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La punizione in collegio

Michela e la sua amica Giovanna, entrambe 19enni furono sorprese mentre rubavano e si fumavano uno spinello nella camera del prof. Pantaleo che le portò subito dalla direttrice la prof. ssa Zamara per punirle.
Michela, ragazza molto bella alta 1, 70 occhi e capelli neri, 3° misura di reggiseno e neanche un po’ di cellulite, indossava quel giorno un vestito verde che le arrivava fino alle caviglie, e mutande e reggiseno di pizzo bianco, mentre Giovanna, capelli e occhi castani, 4° di reggipetto fianchi larghi, culo con un po’ di cellulite e di conseguenza un po’ molli, indossava una gonna sopra il ginocchio, una camicetta e un cardigan sopra alle mutandine bianche come il reggiseno.
Appena le vide Pantaleo le fece tutte a due una faccia di schiaffi, poi le portò in direzione dove le aspettava una terribile punizione: avevano fatto le due cose più gravi per quella scuola!
Appena arrivate la direttrice le disse: “Adesso io e il prof. Vi faremo vedere cosa succede alle furbe come voi. ”
“Mettetevi in piedi una di fianco all’altra la e levatevi le scarpe e le calze. “Le due ragazze lo fecero subito, poi “Michela sbottonati i primi e gli ultimi quattro bottoni del vestito comincia a girare su te stessa. ” così facendo il vestito le andò su e giù e si videro le mutandine e il reggiseno; “Tu levati il cardigan e la camicia senza storie” e così rimase in reggiseno davanti ai due prof.
“uh che belle tette che hai Giovanna” disse Pantaleo mentre gliele toccava attraverso il reggiseno.
La direttrice aprì un cassetto e prese una peretta da un l che riempì e disse “Giovanna su la gonna e giù le mutandine e girati. ” La ragazza si alzò la gonna e tentennò nell’abbassare le mutande allora Pantaleo le diede tre forti sculacciate dopo di che la ragazza tolse la biancheria intima e si scoprì il culo. La Zamara riempì lo strumento e lo spinse violentemente nell’ano della ragazza che gridò, e le iniettò nel culo acqua bollente e disse “e te lo tieni per un ora ½ “.
“Tu girati sfilati mutandine poi alza piano piano la gonna”, Michela lo fece rimase con il culo di fuori poi Pantaleo disse “ora girati di qua” e la ragazza mostrò la vagina ai due professori, e la direttrice fece a Michela la stessa cosa fatta a Giovanna. Rimasero così per un ora e mezza con le due ragazze bendate e i professori che andarono a scegliere con cosa punire le due alunne.
La direttrice scelse un frustino, una frusta, e un manganello e il prof. una cintura borchiata un grosso fallo di ferro di 5 cm di diametro e 35 di lunghezza, delle pinzette da mettere sui capezzoli e un bastone con un’allargatura piegata a 45° ad un’estremità. Portarono tutto il materiale in direzione in un cassetto.
Intanto Giovanna e Michela si contorcevano per trattenere l’acqua dentro di loro.
La Zamara ordinò loro di andare in bagno e di cagare in tre minuti.
Le ragazze tornarono così com’erano, una con la gonna e il reggiseno e l’altra con il vestito sbottonato e senza mutande.
Il prof. disse a Michela di rimettersi la biancheria intima e di sbottonarsi tutto il vestito e a Giovanna di levarsi la gonna.
Le due amiche rimasero in mutande e reggiseno.
Pantaleo iniziò a toccare il culo e il seno a tutte e due le ragazze e poi disse: “Mettetevi carponi e cominciate a camminare. ” Prese la cintura e cominciò a colpirle sul sedere e sulle cosce costringendole ad andare più forte per 10 minuti.
Poi la Zamara disse “levate il reggiseno” Michela si rifiutò e la direttrice cominciò a colpirla con la cinghia. Dopo che rimasero con il seno nudo Pantaleo disse “Michela lecca sui capezzoli Giovanna e dopo un po’ cambiate”. Le due Amiche iniziarono a leccarsi e a toccarsi le tette, mentre una telecamera nascosta filmava tutta la punizione.
Mentre Giovanna e Michela facevano questo i 2 prof. tirarono fuori tutti gli strumenti e esse capirono che il peggio doveva ancora arrivare.
Dopo un po’ la direttrice disse “Molto bene ora levatevi le mutandine”. Le alunne rimasero così nude.
La professoressa costrinse Michela a masturbare con le dita l’amica e poi Pantaleo disse “adesso mettiti a pecorina e tu Giovanna mettile un dito nel culo e muovilo all’interno”
Michela si mise in posizione e l’amica infilò nel suo ano il dito medio della mano sinistra.
La Zamara disse “Giovanna sdraiati per terra e allarga le cosce e così Michela ti leccherà la fica. ”
Poi la direttrice disse “ora alzatevi” poi “piegate le gambe e pisciate! ” Michela e Giovanna si sforzarono ma non le uscì neanche una goccia di pipì e Giovanna disse che non ce la facevano e Pantaleo iniziò a frustare le amiche in mezzo alle cosce con l’intenzione di colpirle sulla vagina.
Dopo tre minuti di botte riuscirono a pisciare e furono costrette a bere l’una urina dell’altra, non provarono neanche a rifiutarsi ancora scosse dalle frustate prese pochi minuti prima.
La Zamara le fece rimettere in posizione e disse loro “cagate! ” Loro non ci riuscirono perché la peretta di prima le aveva completamente svuotate ma a furia di spingere riuscirono a fare tutte e due uno stronzo.
Dopo di questo il prof. legò ad un tassello del soffitto Giovanna e Michela e prese in mano il frustino. Vedendo ciò le due ragazze rabbrividirono e quando Pantaleo cominciò a colpirle una volta per uno prima sul culo poi sulle tette poi sulla figa cominciarono a gridare facendo infuriare la direttrice che dopo aver messo in bocca della carta a tutte e due prese la frusta e cominciò colpire le due amiche insieme al prof.. Michela e Giovanna dopo pochi minuti erano tutte piene di segni e di graffi su tutto il corpo ma specialmente sul culo e sul seno.
La Zamara poi disse ” allora, vi è piaciuto? ” posò la frusta e prese la cinghia che lasciò dei segni molto larghi e dei lividi sulle tette delle due amiche.
Pantaleo le slegò le tolse la carta di bocca e disse “sdraiatevi per terra a pancia in su alzate il culo e allargate le gambe” poi prese il manganello e picchiò sulla vagina le due ragazze ormai a pezzi per le botte ricevute dai due professori. Stavano subendo da più di tre ore una grossa e crudele punizione da due professori sadici e non potevano fare niente, infatti, già una volta una ragazza aveva parlato fuori di una punizione subita dalla direttrice ed era stata violentata, inculata picchiata, frustata e messa in isolamento con due pasti la settimana per otto mesi.
Pantaleo mise anche sui capezzoli delle alunne le pinzette di ferro che ben presto fecero sanguinare le tette già martoriate dalle frustate di Michela e Giovanna.
La Zamara le fece alzare in piedi e le chiese: “Siete vergini? ” loro risposero di sì dopo essersi guardate in faccia, ma la direttrice non convinta: ” non ci credo, Nino controlla, e voi allargate ste gambe” il prof. infilò il dito prima nella vagina di Michela poi in quella di Giovanna. Era stata questa la cosa più umiliante.
Il prof. “ci prendono per il culo, non è vero che sono vergini, se lo sono già preso e chissà quante volte”, la Zamara “ah adesso vi punirò anche per questo, vedrete sarà bello avere il culo e la figa che bruciano; Nino vai in cucina e fatti dare dalla cuoca 4 peperoncini. ”
Pantaleo tornò, e dopo aver fatto mettere le ragazze a 90° sbriciolò nell’ano e nella vagina di Michela e di Giovanna le due spezie.
Esse sentirono un grosso bruciore nelle parti intime e sentirono dire a Pantaleo “mi hanno preso per il culo! Per castigarle me le scoperei entrambe” e la Zamara rispondere ” dopo che ho finito falle quello che vuoi, d’altronde stavano rubando nella tua stanza” e si accesero entrambi una sigaretta. Quando finirono di fumare la direttrice si fece dare dal prof. la sigaretta che spense nella striscia di pelle tra il buco del culo e la figa di Michela dopo aver spento la sua nello stesso posto su di Giovanna.
La Zamara disse poi “inginocchiatevi con le gambe larghe, così la vagina è aperta”, poi impugnò lo strano bastone dal tavolo e colpì una alla volta le due alunne in mezzo alle gambe per circa sette minuti provocando dei dolori terribili.
Pantaleo le fece alzare e disse “adesso vi facciamo godere” e prese il grosso fallo e lo diede in mano alla direttrice che disse “tocca a te Michela, allargati le chiappe”, poi con una forte botta infilò l’oggetto nel culo della ragazza che cacciò un forte grido, e lo muoveva su e giù, lo toglieva e lo rinfilava per fare male, per 10 minuti. Poi andò da Giovanna e fece con lei la stessa cosa ma ben presto la ragazza cominciò a sanguinare e allora andò avanti per 20 minuti.
Poi Pantaleo disse a “Michela sdraiati a pancia in giù e allarga le gambe” poi infilò nella fica dell’alunna il manganello e fece la stessa cosa con Giovanna.
Pantaleo prese poi la frusta e la Zamara il frustino e cominciarono a picchiare le due amiche per 25 minuti, dopodiché la Zamara disse “per me può bastare. Sono tue” “no va bene anche per me, vestitevi e andate nelle vostre stanze. ”
Michela e Giovanna erano piene di segni, graffi, lividi, dovuti alle frustate e il culo sfondato che faceva così male da non poter neanche sedersi, ma almeno non erano state violentate da Pantaleo, cosa che temevano dopo aver sentito le sue parole.
La notte dopo mentre Michela dormiva sentì dei rumori nella sua stanza ma prima che potesse alzarsi Pantaleo le saltò addosso, le strappò la camicia da notte e iniziò a toccarle le tette visto che non aveva il reggiseno poi le strappò le mutandine e le disse “adesso ti metto il cazzo nel culo e poi ti scopo come una puttana” e infilò il pene prima nella fica, poi nel culo e le sborrò in faccia. Dopo averla violentata la costrinse a mettersi in ginocchio e le disse “fammi un pompino” e le venne in bocca.
Poi disse “non dire niente a nessuno o ti farò questo trattamento ogni notte e più male di ieri”. Michela terrorizzata non ne parlò con nessuno.
La notte dopo Pantaleo andò a trovare Giovanna e dopo averle fatto le stesse cose fatte a Michela le fece vedere il video della loro Punizione mentre la masturbava con un pastello nel culo ed un pennarello nella figa. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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