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L’educazione

“Questa volta hai veramente passato il segno signorina” aveva detto suo padre infuriato, a Carolina parve l’inizio di una delle solite ramanzine che lui le faceva in occasione di ogni sua trasgressione, e si predispose ad ascoltare con aria contrita, anche se dentro di se in realtà si divertiva.

“Questa volta non mi dilungherò nelle solite prediche, è ormai evidente che non servono a nulla, passerò direttamente ai fatti, da Lunedì, ti trasferirai da professor Giugni, e vi resterai per tre mesi. “, Carolina cadde dalle nuvole, sorpresa dalla reazione del padre, lo guardò, ma lo vide freddo e detrminato, e per la prima volta ebbe paura “Ma papa, come farò per la scuola” disse piagnucolando “Non ti preoccupare, ho già parlato con il preside, e il professore si farà carico di farti seguire il programma che lui gli ha suggerito” disse il padre tagliando ogni velleità di replica di Carolina.

Non le restava che una speranza, e rivolse lo sguardo supplice alla madre, ma contrariamente al solito, non trovò l’appoggio che sperava, anche lei si mantenne fredda e decisa.

Nei giorni successivi la giovane fece di tutto per cercare di convincerli che era pentita, che non l’avrebbe più fatto, che si sarebbe comportata bene, ma a nulla valsero i suoi sforzi.

Il lunedì successivo, suo padre, l’aiutò a caricare i propri bagagli nella macchina e l’accompagnò personalmente dal professor Giugni. Entrarono nel parco di una stupenda villa, che Carolina non seppe definire che “Antica”, tutto era preciso, pulito ed ordinato. Si fermarono davanti al sontuoso ingresso e subito alcuni inservienti vennero loro incontro. Subito dopo arrivò il maggiordomo “Sig. Carli, signorina, il professore li attende nel suo studio” disse con fare impeccabile “Gli inservienti si occuperanno dei bagagli della signorina, seguitemi per favore.

Il padre di Carolina aprì il bagagliaio della macchina, poi insieme seguirono il maggiordomo. Giunsero alla porta dello studio, il maggiordomo bussò, “Avanti” rispose una voce possente da dentro allo studio. Il maggiordomo aprì ed entrò “Porfessore, è arrivato il signor carli con la figlia” disse “Li faccia accomodare prego” rispose il professore.

Scortati dall’impeccabile maggiordomo, Carolina ed il padre entrarono nell’austero studio, e davanti a loro si stagliò l’imponente figura del professore, un nuomo di circa cinquant’anni, un fisico imponente ma non grasso, elegantemente vestito di scuro, una barba appena brizzolata, molto curata, capelli corti e ben curati.

Il professore si fece avanti stringendo la mano al padre di Carolina, ed a lei non rivolse nemmeno lo sguardo “Accomodatevi prego” disse poi lui ed il padre presero a parlare fitto, mentre Carolina ascoltava distrattamente, osservando lo studio che per lei aveva un’aria opprimente “Signorina” la richiamò la voce austera del profesore e Carolina si voltò verso di lui “Alla presenza di suo padre voglio chiarirle che sono stato da lui autorizzato a prendere con lei tutti i provvedimenti che riterrò necessari alla sua educazione accelerata, e lei dovrà accettare i miei ordini come venissero direttamente da suo padre” disse fissandola intensamente.

Carolina annuì senza rispondere. Il padre di Carolina si congedò, e lei rimase sola con il professore. Lui si alzò e si avvicinò alla scrivania, pigiando un bottene, poco dopo la porta dello studio si aprì e comparve una giovane donna con un camice bianco “Mia cara, questa è la signorina Carli, vuoi occupartene tu per la solita visita d’inizio corso e poi mostrarle il suo alloggio” disse “Cretamente Ludovico”, rispose la giovane donna “Il tuo nome è Carolina vero, vuoi venire con me ? ” le disse gentilmente la donna e Carolina si alzò e la seguì insieme uscirono dallo studio.

Quando si furono allontanati di qualche passo, Carolina tentò un’approccio amichevole con la giovane donna “Tu chi sei un’assistente del vecchio ? ” domandò, la donna si voltò verso di lei raggelandola “Signorina Carli, qui noi usiamo dare del lei, e non si rivolga più a mio marito con quell’appellativo. Io sono la dottoressa Mirella Rotelli, moglie del professor Giugni e sua prima collaboratrice”. Non parlarono più sino a che non arrivarono in uno studio medico.

“Signorina per favore si spogli, debbo visitarla, è una prassi normale ad inizio dei corsi” disse. Con fare annoiato Carlina si spogliò rimanendo con reggiseno e mutandine “Si tolga tutto per favore” disse la donna, e Carolina dopo un attimo d’esitazione obbedì rimanendo nuda.

La dottoressa la fece stendere sul lettino ed esegì una visita attenta, le fece molte domande sul suo stato di salute, poi le chiese “Signorina è vergine ? ” Carolina rimase sorpresa, ma con arte consumata, si finse scandalizzata della domanda e rispose ‘Cretamente dottoressa, ma che domande mi fa”, la donna ebbe un sorriso ironico “Bene, vedremo.

Sollevò gli appositi sostegni del lettino, e le disse “Appoggi qui le gambe” Carolina era ovvioamente già stata a visite ginecologiche, e capì subito che cosa intendeva fare la dottoressa, la sua prima bugia sarebbe stata rapidamente scoperta. La dottoressa indossò un guanto, lo lubrificò e le fece un’ispezione. Il sorriso ironico ricomparve sul suo viso “Prima regola della scuola, non mentire, non mentire mai, oggi a pranzo, dovrà acconetntarsi del menu deitetico, peccato, qui chi si comporta bene, può mangiare decisamente bene” le disse “Le hanno mai fatto un’ispezione anale” domandò poi, e nuovamente Carolina si sorprese, “No perché dovrebbero avermela fatta, io sto bene ” disse la ragazzina “Prevenire è sempre la miglior cura, e con l’ispezione, è possibile individuare l’insorgere di molti malanni, tipo polipi, emorroidi etc.. ” rispose lei “Non le farà troppo male” aggiunse. Carolina la vide prendere uno strano attrezzo, e cospargelo di un gel, poi la dottoressa, usò lo stesso gel per cospargerle la superficie dell’ano, quindi vi appoggiò l’attrezzo e prima che Carolina potesse reagire spinse facendolo penetrare. La giovane urlò “Non si muova, potrebbe farsi male” le disse la donna, poi la vide chinarsi per osservare.

L’iniziale dolore andava attutendosi, lasciando il posto al solo fastidio di quell’oggetto insolito affondato in lei. La visita si protrasse alcuni minuti, poi la donna, le sfilò l’attrezzo, e si allontanò togliendosi i guanti “La visita è finita, può rivestirsi. Mentre Carolina si rivestiva, la dottoressa prese appunti, poi la accompagnò al suo alloggio.

Gli inservienti vi avevano già portato i suoi bagagli “Ha portato troppo roba, dal momento che per tre mesi, lei non potrà allontanarsi da qui, molti dei vestiti che si sarà portata non le serviranno a nulla. ” Fece una pausa osservando le reazioni di Carolina che alla notizia della segregazione era avvampata “In questo armadio troverà le divise che dovrà indossare nei giorni di lezione. Ha tutta la mattinata, per mettere in ordine, e le raccomando che tutto sia perfettamente in ordine, si mangia alle 12, 30, passerò io ha prenderla ed a verificare che tutto sia in ordine” le disse e se ne andò la sciandola sola.

Il primo mese per Carolina fu durissimo, per il forzato isolamento, per la ferrea disciplina, ma soprattutto per le punizioni. Ne subiva in continuazione, e giorno dopo giorno divenivano sempre più dure. Malgrado il suo carattere ribelle, iniziò lentamente a piegarsi, ma si sentiva, sempre più sola e stanca di lottare. Ormai le punizioni avvenivano quasi solamente per mancanze involontarie e non più per atti di ribellione come era accaduto in principio.

Si rivolgeva con rispetto a tutti, obbediva senza discutere ad ogni ordine del professore e di sua moglie, seguiva alla lettera le istruzioni degli insegnanti che si occupavano di farle seguire il piano di studi che suo padre aveva consegnato a Giugni.

Una sera si sentiva particolarmente abbattuta e sola, nel suo letto aspettando di dormire, incominciò a pensare alla sua vita di prima, ai ragazzi, lentamente si eccitò, i capezzoli incominciarono ad indirirsi, prese ad accarezzarseli, poi la sua mano scese al pube, ad accarezzare il clitoride, dapprima delicatamente, poi con sempre maggiore decisione.

L’eccitazione cresceva, il respiro mutò divenendo affannoso, sempre più rapido, i primi gemiti sgorgarono dalla sua gola, sino a che l’orgasmo esplose nella sua mente e lei emise un lungo gemito prolungato, mentre il suo corpo si scuoteva in preda ai violenti spasmi di piacere.

Lentamente si calmò, il respiro divenne più regolare, la mano smise di lavorare sul clitoride e lei si rilassò sentendosi invadere lentamente dal sonno.
All’improvviso la porta della stanza si spalancò e la luce si accese, le si coprì di scatto il corpo nudo ed accaldato “Signorina, il professore la attende nel suo studio tra cinque minuti” le disse il maggiordomo con la solita aria imperturbabile. E uscì dalla stanza.

Confusa e preoccupata, era ormai un riflesso condizionato quando sentiva nominare il professore, Carolina si precipitò giì dal letto e indossò rapidamente la divisa, che sapeva di dover indossare ogni volta che incontrava ufficialmente il professore, cercò di pettinarsi rapidamente i capelli, poi vi rinunciò, sperando che il suo aspetto non apparisse troppo disordinato. Non voleva arrivare in ritardo, si precipitò giù dalle scale, giungendo di corsa davanti alla porta dello studio. Si diede un’ultima controllata, aspettò che il respiro si calmasse un poco, poi bussò alla porta.

Quando le dissero di entrare, entrò e richiuse la porta, assumendo la solita aria sottomessa, avanzò nella stanza. Nello studio c’erano il professore e sua moglie, lui in piedi la fissava con aria severa “Mi ha fatto chiamare professore ? ” disse con voce esitante. Lui non rispose, ma le indicò imperiosamente una poltroncina, la giovane andò a sedersi.

“Suo padre, mi aveva avvisata del suo carattere esuberante e ribelle, ma lei signorina Carolina esagera, dove crede di essere ? ” le disse con voce profonda che vibrava d’ira”. Carolina rabbrividì, ma non replicò anche perché non capiva a cosa intendesse riferirsi, lui proseguì “Una signorina per bene non può soggiacere alle sue pulsioni, cedere con facilità alle lusinghe della carne” disse, e Carolina aggiacciò “Non è possibile” pensò, “non può sapere” si disse.

“Sappiamo dall’esito della visita che mia moglie le ha fatto al suo arrivo che lei prima di venire qui era solita intrattenere rapporti promiscui con l’altro sesso, ma era un’altro tempo e lei stava dando timidi segni di miglioramento” disse precipitando Carolina sempre più nello sconforto “Ma questa sera lei ha vanificato mesi di lavoro, soggiacendo ai suoi impulsi più bestiali, cadendo nell’abisso dell’auto soddisfacimento e della masturbazione”.

Fece una pausa mentre ormai Carolina era sbiancata “Capirà che una tale mancanza non può restare impunita, ed anche in modo esemplare”, aggiunse e la prostrazione di Carolina era tale che, annuì senza controbattere.

“Bene: ” disse il professore “Vedo che almeno si rende conto della situazione e mi auguro che non vorrà rendere le cose più difficili opponendosi alla sua giusta punizione” disse, dopo un attimo tuonò “Risponda signorina” e Carolina sobbalzò scossa dall’esplodere di quella voce possente “Certo professore, capisco la mia colpa, non si ripeterà ed io accetterò la sua punizione” disse meccanicamente.

Lui annuì soddisfatto ma sempre serio , si appoggiò alla larga scrivania “Per una ragazza dal caratteri ribelle l’umiliazione è la miglior punizione” disse, poi si rivolse alla moglie “Mirella mia cara, sai cosa devi fare”, la donna si alzò e le si avvicinò.

La fece alzare, poi Carolina la guardò stupefatta, mentre la donna iniziava a spogliarla, le tolse la divisa, le slacciò il reggiseno lasciandolo cadere a terra, le sfilò le mutandine. Carolina subì tutto non osando ribellarsi, semplicemente tentando di coprirsi con le mani e le braccia “Signorina, non finga un senso del pudore, che non ha e non ha mai avuto, stia eretta e composta” tuonò il professore, e Carolina si sollevò ed abbassò le braccia lungo i fianchi offrendosi liberamente allo sguardo del professore.

Lui la fissava apparentemente senza emozione, si staccò dalla scrivania allontanandosi, Mirella le prese una mano e la portò vicino alla scrivania. Le fece allungare le mani sulla scrivania, le fece allargare le gambe sino a che il suo busto non si stese sul piano di legno, poi si chinò e Mirella si sentì legare le caviglie. Mirella si spostò e le prese le mani allungandole le braccia , oltre il brodo della scrivania ed io basso poi le legò anche quelle.

Giugni raggiunse la moglie, “Brava Mirella, hai fatto un buon lavoro”, la accarezzò dolcemente sul viso, poi si portò alle spalle di Carolina, senza che lei se lo aspettasse, lui le rifilò un sonoro scapaccione sulle rotonde e sode chiappe, e Carolina urlò, mentre la morbida e delicata pelle si arrossava lasciando la nitida impronta della mano dell’uomo.

Subito dopo un altro colpo e poi un altro, la scossero, ripetendosi a ritmo serrato. Quando all’improvviso s’interruppe Carolina gemeva e piangeva, sentì i passi di lui e poi lo vide nuovamente comparire davanti a lei, la fissava sempre serio “Questa è la punizione per il tuo comportamento oltraggioso, ma una punizione non deve essere mai fine a se stessa, occorre sempre trarne degli utili insegnamenti” disse con voce più pacata. Carolina continuava a singhiozzare.

Ti rendi conto di aver sbagliato questa sera ? ” le domandò “Si” rispose prontamente lei tra un singhiozzo e l’atro “Bene questo è un primo passo” E devi sapere che solo le puttane fanno quello che hai fatto tu questa sera, ma le puttane pagano la loro pena, venendo trattate dagli uomini come puttane” disse serio e maestoso “Sai tu cosa significa ? ” domandò a Carolina “No signore, non lo so” rispose con un filo di voce la giovane “Una cosa è certa, dopo questa sera lo saprai” disse lui.

Si voltò verso la moglie, e sotto gli occhi esterrefatti di Carolina, la baciò appassionatamente, lei rispose calorosamente, abbracciandolo e stringendosi a lui, le mani di lui, iniziarono a slacciarle il vestito che cadde a terra, lei rimase solo con reggiseno mutandine calze e reggicalze. Giugni interruppe il bacio “Adesso avrai modo di constatare che cosa vuol dire essere trattate da mogli” le disse, poi prese tra le braccia Mirella sollevandola con facilità.

Si spostò di pochi passi e la posò sul divano che stava vicino alla scrivania. Si inginocchiò e le sfilò le mutandine, poi le dischiuse dolcemente le cosce e affondò il volto tra le gambe di lei, iniziando a baciarla. Mirella fissava incredula la scena, con gli occhi ancora offuscati dalle lacrime. Vide Mirella accarezzargli dolcemente i capelli, la vide iniziare a scaldarsi, aumentare la frequenza del respiro, iniziare a gemere.

La vide sfilarsi il reggiseno, accarezzarsi i seni opulenti, stropicciarsi i grossi e scuri capezzoli, mentre lui continuava a leccarla. I gemiti di Mirella si fecero sempre più frequenti e prolungati, sino a che la donna non prese a contorcersi gemendo disperatamente in preda all’orgasmo.

Lui continuò a leccarla e baciarla sino a che lei non si calmò, poi si rialzò “Questo è amore Carolina, ed anche questo” disse, iniziò a spogliarsi, rimanendo in piedi nudo davanti alla moglie. Carolina non potè fare a meno di posare gli occhi sul suo membro, era grosso, durissimo ed eccitato e svettava orgoglioso. Mirella si avvicinò, prese ad accarezzarlo, poi si protese iniziando a leccarlo amorevolmente, le sue labbra si dischiusero, ed il grosso glande vi scomparve, affondando nella calda bocca guidato dalla morbida lingua. La Testa di Mirella prese a scorrere ritmicamente.

Il professore le accarezzava dolcemente i capelli, le diceva dolci parole, si complimentava ed approvava, lei gli accarezzò i duri coglioni, poi si staccò e scese a baciarli e succhiarli, per poi ribrendere a baciarlo, leccarlo e succhiarlo

“Tutto questo è amore, non importa cosa due persone facciano tra di loro, se vi è l’amore tutto è bello” disse lui rivolgendosi nuovamente a Carolina “Ben diverso è invece essere trattate da puttane.

Accarezzï il volto della moglie intenta a succhiargli il membro, poi dolcemente si staccò da lei. “Una puttana non può avere questi privilegi” disse e Carolina e le si avvicinò. La giovane si ritrovò con il glande sobbalzante e congestionato pochi centimetri davanti al volto “T questa sera sei una puttana, quindi spalanca quella tua bocca e succhiamelo” le disse imperioso e minaccioso. Istintivamente Carolina spalancò la bocca e lui le spinse con decisione il cazzo in bocca.

Carolina lo aveva fatto solo poche volte, cercò d’imitare quello che aveva visto fare da Mirella poco prima, iniziò a muovere la lingua intorno al glande. Lui spingeva affondandole sempre più in bocca, cercò di arretrare, ma le corde la trattenevano “Ferma puttana, voglio chiavarti in bocca e lo farò” le disse, e lei sentì le sue mani afferrarle i capelli e trattenerla mentre lui incominciava a chiavarla in bocca muovendo ritmicamente il pube.

Carolina vedeva solamente il ventre di lui e una parte dell’asta che le affondava in bocca. Il glande aveva preso a sbatterle ritmicamente sul palato, piegando con decisione verso la gola. Gli affondo più decisi la facevano tossire, ma lui continuava a trattenerla ed a chiavarla in bocca affondando sempre più i colpi.
Sentiva che lui si stava eccitando, , il respiro diveniva affannso, la voce più roca “Così, brutta troia, continua a succhiarlo così, ed avrai il tuo meritato premio” diceva accelerando ulteriormente il ritmo “Sta arrivando, preparati, tra poco ti riempo la bocca di sborra, bevila tutta, non te ne fare scappare una goccia brutta puttanaaaa… ” gemette il professore, il ritmo si ruppe ed i suoi movimenti diventarono incoerenti mentre il cazzo le sussultava in bocca.

Sentì lo stomaco contrarsi, non l’aveva mai fattoanche se alcuni ragazzi glielo avevano chiesto, le faceva schifo, ma questa volta non poteva sottrarsi e se ne accorse, subito, quando i primi copiosissimi schizzi, le allagarono la gola, costringendola ad ingoiare per non soffocare “Tutta bevila tutta, non una goccia guai” gemeva Giugni, aggrappandosi dolorosamente ai suoi capelli, spiongendole sempre più profondamente il cazzo in gola.

Finalmente il supplizio finì e lui si rilassò mentre Carolina tossiva disperatamente, con la bocca ancora occupata dal cazzo di lui. Lo sperma che l’aveva fatta strozzare, fuoriusci da una narice colandole sulle labbra.

Lentamente lui si sfilò dalla sua bocca ed arretrò, e Carolina lo vide nuovamente in piedi davanti a lei rimase sorpresa nel notare che il suo pene non aveva minimamente perso in consistenza e prestanza. Tornò ad avvicinarsi alla moglie, lei era distesa sul divano, le salì sopra e iniziò a strusciarle il cazzo sulla vagina, poi affondò in lei che lo accolse con un gemito, si stese sul suo corpo baciandola mentre iniziava a muoversi ritmicamente in lei.

Sempre sotto gli occhi di carolina i due cambiarono piì volte posizione, lui si stese sul divano e lei gli salì a cavallo dettando il ritmo dell’amplesso mentre lui le baciava o accarezava i seni sobbalzanti.
La prese alla pecorina sul divano, sbattendo sonoramente il pube contro le belle e sode chiappe della giovane donna, poi la prese in piedi, proprio di fronte a Carolina, sorreggendola per le belle coscie e facendola ballare come una bambola mentre il suo robusto cazzo scorreva nella vagina madida d’umori. Mirella venne urlando di piacere mentre una nuova abbondantissima carica d’umori le allagava la vagina e colava lungo l’asta di lui rendendola lucida.

La sollevò un poco più del normale ed il cazzo sfuggì sobbalzando dal caldo ventre di Mirella, Giugni tornò a rivolgersi a Carolina “Questo è il dolce trattamento delle mogli”, ancora una volta lo vide muoversi e portarsi alle sue spalle. Si contrasse in attesa di un nuovo doloroso colpo, poi urlò , di dolore e sorpresa quando lui, anziché sculacciarla, le affondò un dito nel delicato sfintere “E questo è il tratta mento delle puttane” lo sentì dire e tentò disperatamente di liberarsi.

Le possenti mani di lui le tennero fermo il bacino, mentre il cazzo si faceva largo tra le sode chiappe appuntandosi al vergine culetto di Carolina. Lei urlò di dolore mentre la grossa cappella, spingendo con decisione, le dilatava lo sfintere e, millimetro dopo millimetro, lo violava. Colpo dopo colpo, incurante dei suoi lamenti, lui immerse il suo grosso cazzo nell’intestino di Carolina “Lurida puttana rotta in culo ruggì lui, stai ferma e lasciati inculare” ruggì.

Carolina piangente si abbandonò immobile, mentre lui le stantufava con decisione nel culo dolorante, il pube sbatteva rumorosamente contro le chiappe arrossate dalle precedenti percosse, il ritmo cresceva continuamente, Carolina attese con rassegnazione che lui venisse nuovamente. Vide Mirella alzarsi e raggiungere il marito sentì il rumore del loro bacio, la sentì accovacciarsi strisciando lungo il suo fianco “Non venire nel culo di questa puttanella, vieni nella mia bocca te ne prego” la sentì gemere “Moglie mia non posso rifiutarti nulla” rispose lui ed accelerò ulteriormente il ritmo, poi all’improvviso si sfilò da lei con un’osceno risucchio, e Carlolina sentì i loro gemiti, mentre lui affondato il cazzo nella bocca della moglie, le scaricava il suo piacere che lei ingoiava golosamente.

Giugni si abbandonava sul divano esausto, Mirella indossata una vestaglia, l’aiutò a rivestirsi e la riaccompagnò in camera senza una parola, distrutta e dolorante Carolina, si spogliò diligentemente e ripose i vestiti con ordine, poi si gettò sul letto rifugiandosi disperatamente nel sonno.

Nei gironi che rimanevano, Carolina divenne una ragazzina modello, le punizioni si diradarono…… Allo scadere dei tre mesi, il professor Giugni la riconsegnò alla famiglia , perfettamente EDUCATA. FINE

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