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L’annuncio

Vi sentite eroticamente insoddisfatte? Credete che godere sia un verbo coniugabile solo al maschile? La Virtual Sensual Eros Agency può farvi provare il vero fremito che avete sempre sognato. Grazie alle nostre Virtual Sensual Eros Simulation vivrete momenti di erotismo puro, spingerete i vostri sensi fino all’estremo delle loro capacità. Vivrete l’estasiante, sensuale, erotico, orgasmo virtuale.
Alice cerchiò l’annuncio con la matita rossa e si fermò ad immaginare cose di cui poi si sarebbe vergognata e per la terza volta in quel mese stracciò la pagina del giornale in mille pezzettini perché, malgrado vivesse sola e nessuno mai veniva a trovarla, l’eventualità che qualcuno potesse vedere quella evidenziazione la fece rabbrividire. Prima di togliersi il trucco si fermò un istante ad ammirarsi allo specchio facendo delle smorfie da vamp. Ormai era diventata bravina nel truccarsi, si esercitava da più di due anni, da quando aveva lasciato i suoi per trasferirsi nel cuore della grande mela, ed era sicura che appena avesse avuto l’occasione di mostrarsi agli altri truccata avrebbe fatto una ottima figura.
L’occasione le si presentò due settimane più tardi. Fred Sullivan l’aveva invitata a cena e Alice non perse certo l’occasione. Fred era un ispettore del Expand Credit di Boston ed era venuto da loro in centrale per regolarizzare alcune transazioni internazionali.
Sinceramente da un ispettore della filiale di Boston si aspettava qualcosa di meglio, ma in fondo l’idea della pizza le dava un senso di umiltà e sincerità, doti che apprezzava molto negli uomini. Si accorse che quello non era il caso suo troppo tardi, quando ormai si trovava per strada da sola dopo aver rifiutato a Fred di voler abbordare una prostituta per un “menage a tois”. Fred si era incazzato come un animale e l’aveva insultata dicendole che gli aveva fatto fare una figura di merda con la tipa del marciapiede facendole quella scenata da puritana.
– Adesso farai anche la sua parte, troia! – l’aggredì abbassandosi i pantaloni e tirandola per i capelli verso l’inguine. Alice, terrorizzata e spaventata, aveva ceduto ma dopo un paio di leccate al pene ancora flaccido si sentì strattonare via.
– Sei solo una lurida puttana! Non sei nemmeno capace di farmelo drizzare. – si richiuse urlando – Vattene via, puttana! Mi stai solo facendo perdere tempo! – la spinse quindi a forza giù dall’auto scagliandole la borsetta nella strada.
– Vaffan’culo, stronzo! – si ribellò Alice alla vista dei suoi oggetti sparpagliati sull’asfalto – Vaffan’culo… vaffan’culo… – ripeté più moderatamente mentre il rombo del motore si allontanava e un nodo di pianto le occludeva la gola. Raccolse i suoi trucchi tra i singhiozzi e avviandosi nella via desolata si ripromise per l’ennesima volta che non avrebbe mai più permesso ad un uomo di trattarla in quel modo a costo di rimanere vergine per il resto della vita.
Per tutto il giorno seguente le sembrò che ogni uomo la guardasse con odio e se avesse potuto leggere nei loro pensieri avrebbe letto “Puttana. Sei solo una stupida puttana incapace. “, poi ci si abituò e scoprì di nuovo la gioia di accontentarsi della propria compagnia. In fondo viveva nella più grande metropoli del mondo e qualunque cosa avesse voluto l’avrebbe potuta avere senza difficoltà; un buon film, una pizza e perché no un goccetto di bourbon, ed il mattino seguente si sarebbe svegliata come nuova. Ma come metteva piede fuori dalla sua fortezza l’angoscia la prendeva allo stomaco strappandole le budella e sparpagliandole al vento.
Come ogni giovedì comprò il giornale per gli annunci di lavoro ma questa volta sentì come il bisogno frenetico di saltare subito alla pagina nove. Era ancora là:
“Vi sentite eroticamente insoddisfatte? Credete che godere sia un verbo coniugabile solo al maschile? … “. Tirò un sospiro di sollievo. Quell’annuncio era diventato come un faro nella sua buia solitudine. Sentiva che se solo avesse voluto avrebbe potuto provare anche quel piacere e così la sua vita sarebbe stata completa ed autosufficiente. Lesse e rilesse l’annuncio soffermandosi su parole come orgasmo, piacere, erotismo o sensuale scoprendo di essere arrivata alla propria fermata giusto in tempo per schizzare fuori dalla porta. Le succedeva spesso che la metropolitana la portasse ad estraniarsi fino al punto di perdere la cognizione del tempo e come ogni volta la cosa non le passava subito proseguiva anche per la strada affidando alle gambe il compito di riportarla a casa come un cavallo ben addomesticato.
Come ogni giovedì da due anni a quella parte prese il telefono per la solita chiacchierata con sua madre. Ormai era diventata un’abitudine più che un vero piacere, forse un dovere. Avrebbero parlato del tempo dei prezzi della salute e se non fosse stata abbastanza scaltra da eludere il discorso sarebbero finite col parlare del suo celibato anche perché era ormai vicino il suo trentesimo compleanno e, con esso, l’inevitabile depressivo esame di coscienza. No, sarebbe stata attenta, a costo di riappendergli il telefono in faccia.
Dopo un insolito quarto squillo, sua madre sapeva benissimo l’ora in cui Alice era solita chiamare e si preparava sempre vicino all’apparecchio, la comunicazione si aprì.
– Ciao mamma… – esultò Alice come al solito. Inconsciamente pensava che un buon saluto iniziale esprimesse uno stato interiore sereno, ed era di vitale importanza trasmettere a sua madre questa emozione.
– Siamo spiacenti, ma le linee sono momentaneamente occupate… – rispose una sensuale voce femminile, una di quelle voci che nei film di cassetta fanno arrapare anche i maschietti più insensibili – Se avrete la compiacenza di attendere qualche secondo una nostra Virtual agente sarà lieta di dissipare ogni vostro dubbio sulle stupefacenti particolarità dei nostri trattamenti virtuali. Nel frattempo il nostro centralino elettronico ha riconosciuto il vostro numero telefonico e se preferite potrete lasciare a noi l’onore nonché la gioia di contattarvi al più presto. Grazie per aver scelto i nostri servizi. Buonasera. – la voce sparì dalle orecchie di Alice lasciando il posto ad una musica psichedelica tipica di un sottofondo da meditazione trascendentale.
Alice sentì la paralisi che l’aveva assalita lasciarla gradualmente libera permettendole di riappendere. Aveva letto e riletto quell’annuncio tanto da impararne a memoria il numero di telefono, e non solo, si rese conto dell’influenza di un buon messaggio pubblicitario riconoscendo di averne composto il numero del tutto involontariamente.
Restò a fissarsi i piedi per qualche minuto, sbigottita. Come poteva essere successo? Stava impazzendo? Forse aveva immaginato tutto. Compose un nuovo numero. Al terzo squillo si sentì assalire da una marea di dubbi e la tentazione di riappendere fu tremenda.
– Pronto? –
– Pronto, Mamma? –
– Alice! Sei in ritardo tesoro. Credevo ti fossi dimenticata di tua mamma… –
Le pulsazioni del cuore cominciarono a stabilizzarsi col proseguire della conversazione, ovviamente non fece cenno della chiamata ed il sospetto che si trattasse di una cosa irreale cominciò a diventare concreto.

Alzò il telefono mentre con l’altra mano cercava di contenere lo gocciolamento dei capelli.
– Pronto. –
– Sono Mirina, la Virtual agente Mirina. Il nostro centralino ha memorizzato la sua chiamata. Sono spiacente di non averle risposto di persona, ma è un orario un po’ critico. – Sbotto d’un fiato come fossero state amiche di scuola. La sua voce era squillante e giovane e portava nella modulazione una nota di allegria, di spensieratezza.
– Mi dica. Lei è già stata nostra cliente? – domandò più professionale
– Veramente… no. – cercò di spiegare
– Non abbia timore miss Manteno. La nostra serietà è il mostro punto di forza. Potrei fissarle un appuntamento per domani sera alle dieci. Cosa ne dice, mi sembra un orario ottimo, non trova? – insistette cordialmente
– Si, certo, ma… –
– Ovviamente questa prima prova sarà del tutto gratuita e servirà a lei ed a noi per conoscerci e per farle conoscere la nostra vastissima biblioteca di Virtual Simulation. – propose senza darle tregua. Sicuramente aveva incontrato una buona venditrice, considerando il prodotto.
– Ora la devo lasciare… il centralino sembra impazzito. Arrivederci miss Manteno, arrivederci a presto. –
Nessuna ulteriore risposta. Alice restò di nuovo immobile con il ricevitore appoggiato all’orecchio, ad ascoltare il fruscio screziato da un esercito di minuscole scariche elettriche, mentre una discreta pozza d’acqua si era formata ai suoi piedi.
– Domani sera alle dieci… – borbottò allucinata – Mio Dio… –
Per quanto ne fosse terrorizzata e per quanto continuasse a ripensarci, il tempo le scivolò via in un attimo e si ritrovò, emozionata come una tredicenne al primo ballo di fine anno, a prepararsi per quello strano e soprattutto involontario (ma lo era veramente? ) appuntamento, senza nemmeno considerare l’opportunità di non presentarsi. Del resto conoscevano tutto di lei, come avrebbe potuto evitarlo?
– Salve… Miss. Manteno. Dico bene? – la accolse una giovane impiegata leggendo il suo nome su una cartelletta.
– Si, Alice Manteno. Veramente… – rispose imbarazzatissima.
– Venga la stavamo aspettando. – non le lasciò il tempo di continuare e si avviò dentro un corridoio e poi in una saletta. Man mano che si addentrava negli uffici il lusso si faceva sempre più evidente. Tutto splendeva a nuovo, o forse lo era, rendendola ancora più impacciata ed emozionata.
– Spera che sia davvero gratuito, Alice. – si mormorò guardandosi attorno dopo che fu lasciata sola. Il sottofondo musicale assomigliava a quello della segreteria telefonica ricordandole il programma di positivismo che seguiva il sabato mattina.
– Pensa in modo positivo, Alice. Pensa. – cercò di tranquillizzarsi, ma quando la porta della saletta si riaprì non poté fare a meno di sobbalzare da tanto era nervosa.
– Le ho portato una tazza di tè, la prenda servirà a toglierle un po’ di tensione. – si ripresentò l’impiegata gentilissima.
Dopo pochi minuti si affacciò un’altra donna dalla seconda porta che comunicava con la saletta.
– Venga Alice, si accomodi. – la invitò. Dalla voce le sembrava Mirina, la Virtual agente che l’aveva contattata al telefono. – Si accomodi pure sulla poltrona e si rilassi, Alice. – aggiunse indicando una poltrona anatomica simile a quelle da dentista ma molto più accogliente e soprattutto senza la macabra esposizione di ferri chirurgi.
La saletta era molto stretta e conteneva soltanto la poltrona ed un armadio elettrico da cui fuoriuscivano il mazzo di cavi elettrici ed altre apparecchiature. La luce era soffusa e disegnava sui muri delle immagini colorate in continuo movimento. La donna le si affacciò da dietro con in mano un casco e mostrandoglielo prima di iniziare ad infilarglielo sulla testa.
– Soffre di claustrofobia, Alice? – domandò sorridendo
– No… Non fino ad ora. – precisò dopo l’eclisse totale della visiera sul viso.
– Passerà in un attimo… Dovrebbe cominciare a vedere qualcosa ora. – finì di aggiustarle il casco ed ne forzò una pressione perché restasse ben appoggiato allo schienale.
– Ha mai provato esperienze virtuali prima d’ora? – domandò infine con tono retorico. Alice ora la sentiva attraverso il casco e non distingueva più la direzione del suono, ma doveva esserle ritornata davanti perché la sentì prenderle le mani per farle indossare dei guanti, almeno così sperava.
– No. è la prima volta. – rispose con un senso di colpa.
– Non si deve preoccupare, è facilissimo. Se prova a manovrare i paddle che ha sulle mani si renderà subito conto del meccanismo. è divertente non è vero? – domandò consapevole dello stupore che provava Alice sentendosi veramente come la bambina della favola.
Con dei semplici movimenti delle mani e della testa riusciva a cambiare scenario ed a muoversi in esso con una spettacolare realtà o irrealtà a secondo dei punti di vista ed il confine tra questa sembrava scomparso.
– Il computer legge i suoi movimenti e la parte emozionale dei suoi pensieri agendo di conseguenza per creare la realtà… virtuale, sottolineò, che le darà più stimoli positivi. Ora la lascerò sola ma se ha bisogno non dovrà fare altro che chiamare. Io sono Mirina. – concluse il breve tour sulla tecnologia virtuale.
– OK. Mirina. Grazie. – rispose un po’ intontita.
– Buon divertimento. – le augurò un po’ maliziosa ma Alice la sentì a malapena. Ora si trovava in un corridoio con diverse porte, le porte erano aperte e dentro poteva intravedere lei stessa che viveva una diversa realtà. Non appena sentì chiudere la porta della stanza in cui si trovava, davanti a lei comparve una nuova porta, più grande delle altre e, entrando, si trovò in un ennesimo corridoio con altre porte ma questa volta l’argomento era molto esplicito come i sospiri ed i gemiti che rimbombavano tra i muri. Le immagini, inizialmente stilizzate, ora stavano diventando più precise e ricche di particolari e più si addentrava nel corridoio più i particolari dei suoi desideri prendevano forma trascinandola in un vortice veramente ai confini della realtà.
Una porta valeva l’altra e si decise ad entrare nella prima a destra. Dentro c’era un letto a baldacchino completamente bianco, un uomo sul letto e l’uomo aspettava lei, lo capiva da come la guardava da come la desiderava.
Si lasciò attirare sulle coperte opponendo una debolissima resistenza, e dopo averlo visto bene in viso, innamorandosene senza scampo, vide le luci attenuarsi gradualmente creando un’atmosfera molto intima e sentimentale. L’uomo cominciò a coccolarla mettendola subito a suo agio. Le coccole si trasformarono in carezze e le carezze in baci. Lunghi ed estenuanti baci, come li aveva sognati da quando ricordava. Le mani dell’uomo passarono dalle carezze a soffici toccamenti sul collo, tra i seni e poi sui seni. Alice si sentì sprofondare un una soffice nuvola che galleggiava in un celo azzurro inondato dal tepore del sole. I vestiti le scivolavano via dal corpo come trasportati dalle ali del vento e si sentiva completamente inerme in balia delle forti braccia dell’uomo che rigiravano come una bambola. Lasciò che le sue labbra le perlustrassero ogni centimetro della schiena mentre i movimenti sensuali delle mani la accarezzavano sui fianchi fino ad avvicinarsi ai seni schiacciati sul letto ma senza mai raggiungerli completamente. Le accarezzava i glutei seguendone la curva armoniosa raccordarsi con le cosce. Alice avrebbe voluto aprire le gambe per permettergli di raggiungerle il sesso già impressionatamente umido e gonfio ma lui glielo impediva tenendole strette con le proprie ginocchia ben consapevole che questa costrizione la stava eccitando come non le era mai successo. L’uomo si distese sulla sua schiena prendendole le mani e restando per qualche secondo in quella posizione simile ad una crocifissione lasciando che Alice sentisse il gonfiore del suo pene pulsarle nella gola tra i glutei, infine le concesse di aprire le gambe e non solo, gliele bloccò completamente spalancate e ancora una volta la costrizione la portò ad uno stato di eccitazione quasi fastidioso, in più, questa volta l’incombente presenza del robusto sesso che le lambiva le parti più sensibili senza intraprendere nessuna azione definitiva la faceva impazzire. Inarcò la schiena per facilitargli il compito ma senza risultato. Arrivata quel punto avrebbe accettato qualunque cosa, si sentiva come intrappolata dal proprio desiderio sessuale, in balia della suprema decisione del suo amante. La paura che come dimostrazione gratuita non le fosse concesso di avere un rapporto completo la fece trasalire e le diede la forza ed il coraggio di prendere in mano la situazione, o forse sarebbe stato meglio dire in bocca la situazione, per vedere se dopo averlo portato all’estremo della voglia si sarebbe deciso a possederla. Non aveva mai desiderato tanto in vita sua essere posseduta come in quel momento. Ora che ci pensava non lo aveva mai desiderato, come le aveva sempre fatto schifo leccare e succhiare gli umori dalla rovente punta di un sesso maschile. Finalmente si sentiva una donna vera, soddisfatta, ed in quel momento l’uomo penetrò nel suo corpo caldo e umido fino a farla sentire parte integrante di un unico essere eccitato e pronto per l’appagamento totale.
Durante la stagnante calma del dopo, mentre si godeva il tenero abbraccio del suo stupendo amante si sentì trascinare via mentre una voce di donna calma e suadente le ricordava le condizioni per le prossime possibili sedute.
– Basta una semplice chiamata al 555- 76766, 555- 76766… – ripete con enfasi modulando i suoni come ripetesse la parola sesso, sesso, sesso.
Le immagini erano ridiventate stilizzate ed il corridoio si allontanava verso l’infinito scaricandola sola come sempre nella realtà degli uomini. Uomini crudeli, maschilisti e volgari.
Quella notte, nella sua stanza, Alice riscoprì il piacere di toccarsi. Non lo faceva da molto tempo ma quella notte non poté farne a meno e si abbandonò con inaspettato impegno in un lungo giochino solitario, torturandosi fino all’esasperazione.
Il giorno seguente le scivolò via senza nemmeno lasciarle un ricordo da tanto era in coma. Si ritrovò a mangiare uno yogurt davanti alla televisione e, vista l’ora, decise di andarsene a letto. Si abbracciò al cuscino e si abbandonò al sonno.
Durante la settimana seguente il bisogno di ritornare alla Virtual Sensual Eros Simulation la ossessionò di continuo. Ogni volta che componeva un numero di telefono doveva concentrarsi con impegno per non sbagliare e, di tanto in tanto, le sembrava di vedere gli uomini dell’ufficio che si muovevano nudi per i corridoi con la loro proboscide penzolante.
Desistette. Dopo aver fissato il telefono per venti minuti si disse: “Ma che diammine dopo tutto si vive solo una volta. ” e compose il numero prima che la facesse impazzire rimbalzandogli alla rinfusa dentro la testa. Di nuovo venerdì alla stessa ora. Tirò un sospiro di sollievo e riprese a leggere il giornale degli annunci alla ricerca di chissà quale occasione da lasciarsi sfuggire. Erano aumentati gli annunci di uffici di investigazione. Succedeva sempre dopo un nuovo omicidio e quello era il settimo. La settima donna violentata ed uccisa nell’arco di due mesi e la seconda in quella settimana. Tutte donne sole e rispettabili, nessun segno di lotta nessun precedente.
– Pazze incoscienti! – borbottò – Come diavolo faranno certe donne a cacciarsi in certe situazioni. Possibile che ci sia così tanta gente che abbocca alle avance di uno sconosciuto? – Poi il pensiero ritornò a Fred, lo stronzo. Avrebbe potuto capitarle una cosa simile quella volta.
– No, non Fred. – pensò – Quello è solo uno stronzo figlio di puttana… Alice! Che modi… Ohps chiedo scusa volevo dire un fottuto bastardo figlio di puttana. – mormorò sdoppiandosi in un monologo davanti allo specchio del bagno mentre si lavava i denti.
La tentazione di rimettersi a giocare con la sua solitudine la assalì meschinamente ma si trattenne. Sarebbe stato molto più bello presentarsi all’appuntamento già eccitata e pronta.

Si sdraiò sulla poltrona con il cuore quasi in fibrillazione ed imboccò sicura la porta verso il corridoio del piacere alla ricerca di Lover, così l’aveva battezzato, semplicemente amante.
– Vieni Alice. Ti stavo aspettando. – la invitò, ma senza parlarle, con un pensiero caloroso. Avvicinandosi scoprì che sul letto c’era già una donna ed ebbe una attimo di esitazione. La donna era legata e bendata mostrando, senza per altro possibilità di fare altrimenti, la propria perfetta ed invidiabile nudità. Lover la accarezzava con dolcezza sul ventre e sui seni già eretti facendola sobbalzare dai brividi, poi si allungò verso Alice prendendole una mano e la passò sul corpo della ragazza. Alice sentì la pelle incredibilmente morbida sotto i suoi polpastrelli e vide il corpo sussultare in un gemito ritraendosi quasi spaventata. Incuriosita provò di nuovo questa volta da sola ed iniziò, tra stupore, divertimento ed eccitazione, a torturarla proprio come avrebbe voluto essere torturata lei mentre Lover la metteva a suo agio spogliandola con una tale delicatezza da non accorgersene quasi. Ora Lover accarezzava lei che accarezzava la ragazza e forse qualcuno accarezzava Lover, se erano poi di Lover le mani che la stavano accarezzando. Si rese conto di essere anche lei bendata o qualcosa di simile. Riusciva a vedere la ragazza ma non chi la stava toccando e quando cercava di girarsi ecco che riappariva la benda come una censura ed in più sentiva come se nei riguardi di chi la stava toccando non potesse fare nessuna opposizione, come fosse legata. Era così che si sentiva anche la ragazza? Chissà chi stava accarezzando lei?
Poco più tardi la sua cecità e la sua mobilità divennero totali ma solo nei riguardi di Lover e tutto era un turbine di sensi, di contatti. Non aveva più nessuna importanza chi o come, c’erano solo dei corpi che cantavano all’unisono una dolce melodia d’amore e si scambiavano le loro parti anatomiche perché l’altro o altra ne facesse una parte di se stesso contraccambiando a sua volta, ed anche quella sera raggiunse il piacere supremo dopo un’estenuante calvario di sensazioni indescrivibili.
Nella notte, mentre giocava, ripensò ai centosettanta dollari.
– Solo centosettanta dollari. Mi sembra un prezzo più che ragionevole per due ore e dieci di seduta. – si corresse ripensando a come lo aveva detto Mirina consapevole e fiera di averla trascinata in un vortice morboso.
– Pazienza, vorrà dire che la prossima volta starai più attenta… – si rimproverò torturando ancora per qualche breve secondo le sue impazienti intimità.
Non fu così. Nel mese seguente il suo conto andò in rosso di settecentoventi dollari. Andare alla Virtual era diventata come una droga e con grande rammarico si ripromise che in futuro non sarebbe andata più di tre volte alla settimana.
– Mi spiace signorina Manteno ma il suo appuntamento è stato cancellato. – la intercettò la ragazza all’accettazione
– Come cancellato! Ma che razza di… –
– Alice! Lascia Silvia, faccio io. – intervenne Mirina a calmare le acque – Vieni Alice. Possiamo parlare un attimo? – la invitò a seguirla in un ufficio – Accomodati. –
Mirina si accese una sigaretta offrendone
– Fai bene. Brutto vizio il fumo. – commentò al rifiuto emettendo una spessa colonna di fumo grigio – Ma veniamo al dunque. – annunciò sedendosi ed estraendo dalla scrivania una cartelletta. Poi si fermò un attimo ad osservare l’espressione vacua di Alice come aspettasse una domanda.
– Sono stata io a cancellare il tuo appuntamento, Alice. – fece una pausa per vedere la reazione, poi poco prima che Alice replicasse proseguì – A dire il vero è più colpa tua che mia. Io mi sono solo limitata ad applicare il regolamento e devo dire che ho dovuto farlo a malincuore, ma qui ci sono due tuoi assegni che la banca si è rifiutata di corrisponderci e capisci che… – lasciò in sospeso le conclusioni.
– Ma come… Non è possibile… – Alice arrossì vistosamente. Sapeva benissimo di essere in rosso ma non credeva che la sua banca la potesse sputtanare in quel modo.
– Mi spiace Alice, ma abbiamo fatto dei controlli e sembra che non ci sia nessun errore. Comunque siccome tu sei una nostra assidua cliente e, te lo voglio confessare, sei anche una delle più simpatiche, la direzione mi ha incaricato di chiudere un occhio se… – Mirina alzò un dito mentre si preparava a dettare le sue condizioni – … se tu in cambio, di tanto in tanto, ti assumi l’impegno di portarci qualche nuova cliente, anche solo per la prova gratuita. Diciamo che lavoreresti per noi, a tempo perso s’intende, e noi potremmo pagarti… diciamo una decina di ore per cliente, cosa ne dici? –
Alice restò un attimo spiazzata. Non sapeva se continuare la sceneggiata dei soldi o rassegnarsi ed accettare l’offerta che, data la sua situazione attuale, le sembrava più che vantaggiosa. Dopo tutto sarebbe diventata una specie di Virtual Agente e non le sembrava un gran che difficile trovare una decina di persone disposte a provare almeno una volta, e lei con un centinaio di ore si sarebbe sollevata un po’ il conto.
– Bhe… non so. Sono un po’ confusa. –
– Pensaci su un attimo. Intanto io vado a prenderti un tè. Lo prendi un tè, vero? – domandò alzandosi
– Si, si certo. Grazie. – sobbalzò rispondendo
– Accidenti questo tè è sempre più buono. – commentò svuotando la tazzina e riprendendo a leggere un contratto che Mirina le aveva chiesto di firmare. Diceva le stesse cose che le aveva spiegato prima sottolineando il fatto che le clienti dovevano essere di sesso femminile e in età compresa tra diciotto e venticinque anni. A quel punto la fascia si restringeva molto ma in qualche modo avrebbe fatto. Firmò.
– In segno di fiducia, da parte nostra, possiamo considerare estinto il tuo debito. – Mirina fece una pausa voluta per esaminare con sadismo l’espressione sconsolata di Alice – E visto che oramai sei qui nulla ci vieta di offrirti un anticipo sulla tua prima cliente. – Alice tirò un sospiro e si andò ad accomodare nella sala dei desideri.
Ormai aveva provato ogni genere di rapporti, anche quelli di cui vergognarsi al solo ricordo. Non avrebbe mai immaginato che il suo inconscio avesse una così avida fame di sesso, senza distinzione di razza, tipo e soprattutto quantità. I falli erano sempre più lunghi, più grossi… sempre di più. Le donne, che in principio avevano una funzione di semplici assistenti, una specie di arredamento erotico vivente, adesso erano diventate indispensabili, sempre più complici, più depravate, più intraprendenti.
Licia fu la prima cliente. le disse di presentarsi a nome suo che le avrebbero offerto un extra gratis, e dopo poco tempo, anche lei pur di ripetere l’esperienza avrebbe venduto la madre restando coinvolta come il topo che fluttua tra le brame del profumo di formaggio, consapevole che quando troverà l’ambito bottino troverà anche la sua fine.
Ormai agli sgoccioli, sull’orlo di una riserva sparata, arrivò Tanya, non aveva ancora diciotto anni, ma si presentava alquanto bene ed era anche piuttosto spigliata per i suoi sedici anni, infatti non ebbe nessuna lamentela.
La ricerca di un nuovo lavoro era rimasta l’unica costante di quel mondo artefatto che si era creata.
Guardò il giornale rileggendo più volte. Una nuova vittima, questa volta minorenne, sedici anni. Tanya.
Povera Tanya, com’era finita in quel vicolo. L’ispezione scientifica aveva trovato le stesse modalità precedenti, ma questa volta la morte era di natura nota; allergia. Il sistema linfatico della ragazza era diventato un compressore incontrollato che aveva gonfiato il suo corpo come un pallone idrostatico fino a quasi sfigurarla.
Trovarono una forte concentrazione di agenti chimici nei polpastrelli delle dita, una droga sintetica, allucinogena. Qualcosa cominciava a comporsi, a prendere forma. L’assassino, o meglio, gli assassini, in quanto il tipo di sperma ritrovato sul e dentro varie parti del corpo di Tanya era di più tipi diversi, ammansivano le proprie vittime con una droga che entrava in circolo attraversando la pelle. Osmosi, ricordò Alice ripensando ad un vecchio film poliziesco. Povera Tanya.
Tre giorni dopo venne il turno di Licia. Stesse circostanze, tranne l’allergia, ma stessa sostanza sulle dita. Nessuna traccia di sperma o violenza, ma evidenti resti di eccitazione nei genitali e un pettegolezzo di un giornale scandalistico riportò che l’assenza di sperma e la presenza di alcuni peli nella bocca della donna facevano indiscutibilmente pensare che la vittima era dedita a rapporti… non convenzionali.
Le indagini si trasferirono ad una presunta setta di depravati bisessuali che durante le loro orge di iniziazione si lasciavano prendere dalla frenesia uccidendo spietatamente qualche adepto.
L’impiego di Virtual Agente era quasi passato a tempo pieno. Mirina, consapevole del proprio potere, aveva man mano diminuito le retribuzioni per ogni nuova cliente fino a portarla ad una sola seduta, cosa che ad Alice bastava a malapena per un giorno. Ormai si nutriva di aria e sesso. Il suo aspetto era alquanto mal ridotto e trascurato ed un continuo tremore si era impadronito delle sue dita, che ritrovavano la pace solo nei pochi minuti di estraniazione artificiale che la sapeva dare la Virtual.
Un giorno si presentò all’appuntamento con mezz’ora di anticipo e, non trovando nessuno all’accettazione, si addentrò nei corridoi dirigendosi verso la fonte di alcune voci coinvolte in una infervorata discussione.
– Non andiamo per niente bene così, Mirina. – si udì dalla porta socchiusa – 
Ho la polizia alle calcagna e tu mi fai fuori un’altra ragazza! Vuoi che finisca in galera? –
– Ma Sam, ti ripeto… –
– Comincio ad averne le tasche piene delle tue scuse! – la interruppe una voce alquanto incazzata – Se succede un’altra volta ti garantisco che pagherai di persona, e sai benissimo che lo posso fare. Adesso vai ad assistere la commissione giapponese del signor Huro Saki Motu prima che si insospettiscano e stai attenta, quelli sembrano tanto per bene, ma quando pagano sono molto esigenti. –
– Va bene, ma… – cercò di ribattere con la voce tremante
– Mi raccomando Mirina, non farmi pentire di averti dato questa occasione. – la sbolognò con acidità.
Alice sentì i passi della ragazza avvicinarsi alla porta e si nascose dietro un angolo incrociando le dita. Sentì i passi allontanarsi di nuovo e dopo qualche attimo di silenzio si affacciò. Via libera. Seguì quasi d’istinto un percorso di porte aperte e di vocii finché arrivò in un locale buio con una finestra di vetro scuro che dava su una saletta con una poltrona a lei ben nota. Entrò una ragazza e di seguito Mirina. Kate, così l’aveva chiamata facendola accomodare, prese possesso del suo giocattolo con una certa dimestichezza mentre Mirina le indossava il casco ed il resto dell’attrezzatura. Con una successione che ormai conosceva bene, le luci si abbassarono e Mirina se ne andò lasciando Kate ad inventarsi un mondo fantastico e lussurioso. Allarmata da un rumore Alice si nascose dietro un armadietto e, col cuore in gola, restò immobile nel buoi ad osservare Mirina che spiava Kate. Dopo qualche secondo Mirina estrasse dalla parete una consolle luminosa premendone vari tasti in successione.
– Andiamo Kate, forza! – mormorò ansiosa
Una luce rossa iniziò a lampeggiare e, come fosse stato un segnale predefinito, Mirina richiuse la consolle ed uscì ritornando nella saletta con Kate, le tolse il casco, le aprì le palpebre illuminando la pupilla con una piletta tascabile per accertarsi di chissà quale reazione, poi le liberò anche le mani e la invitò a seguirla con la sua solita voce mielosa e suadente. Kate, visibilmente in uno stato incosciente la seguì uscendo dalla visuale. Quando Alice uscì per seguirle trovò solo un corridoio vuoto e, dopo alcuni tentativi origliò dietro una porta delle voci maschili, voci divertite. Aprì uno spiraglio e sbirciò. Kate, insieme ad altre due ragazze che non conosceva, stavano intrattenendo un gruppo di uomini piccolotti e paffutelli dai tipici tratti orientali omaggiando e venerando i loro onorevoli cazzi con cura e devozione. Di seguito gli schemi di accoppiamento diventarono via via più complessi ed intricati. Alice capì quello che stava succedendo e si rese finalmente conto che non solo l’avevano prostituita per tutto quel tempo, ma che aveva pagato per farlo.
Sentì un dolore ad un gluteo e si alzò di scatto con un lamento istintivo. Dietro di lei c’era Mirina con una siringa in mano e la guardava con aria fiera da predatrice notturna. Cercò di reagire, di fuggire, ma le immagini che i suoi occhi le riportavano stavano diventando strane, imprecise, perdendo man mano di definizione, fino a ridursi a figure stilizzate in una composizione di forme geometriche elementari che raffiguravano un astratto mondo. Si sentì risucchiare in un vortice irresistibile e si accesero dentro di lei passione, desiderio e lussuria. Ora tre donne e quattro uomini la stavano nutrendo con tutto il loro amore e la loro perversione facendole toccare le vette del piacere più puro. Tutto il resto non aveva più nessun senso, nemmeno una morte squallida in uno squallido vicolo. FINE

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