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L’assunzione

Avevo compiuto da poco i 19 anni e in attesa del servizio di leva avevo risposto ad alcune offerte di lavoro; purtroppo solo una di quelle che avevo inviato venne prese in considerazione: una piccola ditta specializzata nella ristrutturazione di negozi mi aveva contattato per un colloquio il martedì pomeriggio.
All’appuntamento erano presenti marito e moglie proprietari, ed anche unici lavoratori, della ditta: lei Rita, donna con fisico abbastanza statuario e rossa di capelli, dovrebbe aver avuto circa 55 anni e comunque aveva un piacevole aspetto; lui Rocco, piuttosto grassotto, sembrava all’incirca della stessa età.
Mi spiegarono che il lavoro consisteva nel ristrutturare l’arredamento dei negozi e, spesso, si trattava di lavorare in trasferta per almeno 10-15 giorni; la paga era buona, anche perché la trasferta veniva abbondantemente remunerata.
Vista la mia situazione, accettai volentieri l’offerta e subito mi chiesero se potevo già partire con loro per un lavoro a Loano: anche a questa richiesta acconsentii.
Il giovedì mattina, di buon ora, passarono a prendermi e ci avviammo verso il luogo di lavoro; durante il viaggio, dopo alcune domande per meglio conoscermi, mi spiegarono il lavoro che avremmo dovuto sbrigare: si trattava di riammodernare il negozio che avevano ereditato da un lontano parente e nello stesso tempo di dare una ripulita anche all’appartamento sovrastante.
Giunti a destinazione, mentre Rita provvedeva all’appartamento, io e Rocco iniziammo a lavorare nel negozio fino all’ora di cena.
In attesa della cena, mi offrirono un aperitivo dal sapore strano e mi infilai nella doccia per una ripulitina; verso la fine della doccia sentii degli strani ronzii nella testa e prima di perdere i sensi vidi due braccia che sorreggendomi, mi trascinavano fuori dal box.
Al mio risveglio mi trovai nudo, sdraiato, con polsi e caviglie legati su di un lettino con le gambe alzate e divaricate; al mio fianco Rita stava depilando ogni piccola parte del mio corpo su cui trovava dei peli!
Rita, vedendomi sveglio, mi accarezzò e mi disse di non preoccuparmi che da quel momento non sarei stato solo il loro dipendente ma soprattutto la loro piccola servetta!
Venni preso dal panico, ma mentre Rita mi mollava un doloroso pizzigotto al pene, da dietro Rocco mi confermò che avrei dovuto essere al loro completo servizio, che sarei stato ampiamente ricompensato e di non fiatare con nessuno di questa situazione, pena spiacevoli ritorsioni!
Non feci nemmeno in tempo a balbettare di si che Rita preso il beccuccio di un clistere appeso al muro, me lo inserì nel buchino del sedere: sentii abbastanza dolore, ma il bello doveva ancora venire perché era solo il primo litro dei tre che aveva preparato.
“Innanzitutto, vogliamo che la nostra servetta sia ben depilata e ben pulita … dentro …! ” disse Rita, mentre Rocco passava le sue possenti mani avanti e indietro sul mio torace e giù sull’inguine.
A metà del secondo clistere, sentivo le budella scoppiare ma fu solo verso la fine del sacchetto che si decisero a slegarmi; lesto mi precipitai sul water a scaricarmi con incresciosi rumori e i due, seguendomi, mi ordinarono di masturbarmi e di lavarmi davanti a loro in modo di avere il pisello bello floscio.
“Passiamo alla seconda fase” disse Rocco e Rita, tirandomi per il pene, mi riportò nella camera della tortura; mi fece stendere carponi e, dopo aver lubrificato ben bene il mio povero buchino, mi infilò un piccolo vibratore che apportò ulteriore dolore perché venne acceso da Rocco. Rita ordinò di sedermi sul lettino e in questo modo il vibratore si conficcò sempre di più nel mio culetto; mi applicò un piccolissimo tubo di acciaio al pene che ne impediva l’allungamento, un collare borchiato al collo con tanto di catena e per finire mi fece indossare un body strettissimo con le coppe imbottite e una sottile ma stringente striscia che infilandosi nella riga del culetto evidenziava il vibratore ormai avvitato nelle mie carni; nell’aiutarmi ad indossarlo mi piegò il pene e le palle in giù: portandomi davanti allo specchio disse: “Ora sei proprio una servetta coi fiocchi! “. In effetti, completamente depilato e con quelle curve sinuose in alto ed in basso, ero diventato una bella bambola sensuale!
“E ora servici la cena” ordinò Rocco; mi immedesimai nella parte, servendo con sensuali mosse e gesti le portate ai miei padroni; ad ogni piatto Rocco mi palpava indecentemente i seni e il pube, mentre Rita si soffermava sul mio culetto tentando di estrarre e di reinserire il mio amico vibratore che a quel punto ormai mi provocava sconvolgenti sensazioni, frenate purtroppo dal tubetto di acciaio.
Finita la cena, Rita mi prese per la catena e mi portò carponi in salotto: una volta seduti i padroni mi tiravano a sé e fui obbligato più volte a leccare voracemente la vagina della signora mentre Rocco, dalla ripresa molto sorprendente, mi fece ingoiare il suo grosso pene almeno quattro volte e nell’ultima, premendo la mia faccia sul suo pube, mi fece assaporare una esagerata quantità di sperma bollente!
Era ora di andare a letto, Rita mi tolse il collare, il tubicino e il vibratore con grande dolore: “La servetta puttanella deve essere ben pulita prima di affrontare una calda notte nel letto dei suoi padroni! ”
Mi presentai davanti al loro letto tutto nudo e toccò a Rocco di ingabbiare il mio pisello nel tubicino, appena fatto fui risucchiato selvaggiamente fra loro due che mi toccarono in tutte le parti del corpo.
Come primo ordine dovetti ingoiare e succhiare il cazzo di Rocco e mentre ero tutto intento nel fare al meglio il mio lavoro, sentii Rita che armeggiava dietro di me.
“Ma che grazioso buchetto ben aperto …! Aveva indossato un cazzo finto di ragguardevole dimensione e con un poco di vaselina spalmata me lo spinse sempre più in profondità: era più grosso del vibratore, ma quest’ultimo mi aveva ormai plasmato una comoda strada ed ora la signora mi stantuffava velocemente entrando ed uscendo comodamente.
A quel punto mi convinsi che il piacere indescrivibile che provavo era dato dal fatto che in me si nascondeva un insaziabile servetta puttanella!
Dopo un po’, il gioco cambiò e mentre dovevo leccare sempre più in profondità la vagina della padrona, Rocco mi penetrò ripetendo l’operazione della moglie ma con un cazzo vero e soprattutto ancora più grosso. Come fosse una coincidenza i due padroni ebbero un orgasmo simultaneamente e mi ritrovai in bocca e nel culetto fiotti di piacere che rigavano poi le guance e le cosce.
Ma non era ancora finita, da brava servetta dovetti fare un bel bidè ad entrambi prima che potessi tornare di nuovo tra loro nel letto.
Eravamo tutti e tre stremati ma siccome la servetta aveva svolto splendidamente il lavoro nel suo primo giorno ricevette un appassionato bacio dai padroni; la padrona inoltre volle farmi un regalo speciale: mi girò sul fianco e mi infilò ancora il suo pene di plastica nel culetto per tutta la notte!
Ero proprio una gran servetta puttanella: GODEVO, GODEVO, GODEVO e il mio pisellino ingabbiato aumentava sempre più la magica sensazione di sottomissione che scoppiava in me. FINE

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