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L’asta

Nella sala c’erano almeno venti persone. Tutte erano ben vestite e parlavano tranquillamente tra di loro mentre sorseggiavano fresche bevande.
Addossato ad una parete c’era un palchetto di legno sul quale era steso un bellissimo tappeto. Faretti colorati ne
illuminavo il centro con un felice risultato scenografico.
Tutto l’arredamento della sala era bello e di classe. I mobili pregiati e gli arazzi splendidi.
Tra i partecipanti vi era una certa eccitazione in attesa dell’evento della serata.
Finalmente dalla tenda che nascondeva una porta posta alle spalle del palco uscì una donna.
Tutte cessarono di parlare.
La serata era cominciata e l’eccitazione tra gli ospiti era oramai palpabile.
La donna era molto bella, aveva circa 40 anni molto ben portati, era alta 1. 72, snella, con belle gambe ed un seno generoso.
“la serata ha inizio” disse la bella intrattenitrice
“venga fatto entrare il primo esemplare”.
La tenda si scostò e sul palco apparirono un uomo ben vestito seguito da una bellissima donna. Questa era completamente nuda.
Teneva lo sguardo abbassato verso il pavimento.
Al collo le era stato apposto un bellissimo collare con le borchie al quale era fissato un guinzaglio la cui estremità opposta era tenuto in mano dall’uomo che l’aveva portata lì.
“l’asta ha inizio; si facciano le prime offerta per questa bella schiava; la base è fissata a L. 10. 000. 000 con rialzi di 1. 000. 000”.
La schiava era una donna di 27 anni, alta 1. 75 per 65 chili di peso. Aveva un seno bello sodo. Il corpo era bello ed armonioso tenuto in forma da una intensa attività fisica. I capelli neri le cadevano fin sulle spalle. Si trattava di
una donna con stile e classe.
Tutti i presenti furono ben contenti che venisse loro offerta della merce così pregiata.
I primi istanti furono necessari per lo studio dell’esemplare esposto alla loro vista.
L’imbonitrice fece fare alla schiava una giravolta lenta su se stessa in modo da consentire ai presenti di valutarla bene. Il pelo pubico era stato completamente rasato. Le cosce erano belle sode e muscolose. Possedeva un corpo che prometteva tanto piacere.
“osservate questa bella schiava docile e sottomessa ai voleri di chi la possederà, uomo o donna che sia; questa bella serva potrà soddisfare ogni vostro desiderio sessuale; è nata per donare piacere”.
Così dicendo la fece scendere dal palco e la trascinò tra i tavoli tirandola per il guinzaglio.
Tutti i presenti ammirarono da vicino la sua bellezza e la sua grazia. La schiava si aggirava tra i tavoli con sensualità ed eleganza.
Qualcuno approfittò per toccarle le cosce o i seni rimanendo entusiasta di ciò che ebbe modo di saggiare.
La padrona di casa risalì sul palco tirando per il guinzaglio la merce da vendere.
Tutti i presenti erano eccitatissimi. Ognuno di loro fantasticava sul modo in cui avrebbe potuto sollazzarsi con un corpo bello e giovane come quello che gli era appena passato davanti agli occhi.
Uno dei presenti formulò una domanda che sicuramente qualcun altro stava per porre.
“la schiava è molto bella, ed il corpo promette di regalare tante ore di passione, ma come facciamo a sapere che è anche brava a donare al proprio padrone il giusto divertimento sessuale? Magari ci stai vendendo una donna frigida”.
L’imbonitrice era avvezza a quel genere di domande e sapeva come dissipare istantaneamente tutti i dubbi.
“caro signore, si accomodi sul palco e la provi, potrà così avere modo di spiegare anche agli altri cosa è in grado di fare questa umile e sottomessa schiava che sto per vendere ad un fortunato tra di voi”.
L’uomo non se lo fece ripetere altre volte.
Salì sul palco e si avvicinò alla serva.
La toccò e ne saggiò la morbidezza del corpo. Il suo membro era già duro e teso sotto i pantaloni. Gli vene consegnato il guinzaglio e con un leggero strappo verso il basso costrinse la schiava che gli stava di fronte ad inginocchiarsi al cospetto di un suo probabile padrone.
La serva eseguì docilmente. Abbassò la cerniera dei pantaloni ed estrasse un cazzo duro e voglioso. Lo tenne nella sua mano destra e cominciò una leggera sega mentre con la lingua ne saggiò la punta già bella umida. Con la mano sinistra cominciò ad accarezzare i coglioni già pieni del frutto del desiderio.
Dopo qualche secondo di quel trattamento il cazzo era ancora più duro. La schiava si infilò così in bocca un sesso maschile che sembrava stesse scoppiando, per nulla imbarazzato dalla presenza in sala di tante altre persone.
Mentre massaggiava i coglioni, cominciò a fare uscire dalla bocca il cazzo che subito vi rientrava per essere succhiato e massaggiato dalla lingua esperta.
Il sesso uscì definitivamente dalla bocca per essere leccato per tutta la sua lunghezza. La serva inginocchiata beveva avidamente quel liquido che ogni tanto ne usciva.
Ancora qualche minuto di quel trattamento celestiale e l’uomo sarebbe venuto in quella splendida ed umida bocca.
L’imbonitrice se ne accorse. Aspettò il momento giusto.
“caro signore, ora avrà sicuramente potuto accertarsi circa le capacità della merce in vendita; se ne vuole ulteriormente approfittare dovrà acquistarla”.
La padrona di casa era esperta. Sapeva che quanto era appena successo aveva eccitato allo spasimo tutti i presenti che ora erano disposti a spendere più di quanto all’inizio della serata avevano preventivato.
L’uomo che aveva potuto giovarsi del trattamento dimostrativo a malincuore ritirò il sesso nei pantaloni. Decise tuttavia che quella schiava doveva essere sua ad ogni costo. Ritornò al suo tavolo e fece la prima offerta.
La schiava venne lasciata in ginocchio mentre l’imbonitrice teneva ancora in mano il guinzaglio. Quella umile posizione aveva certamente l’effetto di stimolare ulteriormente i presenti.
Durante i rilanci si alzò una donna.
“abbiamo visto che quella schiava è brava a fare i pompini agli uomini, ma sarà in grado di servire una padrona esigente? Chi mi garantisce che è una schiava oltre che bella anche forte? “.
Era giusto che anche le donne potessero accertarsi di quanto veniva in quel momento loro offerto.
“gentile Signora, venga sul palco ad accertarsi lei stessa; ciò sto offrendo questa sera è quanto di meglio possiate desiderare”.
La donna si avvicinò alla schiava. Si trattava di una distinta signora di 47 anni. Un po’ abbondante ma ancora piacente.
Si alzò la gonna ed offrì la sua fica alla leccatura della schiava. Dopo qualche secondo, ritenutasi soddisfatta, decise di saggiare anche la forza e la resistenza.
Spinse la schiava a quattro zampe e senza tanti complimenti si sedette sopra la sua bella schiena come se fosse una sedia. Dalla quella comoda posizione ne carezzò le cosce sode e la testa che veniva tenuta china.
Poco dopo si alzò per risedersi a cavalcioni. Ordinò alla schiava di muoversi e di trasportarla.
La serva riuscì ad eseguire l’ordine. Era evidentemente molto in forma.
La signora si alzò soddisfatta e ritornò tra il pubblico.
Anche lei fece un’offerta.
Durante la gara la padrona di casa fece fare alla schiava un altro giro tra i tavoli per meglio ingolosire gli offerenti.
Se l’aggiudicò l’uomo che aveva potuto constatare di persona le sue capacità orali.
L’imbonitrice scese dal palco tirando la schiava con il guinzaglio e la portò direttamente al tavolo del suo nuovo padrone.
Giuntavi vicino la serva si inginocchiò al cospetto del suo nuovo proprietario e si accucciò ai suoi piedi.
Nel frattempo l’uomo staccava e compilava l’assegno.
Si chinò verso terra e carezzò sulla testa la sua nuova proprietà. Il cazzo era ancora duro da quando lo aveva estratto da quella meravigliosa bocca. La schiava cominciò a leccargli le scarpe.
La serata continuò. Sul palco salì un giovane esemplare di schiavo maschio.
Entro l’ora di chiusura vennero venduti altri tre schiavi e quattro schiave.
Al termine tutti si recarono nelle loro case con i rispettivi schiavi con i quali si sarebbero divertiti sfruttandoli sessualmente e per le loro comodità. Avrebbero potuto disporre di loro come meglio credevano, li avrebbero costretti a fare qualsiasi cosa potesse recare loro piacere.
Tutto questo però solamente per il week-end.
Il lunedì tutti gli schiavi avrebbero riacquistato la libertà e sarebbero ritornati nelle loro belle e lussuose ville accanto ai rispettivi consorti.
Era infatti usanza che una volta ogni due mesi in quell’esclusivo ambiente, cui appartenevano solamente persone molto ricche, sarebbe stata organizzata un’asta di schiavi.
A sorte venivano estratti coloro che sarebbero stati venduti per il week-end. Solamente uno del loro ristretto giro avrebbe potuto acquistarli. Tra di loro erano tutti amici, ma in quel periodo in cui uno era schiavo avrebbe dovuto subire di tutto da colui con il quale, siano alla sera prima, era uscito a cena in un raffinato locale del centro e che magari, tra due mesi sarebbe stato suo schiavo.
Tutto il ricavato delle aste veniva devoluto in beneficenza. FINE

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