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L’annuncio risposto

Sinceramente non aveva pensato che quell’annuncio avrebbe trovato una risposta. Sandro l’aveva messo così, tramite Internet, perché farlo era semplice, gratis e un po’ stuzzicante. Ma bastava dare un’occhiata agli altri annunci erotici pubblicati nel sito per vanificare le proprie speranze: come sempre c’era un’incredibile offerta di M per F e una penuria infinita di F per M, peraltro queste ultime tutte meretrici anche solo telefoniche. Le coppie, i gay e le lesbiche facevano storia a sé; quelli avevano un giro che funzionava discretamente bene e voler fare il single furbo poteva voler dire trovarsi di fronte a situazioni spiacevoli. Ma, visto che era la prima volta, tentò comunque:
“Bell’uomo, intelligente, non volgare proverebbe esperienze nuove con donne disinibite. Per malizia si richiede parcella (…)”. L’idea di essere pagato per una prestazione sessuale lo incuriosiva tremendamente, il sentirsi “comprato”, un qualcosa che, almeno nella finzione, andava contro la sua volontà o contro il suo piacere. Dei veri gigolo aveva solo sentito parlare: parevano dei miracolati, ma in fondo provarci richiedeva coraggio e lui finora non ne aveva avuto abbastanza.
Passarono tre giorni. Il pomeriggio il telefono cellulare squillò. All’annuncio Sandro non pensava già più.
“Salve- disse una voce femminile- telefonavo per l’inserzione che ho letto su (…), è lei? “. “Ssssì- rispose lui arrossendo al telefono-… mi scusi, ma mi prende un po’ alla sprovvista…”, “Non può parlare? “, “No, no… posso parlare, solo non me l’aspettavo”, “Non se l’aspettava? Ma non lo fa per mestiere? “, “No, beh, magari mi sarebbe piaciuto, ma… no, non lo faccio per mestiere… infatti avevo scritto “per malizia” se non sbaglio”, “Va beh, c’è o non c’è allora? “, “Beh, sì, cioè, se ne può parlare”, “Senta, le va di vedersi questa sera al Bar (…)? Così le dico tutto…”. Si accordarono per le 20. 30 e Sandro, emozionantissimo, si presentò comunque sicuro di sé; mentre faceva la doccia si era detto che, in fondo, l’uomo era lui, le donne gli erano sempre piaciute e non sarebbe stato certo un problema soddisfarne una a dovere. La donna lo aspettava. La riconobbe quasi subito dai dettagli che gli aveva detto al telefono: era vestita con un completo blu scuro, giacca e pantaloni e una camicetta leggermente scollata. “Eccomi -disse lui sorridendo e sedendosi al tavolino- è molto che aspetta? “, “Cinque minuti” rispose lei. “Possiamo darci del tu? ” ribadì Sandro, “Possiamo” disse lei con un mezzo sorriso. “Non mi dici come ti chiami? ” , “Io Paola, tu? “, “Sandro”. Era molto bella, capelli neri fino alle spalle, occhi castani, attorno ai 35 anni. “Allora Sandro…io vado al dunque subito, a me serve un gigolo. Ma non un gigolo straelegante che mi porti ad un ricevimento né tantomeno uno che si limiti ai suoi “doveri” sessuali, diciamo… ho bisogno di un uomo che sia disposto a fare una cosa un po’ fuori dal normale e visto che tu cercavi donne disinibite…”. “Dimmi” disse Sandro incuriosito. “Sei un tipo a cui piacciono le perversioni? “, “Intendi cose sado-maso? ” rispose lui. “Non proprio… ti spiego: io sono la tesoriera di un club di sole donne che si chiama “Female in the future”. Non pensare alle solite quattro rincoglionite femministe, abbiamo sì la filosofia della superiorità femminile, ma non vogliamo somigliare a maschi! “, “Va bene – disse Sandro- dunque? “, “All’ultima riunione abbiamo deciso di fare una festa sabato prossimo e vogliamo qualcosa di speciale. Ci serve un uomo che, in maniera simbolica, si sottometta ai capricci che la serata suggerirà. Non so dirti cosa ti faremo, vogliamo solo avere un uomo a disposizione”. “Mi sembra un’idea carina” disse Sandro. “Ti pagheremo, naturalmente, – continuò lei- perché proprio l’idea del pagare per avere è alla base dell’oggettivizzazione dell’uomo che stiamo cercando, una specie di vendetta per lo sfruttamento delle donne sulle strade e tra le mura domestiche”. “Va bene – disse lui smaliziato- non credo ci siano problemi. Almeno per me. Io posso andarvi a genio come tipo? “. “La bellezza fisica non è molto importante visto che la cosa ha un valore più simbolico che altro e poi no, non sei male, sei carino! “. “Grazie”. “Senti, c’è una cosa: poiché noi fatturiamo tutto e abbiamo l’abitudine di fare operazioni trasparenti, mi serve una firma su questo contratto che ho portato. C’è una clausola di rescissione di 5 milioni nel caso a te o a noi non vada più la cosa”. “5 milioni? – disse Sandro sbalordito- cioè, se io decido che il gioco non mi piace e me ne vado dovrò pagare 5 milioni? “. “Esattamente -rispose Paola – ma lo stesso dovremo fare noi se ti mandassimo a casa prima del tempo! “. “E quanto mi date per la prestazione? ” , “300 mila vanno bene? ” , “400” disse lui. “OK, 350 mila e non se parli più”. Sandro stette un momento a pensare, ma poi si convinse che, in fondo, era una formalità e firmò. “A sabato allora – disse Paola congedandosi- questo è l’indirizzo, presentati alle 20 circa, anche 20. 30…ti aprirò io. Ricordati che non sei un invitato, ma il giocattolo che abbiamo ordinato! “. “D’accordo” rispose lui ridendo divertito.
Sabato sera si recò al club “Female in the future”. Aveva optato per la veste più casual: jeans chiari, maglietta bianca aderente, giubbotto. “Sono il giocattolo! ” disse ironico al citofono. Paola aprì seria e gli disse. “Entra”. Nella stanza c’erano almeno una ventina di donne che fumavano e bevevano, a quel che si vedeva, qualcosa che non era certo aranciata. Appena Sandro entrò lo squadrarono da capo a piedi, qualcuna bisbigliando qualcosa nell’orecchio dell’amica e scoppiando poi in una risata trattenuta male. “Mettiti di là” gli disse Paola – Ti chiameremo noi dopo”. Sandro entrò in una seconda stanza con poca luce che , evidentemente, fungeva da archivio e da ripostiglio. Si sedette su una vecchia sedia e aspettò. Passarono una ventina di minuti. Nessuno arrivava. Sandro, allora, mise la testa fuori e si trovò immediatamente di fronte la faccia di Paola. “T’ho detto di star dentro! ” gli disse seccata. “Cazzo, sono passati 20 minuti! ” ribatté lui. “E allora? Quando è il tuo momento ti chiamo! “. Sandro tornò dentro e passarono altri 40 minuti. Di là il vociare si faceva sempre più confuso, l’alcol cominciava a fare effetto. “Ma dov’è l’uomo? ” disse una voce seguita da una risata collettiva. Fu allora che la porta si aprì e gli venne ordinato di uscire. Molte donne erano palesemente sbronze, altre un po’ più lucide. Paola gli disse: “Sdraiati qui” indicandogli il pavimento vicino al termosifone. Sandro obbedì e Paola gli legò i polsi al calorifero con un paio di manette. “E i piedi? ” obiettò una voce. Con del nastro gli legarono anche quelli alle gambe del tavolo pesantissimo. “Cosa gli facciamo? ” domandò una rossa sulla quarantina. “Boh” rispose una bionda di qualche anno più giovane. “Prendiamogli a calci i coglioni ” suggerì una minuta 20enne. “Eh come siete cattive voi giovani! Non dobbiamo rovinarlo, dobbiamo godercelo! “. A parlare era stata un’elegante bionda sui 35. Si avvicinò a Sandro e gli disse dall’alto: “Come ti chiami? ” , “Sandro” rispose lui. “Sandro…. dicci, hai mai leccato i piedini a una donna? ” , “Sì, certo – rispose lui- alla mia ragazza lo facevo sempre, le succhiavo l’alluce quando facevamo il bagno insieme! “. La bionda sorrise beffarda, “Aaah, le succhiavi l’alluce quando facevate il bagno insieme…ma che teneri! E di leccare i piedini a 26 donne che hanno tanto ballato e sudato cosa ne dici? “. Sandro sorrise, non pensava facesse sul serio. Alla bionda, invece, bastò uno sguardo complice alle altre. Si tolse le scarpe nere di vernice e rivelò un bellissimo 37 con le unghie smaltate di viola scuro. Le altre la imitarono. Alcune indossavano scarpe col tacco aperte, altre stivali, altre addirittura scarpe da ginnastica. Poche indossavano calze o collant e anche quelle poche se li tolsero. Ci fu un po’ di confusione perché le 26 donne si muovevano tutte insieme. Sandro le guardava incredulo. Quando ci fu di nuovo un po’ di calma, la bionda gli si avvicinò e gli mise il piede destro a 15 cm dalla faccia e gli disse: “Hai visto che bello il mio piedino? Adesso tu me lo lecchi per bene, dal tallone fino alle dita, perché è tanto stanco! “. Dopodiché appoggiò le mani alla parete e portò il piede vicino alla bocca di Sandro. Sandro esitò, il piede non puzzava molto, ma l’odore comunque si percepiva. Non voleva fare il timido e tirò fuori velocemente la lingua e inizio a leccare. “Piano, piano – disse la bionda- non abbiamo mica fretta! “. Dopo il destro il sinistro, le altre ridevano. Dopo la bionda un’altra e un’altra ancora. Già alla quarta Sandro era stanco e nauseato, ma tenne duro. Una dopo l’altra le donne gli si piantavano davanti e lui puliva loro la pianta dei piedi leccando con attenzione. Alcune gli appoggiavano il piede direttamente in faccia. Certi piedi erano ancora freschi, altri rivelavano un’igiene non impeccabile, ma certo non era il momento di mettersi a polemizzare. Dopo una quindicina, Sandro aveva un senso di quasi di rigetto. Gli portarono un bicchiere d’acqua, ma prima di portarglielo alla bocca, una di loro ci infilò le dita dei piedi. “Così è meno insipida! ” disse ridendo. Sandro bevve lo stesso e ricominciò: 36, 37, 38, 39, 40 piedi di tutte le misure, di tutti i sapori. La mocciosa di 20 anni fu la più spietata; gli mise il piede in bocca spingendo le 5 dita a fondo, intimandogli “Succhia! Succhia! ” quasi con perfidia. La 26sima era Paola. Sandro pensava lo avrebbe graziato, invece lei si sedette comodamente su uno sgabello e lo lasciò leccare per oltre 5 minuti. “Sempre la più signora, lei! ” dissero le altre con ironia. Sandro era inebetito…aveva leccato 52 piedi sudati di sconosciute! Non sapeva cosa pensare di sé. Ma le sorprese erano altre. Le ragazze si erano concesse una pausa ed erano tornate ai drink e alle tartine, commentando con ilarità quanto appena accaduto. In breve, da quanto poteva udire Sandro, il discorso tornò su situazioni di disparità tra sessi, prevaricazioni del maschio e cose simili e il dibattito iniziò a scaldarsi di nuovo, rispolverando forme di vendetta. Ed ecco che si ricordarono di Sandro, che nessuna si era preoccupata di slegare. Stavolta a parlare fu una morettina dallo sguardo furbo: “Ragazze, sapete cos’è il bukkake? “. Nessuna rispose. “è una delle tante forme incredibili di perversione che ci sono in Giappone e un modo abominevole di umiliare alcune ragazze. In pratica una giovane viene assoldata da una casa produttrice pornografica, a patto che sia, almeno all’apparenza, il più giovane ed innocente possibile. Dopodiché, fingendo che la ragazza provi piacere nel farlo, la fanno entrare in una stanza con 100, anche 130 uomini, tutti in mutande. Lei si siede al centro e questi al Via cominciano a masturbarsi e a eiacularle in faccia, uno dopo l’altro. La tipa all’inizio sopporta, perché tutte, bene o male, abbiamo preso almeno una volta una sborrata sul viso, ma già dopo una ventina di giapponesi di merda la situazione si fa pesante e vedi chiaramente che la ragazza prega perché finisca alla svelta. Ma non è finita: mentre questi sborrano lei è costretta a tenere un piattino sotto il mento, per raccogliere le gocce che scivolano giù. Alla fine tutto viene messo in una specie di misurino e la ragazza deve berlo! “. “Cazzo, che schifo! – dissero in un paio- ma quanta sarà? “, “Boh, circa un quarto di litro… figa, ma è sborra! “, “E fredda, per di più – aggiunse un’altra – fin quando è tiepida non ti fa neanche così senso! “. Ancora una volta ci fu un attimo di silenzio. “E al contrario non si può fare? – chiese una- Cioè la donna sull’uomo? “. “Come cazzo fai? “. “Guarda che anche noi abbiamo una specie di sperma! “, “Sì, ma quanto? E come fai a tirarlo fuori? “. “Ti masturbi! Non sarà tanto, ma qua siamo in 26! “. Sandro non ci poteva credere. “Se voi ci state…” disse la morettina. “OK, allora, ognuna di noi vada in bagno o se vuole farlo qui faccia pure, in cucina ci sono dei cucchiaini e i bicchierini della grappa! “. “Io non voglio far vedere la figa a questo pezzo di merda qui! ” intervenne una. “Giusto… va beh, lo bendiamo…”. Sandro venne bendato e pensava che non avrebbero certo messo in pratica alcunché. Le donne, pensava, parlano sempre molto, ma concludono poco e poi questa era una porcata fine a se stessa, degna di uomini e per di più parecchio pervertiti. Le ragazze andavano in bagno e uscivano. Una disse:
“Cazzo, ho schizzato come un uomo! Non m’era mai capitato! “, “Succede, scema – rispose un’altra – non hai mai sentito parlare di eiaculazione femminile? “. Una dopo l’altra, tutte e 26. Non portavano fuori molto: alcune poche gocce, ma altre quasi come la venuta di uomo. Tutto fu messo in un bicchierino. Per essere roba di donne era parecchia: con pazienza certosina avevano travasato ogni residuo, anche quelli più appiccicosi che restavano sui bicchierini o sui cucchiai. Le donne tacquero un momento e si guardarono. In effetti faceva un po’ schifo vedere quel liquido tra il bianco perla e il giallastro stagnare nel bicchiere. “Figa, mi vien da vomitare! ” disse una. “Oh, mica dobbiamo berlo noi! “. Sandro venne slegato e portato a sedere al tavolo ancora bendato. “Tad aaah!! ” – dissero in coro- togliendogli il panno dagli occhi. Sandro restò tra il meravigliato e lo schifato. Davanti a lui c’era un bicchiere, pieno fino a due dita buone, di un liquido strano, dall’aspetto non troppo invitante. “Non sei contento? Mai assaggiata la spremuta di vagina? ” gli chiesero. “Forza, giù… vogliamo vederti bere! “. Sandro esitò. Tutte le donne lo guardavano in silenzio, alcune mordicchiandosi le labbra. Faceva proprio schifo, non ci doveva pensare. “No” disse. Intervenne Paola: “Ok, ma ricordati della clausola rescissoria. Sono 5 milioni di penale, il contratto l’hai firmato”. Sandro non poteva permettersi di buttar via 5 milioni per una cosa che sarebbe durata un paio di secondi. Prese il bicchiere in mano e lentamente lo portò alle labbra. Chiuse gli occhi e iniziò a versare. Il liquido si muoveva lentamente a causa della densità. Gli arrivò in bocca tutto in un colpo: non sembrava così tanto, invece dopo il primo sorso ancora non era finito. Gli fu ordinato di tirar fuori la lingua e pulire l’interno del bicchiere, cosa che fece il più velocemente possibile. Fatto. Ci fu un abbozzo di applauso. Sandro restò stordito. Il sapore era parecchio acido, come uno yogurt scaduto, ma quel che più lo infastidiva erano i pezzettini che si attaccavano ovunque in gola e che doveva continuamente deglutire per inghiottire completamente.
“Buona? ” chiese una bionda. Sandro non rispose, ma nessuno insistette. Lo spettacolo era stato degno della peggiore campagna femminista. Sandro pensò anche all’aspetto sanitario della cosa, le ragazze potevano anche non essere tutte in salute. Ormai era tardi. Si era bevuto il muco di 26 donne.
“Va beh – disse una- direi che possiamo anche spedirlo a casa il tipo! “. Ma Paola le fermò. “No, leghiamolo ancora! “. Sandro fu immobilizzato nuovamente al termosifone. Ormai le ragazze ubriache non facevano più nulla di comune accordo, ognuna prendeva l’iniziativa che voleva. Iniziarono a spogliarlo e , quando non ci riuscivano, laceravano i vestiti.
“Ma siete impazzite? ” urlò Sandro, “Imbecilli, la maglietta costa! “. Niente, in breve lo lasciarono con gli slip poi, con un taglierino, gli tagliarono anche quelli. Nudo restò un po’ imbarazzato davanti a tutte quelle donne che gli guardavano il pisello. Una di loro, la più alta. Si mise in piedi davanti a lui, allargando le gambe e posizionandole all’altezza delle sue ascelle. Si abbassò un poco. Sandro la guardava dubbioso, temeva che l’avrebbe colpito sui testicoli, sapendo che nessuna di loro era molto lucida. Invece la tipa lo guardò fissa negli occhi e con un sorriso… cominciò a pisciare. Sandro girò istintivamente la testa: il primo getto l’aveva colpito direttamente in faccia, poi girandosi, lo sentiva sui capelli e nelle orecchie. Chiuse gli occhi e li riaprì, ma subito li richiuse: l’urina li faceva bruciare.
“Wow wow wow” iniziarono a urlare tutte e, a frotte, si avvicinarono a Sandro, imitando l’amica. Una doccia terribile, perché dall’alto al basso; ovunque si girasse aveva una pisciata che gli cadeva in faccia. Respirare era difficile, ogni tanto provava con la bocca, ma, con l’aria, inghiottiva anche piscio salato, che gli provocava quasi conati di vomito. Le ragazze pisciavano circa 4 o 5 alla volta: il tormento durò circa tre minuti e mezzo. Il puzzo di urina era fortissimo, il corpo di Sandro completamente ricoperto, la bocca aveva sputato quello che aveva potuto, ma non avrebbe potuto stare senza respirare tutto quel tempo. Con gli occhi chiusi era stato completamente alla mercè delle pazze scatenate che, nella loro sfrenatezza, nemmeno si erano preoccupate del bagnato che avrebbero lasciato sul pavimento. Paola, nel clamore confuso generale, era ancora la più sobria. Fu la prima, dopo circa cinque minuti, a slegare Sandro, a dargli in mano quel che era restato dei suoi vestiti e le 350. 000 lire. Aprì la porta e disse: “Grazie e arrivederci”. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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