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La sfera

Sono qui sul divano, dopo aver fatto la doccia ed essermi vestita di fretta. Sto aspettando Paolo che è in netto ritardo. Va beh!
Accendo la tele. Stanno trasmettendo uno stupido telefilm….. che noia.

è buio. Sto camminando sul marciapiede sottobraccio a Paolo.
Mi chiedo cos’è che mi ha spinta ad accettare una proposta così insolita.
L’ho conosciuto due mesi fa alla festa che ha organizzato Manuela per la fine del liceo e ci ho trascorso praticamente tutta questa estate.
è un tipo interessante e con lui sto bene.
Mi ha fatto scoprire un lato di me stessa che non conoscevo e proprio per questo credo di essere qui, con lui, anche questa sera.
Nonostante l’educazione rigorosa impartitami dai miei genitori, anzi proprio per questo, ho sempre coltivato una forte curiosità per il sesso e le sue implicazioni.
Frequentare Paolo mi ha aiutata a disfarmi di tanti pregiudizi e pudori inutili che mi impedivano di vivere come ora sto vivendo la mia sessualità
Mi ha disinibita su moltissime cose e ieri, con la sua aria un po’ imbambolata di quando mi deve chiedere qualcosa a cui non sa come io potrei rispondere, mi ha detto:
“Senti un po’ Francesca, non ti andrebbe di fare l’amore in un posto strano? Che ne so, c’è un tizio che ha una palestra a Milano e me la presterebbe tutta sera…. che ne dici? “.
Sono abituata alle sue richieste un po’ strampalate che si sono sempre rivelate occasioni eccitanti e dopo una finta meditazione ho acconsentito.
Prima di uscire mi ha fatto vestire con un abitino che mi ha regalato lui, un tubino nero un po’ troppo corto e scollato, che pur standomi
incollato addosso si accompagna bene con la mia fresca abbronzatura.
Ha voluto anche che mettessi le autoreggenti che lui adora con i tacchi alti.
Sotto, visto il caldo, ho solo un paio di mutandine grigio fumo che ritengo siano molto carine.
Mi ha guardato con il suo sguardo da allupato e, dopo avermi baciata, siamo usciti per raggiungere la sua auto.
C’è un venticello caldo che mi scompiglia leggermente i capelli e si fa sentire anche sulla parte scoperta delle mie cosce; un sollievo per le gambe inguainate nonostante la temperatura estiva.
Ecco, credo che abbiamo raggiunto la nostra nuova alcova.
è una palestra di arti marziali.
Sulla porta le scritte un po’ vecchiotte reclamizzano tutti i corsi che credo tengano lì dentro.
Paolo dopo aver trafficato con il mazzo di chiavi, riesce ad aprire la porta e siamo dentro.
Accende la luce.
L’aria è pesante e risente della probabilmente lunga chiusura delle finestre che sono protette
da un telaio con una rete quasi arrugginita.
Mi sorride e mi mostra con fare complice i materassini impilanti sul fondo del locale.
Mi guardo attraverso gli specchi che rivestono la parete più piccola del locale; non sono niente male .
Anche se non posso definirmi una “bellissima”, la figura che mi guarda dallo specchio mi compiace.
Sono alta 1, 73 cm, longilinea, con due gambe che hanno sempre consentito di farmi notare; i capelli neri scendono dritti sino a sfiorarmi le spalle circondando un viso regolare.
L’abito che indosso mi sembra “riempito” a dovere, non ho un seno prorompente ma si regge bene e i miei capezzoli si intravedono come piccole protuberanze della stoffa.
Ho quasi ventun anni.
Faccio per prendere uno dei materassini quando Paolo mi ferma e dice “.. aspetta… voglio farti vedere una cosa… “.
Mi prende per mano e mi conduce ad una tenda che sino a quel momento mi sembrava rappresentare un perimetro del locale.
Dietro si apre una porta che attraversiamo insieme.
Paolo fa scattare l’interruttore che accende una luce rossa non molto forte. Gli occhi hanno difficoltà ad adattarsi e dal centro di questo nuovo locale emerge una struttura della quale non riesco ad individuare definitivamente la forma.
“Guarda Francesca.
è il nostro nuovo strumento d’amore”.
Non capisco.
Mi avvicino e riesco a vedere un cerchio di circa due metri e mezzo, forse tre di diametro realizzato con del tubolare metallico.
Anzi i cerchi sono più d’uno e formano una specie di sfera che Paolo spinge e riesce a muovere con molta facilità.
Sembra un mappamondo con sei meridiani e tre paralleli.
Da questa struttura si staccano una serie di catene che confluiscono più o meno al centro e terminano a coppie in fasce di cuoio, tipo delle cinture.
Il mio sguardo perplesso invita Paolo ad illustrarmi il suo uso.
“Vedi, ti dovresti legare a queste cinture che ti tengono “sospesa” al centro della sfera. Io potrò farti girare secondo le posizioni che io vorrò. Per esempio a testa in giù , per farci un bel sessantanove verticale. Eh, che ne dici? ! ? ” .
Paolo non finisce mai di stupirmi.
Mi chiedo come ha fatto a trovare un aggeggio così bizzarro! .
La cosa però ha già risvegliato il mio interesse.
“Guarda Paolo, ma lo sai che sei proprio un bell’elemento? ! Non mi sembra molto comodo! “.
Con fare suadente mi dice
“.. dai Francesca, vedrai che non sarà come sembra, vieni… “.
Con dolcezza si inginocchia di fronte a me e mi sfila le scarpe.
Il pavimento è freddo e mi trasmette una piacevole sensazione.
Mi prende l’abito dall’orlo e me lo solleva, costringendomi ad alzare le braccia per toglierlo.
Mi bacia il seno e strofina la mano contro il
mio sesso che inizia a reagire. tutti e due “entriamo” nella sfera di tubi e, ora che la visione si è adattata alla penombra riesco a vederne tutti i particolari.
Mentre cerco di interpretarne la funzione Paolo inizia a sciogliere le cinture e con una mi cinge i fianchi.
Il cuioio è rivestito ma resto lo stesso un po’ ruvido.
“Speriamo non mi lasci dei segni! ” Paolo sorride.
Finito con la prima fa rotolare la sfera un poco avanti e mi chiede di chinarmi.
Mi infila una specie di corpetto: una fascia mi cinge il torace sotto i seni e due bretelle partono da dietro e, passandomi sopra le spalle,
si ricongiunge davanti.
Il corpetto non può salire più di tanto perchè è collegato con delle fibbie alla cintura bassa sui fianchi.
Faccio fatica ad assecondare le manovre di Paolo.
Mi prende prima un braccio e poi l’altro e li immobilizza con dei bracciali fissati all’altezza dei polsi. a questo punto non riesco più a mettermi eretta perchè le catene dei polsi e delle cinghie che mi trattengono busto e fianchi non sono sufficientemente lunghe da
consentirmi il contatto dei piedi con il pavimento.
Mi scappa, inevitabile, una risata per la posizione insolita che ho assunto.
Paolo ricambia la risata e mi allenta le cinghie tramite delle fibbien regolabili all’attacco della “sfera”..
“ora”, mi dice,
“viene il difficile.. “.
Mi chiede di allargare le gambe sino a che due cavigliere riescono ad immobilizzarmi le gambe esattamente come aveva precedentemente fatto con le mie braccia.
Mi chiede di nuovo di chinarmi in avanti e mette in tensione tutte le catene che mi legano dal bacino sino alle spalle.
Fa ruotare la sfera e a questo punto sento la trazione sui polsi ingentilita dal fatto che sia il corpetto che la cintura reggono parte del mio peso.
“Ti fa male? ” rispondo di no anche se in effetti non sono molto comoda.
Provvede subito a tirare anche le catene delle gambe e a questo punto esclama “Finito! “.
Lo strappo che ha subito il mio corpo mi lascia senza fiato e con la paura di cadere in avanti ulteriormente.
Mi raddrizza ruotando la sfera.
Sparisce dalla mia vista e sento un rumore, come se stesse trascinando qualcosa.
Mi si para davanti con uno specchio enorme fissato su un cavalletto provvisto di ruote.
“Guardati. Guarda come sei bella! “.
La prima cosa che mi viene in mente è che sembro una specie di “uomo” di Vitruvio, quel disegno di Leonardo che riporta le misure canoniche di un corpo umano maschile inscritte in un cerchio, ma poi mi ricordo anche di un film, il tagliaerba, in cui c’era una macchina per la realtà virtuale che aveva molte similitudini con la nostra sfera.
Accidenti, mi si stanno rovinando le calze! .
Per tutta risposta Paolo prende a strapparmele non riuscendo a rompere gli elastici che mi restano addosso con due giarrettiere sfilacciate.
“ma sei impazzito! le ho appena comprate! ” – “.. ma dai cara, fa anche caldo! ” .
Sento la sua voce intrisa di eccitazione.
Mi si avvicina e, scostatemi le mutandine inizia ad esplorarmi prima con uno e poi con due dita.
Mi bagno copiosamnente e leggo la soddisfazione nei suoi occhi.
Mi lascio andare e sento il mio corpo che inizia a fremere dal desiderio.
“Ti prego, prendimi”
Anche nella foga non riesco a capire come faremo visto che io ho i piedi sollevati circa trenta centimetri dal pavimento.
Lui continua a masturbarmi e non contento spinge la sfera sino a che io non sono in orizzontale.
La tensione delle catene è molto meno fastidiosa del previsto.
Adesso ho il mio monte di venere leggermente più in basso del suo mento e lui, solo piegandosi leggermente inizia con la lingua a giocare con la mia clitoride.
Cerco di guardarlo ma lo sforzo di sostenere il capo è in contrasto con i desideri del mio corpo e così reclino il capo all’indietro lasciandomi trasportare dalla sua lingua.
Ora mi cala le mutandine tanto quanto glielo consentono gli elastici ostacolati dalle mie gambe aperte e infila la sua testa tra la mia biancheria e il mio sesso.
Adesso mi allarga le grandi labbra e succhia tutti i miei umori. Lo voglio! “Ti voglio” urlo con la voce rotta dall’impazienza.
Allora lui, piano, allenta le fibbie una alla volta sino a che non raggiungo un’altezza che ritiene accettabile.
Sposta lo specchio e provvede anche a bloccare la sfera in qualche modo che non riesco ad indovinare.
Sento una forte trazione e non percepisco più le mutandine; deve averle tagliate con qualcosa.
Sono qui, aperta e con gli arti leggermente alzati come in una strana implorazione e lo sento.
Sento che strofina il suo pene contro la mia vagina due o tre volte e poi mi penetra, con una violenza insolita che mi fa sussultare.
Dopo poche spinte raggiungo un orgasmo così intenso che emetto un urlo strozzato. Immediatamente sento il calore del suo sperma che mi riempie.
Paolo si riprende, gira intorno alla sfera e raggiunge il mio viso,
mi bacia profondamente e senza proferire parola ritensiona le catene.
Mi si riavvicina e con lo sguardo e la sua posizione mi chiede di pulirgli il pene che ora è flaccido.
Lo faccio con passione ed affetto per tutte le gioie che sa farmi provare.
Il sapore dello sperma non mi è mai piaciuto ma lo mischio alla saliva e lo ingoio.
Non voglio chiedergli niente perchè ho quasi paura che smetta questo gioco e poi sono certa che tra poco sarà di nuovo alla carica.
Mi raddrizza di nuovo e da un cassettone toglie un foulard nero, credo sia seta.
Sento i suoi umori misti ai miei che mi colano attartti dalla gravità.
Mi guarda e mi chiede se può bendarmi gli occhi.
Acconsento pregustando il nuovo gioco.
“Ora ti imbavaglio” mi dice.
Non è nuovo a giochi di questo tipo e non sono preoccupata perchè è sempre stato solo attratto dalla situazione e non ha mai oltrepassato i limiti del mio consenso.
è eccitante.
Posso solo indovinare dov’è e improvvisamente lo sento leccare avidamente l’interno delle mie cosce, ripulendomi con una certa cura.
Mi taglia anche i resti delle calze.
Sono veramente nuda e completamente disponibile ai suoi voleri.
Sento dai suoi passi che si allontana.
“Paolo? “.
Qualcosa di inintelleggibile passa attraverso il bavaglio. Niente.
Lo chiamo di nuovo senza alcuna risposta.
“non fare lo stronzo! Non vorrai lasciarmi qui cosi? ! “.
Eccolo.
Si deve essere tolto le scarpe perchè sento solo il frusciare dei pantaloni.
Armeggia sotto di me e mi sento rigirare a pancia sotto.
Ora la cinghia che ho sotto i seni mi fa un po’ male perchè lavora sulle costole.
Di nuovo rumori alla base della sfera.
Lo sento prendere qualcosa e quando sento la punta del suo glande sfiorarmi l’ano capisco che deve aver preso uno sgabello o qualcosa di simile per raggiungermi.
La sua mano mi bagna di saliva il buchino e così capisco che dovrò accontentarlo anche se sa che non mi piace molto.
Spinge con una certa decisione tirando le catene dei fianchi ma il mio orifizio non cede.
“Mi fai male! ” cerco di dire.
Con una spinta più forte mi sfonda.
Un dolore lancinante mi percorre.
Non mi aveva mai fatto così male.
Entra ed esce con un ritmo insolitamente indiavolato.
Mi brucia tutto e non mi piace! .
Cerco di dirglielo e poco dopo lui smette.
Lo toglie, lo sbattacchia un po’ sulle mie natiche e lo sprofonda nella mia vagina.
Lo sento spingere profondamente ed ora ad ogni spinta la cinghia fa sempre più male, ma mi piace.
Si deve essere eccitato molto perchè spinge come un treno per essere la seconda volta.
Mi sento prossima all’orgasmo ma lui mi viene dentro con uno strano mugugno.
Ti prego no! Non ho mai sopportato lo sperma senza orgasmo.
Aspetto che mi parli ma non dice nulla. “Bauo” mi sento dire. “ofe ei? “.
Senza risposta. Se ne va un’altra volta.
No, torna subito. Me lo risbatte dentro già duro.
è ifoiato penso.
Riprende di nuovo e questa volta sto proprio per venire. Smette. “No”.
Senza che l’abbia sentito scendere dallo sgabello (o forse si? ) me lo trovo vicino che mi sussurra “Ne vuoi ancora? ” e io come una pazza muovo la testa su e giù secondo quanto consentitomi dalla posizione.
Lo sento riprendere e con mia soddisfazione mi riavvicino all’orgasmo.
Dai dai.
Si riferma e subito, come se fosse due persone mi sento sussurrare
“Ancora? “.
Mi irrigidisco.
Ho ancora la sua asta dura dentro di me e lo sto ascoltando qui davanti.
Non ho ancora realizzato questo pensiero e subito capisco.
Mi hai fatta scopare da un altro!
Bastardo.
Mi toglie il bavaglio e gli urlo tutto il mio odio.
Quello dietro riprende a darci dentro e per la prima volta percepisco un cazzo come volgarità.
Paolo mi abbraccia e mi dice “Fidati, rilassati. Vedrai, ti piacerà”.
E come può piacermi se non l’ho deciso io, gli urlo.
Quello dietro mi fa male. Il mio corpo rifiuta l’eccitazione e io sono tutta tesa.
“Fallo smettere” e Paolo di rimando
“Resisti, ti piacerà”.
Il tipo che stava approfittando di me mi inonda improvvisamente e il calore dello sperma mi brucia dentro.
Silenzio.
“Paolo, slegami subito! “.
Di nuovo silenzio.
Sento dei passi che si allontanano.
“Cazzo! Slegatemi o mi metto ad urlare! ” grido con tutta la forza che ho. Solo silenzio.
Solo adesso mi rendo conto della mia stupida ingenuità, come ho fatto a fidarmi così….
Mi metto a piangere per la disperazione.
Mi sento tradita e venduta come un pezzo di carne.
Le lacrime imbevono la stoffa che mi oscura la vista e gli occhi gonfi iniziano a bruciare.
Non so da quanto mi hanno lasciata solo e i miei arti sono tremendamente intorpiditi.
Il costato mi duole e riesco ad ottenere un po’ di sollievo solo irrigidendomi e sollevandomi leggermente inarcando il dorso.
Mi formicola la mano destra.
Dei passi.
Una mano mi accarezza dolcemente.
“Paolo, bastardo, slegami subito” singhiozzo.
Con enorme stupore una calda voce femminile mi risponde
“Paolo è andato”.
Sono terrorizzata.
Mi metto a piangere violentemente.
“Come ha potuto quello stronzo! “.
“Guardate che io vi denuncio tutti! “.
Ancora carezze.
La sfera viene fatta rotolare e con sollievo ora sono sospesa a pancia all’aria.
Le cinghie del corpetto mi sorreggono distribuendo meglio il mio peso.
Ancora delle carezze.
“Su dai, non fare così… , guarda che ci sono passata anch’io e, una volta fuori da qui tutto ti sembrerà meno brutto di com’è… Anche a me non piaceva ma, credimi, tutto questo ti mancherà… ”
è pazza.
“Ti prego, scioglimi, sto male… “.
“Ok, tra un po’ ti slego….. “.
Un sollievo enorme si impadronisce di me.
“Aspetta… “.
Mi rilasso nella felice attesa di sentirmi slegare e…. la nuova venuta inizia invece a solleticarmi il pube.
Non ho mai avuto esperienze gay se non qualche sfioramento reciproco con delle compagne di scuola, comunque mai niente di esplicito.
Mi sento toccare con delicatezza e la sua voce cerca di calmarmi.
“Come sei bella… Posso toccarti prima di toglierti le catene? “.
Acconsento sperando che poi lei sia di parola. Inizia piano a titillarmi la clitoride con un dito, poi sento che la cerca con perizia tra le mie labbra con la sua lingua.
Non so perchè ma sento di reagire.
è brava.
Nessuno l’ha mai fatto fermandosi così, sul posto giusto, mordicchiandomi con la giusta pressione, entrando in me con una lingua così vibrante.
“Brava, rilassati così… “.
Ha ragione, mi sto bagnando tutta di nuovo.
Non posso fare a meno di pensare a me come ad una troia che si vende per piacere.
L’idea mi accende ulteriormente.
Sento una frenesia che mi attraversa e che risveglia un orgasmo che nasce da lontano, lento ma inesorabile.
Ho voglia di essere presa! .
Le chiedo di usare le dita e lei mi risponde…
“ma non lo vuoi un bell’uccellone? ” e io ormai senza pudore faccio di si.
SI. SI. SI. Allora sento degli altri passi che si avvicinano.
Sento salire qualcuno sul presunto sgabello e mi sento di nuovo riempire.
Lei continua ad accarezzarmi il seno pizzicandomi i capezzoli che sono due chiodi.
Continua a leccarmi, dividendomi con il pene che mi
sta sventrando.
Dopo parecchie spinte vengo con un fremito liberatorio e sento lei che glielo chiede in bocca.
Lui lo toglie giusto per riempirgli la bocca di sperma.
Lo sento godere e sento il respiro di lei in leggera difficoltà.
Sono veramente una troia.
Mi è piaciuto.
Sento la voce di Paolo che mi dice:
“Hai visto, non ti è successo nulla…. Sei stata fantastica. ”
Mi tolgono la benda e la luce rossa che ora sembra fortissima vedo un ragazzo e lei, bellissima, che si asciuga la bocca. Sono esausta.
Le immagini prendono a corre a scatti, come singoli fotogrammi.
Ho la mia vulva in fiamme, il buco dietro che mi urla il suo dolore.
Paolo chiama e altri due sbucano da dietro il tendone.
Per vederli devo fare uno sforzo sovraumano per alzare la testa.
Paolo, la ragazza e l’altro sono nudi, anche i due nuovi si sbarazzano dei vestiti mostrando due uccelli a tiro.
Uno di dimensioni spropositate.
Lei torna ad accarezzarmi e mi dico che non potrò godere ancora. Il tizio con l’uccellone si avvicina allenta le fibbie ma non le cinghie.
Lo sguardo implorante che lancio a Paolo non ottiene risultato.
Ormai non ho più la forza di oppormi e in breve mi “abbassano” ad altezza giusta.
Sono sempre a pancia sopra. Il tipo con il pene grosso mi prende la testa tra le mani e mi infila il suo grosso coso in bocca intatnto che la ragazza ha ripreso con abilità a leccarmi.
Mi soffoca.
Si spinge oltre la lingua fino in gola dove sento oltre al senso di vomito anche di soffocare.
Mi dimeno e lui si ritrae un po’ come se avesse voluto prendere la misura.
Un conato mi assale e vomito tentando di girare la testa.
Per nulla impietosito riprende a scavarmi la bocca.
Torna a scendere, le lacrime mi annebbiano la vista e le sue palle mi sbattono sul naso.
Entra ed esce con regolarità lasciandomi respirare a fatica.
Mi viene in bocca e il liquido denso scende direttamente in gola.
Non riesco nemmeno a sentirne il sapore.
Ingoio per non strozzarmici dentro.
Soddisfatto si ritrae e sento che il lavoro di lei con la mia figa bollente è tornato a dare dei risultati.
Ritensionano le catene e mi mettono in piedi.
Ora stanno allentando quelle delle braccia e del busto sino quasi a farmi sfiorare con i piedi il pavimento.
Paolo mi prende da dietro e non sento dolore.
Il ragazzo che non aveva ancora approfittato di me cerca di infilarmelo davanti ma gli sguscia un paio di volte.
Alla fine mi entra dentro anche lui.
Sono piena di carne, non ho più un minimo spazio mio.
La sottile membrana di carne che li divide sembra strapparsi sotto i colpi dei due.
Non riesco più a sentire dolore, l’idea di essere presa da due uomini contemporaneamente completa il nuovo quadro mentale che in poche ore mi ero fatta di me: una vera cagna in calore.
Mi vengono dentro prima il ragazzo e poi Paolo.
Lei si infila sotto e beve tutto quello che esce dai miei fori profanati.
Sono uno straccio ma mai avrei pensato di essere coinvolta a tanto.
Finalmente mi slegano.
Dopo un mare di mani che mi accarezzano, mi asciugano e mi consolano, senza pietà vengo portata nella palestra davanti agli specchi con una luce così forte e violenta da lasciarmi accecata per parecchio.
Quando riapro gli occhi mi vedo.
Sudata, sporca, ho sperma dappertutto, anche sui capelli. i polsi e le caviglie lividi e anche sotto il seno ho due brutti arrossamenti.
Prendono un materassino e mi dico che non può essere vero.
Invece uno dei ragazzi mi fa mettere carponi e mi incula senza trovare grosse resistenze.
Mi cinge l’addome e si sdraia con me sopra senza levarmi il pene dal culo.
Paolo mi monta sopra e me lo mette in bocca di nuovo tenendo le ginocchia aperte con la mia testa in mezzo e accarezzandomi il pube arrossato.
Un terzo si inginocchia e me lo infila.
La ragazza mi prende la mano e se la spinge dentro.
Mi invita a raccogliere le dita.
Le sono dentro con tutta la mano.
Si agita e intanto cerca di raggiungere la mia figa già occupata.
L’ultimo prende l’altra mano e aiutandomi, mi invita a masturbarlo.
Sto dividendo la mia passione con cinque persone e sono incredibilmente indifferente.
Paolo esce dalla miia bocca e sento che toglie la ragazza dalla mia mano.
Sono squartata ma nella semincoscienza vedo che Paolo sta fottendo la ragazza.
Si accorge che lo vedo e gli viene dentro gridando.
Lei subito si alza e viene a sedersi sul mio viso.
Lecco tutto quel che Paolo le ha lasciato e cerco di farla godere.
Quello che mi ha preso davanti esce da me sborrandomi sul ventre.
Con la mano libera mi spargo lo sperma sui seni che la ragazza sta torturandomi.
La mia mano impiegata senza il mio impegno viene tolta e sento che la ragazza si sposta.
L’uccellone mi sputa in faccia tutta la sua potenza.
Quello sotto mi rigira e si lamenta perchè non è riuscito a farcela. Si sfila e me lo piazza in bocca.
L’odore sgradevole non mi ferma e sono costretta ad un’altra bevuta che non apprezzo particolarmente ma che lascia soddisfatto il produttore.
Sono sfinita e Paolo si accascia vicino a me baciandomi.
Mi porta negli spogliatoi e mi lava con tenerezza.
Mi riveste solo con l’abito, le mie mutandine e le calze non ci sono più e usciamo.
L’aria fresca mi percorre tutta e si infila sotto il vestito, rinfrescandomi le parti violate.
Entro in silenzio in macchina.

Il campanello mi risveglia di colpo.
è arrivato Paolo.
Gli apro e vado incontro ad una grigia serata a teatro che finirà come sempre in una banalissima scopata io sotto e lui sopra.
E lui non saprà aspettarmi come al solito. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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