiò al pene di Mirko.
Lo mosse un po’ in qua e in là, come per soppesarlo e guardarlo bene. –
“Ne ho visti di meglio. ”
Il pene dell’amico si era mosso subito, alle sollecitazioni di mia moglie, anche se era rimasto appena più ingrossato.
Lei gli andò dietro a guardargli il culo.
“E guardalo qua. Conosco più di un amico che mi pagherebbe pur di sodomizzarti. ” – Poggiò il frustino all’inizio del solco e scese piano fino a raggiungere il buco del culo.
Si fermò un attimo, poi lo abbassò ancora e lo infilò tra le gambe fino a farlo spuntare dall’altra parte sotto l’uccello.
Il suo pene, stavolta, si rizzò.
Sfilò il frustino da lì e lo sbatté con violenza sulla natica di Mirko, facendo un rumore doloroso ed eccitante contemporaneamente. Lui ebbe un sobbalzo, ma riuscì a rimanere sull’attenti.
“Non male. ” – Disse mia moglie soddisfatta e, almeno apparentemente, eccitata.
Gli diede un altro colpo più forte ed un altro ancora. Io temetti quello che Sandra avrebbe potuto fare a me per pareggiare i conti, ma le due donne sembravano proprio eccitarsi molto a quella punizione.
Lei continuò ancora.
“In ginocchio. Piegati in avanti. Bene. Metti le mani dietro, ecco, così… ” – Lo ammanettò con i polsini di cuoio che avevo visto usare con Sandra. –
“Giù la testa. Bravo. Ora mi stai mostrando il buco del culo, lo sai? Non ti vergogni? ” Lui non rispose. –
“Ah! E ti ecciti pure! Ma allora ti punisco io, maiale. ” – Girò il frustino di cuoio e appoggiò il manico al suo buco.
“Voglio vedere se ti ecciti anche dopo! ”
Gli mise una mano sulla natica sinistra per tenersi, e con la destra spinse piano ma con determinazione il manico del frustino nel retto del povero Mirko.
Questi non proferì un solo gemito, tanto che mia moglie spinse e spinse ancora finché non riuscì più a farlo avanzare.
“Guardalo, Sandra. Si eccita ancora di più, la checca! ”
“Porco! ” –
Convenne Sandra, che andò a sentire la presa del frustino.
Sembrava che volesse toglierlo, invece venne da me.
“Tu, ” – disse con tono autoritario. –
“Accarezzalo. ” – Poi, vedendo che non sapevo come fare, –
“Accarezzalo, ho detto. Fallo godere! ”
Mi portai al suo culo e cercai di accarezzarglielo.
Ma se toccavo inavvertitamente il frustino impalatogli, mi faceva una certa impressione.
Doveva farne anche a lui, perché toccandolo glielo facevo sentire vivo.
Sandra era andata a prendere il collare e mia moglie glielo aveva messo al collo.
Poi l’aveva fissato alla colonna che conoscevo.
Infine Sandra si rivolse nuovamente a me.
“Prendiglieli in mano! ” –
Urlò. Io la guardai per capire cosa intendesse dire col plurale, poi compresi anche troppo bene.
Prima impugnai il manico e cercai di muoverlo come per farlo godere; poi cercai di prendergli in mano l’uccello.
“Masturbalo con entrambe le prese! ”
Lo feci, cercano di immaginare cosa potesse piacergli di più, poverino.
Lui si mise presto al mio ritmo e proseguimmo così in quello strano abbraccio tra maschi, che virtualmente non era affatto omosessuale.
Quando si poteva pensare che sarebbe venuto, Sandra mi fermò.
“Togliti. ” – Disse, e mi mise in mano il suo frustino. –
“Frustalo. ”
“Ma, io… ”
“Frustalo! O vuoi essere frustato tu? ”
“Ma… Tu, non dovevi disporre di lui? Perché ti occupi di me? ” – Si lamentò timidamente Mirko.
“Sto disponendo di lui. Adesso però, ti imbavaglio perché se parli rompi i coglioni. Forza tu, frustalo. ” – Mi ripeté.
E lo imbavagliò in fretta.
“Scusami Mirko. ” – Dissi.
E gli diedi un primo timido colpo sulle natiche, cercando di non colpirgli il frustino che fuoriusciva dal culo.
“Più forte, ho detto! O devo farmi sentire su di te come devi fare? ”
Diedi subito un gran colpo che fece sobbalzare Mirko e lo fece mugolare attraverso il bavaglio.
“Forza, forza, dagli! ” – Minacciato dal suo frustino lo colpii e lo ricolpii come e dove voleva lei, battendogli natiche, frustino, gambe e genitali.
Poi mi fermò con una mano. –
“Lascialo così. Guai se viene, è suo. ” –
Aveva contrazzioni al cazzo, ma non stava venendo.
Lo guardarono dolorante, soddisfatte del loro lavoro. –
“Fagli quello che vuoi. ” – Consigliò Sandra a mia moglie. –
“è tuo, no? Intanto io mi faccio fuori questo. ”
Mi misi ubbidiente a sua disposizione, mentre vedevo che mia moglie si era chinata, prima a studiare la sua vittima e poi a palparla.
Anzi, se la godeva proprio a mettergli le mani dappertutto, tenendolo fermo per frustino nel culo. La maiala.
Ora toccava a me, dannazione.
Perché avevamo perso?
Mi diede subito una scudisciata insieme al primo ordine per farmi capire che dovevo obbedire.
“Alzati e non dire una parola. ” –
Sentii un dolore lancinante al culo per il colpo, tanto che mi domandai cosa dovevo avere fatto al povero Mirko. –
“Vieni con me. ”
Mi portò in camera da letto e sul letto mi fece sdraiare, pancia sotto.
Pensai angosciato che volesse sodomizzare anche me come Mirko.
E invece… Magari l’avesse fatto!
Mi mise un cuscino sotto la pancia e poi mi legò ad X alle estremità del letto mettendomi quattro bracciali di cuoio che probabilmente tenevano sempre pronti per giocare in quel modo.
Tese i tiranti per immobilizzarli.
Prima mi stuzzicò i genitali col frustino, tanto che rimasi irrigidito in attesa degli eventi.
Sciaaack!
Un’altra scudisciata mi aveva colpito il culo ed io alzai la testa frenando male un gemito.
“Bene, ” – disse. –
“Allora imbavaglio anche te. ” – Lo fece. –
“E continuerò a colpirti finché non ti rilasserai. ”
Allora diedi forza a tutta la volontà per rilassarmi, finché alla fine, dopo altre scudisciate gratuite quanto inopportune, dovetti lasciar andare le mie natiche a scoprire così il mio buco del culo per lei.
La sentii salire sul letto, venire in ginocchio sopra di me piano, fino a farmi sentire l’alito vicino alle orecchie.
Me ne morse una. –
“Ora sarai mio. ” – Mi sussurrò con amore e determinazione.
Sentii il piacevole caldo delle sue tette sulla mia schiena e poi il suo corpo che si avvicinava al mio.
Poi compresi cosa mi avrebbe fatto.
“Mi hai fatto impazzire, quando l’hai fatto tu. Spero di provocarti la stessa sensazione, ma non è importante. In questo momento non c’è nulla che desidero di più. ”
Mise una mano nel mio culo e si fece strada nel solco fino ad appoggiarvi un pene di gomma che si era legato alla vita.
“è un doppio pene. ” – Mi spiegò infilandomi la lingua nell’orecchio.
“è fatto per consentire alle donne di fare l’amore tra di loro. Una parte è dentro di me, l’altra te la metterò nel culo. Finora l’ho usato solo con tua moglie. Ora ti sodomizzerò. ”
E lo fece.
Sentii il suo pene farsi strada nel mio ano, allargandolo, e scivolarvi dentro piano sospinto da lei.
Sentii per la prima volta violare il mio sfintere da qualcuno ed ebbi l’impressione di venire impalato.
L’allargamento tuttavia era impietoso quanto piacevole.
Rilassandomi facilitai il compito della donna e provai un imprevisto senso di appagamento totale dalla penetrazione che Sandra faceva procedere con forza.
Quando giunse in fondo, sperai addirittura che lo ingrossasse ancora e che penetrasse di più. Ma successe dell’altro.
Arrivata in fondo, iniziò a sbattermi come se fosse un uomo.
Confesso che mi piacevano il suo corpo sulla mia schiena, le sue mani che cercavamo ora i miei capezzoli ora il mio uccello in piena erezione, il suo basso ventre sul mio sedere, il pelo del suo sesso sfregare l’invito delle mie natiche, la mia obbligata passività e il suo membro artificiale con cui mi sodomizzava.
Ad un certo punto accese il vibratore dell’attrezzo, che si attivò sia nella parte dentro di me che in quella dentro di lei. Iniziò a gemere come ormai la conoscevo e mi sbatté finché lei non ebbe l’orgasmo ed io non le venni nella mano con cui mi masturbava.
Alla fine spense l’apparecchio e si placò.
Si sfilò, sparse accuratamente sul mio sedere il mio seme raccolto, mi diede un mordone al culo, e in ultimo me lo baciò come per rendergli omaggio.
Mi lasciò così e andò in bagno.
Poi venne a slegarmi e mi gettò un asciugamano.
Quando uscii, Sandra era in accappatoio, seduta sul divano con un Armagnac per me ed uno per lei.
Non so perché, ma anche mia moglie era in accappatoio.
Mirko era ancora imbavagliato, ammanettato dietro la schiena, legato col collare alla colonna e seduto in una posisizone innaturale, assunta in modo che il frustino ancora infilato non gli facesse danni.
Era chiaro che era venuto anche lui. Non vedendo tracce della sua ejaculazione, guardai mia moglie e capii cosa gli aveva fatto. Amen.

Andando a casa, dopo un lungo silenzio, presi la parola.
“Lo avevate concordato da tempo? ”
Non rispose e allora la provocai.
“Era d’accordo anche Mirko? ”
“No. ” – Disse finalmente. –
“Io e Sandra ci siamo messe insieme dopo che tu l’avevi frustata. Era impazzita di te e me lo aveva detto. Ama entrambi… Anzi, ama tutti tre. ”
“E tu? ”
“Io amo te. ”
“E ami anche lei? ”
Ci pensò un attimo. – “Penso di sì. ”
“Anche lui? ”
Sorrise. – “è un bravo ragazzo, ma l’unico uomo che amo sei tu. ”
“Sapevi tutto? ”
“Che l’avevi sodomizzata? Sì. L’avevo autorizzata io. Sapevo quanto ti sarebbe piaciuto. ”
“Mi hai fatto sodomizzare tu? ”
“No. ” – Disse convincente. –
“Anche quando siamo insieme noi due, è lei che fa la parte del maschietto. Confesso che quando me l’aveva chiesto, rimasi un po’ sconcertata. Poi immaginai la scena e le diedi il via libera. Confesso di provare un certo senso di piacevole malizia a saperlo. ”
Rimasi a pensare.
Mi aveva parlato di una sua relazione con una donna e non avevo provato il minimo senso di gelosia.
Sapevo che non era lesbica, ma mi faceva piacere che fosse entrata in intimità con una donna così. E lui?
“Cosa gli hai fatto? ” – Chiesi un po’ sottovoce.
“Lo sai. Un pompino. ”
Dio mio! – “Un pompino? Ma… ce n’era proprio bisogno? ”
“No, che dici? Lei era di là che ti inculava e godevate come maiali, ed io dovevo solo seviziarlo? ”
“E… com’era? ”
“Più dolce del tuo. ”
“Mi vieni a dire che era anche migliore del mio? ”
“No. Ho detto che era più dolce, non migliore. Il tuo è salato e mi piace così. ”
“Dannazione! Stai diventando un’esperta! ”
“Dai – Mi disse con tenerezza. Sai che mi piace farlo, e direi che nel cambio ci hai guadagnato tu. ”
“Ma io ti amo… ”
“Sì, lo so. Ma mi ami al punto di scoparti Sandra con maggiore intensità che con me, vero? ”
Aveva ragione, ma sapeva che io e lei eravamo unici ed insostituibili.
“E poi, ” – continuò con titubanza, –
“con quello che gli avevo fatto… ”
“Che cosa mai gli avrai fatto di tanto spaventoso? ” – Chiesi polemico.
“Gli ho… Me l’aveva chiesto Sandra… ”
“Dimmi, non farti problemi. ” – Mentii.
“Beh, senti. Era una sua fantasia irrealizzabile e… ”
“Dannazione, parla! ”
“E irripetibile. ”
“Immagino… ”
“Mentre tu eri sotto di lei, ” – altra premessa per negoziare la mia comprensione, –
“io l’avevo seviziato in tutte le maniere. Scudisciate… Ah, sai che hai ragione? Si prova davvero una sorta di gioia malvagia. ”
“Sì, sì. Và avanti. ”
“L’ho frustato come un cane. Quando lo colpivo sul frustino infilato nel culo scattava e gli si rizzava il pene. Allora gli colpivo il pene, così mi esponeva nuovamente il culo. Insomma, non gli davo tregua. L’ho colpito sempre più forte, finché sono venuta. Senza che lui facesse nulla. ”
“Complimenti! ” – Dissi. –
“Alla faccia di quella che non era sadomasochista! Sono riuscito a farti emergere qualcosa alla fine, eh? ”
“Non ho finito. ”
“Ah. ”
“Lei stava sbattendoti ancora… ”
“Và avanti. ”
“E allora l’ho slegato e gli ho rimesso le manette con i polsi davanti.
L’ho preso per il guinzaglio e l’ho portato in bagno.
L’ho fatto sedere sul bidè; lasciandogli il frustino nel culo, voglio dire, e… ”
Non dissi nulla per incoraggiarla.
Proprio non capivo dove sarebbe andata a parare.
“Mi sono spogliata e… gli ho pisciato nelle mani. Ecco tutto. ”
“Ossignore! ”
“Poi l’ho riportato alla colonna e l’ho legato come l’hai trovato tu. Con le mani nuovamente dietro la schiena… ”
“E per questo ti sei sentita in dovere di fargli un pompino, vero? ”

Giunti a casa, le chiesi cosa pensava di fare. –
“Giocheresti ancora a golf con loro, come oggi? ”
“E se la domanda te la facessi io? ”
“Te l’ho chiesto prima io. ”
“Sì, lo rifarei ancora. Purché non si tocchi l’equilibrio di casa. Tra me e Sandra può restare un rapporto di intimità sessuale senza che si creino problemi, ma con voi due non vogliamo che nascano istanze di concorrenza o peggio diritti sentimentali o sulla persona. ”
“Giusto. ” – Convenni. –
“Ed immagino che abbiate anche un’idea in proposito. O sbaglio? ”
“Sì, ce l’abbiamo. ”
“Si mette in palio il sesso per la Diciannovesima buca, come oggi? ”
“Esatto, ma estraendo a sorte l’abbinamento delle coppie. Oggi mi tocca di giocare con te, domani con lui, poi di nuovo con lei… chissà? ”
“Lasciando al caso gli abbinamenti? ”
“Bravo. Ma non più di una volta al mese, anzi meglio ogni due. ”
“E tu e Sandra, invece? ”
“Queste sono cose che resteranno sempre segrete, tra me e lei. ”

Ma trascorse meno di un mese che si ripresentò un’altra occasione.
Era la Coppa del Presidente, che da sempre è a coppie e alla quale non si può mancare.
Ci trovammo subito d’accordo di giocarci la Diciannovesima Buca.
La sera prima preparammo l’abbinamento per estrazione.
La cabala volle che io avrei giocato con Sandra e Mirko con Marina.
Provai un certo senso di incertezza, causato sia dalla prospettiva di vincere che da quella di perdere.
Ma, quando persi di nuovo, mi resi conto che avrei di gran lunga preferito vincere.
Stavolta andammo a casa loro spaiati.
Mia moglie era con lui per concordare i pegni cui sottoporci.
Sandra era beata, con me nella mia macchina.
“Dai, piantala! Comunque vadano le cose vedrai che ci si divertirà. ” – Disse soddisfatta.
“Immagino. ” – Risposi scettico. –
“Ma sono io il sadico di casa, cazzo! Io amo seviziare, non essere seviziato! ”
“Non preoccuparti. Vedrai che sarai solo umiliato a morte. ”
“Bella prospettiva… ”
I due fedifraghi ci stavano aspettando in salotto.
“Nudi! ” – Ordinò mia moglie. –
“Forza! Non si dovrebbe neanche dirlo, dai, sveglioni! ”
In breve avevamo le mani sopra la testa ed eravamo nudi davanti a loro, che si stavano consultando sui dettagli.
“Forza. ” – Ripeté mia moglie, con un brutto tono che a casa le avrei rimproverato. –
“Precedeteci in camera da letto. ”
Sandra si mosse ed io la seguii guardandole il culo, che era davvero invitante.
Anche se, dannazione, non sarebbe stato alla mia mercé.
“Sentite, ” – disse mia moglie col fare del capufficio. –
“è un po’ complicato, quindi dovrete ubbidire sull’unghia, altrimenti andrà di scudiscio. ” – Diede un frustino a Mirko, che ci guardava con occhio sadico, e brandì l’altro facendoselo schioccare nel palmo della mano.
Non oserà frustarmi… Dissi tra me e me. E invece…
Sciaaaack!
Dannazione! Era stato quel bastardo di Mirko. –
“Fermo, stronzo! ” – Mi scivolò di dire.
E così, i due iniziarono a colpirci alla cieca mentre noi con le mani cercavamo invano di proteggerci.
Poi ci saltarono addosso e ci misero le manette di cuoio al velcro, le pastoie per fermarci le caviglie e il bavaglio.
Stavamo seduti sul letto in attesa degli eventi.
“Cazzo, che fatica! ” – Era stata ancora mia moglie a parlare. –
“Dopo ve la faremo pagare. ”
“Li bendiamo? ” – Chiese Mirko, che aveva inaspettatamente assunto il ruolo di aiuto e non di protagonista.
“No. Voglio che vedano cosa facciamo. Voi, sdraiatevi sul letto, via! ”
Ci mettemmo sul letto, entrambi pancia sotto perché avevamo le mani legate dietro la schiena.
“Guardali. ” – Disse ancora mia moglie. –
“Guarda che bei culi all’aria. Dimmi che non li inculeresti! ”
“Usa il verbo sodomizzare, perché sennò urti la sensibilità di tuo marito. ” – Ironizzò.
“Tu, intanto, dimmi se li inculeresti. ”
“Certo. Anzi, senti la mia erezione. ” – Portò la mano di mia moglie sulla patta dei suoi pantaloni.
“Però! E chi ti sodomizzeresti per primo? ”
“Tuo marito. ”
Provaci, pensai.
“Fallo. ” – Disse quella stronza di mia moglie, e gli mise in mano uno strano attrezzo di plastica.
Lui lo prese e mi si avvicinò al culo.
Strinsi le chiappe di forza.
“Fa resistenza. ” – Le disse Mirko.
Sciaaaack! Altro scudisciata di mia moglie.
“Mmmmm! ” – Urlai dietro il bavaglio.
“E molla! ” – Urlò lei.
Sciaaaaaack!
“Mmmmmmm! ”
Stavolta aspettò un po’ e, dopo qualche minuto, riuscivo a rilassare le natiche e porgere loro il mio orifizio anale.
Cosa mi avrebbero infilato?
Lui mi tenne le natiche larghe e lei mi appoggiò quell’attrezzo infame che avevo visto.
Cercai di rilassarmi buono buono.
Ma era mai possibile che il mio culo andasse all’asta ogni volta?
“Vedi come si fa? “- Gli chiese per farmi sentire un oggetto. –
“Una volta centrato il buco… ” – lo spinse ruotando un po’ a destra e un po’ a sinistra, facendomi rizzare i villi intestinali. –
“… Basta spingere dentro con forza. ” –
Sentii nuovamente il mio sfintere allargarsi per far posto ad un attrezzo freddo e grosso che non sapevo a cosa potesse servire.
A sorpresa, l’allargamento mi provocò anche stavolta un senso di appagamento tale da mettermi in condizione psicologica di accettare di tutto.
“Visto? ” – Chiese quando era entrato del tutto. –
“Bene” – Disse sfilandolo di brutto. –
“Ora prova tu. ” – Inarcuai la schiena in dietro dal senso di fastidio che mi aveva provocato.
Mi pareva di sentire male, ma era solo una brutta impressione.
“Ci provo. ” – Ammise Mirko. –
“Ma non so se mi riesce. Va bene così? ” – Me lo aveva appoggiato lì, appena dentro.
“Sì, ” – rispose mia moglie. –
“Forza adesso. Non farti impietosire. dentro con forza. vai. ”
Il porco finse di spingere con tutte le sue forze, ma in realtà entrò piano piano per farmi sentire centimetro per centimetro.
“Ecco. Vedi? ” – Disse mia moglie dopo aver preso con la mano la natica destra. –
“Quando sodomizzi bene, le natiche non rispondono più. Sono morte. Come queste. Più è grosso il fallo (o quello che è) e più lo fai penetrare, più le natiche si allargano inermi. Tenderanno a stringersi involontariamente solo quando lo sfili. Prova un po’? ”
Nooooo! – Pensai. –
Ma lui lo tirò lo stesso un po’ in dietro, provocandomi un irrigidimento e una stretta delle natiche.
“Visto? ” – Fece lei, soddisfatta.
“Avevi ragione! ” – Disse lui, felice della scoperta.
“Ora rispingilo dentro. Del tutto. ”
E lui spinse fino in fondo, dando in ultima anche delle pacche a mano aperta per assicurarsi che non potesse avanzare di più. Io mi sentivo impalato come di più non si può.
Non avevo più problemi di pudore quanto di sopportazione.
“Lascialo così; vedrai che non si muoverà. Ora occupiamoci di tua moglie. ”
Andarono dall’altra parte del letto, da lei, che probabilmente non aveva capito niente di cosa mi avessero fatto.
“Bel culo tua moglie. ” – Disse guardandola da sopra. –
“Un giorno vorrei sodomizzarla anch’io. ”
“Fallo. ”
“Non oggi. ”
“D’accordo. ”
“Però potrei frustarla anch’io. Mio marito le aveva fatto anche questo, no? ”
“Perché non lo fai? ” – Chiese Mirko.
“Non ho quei frustoni che aveva usato lui. ”
“Ma hai pur sempre il frustino, no? ”
“Ah già. Aspetta un po’, che provo a fargliela assaggiare. ”
Sciaaaack! “Mmmmmm! ”
Sciaaaaak! Sciaaaaack!
“Mmmmmmmm! Mmmmmmmmmmmm! ”
La sentii saltare sul letto, felice che si abbattessero su di lei. Mugugnava come un facocero.
Ancora Sciaaaack! Sciaaaack! Sciaaaack!
“Sei molto brava. ” – Ammise Mirko. –
“Hai centrato solo il culo. Guarda come è rosso. Ora è pronta anche lei per il trattamento. ”
“Giriamola. ” – Disse mia moglie.
Sandra si mise pancia in su, ma fu fermata.
“No. Devi mettere la testa al posto dei piedi. Girati… Così, cosììì, brava. Bene. Ora voi due giratevi di schiena. ”
Cercammo di farlo, portandoci con i due sederi a contatto.
I suoi piedi ora erano vicino al mio viso e avrei potuto vederli reagire.
Io ero appesantito nei movimenti da quello che mi avevano messo dentro il culo.
“Ora sedetevi così… ”
Come, sedetevi? – Mi domandai
Ma ci aiutarono finché non riuscimmo a raccogliere la gambe al ventre stando sdraiati su un fianco, come se fossimo seduti l’uno sull’altro.
Poi si spostarono per portarla ad appoggiare il suo culo sotto al mio.
Sbatté di forza sull’attrezzo che mi spuntava dal culo e lei fece un sobbalzo insieme a me.
“Vedo che hai capito. ” – Disse mia moglie. –
“Se ci aiuti, impiegheremo poco e non sentirai nulla. OK? ”
Oddio! – Pensai – No! – Avevo capito anch’io.
“Non sarà facile. ” – Disse.
“Già. ”
“Proviamo. ”
Iniziarono a muovere Sandra, che si ribellava con forza, finché non la sentii sbattere più volte sul mio attrezzo prima con le cosce e poi con il culo.
La frustarono con determinazione per farle capire che doveva collaborare, e solo dopo un sacco di prove e colpi, capii che ce la stavano facendo.
Piano piano me la sentii compenetrare dall’altra parte dell’attrezzo.
Con forza e determinazione, scivolò sul tubo trasferendomi i piccoli scatti che ogni centimetro introdotto mi provocava sul termine del retto.
Fu una sensazione atroce, ma per lei doveva essere peggio perché continuavano a frustarla per spostarla, guidarla e tirarla di peso.
Alla fine sentii le sue natiche, rese bollenti dalle scudisciate, appoggiarsi alle mie; ma per i carnefici non doveva essere abbastanza, perché le diedero ancora delle spallate finché pensarono di non poterci unire di più.
E così noi due vittime, sconfitte, ci trovavamo collegati da uno stesso attrezzo che ci avevano infilato in entrambi i culi.
Una sensazione stupefacente quanto assurda, ma anche annientante quanto appagante, paralizzante quanto viva.
Sempre parlando tra di loro sul come meglio fare, slegarono prima le mie mani per riammanettarle sempre dietro ma sotto alle cosce di lei, per poi fare la stessa cosa con lei.
Eravamo fissati da un unico fallo comune e tenuti fermi dalle nostre stesse braccia, con i polsi ammanettati sotto le cosce del compagno di sventura.
“Ora, ” – disse lei, leggendo un floglietto, –
“possiamo espandere e allungare l’attrezzo girando questo galletto. Possiamo farlo senza timore di far loro male, dicono le istruzioni, perché è di gomma ed è tarato in modo che il galletto giri a vuoto oltre una certa pressione. ”
In pochi minuti, sospinti dalle loro mani che si adoperavano tra le nostre chiappe, sentii che ci impalarono in maniera definitiva, allargando a dismisura il retto di entrambi e schiacciando le natiche dell’uno contro quelle dell’altro.
Eravamo del tutto bloccati.
“Fatto. ” – Disse Mirko quando smise.
“Bravo, complimenti. ” – Rispose mia moglie alla fine. –
“Avrei detto che non ce l’avremmo fatta. ”
“Neanch’io lo pensavo. Quando me ne hai parlato credevo proprio che fosse impossibile. ”
“E invece, guardali qua. Impalati assieme come da disegno del manuale. è fantastico! ”
“Vieni. ” – Concluse mia moglie. –
“Andiamo a berci un Armagnac, che ce lo siamo meritato. ”
E ci lasciarono soli, sodomizzati così, per non so quanto tempo.
Quando tornarono, eravamo ancora così legati in un medesimo destino, umiliante e perverso.
L’averci lasciati soli e abbandonati, era il corollario nel quale ci avevano collocati, considerandoci degli oggetti a loro disposizione per puro divertimento e sperimentazione.
“Masturbiamoli. ” – Disse mia moglie. –
“La foto così non direbbe nulla. ”
Avevo capito bene, avrebbero scattato delle foto.
Lei venne da me e mi prese l’uccello in mano, mentre lui andò da sua moglie.
Così impalato e freddo, il pene non reagiva e allora prima mi accarezzò i capezzoli e poi mi scoprì il glande fino in fondo.
Solo allora lui si mosse.
Quando me lo scaldò dolcemente tra la lingua e il palato, reagendo forse anche alla sollecitazione interna che l’attrezzo trasmetteva alla prostata, il membro si indurì e inturgidì in un lampo.
La reazione, se faceva piacere a mia moglie, a me provocava il dolore dovuto alla tensione del retto che era bloccato dall’interno.
Mi sentii del tutto impotente nelle loro mani.
“Guarda come si è eccitato questo. ” – Disse di me quella stronza di mia moglie.
“Cacchio! ” – Rispose lui. –
“Se mai un giorno fossi costretto a prenderlo nel culo, ” – Disse rivolto al Cielo, –
“Signore fà che non sia il suo. ”
“E lei? ” – Chiese mia moglie. –
“L’hai eccitata? ”
“Credo di sì. ”
“Si vede? ”
“Cosa vuoi che si veda? ”
“L’aumento delle secrezioni, bimbo. Fatti in là. ” – Andò da Sandra.
“Già… ” – Disse poi, avendola vista. –
“Non è facile arrivarci. Ma si deve pur fare qualcosa. ”
Li sentii trafficare, mentre la mia erezione pareva inarrestabile.
“Ecco. ” – Disse poi. –
“Alle donne devi fare questo. ”
Se la stronza lo avesse una sola volta detto anche a me…
Sentii dei movimenti cadenzati, ma non capii che cosa le stesse facendo.
Sta di fatto che dopo un po’ Sandra iniziò a gemere di sotto il bavaglio.
“Basta così, se no l’esperimento non ha senso. ” – Disse mia moglie.
Li sentii fermarsi, poi inaspettatamente un bagliore mi accecò.
Avevano fatto una foto, i bastardi!
Poi un altro flash, e poi un altro ancora.
Sentendo che anche Sandra si ribellava, mia moglie dovette parlare.
“Non preoccupatevi, mammolette, stiamo fotografando solo quello che ci interessa, il laido accoppiamento meccanico. ” –
Bella soddisfazione.
“Partiamo? ” – Chiese Mirko.
“Hai i cronometri? ” – Chiese lei.
“Ne ho uno solo, ma ha gli intertempi. ”
“Bene. Allora hai capito. Quando accendo fai scattare il pulsante. Di dico io quando fermare il primo e quando il secondo. ”
“Sono pronto. ”
Mise una mano tra le nostre natiche unite, fino a raggiungere l’attrezzo. –
“Pronto? ” – chiese ancora. Poi, senza attendere risposta, disse: –
“Via! ”
E accese un infernale vibratore che agitava in micromovimenti il doppio pene artificiale.
Era una sensazione incredibile e apparentemente devastante.
Sembrava che qualcuno stesse iniettando del liquido caldo nelle mie viscere ad una velocità esagerata.
Dopo un po’ mi parve di scoppiare e non vedevo né sentivo altri intorno a me.
“Alt! ” – Sentii dire. –
“Tua moglie è venuta. ”
“E tuo marito? ”
“No, non è ancora tempo. ”
Vennero da me, ma io non mi preoccupavo certo di loro.
Un minuto dopo sentivo che la parte genitale era in fibrillazione.
Sbavavo e mordevo il bavaglio.
Stavo per esplodere.
“Forse ci siamo. ” – Disse mia moglie. –
“Avvicinati. Dammelo… Ecco sta per venire. Togli loro i bavagli. ”
Lui lo fece ed entrambi urlammo come se stessimo per esplodere. Lei, poi era venuta da tempo e il tormento continuava per colpa mia…
Lui scattò altre foto dei dettagli in quel frangente, poi tornò a disposizione di mia moglie.
“Tienilo fermo” – Disse questa riferendosi a me.
Lui mi bloccò il bacino e lei mi prese il pene e lo tenne fermo (senza fare pressione, per non alterare la spontaneità dell’ejaculazione) per guidarlo in modo che venissi in un cucchiaio che Mirko le aveva
passato. Lo riempii. Mi lasciò andare l’uccello e si portò da Sandra.
“Non vuole aprire la bocca. ” – Disse Mirko. –
“Ma devi fare in fretta perché si raffredda. ”
“Ci penso io. Guarda. Basta chiuderle il naso… Vedi? Ha già aperto la bocca. E… Voilà! Fatto, presa la pappa! ”
“Cacchio, che brava! Non ne hai spanto una goccia. ”
“Tu, piuttosto hai preso anche i tempi di lui? ”
“Sì. ”
“Bene. Se mandiamo la foto e i tempi di reazione alla casa produttrice, ci mandano un buono omaggio per l’acquisto di altra attrezzatura erotica per lo stesso importo, a nostra scelta dal loro catalogo. Hanno bisogno di sperimentazione. ”
“Spegnete, cazzooo! ” – Urlai.

“Ma dove diavolo ti è venuta in mente una cosa del genere? ” – Chiesi mentre mi riportava a casa.
Guidava lei perché io non potevo essere in grado di farlo dopo quel trattamento.
“Ho comperato un manuale sado-maso e mi sono fatta mandare un catalogo. Avevi ragione. Ora, anche a me piacciono queste pratiche. Spero di averti di nuovo a disposizione. ”
“Se vuoi, io… ”
“No. A casa non mi dice niente. ”
“Ah. ”
“Invece, vorrei avere di nuovo sotto mano Mirko. ”
“Non potevi parlarmene? ”
“Di cosa, di Mirko? ”
“No, del manuale. ”
“Sì, ma allora non sarebbe stata più una sorpresa. ” FINE

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